{"id":24769,"date":"2018-03-27T09:45:00","date_gmt":"2018-03-27T09:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/27\/e-intanto-ridono-ma-di-cosa\/"},"modified":"2018-03-27T09:45:00","modified_gmt":"2018-03-27T09:45:00","slug":"e-intanto-ridono-ma-di-cosa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/03\/27\/e-intanto-ridono-ma-di-cosa\/","title":{"rendered":"E intanto ridono. Ma di cosa?"},"content":{"rendered":"<p>A un osservatore anche distratto non sar\u00e0 sfuggito che la\u00a0 cifra della neochiesa, e particolarmente del pontificato attuale, \u00e8 la risata. Bergolio ride, ride continuamente; ride Sosa Abascal, quello che afferma di non credere all&#8217;esistenza del diavolo; ridono Paglia e Galantino, tutte le volte che parlano in pubblico, e specialmente quando s&#8217;incontrano fra di loro; ride James Martin, facendo le corna e le boccacce in televisione; ride il cardinale Marx, ride il cardinale Sch\u00f6nborn, quello che invita il transessuale Conchita Wurst nella cattedrale di Santo Stefano; ridono Antonio Spadaro, Antonio Rizzolo, Hans K\u00fcng, Walter Kasper. La Chiesa cattolica sta andando a pezzi, ma essi ridono; la fede si sta squagliando come nebbia al sole, ma loro ridono; il popolo cattolico \u00e8 gettato dai suoi stessi pastori nella pi\u00f9 grande confusione, nel turbamento, nell&#8217;amarezza, ma il riso non manca mai sulle loro labbra. Bergoglio ride pi\u00f9 di tutti: si mette il naso da pagliaccio; si pone in capo il sombrero; va a trovare le suore di clausura e ride a gola spiegata, raccontando barzellette; parla a raffica, rilascia interviste, improvvisa dovunque e ride, ride sempre, con gli occhi lustri dalla soddisfazione, mentre i fotografi gli scattano un\u00a0<em>flash<\/em>\u00a0dietro l&#8217;altro, e la sua immagine ridanciana compare sulle copertine di tutti i giornali. Dice che Ges\u00f9 fa lo scemo, che Ges\u00f9 si \u00e8 fatto diavolo, e poi ride; Paglia fa affrescare il suo domo con un affresco blasfemo, e intanto ride; magnifica le qualit\u00e0 morali di Marco Pannella, e ride; e cos\u00ec Galantino: dice che Dio risparmi\u00f2 Sodoma, e poi si mette a ridere. Ride il cardinale Tagle, quello che si fa fotografare, ridente, accanto ai transessuali con la maschera da porco; quello che insegna a Bergoglio come si fa il gesto delle corna davanti ai fedeli; non il segno della croce, il segno delle corna: e ridono, ridono a pi\u00f9 non posso, pi\u00f9 divertiti che mai, come fossero al circo, come fossero a uno\u00a0<em>show<\/em>\u00a0televisivo di quart&#8217;ordine. E tutti quanti a ridere con loro e a battere le mani: che clero simpatico, che papa allegro, che arcivescovi scherzosi e alla mano! E intanto Bergoglio dice ai ragazzi di svegliarsi, di stare attenti, di non credere alle\u00a0<em>fake news<\/em>, e intanto fa rientrare alla grande monsignor Vigan\u00f2, costretto a dimettersi per una colossale, sfrontata\u00a0<em>fake news<\/em>; e ridono entrambi.<\/p>\n<p>Si faccia attenzione: tutti costoro non sorridono, ma\u00a0<em>ridono<\/em>: ridono a piena gola. Ridono strizzando gli occhi lustri, quasi con le lacrime per il troppo ridere. Ridono e si piegano in avanti, come si fa nelle tavolate alle feste per l&#8217;addio al celibato, sotto la raffica delle barzellette sporche. Qualcuno dir\u00e0 che non c&#8217;\u00e8 niente di male, che siamo i soliti ipercritici, perfino paranoici. Ma c&#8217;\u00e8 una bella differenza fra sorridere e ridere; specie quando si ricopre un ruolo come quello di papa, cardinale o vescovo; specie quando si \u00e8 nello svolgimento delle proprie funzioni; specie quando il momento che la Chiesa sta vivendo \u00e8 serio, serissimo.\u00a0<em>C&#8217;\u00e8 un tempo per ridere e un tempo per piangere<\/em>, dice la saggezza della\u00a0<em>Bibbia<\/em>. E ancora: i grandi Santi non ridevano, ma sapevano sorridere. San Pio da Pietrelcina non rideva; non rideva san Leopoldo Mandic; non ridevano i grandi papi dell&#8217;Otto e Novecento, Pio IX, Leone XIII, Pio X, Pio XI e Pio XII, anche se sapevano sorridere tutti, di un sorriso mite e gentile. Giovanni Paolo I? Nossignore: anche lui sorrideva, ma non rideva in quella maniera scomposta. Ges\u00f9 rideva? Ne dubitiamo. Di certo sorrideva, perch\u00e9 sorridere \u00e8 una espressione di benevolenza e di umana simpatia. Ma ridere, \u00e8 un&#8217;altra cosa: \u00e8 una cosa tutta umana, troppo umana; e ridere in continuazione, a gola spiegata, mentre le anime sono turbate, ha qualcosa di diabolico. Non si ride mai in maniera del tutto innocente: si ride sempre di qualcuno, si ride sempre alle spalle di qualche altro che si trova in svantaggio, che diviene oggetto di divertimento. Ne abbiamo gi\u00e0 parlato, a suo tempo, in un apposito saggio, prendendo le mosse da una osservazione del critico Giovanni Antonio Cesareo a proposito dell&#8217;<em>Inferno<\/em>\u00a0di Dante, dove i diavoli ridono sguaiatamente (cfr.\u00a0<em>Sulla natura del riso<\/em>, pubblicato originariamente sulla rivista\u00a0<em>Alla Bottega<\/em>, Milano, n. 5, 188, e ripubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 27\/03\/2017). Sicuramente ridevano di Ges\u00f9 Cristo i soldati romani mentre lo flagellavano nel pretorio, lo incoronavano di spine, lo percuotevano con una canna sulla testa, dopo averlo bendato; sicuramente ridevano quei Giudei che, mentre agonizzava sulla croce, gli dicevano:\u00a0<em>Tu che hai detto di saper distruggere e ricostruire il Tempio in tre giorni, salva te stesso!\u00a0<\/em>No, il riso non \u00e8 mai una cosa del tutto innocente; si addice quasi sempre agli animi grossolani e alle situazioni sconvenienti; meno ancora \u00e8 &quot;pulito&quot; quando esso si esplicita ai danni di qualcuno per il sollazzo degli altri. Infatti ridere di qualcuno \u00e8 anche un&#8217;arma, un modo per ridicolizzarlo, per ridurlo al silenzio: una folla che ride di una persona \u00e8 una folla crudele; e l&#8217;equivalente della risata in letteratura, cio\u00e8 la satira, \u00e8 uno strumento cos\u00ec tagliente, da poter distruggere qualsiasi avversario. Don Chisciotte subisce pi\u00f9 volte l&#8217;oltraggio delle risate: l&#8217;atteggiamento degli altri lo riduce a uno strumento di divertimento, al rango di un pagliaccio. E il protagonista de\u00a0<em>L&#8217;uomo che ride<\/em>, di Victor Hugo, \u00e8 stato trasformato, da bambino, in una maschera mostruosa per strappare le risate del pubblico, mediante una orribile e spietata operazione di chirurgia facciale, che lo segner\u00e0 per tutta la vita. Perch\u00e9 la risata sia qualcosa di pulito, bisogna che sia come quella dei bambini: loro s\u00ec (e non sempre) son capaci di ridere senza malizia. Se un adulto sa ridere con la stessa innocenza di un bambino, allora la sua risata \u00e8 una cosa buona; ma \u00e8 piuttosto raro. San Giovanni Bosco, che viveva in mezzo ai ragazzi e che voleva sottrarli alla strada del male, attirandoli alla vita buona anche per mezzo del divertimento, senza dubbio sapeva ridere e soprattutto far ridere, ma di quella risata calda che fa bene al cuore.<\/p>\n<p>Non stiamo dicendo che \u00e8 male ridere; stiamo dicendo che il riso ha sovente qualcosa di cattivo, e che i\u00a0 massimi esponenti del clero, in pubblico, nella solennit\u00e0 dei loro uffici, farebbero meglio ad astenersene. Ha qualcosa di sconveniente, perfino di sgradevole. E lasciamo che Umberto Eco, nel suoi banale e inutile romanzo\u00a0<em>Il nome della rosa<\/em>, ingiustamente celebre, se la prenda con la Chiesa brutta e oscurantista che vorrebbe proibire il riso: ci basta vedere tutte quelle risate sulla bocca del neoclero progressista e su quella dei suoi amici laici, il professor Riccadi, per esempio, o Enzo Bianchi (che \u00e8 un laico, anche se pare vestito da prete e se qualcuno lo vorrebbe cardinale), o i vaticanisti insopportabilmente servili verso il signor Bergoglio, quelli che non si erano accorti della falsificazione della lettera di Benedetto XVI; ci basta vedere un tale spettacolo, perch\u00e9 tutto questo gran ridere ci venga in sospetto, e peggio. Non possiamo fare a meno di domandarci quale sia, o quali siano, le ragioni di tanta allegria, di un cos\u00ec diffuso buonumore; perch\u00e9 la crisi della Chiesa \u00e8 sotto gli occhi di tutti, come pure la crisi dei valori morali che la Chiesa ha sempre difeso e sostenuto, nei quasi duemila anni della sua storia. Perci\u00f2 ci domandiamo: che cos&#8217;\u00e8 che fa ridere tanto il signor Bergoglio? L&#8217;umiliazione e il castigo inspiegabilmente inflitti ai Francescani e alle Francescane dell&#8217;Immacolata? Il fatto che il cardinale Caffarra sia morto senza aver avuto da lui un cenno di riscontro riguardo ai<em>\u00a0dubia<\/em>\u00a0su\u00a0<em>Amoris laetitia<\/em>, n\u00e9 sulla richiesta di un colloquio privato col pontefice, lui e gli altri tre cardinali? Ci chiediamo: che cosa lo diverte tanto, cosa lo fa ridere continuamente? I dati statistici sul crollo del cattolicesimo nella sua America latina, che parlano di un quarto dei cattolici che hanno lasciato la Chiesa, negli ultimi anni, per aderire alle numerose sette protestanti? Lo sterminio dei cattolici nei Paesi ove agisce il terrorismo islamico, quel terrorismo islamico che lui non vuol sentire neanche nominare, avendo affermato che non esiste? Oppure lo diverte che un sacerdote, nel bel mezzo della messa di Natale, a Torino, si rifiuti di far recitare il\u00a0<em>Credo<\/em>\u00a0ai fedeli, dicendo che lui non ci crede? O che un altro, a Genova, abolisca la Messa natalizia per una forma di rispetto verso i migranti? Lo diverte che un altro prete, a Milwaukee, Stati Uniti, si dichiari omosessuale in chiesa, davanti ai suoi parrocchiani? O che un altro prete americano, il gesuita Martin, sostenga che molti santi erano gay? O che l&#8217;arcivescovo di Santiago abbia ordinato sacerdoti due omosessuali notori? O che il vescovo di Rodez, in Francia, ordini i nuovi sacerdoti al ritmo delle danze sacre del dio Siva, con tanto di balletto ind\u00f9, davanti all&#8217;altare maggiore della sua cattedrale? Sono queste le cose che lo fanno ridere, che lo divertono? E se non sono queste, cosa lo spinge ad una ilarit\u00e0 cos\u00ec incontenibile, debordante, bench\u00e9 un osservatore anche mediocre vede bene che ride solo con la bocca, facendo le smorfie, ma gli occhi no, quelli non ridono affatto, quelli restano duri e freddi come il ghiaccio, con uno sguardo che fa paura? Perch\u00e9 nessuno ride senza una ragione; si ride sempre per qualcosa. Si pu\u00f2 sorridere anche senza una ragione specifica, perch\u00e9 il sorriso \u00e8 un atto di gratitudine verso la bellezza del mondo; ma la risata piena, quella deve avere un motivo definito. Ma qual \u00e8 il motivo per cui Bergoglio ride e fa ridere le suore di un convento di clausura? Proviamo a riflettere. Una suora di clausura \u00e8 una persona che ha fatto una scelta: una scelta radicale, che, giudicata dall&#8217;esterno, pu\u00f2 piacere o non piacere, ma, se coerente, esige sempre, crediamo, un profondo rispetto: se non altro perch\u00e9 \u00e8 una scelta ardua, controcorrente, una scelta di solitudine, raccoglimento, silenzio. Non si capisce perch\u00e9 una suora di clausura debba ridere; non si capisce perch\u00e9 qualcuno debba recarsi in convento per farla ridere. Ha piet\u00e0 di lei, della sua solitudine, della sua esistenza nascosta e mortificata? E vuole darle cinque minuti di allegria, per alleviare la tristezza in cui la crede immersa? Se \u00e8 cos\u00ec, costui non ha capito niente: non ha capito che, dal punto di vista della scelta che quella suora ha fatto, a esser meritevole di compassione \u00e8 lui stesso, non lei. Lui \u00e8 ancora avviluppato negli inganni del mondo, lei ha conquistato la libert\u00e0. E che cosa pu\u00f2 aspettarsi una suora di clausura, dalla visita di un sacerdote, e, a maggior ragione, dalla visita del sommo pontefice? Di che cosa ha bisogno, una suora di clausura? Che il papa venga nel suo convento e si metta a raccontare barzellette? Oppure che la guardi negli occhi, che le rivolga parole di fede, speranza e carit\u00e0; o magari che l&#8217;ascolti, che la faccia parlare, che le chieda se pu\u00f2 dirle qualcosa di utile, se pu\u00f2 chiarirle qualche dubbio? Ma Bergoglio, figuriamoci: i dubbi, lui, \u00e8 specializzato nel suscitarli, non certo nel chiarirli. Che nessuno si azzardi a portare un dubbio di fede davanti al signor Bergoglio: si sentir\u00e0 rispondere che non ci sono risposte, che nessuno ha la risposta, e che deve anzi diffidare di chiunque dica di averla. Questa \u00e8 l&#8217;assistenza spirituale che il signor Bergoglio \u00e8 capace di offrire ai cattolici. Ma allora, perch\u00e9 andare in un convento di clausura e far ridere le suore, oltretutto in maniera scomposta, come si evince dalle fotografie dell&#8217;evento? E, fra parentesi, cosa c&#8217;entra il fotografo con un convento di clausura? Chi lo ha fatto entrare, e con quali intenzioni, se non quelle di magnificare, sempre pi\u00f9 servilmente e sempre pi\u00f9 demagogicamente, la grande simpatia e il calore umano del signor Bergoglio? A noi sembra che il solo scopo di quella visita, con quelle modalit\u00e0 mediatiche, sia stato &#8211; oltre, naturalmente, alla bassa propaganda personale del <em>caudillo<\/em> &#8211; quello d&#8217;introdurre deliberatamente il disordine fra le sacre mura di un convento di clausura. Al posto del silenzio, il rumore; al posto del raccoglimento, la barzelletta; al posto della contemplazione, la risata. Quelle suore hanno lasciato il mondo per trovare il silenzio, e, nel silenzio, Dio; quel Dio che, per loro, evidentemente \u00e8 cattolico, anche se\u00a0 il dio del signor Bergoglio, per sua esplicita dichiarazione, cattolico non \u00e8. Il silenzio, il raccoglimento, la contemplazione sono il loro cibo spirituale: \u00e8 per essi che hanno lasciato il mondo, la famiglia, gli interessi, il lavoro, qualcuna anche il fidanzato. E il signor Bergoglio cosa fa? Va nel loro convento a portarvi la chiacchiera insulsa, la barzelletta, la risata: tutto ci\u00f2 che viene dal mondo e le distoglie dal bene che stanno cercando.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 fa parte di una precisa strategia: immanentizzare la fede, desacralizzare il sacro: la stessa strategia che persegue permettendo che le chiese e le basiliche vengano trasformate in dormitori e ristoranti. E si noti la diabolica astuzia della strategia: appena un filo la separa dalla perfetta normalit\u00e0, persino dalla simpatia. Non \u00e8 simpatico, un papa che va dalle suore di clausura e porta loro il dono di un poco d&#8217;allegria? Ma la premessa implicita \u00e8 sbagliata: le suore di clausura hanno gi\u00e0 la pace del cuore; se sorridono, non sorridono per delle insulse barzellette; e quel papa che va a farle scompisciare dalle risate \u00e8, letteralmente, un tentatore. Vuol portare lo spirito del mondo dentro le mura del convento; vuol suggerire che non l&#8217;umorismo vale pi\u00f9 della spiritualit\u00e0. Inoltre \u00e8 riuscito, ancora una volta, come sempre, del resto, a trasformare il fatto in una promozione della sua immagine: non si parla delle suore, di cosa vuol dire essere suora di clausura nel mondo d&#8217;oggi: si parla di lui, della sua giovialit\u00e0, della sua umanit\u00e0, della sua semplicit\u00e0. Semplicit\u00e0 soltanto simulata; e umanit\u00e0 del tutto assente. Stiamo parlando di un papa che ha negato anche solo un colloquio a quattro cardiali, che lo avevano chiesto non per ragioni personali, ma inerenti il Magistero; e che ne ha lasciati morire due senza batter ciglio. Stiamo parlando di un papa che ha trattato i Francescani dell&#8217;Immacolata come fossero dei delinquenti, o quasi; e che mai si \u00e8 degnato di spiegar le ragioni di una cos\u00ec dura repressione, n\u00e9 mai, a dire il vero, la sua corte di adulatori servili gliel&#8217;ha chiesto. Il male inizia qui. Si parla sempre e solo di Bergoglio, e pochissimo di Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A un osservatore anche distratto non sar\u00e0 sfuggito che la\u00a0 cifra della neochiesa, e particolarmente del pontificato attuale, \u00e8 la risata. 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