{"id":24727,"date":"2015-07-28T06:07:00","date_gmt":"2015-07-28T06:07:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/dove-va-la-storia-e-chiederselo-e-misticismo\/"},"modified":"2015-07-28T06:07:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:07:00","slug":"dove-va-la-storia-e-chiederselo-e-misticismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/dove-va-la-storia-e-chiederselo-e-misticismo\/","title":{"rendered":"Dove va la storia? E chiederselo, \u00e8 misticismo?"},"content":{"rendered":"<p>Due sono le questioni che qui ci preme porre in evidenza: primo, se sia lecito domandarsi se la storia abbia una direzione, un senso, uno scopo cui tendere, insomma una finalit\u00e0 da perseguire e da raggiungere; secondo, se il fatto di porsi delle simili domande tradisca un atteggiamento di tipo &quot;mistico&quot;, nel senso &#8212; spregiativo, oggi dominante &#8212; di emozionale e soggettivo.<\/p>\n<p>Cominciamo dalla prima domanda: dove va, la storia? Va da qualche parte? Oppure non ha senso chiederselo, perch\u00e9 la &quot;storia&quot; non \u00e8 un soggetto paragonabile ad una entit\u00e0 cosciente, e tutto quel che possono e devono fare gli uomini \u00e8 di studiarla, cercare di spiegarla, ma senza mai spingersi un passo pi\u00f9 in l\u00e0 dei fatti, dei puri e semplici fatti? Secondo il grande storico olandese Johann Huizinga, l&#8217;autore del celeberrimo \u00abAutunno del Medioevo\u00bb, il pensiero storico \u00e8 sempre teleologico; secondo altri storici e filosofi della storia, no. Chi ha ragione?<\/p>\n<p>A nostro parere, il problema della finalit\u00e0 presente nella storia si inscrive in una problematica molto pi\u00f9 ampia: quella della finalit\u00e0 inerente all&#8217;intera realt\u00e0, e ci\u00f2 sia a livello individuale, che generale. Una societ\u00e0 che crede al significato profondo del reale \u00e8 orientata a vedere un significato profondo anche nel divenire storico, cos\u00ec come nell&#8217;esercizio del pensiero, nell&#8217;arte, e in tutte le manifestazioni della vita, specie di quella spirituale; mentre una societ\u00e0 che non ci crede, o che ha smesso di crederci, o che ha deciso che la questione \u00e8 irrisolvibile, tender\u00e0 a negare o ignorare anche la questione relativa al senso della storia.<\/p>\n<p>Inoltre, la conoscenza del passato presuppone una certa apertura verso il futuro: si vuole conoscere il passato per trasmetterne la testimonianza, e forse l&#8217;eredit\u00e0, a coloro che verranno; e questa \u00e8 una forma di fede nel futuro. Ma una societ\u00e0 che non crede nel futuro, ad esempio perch\u00e9 \u00e8 convinta di non averne; una societ\u00e0 che vive nell&#8217;attesa dell&#8217;olocausto nucleare, o della catastrofe ecologica ormai imminente, difficilmente coltiva la speranza verso il futuro, e il crollo del tasso di natalit\u00e0 della nostra societ\u00e0 lo attesta nella maniera pi\u00f9 eloquente, insieme al dilagare impressionante delle pratiche abortive (dato, quest&#8217;ultimo, che i signori progressisti cercano di occultare in partenza, perch\u00e9 costituisce, da s\u00e9 solo, la pi\u00f9 eloquente smentita di tutte le loro enfatiche celebrazioni del progresso quale strumento per potenziare la vita umana).<\/p>\n<p>Vi \u00e8 poi una terza ragione che pu\u00f2 spegnere la credenza in un senso della storia: da un lato, il trauma per certi avvenimenti verificatisi nella storia pi\u00f9 recente (come si fa a credere ancora in Dio, chiedevano alcuni, dopo Auschwitz?), dall&#8217;altro, lo scetticismo, il fastidio e il rifiuto per tutto ci\u00f2 che sa di &quot;metafisica&quot;: e la teleologia della storia (come pure la teleologia della natura) sa certamente di metafisica, dal momento che ha origine dall&#8217;idea che non tutto, nella storia, si riduca alle forze visibili e, per cos\u00ec dire, misurabili, ma siano operanti anche delle forze profonde, invisibili, immateriali, espressione di un altro livello di realt\u00e0, sul quale la scienza positiva, in quanto tale, non ha niente da dire, perch\u00e9 non possiede gli strumenti per indagare.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, dunque, che l&#8217;idea di un senso della storia, oppure l&#8217;idea che la storia non ne abbia alcuno, sono in stretta relazione con l&#8217;idea che l&#8217;uomo ha del reale, di se stesso e di Dio: la visione teleologica \u00e8, in senso &quot;forte&quot; o in senso &quot;debole&quot;, figlia di una concezione teistica del reale, mentre la visione scettica, o pragmatica, \u00e8 il risultato di una concezione ateistica e antropocentrica. A sua volta, quest&#8217;ultima pu\u00f2 dare luogo a due orientamenti diversi e opposti: quello ottimista, fondato sulla nuova fede religiosa che sostituisce l&#8217;antica, vogliamo dire l&#8217;idea del Progresso; e quella pessimistica, che non riesce a scorgere, ovunque volga lo sguardo, se non una condizione umana incomprensibile, ostile, ingrata, carica di errori, sofferenze e ingiustizie.<\/p>\n<p>Una pagina interessante in proposito \u00e8 quella contenuta in una lezione tenuta dallo storico Edward H. Carr all&#8217;Universit\u00e0 di Cambridge nel 1961 &#8211; anche se lui, personalmente, non credeva, e lo affermava esplicitamente, che la storia avesse una teleologia, un fine estrinseco ad essa (da: E. H. Carr, \u00abSei lezioni sulla storia\u00bb; titolo originale: \u00abWhat is History?\u00bb, 1961; traduzione dall&#8217;inglese di Carlo Ginzburg, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1966, pp. 117-121):<\/p>\n<p>\u00abCominciamo col citare un passo della prolusione che il professor Powicke pronunci\u00f2 allorch\u00e9 fu nominato Regius Professor di Storia Moderna a Oxford trent&#8217;anni fa: &quot;Il desiderio di un&#8217;interpretazione della storia ha radici cos\u00ec profonde, che se on possediamo una visione costruttiva del passato, finiamo per cadere nel misticismo o nel cinismo&quot;. Penso che &quot;misticismo&quot;, qui, stia a indicare la concezione secondo cui il significato della storia risiederebbe in qualche luogo al di fuori della storia stessa, nei regni della teologia o dell&#8217;escatologia: la concezione , insomma, condivisa da un Berdjaev, da un Niebhur, un Toynbee. Il &quot;cinismo&quot; designa invece la concezione , pi\u00f9 volte esemplificata, secondo cui la storia \u00e8 priva di significato, oppure ha molteplici significati, tutti egualmente validi o non validi, oppure un significato puramente arbitrario e soggettivo. Sono queste, forse, le due concezioni della storia pi\u00f9 diffuse al giorno d&#8217;oggi. Io le rifiuter\u00f2 entrambe, senza esitazione. Ci resta, quindi, la strana ma suggestiva espressione &quot;visione costruttiva del passatoi&quot;. Poich\u00e9 non possiamo sapere che cosa avesse in mente il professor Powicke nel pronunziare queste parole, cercher\u00f2 d&#8217;interpretarle a modo mio. Come le antiche civilt\u00e0 medio-orientali, le civilt\u00e0 classiche erano fondamentalmente astoriche. Come abbiamo gi\u00e0 visto, il padre della storia, Erodoto, ebbe un&#8217;esigua discendenza. In complesso, gli autori classici si preoccupavano poco sia del futuro, che del passato. Tucidide credeva che nell&#8217;et\u00e0 che precedeva gli eventi da lui descritti non fosse accaduto niente d&#8217;importante, e che niente d&#8217;importante, probabilmente, si sarebbe verificato nell&#8217;et\u00e0 successiva. Lucrezio dedusse l&#8217;indifferenza dell&#8217;uomo per il proprio futuro dall&#8217;indifferenza ch0esso ha per il passato: &quot;Considera come non c&#8217;interessino minimamente le et\u00e0 interminabili trascorse prima della nostra nascita. \u00c8 uno specchio che la natura ci porge del tempo che seguir\u00e0, la nostra morte.&quot; Le visioni poetiche di un futuro pi\u00f9 luminoso assunsero la forma di ritorno di una passata et\u00e0 dell&#8217;oro, secondo una concezione ciclica che assimilava il corso storico al corso della natura. La storia non aveva una meta: poich\u00e9 mancava il senso del passato, mancava anche il senso del futuro. Solo Virgilio, che nella sua quarta ecloga aveva fornito la classica descrizione del ritorno dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro, ebbe per un momento nell&#8217;&quot;Eneide&quot; l&#8217;ispirazione di prescindere dalla concezione ciclica: &quot;Imperium sine fide dedi&quot; era un&#8217;espressone di timbro assolutamente non classico, che in seguito avrebbe procurato a Virgilio una fama di profeta quasi cristiano. Furono gli ebrei, e dopo di loro i cristiani, che introdussero un elemento del tutto nuovo postulando un fine verso cui si dirigerebbe l&#8217;intero processo storico: nasceva, cos\u00ec, la concezione teleologica della storia. In tal modo la storia acquistava un significato e un fine, ma finiva col perdere il suo carattere mondano. Attingere il fine della storia avrebbe significato automaticamente mettere un termine alla storia stessa: la storiografia si trasform\u00f2 in una teodicea. Questa fu la concezione della storia propria del Medioevo. Il Rinascimento restaur\u00f2 la concezione classica di un mondo antropocentrico e del primato della ragione, in cui tuttavia la pessimistica concezione classica del futuro era gi\u00e0 sostituita da una visione ottimistica derivata dalla tradizione ebraico-cristiana. Il tempo, che una volta era concepito unicamente come elemento ostile e distruttivo, divenne qualcosa di benefico e creativo: si ponga a confronto l&#8217;oraziano:&quot;Damnosa quid non imminuit dies?&quot; con il baconiano &quot;Veritas tempori filia&quot;. Gli illuministi, che furono i fondatori della storiografia moderna, conservarono la concezione teleologica ebraico-cristiana, ma trasformarono il fine da trascendente in mondano. In tal modo riuscirono a reintrodurre il carattere razionale del processo storico. La storia fu concepita sotto forma di evoluzione progressiva,, avente per fine la miglior condizione possibile dell&#8217;uomo sulla terra. L&#8217;oggetto delle sue ricerche non imped\u00ec al maggiore degli storici illuministi, Gibbon, dal formulare, com&#8217;egli disse &quot;la consolante conclusione che ogni et\u00e0 della storia ha accresciuto, e continua ad accrescere, la ricchezza effettiva, la felicit\u00e0, le conoscenze, e forse la virt\u00f9 della razza umana&quot;. Il culto del progresso tocc\u00f2 il culmine nel momento in cui la prosperit\u00e0, la potenza e la fiducia in se stessa dell&#8217;Inghilterra erano giunte al massimo grado: e tra i pi\u00f9 ardenti adepti del culto vi furono uomini di cultura e storici inglesi,.[&#8230;]<\/p>\n<p>Nel 1920, allorch\u00e9 Bury scrisse &quot;The Idea of Progress&quot;, si era ormai instaurato un clima meno mite, che lo spinse a biasimare, in ossequio alle mode correnti, &quot;i dottrinari che hanno dato vita all&#8217;attuale regno di terrore in Russia&quot;; tuttavia egli definiva ancora il progresso &quot;l&#8217;idea che anima e guida la civilt\u00e0 occidentale&quot;. In seguito questi accenti cessarono. Di dice che Nicola I di Russia avesse emesso un&#8217;ordinanza in cui si vietava l&#8217;uso della parola &quot;progresso&quot;; oggi, i filosofi e gli storici dell&#8217;Europa occidentale, nonch\u00e9 degli Stati Uniti, si sono tardivamente scoperti d&#8217;accordo con lui. La decadenza dell&#8217;occidente \u00e8 diventata un&#8217;espressione cos\u00ec diffusa che ormai \u00e8 inutile metterla tra virgolette. Ma in realt\u00e0, se prescindiamo da tutte queste strida, che cosa \u00e8 successo? Chi ha generato questo nuovo clima d&#8217;opinione? [&#8230;] Tutti questi discorsi sulla decadenza della civilt\u00e0, egli scrive [si parla dello storico A. J. P. Taylor] &quot;significano semplicemente che i professori universitari avevano in passato delle donne di servizio, mentre ora si devono lavare i piatti da soli&quot;. [&#8230;] In questa faccenda del progresso, non vedo il motivo di preferire &quot;ipso facto&quot; il giudizio degli uomini del 1950-60 a quello degli uomini della fine del secolo scorso, o il giudizio degli anglosassoni a quello dei russi, degli asiatici e degli africani, o il giudizio dell&#8217;intellettuale della media borghesia a quello dell&#8217;uomo della strada che, secondo Macmillan, non \u00e8 mai stato cos\u00ec bene.\u00bb<\/p>\n<p>Forse \u00e8 pi\u00f9 giusto dire che gli antichi non avevano una visione teleologica della storia &#8212; Ebrei a parte &#8212; perch\u00e9 la loro concezione del tempo era ciclica: e, se le cose sono destinate a ripetersi e a ritornare, allora \u00e8 chiaro che non stanno andando da un&#8217;altra parte, ma si muovono sempre entro la stessa orbita. E, a sua volta, la concezione ciclica del tempo si lega con il naturalismo di fondo delle culture antiche, comprese quelle classiche: \u00e8 inutile domandarsi se la storia sia diretta verso un determinato fine, perch\u00e9 la storia \u00e8 fatta dall&#8217;uomo e dunque \u00e8 parte della natura, e la natura non ha altro fine che quello di conservarsi e consentire agli esseri viventi di sopravvivere e riprodursi: senza uno scopo ulteriore, e con l&#8217;unica prospettiva di morire e avvicendarsi gli uni agli altri (come si vede nel famoso dialogo fra Glauco e Diomede nell&#8217;\u00abIliade\u00bb: le generazioni umane sono come le foglie degli alberi, cadono e ne spuntano poi di nuove).<\/p>\n<p>Dunque, nella concezione classica della storia vi \u00e8 un forte senso della continuit\u00e0, della ripetitivit\u00e0, della costanza: il presente \u00e8 simile al passato e il futuro sar\u00e0 simile al presente; potremmo quasi definirla una concezione &quot;attualista&quot;, con riferimento alla concezione geologica di Charles Lyell, che presupponeva la regolarit\u00e0 e la gradualit\u00e0 di tutti i processi naturali che si succedono sulla superficie terrestre. \u00c8 per questo che le manca il senso del passato, e anche quello del futuro &#8212; in questo, Carr ha ragione; ma anche perch\u00e9 non si aspetta niente di straordinario dagli d\u00e8i del politeismo pagano, i quali non hanno fretta di tirare le somme delle vicende umane, possono intervenire o non intervenire nella storia; ma \u00e8 anche possibile che se ne stiano, beati e imperturbabili, negli &quot;intermundia&quot; di lucreziana memoria, a godersi la loro eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Il Dio cristiano, invece, erede diretto di Yahw\u00e9, e sia pure filtrato attraverso la sensibilit\u00e0 greca e, pi\u00f9 tardi, il pensiero greco, non \u00e8 un semplice spettatore, n\u00e9 un giudice dalla pazienza infinita: gli uomini sanno che saranno giudicati e sanno anche che ci\u00f2 potr\u00e0 avvenire in qualsiasi momento, poich\u00e9 il Suo giorno arriver\u00e0 come un ladro nella notte, e li sorprender\u00e0, quando essi meno se lo aspettano (confronta la Prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi, 5, 2). Questo d\u00e0 alla cultura cristiana un senso di urgenza, di inquietudine, ma anche la profonda convinzione che le vicende della storia hanno acquistato un senso ben preciso: ogni cosa corre verso il giorno del Signore, il giorno del Giudizio; pertanto ogni cosa cerca di realizzare il proprio scopo, prima che sia troppo tardi. Il tempo non si ripete all&#8217;infinito: esso corre verso la fine, e la sua fine corrisponder\u00e0 al sorgere di nuovi cieli e di una nuova terra, santificata dall&#8217;amore di Dio.<\/p>\n<p>Nella prospettiva cristiana, \u00e8 ovvio che la storia abbia un senso e che tale senso stia al di fuori di essa; cos\u00ec come \u00e8 ovvio che abbia un senso la vita umana, e che questo sia al di fuori della vita medesima: in entrambi i casi, il senso ultimo \u00e8 Dio, al quale tende ogni cosa creata, come al suo termine e alla sua piena e perfetta realizzazione. La storia, dunque, non \u00e8 che una marcia di avvicinamento a Dio, cos\u00ec come la vita umana \u00e8 un pellegrinaggio per fare ritorno a Lui. Non gira in eterno, e soprattutto non gira a vuoto. N\u00e9 conosce gradualismi e regolarit\u00e0: il mistero dell&#8217;Incarnazione opera una cesura nel divenire storico, crea un prima e un dopo, separa nettamente due epoche, getta le premesse per la conclusione: la storia avr\u00e0 una fine, come ha avuto un inizio; e non procede per gradi, ma a strappi, imprevedibilmente. Questo perch\u00e9 le vie del Signore non sono le vie degli uomini, il Suo pensiero non \u00e8 il loro pensiero: Egli conduce l&#8217;umanit\u00e0 in una maniera che \u00e8 misteriosa, che sfugge all&#8217;analisi razionale.<\/p>\n<p>Si tratta di una concezione mistica? Se per &quot;mistico&quot; si intende qualcosa di puramente emozionale e soggettivo, la risposta \u00e8 no; si tratta, semmai, di una concezione extra-razionale, ma nel senso di sovra-razionale: qualche cosa che \u00e8 al di l\u00e0 e al di sopra della pura razionalit\u00e0 umana, senza essere, per questo, n\u00e9 irragionevole, n\u00e9, tanto meno, inferiore al livello razionale. I razionalisti dovrebbero sempre tener presente che la ragione umana non \u00e8 la ragione in assoluto: \u00e8 quella forma di ragionevolezza di cui \u00e8 suscettibile la mente umana. Inoltre, nulla vieta &#8211; checch\u00e9 loro ne pensino &#8211; che essa, per cos\u00ec dire, si faccia assistere, accompagnare e consigliare da alte forme di conoscenza e di consapevolezza, le quali hanno pure la loro evidenza, anche se non sono esperibili e verificabili in maniera altrettanto rigorosa e oggettiva: perch\u00e9, come diceva un grande filosofo, che era anche un grande scienziato e un grande matematico, Blaise Pascal, il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non arriva a conoscere.<\/p>\n<p>I razionalisti, cio\u00e8, assolutizzano la ragione, perch\u00e9 assolutizzano l&#8217;uomo; ritengono che, non essendovi nulla di pi\u00f9 perfetto dell&#8217;uomo, la sua ragione &#8212; che essi, arbitrariamente, assumono come la sua caratteristica sovrana, dimenticando, fra l&#8217;altro, la volont\u00e0, per non parlare della sfera affettiva ed emozionale &#8212; debba essere il criterio supremo e infallibile per decidere della verit\u00e0 o della non verit\u00e0 di qualsiasi cosa. Si veda, in proposito, l&#8217;atteggiamento di sprezzante scetticismo che quasi tutti i razionalisti assumono di fronte al soprannaturale: davanti a ci\u00f2 che non capiscono e che non sanno spiegare con il solo strumento della ragione, essi preferiscono dare torto ai fatti, anche i pi\u00f9 evidenti, sostenendo che certe cose sono &quot;impossibili&quot;, e con ci\u00f2 chiudono il discorso, rifiutandosi, puramente e semplicemente, di confrontarsi con qualcosa che offende i loro pregiudizi e che insidia le loro arroganti certezze.<\/p>\n<p>Se per mistico si intende, invece, qualche cosa che descrive l&#8217;abbandono dell&#8217;anima a Dio, ragione compresa, allora s\u00ec, la lettura cristiana della storia \u00e8 essenzialmente mistica: perch\u00e9 pone la storia in cammino verso un fine, e concepisce questo fine come ci\u00f2 che eccede le possibilit\u00e0 di comprensione della ragione umana, perch\u00e9 risponde a un disegno amorevole che scaturisce dalla Mente infinita di Dio: il Creatore del mondo e il Signore della storia stessa.<\/p>\n<p>Alla domanda: \u00abDove va la storia?\u00bb, pertanto, la risposta del cristiano non pu\u00f2 essere che una ed una sola: la storia, come ogni altra cosa, va verso Dio, o meglio, per esse pi\u00f9 precisi, la storia \u00e8 la storia del ritorno &#8212; faticoso, tribolato, ma divinamente assistito &#8211; degli uomini a Dio, dal quale hanno avuto origine, cos\u00ec come l&#8217;ha avuta l&#8217;universo intero. Di pi\u00f9, egli non pu\u00f2 dire. I particolari di questo itinerario, di questo pellegrinaggio, nessuno li pu\u00f2 conoscere, fino a che la sua vita appartiene alla dimensione del tempo e dello spazio.<\/p>\n<p>Poi, sar\u00e0 diverso. Quando non apparterremo pi\u00f9 alla dimensione del tempo e dello spazio, ci cadranno le bende dagli occhi, vedremo e capiremo. Allora ogni cosa diverr\u00e0 chiara, e anche le pi\u00f9 stridenti e dolorose contraddizioni acquisteranno un significato evidente. La fede \u00e8 appunto questo: credere in ci\u00f2 che, per ora, non \u00e8 dato vedere, ma che ci \u00e8 stato autorevolmente insegnato e tramandato, e che non contrasta con la ragione, ma la supera, in un grandioso e affascinante mistero d&#8217;amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due sono le questioni che qui ci preme porre in evidenza: primo, se sia lecito domandarsi se la storia abbia una direzione, un senso, uno scopo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30151,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[75],"tags":[92],"class_list":["post-24727","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-escatologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-escatologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24727","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24727"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24727\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30151"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24727"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24727"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24727"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}