{"id":24753,"date":"2014-10-30T08:02:00","date_gmt":"2014-10-30T08:02:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/30\/27-settembre-1942-il-mortale-duello-fra-lo-stier-e-lo-stephen-hopkins-nel-sud-atlantico\/"},"modified":"2014-10-30T08:02:00","modified_gmt":"2014-10-30T08:02:00","slug":"27-settembre-1942-il-mortale-duello-fra-lo-stier-e-lo-stephen-hopkins-nel-sud-atlantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2014\/10\/30\/27-settembre-1942-il-mortale-duello-fra-lo-stier-e-lo-stephen-hopkins-nel-sud-atlantico\/","title":{"rendered":"27 settembre 1942: il mortale duello fra lo \u00abStier\u00bb e lo \u00abStephen Hopkins\u00bb nel Sud Atlantico"},"content":{"rendered":"<p>La crociera oceanica e le imprese dell&#8217;incrociatore ausiliario tedesco \u00abStier\u00bb (altrimenti noto con il nome di serie di \u00abHSK 6\u00bb, cio\u00e8 \u00abHilfskreuzer 6\u00bb), fra il 1941 e il 1942, appartengono alla cosiddetta terza fase della Battaglia dell&#8217;Atlantico, combattuta dal gennaio al luglio del 1942, e alla seconda ondata di &quot;raiders&quot;, cio\u00e8 di navi corsare partite segretamente dalla Germania per condurre la guerra contro il traffico navale alleato sull&#8217;Atlantico (e, in misura minore, negli altri due oceani), allo scopo di disorganizzarlo, rallentarlo e, se possibile, inibirlo, almeno lungo le rotte pi\u00f9 sensibili e frequentate, quelle indispensabili per il mantenimento in efficienza della macchina militare britannica. Il loro scopo fondamentale era, pertanto, quello di colpire le navi mercantili statunitensi che portavano rifornimenti di armi, combustibili, vettovaglie e materiali strategici verso le Isole Britanniche. A tale traffico erano adibite anche numerose navi inglesi e norvegesi, dopo che la Norvegia era stata occupata dall&#8217;esercito tedesco nella primavera del 1940, le quali dovevano assicurare i rifornimenti, oltre che dagli Stati Uniti, anche dal Brasile, dall&#8217;Argentina e da altre nazioni neutrali, specialmente grano, carne e minerali d&#8217;importanza bellica.<\/p>\n<p>Non sempre la Marina tedesca di superficie, in questa fase della Battaglia dell&#8217;Atlantico, disponeva di personale preparato ed equilibrato come nella prima ondata degli incrociatori ausiliari; o meglio, fermi restando l&#8217;ottimo livello di preparazione professionale, lo spirito di sacrificio, la disciplina e il morale assai combattivo degli equipaggi, non sempre gli ufficiali posti al comando della seconda ondata possedevano quelle doti di umanit\u00e0 e di senso della misura che avevano evidenziato i loro colleghi nella fase precedente, per non parlare di quelli che avevano compiuto imprese memorabili durante la prima guerra mondiale, pur mostrando la massima correttezza verso i prigionieri della navi catturate e facendosi ammirare e stimare perfino dai comandi nemici.<\/p>\n<p>\u00c8 vero che i tempi erano cambiati e cos\u00ec il cima psicologico generale, e questo da entrambe le parti in conflitto. Fra le altre cose, le autorit\u00e0 portuali delle nazioni neutrali, che nei primi mesi della guerra avevano osservato una stretta neutralit\u00e0, adesso prendevano apertamente le parti di quella che appariva come la probabile vincitrice, favorendo in varie maniere le flotte alleate. Per esempio, mentre la tragedia della corazzata tascabile \u00abGraf von Spee\u00bb, dopo la battaglia del Rio de La Plata, era stata determinata dal rigore dell&#8217;Uruguay nel pretendere che essa lasciasse il porto allo scadere del tempo strettamente necessario per le riparazioni pi\u00f9 urgenti (e invano la storiografia di parte alleata si \u00e8 sforzata di presentare tale decisione come &quot;coraggiosa&quot;, perch\u00e9 indicativa della determinazione di un piccolo Stato di opporsi alla &quot;tracotanza&quot; di una grande potenza, mentre \u00e8 vero il contrario: fu un atto di compiacenza verso il pi\u00f9 forte, cio\u00e8 la Gran Bretagna), ora, dopo Pearl Harbor e l&#8217;estensione della guerra agli Stati Uniti, le navi alleate avevano tutto l&#8217;agio di approvvigionarsi e di trovare ricovero, per eventuali riparazioni, oltre che nelle loro numerose basi, anche nei porti di nazioni come l&#8217;Argentina e l&#8217;Uruguay, formalmente neutrali.<\/p>\n<p>Gli incrociatori ausiliari tedeschi, invece, cos\u00ec come le loro navi-appoggio, non potevano contare che sulle proprie risorse, oltre che sui porti della Francia occupata e quelli del lontanissimo Giappone: sia i rifornimenti di combustibile, sia le riparazioni dovevano essere effettuati in mare aperto, se le condizioni lo permettevano, oppure, a loro rischio e pericolo, in qualche baia nascosta delle isole meno frequentate e possibilmente disabitate, come quelle poste in prossimit\u00e0 dei mari antartici. Nessun cantiere era loro accessibile per sostituire pezzi danneggiati o per effettuare riparazioni importanti; nessun porto li avrebbe riforniti di viveri, acqua potabile e verdura fresca, senza contare che essi dovevano conservare il pi\u00f9 stretto riserbo per tenere occulta al nemico la loro presenza e la loro posizione. Perfino le comunicazioni via radio dovevano essere eseguite con la massima discrezione, perch\u00e9 avrebbero potuto tradire le navi corsare e decretarne la fine: e questo nel corso di crociere che duravano molti mesi, a volte pi\u00f9 di un anno.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 quindi comprendere, anche se non sempre giustificare &#8212; sono due concetti profondamente diversi, che lo storico equanime sa ben tenere distinti, ciascuno nel proprio ambito &#8212; la durezza e, talvolta, la mancanza di umanit\u00e0 dei comandanti tedeschi, i quali badavano ormai pressoch\u00e9 esclusivamente al loro scopo di guerra: distruggere la maggior quantit\u00e0 possibile di tonnellaggio nemico, infliggere il massimo danno alla macchina militare alleata, vendendo cara la pelle: il che significava astenersi da tutte quelle azioni che avrebbero potuto preservare la vita degli equipaggi nemici, se le condizioni generali della lotta sugli oceani fossero state diverse e pi\u00f9 equilibrate. In particolare, si trattava di impedire che le navi fermate avessero il tempo di lanciare l&#8217;allarme via radio, richiamando le navi da guerra britanniche e americane che pattugliavano le principali rotte oceaniche, in lungo e in largo, dotate dei pi\u00f9 sofisticati mezzi tecnologici per far fronte a tali attacchi, sia da parte delle navi di superficie tedesche, sia da parte dei sommergibili.<\/p>\n<p>Ora, per ridurre al minimo tale rischio, non esisteva che un mezzo: colpire e distruggere la stazione radio della nave in questione, in modo che il marconista non avesse materialmente il tempo di lanciare l&#8217;allarme; il che, evidentemente, richiedeva che si aprisse il fuoco prima ancora di dare l&#8217;intimazione di fermarsi e lasciarsi abbordare. \u00c8 chiaro che questo implicava il sacrificio di vite innocenti, o, quanto meno, metteva nel conto la possibilit\u00e0 di tale sacrificio. D&#8217;altra parte, non tutte le navi mercantili alleate erano prede inermi, equipaggiate solo con personale della marina mercantile. Spesso, specialmente le navi da trasporto che viaggiavano non in convoglio, ma isolatamente, erano armate di uno o due cannoni e di alcune mitragliere, serviti da personale della marina da guerra, sia inglese che statunitense. Qualcosa di simile a quanto avviene oggi a bordo dei piroscafi o delle petroliere che navigano in acque infestate dalla pirateria internazionale e che sono presidiate, pertanto, da reparti delle marine militari delle nazioni di provenienza (e sappiamo bene cosa \u00e8 accaduto, al largo del porto indiano di Kochi, in occasione di uno di tali viaggi da parte della petroliera italiana \u00abEnrica Lexie\u00bb, il 15 febbraio 2012).<\/p>\n<p>Visto che gli incrociatori ausiliari tedeschi viaggiavano, per sottrarsi alla caccia delle marine alleate, sotto mentite spoglie, simulando, cio\u00e8, la nazionalit\u00e0 di qualche Paese neutrale o amico degli Alleati, essi non godevano di alcuna corazzatura e pertanto, in caso di scontro con i mercantili armati, si sarebbero trovati a combattere in condizioni di fortissima vulnerabilit\u00e0: quasi a parit\u00e0 di rischio con la loro vittima designata. Ogni colpo di cannone avrebbe potuto centrare direttamente la coperta, la sala macchine o la santabarbara: nessuna parte della nave era protetta da corazze; l&#8217;unica protezione era, appunto, affidata all&#8217;abilit\u00e0 del comandante, alla sua prontezza e decisione, vale a dire alla sua capacit\u00e0 di catturare e affondare le navi nemiche prima che queste si rendessero conto di quel che stava accadendo e avessero l&#8217;opportunit\u00e0 di lanciare l&#8217;allarme via etere, oppure, addirittura, di far fuoco con l&#8217;armamento di cui disponevano.<\/p>\n<p>Nella particolare tecnica di colpire le navi nemiche prima ancora di intimare loro la resa, si distinse il comandante del corsaro \u00abMichel\u00bb, Helmuth von Ruckteschell\u00bb (protagonista di due notevoli crociere oceaniche che fruttarono la distruzione di un cospicuo tonnellaggio nemico), il quale, a guerra finita, venne processato e condannato a dieci anni di prigione da un tribunale alleato per crimini di guerra, con la testimonianza decisiva di alcuni marinai britannici, gi\u00e0 prigionieri a bordo della sua nave: fu uno dei due soli ufficiali tedeschi di marina che subirono questa sorte. Von Ruckteschell, peraltro, oltre che un valoroso veterano della prima guerra mondiale, era un uomo colto e raffinato, appassionato di musica classica: tanto va detto non per alleviare le sue responsabilit\u00e0, ma per portare un ulteriore elemento di riflessione circa la complessa psicologia di un comandante navale sottoposto al pesante logoramento di una guerra come quella di corsa, lontano per tempi lunghissimi non solo dalla patria, ma da qualunque costa amica, e gravato dalla incessante responsabilit\u00e0 per la sicurezza della nave e degli uomini a lui affidati.<\/p>\n<p>Altri comandanti tedeschi di questa fase della guerra navale erano, invece, sprovvisti della necessaria esperienza: tale fu il caso di Horst Gerlach, di cui ora diremo, che aveva mostrato le sue scarse attitudini durante la crociera in Atlantico, nella quale fece solo quattro prede da 30.000 tonnellate: per affondare una di esse sprec\u00f2 la bellezza di 150 granate e ne incass\u00f2 a sua volta un paio, il che dice tutto e non ha bisogno di ulteriori commenti. \u00c8 chiaro che il comportamento di uomini come Gerlach pot\u00e9 essere scambiato per brutale, mentre era semplicemente dovuto al fatto che si trovavano a svolgere compiti superiori alle loro capacit\u00e0 e alla possibilit\u00e0 di resistenza del loro sistema nervoso.<\/p>\n<p>Dall&#8217;altra parte della barricata, per cos\u00ec dire, troviamo dei comandanti britannici o americani, i quali, pur essendo in forza alla marina mercantile, avevano sia le responsabilit\u00e0, sia, sovente, i requisiti dei loro colleghi della marina da guerra: esperienza, temperamento, decisione; l&#8217;avere a bordo dei pezzi di artiglieria e delle mitragliatrici li rendeva consapevoli di potersi difendere e, anzi, desiderosi di battersi fino all&#8217;ultimo, in caso di incontro con unit\u00e0 nemiche. Alcuni, come l&#8217;americano Paul Buck del \u00abPeter Hopkins\u00bb, erano non solo dei lupi di mare, ma anche dei comandanti duri e coraggiosi, niente affatto disposti a lasciarsi intimidire dalla vista di un corsaro tedesco: gente decisa ad andare a fondo con la propria nave, piuttosto di arrendersi e concludere ingloriosamente la propria carriera. Qualsiasi cosa si pensi di loro sotto il profilo umano, bisogna ammettere che erano degli uomini intrepidi, quali non si trovavano in tutte le marine mercantili: pi\u00f9 o meno l&#8217;equivalente marittimo di quei pionieri che avevano popolato il West un secolo prima e che, da pacifici allevatori e agricoltori, erano stati sempre pronti a trasformarsi in combattivi difensori della loro terra e della loro stessa vita contro qualunque nemico e specialmente contro gli attacchi delle trib\u00f9 indiane ostili all&#8217;avanzata dei bianchi.<\/p>\n<p>Fu appunto l&#8217;incontro drammatico fra due di questi uomini di mare cos\u00ec diversi fra loro, il tedesco Gerlach e l&#8217;americano Buck, che diede origine a uno dei pi\u00f9 singolari e impressionanti combattimenti navali della seconda guerra mondiale, nel quale due navi mercantili, trasformate l&#8217;una in incrociatore corsaro, l&#8217;altra, pi\u00f9 o meno, in incrociatore ausiliario, si batterono fino all&#8217;ultimo sangue e affondarono entrambe. Se il bilancio dello scontro non fu ancora pi\u00f9 pesante in termini di vite umane, ci\u00f2 si deve alla circostanza che, in quel momento, il corsaro tedesco non era solo, ma si trovava insieme alla nave appoggio \u00abTannenfels\u00bb, con la cui assistenza stava procedendo a delle riparazioni in mare, nel mezzo dell&#8217;Atlantico meridionale, il 27 settembre 1942; per\u00f2 quest&#8217;ultimo decise di non raccogliere i naufraghi americani, dei quali sopravvissero solo 15 su 57. Una fitta nebbia gravava sulla zona, grazie alla quale l&#8217;inesperto comandante tedesco sperava di terminare le riparazioni senza fare spiacevoli incontri: ma quando egli vide sbucare dalla foschia lo \u00abStephen Hopkins\u00bb, lo prese immediatamente a cannonate, senza neppure intimargli il fermo. Quello, sfruttando la distanza ridotta, invece di tentare una impossibile fuga, decise di affrontare il nemico e di vendere cara la pelle: cosa che riusc\u00ec a fare in maniera egregia, pur dovendo fronteggiare anche il \u00abTannenfels\u00bb, subito accorso a sua volta.<\/p>\n<p>Ma chi era la nave corsara che si par\u00f2 davanti al &quot;Liberty&quot; americano, emergendo dalla densa nebbia, in quel fatale giorno di fine settembre del 1942? Si trattava della \u00abStier\u00bb, che, dopo quasi 150 giorni di crociera ben poco fortunata lungo la rotta fra il Sud Africa e il Brasile, si apprestava a concludere ingloriosamente la sua carriera di scorridore dei mari Al comando del capitano di fregata Horst Gerlach, la \u00abStier\u00bb &#8211; varata nel 1936 come nave da carico \u00abCairo\u00bb, ad un solo fumaiolo, 11.000 tonnellate di stazza, armata con 6 pezzi da 150 mm., due lanciasiluri e dotata di due idrovolanti per l&#8217;esplorazione aerea &#8211; era salpata da Rotterdam il 12 maggio 1941 ed era riuscita a guadagnare l&#8217;Atlantico passando per lo Stretto di Dover, nel corso di una battaglia fra le navi che la scortavano e alcune unit\u00e0 britanniche, nel quale era rimasta illesa.<\/p>\n<p>Il drammatico combattimento fra la \u00abStier\u00bb e lo \u00abStephen Hopkins\u00bb \u00e8 stato cos\u00ec rievocato dallo storico navale L\u00e9once Peillard nella sua celebre opera \u00abLa battaglia dell&#8217;Atlantico\u00bb (titolo originale: \u00abLa bataille de l&#8217;Atlantique\u00bb, con prefazioni di Karl D\u00f6nitz e Sir Peter Gretton, Paris, Editions Robert Laffont, 1987; traduzione dal francese di Oliviero Morpurgo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992, pp. 271-3):<\/p>\n<p>\u00abTagliando diagonalmente il Sud Atlantico, molte navi mercantili alleate facevano rotte isolate, armate di uno o due pezzi, serviti da cannonieri della Royal Navy o della U. S. Navy. Era il caso del liberty americano &quot;Stephen Hopkins&quot;, comandato da un vecchio marinaio, il &quot;master&quot; Peter Buck. (Il &quot;liberty&quot; era un tipo di nave mercantile progettato dalla United States Maritime Commission e costruito in serie, mediante il sistema della fabbricazione in migliaia di esemplari (nei soli Stati Uniti ne furono costruiti pi\u00f9 di 2.300), dall&#8217;aprile 1941, per compensare le perdite in navi da carico inflitte dai sommergibili tedeschi. Le &quot;liberties&quot; note in America come &quot;navi EC-2&quot; avevano 7.185 tonnellate di stazza lorda, erano lunghe 135,57 m. e avevano una velocit\u00e0 di 10-11 nodi.) Un cannone da 4 pollici (102 mm.) era oggetto delle migliori cure del sottotenente di vascello K. M. Willett della U.S.N.R. e dei pochi serventi. Essi si tenevano pronti a ribattere al minimo allarme. A proravia dell&#8217;&quot;Hopkins&quot;, due mitragliere da 37 mm. Potevano respingere un eventuale attacco portato da un sommergibile.<\/p>\n<p>Alle 9 del mattino del 27 settembre 1942, il tempo era nebbioso e Buck aveva calcolato di trovarsi circa a 28\u00b0 S &#8212; 14\u00b0 W, quando l&#8217;ufficiale di guardia segnal\u00f2: &quot;bastimento per 310\u00b0. Effettivamente, una nave sconosciuta si dirigeva verso il liberty. Willett batt\u00e9 posto di combattimento. I proietti furono portati a pie&#8217; del pezzo; il 102 fu caricato. Era tempo. Proietti cominciavano a inquadrare lo &quot;Stepehn Hopkins&quot;.<\/p>\n<p>Lo &quot;Stier&quot; aveva aperto il fuoco con i suoi sei cannoni da 150. Il tiro del violatore di blocco &quot;Tannenfels&quot; venne tosto ad aggiungersi a quello del raider.<\/p>\n<p>Con sangue freddo, il comandante Buck non cerc\u00f2 menomamente di sottrarsi. Egli sapeva che il sottotenente di vascello Willett avrebbe reso colpo per colpo. Un duello d&#8217;artiglieria violento e ininterrotto s&#8217;impegn\u00f2 tra le tre navi&#8230; Dopo aver ricevuto 35 proietti, con lo scafo crivellato, con numerose vie d&#8217;acqua, lo &quot;Stier&quot; si ritir\u00f2&#8230;Un proietto tedesco aveva fatto esplodere la riserva di munizioni del cannone di Willett. Buck manovrava, si avvicinava al &quot;Tannenfels&quot; la cui coperta era spazzata dai proietti delle 2 mitragliere da 37 mm. Il secondo dello &quot;Stephen Hopkins&quot;, mentre impartiva degli ordini, aiutava personalmente i serventi di queste. Tuttavia, il liberty, ridotto a un colabrodo, le stive piene d&#8217;acqua, pescava sempre di pi\u00f9. Da prora a poppa, la coperta era in fiamme&#8230; Lo scontro era durato quasi tre ore. Quando, bandiera al vento, lo &quot;Stephen Hopkins&quot; affond\u00f2, lo &quot;Stier&quot; era da tempo scomparso dalla superficie del mare.<\/p>\n<p>Dopo la battaglia, non restava ora che salvare i superstiti.<\/p>\n<p>Gli americani non avevano potuto far filare a mare che un solo canotto di salvataggio, contenente carte e strumenti di navigazione. I naufraghi navigarono 31 giorni prima di toccare le coste del Brasile. Non restavano che 15 superstiti. Il &quot;Tannenfels&quot; s&#8217;era incaricato di salvare i superstiti dello &quot;Stier&quot;. Pot\u00e9 raggiungere Bordeaux senza incidenti.<\/p>\n<p>Quello stesso 27 settembre, il &quot;Michel&quot; non era lontano dal luogo dello scontro. Dopo essersi separato dallo &quot;Stier&quot;, von Ruckteschell era riuscito a distruggere il britannico &quot;Arabistan&quot;, il 14 agosto, l&#8217;&quot;American Leader&quot; e l&#8217;&quot;Empire Dawn&quot;, nella notte tra il 10 e l&#8217;11 settembre. Il comandante tedesco aveva attaccato con la sua solita violenza e ogni volta le perdite di vite umane tra gli equipaggi erano state altissime.<\/p>\n<p>Quando il marconista del &quot;Michel&quot; capt\u00f2 le trasmissioni dello &quot;Stephen Hopkins&quot;, subito seguite da quelle dello &quot;Stier&quot; che affondava ed invocava aiuto, von Ruckteschell pens\u00f2 fosse prudente allontanarsi a tutta velocit\u00e0. Esso and\u00f2 a rifugiarsi, a nascondersi nelle zone ghiacciate e deserte dell&#8217;Antartico. Alla fine di ottobre, il &quot;Michel&quot; passava nell&#8217;Oceano Indiano. Il 1\u00b0 gennaio 1943 il raider, rientrato nell&#8217;Atlantico, si trovava nei pressi di Sant&#8217;Elena.<\/p>\n<p>Von Ruckteschell stava gi\u00e0 dirigendosi a nord per raggiungere un porto della Francia, quando ricevette istruzioni da Berlino. Poich\u00e9 gli inglesi avevamo incominciato la loro offensiva nel Golfo di Guascogna, l&#8217;alto comando tedesco stimava pi\u00f9 prudente dirigere il &quot;Michel&quot; verso il Giappone.<\/p>\n<p>Durante la sua missione, durata nove mesi e dieci giorni, il &quot;Michel&quot; aveva affondato 14 navi per un totale di 94.362 tonnellate.<\/p>\n<p>Lo &quot;Stier&quot; era scomparso, il &quot;Komet&quot; era stato affondato nella Manica in ottobre, il &quot;Thor&quot; era saltato in aria nel porto di Yokohama in novembre. Unico superstite della seconda ondata di raiders, il &quot;Michel&quot; si era rifugiato in Giappone. I raiders della seconda ondata avevano affondato in tutto 31 navi mercantili alleate, per 217.437 tonnellate, nell&#8217;Atlantico, nel Pacifico e nell&#8217;Oceano Indiano.\u00bb<\/p>\n<p>In conclusione, per quanto spettacolari fossero le imprese degli incrociatori corsari tedeschi, per quanto grandi le doti di abilit\u00e0 mostrate dai loro comandanti e quelle di abnegazione degli equipaggi, le industrie americane erano in grado non solo di rimpiazzare prontamente il naviglio affondato, ma di varare sempre nuove unit\u00e0, sempre pi\u00f9 perfezionate e potenti, sempre pi\u00f9 dotate di armi e strumentazione tecnica, che spostavano progressivamente gli equilibri delle forze in mare a favore degli Alleati. Cos\u00ec come per gli armamenti terrestri &#8212; cannoni, mitragliatrici, munizioni, carri armati, autocarri &#8212; e per quelli aerei, i cantieri navali americani sfornavano a ritmo incessante navi che andavano a sostituire quelle perdute o usurate, molte delle quali venivano poi cedute alla Gran Bretagna in base alla famosa legge &quot;affitti e prestiti&quot; (&quot;Lend-Lease Act&quot;): un programma di rifornimento alle macchine militari dell&#8217;Inghilterra e, poi, di altri Paesi, come Unione Sovietica e Cina, che era stato varato ben nove mesi prima dell&#8217;attacco giapponese a Pearl Harbor e, quindi, prima dell&#8217;ingresso ufficiale degli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale.<\/p>\n<p>Quel che potevano fare le navi corsare tedesche contro una simile, gigantesca macchina industriale, era praticamente una goccia nel mare; e infatti, poco dopo, l&#8217;Ammiragliato tedesco decise di sospendere quel tipo di missioni e di puntare tutto sulla carta dei sottomarini, dotati di una sempre maggiore autonomia operativa e, soprattutto, meglio attrezzati per la guerra al traffico mercantile alleato, sferrando i loro attacchi senza dover emergere in superficie. Ma anche gli Alleati stavano perfezionando le tecniche di difesa antisommergibile, nonch\u00e9 l&#8217;efficacia e la precisione del radar, per cui nemmeno i sommergibili avrebbero potuto rovesciare le sorti della lotta in corso, come gi\u00e0 si era visto durante la prima guerra mondiale.<\/p>\n<p>La sconfitta dell&#8217;Asse, in una guerra di lunga durata, era nella natura stessa delle cose: una potenza continentale, come la Germania, non avrebbe mai potuto avere la meglio su delle potenze marittime come quelle anglo-sassoni, specialmente se gi\u00e0 impegnata a fondo contro un&#8217;altra potenza continentale, l&#8217;Unione Sovietica. Quest&#8217;ultima, infatti, poteva contare sul costante flusso di rifornimenti bellici da parte degli Stati Uniti, e ci\u00f2 fin dall&#8217;inizio dell&#8217;Operazione Barbarossa, ossia l&#8217;invasione da parte delle armate tedesche. L&#8217;errore capitale di Hitler fu, appunto, la decisione di invadere l&#8217;Unione Sovietica, senza disporre dei mezzi sufficienti a piegarne la resistenza entro il sopraggiungere dell&#8217;inverno, perch\u00e9 ci\u00f2 ebbe come conseguenza il trasformarsi della &quot;guerra lampo&quot; in guerra di usura, nella quale sia il fattore tempo, sia il fattore spazio giocavano contro l&#8217;Asse.<\/p>\n<p>Si \u00e8 spesso affermato che Hitler, dominato da una mentalit\u00e0 prettamente continentale, non riusc\u00ec mai a comprendere i veri termini del problema militare relativo alla seconda guerra mondiale: l&#8217;impossibilit\u00e0, cio\u00e8, per l&#8217;Asse, di vincere un confronto di lunga durata contro uno schieramento nemico che disponeva del dominio dei mari e, tramite questo, della possibilit\u00e0 di rifornirsi indefinitamente di materie prime e materiali bellici. L&#8217;osservazione \u00e8, in buona sostanza, pertinente: egli avrebbe dovuto o essere in grado di vincere la guerra in pochi mesi, oppure rassegnarsi a non farla: agendo come ag\u00ec, dimostr\u00f2 di essere un giocatore d&#8217;azzardo piuttosto che uno stratega, mettendo il futuro della sua patria sul tavolo verde di una tragica roulette.<\/p>\n<p>Nello stesso tempo, il prolungarsi della guerra fu uno dei fattori determinanti della sua crescente brutalit\u00e0 e del comportamento sempre pi\u00f9 inumano cui gli uomini dovettero adattarsi per sopravvivere, come si vide anche in episodi della guerra navale quali la crociera del comandante Ruckteschell. Si trattava di adeguarsi ai ritmi d&#8217;una ciclopica e inesorabile macchina industriale, nella quale non c&#8217;era pi\u00f9 posto per comportamenti cavallereschi, come quelli del comandante von M\u00fcller dell&#8217;incrociatore \u00abEmden\u00bb all&#8217;inizio della prima guerra mondiale. Chi non diventava spietato, oltre che abile, non durava e metteva in pericolo i suoi uomini: e tale fu il caso del comandante Horst Gerlach dell&#8217;incrociatore ausiliario \u00abStier\u00bb (anche se egli personalmente sopravvisse e rientr\u00f2 in patria: si \u00e8 spento nel 1970). Solo in base a questo contesto inesorabile si pu\u00f2 spiegare il comportamento del \u00abTannenfels\u00bb, che raccolse solo i naufraghi della nave corsara e abbandon\u00f2 al loro destino quelli della nave americana: un modo di agire che macchi\u00f2 l&#8217;onore della Marina tedesca, anche se &#8211; bisogna dirlo per onest\u00e0 storica &#8211; fu nel complesso non molto frequente e, del resto, in linea con quello di taluni ufficiali alleati.<\/p>\n<p>Che dire, ad esempio, di quel pilota americano che, dal suo \u00abLiberator\u00bb, dopo essere passato e ripassato sopra un sommergibile tedesco che non aveva compiuto alcun atto ostile contro di lui, perch\u00e9 impegnato nel soccorso ai naufraghi del transatlantico inglese \u00abLaconia\u00bb, e anzi aveva esibito una bandiera con la Croce Rossa e avvisato in codice che stava soccorrendo anche dei cittadini britannici, lo bombard\u00f2, obbligandolo a immergersi e ad abbandonare quei poveretti? O del comandante dello stesso \u00abLaconia\u00bb, che, dopo il siluramento della sua nave mentre questa affondando, lasci\u00f2 rinchiusi nelle stive 1.800 soldati italiani presi prigionieri davanti ad El Alamein, con le guardie polacche che li colpivano a colpi di mitra e di baionetta, per ricacciali indietro? E che cosa si dovrebbe dire di quegli stessi aguzzini che, alcune ore pi\u00f9 tardi, sporgendosi dalle scialuppe di salvataggio, sulle quali si erano messi al sicuro, tagliavano con l&#8217;accetta le mani ai naufraghi italiani, per impedire loro di aggrapparvisi?<\/p>\n<p>Tutto questo avvenne nelle acque del Sud Atlantico, nei pressi dell&#8217;isola di Ascensione, a met\u00e0 settembre del 1942 (dunque solo pochi giorni prima, e non molto lontano, dal teatro della battaglia fra lo \u00abStier\u00bb e lo \u00abStephen Hopkins\u00bb): ed \u00e8 una realt\u00e0 storica ormai piuttosto ben documentata. Per\u00f2 nessun tribunale militare ha mai processato, n\u00e9 condannato per crimini di guerra, i responsabili di quelle azioni: a conferma della scontata verit\u00e0 che i vincitori si ergono volentieri a giudici degli sconfitti, ma non processano mai se stessi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crociera oceanica e le imprese dell&#8217;incrociatore ausiliario tedesco \u00abStier\u00bb (altrimenti noto con il nome di serie di \u00abHSK 6\u00bb, cio\u00e8 \u00abHilfskreuzer 6\u00bb), fra il 1941<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[156],"class_list":["post-24753","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-germania"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24753","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24753"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24753\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24753"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24753"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24753"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}