{"id":24809,"date":"2018-06-23T03:51:00","date_gmt":"2018-06-23T03:51:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/23\/e-lessere-che-ci-fa-esistere\/"},"modified":"2018-06-23T03:51:00","modified_gmt":"2018-06-23T03:51:00","slug":"e-lessere-che-ci-fa-esistere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/23\/e-lessere-che-ci-fa-esistere\/","title":{"rendered":"\u00c8 l&#8217;essere che ci fa esistere"},"content":{"rendered":"<p>Quass\u00f9, a due passi dalle nuvole, con l&#8217;aria frizzante e il venticello fresco del primo mattino, anche la mente sembra farsi pi\u00f9 acuta, pi\u00f9 tersa, pi\u00f9 lucida. Siamo ai piedi di due alte e bellissime montagne, entrambe ben sopra i 3.000 metri: il Pelmo da una parte, la cui base non dista pi\u00f9 di qualche centinaio di metri, sopra la linea scura della foresta di abeti; e il Civetta dall&#8217;altra, ancora cosparso di vasti campi di neve, nonostante la stagione cos\u00ec avanzata; e poco pi\u00f9 in l\u00e0, altre catene fantasticamente dentellate, schegge di antichi fondi marini prodigiosamente sollevati in alto, sempre pi\u00f9 in alto, a intrecciare arabeschi fantastici, a disegnare contorni fiabeschi, simili a pizzi e merletti di calcare, sotto un cielo smisuratamente ampio, d&#8217;un blu surreale. E su tutto, un silenzio compatto, massiccio, sovrumano, rotto solo dallo sbattere improvviso di qualche lamiera alle raffiche di vento, sui tetti delle poche case del borgo appollaiato sulla cresta del colle, come un uccello dalle grandi ali pronto a spiccare il volo. Si potrebbe stare fermi per delle ore, per delle intere giornate, a contemplare un singolo scorcio, un singolo dettaglio di questo panorama mozzafiato, tanto indescrivibilmente bello quanto (per fortuna) sconosciuto ai pi\u00f9, ove il turismo di massa non \u00e8 mai arrivato, anzi, dove anche il turismo individuale \u00e8 assai raro e quasi impercettibile: niente alberghi, n\u00e9 ristoranti, n\u00e9 funivie, n\u00e9, tanto meno, traffico stradale. \u00c8 come essere in un altro mondo, fuori dalla <em>routine<\/em> della vita di citt\u00e0, ma anche fuori dai normali scenari, materiali e spirituali, ove si svolge la nostra vita. Qui ci si sente davvero pi\u00f9 vicini all&#8217;essenziale; si sente che il novantanove per cento delle cose dietro le quali ci affanniamo, nel corso della nostra esistenza, sono, in se stesse, del tutto prive di valore; e ci si sente pi\u00f9 che mai afferrati, quasi trascinati dall&#8217;ansia, dalla febbre di scoprire quell&#8217;un per cento restante, ove si annida la chiave di tutto, la risposta alle domande centrali della vita umana.<\/p>\n<p>La stessa filosofia, considerata da quass\u00f9, assume un altro aspetto. Quante cose che vanno sotto il nome di &quot;filosofia&quot;, guardate con l&#8217;occhio esigente di chi mira all&#8217;essenziale, e non ha pi\u00f9 tempo, n\u00e9 voglia di dedicare alcuna attenzione alle cose secondarie, agli arzigogoli del pensiero, agli orpelli coi quali si suole celare l&#8217;umana ignoranza, appaiono per ci\u00f2 che realmente sono: polvere al vento, sabbia che si sfarina tra le dita. Quando si \u00e8 giunti in un luogo elevato, quando si sono spesi anni e decenni nello studio e nella ricerca del vero sapere, e ci si \u00e8 accorti che molte strade possono essere buone per giungere alla meta, ma tutte, alla fine, ci mettono di fronte al nostro limite, il limite umano, il limite ontologico, non si ha pi\u00f9 alcun desiderio, come quando si \u00e8 giovani, di buttarsi a capofitto in un nuovo libro, nel pensiero di un altro autore o di un&#8217;altra scuola o indirizzo o movimento, ma si valuta di primo acchito, in modo quasi perentorio, se un libro, se una filosofia \u00e8 fatta di parole, di chiacchiere, di sofismi, oppure di sostanza; se \u00e8 abbastanza umile e onesta da non ignorare il principio di realt\u00e0 (<em>questa \u00e8 una mela<\/em>, diceva san Tommaso ai suoi studenti; <em>chi non \u00e8 d&#8217;accordo, pu\u00f2 uscire<\/em>), ma anche abbastanza intraprendente e ardita da non fermarsi ad adorare l&#8217;esistente, da non rinchiudersi nella prigione del visibile, n\u00e9 nelle gabbie logiche del pensiero: perch\u00e9 la logica matematica \u00e8 una buona cosa, ma esiste, accanto all&#8217;<em>esprit de g\u00e9om\u00e9trie<\/em>, diceva il buon Pascal, anche l&#8217;<em>esprit de finesse<\/em>, e la logica matematica, da sola, non basta a render ragione del grande mistero del reale. Ci vuole, non contro di essa, ma con essa, e oltre di essa, una forma ulteriore del conoscere, per la quale la nostra lingua non ha saputo nemmeno forgiare la parola adatta &#8212; <em>intuizione<\/em> \u00e8 troppo vaga, troppo generica e, soprattutto, ha qualcosa di spiacevolmente soggettivo e quasi d&#8217;arbitrario &#8212; e che Pascal ha provato a esprimere con <em>esprit de finesse<\/em>, ossia spirito di finezza, ma questa &quot;finezza&quot;, a sua volta, andrebbe precisata e giustificata, e chi pu\u00f2 farlo, se appunto ci mancano le parole per dirlo?<\/p>\n<p>Una cosa, dopo molto riflettere, ci appare chiara: qualcosa esiste, dopotutto, e fornisce la base a tutto il resto, compreso il nostro desiderio di sapere e la nostra sete di verit\u00e0; dunque, il fatto che c&#8217;\u00e8 qualcosa, di cui siamo parte &#8211; o che \u00e8 parte di noi, secondo i punti di vista &#8212; implica che si dia un principio d&#8217;esistenza, il principio dell&#8217;essere. L&#8217;essere c&#8217;\u00e8, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 qualcosa; non abbiamo ancora definito questo &quot;qualcosa&quot;, e nondimeno siamo certi che c&#8217;\u00e8, perch\u00e9, diversamente, non ci saremmo noi, e non ci sarebbero neanche le nostre domande. E se qualcuno ci venisse a dire che anche noi, dopotutto, potremmo essere solo il sogno che qualcun altro sta sognando, e che quindi &quot;noi&quot;, quali soggetti di qualsiasi cosa, potremmo anche non esserci per davvero, sorridendo risponderemmo che ci\u00f2 potrebbe anche darsi, ma non modificherebbe di una virgola le nostre due affermazioni precedenti, che qualcosa esiste, e che ci\u00f2 presuppone il dato dell&#8217;essere. Solo per il fatto che si d\u00e0 l&#8217;essere, le cose sono; sui contenuti, poi, di quelle cose, si pu\u00f2 discutere a lungo, ci si pu\u00f2 dividere fra realisti, per i quali le cose sono quello che sono, e idealisti, per i quali le cose sono pensieri dell&#8217;essere; ma tutti devono inchinarsi davanti al dato originario dell&#8217;essere, senza il quale nulla sarebbe, n\u00e9 visibile, n\u00e9 invisibile. Le cose invisibili, infatti, si possono dedurre da quelle visibili e dal ragionamento, ma anche il ragionamento \u00e8 una manifestazione dell&#8217;essere (<em>cogito, ergo sum,<\/em> diceva Cartesio), dunque qualcosa c&#8217;\u00e8, che sia pensiero, o estensione, o entrambe le cose, perch\u00e9 c&#8217;\u00e8 l&#8217;essere. Diciamo meglio ancora: poich\u00e9 vediamo, o deduciamo, o supponiamo, che delle cose esistono, ci\u00f2 accade perch\u00e9 si d\u00e0 un essere che rende possibile la loro esistenza, che si manifesta nella loro esistenza, che &quot;riempie&quot; la loro esistenza. Nulla esisterebbe senza l&#8217;essere, perch\u00e9 l&#8217;essere \u00e8 la condizione necessaria di ogni altra cosa: la forma, il numero, il colore, eccetera. Tutte le propriet\u00e0 delle cose, primarie e secondarie, si possono ricondurre a una sola propriet\u00e0 originaria, l&#8217;esistere. Ma anche l&#8217;esistere rimanda a un principio ulteriore, perch\u00e9 se una cosa esiste, potrebbe anche non esistere: l&#8217;esistenza di tutto ci\u00f2 che esiste \u00e8 relativa, \u00e8 accidentale e non sostanziale. Qui davanti a noi, sopra di noi, c&#8217;\u00e8 una montagna alta pi\u00f9 di tremila metri, bella nella luce del tramonto, che ne imporpora le pareti millenarie; ma potrebbe anche non esserci; milioni di anni fa, in effetti, non c&#8217;era, e, al suo posto, c&#8217;era un mare tropicale, o piuttosto una laguna, popolata di piante acquatiche e di ammoniti. E andando ancora pi\u00f9 indietro nel tempo, troviamo che non c&#8217;erano terre, n\u00e9 acque; che non c&#8217;era neppure il nostro pianeta; che non c&#8217;era il nostro sistema solare; che non c&#8217;era la nostra galassia; che non c&#8217;era questo universo (ma forse ce n&#8217;era un altro, o infiniti altri). Le cose esistono, perch\u00e9 partecipano di una qualit\u00e0 misteriosa, che \u00e8 l&#8217;essere: misteriosa, perch\u00e9 le cose possono esistere o non esistere, ma, per esistere, devono esserci; e, per esserci, bisogna che abbiamo in s\u00e9 l&#8217;essere, senza coincidere tuttavia con esso. Le cose <em>hanno<\/em> l&#8217;essere, ma non <em>sono<\/em> l&#8217;essere; l&#8217;essere \u00e8 il <em>quid<\/em> grazie al quale le cose sono, e senza il quale, non sono.<\/p>\n<p>L&#8217;essere \u00e8 dunque una <em>qualit\u00e0<\/em> e, nello stesso tempo, una <em>sostanza<\/em>: \u00e8 una qualit\u00e0, allorch\u00e9 si manifesta negli enti, come ci\u00f2 che li fa esistere; ma \u00e8 una sostanza, considerato in se stesso, perch\u00e9 le cose traggono la loro origine dall&#8217;essere, ma l&#8217;essere non trae la sua origine dalle cose. Le cose, gli enti, non coincidono con l&#8217;essere, e questo \u00e8 il grande errore del panteismo: perch\u00e9 il panteismo identifica il mondo con Dio, cio\u00e8 le cose con l&#8217;Essere, mentre l&#8217;essere (con la minuscola) \u00e8 ci\u00f2 che spiega l&#8217;esistenza delle cose, ma non si esaurisce nelle cose, altrimenti, quando le cose &quot;finiscono&quot;, dovrebbe esaurirsi anch&#8217;esso. Invece, l&#8217;essere seguita ad esserci, come \u00e8 provato dal fatto che alcune cose scompaiono, ma non tutte, anzi, l&#8217;equilibrio complessivo fra ci\u00f2 che esiste e ci\u00f2 che cessa di esistere, non sembra mai alterarsi in modo apprezzabile. Alcune cose scompaiono, altre appaiono; ma l&#8217;avvicendarsi dell&#8217;esistente e del non pi\u00f9 esistente, o del non ancora esistente, pare che segua un ritmo inalterabile, e, per noi, non comprensibile nella sua ultima essenza. Tutto quel che noi possiamo dire, \u00e8 che qualcosa <em>esiste<\/em>, e quindi che qualcosa <em>c&#8217;\u00e8<\/em>; ma non possiamo dire cosa sia questo qualcosa, basandoci sulle cose che esistono, perch\u00e9 le cose che esistono cessano poi di essere, nessuna \u00e8 eterna, e questo ci fa capire che le cose partecipano dell&#8217;essere, ma non sono l&#8217;essere. A rigore, le cose manifestano un loro <em>esserci<\/em>: ci sono, qui e ora; ma dov&#8217;erano prima, e dove andranno poi, non lo sappiamo. Dunque, gli enti sono accidentali, perch\u00e9 si manifestano nel loro esserci, ma si tratta, per definizione, di un essere contingente, di un essere limitato, che coincide con l&#8217;esistere, mentre il vero essere \u00e8 incommensurabilmente pi\u00f9 ampio, pi\u00f9 profondo, pi\u00f9 radicale: \u00e8 la condizione che rende possibile l&#8217;esistenza. Noi viviamo in un mondo di cose, ma nessuna cosa esisterebbe se non ci fosse l&#8217;essere, che permette loro di esserci (o di non esserci affatto, o di non esserci pi\u00f9, o di non esserci ancora). Dal fatto di provare la sete, per esempio, non deduciamo che l&#8217;acqua esiste: se la sete non esistesse, non esisterebbe neppure l&#8217;acqua, perch\u00e9 non avremmo bisogno di dissetarci; chi non \u00e8 soggetto a soffrire la sete non ha necessit\u00e0 di vivere in un mondo ove ci sia l&#8217;acqua. Le cose che esistono rimandano ad altre cose che esistono, alcune visibili, altre invisibili; e le cose che ci sono, rimandano a quelle che non ci sono. Nessuna cosa \u00e8 obbligata ad esserci, perch\u00e9 nessuna cosa ha un essere che le sia <em>dovuto<\/em>: l&#8217;essere delle cose \u00e8 gratuito, \u00e8 una circostanza, o, se vogliamo metterla in questi termini (teologici), un dono. Un dono presuppone un donatore; se a qualcuno questa similitudine non piace, la ritiriamo, e diciamo soltanto: l&#8217;essere delle cose \u00e8 partecipazione all&#8217;essere. Ma se si partecipa a qualcosa, vuol dire che qualcosa esiste indipendentemente da noi, e che noi non siamo un tutt&#8217;uno con esso. Perci\u00f2 gli enti partecipano all&#8217;essere, ma non sono l&#8217;essere. Se fossero l&#8217;essere (panteismo), sarebbero eterni, mentre vediamo che non lo sono. Fra un certo numero di anni, noi saremo tutti morti, e perfino le cose di cui ci serviamo, e che paiono destinate a durare, finiranno. L&#8217;albero possente piantato davanti a questa casa, un frassino, \u00e8 molto antico: una targhetta ricorda che gi\u00e0 esisteva alla met\u00e0 del XVIII secolo. Pure, non esister\u00e0 per sempre: un violento temporale, o un incendio, lo potrebbero distruggere questa notte stessa, e domani non ci sar\u00e0 pi\u00f9. Anche noi siamo degli enti; anche noi partecipiamo dell&#8217;essere, ma non siamo l&#8217;essere. Se fossimo l&#8217;essere, saremmo eterni: ma c&#8217;\u00e8 stato un tempo in cui non esistevamo, e ci sar\u00e0 un tempo in cui non esisteremo pi\u00f9 (i solipsisti non sarebbero d&#8217;accordo con queste due ultime affermazioni, obiettando che, a rigore, non possiamo dire n\u00e9 che non c&#8217;eravamo, n\u00e9 che non ci saremo, ma solo che ci siamo adesso; ma i solipsisti sono gente ha tempo da perdere per amore dei sofismi, mentre noi, lo abbiamo gi\u00e0 confessato, siamo diventati impazienti di fronte a qualsiasi perdita di tempo, perch\u00e9 quanto pi\u00f9 s&#8217;intuisce che l&#8217;essenziale \u00e8, per ciascuno di noi, la sola cosa che conta, non si ha pi\u00f9 voglia di perder tempo).<\/p>\n<p>Dunque, noi partecipiamo all&#8217;essere, lo abbiano in qualche modo ricevuto. Pure, chi partecipa dell&#8217;essere acquisisce qualcosa dell&#8217;essere: ne consegue che se l&#8217;essere \u00e8 sostanza, in noi c&#8217;\u00e8 qualcosa di sostanziale, qualcosa di non meramente accidentale. La parte accidentale, secondo ogni evidenza, \u00e8 la parte materiale di cui siano fatti: il nostro corpo, che vive nel tempo e che il tempo si porter\u00e0 via. Pure, il tempo non si porter\u00e0 via tutto il nostro essere, ma solo la nostra esistenza fisica. Vi \u00e8 una parte che non \u00e8 fatta di materia, e che quindi non \u00e8 in potere del tempo: una parte imperitura. L&#8217;invecchiamento, le rughe, la malattia e la morte appartengono al nostro esistere; ci\u00f2 che in noi partecipa dell&#8217;essere non conosce le rughe, non invecchia, non si ammala n\u00e9 perisce. Per secoli e secoli, i filosofi hanno chiamato <em>anima<\/em> questa parte sostanziale e imperitura; poi \u00e8 arrivata la modernit\u00e0, e sia la parola, sia il concetto che essa esprime, sono stati relegati nella soffitta delle cose vecchie ed inutili. Possibile che Platone, Aristotele, sant&#8217;Agostino e san Tommaso avessero torto, e che Voltaire, Darwin, Marx e Freud abbiano ragione? Voltaire \u00e8 un pensatore pi\u00f9 grande di Platone, e Marx pi\u00f9 di san Tommaso? Ad ogni modo, \u00e8 buona norma non lasciarsi suggestionare dalla fama, perci\u00f2 siamo andati a studiarci le rispettive filosofie; e mentre quelle classiche ci hanno convinti, quelle moderne non ci hanno convinti affatto. Come potrebbe convincere una filosofia, come l&#8217;illuminismo (evoluzionismo compreso), che riduce il reale a ci\u00f2 che \u00e8 visibile e scientificamente verificabile? O una, come l&#8217;idealismo (marxismo compreso, perch\u00e9 Marx viene da Hegel) che dichiara l&#8217;essere una funzione del pensiero e non il pensiero una funzione dell&#8217;essere? O una, come l&#8217;esistenzialismo, che dichiara l&#8217;esistenza il principio di tutto, quando essa pu\u00f2 esserci, ma anche non esserci? O una, come la filosofia del linguaggio, che si limita a dichiarare che una cosa \u00e8 reale se \u00e8 esprimibile mediante concetti coerenti, mentre se non lo si pu\u00f2 fare, allora bisogna limitarsi a tacere? Sono tutte filosofie fallimentari, che presentano contraddizioni evidenti e che non conducono da nessuna parte. Quasi tutta la filosofia moderna si pu\u00f2 definire in questi termini: non conduce da nessuna pare, dunque non serve. Da Kant in poi, il pensiero moderno ha rinunciato a pensare la cosa in s\u00e9, dunque ha rinunciato a pensare l&#8217;essere. Ma la filosofia, la vera filosofia, \u00e8 la filosofia dell&#8217;essere, altrimenti \u00e8 arzigogolo e perdita di tempo. L&#8217;uomo moderno non lo vuole ammettere per superbia: gli secca riconoscere il proprio limite ontologico. Eppure, \u00e8 da qui che si deve ripartire: \u00e8 l&#8217;essere che ci fa esistere; senza l&#8217;essere, non saremmo. Questo, almeno, \u00e8 chiaro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quass\u00f9, a due passi dalle nuvole, con l&#8217;aria frizzante e il venticello fresco del primo mattino, anche la mente sembra farsi pi\u00f9 acuta, pi\u00f9 tersa, pi\u00f9<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[104,141],"class_list":["post-24809","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-blaise-pascal","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24809","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24809"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24809\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24809"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24809"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24809"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}