{"id":24808,"date":"2018-06-03T09:47:00","date_gmt":"2018-06-03T09:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/03\/e-inutile-cercare-sullatlante-lisola-caprona\/"},"modified":"2018-06-03T09:47:00","modified_gmt":"2018-06-03T09:47:00","slug":"e-inutile-cercare-sullatlante-lisola-caprona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/06\/03\/e-inutile-cercare-sullatlante-lisola-caprona\/","title":{"rendered":"\u00c8 inutile cercare sull&#8217;atlante l&#8217;isola Caprona"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 perfettamente inutile che andiate a prendere l&#8217;atlante per cercare dove sia ubicata l&#8217;isola Caprona, perch\u00e9 non la trovereste; infatti sia lei che il suo scopritore, il navigatore italiano del XVIII secolo Caproni, che la trov\u00f2 nel 1721 e che la battezz\u00f2 con il suo nome (volto al femminile), da qualche parte della zona pi\u00f9 meridionale dell&#8217;Oceano Pacifico, non lontano dalle coste ghiacciate dell&#8217;Antartide, sono scaturiti dalla fervida fantasia dello scrittore americano Edgar Rice Burroughs (Chicago, 1875-Encino, Los Angeles, 1950), l&#8217;inventore di Tarzan, il re delle scimmie. L&#8217;isola, nota anche come isola Caspak, \u00e8 il teatro di una trilogia formata dai romanzi <em>The Land that Time Forgot<\/em> (<em>La terra dimenticata dal tempo<\/em>), <em>The People that Time Forgot<\/em> (<em>Il popolo dimenticato dal tempo<\/em>) e <em>Out of Time&#8217;s Abyss<\/em> (<em>Via dall&#8217;abisso del tempo<\/em>), che apparvero rispettivamente nel settembre, ottobre e novembre del 1918, su rivista e poi, nel 1924, in volume.<\/p>\n<p>Burroughs, durante il quinquennio 1914-1919, fu vittima di un periodo di cattiva salute e di una specie di esaurimento nervoso. Aveva perci\u00f2 scritto un solo romanzo della serie di Tarzan, <em>Tarzan and the Jewels of Ophar<\/em>, pi\u00f9 un altro, apparso a guerra finita, <em>Tarzan the Untamed<\/em>, nel quale si era letteralmente scatenato contro i tedeschi, rappresentati come barbari e cattivissimi, cosa che avrebbe prodotto un effetto disastroso presso il pubblico di quella nazione, quando il libro fu tradotto in Germania. A sua volta, Tarzan non aveva certo usato la mano leggera contro di loro: aveva gettato un certo maggiore Schneider in pasto a un ferocissimo leone, Numa; leone che, poi, aveva lanciato dentro una trincea tedesca dell&#8217;Africa Orientale, finendo i disgraziati difensori a raffiche di mitragliatrice. La sua antipatia per i tedeschi aveva trovato un ulteriore sfogo nel romanzo <em>La terra dimenticata dal tempo<\/em>, dove un sommergibile germanico affonda, nel Canale della Manica, la nave su cui viaggiano un americano, Bowen J. Tyler, e una donna di nome Lys La Rue. L&#8217;equipaggio viene salvato da un rimorchiatore inglese ma anche questo viene affondato dal sommergibile, l&#8217;<em>U33<\/em>, salvo riuscire a impadronirsi di quest&#8217;ultimo. I tedeschi, per\u00f2 (tutti sanno che razza di testoni siano e di quale fanatismo suicida siano capaci), sono riusciti a sabotare i comandi e il battello, fuori controllo e sempre pi\u00f9 a corto di carburante, finisce nelle acque del Pacifico meridionale, dove viene avvistata una terra sconosciuta. Una corrente d&#8217;acqua dolce sembra l&#8217;indizio di un felice approdo; il sommergibile accosta e, percorrendo un canale sotterraneo, sbocca in una laguna interna circondata da una vegetazione tropicale, dove il tempo pare essersi fermato milioni di anni fa. Le sorgenti termali mitigano alquanto il clima, che \u00e8 di tipo subtropicale, mentre l&#8217;isolamento dell&#8217;isola ha reso possibile la sopravivenza di una flora e di una fauna di tipo preistorico, con conifere gigantesche, felci arborescenti e rettili di grandi dimensioni. Vi sono anche degli esseri umani, appartenenti a due diverse popolazioni, l&#8217;una pi\u00f9 evoluta, l&#8217;altra pi\u00f9 selvaggia: a questo punto britannici e tedeschi, momentaneamente alleati, o almeno non belligeranti, si trovano a dover affrontare un mondo senza tempo, selvaggio, affascinante e pericoloso, dove l&#8217;impossibile diviene realt\u00e0 e la fantasia dello scrittore ha modo di sbizzarrirsi a volont\u00e0. Il cinema, infatti &#8212; come del resto per la fortunatissima serie di Tarzan, il re della giungla &#8212; non tarder\u00e0 a impadronirsi di questo ghiotto soggetto e dedicher\u00e0 alcuni film di successo alla trilogia dell&#8217;isola remota, che il tempo si \u00e8 dimenticato di prendere con s\u00e9.<\/p>\n<p>Nel fornire a Burroughs il soggetto della sua trilogia, che inizia col ritrovamento di un manoscritto in una bottiglia nel Canale di Danimarca, come nel pi\u00f9 classico stile dei romanzi d&#8217;avventura marinaresca, possono aver concorso sia il <em>Gordon Pym<\/em> di Poe, almeno per l&#8217;ambientazione antartica e per l&#8217;espediente climatico che rende abitabile l&#8217;isola sconosciuta, sia <em>L&#8217;isola misteriosa<\/em> di Verne, con il suo sommergibile <em>Nautilus<\/em>, del capitano Nemo, sia, soprattutto, <em>Il mondo perduto<\/em> di Sir Arthur Conan Doyle &#8212; l&#8217;inventore di Sherlock Holmes -, che, pubblicato nel 1912, era il pi\u00f9 vicino nel tempo e quello che pi\u00f9 direttamente pu\u00f2 avergli suggerito lo spunto per la sua vicenda; quanto all&#8217;isola Caprona, femminilizzazione di Caproni, chi ignora che i mari del mondo, da Cristoforo Colombo ad Alessandro Malaspina, sono stati battuti a palmo a palmo da navigatori italiani? E, similmente, chi ignora che i soldati tedeschi, nel <em>poor little Belgium<\/em>, mozzavano le mani ai bambini, e quindi erano ben capaci, nelle loro colonie africane, di crocifiggere i civili prigionieri, dato che, da quelle parti, non dovevano nemmeno preoccuparsi troppo di quel che avrebbe detto la stampa internazionale, certi com&#8217;erano di farla franca, specie se alla fine avessero vinto la guerra? O, almeno, cos\u00ec credeva fermamente l&#8217;americano di media cultura &#8212; specie a partire dal 1917, quando gli Stati Uniti dichiararono guerra al Kaiser -, e Burroughs era, in tutto e per tutto, un americano di media cultura. Le sue conoscenze, le sue opinioni, i suoi pregiudizi erano, in tutto e per tutto, quelli dell&#8217;americano medio: i suoi romanzi, le sue improbabili avventure esotiche, i suoi eroi da fumetto &#8212; che, infatti, i fumetti avrebbero reso assai pi\u00f9 famosi della pagina scritta &#8212; sono il prodotto di una tale cultura di massa, nel senso pi\u00f9 preciso del termine. In essi non bisogna cercare la genialit\u00e0 dell&#8217;artista, l&#8217;ispirazione di un talento letterario superiore alla media: Burroughs \u00e8 il prototipo dello scrittore che si rivolge al pubblico di massa e inonda le librerie, e soprattutto le edicole, con dei romanzi d&#8217;avventura indirizzati a un pubblico dal palato abbastanza grosso, ma dalla fantasia calda, anzi bollente. Un pubblico che non si cura di sottigliezze psicologiche e neppure della verosimiglianza geografica, storica o naturalistica. Che problema volete che ci sia a immaginare un&#8217;isola dove crescono ancora Sigillarie, Pteridofite gigantesche e Conifere primitive, che paiono uscite dalle tavole di qualche libro di geologia o di paleontologia, e dove, fra una quantit\u00e0 di Allosauri, Triceratopi e Diplodochi, vivono anche gli uomini di Neanderthal? Tutto questo, per i moderni amanti del genere <em>fantasy<\/em>, \u00e8 normale, addirittura scontato; ma quando apparve la trilogia di Caspak (\u00e8 questo il nome indigeno dell&#8217;isola Caprona) la cosa aveva il sapore di una novit\u00e0, o quasi; e diciamo quasi perch\u00e9, dopo il <em>Viaggio al centro della terra<\/em> di Verne, l&#8217;idea di un mondo preistorico fortunosamente sopravvissuto in qualche luogo remoto si era gi\u00e0 affacciata, e cos\u00ec pure una serie di espedienti narrativi che Burroughs fedelmente (cio\u00e8 con poca fantasia) riprende a sua volta, imperturbabile, compresa l&#8217;eruzione vulcanica che sconvolge il mondo perduto e, fra le altre cose, distrugge il sommergibile, imprigionando per sempre, o almeno cos\u00ec pare, i suoi eroi e la sua immancabile eroina, la giovane e affascinante Lys.<\/p>\n<p>Perci\u00f2, non andate a cercare sull&#8217;atlante l&#8217;isola Caprona: \u00e8 meglio che vi risparmiate la fatica, e anche la delusione. Tanto, ve lo dice Burroughs, dove dovrebbe trovarsi: all&#8217;altezza di Capo Horn, a qualche migliaio di chilometri spostata verso Ovest, cio\u00e8 in direzione della Nuova Zelanda; pi\u00f9 o meno dove qualcuno ha creduto vi fosse realmente un&#8217;isola, talmente ricca di foche da fare la ricchezza dei cacciatori, la fantomatica isola Dougherty, avvistata nel 1800 da un oscuro baleniere, ma che non \u00e8 stata mai pi\u00f9 ritrovata, bench\u00e9 molti l&#8217;abbiano ricercata (cfr. il nostro articolo: <em>Inseguendo senza respiro la mitica Terra Australe<\/em>, pubblicato sul sito di Arianna Editrice il 26\/05\/2007 e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 31\/12\/2017). Ma non lambiccatevi troppo il cervello per immaginare cosa possa avere spinto l&#8217;inventore di Tarzan a collocare la &quot;sua&quot; isola favolosa proprio in quel tratto di mare: gli attribuireste dei pensieri troppo sofisticati e una cultura marinaresca troppo approfondita. La vera ragione deve essere stata semplice, come \u00e8 semplice il modo di ragionare di un bambino che giochi a porre il dito sul modellino della sfera terrestre e poi la faccia girare, per vedere dove terminer\u00e0 il &quot;viaggio&quot; quando si sar\u00e0 fermata: la zona indicata del Pacifico australe \u00e8 quella pi\u00f9 lontana da qualsiasi terra (a parte il continente antartico), e dove il blu del mare regna incontrastato: quella, per intenderci, che i costruttori di mappamondi sfruttano per metterci il nome della propria ditta, senza creare interferenze con tutte le altre scritte relative alla descrizione dei luoghi terrestri. La fantasia di Burroughs \u00e8 semplice, per non dire elementare; cos\u00ec come sono elementari i suoi eroi, le loro passioni, i loro pensieri (quando ne hanno), nonch\u00e9 le situazioni in cui si vengono a trovare e perfino i paesaggi che fanno da sfondo alle loro avventure. Abbiamo detto dei cattivissimi tedeschi e dei marinareschi italiani: esattamente quel che esisteva nella mappa concettuale dell&#8217;americano medio nei primi decenni del XX secolo. Come Tarzan, del resto, che \u00e8 un eroe talmente elementare, da sfiorare la prevedibilit\u00e0, se non avesse dalla sua un ben altro punto di forza, che non l&#8217;originalit\u00e0 letteraria: il fatto di evocare un elemento caratteristico dell&#8217;inconscio collettivo, specialmente nel contesto della civilt\u00e0 moderna. Che cosa si pu\u00f2 immaginare di pi\u00f9 gradito, a un pubblico oppresso dai meccanismi alienanti della societ\u00e0 di massa, che una facile evasione esotica, immedesimandosi in un eroe intrepido e muscoloso che vola da una liana all&#8217;altra, nel cuore della foresta africana, battendosi audacemente contro leoni, leopardi, gorilla, contrabbandieri e altri delinquenti a due zampe, sempre in nome di un elementare ma infallibile senso della giustizia offesa?<\/p>\n<p>La letteratura di consumo, il cinema di consumo, i fumetti e la televisione hanno questo di buono, quando mettono in scena favole antiche o moderne, come quella di Tarzan, re della foresta, o come quella della Terra dimenticata dal tempo: che fanno sognare anche, e soprattutto, gli adulti, e risvegliano in loro, come avrebbe detto Giovanni Pascoli, <em>il fanciullino<\/em> che, nel corso degli anni, s&#8217;era addormentato, e del quale neppure ricordavano l&#8217;esistenza. E hanno questo, invece, di non buono, e talvolta di cattivo: che quando i sogni sono troppo &quot;facili&quot;, cio\u00e8 quando sono delle semplici deformazioni della realt\u00e0, di cui non offrono una interpretazione alternativa, e, se possibile, pi\u00f9 bella e pi\u00f9 gentile di quella della vita quotidiana, ma, al contrario, di cui danno una lettura pi\u00f9 banale, pi\u00f9 dura e pi\u00f9 brutale, allora producono dei sogni cattivi, i quali non risvegliano affatto il fanciullino assopito nell&#8217;anima dell&#8217;adulto, bens\u00ec evocano degli oscuri fantasmi, delle torbide pulsioni di violenza, distruzione e morte. Take \u00e8 la differenza fondamentale fra sogni buoni e cattivi; e, del resto, come \u00e8 stato detto, l&#8217;albero si riconosce dai suoi frutti: perch\u00e9 l&#8217;albero buono non pu\u00f2 dare frutti cattivi, n\u00e9 l&#8217;albero cattivo, frutti buoni. Quando Tarzan si batte contro terribili pericoli per sottrarre alla morte l&#8217;avvenente Bertha Kircher, che oltretutto egli crede essere una spia tedesca, e quindi \u00e8 mosso dal puro sentimento di cavalleria (mentre solo alla fine scoprir\u00e0 che la ragazza \u00e8 una doppia spia e che, alla fine, ella serve i suoi connazionali inglesi), il sogno \u00e8 buono, perch\u00e9 evoca nel pubblico sentimenti di generosit\u00e0 e perfino di romanticismo; ma quando il re delle scimmie getta il maggiore Schneider nella fossa del leone Numa, affinch\u00e9 sia divorato vivo (e sia pure per vendicare il supposto assassinio della dolce Jane Porter Clayton), il sogno \u00e8 cattivo, perch\u00e9 il pubblico, immedesimandosi nel suo eroe, introietta anche i sentimenti crudeli e sanguinari e l&#8217;istinto omicida che sonnecchia, anch&#8217;esso, nelle pieghe pi\u00f9 segrete dell&#8217;animo umano. Perci\u00f2 lo scrittore, e con lui il fumettista, lo sceneggiatore televisivo, il regista cinematografico, dispongono di un amplissimo potere: quello di evocare l&#8217;angelo o il demonio che sono compagni inseparabili della condizione umana. Scordarsi che esistono tali presenze, e che \u00e8 nostra facolt\u00e0 permettere loro di uscire allo scoperto e dominare i nostri pensieri e i nostri sentimenti, \u00e8 uno degli aspetti della tipica inconsapevolezza dell&#8217;uomo moderno, il quale, avendo imparato tante cose sul piano scientifico e tecnico, ne ha dimenticate alcune di essenziali sul piano spirituale e morale. <em>Non posso credere che un libro sia buono, se non rende buoni anche i suoi lettori<\/em>, diceva un grande scrittore dell&#8217;Ottocento; e aveva ragione.<\/p>\n<p>Si potrebbe avanzare una domanda ancora pi\u00f9 radicale e chiedere se davvero la societ\u00e0 abbia bisogno di sognare, indipendentemente dal contenuto dei sogni, buono o cattivo che sia. Dopotutto, non sappiamo che i sogni allontanano dalla vita vera, come \u00e8 accaduto al povero Don Chisciotte della Mancia, il primo, vero, caratteristico eroe moderno? Sembrerebbe una domanda del tutto ragionevole, ma essa nasconde un&#8217;insidia, perch\u00e9 pone sul piano dell&#8217;utilitarismo una funzione essenziale della natura umana. Sognare \u00e8 necessario, perch\u00e9, senza sogni, la vita umana non \u00e8 pi\u00f9 degna di essere vissuta: a patto, s&#8217;intende, che siano sogni belli e gentili, che arricchiscono l&#8217;anima e la proiettano verso l&#8217;alto. Perci\u00f2 non ha senso domandarsi se ci sia bisogno di sognare: sarebbe come chiedere se ci sia bisogno di vivere. Infatti, possiamo notare che un cupo istinto di morte si \u00e8 introdotto nella civilt\u00e0 moderna, da quando gli uomini hanno perso il gusto di sognare. Forse anche gli aspetti pi\u00f9 evidenti della nostra crisi attuale &#8212; il crollo della natalit\u00e0, per esempio &#8212; sono collegati a questo fenomeno: il rifiuto del sognare e un guardare alla vita con eccessivo realismo, con un utilitarismo crudo e rozzamente materiale. Bisognerebbe ricominciare a coltivare la bellezza della fantasia innanzitutto fra i bambini: i bambini che non giocano pi\u00f9 (perch\u00e9 gingillarsi col telefonino non \u00e8 certo giocare) sono futuri adulti disamorati della vita. Per amare la vita e credere nel futuro, bisogna saper sognare. 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