{"id":24762,"date":"2016-01-20T09:00:00","date_gmt":"2016-01-20T09:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/20\/e-adesso-papa\/"},"modified":"2016-01-20T09:00:00","modified_gmt":"2016-01-20T09:00:00","slug":"e-adesso-papa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/01\/20\/e-adesso-papa\/","title":{"rendered":"\u00abE adesso, pap\u00e0?\u00bb"},"content":{"rendered":"<p>Per caso, ad un mercatino dell&#8217;antiquariato, ci \u00e8 capitato fra le mani un volume dalle pagine ingiallite, ma ancora in buono stato, che , sulle prime, non si capiva bene se fosse un romanzo o un diario di guerra, uno dei tanti, di uno sconosciuto soldato &#8212; un aviatore, in questo caso &#8212; che aveva partecipato alla Seconda guerra mondiale, nel settore dell&#8217;Africa Orientale. Il nome dell&#8217;autore non ci diceva nulla: Augusto Serafini; nome fiorentino, probabilmente, dato che l&#8217;unico scrittore di questo nome da noi rintracciato fu un letterato del Rinascimento, di quella citt\u00e0 (c&#8217;\u00e8 stato poi, nel XX secolo, un missionario cappuccino, sempre con quel nome, che ha dedicato cinquant&#8217;anni della sua , dal 1935, a raccogliere bambini senza famiglia in Brasile, e spentosi recentemente, alla bella et\u00e0 di centoquattro anni; ma, anche questo, niente a che fare col Nostro). Insomma, un perfetto sconosciuto.<\/p>\n<p>Il titolo del libro, appunto, faceva pensare pi\u00f9 a un romanzo &#8211; anche se poi ci si accorgeva che era essenzialmente un diario di guerra -: \u00abE adesso, pap\u00e0?\u00bb; la ragione di quel titolo era nel fatto che l&#8217;Autore lo aveva dedicato al figlio, senza dubbio da un campo di prigionia britannico, visto che la dedica, con firma: &quot;Tuo padre&quot;, recava la dicitura&quot;Londiani, Kenya, 1943&quot;. Comunque il libro era stato stampato nel 1949 dalla casa editrice Danesi di Roma, con disegno di copertina del pittore Livio Apolloni (1904-1976) e con una introduzione del generale Giuseppe Santoro, autore, qualche anno dopo, dell&#8217;opera \u00abL&#8217;aeronautica italiana nella seconda guerra mondiale\u00bb, in due volumi (Milano, Esse, 1957), opera ormai fuori catalogo e quasi introvabile. A pie&#8217; di pagina della dedica (&quot;A mio figlio e ai suoi compagni di scuola&quot;), una frase di Kipling: \u00abSe saprai vedere spezzate le cose per cui hai dato la vita e saprai curvarti e ricostruirle con utensili logorati&#8230; sarai un uomo, figlio\u00bb; alla fine della dedica, un augurio e un auspicio, con citazione del Duca d&#8217;Aosta, prigioniero illustre in Kenya, dopo la resa dell&#8217;Amba Alagi: \u00abL&#8217;Africa sia il tuo miraggio, giacch\u00e9 senza spazio qualunque altra conquista isterilisce, la terra nera che serra nel suo grembo la semenza gettatavi dai nostri padri e da noi che vi abbiamo lasciato la giovinezza, l&#8217;Africa sulle cui ambe &quot;i morti montano la guardia in attesa del nostro ritorno&quot;. Questo \u00e8 il mio unico retaggio: esso ti arda nel cuore tutta la vita.\u00bb<\/p>\n<p>Tutto questo d\u00e0 una chiara idea dei sentimenti con cui il libro \u00e8 stato scritto e spiega, forse, il totale oblio nel quale \u00e8 caduto, al di l\u00e0 dei suoi intrinseci meriti letterari, modesti, probabilmente, e della sua veste narrativa non del tutto risolta, fra letteratura e storia. Chi l&#8217;ha scritto \u00e8 un soldato, un aviatore, che ha compiuto prodigi di valore, in condizioni difficilissime, contro un nemico strapotente, e non si rassegna all&#8217;idea che tante lotte e tanto sacrifici, non solo della sua generazione, ma anche di quelle precedenti, debbano scivolare nel nulla. \u00c8 anche un uomo d&#8217;onore che, senza dubbio, vive l&#8217;8 settembre del 1943 come un tradimento, una pugnalata alle spalle nei confronti delle forze combattenti (tale \u00e8 anche la versione data dal generale Santoro): un punto di vista ormai talmente raro da apparire persino incongruo. Di fatto, quell&#8217;auspicio ricorda un po&#8217; troppo lo slogan fascista con cui fu dato l&#8217;annuncio della resa dell&#8217;ultimo esercito italiano in Africa, quello del generale Messe &#8211; in Tunisia, il 13 maggio 1943: \u00abUna cosa \u00e8 certa: in Africa ritorneremo!\u00bb. Ma in Africa non siamo tornati (tranne che per l&#8217;amministrazione fiduciaria della ex Somalia Italiana, su incarico delle Nazioni Unite, nel decennio dal 1950 al 1960), in apparenza senza troppi rimpianti &#8212; a parte i poveri coloni italiani della Libia, cacciati dal colonnello Gheddafi nel 1969 (anche se lo storico Angelo Del Boca &quot;assolve&quot; il colonnello in nome del proprio anticolonialismo di ferro). Insomma, una ragione in pi\u00f9 per spiegare la totale dimenticanza di questo libro &#8211; pur cos\u00ec interessante dal punto di vista memorialistico, oltre che psicologico &#8211; nel clima dell&#8217;Italia repubblicana e democratica post 1945.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 tornare a parlarne, allora? A chi pu\u00f2 interessare che un certo Michelangelo Serafini, aviatore, abbia fatto la Seconda guerra mondiale in Africa Orientale; che abbia compiuto, con altri eroi anonimi, prodigi di valore, prima della resa inevitabile; che sia stato fatto prigioniero e chiuso in un campo britannico del Kenya; che abbia scritto un libro per ricordare i suoi compagni, il valore dei loro sacrifici, e che lo abbia dedicato al figlio, augurandogli di poter riprendere l&#8217;opera rimasta interrotta, in quei vasti spazi di cui una grande nazione ha bisogno, &quot;se non vuole isterilire&quot;? A chi pu\u00f2 interessare, soprattutto, un libro cos\u00ec, oggi che l&#8217;Italia e l&#8217;Europa si trovano a vivere ben altre congiunture storiche, e, dopo aver conosciuto i decenni del benessere &quot;facile&quot;, del consumismo di massa, siano ora entrate nella fase della decadenza, del ristagno demografico, dell&#8217;aborto legalizzato, dell&#8217;oblio delle proprie tradizioni, nella confusione dei matrimoni omosessuali con relative adozioni e\/o concepimenti &quot;assistiti&quot; da una scienza deviata e da una legislazione aberrante, e nella invasione afro-asiatica organizzata e pilotata dagli oscuri poteri finanziari, con l&#8217;avallo di tutti i buonisti e i progressisti, e con l&#8217;assenso dei massimi poteri dello Stato e la benedizione della Chiesa cattolica, schierata in primissima fila per l&#8217;&quot;accoglienza&quot; indiscriminata? In questo contesto storico e culturale, il libro di Serafini sembra quasi un libro di fantasy: le storie di cui parla, i valori cui si ispira &#8212; amor di patria, spirito di sacrificio, senso dell&#8217;onore militare e del valore in guerra &#8212; si direbbero totalmente fuori posto, quasi assurdi.<\/p>\n<p>Eppure, vogliamo credere, una ragione c&#8217;\u00e8, o ci pu\u00f2 essere. Senza voler fare l&#8217;elogio di <em>tutti<\/em> i valori che hanno animato la scrittura di quelle pagine, o del probabile fascismo dell&#8217;Autore (che ricorda il film \u00abLuciano Serra, pilota\u00bb, e non solo per l&#8217;ambientazione); senza voler sposare interamente il suo punto di vista, e riconoscendo francamente che vi \u00e8 una parte, del suo bagaglio intellettuale e spirituale, che \u00e8 ormai divenuta irrimediabilmente anacronistica, pure crediamo che il libro \u00abE adesso, pap\u00e0?\u00bb, ponga alla <em>nostra<\/em> generazione, la generazione di coloro che, oggi, sono padri, una serie di domande ineludibili, alle quali non \u00e8 facile rispondere; nondimeno, ci\u00f2 \u00e8 necessario, oltre che doveroso Ogni generazione dovrebbe sentirsi interpellata da quella dei propri figli: dovrebbe esser capace di spiegare in che cosa ha creduto, per che cosa \u00e8 vissuta, quale eredit\u00e0 morale pensa di aver lasciato dietro di s\u00e9, con i fatti pi\u00f9 che con le parole.<\/p>\n<p>E allora lasciamo perdere, se cos\u00ec si vuole, lo specifico contesto storico di quel libro: anche se \u00e8 un fatto che la cultura repubblicana e democratica del secondo dopoguerra ha avuto troppa fretta di archiviare sia il ricordo della guerra stessa (della guerra fino all&#8217;8 settembre del 1943, intendiamo; perch\u00e9 di quell&#8217;altra, la guerra civile dal 1943 al 1945, ne ha parlato eccome, stravolgendola per\u00f2 fin dal nome e facendola diventare &quot;la Resistenza&quot;), sia quello del colonialismo, lasciando orfani e sopravvissuti alla storia due categorie di Italiani: gli ex combattenti, che si erano battuti valorosamente dal 10 giugno 1940 all&#8217;8 settembre del 1943, e che non meritavano, forse, la trista reputazione che il tradimento del re e di Badoglio ha fatto cadere su tutti loro; e gli ex coloni, rimpatriati dalla Libia, dall&#8217;Eritrea, dalla Somalia e dall&#8217;Etiopia, oltre che dal Dodecaneso, dall&#8217;Albania e perfino dalla piccola &quot;concessione&quot; cinese di Tientsin (ingrandita, dopo il 1918, con l&#8217;accorpamento di quella ex austriaca). Proprio come era toccato ai profughi della Venezia Giulia, in fuga &#8212; quelli s\u00ec, e non per modo di dire! &#8212; dalle foibe del maresciallo Tito e dal terrore del comunismo slavo, sai i reduci, che i coloni rimpatriati si son trovati come relitti in casa propria: a loro veniva chiesto di dimenticare il proprio vissuto, di cancellare il senso delle loro vite, dei sacrifici sopportati, se volevano inserirsi nel nuovo tessuto della nazione: che era, trionfalmente e gloriosamente, antifascista, democratico, antimilitarista, anticolonialista.<\/p>\n<p>Di fatto, quasi tutta la memorialistica italiana sulla Seconda guerra mondiale \u00e8 stata selezionata in base a questo criterio fondamentale: che sputasse fiele e disprezzo sulle ragioni stesse della guerra italiana, ridotta a cinica e irresponsabile iniziativa di un solo uomo, Mussolini; e che presentasse tutte le lotte e le fatiche sopportate come un tragico errore, uno spreco di eroismo, un sanguinoso equivoco. Solo la barbara guerra civile meritava di essere rievocata con enfasi e compiacimento; solo l&#8217;assassinio dei fratelli era degno di venire narrato come qualcosa di cui andare fieri. Quanto al colonialismo italiano, la selezione \u00e8 stata ancora pi\u00f9 severa: i libri come quello del Serafini, si contano sulle dita; spadroneggia il punto di vista <em>politically correct<\/em>, quello di Angelo Del Boca, che vede nel colonialismo italiano solo colpe e vergogne; e il romanzo pi\u00f9 noto relativo a quel periodo, \u00abTempo di uccidere\u00bb, di Ennio Flaiano, pur ambientato in Etiopia, dopo la conquista del 1936, e avendo per protagonista un ufficiale italiano, \u00e8 tutto giocato sul versante ironico e grottesco (abbastanza simile, in questo a \u00abIl deserto della Libia\u00bb, di Mario Tobino). Insomma, se proprio di Africa bisogna parlare, che siano tolti preventivamente qualunque riferimento e qualunque riflessione su quel che di buono l&#8217;Italia ha fatto nelle sue colonie (chi ancora ricorda che la primissima legge imposta in Etiopia, nel 1936, fu, appunto, l&#8217;abolizione della schiavit\u00f9? S\u00ec: perch\u00e9 l&#8217;eroico e simpatico <em>Negus<\/em>, Hail\u00e9 Selassi\u00e9, regnava su un Paese schiavista: che, in pieno XX secolo, consentiva ancora quella barbara istituzione, che i suoi alti protettori inglesi, francesi e americani avevano cos\u00ec aspramente combattuto da pi\u00f9 di un secolo).<\/p>\n<p>Ma lasciamo stare tutto questo; lasciamo stare sia la sfortunata partecipazione italiana alla Seconda guerra mondiale, dal 1940 al 1943 (visto che la cultura ufficiale rifiuta di ammettere ci\u00f2 che \u00e8 piuttosto evidente: che essa fu la quinta, e infelice, guerra d&#8217;indipendenza italiana, e la conclusione ideale del nostro Risorgimento; e che la sconfitta ignominiosa del 1943 segn\u00f2 la fine politica non del solo del fascismo, ma dell&#8217;Italia in quanto nazione libera e sovrana), sia il capitolo del nostro colonialismo, che pure \u00e8 stato tanto importante non solo per le Forze armate, ma per migliaia di nostri contadini e lavoratori, che hanno fatto fiorire il deserto libico, costruito scuole e ferrovie nelle remote montagne abissine, realizzato splendide fattorie nella Somalia oggi abbandonata al caos e al terrorismo dei &quot;signori della guerra&quot;.<\/p>\n<p>Lasciamo perdere tutto ci\u00f2 e domandiamoci: se la generazione perduta, cui appartennero uomini oggi dimenticati, come Michelangelo Serafini, seppe lasciare ai propri figli un patrimonio di forza morale, abnegazione, coraggio, tenacia, pazienza, fede nel domani e nei destini dell&#8217;Italia, anche passando attraverso la peggiore tempesta che la storia moderna abbia mai visto, quale bagaglio ideale e morale \u00e8 capace di lasciare ai propri figli la generazione dei padri odierna? Gli uomini (e le donne) che oggi hanno dai trentacinque ai sessant&#8217;anni (l&#8217;arco di tempo di una generazione, appunto; anche se oggi tale arco si \u00e8 ampliato a dismisura, dato che i figli si fanno non pi\u00f9 a venti, ma a cinquant&#8217;anni), quale eredit\u00e0 di valori, di esempi, di idealit\u00e0, possono lasciare, con buona coscienza, alle nuove generazioni, destinate a prendere il loro posto nel prossimo futuro? Ecco, soprattutto di esempi: perch\u00e9 di belle parole son capaci tutti; e ormai, complici la televisione, la radio e gli altri <em>media<\/em>, le parole si sono ormai talmente inflazionate, che si \u00e8 perfino stanchi di sentir discorsi &quot;seri&quot; (e si preferisce guardare il Grande Fratello, o ascoltare le ultime canzonette di Sanremo, o ridere sgangheratamente alle ultime battute, non sempre felici e non sempre di buon gusto, dei comici che oggi vanno per la maggiore).<\/p>\n<p>La generazione odierna dei padri ha ricevuto, a sua volta, non buoni, ma ottimi esempi da quella dei propri genitori: quella dei Serafini, quella dei &quot;Luciano Serra, pilota&quot;. C&#8217;era della retorica nel loro insegnamento? Pu\u00f2 darsi; ma la loro capacit\u00e0 di sacrificio, quella non era affatto retorica. E non stiamo parlando solo dello spirito di sacrificio militare (siamo certi che qualcuno penser\u00e0 che siamo qui a fare l&#8217;elogio del militarismo: perch\u00e9, in Italia specialmente, e soprattutto dopo il 1945, qualunque discorso deve subito essere letto e interpretato in chiave ideologica, compresi i notiziari atmosferici). Parliamo del nonno, fornaio, che si alzava ogni giorno, estate e inverno, in pace e in guerra (con i bombardamenti sempre in agguato) per impastare il pane; o della nonna, sua valida collaboratrice, che ha anche tirato su, nel migliore dei modi, quattro splendide figlie; del pap\u00e0, militare di carriera, poi insegnante statale, infine preside, che non ha mai chiesto un giorno di permesso sul lavoro, se non per estrema necessit\u00e0; e della mamma, maestra elementare, che si toglieva il pane di bocca per i bambini dei paesi di montagna, senza luce elettrica e senza neanche la strada asfaltata per arrivare, e si faceva immensamente amare da tutti loro.<\/p>\n<p>Parliamo di persone che, per tutta la vita, non hanno mai parlato di &quot;diritti&quot;, tanto meno di diritti che configgessero con l&#8217;unit\u00e0 della famiglia, con la sanit\u00e0 dei costumi, con i valori morali (come quello di abortire legalmente, e a spese del pubblico contribuente, compreso chi non \u00e8 d&#8217;accordo); che non si sono mai messe in mostra per mero narcisismo, lavorando per\u00f2 sodo, sempre; che non hanno mai dato scandalo, n\u00e9 fatto parlare di s\u00e9, se non in bene. Oggi, possiamo dire altrettanto di noi stessi?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per caso, ad un mercatino dell&#8217;antiquariato, ci \u00e8 capitato fra le mani un volume dalle pagine ingiallite, ma ancora in buono stato, che , sulle prime,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[87,248],"class_list":["post-24762","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-africa","tag-seconda-guerra-mondiale"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24762","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24762"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24762\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24762"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24762"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24762"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}