{"id":24742,"date":"2015-09-06T01:38:00","date_gmt":"2015-09-06T01:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/06\/due-idee-di-europa-due-idee-di-cristianesimo\/"},"modified":"2015-09-06T01:38:00","modified_gmt":"2015-09-06T01:38:00","slug":"due-idee-di-europa-due-idee-di-cristianesimo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/09\/06\/due-idee-di-europa-due-idee-di-cristianesimo\/","title":{"rendered":"Due idee di Europa, due idee di cristianesimo"},"content":{"rendered":"<p>Passo dopo passo, stiamo arrivando al bivio: alla resa dei conti. Ci\u00f2 che, fino a ieri, poteva ancora apparire confuso, indistinto, contraddittorio, ora tende sempre pi\u00f9 ad apparire netto, in piena luce, come una alternativa secca, senza possibilit\u00e0 di mediazioni. In un certo senso, \u00e8 un bene; o, almeno, pu\u00f2 essere il principio di un bene: il bene della chiarezza, che \u00e8 sempre un valore positivo, anche nei contesti pi\u00f9 dolorosi e sofferti.<\/p>\n<p>Fino a ieri si poteva ancora giocare ed equivocare, talvolta persino in buona fede, sul significato di concetti quali &quot;pluralismo&quot;, &quot;identit\u00e0&quot;, &quot;accoglienza&quot;, &quot;umanit\u00e0&quot;, &quot;integrazione&quot;, &quot;bont\u00e0&quot;; ora non pi\u00f9, o sempre meno. Stiamo andando verso un chiarimento brutale, ma necessario: \u00e8 tempo che ciascuno si tolga la maschera e si lasci vedere per quello che realmente \u00e8.<\/p>\n<p>Fino a ieri, si poteva parlare dei diritti delle minoranze senza alcun sottinteso strumentale, senza alcuna astuzia nascosta, senza alcuna filosofia occulta: le minoranze etniche, le minoranze sessuali, le minoranze culturali, eccetera. Fino a ieri, la valorizzazione delle minoranze era riconosciuta, in maniera pressoch\u00e9 unanime, come un bene comune e come un valore da difendere: perch\u00e9 sia la tradizione democratica, sia la tradizione cristiana, da due differenti prospettive, laica e religiosa, sembravano andare nella stessa direzione e quindi, idealmente, convergere: \u00e8 tanto pi\u00f9 ricca una societ\u00e0 nella quale vi sono delle minoranze, e nella quale tali minoranze trovano protezione, ascolto, accoglienza, di una societ\u00e0 ove questo non avviene.<\/p>\n<p>Poi, in un tempo straordinariamente breve, lo scenario \u00e8 mutato: le minoranze si sono fatte aggressive, invadenti, fondamentaliste: hanno preteso non solo il riconoscimento del proprio diritto ad esistere, ma anche la sottomissione della maggioranza ai loro <em>diktat<\/em>, ai loro voleri, alla loro visione del mondo. Non paghe del raggiungimento della parit\u00e0, hanno preteso qualche cosa di pi\u00f9: hanno incominciato a pretendere il potere, <em>tout-court<\/em>. E hanno cercato di imporre la loro supremazia ideologica, e talvolta anche pratica, sull&#8217;intero corpo sociale; hanno preteso, addirittura, di riscrivere l&#8217;etica collettiva, secondo la loro volont\u00e0. Hanno esercitato un ricatto, e il ricatto ha avuto pieno successo: la societ\u00e0 si \u00e8 arresa, incondizionatamente, alle loro richieste.<\/p>\n<p>Prendiamo il caso della parit\u00e0 femminile. Dopo molti decenni di rampante cultura femminista, le donne hanno ottenuto il diritto di partecipare, su un piede di perfetta parit\u00e0 con i maschi, a tutte le manifestazioni della vita sociale, nessuna esclusa; ma questo ancora non bastava: e allora hanno introdotto una legislazione apposita per i reati di <em>femminicidio<\/em>, e una distribuzione &quot;regolata&quot; dei seggi parlamentari: le cosiddette quote rosa. Un assurdo giuridico e una incredibile sopraffazione ideologica: come se il fatto di essere donna desse automaticamente diritto ad avere almeno la met\u00e0 dei membri del Parlamento di sesso femminile. Alla faccia della competenza e della libert\u00e0 di scelta del cittadino (uomo o donna che sia): \u00e8 gi\u00e0 stabilito che, sulla scheda, non si possono indicare pi\u00f9 preferenze maschili di quelle femminili. Questo, crediamo, \u00e8 un buon esempio di ci\u00f2 che intendiamo per dittatura delle minoranze: una cosa inedita e inaudita, che mai si era vista in Europa e nel mondo e che mai si era pensato di dover vedere. Siamo passati dalla protezione di una categoria di persone e dalla simpatia nei suoi confronti, alla resa totale della societ\u00e0, alla attribuzione ad essa di carta bianca per imporre il suo potere su tutti gli altri.<\/p>\n<p>La stessa cosa \u00e8 avvenuta con altre categorie, di ordine etnico, religioso, perfino sanitario: una dittatura alla rovescia, la dittatura di quanti, rivendicando il proprio diritto di reagire ad una secolare discriminazione, vogliono ora imporre le loro regole a tutta la societ\u00e0. Si pensi ai malati di mente: dalla denuncia dei manicomi, come luoghi di oppressione e di esclusione, alla loro abolizione, alla negazione della stessa malattia mentale, vista come un prodotto della societ\u00e0 &quot;borghese&quot;, ingiusta e sfruttatrice: dozzine di intellettuali sessantottini lo hanno detto e ripetuto, e il risultato \u00e8 che la societ\u00e0 nel suo insieme, e le famiglie direttamente coinvolte, in particolare, sono state abbandonate alla merc\u00e9 di questo gravissimo problema: chi ha un parente malato di mente, magari aggressivo, magari pericoloso (per s\u00e9 o per gli altri), \u00e8 rimasto solo: perch\u00e9 la societ\u00e0 deve includere e non escludere nessuno e perch\u00e9 l&#8217;uomo, in se stesso, \u00e8 una creatura buona e pacifica (Rousseau), e, se diventa cattiva, sicuramente la colpa sar\u00e0 della societ\u00e0, e di nessun altro.<\/p>\n<p>A forza di sentir ripetere il diritto di tutti ad avere tutto, in particolare la sicurezza e la felicit\u00e0, si assiste, da qualche tempo, ad un fenomeno inedito: la rivolta contro la propria condizione disagiata, il rifiuto paranoico della sofferenza e l&#8217;esplosione di varie forme di rancore di chi non ha nei confronti di chi ha. Da alcuni anni, nel mondo della scuola, vi \u00e8 un inserimento generalizzato e indiscriminato di qualunque tipo di alunni portatori di handicap: in questo caso, naturalmente, in nome del &quot;diritto all&#8217;istruzione&quot;. Il principio sarebbe giusto e perfino lodevole, se applicato con un po&#8217; di buon senso e di sano realismo: invece, in un numero crescente di casi, cos\u00ec non \u00e8, anzi, avviene tutto il contrario. Vi sono intere classi, ad esempio nella scuola elementare, e comprese le maestre, che vivono sotto la tirannia di un unico alunno: caratteriale, iperattivo, aggressivo. Ogni giorno qualche bambino torna a caso con i segni delle percosse di costui; e vi sono maestre che vivono nell&#8217;angoscia, che vanno avanti a forza di tranquillanti, che si mettono in malattia con l&#8217;aiuto di certificati medici attestanti la loro depressione. Ma i direttori didattici, sovente, affermano che non esiste alcun problema e gli esperti di turno, gli psicologi eventualmente interpellati, si limitano a dire che il bimbetto \u00e8 &quot;un po&#8217; vivace&quot; e raccomandano agli altri di avere pazienza e comprensione. E non parliamo del diritto allo studio di codesti &quot;altri&quot;: di fatto, esso viene negato e calpestato ogni santo giorno. Ma di ci\u00f2, nessuno sembra preoccuparsi.<\/p>\n<p>Potemmo fare molti altri esempi di principi giusti applicati malissimo, che mostrano come la cultura dei diritti a senso unico (cio\u00e8 senza corrispettivi doveri) stia seminando malessere, confusione, vera e propria ingiustizia. C&#8217;\u00e8 un classe di liceo che ha progettato e realizzato il proprio viaggio d&#8217;istruzione, a Roma, per esempio, o a Napoli, o a Venezia, in base alle esigenze di un alunno portatore di handicap, che deve deambulare in carrozzina. La madre e un altro parente, ad esempio lo zio, partecipano al viaggio, per\u00f2 si guardano bene dal prestare la propria opera per aiutare il proprio congiunto, e cos\u00ec pure l&#8217;insegnante di sostegno (da non confondere con l&#8217;assistente polivalente, addetta ai bassi servizi materiali): quello \u00e8 un lavoro che spetta alla scuola, cio\u00e8 agli altri. Arrivati in stazione, sono i professori che devono far scendere la carrozzina sulla banchina ferroviaria. A cena, al ristorante, sono i professori che devono portare il cibo alla bocca del ragazzo: madre e zio si limitano a guardare, o meglio, a sorvegliare. E via cos\u00ec. Qualcuno potrebbe pensare che stiamo esagerando: si tratta invece di scene e situazioni che abbiamo conosciuto direttamente. Inutile dire che, a fine anno, quell&#8217;alunno verr\u00e0 promosso con ottimi voti in tutte le materie, comprese l&#8217;educazione fisica e l&#8217;educazione artistica, anche se non pu\u00f2 n\u00e9 camminare, n\u00e9 tenere in mano una matita (senza contare che \u00e8 non vedente): in nome della buona volont\u00e0. La quale, senza dubbio, \u00e8 indice di un atteggiamento molto lodevole, e merita un riconoscimento: ma fino al punto di andare molto oltre la sufficienza e di falsificare completamente il dato reale, oggettivo?<\/p>\n<p>Stiamo forse sostenendo che non si dovrebbero integrare nelle classi gli alunni portatori di handicap? Niente affatto. Stiamo solo dicendo che la cosa andrebbe fatta con intelligenza e tenendo presenti gli interessi e i diritti di tutti, non di uno solo. Un discorso perfettamente analogo, dal punto di vista complessivo, si pu\u00f2 e si deve fare per l&#8217;odierno fenomeno dei &quot;migranti&quot; che a migliaia, a decine, a centinaia di migliaia, stanno invadendo l&#8217;Italia e l&#8217;Europa, sventolando il loro &quot;diritto all&#8217;asilo&quot;. Si parte dal presupposto che il pi\u00f9 debole ha bisogno di aiuto e si giunge alla conclusione, sbagliata e sproporzionata, che il suo diritto passa davanti ai diritti di tutti gli altri. In questo modo, il pi\u00f9 debole diventa il pi\u00f9 forte e tiene in stato di ricatto chiunque. Solo cos\u00ec si spiega, ad esempio, il fatto che, per anni, nessuna autorit\u00e0 pubblica o morale, intendiamo dire dello Stato e della Chiesa, se l&#8217;\u00e8 presa tanto calda per i milioni di cittadini italiani precipitati in uno stato di bisogno e di povert\u00e0; mentre adesso \u00e8 diventato un diritto acquisito, e perfino ovvio, che sia lo Stato che la Chiesa si mobiltino, con tutte le loro risorse, per venire in aiuto dei clandestini. Aggiungere un posto a tavola per milioni di sconosciuti \u00e8 divenuto un categorico imperativo morale.<\/p>\n<p>A questo proposito, abbiamo assistito a due voci contrastanti, quella del Primo ministro ungherese Viktor Orban e quella del Presidente del Consiglio europeo, Donald Trusk: il primo sosteneva che, in nome della difesa delle radici cristiane dell&#8217;Europa, l&#8217;Unione europea non dovrebbe spalancare le sue frontiere indiscriminatamente a chiunque voglia entrarvi, sbandierando uno <em>status<\/em> di profugo che \u00e8 tutto da dimostrare (cosa sovente impossibile, dato che queste persone vengono, s\u00ec, con dei telefonini cellulari da centinaia di migliaia di euro, per chiedere soccorso, ma si presentano deliberatamente sprovviste di documenti di identificazione, dichiarano identit\u00e0 false, rifiutano di lascarsi prendere le impronte digitali o si presentano con i polpastrelli abrasi); il secondo, in nome del cristianesimo, sostiene il dovere di accogliere il pi\u00f9 possibile i richiedenti asilo.<\/p>\n<p>Evidentemente, ci troviamo di fronte a due differenti e inconciliabili idee di Europa e di cristianesimo. I politici e i vescovi si schierano per l&#8217;una o per l&#8217;altra (pi\u00f9 per la nuova che per la vecchia, a dire il vero) e i cittadini europei si sentono abbandonati sia dallo Stato, che dalla Chiesa. Vivono sempre pi\u00f9 spesso in gravissime situazioni di disagio, ma nessuno li ascolta; se fanno sentire la loro voce, si sentono redarguire come insensibili, egoisti e cattivi cristiani. Nel caso degli Italiani, si sentono ricordare che anche i loro nonni e bisnonni cercavamo lavoro e speranza all&#8217;estero; ma non viene precisato che non lo cercavano a questo modo, ossia invadendo e ricattando moralmente le nazioni verso le quali si dirigevano, bens\u00ec stipulando regolari contratti di lavoro e accettando pienamente tutte le leggi e tutte le regole dei Paesi ospitanti.<\/p>\n<p>Evidentemente, \u00e8 successo qualcosa di cui non ci eravamo accorti: le regole della convivenza civile e le stesse basi della morale sono state cambiate e stravolte, come se un lavorio sotterraneo le avesse erose lentamente e, poi, fosse stata sufficiente una piccola spinta per abbatterle e sostituirle con altre, completamente diverse. Non vi \u00e8 stato un dibattito, n\u00e9 una discussione, n\u00e9 una possibilit\u00e0 di scelta da parte dei popoli. I parlamenti hanno deciso per essi, li hanno posti davanti al fatto compiuto: \u00able cose stanno cos\u00ec, dovete adeguarvi e farvene una ragione\u00bb. Le maestre stiano bene attente, d&#8217;ora in poi, a non sognarsi di domandare ai loro piccoli alunni come si chiamano il pap\u00e0 e la mamma: sarebbe un affronto ai diritti dei gay, perch\u00e9 un bambino pu\u00f2 avere benissimo due pap\u00e0 o due mamme. L&#8217;ignoranza non \u00e8 una scusante, bisogna adeguarsi o farsi da parte. E gli storici, stiano bene attenti a non discutere sulla cifra di sei milioni di ebrei periti nei campi di sterminio nazisti: dai sei milioni in su va tutto bene, ma se si scende sotto quella cifra, potrebbe scattare l&#8217;accusa di antisemitismo e di negazionismo, per la quale \u00e8 previsto il carcere fino a tre anni.<\/p>\n<p>Potremmo continuare a lungo, ma crediamo di avere chiarito il concetto. Ormai esistono due culture contrapposte: quella dei diritti a senso unico e quella tradizionale, divenuta improvvisamente obsoleta, inutilizzabile, degna soltanto di disprezzo e di rottamazione. Tutto questo avviene nel campo della cultura &#8212; dalla filosofia alla storia, dall&#8217;arte alla scienza (s\u00ec: perch\u00e9 la &quot;nuova&quot; cultura si \u00e8 dimenticata di precisare che l&#8217;evoluzionismo darwinista, per esempio, \u00e8 e rimane solo una ipotesi di lavoro, fra l&#8217;altro sempre meno credibile) ed anche nel campo della vita pratica. La dittatura delle minoranze si sta instaurando silenziosamente un po&#8217; ovunque, sfruttando il senso di colpa altrui, il sospetto sistematico, il disorientamento generale. Chi non appartiene alle minoranze &quot;discriminate&quot; e desiderose di rivalsa, <em>pardon<\/em>, di giustizia, deve quasi vergognarsi, farsi piccolo, sparire. Se un omosessuale, dopo essere stato insultato e deriso, si suicida, tutto il mondo degli eterosessuali viene messo sotto processo; ma se un omosessuale violenta un bambino, quello \u00e8 solo un incidente di percorso. Se un marito ammazza la moglie, i telegiornali e la stampa alzano altissimi lamenti e parlano immancabilmente dell&#8217;ennesimo episodio di <em>femminicidio<\/em>; ma se un marito viene ammazzato dalla moglie, quello \u00e8 solo un caso isolato. E cos\u00ec di seguito.<\/p>\n<p>A fare le spese di questa situazione, di questa inversione di valori, di questo stravolgimento dei diritti, \u00e8, prima di tutto, il buon senso. Che cosa vorrebbero, codesti signori della nuova morale? Vorrebbero rifare il mondo, natura compresa (vedi manipolazione genetica o fecondazione eterologa) secondo il loro modello edonista. Oh, ma essi sono buoni e, sovente, sono ferventi &quot;cristiani&quot;. Rivendicano diritti in nome del Vangelo. Peccato sia sfuggita loro la cosa pi\u00f9 importante del Vangelo: l&#8217;accettazione serena e fiduciosa dalla croce. Secondo loro, Cristo avrebbe dovuto fare appello alla libert\u00e0 di parola, di opinione, di associazione: e cos\u00ec, non sarebbe finito in quel modo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Passo dopo passo, stiamo arrivando al bivio: alla resa dei conti. 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