{"id":24798,"date":"2019-03-22T05:13:00","date_gmt":"2019-03-22T05:13:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/22\/e-giusto-seminare-anche-se-non-si-vedra-il-frutto\/"},"modified":"2019-03-22T05:13:00","modified_gmt":"2019-03-22T05:13:00","slug":"e-giusto-seminare-anche-se-non-si-vedra-il-frutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/22\/e-giusto-seminare-anche-se-non-si-vedra-il-frutto\/","title":{"rendered":"\u00c8 giusto seminare, anche se non si vedr\u00e0 il frutto"},"content":{"rendered":"<p>Succede sempre pi\u00f9 spesso, ed \u00e8 tipico delle fasi storiche di estrema confusione e di estrema decadenza. La gran parte delle persone non \u00e8 disposta ad ascoltare una voce fuori dal coro, a prendere in esame la possibilit\u00e0, anche solo in via d&#8217;ipotesi, che le cose stiano in maniera diversa da come appaiono, cio\u00e8 da come vengono presentate dal Pensiero Unico, mediante la stampa, le televisioni, il cinema, e anche, duole dirlo, ma \u00e8 il principale canale d&#8217;indottrinamento, dalla scuola.\u00a0<em>Non sono disposte<\/em>, il che \u00e8 molto pi\u00f9 forte del\u00a0<em>non sono interessate<\/em>. Se qualcuno prova a suggerire una visione diversa della realt\u00e0, se qualcuno prova a insinuare un dubbio sulla superficie piatta e uniforme del Politicamente Corretto, la reazione che scatta, sempre pi\u00f9 di frequente, \u00e8 d&#8217;insofferenza, di fastidio, di vera e propria antipatia. In altre parole, la massa non tollera di essere avvertita, messa in guardia, posta di fronte a una nuova prospettiva: non ne vuole sentir parlare, ribatte stizzita snocciolando tutti gli argomenti uditi dalla televisione e dai giornali, con tono apodittico, di sfida: guarda con ostilit\u00e0 a chi osa socchiudere uno spiraglio sulla cappa asfissiante del totalitarismo ideologico in cui siamo immersi. Naturalmente, si tratta di una reazione difensiva, originata da almeno due distinti fattori. Il primo \u00e8 l&#8217;angoscia di fronte alla possibilit\u00e0 che il mondo sia diverso da come ci viene raccontato, e che da ci\u00f2 scaturisca, inevitabilmente, la necessit\u00e0 di un&#8217;assunzione di coscienza personale, cosa che spiazza e coglie impreparati, sotto tutti i punti di vista, quelli che mai si sono posti, in tutta la loro vita, una questione del genere. Il secondo \u00e8 l&#8217;irritazione che scaturisce dalla rivelazione che qualcun altro si \u00e8 preso il disturbo di andare oltre, di sollevare il velo della narrazione dominante, e che sembra, perci\u00f2, aver la pretesa di porsi come pi\u00f9 intelligente e smaliziato, il che implica la conseguenza, per l&#8217;uomo-massa, di sentirsi svalutato e disprezzato, trattato da ignorante e da superficiale &#8211; ci\u00f2 che in realt\u00e0 e. Ma guai a dirglielo! L&#8217;uomo massa crede ciecamente a tutto il vangelo del Politicamente Corretto, quindi per lui vige il dogma che ogni individuo possieda pari intelligenza, pari capacit\u00e0, e quindi pari diritto a esprimere una sua &quot;verit\u00e0&quot;, come chiunque altro. Infatti il rovescio del totalitarismo democratico \u00e8 il relativismo e il suo portato naturale, l&#8217;indifferentismo rispetto alla questione della verit\u00e0. O forse non si dovrebbe dire &quot;indifferentismo&quot;, ma ostilit\u00e0: perch\u00e9 se la verit\u00e0 esiste, allora tutte queste pseudo verit\u00e0 soggettive, fatte a misura della comodit\u00e0 e della pigrizia di ciascuno, cadono come dei castelli di carta: e tutti questi uomini-massa si sentirebbero nudi come vermi, perch\u00e9 come potrebbero vivere senza lo straccio delle &quot;loro&quot; verit\u00e0 a coprire la loro pochezza e la loro inconsistenza? L&#8217;ostilit\u00e0 verso la verit\u00e0 \u00e8 strettamente collegata all&#8217;ostilit\u00e0 verso colui che apre una prospettiva ermeneutica alternativa:\u00a0<em>bisogna<\/em>\u00a0che costui sia un cialtrone, oltre che un presuntuoso, perch\u00e9 se cos\u00ec non fosse, se costui fosse una persona che ha fatto pi\u00f9 strada, ha superato pi\u00f9 ostacoli, ha compreso pi\u00f9 cose, allora l&#8217;uomo-massa si sentirebbe umiliato e ferito nel suo orgoglio. L&#8217;uomo-massa si sente forte, se non altro per il fatto di essere in cos\u00ec numerosa compagnia; e questa sensazione di forza lo spinge a mostrare i denti e le unghie a chi gli si presenta da solo, forte unicamente della sua ricerca e della sua onest\u00e0 e coerenza interiore.\u00a0<\/p>\n<p>Sorge perci\u00f2 la domanda: vale la pena, in questa situazione, di offrire alla massa una prospettiva diversa sul reale; vale la pena suggerire nuovi modi di vedere le cose, basati sul senso critico personale? Non \u00e8 forse una contraddizione in termini? La massa \u00e8, per definizione, incapace di pensiero critico; quindi \u00e8 logico che essa reagisca irritata e infastidita a sollecitazioni di tipo critico. Considerando le cose sotto questo punto di vista, si tratta di uno sforzo inutile: non si cava sangue dal muro e non si ottiene senso critico dalla massa; tanto meno se ne riceve un &quot;grazie&quot;, semmai insulti e aggressioni, a volte non solo verbali. Tuttavia, proviamo a considerare la questione anche sotto un&#8217;altra prospettiva: la massa \u00e8 formata da anonimi uomini-massa; ma in molti di loro, sia pure allo stato di quiescenza, sopravvive la potenzialit\u00e0 del risveglio individuale. Forse qualcuno di loro \u00e8 pronto per il risveglio: manca solo l&#8217;occasione. Certo, si tratta di investire su mille per raccogliere tre, due, forse uno. Quale saggio agricoltore getterebbe alla terra mille semi, sapendo che nasceranno solo una o due piante, forse tre al massimo, e tutti gli altri andranno perduti? Lo stesso Ges\u00f9 Cristo ha raccomandato ai suoi discepoli di non gettare le perle ai porci, ammonendoli che i porci, essendo desiderosi solamente di ghiande, le calpesteranno, e si rivolteranno contro chi le avr\u00e0 offerte loro. Resta nondimeno l&#8217;interrogativo: come si fa a sapere se fra tutti quei porci non c&#8217;\u00e8 una bellissima principessa, vittima di un malvagio incantesimo, che attende il risveglio grazie al coraggio e alla fede in un cavaliere dell&#8217;ideale? E se ci fosse, non varrebbe forse la pena e la fatica di tentare, di prodigarsi, a dispetto di tutto? Sempre Ges\u00f9 ha raccontato la parabola dell&#8217;albero che non dava frutti, nota come parabola del fico sterile (<em>Luca<\/em>, 13-6-9), per far capire che non si deve essere troppo impazienti: l&#8217;albero che quest&#8217;anno non ha dato neppure un frutto, se opportunamente concimato, forse l&#8217;anno prossimo ne dar\u00e0 tanti: il buon agricoltore non ha mai fretta di porre la scure al tronco.<\/p>\n<p><em>Disse anche questa parabola: \u00abUn tale aveva un fico piantato nella vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trov\u00f2.\u00a0Allora disse al vignaiolo: Ecco, son tre anni che vengo a cercare frutti su questo fico, ma non ne trovo. Taglialo. Perch\u00e9 deve sfruttare il terreno?\u00a0Ma quegli rispose: Padrone, lascialo ancora quest&#8217;anno finch\u00e9 io gli zappi attorno e vi metta il concime\u00a0e vedremo se porter\u00e0 frutto per l&#8217;avvenire; se no, lo taglierai\u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Questa speranza, questo auspicio, vale soprattutto per i giovani. L&#8217;esperienza ci dice che le persone adulte raramente si ricredono, si mettono in discussione, accettano di confrontarsi con idee che contrastano radicalmente con le mappe mentali che si costruite, o che hanno preso a prestito da qualcun altro, e alle quali non sarebbero disposti a rinunciare, neppure se venissero posti davanti all&#8217;evidenza. Ma i giovani, no. In loro c&#8217;\u00e8 ancora qualcosa dell&#8217;apertura che \u00e8 propria dell&#8217;infanzia: la rigidit\u00e0, la chiusura, la presunzione e le paure dell&#8217;et\u00e0 adulta non li hanno ancora ingabbiati nella loro prigione invisibile; o non del tutto. La porta della gabbia \u00e8 ancora socchiusa, grazie al cielo. Se qualcuno suggerisce loro che la porta non \u00e8 chiusa con il chiavistello e che c&#8217;\u00e8 un mondo, al di fuori, fatto di libert\u00e0 nella verit\u00e0, anzich\u00e9 di schiavit\u00f9 nella menzogna, forse qualcuno di loro sar\u00e0 disposto a fare la prova. Non subito, magari; anzi, difficilmente subito. I giovani sono spaventati, diffidenti, sospettosi: troppe voci carezzano i loro orecchi promettendo, ciascuna, libert\u00e0 e verit\u00e0. Come fanno a distinguere? Come fanno a fidarsi? Ci vuole tempo; quindi, ci vuole\u00a0 molta, molta pazienza. Una enorme pazienza. Chi ne \u00e8 sprovvisto, lasci perdere i giovani. Osiamo dire che chi non la possiede, e non \u00e8 disposto a cercare di acquistarla, non dovrebbe mettere al mondo dei figli: perch\u00e9 la prima virt\u00f9 che si richiede a un genitore, di questi tempi, \u00e8 proprio la virt\u00f9 della pazienza: troppe sono le forze avverse che si frappongono fra loro e i buoni esempi che gli adulti talvolta offrono; mentre un tempo i buoni esempi erano frequenti e gli ostacoli che impedivano ai giovani di riceverli e di farne tesoro erano, in confronto, relativamente pochi. Ma chi possiede la virt\u00f9 della pazienza, fa bene a provare, riprovare ed insistere, ben sapendo che i frutti non si vedranno subito. In questo momento storico, che stiamo vivendo, \u00e8 anzi probabile che i frutti li vedr\u00e0 la generazione prossima ventura &#8211; nel migliore dei casi.<\/p>\n<p>Il buon agricoltore deve seminare sapendo che non raccoglier\u00e0; ma che forse, dopo di lui, qualche seme germoglier\u00e0, e dar\u00e0 vita alla nuova pianta. Ci vuole pazienza, e ci vogliono anche fede e coraggio. Ci vuole un animo generoso, capace di lavorare in pura perdita, di andare avanti in passivo. Questo \u00e8 il momento della generosit\u00e0; o, se si preferisce, diciamolo pure: questo \u00e8 il momento dell&#8217;eroismo. Eroismo da parte di chi si rivolge ai giovani; ma anche eroismo da pare dei giovani stessi. Chi dice ai giovani che la loro et\u00e0 \u00e8 l&#8217;et\u00e0 del divertimento e della spensieratezza, mente e li inganna; oppure li sta tradendo, per consegnarli, inermi e impreparati, alle prove che li attendono. Tutto, oggi, nella vita sociale, o quasi tutto, tende a trascinare le persone nel vortice dell&#8217;irresponsabilit\u00e0, cio\u00e8 nella massa manipolabile e strumentalizzabile. Per uscire dalla massa, ci vuole molta forza di volont\u00e0, e soprattutto ci vuole una buona ragione per farlo. Nella massa si sta al riparo, si sta al calduccio, ci si sente costantemente rassicurati e protetti; mentre chi ne esce dovr\u00e0 arrangiarsi da solo, dovr\u00e0 sbrigarsela da solo, e dovr\u00e0 vedersela con i suoi ex compagni, che saranno ben decisi a fargli pagare il suo &quot;tradimento&quot;, la sua apostasia. Perch\u00e9 la massa \u00e8 una specie di religione: una religione idiota, ma pur sempre una religione: la religione dei pigri, dei vili e degli ignavi. E se uscire dalla massa \u00e8 faticoso, lo \u00e8 specialmente per un giovane, che ha bisogno di trovare conferme alla propria personalit\u00e0 in costruzione stando in mezzo agli altri. D&#8217;altra parte, o s&#8217;impara a uscire alla massa e a riconquistare il proprio statuto ontologico di persone finch\u00e9 si \u00e8 giovani, oppure, nella maggior parte dei casi, sar\u00e0 troppo tardi. Vi \u00e8 quindi una vera e propria missione, oggi, da parte degli adulti che sono usciti dalla massa, nei confronti dei giovani: aiutarli a fare lo stesso. La scelta \u00e8 individuale, nessuno pu\u00f2 farla al posto di un altro; ma \u00e8 molto difficile che un giovane arrivi a farla, se nessuno gli ha fornito un sia pur minimo aiuto in tale direzione. E l&#8217;aiuto che si pu\u00f2 dare ai giovani \u00e8 appunto quello di indicar loro delle nuove prospettive sul reale, dei punti di vista alternativi e controcorrente, e trasmetter loro l&#8217;amore per la ricerca personale della verit\u00e0. In altre parole, trasmettere loro l&#8217;amore per la fatica, il sacrificio, l&#8217;amore disinteressato del vero e del giusto. Tutto ci\u00f2 non \u00e8 mai stato facile da raggiungere; oggi \u00e8 difficile perfino arrivare a concepirlo. Per questo \u00e8 difficile che sia accettato: sembra un discorso alieno, espressione d&#8217;una lingua incomprensibile. Accettarlo richiede coraggio in misura quasi eroica; e anche una certa dose di pazzia, nel senso pi\u00f9 nobile dell&#8217;espressione. Bisogna essere un po&#8217; come don Chisciotte della Mancia, il quale non conta i nemici, non fa l&#8217;inventario delle probabilit\u00e0 a suo favore, non si cura di avere le spalle coperte da qualcun altro, ma si getta nella lotta ogni qualvolta gli sembra che il suo nobile cuore glielo ordini. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec: per aver voglia di essere eroi, oggi, mentre tutti quanti si danno alla bella vita e si godono i piaceri pi\u00f9 impensabili per i nostri genitori e i nostri nonni, bisogna aver un po&#8217; della stoffa di don Chisciotte. O della sua pazzia, se si preferisce: che era, ed \u00e8 pur sempre, una nobilissima pazzia. Invece d&#8217;impazzire nel vano inseguimento del suo personale piacere, come accade all&#8217;Orlando di Ariosto, il Cavaliere dalla Trista Figura impazzisce per il troppo amore della giustizia e di tutto ci\u00f2 che \u00e8 bello, vero e meritevole di lode. Ce ne fosse di pi\u00f9, di gente che impazzisce a questa maniera, prodigandosi per realizzare un mondo migliore: invece la pazzia dell&#8217;uomo contemporaneo \u00e8 quasi sempre una pazzia dovuta all&#8217;eccesso di egoismo, di avidit\u00e0, di lussuria e di superbia; vale a dire una cupa e disperata pazzia, dalla quale non vi \u00e8 possibilit\u00e0 di redenzione.<\/p>\n<p>La cultura moderna, materialista e anticristiana, ha fatto di tutto per creare l&#8217;immagine dell&#8217;adolescenza come del&#8217;et\u00e0 della rivolta; e a forza di ripeterlo, ha abituato i giovani a comportarsi da ribelli, oppure, se non lo fanno, a sentirsi &quot;strani&quot; e a domandarsi cosa c&#8217;\u00e8 in loro che non va. Ma questa accentuazione a senso unico di un aspetto, fra i tanti, dell&#8217;et\u00e0 adolescenziale, nasconde il fatto primario: che il giovane \u00e8 chiamato all&#8217;eroismo. L&#8217;eroismo \u00e8 il sacrificio di s\u00e9 in vista di un ideale superiore. L&#8217;ideale superiore che il giovane \u00e8 chiamato a servire \u00e8 la realizzazione di se stesso, non secondo il proprio arbitrio, ma nella verit\u00e0 e nella giustizia. Realizzarsi significa divenire cos\u00ec come si deve essere: questa, e non altra, \u00e8 l&#8217;autentica realizzazione dell&#8217;uomo. Perci\u00f2 il giovane deve lottare contro le forze che vorrebbero consegnarlo all&#8217;irresponsabilit\u00e0 e che, lusingandolo con cento miraggi di facile piacere, mirano, in realt\u00e0, a intrappolarlo e imprigionarlo in una condizione mortificante, al di sotto della vera dimensione umana, fatta solo di istinti, emozioni e impulsi passeggeri, presentati, per\u00f2, come nobili e profonde passioni, che egli avrebbe il dovere di seguire, pena la mancata realizzazione di s\u00e9. Bisogna quindi far capire ai giovani che esistono due idee completamente diverse, e opposte, su ci\u00f2 che costituisce la realizzazione dell&#8217;essere umano: l&#8217;idea materialista e irreligiosa, secondo la quale l&#8217;uomo si realizza quando egli soddisfa i suoi appetiti biologici e i suoi impulsi egoistici, anche calpestando il bene altrui, la verit\u00e0 e la giustizia; e la realizzazione vera e profonda, che consiste nell&#8217;attuare ci\u00f2 che Dio chiama ciascun essere umano a operare in se stesso. Tuttavia, abbiamo detto che questa strada presuppone il sacrificio di s\u00e9. Non \u00e8 una contraddizione affermare che in ci\u00f2 si realizza la nostra vera essenza? No, perch\u00e9 il sacrificio riguarda il proprio Io inferiore, egoista e capriccioso, affinch\u00e9 possa nascere l&#8217;Io superiore, che aspira alla Verit\u00e0, cio\u00e8 a Dio. Come il bruco che \u00e8 chiamato a divenire farfalla&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Succede sempre pi\u00f9 spesso, ed \u00e8 tipico delle fasi storiche di estrema confusione e di estrema decadenza. 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