{"id":24743,"date":"2015-07-28T07:21:00","date_gmt":"2015-07-28T07:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/due-italiani-in-india-non-i-maro\/"},"modified":"2015-07-28T07:21:00","modified_gmt":"2015-07-28T07:21:00","slug":"due-italiani-in-india-non-i-maro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/due-italiani-in-india-non-i-maro\/","title":{"rendered":"Due italiani in India (non i mar\u00f2)"},"content":{"rendered":"<p>Se fosse ancora in uso, nella cartografia moderna l&#8217;usanza settecentesca di attribuire alle localit\u00e0 geografiche lontane i nomi ispirati dalle prime esperienza che gli Europei ebbero nel contatto con le popolazioni indigene, il porto indiano di Kochi, nello stato del Kerala, dovrebbe figurare sugli atlanti internazionali con il nome eloquente di \u00abPorto del Tradimento\u00bb. Fu qui, infatti, che, nel febbraio del 2012, le autorit\u00e0 indiane attrassero, con l&#8217;inganno (ossia con la richiesta all&#8217;equipaggio di collaborare nella identificazione di alcuni pirati arrestati), la petroliera italiana \u00abEnrica Lexie&quot; e riuscirono facilmente a catturare e mettere in stato di arresto i due fucilieri di marina Salvatore Girone e Massino Latorre, accusati di avere ucciso due marinai indiani.<\/p>\n<p>Ebbene, in quello stesso porto di Kochi, nell&#8217;ormai lontano 1962, sostarono, nel corso di una vacanza nel subcontinente indiano, due scrittori italiani, che erano anche amici: Alberto Moravia e Pier Paolo Pasolini (anzi, tre, considerato che con loro c&#8217;era pure la moglie di Moravia, la scrittrice Elsa Morante): ed entrambi vollero raccontare l&#8217;esperienza di quel viaggio scrivendo, ciascuno, un libro, nel quale giunsero a fornire al lettore due chiavi interpretative diametralmente opposte di quel Paese e di quella cultura.<\/p>\n<p>Cos\u00ec hanno ricordato questo episodio Michael Hardt e Antonio Negri nel loro libro \u00abMoltitudine. Guerra e democrazia nel nuovo ordine imperiale\u00bb (titolo originale dell&#8217;opera: \u00abMultitude\u00bb, USA, Penguin Group, 2004; tradizione a cura di Alessandro Pandolfi, Milano, RCS Libri, 2004, pp.153-155):<\/p>\n<p>\u00abUna volta, due scrittori italiani andarono in vacanza insieme in India, e ognuno di loro scrisse poi un libro su questo viaggio. Uno colse nell&#8217;India soltanto la diversit\u00e0, mentre l&#8217;altro vide le stesse cose che aveva lasciato in Italia.<\/p>\n<p>In &quot;Un&#8217;idea dell&#8217;India&quot;, Moravia cerca di spiegare la diversit\u00e0 dell&#8217;India, ma \u00e8 frustrato dal non poter andare mai oltre gli aspetti pi\u00f9 astratti, dal non riuscire a superarla terminologia metafisica e non potere evitare le tautologie. L&#8217;esperienza gli ha mostrato perch\u00e9 gli europei sono europei e gli indiani sono indiani, ma \u00e8 difficile esprimere questa differenza attraverso le parole pi\u00f9 appropriate. Moravia ritiene che la differenza religiosa potrebbe aiutarlo. L&#8217;India \u00e8 per eccellenza la terra della religiosit\u00e0, scrive Moravia. Le religioni degli indiani sono non soltanto diverse dalle nostre, ma pervadono tutti gli aspetti della vita. L&#8217;IDEA religiosa impregna completamente l&#8217;esistenza. Gli indiani regolano la loro quotidianit\u00e0 con una serie di incomprensibili rituali religiosi. E, tuttavia, egli ritiene che questa idea di una religiosit\u00e0 vivente non sia veramente in grado di cogliere la differenza tra noi e l&#8217;India, differenza che \u00e8 molto pi\u00f9 profonda. In conclusione, l&#8217;estrema difficolt\u00e0 a esprimere il fondamento di questa differenza \u00e8 la conferma della sua ineffabilit\u00e0. Miei cari amici italiani, conclude Moravia, non sono in grado di spiegarvi che cos&#8217;\u00e8 l&#8217;India. Dovete andarci e fare diretta esperienza di questo enigma. Tutto quello che posso dire \u00e8 che l&#8217;India \u00e8 l&#8217;India.<\/p>\n<p>L&#8217;altro scrittore, Pasolini, ha intitolato il suo libro &quot;L&#8217;odore dell&#8217;India&quot;, e cerca di spiegare quanto l&#8217;India sia simile a noi. Nelle strade affollate di Bombay, di notte, l&#8217;aria \u00e8 ricca di odori che gli ricordano quelli di casa: le verdure che stanno marcendo dopo il mercato del mattino, l&#8217;acre odore dell&#8217;olio fritto di un venditore che cucina del cibo all&#8217;angolo della strada, le esalazioni opprimenti delle acque di scolo. Lo scrittore si avvicina a una famiglia che sta svolgendo un complicato rituale sulla sponda del fiume con offerte di frutta, riso e fiori. Ma per lui non c&#8217;\u00e8 nulla di nuovo. I contadini friulani hanno costumi molto simili: rituali agrari di antica origine pagana che sono sopravvissuti lungo i secoli. Poi, naturalmente, vengono i giovani. Lo scrittore discorre allegramente in un inglese improbabile con un gruppo di ragazzi che si sono riuniti all&#8217;angolo della strada. A Kochi, va in soccorso di Revi, un piccolo orfano in lacrime sistematicamente tormentato e derubato dai pi\u00f9 grandi. Prima di lasciare la citt\u00e0, Pasolini convince un sacerdote cattolico a prendersi cura di un bambino e a proteggerlo, promettendogli che appena tornato in patria, gli avrebbe inviato regolarmente del denaro. Questi ragazzi, riconosce Pasolini, assomigliano a quelli delle periferie povere di Napoli o di Roma. Cari amici, conclude lo scrittore, gli indiani sono proprio come noi. Di fronte ai suoi occhi, tutte le differenze dell&#8217;India si confondono e tutto quello che rimane \u00e8 un&#8217;altra Italia.<\/p>\n<p>Sembra quasi che i due compagni di viaggio non abbiano visitato lo stesso paese. E tuttavia, sebbene diano agi antipodi, le loro risposte combaciano perfettamente come un racconto dei due volti dell&#8217;eurocentrismo: &quot;sono assolutamente diversi da noi&quot;; &quot;sono proprio come noi&quot;. La verit\u00e0, si potrebbe dire anche questa volta, sta nel mezzo &#8212; in un certo senso gli indiani sono come noi, anche se sono molto diversi &#8212; ma questo compromesso nasconde il vero problema. Nessuno dei due scrittori pu\u00f2 sfuggire alla necessit\u00e0 di adottare l&#8217;identit\u00e0 europea come un&#8217;unit\u00e0 di misura universale per stabilire l&#8217;identit\u00e0 e la differenza. Anche gli indiani (come gli indonesiani, i peruviani e i nigeriani) devono misurarsi in base agli standard dell&#8217;identit\u00e0 europea. \u00c8 il potere dell&#8217;eurocentrismo.<\/p>\n<p>L&#8217;India non \u00e8 tuttavia semplicemente diversa. L&#8217;India(con tutte le sue realt\u00e0) \u00e8 una SINGOLARIT\u00c0, e cio\u00e8 non \u00e8 diversa rispetto a uno standard universale, ma \u00e8 gi\u00e0 differente in se stessa, in quanto tale. Moravia, se avesse potuto abbandonare l&#8217;eurocentrismo, avrebbe potuto cogliere questa singolarit\u00e0. Questa singolarit\u00e0 non significa per\u00f2 che il mondo sia una mera collezione di realt\u00e0 locali in comunicanti. Quando riconosciamo la singolarit\u00e0, comincia ad emergere anche il comune. Le singolarit\u00e0 comunicano tra loro, e possono farlo grazie al comune che esse condividono. Tutti abbiamo corpi con una stessa morfologia, abbiamo in comune la vita su questo pianeta; condividiamo il regime capitalistico di produzione e di sfruttamento; ci accomunano gli stessi sogni di u mondo migliore. Inoltre, la nostra comunicazione, la nostra cooperazione e le nostre relazioni non si fondano soltanto sul comune che gi\u00e0 esiste ma, a loro volta, lo producono. Produciamo e riproduciamo quel comune che condividiamo giorno dopo giorno. Se Pasolini avesse potuto congedarsi dall&#8217;eurocentrismo, avrebbe potuto comprendere questa relazione dinamica del comune.\u00bb<\/p>\n<p>Dunque, sia Moravia che Pasolini ci hanno dato, dell&#8217;India, quel che hanno visto attraverso le loro particolari lenti: un Paese alieno, incommensurabile, e perci\u00f2 incomprensibile, il primo; un Paese straordinariamente simile al nostro, quasi uguale al nostro, il secondo.<\/p>\n<p>Sorvoliamo sulla assurdit\u00e0 di entrambe le interpretazioni, che sono, poi, il diretto e scoperto prolungamento della filosofia esistenziale di entrambi gli autori. La vita, per Moravia, \u00e8 un enigma indecifrabile, una sciarada pazza e capricciosa, un labirinto beffardo, nel quale non si d\u00e0 alcun filo di Arianna, ad eccezione di una ricerca ostinata, \u00a0inesausta, ossessiva, del piacere sessuale, che finisce per diventare una specie di anestetico per non sentire la disperazione d&#8217;una condizione umana intollerabile. Per Pasolini, la vita \u00e8 la ricerca affannosa, nostalgica, imperiosa, dell&#8217;autenticit\u00e0 e di una non meglio specificata &quot;innocenza&quot;; e l&#8217;autenticit\u00e0, o l&#8217;innocenza, non si trovano nella borghesia egoista e decadente, benpensante ed ipocrita, ma nei &quot;poveri&quot;, negli ultimi, negli emarginati, fieri della loro diversit\u00e0: e, pi\u00f9 specificamente ancora, nella giovent\u00f9 (maschile) che erompe, vigorosa e prepotente, da questi strati sociali negletti, ma non ancora contaminati dal bacillo del conformismo consumista.<\/p>\n<p>Nessuna meraviglia, quindi, che l&#8217;India risulti incomprensibile a Moravia: ma sarebbe forse pi\u00f9 giusto domandarsi se lo interessi veramente; anzi, se ci sia qualcosa, una qualsiasi realt\u00e0 umana, ad eccezione del sesso, che lo interessi davvero. Per i suoi &quot;indifferenti&quot;, in fondo, tutto \u00e8 uguale, nessuno di loro possiede lo sguardo curioso, lo sguardo incantato, che nasce dalla volont\u00e0 di scoprire cose nuove e di confrontarsi, mettendosi in gioco, con nuove dimensioni del reale. Tutto \u00e8 noioso, nulla \u00e8 interessante; nulla \u00e8 degno di uno sguardo prolungato, anche perch\u00e9 lo sguardo di Moravia non \u00e8 benevolo, non \u00e8 compassionevole, non \u00e8 veramente umano: \u00e8 freddamente distaccato, insensibile come il ghiaccio, anaffettivo, quasi disumano, come quello dell&#8217;entomologo che sta vivisezionando, senza un fremito di commozione, gli insetti nel suo laboratorio.<\/p>\n<p>E nessuna meraviglia che Pasolini &quot;creda&quot; di capirre l&#8217;India cos\u00ec bene, da non notarvi alcuna differenza sostanziale con l&#8217;Italia: al punto che s&#8217;immagina, farneticando, di vedere chi sa quale analogia fra un rito religioso celebrato da una famiglia ind\u00f9 e certi non precisati riti agresti pagani del suo Friuli: laddove non \u00e8 l&#8217;osservatore dei fatti che parla, ma l&#8217;ideologo, tutto compreso della propria ideologia, della propria Weltanschauung. Qui non ci sono soltanto le sdolcinatezze di Rousseau a proposito dello stato di natura e il mito del &quot;buon selvaggio&quot;, che poi coincide con il &quot;buon sottoproletario&quot;, cio\u00e8 con il ragazzo di vita delle borgate romane; qui c&#8217;\u00e8 anche il tragico malinteso del cristianesimo cosiddetto progressista, vale a dire l&#8217;errata conclusione che, se Dio \u00e8 il padre di tutti gli uomini (e questo sottofondo cristiano \u00e8 fortissimo nell&#8217;ateo Pasolini), allora tutti gli uomini sono simili, per non dire uguali, e tutta la terra appartiene a ciascuno di loro: che \u00e8, poi, l&#8217;idea proto-comunista di Thomas M\u00fcntzer, proclamata all&#8217;epoca della guerra dei contadini tedeschi del 1525 (le radici del &quot;comunismo&quot; di Pasolini sono qui, nel cristianesimo evangelico ed egualitario, dunque pi\u00f9 nel protestantesimo luterano che nel cattolicesimo tridentino; oltre che nell&#8217;impossibile connubio con il marxismo, per cui il Ges\u00f9 del suo \u00abVangelo secondo Matteo\u00bb \u00e8 essenzialmente un predicatore rivoluzionario, un Che Guevara &quot;ante litteram&quot;, e non un maestro spirituale).<\/p>\n<p>Ora, Antonio Negri e Michael Hartdt ritengono di avere individuato, nelle due letture dell&#8217;India, opposte e speculari, di Moravia e Pasolini, le due facce di un unico atteggiamento &quot;scorretto&quot;, l&#8217;eurocentrismo. \u00abVedete?, essi dicono, questi scrittori giungono a conclusioni diametralmente opposte, perch\u00e9 partono da uno stesso pregiudizio: quello che, per capire il resto del mondo, sia inevitabile partire da una concezione europea, presa come pietra del paragone di qualsiasi altra cosa e come metro di giudizio di qualunque realt\u00e0\u00bb. Forse, per\u00f2, le cose non sono proprio cos\u00ec semplici: forse, Negri e Hardt si sono fermati alla superficie delle cose, sostenendo che, dopotutto, basta &quot;spogliarsi&quot; del modo di pensare e di giudicare europeo, per riuscire a comprendere le altre culture e societ\u00e0.<\/p>\n<p>Prima di tutto, si pu\u00f2 osservare che, per un europeo, non esiste alcuna possibilit\u00e0 di &quot;spogliarsi&quot; del proprio bagaglio culturale, e, pi\u00f9 ancora, del proprio modo di sentire, di vedere e giudicare: egli non potrebbe, neanche volendolo, fare in se stesso &quot;tabula rasa&quot;, esattamente come non lo potrebbe un indiano, un peruviano o un nigeriano. E, a proposito: non esistono gli &quot;indiani&quot;, n\u00e9 i &quot;peruviani&quot;, e nemmeno i &quot;nigeriani&quot;, se non in senso esteriore e politico; esistono, semmai, i Bengalesi, i Quechua, gli Ibo, ecc.: insomma, esistono le tante, innumerevoli etnie, lingue, culture e religioni che quei Paesi, figli del colonialismo e perci\u00f2 artificiali, annoverano al proprio interno. Dunque non esiste nemmeno &quot;l&#8217;India&quot;, ma esistono dieci, cento, mille Indie diverse; mentre di Italie, se proprio vogliamo fare un raffronto, ne esistono due o tre al massimo, almeno in senso forte (\u00e8 chiaro che, in senso debole, ne esistono molte di pi\u00f9: nulla di paragonabile, comunque, al mosaico e al caleidoscopio dell&#8217;India, del Per\u00f9, della Nigeria).<\/p>\n<p>In secondo luogo, \u00e8 perfettamente inutile spogliarsi di qualcosa, se non si \u00e8 capaci, o se non si \u00e8 disposti, a riconoscere che l&#8217;alterit\u00e0, certamente, esiste, ma che essa, in quanto tale, ci \u00e8 irraggiungibile e indecifrabile (e allora avrebbe ragione Moravia), ma qualcosa di essa, dopotutto, possiamo capire, o almeno sforzarci di capire, ascoltandola per quel che essa ha da dirci, senza la fretta e la smania di collocarla subito, neutralizzandola, entro le categorie rassicuranti del &quot;simile&quot; (come fa Pasolini) o dell&#8217;incomprensibile (come fa Moravia). Nel primo caso si farebbe violenza ai fatti per amore dell&#8217;ideologia; nel secondo si rinuncerebbe, kantianamente, alla &quot;cosa in s\u00e9&quot;, in cambio del &quot;fenomeno&quot;: ma un fenomeno di cui nulla potremmo dire, ma che dovremmo limitarci a registrare passivamente e meccanicamente. \u00c8 questo, tuttavia, il compito dello scrittore, dell&#8217;uomo di cultura: alzare barriere e dichiarare la bancarotta della comunicazione? Non sarebbe pi\u00f9 onesto, in tal caso, se tacesse del tutto? Che cosa parla a fare? E qui vene in mente il \u00abnon sono un poeta\u00bb di Sergio Corazzini, o il \u00abnon chiederci la parola\u00bb di Montale: \u00e8 onesto un tal modo di porsi nei confronti di quel che si sta dicendo?<\/p>\n<p>Moravia, esistenzialista ed erede della \u00abnausea\u00bb sartriana, pensa che gli altri ci sono estranei, incomprensibili, e, per giunta, che essi limitano la nostra libert\u00e0: pertanto rappresentano, per noi, niente di meno che l&#8217;inferno; sarebbero semplicemente inaccettabili, se non ci offrissero il surrogato del piacere sessuale. Nei romanzi di Moravia, infatti, la spregiudicatezza sessuale si riduce a un cinismo egoistico, nel quale non trovano posto, non diciamo la coscienza dell&#8217;uomo come persona, e quindi come valore, ma nemmeno il rispetto della sua dignit\u00e0 fondamentale, in quanto esso viene ridotto a cosa, a parti anatomiche, a pura e semplice fonte di godimento pornografico.<\/p>\n<p>Pasolini, primitivista e cantore del sottoproletariato nostrano ed esotico, cerca, nella realt\u00e0 umana, qualche cosa di molto simile a Moravia, pur partendo da premesse completamente diverse: cerca la vitalit\u00e0 dei corpi maschili, la giovinezza erotica dei sottoproletari, che ammira e che desidera, per cui non ha mai l&#8217;atteggiamento distaccato del suo amico, ma, anzi, si lascia coinvolgere fino a confondere la realt\u00e0 con i propri desideri; anche per lui, tutto si riduce al piacere sessuale (omoerotico), anche se, in apparenza, il suo discorso \u00e8 molto pi\u00f9 ambizioso e la sua visione pi\u00f9 ampia, perfino &quot;spirituale&quot;. Ma \u00e8 una spiritualit\u00e0 posticcia (con buona pace di quei cattolici &quot;moderni&quot;, e alquanto strabici, che hanno intessuto, di recente, delle lodi sperticate nei confronti de \u00abIl Vangelo secondo Matteo\u00bb), perch\u00e9 il tema dominante, ossessionante, onnipervasivo, di Pasolini, \u00e8 il sesso, inteso soprattutto come violenza: nessuna delle sue opere cinematografiche \u00e8 pi\u00f9 rappresentativa di ci\u00f2, quanto \u00abSal\u00f2 o le 120 giornate di Sodoma\u00bb, strano miscuglio di ideologia politicamente corretta (fascismo uguale depravazione morale, antifascismo uguale virt\u00f9 e innoenza) e di pornografia brutale, sadica, fine a se stessa.<\/p>\n<p>Al paragone, \u00e8 infinitamente pi\u00f9 onesto Sandro Penna, che del suo desiderio omoerotico perenne, bruciante, inestinguibile, ha parlato schiettamente e distesamente, senza girarci tanto intorno e, soprattutto, senza abbellirlo (o imbruttirlo) con i veli dell&#8217;allegoria politica, della denuncia sociale, della predicazione etica.<\/p>\n<p>Quanto a Negri e Hardt, \u00e8 curioso come le loro parole, scritte gi\u00e0 nel III millennio, rispecchino un giudizio che poteva essere valido nel 1962, all&#8217;epoca del viaggio in India di Moravia e Pasolini, ma che, oggi, appare totalmente inadeguato e fuorviante. Negri e Hartd suggeriscono che il vizio peggiore degli Europei \u00e8 la sopravvalutazione della loro cultura e della loro civilt\u00e0: ma la verit\u00e0 \u00e8 che, ai nostri giorni, gli Europei non possiedono pi\u00f9 n\u00e9 cultura, n\u00e9 civilt\u00e0, n\u00e9 fierezza, e tanto meno superbia: sono pronti, anzi, per essere colonizzati e acculturati.<\/p>\n<p>A favore di chi? Ma degli Indiani, naturalmente, e dei Peruviani, e dei Nigeriani, i quali hanno elaborato un razzismo a rovescio, un suprematismo etnico, una intolleranza e una xenofobia che restituiscono all&#8217;Europa, con gli interessi, tutto il fardello di pretesa superiorit\u00e0 dell&#8217;uomo bianco. Oggi, tra un africanismo e l&#8217;altro, tra una negritudine e l&#8217;altra, \u00e8 arrivato il tempo dei Kipling terzomondisti: il tempo in cui gli Africani, gli Asiatici, i Latinoamericani, si vantano di essere quel che sono, senza addurre una ragione speciale, nello stesso tempo in cui pretendono che gli Europei si vergognino di essere quel che sono, senza una ragione speciale. E la vicenda dei due &quot;mar\u00f2&quot; italiani, sequestrati in India da tre anni, senza nemmeno una formalizzazione dell&#8217;accusa, mentre l&#8217;opinione pubblica indiana vorrebbe, se possibile, la loro condanna a morte, e mentre l&#8217;Europa, da parte sua, tace o balbetta, \u00e8 un buon esempio di questo capovolgimento dei ruoli.<\/p>\n<p>Possibile che Negri e Hardt non abbiano capito questo?<\/p>\n<p>Possibile che non abbiano compreso che non l&#8217;Europa, oggi, ha bisogno di una cura dimagrante della propria arroganza intellettuale, ma che ne hanno bisogno i popoli ex coloniali?<\/p>\n<p>Possibile che, mentre l&#8217;Europa, sprofondata nel vuoto e nel nulla, dimentica o perfino vergognosa della propria tradizione, ammaina la bandiera e si predispone all&#8217;occupazione straniera, inerme, rassegnata, ci sia ancora bisogno che intellettuali come Negri e come Hardt seguitino a farle la morale, come se essa stese ancora vivendo i tempi di Kipling e della regina Vittoria?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se fosse ancora in uso, nella cartografia moderna l&#8217;usanza settecentesca di attribuire alle localit\u00e0 geografiche lontane i nomi ispirati dalle prime esperienza che gli Europei ebbero<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[89,175,220],"class_list":["post-24743","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-alberto-moravia","tag-india","tag-pier-paolo-pasolini"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24743","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24743"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24743\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24743"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24743"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24743"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}