{"id":24778,"date":"2019-06-24T11:15:00","date_gmt":"2019-06-24T11:15:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/24\/e-poi\/"},"modified":"2019-06-24T11:15:00","modified_gmt":"2019-06-24T11:15:00","slug":"e-poi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/06\/24\/e-poi\/","title":{"rendered":"E poi?&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Immersa nella cultura del relativismo, nella filosofia spicciola dell&#8217;edonismo, concentrata senza respiro nell&#8217;inseguimento di piccole soddisfazioni che paiono cospicue solo per la totale mancanza di prospettiva, la stragrande maggioranza delle persone consuma la propria vita in cose di nessun conto, bramando oggetti meschini scambiati per gioielli preziosi, disperdendo tutte le energie per ottenere cose che, anche se raggiunte, non hanno altro potere che di dare un appagamento fugace e illusorio, lasciando l&#8217;anima pi\u00f9 vuota e amareggiata di prima, senza mai spegnere la sete d&#8217;assoluto, anzi accrescendola ed esasperandola. Ogni tanto, per caso, una vaga intuizione si fa strada nelle tenebre e brilla per un istante di luce vivissima, poi subito si spegne: l&#8217;intuizione di come si potrebbe vivere, di cosa potrebbe essere l&#8217;esistenza terrena se si fosse consapevoli di qual \u00e8 il suo vero fine; s&#8217;intravede per un attimo, si pregusta, quel meraviglioso senso di pace che viene dal non bramare pi\u00f9 nulla, dal non inseguire pi\u00f9 nulla, dal non essere pi\u00f9 schiavi di appetiti e desideri incessanti, di oggetti carnali, che imprigionano l&#8217;anima nella dimensione terrena e le tarpano le ali al grande volo, cui si sentirebbe chiamata. Ma sono solo intuizioni fugaci, subito respinte nelle profondit\u00e0 della coscienza dall&#8217;incalzare di nuove brame e di nuovi timori, dalla corsa dissennata dietro speranze illusorie di felicit\u00e0. Perch\u00e9 l&#8217;uomo \u00e8 fatto per la felicit\u00e0, su questo non vi \u00e8 il minimo dubbio, dunque \u00e8 fatto per la vita e non per la morte; ma che cosa sia la vera felicit\u00e0, che cosa voglia dire vivere realmente la propria vita, su questo regnano la pi\u00f9 grande confusione e i pi\u00f9 grandi fraintendimenti. Il carattere tecnico della societ\u00e0 moderna fa s\u00ec che ci si ponga di fronte alle cose con una mentalit\u00e0 essenzialmente tecnica: le si considera con l&#8217;occhio del Logos strumentale e calcolante: quanto possono rendere, se vale o no la pena di fare, quanto tempo, quanto denaro, quali vantaggi se ne possono ricavare. Non sappiamo pi\u00f9 guardare alle cose per se stesse, con stupore e gratitudine, in maniera disinteressata: come osservava Oscar Wilde pi\u00f9 d&#8217;un secolo fa, sappiano il prezzo di tutto, ma non conosciamo il valore di niente.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una frase che si sentiva ripetere continuamente, fino a qualche anno fa solo nell&#8217;ambito della cultura profana, poi, da qualche tempo in qua, anche in quello della religione cattolica; una frase rivolta ai giovani, che li esorta a <em>inseguire i propri sogni<\/em>. E fa male al cuore udirla ripetuta con tanta leggerezza e, ahim\u00e8, con tanta convinzione: perch\u00e9 \u00e8 difficile trovare una frase pi\u00f9 stupida e pi\u00f9 grossolanamente demagogica, insulsa e pericolosa, o quanto meno fuorviante. <em>Inseguire i propri sogni<\/em>: \u00e8 a questo che gli adulti devono spingere i giovani? Niente affatto: essi devono esortarli a seguire la via del dovere, la via della verit\u00e0 e la via del sacrificio: questo dovrebbero fare gli adulti, per avere la coscienza a posto nei confronti delle giovani generazioni. L&#8217;espressione <em>vivere i propri sogni<\/em>, non significa nulla; prima bisogna vedere che tipo di sogni siano; potrebbero anche essere degli incubi. In questa fase storica, segnata dalla cultura del relativismo, si direbbe che tutto sia uguale a tutto, che tutto vada egualmente bene, purch\u00e9 ci sia la sincerit\u00e0, purch\u00e9 si sia se stessi. Questa \u00e8 una enorme sciocchezza e una vera e propria contro-pedagogia. Che vuol dire <em>essere se stessi<\/em>? Il bambino, il giovinetto non sono ancora se stessi, per il semplice fatto che ancora non sanno chi siano: la loro personalit\u00e0 deve ancora formarsi, i loro i valori e ideali sono ancora in via di formazione. Essi stanno, per cos\u00ec dire, osservando e assaggiando il mondo; come si pu\u00f2 chiedere loro di essere se stessi, prima di averli sufficientemente istruiti a distinguere fra il bene e il male, fra il dovere e il piacere, e aver fatto comprendere loro che il bene deve essere preferito al male, e il dovere al piacere?<\/p>../../../../n_3Cp>C&#8217;\u00e8 un episodio minore, nella vita di san Filippo Neri (1515-1595), che bene illustra questo concetto; cos\u00ec lo rievoca lo scrittore Giuseppe Fanciulli nella sua biografia del santo, <em>La vita degli angioli<\/em> (Roma, Edizioni Paoline, 1976, pp. 98-100):<\/p>\n<p><em>Se a taluno [&#8230;] Filippo Neri mostrava le alte cime, a tutti raccomandava di misurare le forze in prove modeste, per acquistare il modo di riuscire in quelle gravi: &quot;Attendete a vincervi nelle cose piccole, se volete vincervi nelle grandi&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Lui, di cos\u00ec alto intelletto e di cos\u00ec grande dottrina, lui, ispiratore del Palestrina e del Baronio, raccomandava l&#8217;umilt\u00e0 dell&#8217;intelligenza, perch\u00e9 sapeva che superbia e presunzione sono causa di molti mali, contristando lo spirito cristiano. Implorava: &quot;Figliuoli, umiliate la mente, assoggettate l&#8217;intelletto. Figliuoli, siate umili e state bassi&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>A proposito di vanagloria mondana, pi\u00f9 di una volta un motto di Filippo bast\u00f2 ad allontanarne il desiderio. C&#8217;era fra i suoi discepoli un giovane, chiamato Francesco Zazzara, di bella presenza, di ancor pi\u00f9 bell&#8217;ingegno, dotato di naturale bont\u00e0. Studiava leggi con molto impegno e molto profitto. Le lodi eccessive di parenti incauti e di compiacenti amici l&#8217;avevano un po&#8217; guasto, dandogli una smodata idea di s\u00e9 e di quanto avrebbe potuto fare nel mondo: a sentir lui, gli doveva essere aperta la strada fino ai pi\u00f9 alti gradi, ai pi\u00f9 invidiati onori. Filippo si era accorto di questa brutta piega, ma non gli era sembrati di dover intervenire cin dirette rimostranze, che sarebbero risultate sterili, tanto era l&#8217;infatuamento di quel bravo ragazzo. Anzi, una volta, quando Francesco, parlando con lui, magnificava i risultati dei suoi studi e il trionfo di esami recenti, mostr\u00f2 di secondarlo con la pi\u00f9 grande amabilit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Oh, beato te, mio caro Francesco! Adesso tu studi; poi, fatto dottore, comincerai a guadagnar bene, sarai avocato, farai prosperare la tua casa&#8230;<\/em><\/p>\n<p><em>Il giovane ascoltava un po&#8217; meravigliato. E Filippo con pi\u00f9 vivo entusiasmo:<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Potrai entrare in Curia e far presto a salire. Beato te, beato te! Forse ti daranno incarichi per le nunziature e girerai il mondo, onorato e riverito da per tutto&#8230; Beato te!<\/em><\/p>\n<p><em>Francesco Zazzara cercava di indovinare se il padre Filippo lo burlasse un poco; ma no, la sua faccia era come sempre bonaria, e il suo sorriso come sempre schietto.<\/em><\/p>\n<p><em>&#8211; Quando si \u00e8 conosciuti in molte parti, &#8211; seguit\u00f2 a dire Filippo &#8212; da ogni pare viene onore e ricchezza. Certo, nella scala del mondo tu arriverai fino in cima&#8230; Beato te, beato te!<\/em><\/p>\n<p><em>Dicendo l&#8217;ultimo &quot;Beato te&quot; prese tra le palme la testa del giovane e amorevolmente la trasse sul suo petto. Disse, quasi all&#8217;orecchio, in un soffio che raccoglieva tutta l&#8217;anima: &#8211; E poi?<\/em><\/p>\n<p><em>Le due brevi parole scesero fino al cuore del giovane e vi suscitarono una tempesta. In quel movimento improvviso, tutta la vanit\u00e0 delle vanit\u00e0 si rivelava; e la risposta da dare a quel formidabile &quot;E poi?&quot;, faceva tremare. Francesco intese che l&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 il maggior decoro dei grandi, e che la vera grandezza non \u00e8 quella concessa dal modo. Cambi\u00f2 vita, entr\u00f2 fra i padri dell&#8217;Oratorio, e segu\u00ec in tutto la Regola di Filippo.<\/em><\/p>\n<p>E poi? Conquistare l&#8217;amore di tante donne (o di tanti uomini): e poi? Ammassare grandi ricchezze, potersi concedere uno stile di vita da re: e poi? Scalare le vette del potere, giungere al vertice, avere tutti gli altri sotto di s\u00e9: e poi? La vita dei singoli, come quella delle societ\u00e0, \u00e8 dominata dalla funesta illusione che il piacere, la ricchezza e il potere siano i fini dell&#8217;esistenza, mentre non sono che tappe, e sovente dei pericoli o delle distrazioni, sulla via del proprio perfezionamento spirituale. Perch\u00e9 \u00e8 questo il fine della vita: raggiungere la propria perfezione, compito mai definitivamente raggiunto, ma capace di conferire all&#8217;anima la pace che essa brama, e di assegnarle una meta, uno scopo, nella grande palude del provvisorio e dell&#8217;effimero. Vi sono persone che dedicano tutti i loro pensieri alle conquiste sessuali, o al possesso di beni di consumo, o alla cura estetica del proprio corpo, o al modo di accrescere sempre pi\u00f9 la loro disponibilit\u00e0 di denaro; persone che farebbero qualsiasi cosa, che scenderebbero a qualunque compromesso, che non si tirerebbero indietro di fronte ad alcuna bassezza pur di conseguire tali scopi. E poi? Una volta collezionata una nuova avventura erotica, acquistato un nuovo vestito firmato o una nuova automobile di prestigio, ottenuta un&#8217;ulteriore promozione, con relativo aumento di stipendio e di potere decisionale: che altro fare, che altro volere? Sempre le stesse cose? Ancora e sempre, fino alla saziet\u00e0, fino alla noia? Sempre con l&#8217;ansia di riuscire o il timore di fallire, sempre in balia di qualcosa di esterno? Anche se la cultura contemporanea esalta il vitalismo, l&#8217;attivismo ed il fare, sino alla frenesia, la verit\u00e0 \u00e8 che essa insegue il nichilismo: la domina un istinto di morte, non di vita. Tutte le cose che essa rappresenta come desiderabili, come degne dei nostri sospiri e delle nostre brame, sono cose effimere, passeggere: attaccarsi ad esse, pertanto, significa attaccarsi a un destino di morte. \u00c8 come voler salire a ogni costo su una nave la cui meta, lo si sa, \u00e8 il naufragio. \u00c8 un istinto di morte che spinge il viaggiatore, pur dopo essere stato messo in guardia, a salire sulla nave condannata; ed \u00e8 un istinto di morte quello che spinge tante persone ad attaccarsi alle cose destinate a consumarsi e a finire. La cura esagerata del proprio aspetto, per esempio, non nasce da amore per la vita, ma da un cupo istinto di morte: il corpo \u00e8 destinato alla morte, quindi dedicare ad esso tutti i propri pensieri, concentrare su di esso tutte la proprie cure, nel folle desiderio di far s\u00ec che esso appaia sempre giovane e desiderabile, in una lotta impossibile contro il tempo che scorre, \u00e8 nient&#8217;altro che una lucida follia; eppure quante persone se sono stregate! Attaccarsi al denaro, al potere, \u00e8 lo stesso che attaccarsi alla giovinezza: nessuna di tali cose \u00e8 destinata a durare, a permanere: sono tutte provvisorie. L&#8217;uomo, in quanto creatura terrena, \u00e8 provvisoria; ci\u00f2 che in lui non \u00e8 provvisorio, ma durevole, non viene degnato della minima attenzione dalla maggior parte delle persone. Vi sono persone che non dedicano alla propria anima, al proprio destino immortale, neppure la centesima parte del tempo e dell&#8217;interesse che dedicano, invece, al proprio abbigliamento, alla propria abbronzatura e al proprio taglio di capelli. \u00c8 come se tali persone avessero deciso di stabilirsi a vivere in umida cantina senz&#8217;aria e senza luce, quando avrebbero a disposizione un meraviglioso palazzo, con un verde giardino pieno di fiori e di profumi. Ignoranza? Certo: ma non solo; anche la presunzione di credersi furbi e intelligenti; anche la vanit\u00e0 di stupire gli altri non per quel che si \u00e8, ma per quel che si possiede e che si pu\u00f2 sfoggiare, come un nuovo ricco che vuol far sapere a tutti che nuota nel denaro e che pu\u00f2 levarsi qualunque capriccio.<\/p>\n<p>Mentre la societ\u00e0 profana, mano a mano che si diffondeva la mentalit\u00e0 consumista, sprofondava sempre pi\u00f9 in quest&#8217;orizzonte asfittico, c&#8217;era un&#8217;oasi di spiritualit\u00e0 e di riflessione sul vero significato della vita, ed era la Chiesa. Il clero, nel complesso, fino a oltre la met\u00e0 del XX secolo, aveva conservato e tramandato una visione spirituale della realt\u00e0; non aveva mai perso il contatto con il sacro e con l&#8217;eterno; e non aveva mai smesso di richiamare le anime dalla futilit\u00e0 della vita carnale alla necessit\u00e0, alla verit\u00e0 e alla bellezza della vita spirituale. Poi, a partire dal Concilio Vaticano II, tutto \u00e8 cambiato. La mentalit\u00e0 carnale \u00e8 penetrata nella Chiesa; il clero ha cominciato a ragionare e a sentire come gli uomini carnali; si \u00e8 scordato che il vero cristiano vive nel mondo, ma non appartiene al mondo. Lo ha fatto un po&#8217; per sentirsi moderno, un po&#8217; per scusare una propria tendenza verso la carnalit\u00e0: perch\u00e9 i preti viziosi c&#8217;erano anche allora. L&#8217;ascetismo \u00e8 stato denigrato e la spiritualit\u00e0 deprezzata; la vita contemplativa ha cominciato ad apparire anacronistica e sterile. Oggi le omelie domenicali della maggior parte dei preti, per non parlare dei documenti del signor Bergoglio, sanno di sociologia, di psicologia, di politica, di ecologia, ma non hanno il minimo sentore di spiritualit\u00e0. Non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 il profumo dell&#8217;infinto, quando si entra in una chiesa; i luoghi sacri sono stati trasformati in luoghi mondani, con la scusa della carit\u00e0 (ostentata ed esibita). Per esempio, le basiliche sono state trasformate in mense per i poveri, togliendo i banchi da preghiera: a che scopo, se non per sfregio verso la spiritualit\u00e0? Altre volte la scusa \u00e8 stata il dialogo col diverso: ed ecco le basiliche trasformate in palcoscenico per orridi spettacoli inneggianti al disordine morale. Ma senza spiritualit\u00e0 ci si perde nella notte del mondo. Un cristiano che non sa pregare, che sa solo fare, operare, non \u00e8 pi\u00f9 un cristiano, non \u00e8 nemmeno un uomo spirituale, ma un uomo carnale. Per quanto nobili possano essere in teoria le sue intenzioni, ha fatto la scelta di appartenere al mondo anzich\u00e9 a Dio. L&#8217;ultima congregazione cattolica a fare le spese di questa vera e propria offensiva contro la spiritualit\u00e0 \u00e8 quello delle Piccole Suore di Maria Madre del Redentore: sono incorse nelle ire del Vaticano perch\u00e9 accusate fra l&#8217;altro di dedicare troppo tempo alla preghiera e in modo troppo &quot;tradizionale&quot;, bench\u00e9 Ges\u00f9 in Persona abbia raccomandato di pregare sempre, senza stancarsi, e ne abbia l&#8217;esempio. Oggi la (falsa) chiesa vuol salvare la foresta amazzonica, gli <em>indios<\/em>, il clima, i migranti, i poveri: tutte cose in s\u00e9 lodevoli, sia chiaro: ma dov&#8217;\u00e8 la grazia? Dov&#8217;\u00e8 la vita eterna? Dov&#8217;\u00e8 Ges\u00f9 Cristo? Ora, poniamo che si salvino tutte le foreste e tutti i poveri della terra. E poi?&#8230; Non avremo ancora risolto il problema essenziale: perch\u00e9 l&#8217;uomo, senza Cristo, sar\u00e0 <em>sempre<\/em> povero.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Immersa nella cultura del relativismo, nella filosofia spicciola dell&#8217;edonismo, concentrata senza respiro nell&#8217;inseguimento di piccole soddisfazioni che paiono cospicue solo per la totale mancanza di prospettiva,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[92],"class_list":["post-24778","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24778","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24778"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24778\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24778"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24778"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24778"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}