{"id":24737,"date":"2013-07-01T10:06:00","date_gmt":"2013-07-01T10:06:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/01\/drieu-e-gli-altri\/"},"modified":"2013-07-01T10:06:00","modified_gmt":"2013-07-01T10:06:00","slug":"drieu-e-gli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/07\/01\/drieu-e-gli-altri\/","title":{"rendered":"Drieu e gli altri"},"content":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un fantasma che si aggira per i salotti buoni della cultura politica e letteraria contemporanea, debitamente &quot;illuminati&quot; e progressisti: quello di Drieu La Rochelle. E non \u00e8 solo; ce ne sono altri simili a lui: quello di Ezra Pound, quello di C\u00e9line, quello di Ernst J\u00fcnger, quello di Robert Brasillach, quello di Knut Hamsun, quello di Mario Appelius, quello di Maurice Bard\u00e8che e perfino quello del vecchio P. N. Krasnov, l&#8217;etman dei Cosacchi del Don, che aveva scritto una serie di romanzi popolarissimi sulla Russia zarista e sull&#8217;avvento del bolscevismo e che era finito fucilato, in una valle della Carnia, ai primi di maggio del 1945. Per parlare solo degli scrittori: se poi allarghiamo lo sguardo alla filosofia, ci imbattiamo in fantasmi ancora pi\u00f9 cospicui e imbarazzanti, da quello di Martin Heidegger a quello di Giovanni Gentile.<\/p>\n<p>La cultura oggi dominante ha sempre voluto farci credere che si tratta di poche eccezioni degeneri rispetto alla regola virtuosa, secondo la quale gli uomini di cultura europei videro con chiarezza da che parte stavano il Bene e il Male, prima e soprattutto durante la seconda guerra mondiale, e fecero le loro scelte politiche e morali, oltre che artistiche e intellettuali, assumendosi il rischio di sfidare il carcere o il plotone d&#8217;esecuzione, pur di testimoniare la loro fedelt\u00e0 ai valori della Civilt\u00e0 e il loro amore spassionato per la Verit\u00e0. Ma \u00e8 una ricostruzione distorta e faziosa, un teorema costruito a posteriori con i materiali forniti dall&#8217;ipocrisia e dal conformismo, quando non dall&#8217;opportunismo e dalla sudditanza interessata verso il vincitore di turno.<\/p>\n<p>Questo teorema sta finalmente cominciando a sbriciolarsi e solo da poco tempo sembra possibile fare un discorso veritiero circa gli orientamenti della cultura europea fra le due guerre mondiali e, poi, nel corso della seconda. Alcune delle menzogne pi\u00f9 evidenti e scandalose sulle quali esso riposava, primo fra tutti presentare il regime staliniano &#8212; gi\u00e0 alleato di quello hitleriano e con esso corresponsabile della spartizione della Polonia e dello scatenamento del secondo conflitto mondiale &#8212; sono andate irrimediabilmente in crisi dopo la caduta del Muro di Berlino e la rapida dissoluzione dei regimi sovietici, poco pi\u00f9 di vent&#8217;anni fa. Altre, come la &quot;bona fides&quot; statunitense alla vigilia di Pearl Harbor, la legittimit\u00e0 e l&#8217;inevitabilit\u00e0 dell&#8217;uso della bomba atomica contro il Giappone da parte degli Americani, o la legittimit\u00e0 e l&#8217;inevitabilit\u00e0 della distruzione delle citt\u00e0 tedesche e dei loro abitanti da parte delle flotte aeree alleate, stanno venendo sempre pi\u00f9 in luce e sono ormai pochi gli storici seri che osano riproporle senza almeno discuterne i fondamenti. Altre ancora, infine, di natura ancor pi\u00f9 delicata &#8212; come la connivenza e il congruo sostegno offerto dalle banche delle democrazie occidentali, e in molti casi dai loro governi, sia al fascismo, sia al nazismo, e ci\u00f2 non solo all&#8217;inizio, ma ben oltre la soglia temporale che la Vulgata dei vincitori era disposta ad ammettere, e cio\u00e8 ben oltre lo scoppio della guerra nel 1939, stanno faticosamente emergendo, ma non sono ancora diventate patrimonio condiviso e universalmente riconosciuto da parte degli storici e del grande pubblico, sicch\u00e9 giacciono tuttora in una zona grigia, dalla quale non \u00e8 detto che emergeranno definitivamente, se non vi sar\u00e0 un sincero e vigoroso sforzo di verit\u00e0 da parte di tutti gli studiosi veramente liberi e indipendenti.<\/p>\n<p>Non si tratta di rovesciare la Vulgata dei vincitori e di sostenere l&#8217;improbabile tesi che i vincitori avevano torto e gli sconfitti avevano ragione; quanto piuttosto applicare anche alla grande guerra civile europea del 1914-45 gli stessi criteri d&#8217;indagine e di riflessione storica che vengono adoperati per qualunque altro periodo o circostanza del passato, riconoscendo la complessit\u00e0 del reale e rifiutando le semplicistiche schematizzazioni a sfondo manicheo, con tutto il Bene situato da una parte e tutto il Male, dall&#8217;altra. Senza questa preliminare operazione di onest\u00e0 intellettuale, non sar\u00e0 possibile neppure accostarsi con animo sgombro da pregiudizi ai problemi della cultura europea fra il primo dopoguerra e gli anni della seconda guerra mondiale, n\u00e9 sar\u00e0 mai possibile capire &#8211; capire, non necessariamente giustificare &#8212; perch\u00e9 uomini del calibro di Hamsun, Pound, C\u00e9line, abbiamo deciso di schierarsi dalla parte dei fasci littori e della svastica, pur consci della tremenda responsabilit\u00e0 che in tal modo si assumevano.<\/p>\n<p>La prima leggenda da sfatare \u00e8 che la cultura europea, dopo la prima guerra mondiale, stesse attraversando una viva e felice stagione creativa e che la sinistra cappa del nazifascismo (per tacere di quella del bolscevismo) abbia spezzato quel promettente esperimento, imponendo una rigida censura e un fanatico asservimento ai propri dogmi. O meglio: anche qui si dovrebbe distinguere, quanto meno tra fascismo e nazismo. Qualcuno, per esempio, dovrebbe spiegare come mai la pi\u00f9 alta realizzazione culturale italiana degli ani Trenta, ossia l&#8217;Enciclopedia Italiana, sia stata raggiunta grazie alla collaborazione, richiesta da Gentile, dei migliori specialisti esistenti, indipendentemente dalle loro idee politiche, compresi gli antifascisti; e come mai i firmatari del Manifesto di Croce abbiano potuto comunque restare in Italia e pubblicare i loro libri (magari venendo proposti come scrittori da premiare dall&#8217;Accademia d&#8217;Italia perfino all&#8217;epoca di Sal\u00f2, come accadde a Marino Moretti), se \u00e8 vero che il fascismo esercit\u00f2 una censura cos\u00ec rabbiosa e si mostr\u00f2 cos\u00ec intollerante verso le voci di dissenso, come generalmente si dice.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che la coscienza europea usc\u00ec talmente sconvolta dal trauma del 1914-18, che non riusc\u00ec mai pi\u00f9 a ritrovare il proprio equilibrio intellettuale e spirituale: tutta la letteratura della crisi ne \u00e8 una drammatica, eloquente testinonianza; per non parlare delle arti figurative, particolarmente della pittura, e anche della musica e del cinema, che riflettono angoscia, smarrimento, disperazione e, in molti casi, odio e rifiuto della bellezza, della verit\u00e0, della sanit\u00e0. Insomma un&#8217;Europa malata a morte, colpita al cuore nella fiducia in se stessa e nei destini del genere umano, nel senso della storia umana: da Spengler in poi, e fino all&#8217;esistenzialismo heideggeriano e sartriano, non vi \u00e8 che un malinconico ritornello sull&#8217;assurdit\u00e0 della storia, sulla fine imminente della civilt\u00e0 occidentale e sulla impotenza, insensatezza e malvagit\u00e0 della condizione umana. Temi che saranno ripresi e ulteriormente accentuati dagli scrittori, dagli artisti e dai poeti del secondo dopoguerra, per esempio da Eugenio Montale: il male di vivere, l&#8217;assurdit\u00e0 del tutto, l&#8217;esistenza come una immensa prigionia. Eppure, se il Male erano stati i totalitarismi sconfitti nel 1945, come mai non vi fu una immediata ripresa, una rinascita della speranza, un rifiorire della bellezza? Montale detestava e temeva la civilt\u00e0 di massa: ma essa non era forse l&#8217;espressione visibile della filosofia dei vincitori anglosassoni, del loro materialismo, del loro tecnicismo, del loro sfrenato consumismo?<\/p>\n<p>E allora diciamolo francamente: la letteratura e l&#8217;arte europee fra le due guerre mondiali stavano attraversando una crisi gravissima, riflesso della crisi non solo materiale, ma anche spirituale e morale che il continente stava vivendo; che tale crisi si esprimeva non di rado con il gusto del paradosso, con la beffa, con lo sghignazzo, con l&#8217;oltraggio deliberato alle categorie finora accettate del vero, del buono e del bello; che questo nichilismo distruttivo e insultante veniva (e viene, del resto) volentieri spacciato per originalit\u00e0, creativit\u00e0, profondit\u00e0, eccetera; e che mai come allora la figura dell&#8217;intellettuale era caduta in basso, e giustamente. In realt\u00e0, l&#8217;Europa aveva allora pochi, pochissimi veri uomini di cultura; in compenso, traboccava di petulanti e sguaiati &quot;intellettuali&quot;, organici o meno (per usare la terminologia gramsciana): tutti ugualmente faziosi, tutti ugualmente vessilliferi di tante, meschine verit\u00e0 parziali e nemici giurati della Verit\u00e0 in quanto tale; tutti impazienti e desiderosi di appiccare il fuoco al pi\u00f9 presto, per distruggere il vecchio mondo e veder sorgere, chi sa come, il nuovo, senza per\u00f2 avere la minima idea concreta di come costruirlo, salvo adoperare le vuote formule magiche di destra e di sinistra, ma tutte &quot;rivoluzionarie&quot;, perch\u00e9 tutti stregati dal fascino sottile della rivoluzione &#8211; che, dal 1879 in poi, era diventata il nuovo Vangelo della storia.<\/p>\n<p>L&#8217;Europa soffriva e gemeva negli spasimi dell&#8217;agonia; molti avevano scambiato quell&#8217;agonia per le doglie del parto, e attendevano che qualcosa di nuovo e di stupendo venisse alla luce. Gli spiriti pi\u00f9 attenti e pi\u00f9 fini si rendevano conto che la modernit\u00e0 stava gettando una sfida mortale non solo all&#8217;anima dell&#8217;Europa, ma all&#8217;anima stessa dell&#8217;uomo; che quella sfida partiva da lontano, perlomeno dalla Rivoluzione industriale, dall&#8217;urbanismo e dall&#8217;avvento della tecnica; che occorreva cercare un&#8217;alternativa sia al capitalismo che al comunismo, i quali non erano la soluzione, ma l&#8217;espressione di quel malessere e di quell&#8217;agonia. In altre parole, gli spiriti pi\u00f9 attenti e pi\u00f9 fini &#8212; ma erano pochi, pochissimi &#8212; avevano la piena coscienza del fatto che l&#8217;Europa, e, in prospettiva, l&#8217;intera umanit\u00e0, erano giunte pericolosamente vicine a un punto di non ritorno; che le cose, le macchine, le merci, stavano per distruggere i valori costruiti da secoli e secoli di traduzione (si pensi all&#8217;amara invettiva di Pound contro l&#8217;usura, in nome della bellezza disinteressata dell&#8217;arte); che occorreva cercare nuove strade, nuovi percorsi, trovare nuovi punti di riferimento, una nuova stella polare, per uscire dal guado, per scampare alle sabbie mobili in cui il mondo moderno stava affondando, e stava affondando con il riso sulle labbra &#8211; come l&#8217;orchestra del \u00abTitanic\u00bb che continuava a suonare fino a pochi istanti prima che il transatlantico si inabissasse con il suo tragico bagaglio umano.<\/p>\n<p>Drieu La Rochelle fu uno di codesti cercatori di vie nuove, di nuovi sentieri. Vide che gli uomini non avevano pi\u00f9 valori, ma inseguivano scopi; che non riconoscevano pi\u00f9 misteri, ma solo problemi; che s&#8217;illudevano ancora di poter fronteggiare la crisi con i vecchi, decrepiti strumenti elaborati dall&#8217;Illuminismo: cieca fiducia nella ragione e innalzamento dei suoi dogmi al ruolo di nuova religione dell&#8217;umanit\u00e0. Cred\u00e9 di vedere uno spiraglio, di trovare un orizzonte di speranza nella riscoperta della tradizione, mediante l&#8217;instaurazione di un ordine nuovo, che, rifiutando il totalitarismo giacobino di matrice marxista, cos\u00ec come l&#8217;appiattimento e l&#8217;omologazione consumista di matrice capitalista, figli entrambi del materialismo del XIX secolo, preservasse quanto di meglio la civilt\u00e0 europea aveva elaborato nel corso dei secoli. Sogn\u00f2 &#8212; in un certo senso, come John Ruskin e William Morris prima di lui, e sia pure in tutt&#8217;altro contesto culturale e politico &#8212; una societ\u00e0 in cui gli Europei si sentissero fieri non gi\u00e0 di creare sempre nuove macchine, ma di erigere qualcosa di nobile e bello, come i loro antenati avevano fatto con le cattedrali gotiche.<\/p>\n<p>Fece, senza dubbio, una terribile confusione. Scambi\u00f2 le lugubri SS naziste per dei cavalieri dell&#8217;ideale (e passi, perch\u00e9 in fondo lo furono, s&#8217;intende a modo loro), addirittura di un ideale comunista: cio\u00e8 di un ideale di uguaglianza, intesa per\u00f2 non in senso quantitativo, come facevano i marxisti, ma in senso morale, come difesa dei pi\u00f9 deboli dalla rapacit\u00e0 e dall&#8217;egoismo dei pi\u00f9 forti, vale a dire dei pi\u00f9 ricchi, come avviene spudoratamente nel capitalismo selvaggio (e la tragica crisi del 1929 aveva dolorosamente ammonito a non farsi illusioni su quel modello di sviluppo economico-sociale). Innamorato del vitalismo, del futurismo, del nietzchianesimo &#8212; quest&#8217;ultimo malamente frainteso, come del resto era gi\u00e0 era capitato a parecchi altri, D&#8217;Annunzio in testa -, fece dell&#8217;irrazionalismo una sorta di nuova religione da contrapporre all&#8217;eccesso di razionalismo, e cadde nell&#8217;eresia uguale e contraria a quella che stava combattendo con tanta foga e con cos\u00ec valide ragioni.<\/p>\n<p>Era, in fondo, un&#8217;anima bella prestata a un&#8217;et\u00e0 di ferro e di sangue; ma un&#8217;anima bella viziata dal conformismo dell&#8217;anticonformismo, dall&#8217;impazienza &quot;rivoluzionaria&quot; che era il grande male del secolo, e dalla seducente ma superficiale prospettiva del &quot;vivere pericolosamente&quot; che nasceva, pi\u00f9 che da una lettura frettolosa e pasticciata del buon vecchio Nietzsche, dalle frustrazioni e dalle velleit\u00e0 di una borghesia irrequieta e scontenta, che la prova del fuoco del 1914-18 aveva restituito alle sue case con una carica di violenza a stento repressa, con una voglia di ribellione disordinata anche se generosa, con un disgusto profondo per il parlamentarismo, per il pacifismo, per l&#8217;internazionalismo, e con un amore geloso e paranoico per l&#8217;idea di Patria. Un miscuglio micidiale, nel quale non mancavano fermenti positivi, possibilit\u00e0 promettenti, lampi di genialit\u00e0 e di autentica chiaroveggenza: perch\u00e9, se egli fu miope nel breve periodo, sempre pi\u00f9 ci appare come un profeta sul medio e sul lungo, nel senso che la sua analisi della crisi morale della modernit\u00e0 ci appare, giorno dopo giorno, tale quale egli l&#8217;aveva intuita e denunciata in quegli anni lontani.<\/p>\n<p>Il problema che Drieu La Rochelle vide, e che videro, con lui, altri intellettuali cui lo accomunavano alcuni tratti fondamentali, al di l\u00e0 delle differenze individuali, era che una societ\u00e0, per vivere, ha bisogno di credere in qualcosa; e che l&#8217;individuo, per vivere armoniosamente in essa, ha bisogno di proiettarsi oltre se stesso, oltre i bisogni puramente materiali, verso la dimensione dell&#8217;assoluto, che il mondo moderno, per le sue caratteristiche socio-economiche e per i suoi stessi presupposti culturali e morali &#8212; materialismo, meccanicismo, riduzionismo, utilitarismo &#8212; non pu\u00f2 che ignorare, reprimere e combattere con tutte le sue forze. Vi \u00e8 guerra implacabile fra lo spirito della modernit\u00e0 e lo spirito della vita, perch\u00e9 lo spirito della modernit\u00e0 \u00e8 uno spirito di morte &#8212; Erich Fromm direbbe: uno spirito necrofilo -, lo spirito della macchina, del denaro, del profitto ad ogni costo, della manipolazione delle cose e delle persone. In quella guerra dichiarata e gi\u00e0 in atto, Drieu scelse di schierarsi, senza risparmiare nulla di se stesso.<\/p>\n<p>Si possono passare in rassegna tutti i suoi errori &#8212; molti li abbiamo gi\u00e0 ricordati; si pu\u00f2 denunciare il suo razzismo, a patto per\u00f2 di precisare che esso era, in primo luogo, amore sviscerato per l&#8217;identit\u00e0 del proprio popolo e della propria nazione, prima che disprezzo dell&#8217;altro; gli si pu\u00f2 far carico di non aver veduto che, per combattere i mostri del capitalismo e del bolscevismo, egli si stava schierando con dei mostri non certo meno paurosi e sanguinari: tutto questo si pu\u00f2 fare e si deve fare, sul piano della ricerca e della riflessione storiografica. Non si ha, tuttavia, il diritto di decontestualizzare quegli errori, quegli eccessi, quegli accecamenti, al fine di ricostruire una storia di maniera, una Vulgata ad uso e consumo dei vincitori. Altri sbagliarono come lui e pi\u00f9 di lui, e perseverarono molto pi\u00f9 a lungo nell&#8217;errore: sia gli adoratori del Dio marxista, sia quelli del Dio capitalista. Questi ultimi, anzi, non si peritano di andare ancora a testa alta per le strade, sbandierano i vessilli del loro Dio che ha fallito: anche dopo gli incidenti alle centrali nucleari, anche dopo la sistematica distruzione della biodiversit\u00e0, anche dopo la crisi finanziari del 2008, nella quale siamo tuttora sprofondati; anche dopo l&#8217;evidenza del riscaldamento globale, dell&#8217;avvelenamento mondiale della terra, delle acque e dell&#8217;aria, anche dopo l&#8217;evidenza del fallimento nel portare vantaggi del &quot;benessere&quot; capitalista ai popoli del Sud del mondo e, all&#8217;interno delle societ\u00e0 &quot;ricche&quot;, pure alle fasce di popolazione che ne sono sempre state escluse. Anche dopo l&#8217;evidenza che il numero dei ricchi diminuisce, mentre continua a crescere a dismisura la loro ricchezza; e intanto il numero dei nuovi poveri aumenta di giorno in giorno.<\/p>\n<p>Soprattutto, crediamo che si possa rimproverare a Drieu, e agli altri, di non aver visto che quel che cercavano esisteva gi\u00e0, da quasi duemila anni: il cristianesimo. Di non aver visto che l\u00ec, nel cuore della tradizione cristiana &#8212; a dispetto delle incrostazioni e delle alterazioni che, nel corso del tempo, avevano offuscato in parte i suoi contenuti &#8212; c&#8217;era tutto quanto occorre per impostare un&#8217;opera di ricostruzione dell&#8217;Europa e del mondo moderno: una sorgente spirituale perenne, creatrice di bellezza, assetata di verit\u00e0, incapace di accontentarsi della dimensione contingente e di rinchiudersi nella prigione della storia finita in se stessa, senza occhi verso un destino pi\u00f9 alto. Come gli illuministi non videro, e non vollero ammettere, che la parte non caduca delle loro istanze di rinnovamento sociale &#8212; la libert\u00e0, la fraternit\u00e0 e l&#8217;uguaglianza &#8212; sono di matrice cristiana, cos\u00ec Drieu e gli altri esponenti della cosiddetta &quot;rivoluzione conservatrice&quot; non videro, n\u00e9 vollero ammettere che le ragioni pi\u00f9 profonde del loro malessere e le loro aspirazioni pi\u00f9 nobili di rinnovamento potevano trovare una valida risposta e uno stimolo efficace nell&#8217;humus della civilt\u00e0 cristiana. E non lo videro perch\u00e9 la civilt\u00e0 cristiana \u00e8 la civilt\u00e0 dell&#8217;amore, mentre essi &#8212; ebbri di orgoglio &#8212; si illusero di poter costruire una nuova civilt\u00e0 sulla lotta, sulla contrapposizione, sulla vittoria del forte sopra il debole. Qui, a nostro avviso, sta anche il senso profondo del suicidio di Drieu: quando vide di aver militato per la parte soccombente, non sper\u00f2 nella comprensione degli uomini o nel perdono di Dio, e si tolse la vita per riaffermare &#8211; come gi\u00e0 aveva fatto Carlo Michelstaedter &#8212; la propria radicale libert\u00e0. Mi uccido, dunque sono. \u00c8 una filosofia da disperati, nel senso letterale della parola: di coloro che non sperano pi\u00f9, di coloro che non credono pi\u00f9 nelle ragioni dell&#8217;amore e del perdono. Che non perdonano nemmeno a se stessi: per esempio, di essersi trovati dalla parte soccombente. C&#8217;\u00e8 fierezza, in questo; ma non grandezza: perch\u00e9 la vera grandezza consiste nell&#8217;accettare la fatica dell&#8217;espiazione e l&#8217;impegno della rinascita.<\/p>\n<p>Non vogliamo, per\u00f2, cadere nel facile moralismo. Uomini come Drieu meritano rispetto. \u00c8 anche facile dire che sbagliarono e dove sbagliarono: ma quelli erano anni tempestosi, erano anni tremendi; e anche chi era dotato di una vista buona, talvolta non riusciva a vedere pi\u00f9 in l\u00e0 del proprio naso. Stando comodamente seduti in poltrona, oggi, \u00e8 un facile esercizio accademico quello di distribuire la pagella con i voti, con le sufficienze e le insufficienze; ma vivere nel cuore di una tempesta \u00e8 un&#8217;altra cosa: e gli uomini che ebbero in sorte di vivere nel cuore di quella tempesta, meritano rispetto, se pure non videro la terra solida ove poggiare il piede, in mezzo all&#8217;infuriare degli elementi. Quando la tempesta \u00e8 passata, ci sono troppi professori in giro: ci vorrebbe un po&#8217; di decenza; ci vorrebbe un sentimento ormai quasi dimenticato, il pudore.<\/p>\n<p>Alcuni di quegli intellettuali, come Julius Evola, subirono il fascino di una impossibile restaurazione del paganesimo e ritennero di dover combattere quanto di cristiano era presente nella societ\u00e0 europea, senza rendersi conto di contribuire anch&#8217;essi, per la loro pare, a distruggere quel poco di solide fondamenta che ancora sussistevano alla base della loro &#8212; e nostra &#8211; civilt\u00e0. Anche Drieu la Rochelle sub\u00ec, in parte, quel fascino e quella tentazione: il suo vitalismo naturalista, il suo nietzschianesimo lo portavano in quella direzione; cos\u00ec come la sua concezione &quot;razzista&quot; e guerriera, incompatibile, in ultima analisi, con l&#8217;etica cristiana della mansuetudine e del perdono delle offese.<\/p>\n<p>\u00c8 un peccato che uomini della sua intelligenza, come anche Pound, non abbiano visto gli esiti funesti di quel rinnegamento delle radici cristiane dell&#8217;Europa: essi amavano le cattedrali, ma senza lo spirito delle cattedrali; amavano la cultura che aveva concepito il lavoro non come competizione selvaggia e accumulo di capitali, ma come amore dell&#8217;opera ben fatta e della onesta professionalit\u00e0: in altre parole, amavano ci\u00f2 che lo spirito cristiano aveva costruito e preservato, tanto nell&#8217;ambito individuale che in quello sociale, cos\u00ec nella sfera materiale come in quella spirituale: ma non erano disposti a riconoscere che quelle radici possedevano ancora una forza vitale. Anche loro caddero vittime di uno degli aspetti pi\u00f9 deteriori dell&#8217;ideologia della modernit\u00e0: l&#8217;adorazione del nuovo, sebbene si considerassero come i depositari, i difensori ed i custodi della tradizione. Non era una contraddizione soltanto loro, ma di gran parte del secolo. Cercavano, in fondo, una sorta di teologia laica e speravano di edificare una soteriologia che fosse al passo coi tempi.<\/p>\n<p>Il vero problema \u00e8 che nessuna contestazione del presente, nessuna rivolta contro il moderno pu\u00f2 avere prospettive di successo, se non sa riconoscere o rifiuta di accogliere quanto \u00e8 vitale nella tradizione e, inoltre, se non sa rielaborare criticamente, ma passandovi attraverso e non semplicemente rifiutandoli, quegli elementi di novit\u00e0 e magari di sovversione che sono prodotti dal mutare dei tempi e delle condizioni storiche. Non si rifiuta la tecnica senza prima averla posseduta; non si respinge la societ\u00e0 di massa, senza aver fatto propri gli elementi e i fattori positivi che agiscono in essa, nonostante tutto, a cominciare dalla conquista di nuovi spazi di autonomia individuale, e sia pure allo stato potenziale e non senza pesanti effetti collaterali. Infine, non si cancella l&#8217;eredit\u00e0 cristiana prima di avere verificato quanto in essa \u00e8 ancora vivo e vitale, a dispetto di certe forme apparentemente sorpassate o degenerate. Questo, se davvero si vuole guardare avanti, se si vuole immaginare un futuro diverso e migliore, ma senza fuggire nei comodi &#8212; o terribili &#8212; paradisi dell&#8217;utopia rivoluzionaria, forieri di sciagurati totalitarismi e di violenze inaudite, sia contro gli individui, che contro i popoli.<\/p>\n<p>* * *<\/p>\n<p>Il saggio di Antonio Serena su Drieu la Rochelle \u00e8 condotto con rara equanimit\u00e0 e con onest\u00e0 intellettuale, oltre che con sicura competenza e pieno possesso delle fonti, dei testi, dei documenti (si osservi solo la straordinaria ricchezza della bibliografia).<\/p>\n<p>Serena si \u00e8 posto di fronte al &quot;caso&quot; Drieu La Rochelle con spirito spassionato e curioso: curioso di conoscere come e perch\u00e9 uno scrittore, un uomo di quella intelligenza e di quella coerenza, abbia fatto le scelte che ha fatto, abbia preso le decisioni che ha preso, in uno degli scenari pi\u00f9 drammatici e in uno dei momenti pi\u00f9 angosciosi della storia d&#8217;Europa. E ci ricorda la sconcertante, scomoda e imbarazzante attualit\u00e0 dello scrittore francese, la sua contemporaneit\u00e0, pi\u00f9 forti di quel che i quasi settant&#8217;anni trascorsi dalla sua morte lascerebbero credere. I problemi contro i quali and\u00f2 a sbattere, chiuso in drammatico vicolo cieco, sono anche i nostri: sono quelli della nostra societ\u00e0, della nostra Europa, del nostro mondo.<\/p>\n<p>Il suicidio di Drieu La Rochelle ricorda un altro suicidio, avvenuto pochi giorni or sono, da parte di un altro intellettuale francese generalmente etichettato come &quot;di destra&quot; e avvenuto in maniera spettacolare, all&#8217;interno della cattedrale di Notre Dame, l&#8217;indomani dell&#8217;approvazione della legge che istituisce i cosiddetti matrimoni omosessuali e il diritto di adottare bambini da parte delle coppie omosessuali: lo storico Dominique Venner, che la stampa internazionale ha etichettato semplicemente come un &quot;attivista anti-gay&quot;, mentre era un uomo di cultura straordinariamente ricco e attivo, con decine di significative pubblicazioni. Anche Venner ha voluto lanciare un grido di allarme; anche lui ha ritenuto che non ci fosse pi\u00f9 posto per lui, in un&#8217;Europa come questa, basata su tali fondamenta.<\/p>\n<p>Noi crediamo che abbia sbagliato, sul piano intellettuale prima ancora che su quello morale, cos\u00ec come ha sbagliato Drieu la Rochelle: se gli uomini di cultura pi\u00f9 preparati e sensibili si auto-escludono, allora sar\u00e0 veramente cosa difficile costruire un&#8217;Europa e un mondo in cui vi sia ancora spazio per la pluralit\u00e0, intesa nel significato autentico e non in quello, ipocrita e relativista, che viene contrabbandato oggi dalla cultura dominante.<\/p>\n<p>Un mondo che \u00e8 soggetto &#8212; lo aveva gi\u00e0 notato Pier Paolo Pasolini pi\u00f9 di quarant&#8217;anni fa &#8212; a una forma di totalitarismo molto pi\u00f9 sottile, molto pi\u00f9 subdolo, ma anche molto pi\u00f9 pervasivo e devastante per l&#8217;autonomia delle coscienze, di quanto lo siano stati i totalitarismi classici o le dittature &#8211; e il fascismo non fu pi\u00f9 che una &quot;semplice&quot; dittatura -; una societ\u00e0 ove le persone, ridotte a numeri, a bruti consumatori compulsivi e a contribuenti coatti, con una semplice apparenza di libert\u00e0 e di democrazia, credono di vivere nel migliore dei mondi possibili e non si rendono nemmeno conto, in moltissimi casi, dell&#8217;abiezione, dell&#8217;impotenza, della corruzione morale in cui sono sprofondati.<\/p>\n<p>Ecco, il messaggio di Drieu La Rochelle \u00e8 una sveglia contro la nostra accidia, \u00e8 un potente richiamo al senso di responsabilit\u00e0 individuale; \u00e8 una squilla guerresca per gli animi generosi, per i &quot;migliori&quot; nel senso etimologico della parola, affinch\u00e9 si facciano carico di una svolta, di un cambiamento di rotta, affinch\u00e9 la crisi mondiale di cui siamo i protagonisti e le vittime consenzienti, trovi una risposta degna di uomini i liberi e non di schiavi incretiniti dalla politica del potere, fatta di \u00abpanem et circenses\u00bb in versione tecnologica.<\/p>\n<p>E il saggio di Antonio Serena, puntuale, obiettivo, spassionato, \u00e8 un&#8217;ottima introduzione al mondo di Drieu La Rochelle, oltre che un invito alla lettura delle sue opere. Ricordando sempre che l&#8217;uomo moderno ha bisogno di riconoscere le m\u00e8te cui tendere, senza accontentarsi di vivere alla giornata; e che non deve mai scambiare per m\u00e8te il dito di coloro che indicano la strada, magari inciampando e cadendo lungo il percorso, animati, comunque, da spirito generoso e da disponibilit\u00e0 al sacrificio di se stessi.<\/p>\n<p>In fondo, se chi viene dopo ha maggiori possibilit\u00e0 di scorgere la strada giusta in mezzo ai segni contraddittori e caotici di una modernit\u00e0 sempre pi\u00f9 nevrotica e distruttiva, sempre pi\u00f9 disumana e senz&#8217;anima, \u00e8 anche merito di queste anime generose, che, magari sbagliando, e talvolta sbagliando gravemente, hanno per\u00f2 contribuito a mostrare i luoghi in cui \u00e8 imprudente mettere il piede, e quindi, per esclusione, anche quelli che potrebbero condurci, a talune condizioni, fuori dalla palude ove stiamo annaspando.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>C&#8217;\u00e8 un fantasma che si aggira per i salotti buoni della cultura politica e letteraria contemporanea, debitamente &quot;illuminati&quot; e progressisti: quello di Drieu La Rochelle. 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