{"id":24720,"date":"2022-12-11T06:44:00","date_gmt":"2022-12-11T06:44:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/11\/dove-sono-andate-tutte-quelle-cose-belle\/"},"modified":"2022-12-11T06:44:00","modified_gmt":"2022-12-11T06:44:00","slug":"dove-sono-andate-tutte-quelle-cose-belle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/12\/11\/dove-sono-andate-tutte-quelle-cose-belle\/","title":{"rendered":"Dove sono andate tutte quelle cose belle?"},"content":{"rendered":"<p>Un bambino sta scrivendo una letterina, sforzandosi di usare un bella calligrafia, sulle righe di un foglio strappato dal quaderno della seconda elementare. \u00c8 una lettera d&#8217;amore. La prima della sua vita. La destinataria \u00e8 sua mamma. Nessuno gli ha dato lo spunto, lo ha invogliato, lo ha sollecitato. L&#8217;idea \u00e8 spuntata da sola, cos\u00ec, per conto proprio, in maniera assolutamente autonoma: si \u00e8 fatta strada per le vie nascoste del cuore, dapprima in forma confusa e indistinta, poi sempre pi\u00f9 chiara e precisa, fino a erompere in piena luce. In quelle letterina egli non chiede nulla, non domanda, non lascia intravedere alcun secondo fine; del resto manca molto a qualsiasi festa che possa essere pretesto di regali. Ha semplicemente sentito il bisogno di esprimere la piena del cuore e ringraziare la sua mamma di esistere. Cos\u00ec bella, cos\u00ec giovane, cos\u00ec gentile, cos\u00ec dolce, cos\u00ec sollecita e affettuosa, sempre disponibile. Che ha sempre un sorriso, una parola buona, un tratto di ottimismo; che canticchia con voce melodiosa mentre fa i lavori di casa; che non parla mai dei problemi di lavoro, n\u00e9 della salute del pap\u00e0 che va a trovare ogni giorno in ospedale, ma della cui malattia i due bambini non si sono praticamente accorti. Anzi, torna spesso con un dolcetto o con qualche semplice giocattolino di plastica colorata. Niente di esagerato, cose semplicissime, perch\u00e9 quei bambini sono stati educati ben lontani dal consumismo: ma solo cos\u00ec, per scacciare la malinconia della famiglia forzatamente divisa ed per tenere alto il morale, cos\u00ec che i loro pensieri vadano spensierati in luoghi felici.<\/p>\n<p>Quella letterina, l&#8217;emozione del bambino mentre la scrive, l&#8217;emozione della mamma quando la legge, sono fra le esperienze di vita pi\u00f9 belle che possano esservi al mondo: quasi non ci sono parole per descriverle. Ebbene, ecco la domanda che ci sta a cuore, che da sempre ci facciamo: quei momenti felici, quelle ore liete, quei sentimenti dolcissimi e irripetibili, che fine fanno? Dove se ne vanno? Scivolano via nel nulla, e la polvere del tempo li ricopre a poco a poco? Abbiamo scelto come esempio un momento di vita infantile, perch\u00e9 l&#8217;infanzia da se stessa avvolge di nubi dorate tutto quello che tocca; e poi la memoria, per quanto riesce a ricordare, le abbellisce ancora di pi\u00f9, caricando il ricordo con le mille e mille fonti della nostalgia. Dei genitori, dei fratelli, dei nonni, della vecchia casa, della citt\u00e0 tanto amata anche nei suoi rioni pi\u00f9 modesti e nei vecchi caseggiati un po&#8217; fatiscenti, degli animali domestici, degli amici, della chiesa, del vecchio parroco, dei rari pomeriggi al cinema, delle vacanze in luoghi nuovi, di tutto quel vasto insieme che rendeva ogni giornata una nuova avventura, specie nelle lunghe serate estive, totalmente spensierati perch\u00e9 liberi dalla scuola. Ma anche da giovani e nell&#8217;et\u00e0 adulta capitano dei momenti magici cos\u00ec &#8212; sempre pi\u00f9 rari, a dire il vero. Capitano anche ai nonni, quando, per esempio, s&#8217;inteneriscono cullando il nipotino, oppure ritrovando, in fondo a un armadio, le foto dei genitori quando si erano appena sposati, e avevano ancora negli occhi quella luce di aspettazione gioiosa che di solito si accende in viso una volta nel corso della vita.<\/p>\n<p>Oppure quando ci s&#8217;imbatte in maniera del tutto inaspettata nelle propria fotografia della prima Comunione, e si torna per un attimo col pensiero a quegli anni lontani, e ci s&#8217;immedesima, e ci si prova a rivedere il mondo, le cose, le persone, le situazioni, come le si vedeva allora: tanto pi\u00f9 grandi, tanto pi\u00f9 avvolgenti, tanto pi\u00f9 misteriose di come poi, giorno per giorno, e quasi sfarinandosi nella stretta delle dita, si sono rivelate. Si sono rimpicciolite mano a mano che perdevano quell&#8217;alone luminoso, mano a mano che perdevano la poesia. Si sono immeschinite. Raramente un vecchio soldatino o un vecchio quaderno possono suscitare ancora qualche vero palpito di emozione; sono divenuti inerti, come fossero estranei; ma una fotografia no, una fotografia pu\u00f2 ancora accendere e rinnovare il miracolo dell&#8217;infanzia. Perch\u00e9 il quel lontano sorriso, in quel grembiulino coi bottoni, in quel piccolo corpo che poi \u00e8 cos\u00ec cambiato, \u00e8 rimasto qualcosa della nostra vera essenza. Prima che apprendessimo la triste arte di dissimulare.<\/p>\n<p>La struggente sensazione di aver perso qualcosa di noi, qualcosa di essenziale, qualcosa dal valore incommensurabile, la proviamo quando ritorniamo, a distanza di tanti anni, nella citt\u00e0 dove siamo nati e alla quale sono legati rutti i nostri pi\u00f9 cari ricordi. La coscienza del tempo passato irrimediabilmente, l&#8217;assenza di tutte quelle figure, parenti, amici e semplici conoscenti, che ce la rendevano tanto cara, anzi assolutamente unica, \u00e8 solo una parte della delusione e del disincanto. La parte pi\u00f9 grossa viene da un&#8217;altra fonte, e cio\u00e8 dal fatto che quel cortile, quei muri, quelle finestre, quel cancello &#8212; quel cancello che magari per anni abbiamo rivisto nell&#8217;immaginazione, abbiamo sognato, ci \u00e8 parso quasi d&#8217;impugnarne la maniglia a forma di chiocciola, e abbassarla sollevando un leggero cigolio di molle arrugginite -, quei mobili, se pure sono rimasti intatti e al loro posto, cos\u00ec come li ricordavamo: ebbene tutto \u00e8 ancora lo stesso, per\u00f2 non \u00e8 pi\u00f9 lo stesso. Siamo cambiati noi: e la nostra disposizione al fantastico e al meraviglioso, la nostra spontanea capacit\u00e0 d&#8217;ingentilire i particolari pi\u00f9 prosaici e di conferire un alone incantato, quasi fiabesco, agli oggetti pi\u00f9 normali, \u00e8 emigrata chiss\u00e0 dove, ci ha lasciati come un amico che non ha salutato e che, in mezzo alla confusione di mille altri avvenimenti, abbiamo notato quasi per caso che non era pi\u00f9 l\u00ec, accanto a noi. E solo allora ci siamo accorti di che razza di amico straordinario fosse! Un amico che sa rendere bella, o almeno interessante, ogni cosa; che per ogni cosa, anche la pi\u00f9 banale, sa scorgere il lato intrigante, il lato nascosto; che ci strappa un sorriso o un moto d&#8217;entusiasmo dinanzi agli eventi pi\u00f9 comuni, e che ci trasmettere una folle voglia di correre, di saltare come matti, o, non potendolo fare fisicamente, di sbizzarrirci con la fantasia, nelle maniere pi\u00f9 impensate e originali &#8212; ma sempre prendendo i suoi materiali d&#8217;ispirazione da tutto ci\u00f2 che \u00e8 piccolo, umile, modesto.<\/p>\n<p>Anche ammettendo che la citt\u00e0, a distanza di trenta, quaranta, cinquant&#8217;anni, non sia cambiata molto, anzi che non sia cambiata quasi per niente. Che non sia cresciuta, che non siano stati creati nuovi quartieri abbattendo i vecchi; insomma, anche nel caso eccezionale &#8212; ma non impossibile, e in fondo non raro &#8212; che alla superficie sia rimasta come prima, che perfino la pittura a calce dei muri esterni e gli scuri di legno ai balconi &#8212; siamo rimasti come prima, dove sono quei bambini che la popolavano allora? E chi sono questi nuovi bambini, che parlano con l&#8217;accento dell&#8217;Est, e che non si sa neppure da dove mai siamo arrivati? Perch\u00e9 tante chiese sono chiuse? E quel negozio di pasticceria, che fine avr\u00e0 fatto? E quell&#8217;osteria dentro l&#8217;antico cortile? E quell&#8217;aquila impagliata che troneggiava sopra il bancone e dava il nome al locale? E la grande scuola elementare, perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec silenziosa, e nessun alunno si affacci ai suoi portoni? L&#8217;hanno adibita a qualche tipo di ufficio? Non ci sono pi\u00f9 abbastanza bambini di scuola elementare, nel pieno centro di una citt\u00e0 di centomila anime? E quella stradina di periferia dai muri coperti d&#8217;edera e i gerani alle finestre, nella quale ci eravamo soffermati con alcuni amichetti a farci le pi\u00f9 matte risate per non so pi\u00f9 quale sciocchezza, come mai adesso ha quell&#8217;aria neutra e indifferente, come se non mi conoscesse e non sapesse neppure chi sono?<\/p>\n<p>E l\u00ec, l\u00ec, proprio l\u00ec, dove ora c&#8217;\u00e8 una serranda abbassata, non c&#8217;era un negozio di fruttivendolo? E l\u00ec, nell&#8217;androne della vecchia strada buia come l&#8217;ingresso di una caverna, non c&#8217;era una di quelle vecchie fontane cittadine, verdi e massicce, ch&#8217;era un piacere solo a vederle, specie per dei ragazzini eternamente accaldati e assetati dal correre e giocare? E i cigni che, silenziosi e pettoruti, si lasciavano portare dall&#8217;acqua della roggia tutto intorno ai giardinetti, fin sotto il busto del poeta che tutti conoscono solo per via della targa col suo nome, ma del quale forse nessuno ha pi\u00f9 letto un verso da quasi cent&#8217;anni a questa parte? Insomma: \u00e8 tutto come prima, ma \u00e8 tutto diverso da prima. Come in quei film o romanzi di fantascienza nei quali il protagonista capisce d&#8217;essere finito in un pianeta strano, o meglio in una realt\u00e0 parallela, perch\u00e9 tutto \u00e8 uguale a sempre, ad eccezione di alcuni dettagli assolutamente secondari, che solo un attento osservatore non tarda a riconoscere. E come potrebbe essere disattento colui che per anni, per decenni, si pu\u00f2 dire ogni giorno e spesso anche nei sogni notturni, non ha fatto altro che immaginare, rivedere, carezzare, abbracciare, la citt\u00e0 carissima della propria infanzia?<\/p>\n<p>E cos&#8217;\u00e8 che rende tanto amabili quei ricordi; che li avvolge di una fiammeggiante aureola di poesia; che li rende quasi sacri, al punto che a un tratto il cuore comincia a battere, a battere forte, come se volesse salire in gola, come se una rivelazione improvvisa dovesse far cadere le foglie secche del tempo e restituire a ogni oggetto la sua luce, il suo splendore, la sua gioia di esistere? Senza dubbio, non le cose in se stesse &#8211; le strade, le case, i cortili, le osterie, i ponticelli, i canali, i tetti, i campanili, i piccioni, le bancherelle del mercato, l&#8217;angelo sul colle del castello &#8212; ma la particolare tonalit\u00e0 affettiva in cui esse sono state percepite e scoperte, la prima volta, intrecciate tutte insieme, cos\u00ec da formare un quadro armonico e unitario, il quadro della mia citt\u00e0. <em>Mia<\/em>, nel senso pi\u00f9 pieno, pi\u00f9 possessivo, pi\u00f9 esclusivo della parola; e <em>citt\u00e0<\/em>, nel senso che \u00e8 la citt\u00e0 per antonomasia, e che sarebbe impossibile confrontarla, sotto qualsiasi punto di vista, con qualsiasi altra, pi\u00f9 grande o pi\u00f9 piccola, pi\u00f9 bella o pi\u00f9 brutta.<\/p>\n<p>Ma allora, questa citt\u00e0, non solo \u00e8 mia nel senso che io solo la posso capire, perch\u00e9 io solo l&#8217;ho vista in quella luce, circondato dall&#8217;amore dei quei genitori, rassicurato dalla presenza di quelle maestre e di quei sacerdoti, allietato dalla frequentazione di quegli amici, unici, insostituibili, perch\u00e9 gli amici d&#8217;infanzia non sono una scelta, ma un destino, e perderli nel corso degli anni, per i casi della vita, \u00e8 come perdere una parte di se stessi. Ma anche perch\u00e9 gi\u00e0 allora non loro, non gli amici, non le maestre, non gli altri, la potevano vedere e amare come la vedevo e l&#8217;amavo io, con quell&#8217;amore cos\u00ec geloso ed esclusivo. S\u00ec, certo, molti di loro l&#8217;avranno amata a loro volta; molti di loro l&#8217;avranno sentita come l&#8217;unica patria possibile, come l&#8217;unico luogo del cuore immaginabile per il resto della loro vita. Ma vederla esattamente come la vedevo io, e amarla nella stessa identica maniera, non sar\u00e0 mai stato possibile: perch\u00e9 ciascuno vede le cose con il mezzo dei propri occhi; e ciascuno le ama, se le ama, con il cuore che Dio gli ha dato, e non con un cuore qualunque, suscettibile di emozioni intercambiabili.<\/p>\n<p>Dunque: primo punto: la bellezza \u00e8 in noi che guardiamo, \u00e8 nei nostri occhi, nel nostro cuore, nel nostro sentimento. \u00c8 fatta per met\u00e0 di oggetti reali e oggettivi, e per met\u00e0 di qualche cosa d&#8217;altro che ci aggiungiamo noi, specialmente da bambini: perch\u00e9 il bambino, quando scorge il mondo per la prima volta, \u00e8 uno straordinario artefice, non si limita a registrarlo come farebbe un qualsiasi topografo o un agrimensore, vi aggiunge, per abbellirlo, una quantit\u00e0 incredibile di piccole cose, di fantasie, di sogni, di ritocchi. E se ha &quot;deciso&quot;, forse dietro suggerimento di un adulto, che dietro quel portone dall&#8217;aria un po&#8217; nascosta, sempre chiuso anche nelle giornate di sole, si annida una signora pazza che \u00e8 un po&#8217; anche una strega, nessuno potr\u00e0 mai pi\u00f9 levargli quella certezza dalla testa; e finch\u00e9 la casa misteriosa col portone sempre chiuso seguiter\u00e0 ad esistere, per lui, anche dopo anni e anni, ci sar\u00e0 pure, nascosta in qualche stanza, la signora pazza e un po&#8217; strega, e penser\u00e0 a lei con un misto di apprensione, di dubbio e di piet\u00e0; ma continuer\u00e0 a crederci, perch\u00e9 i sogni e le fantasie dei bambini durano molto pi\u00f9 a lungo delle cose di tutti i giorni, sono fatti di una sostanza assai pi\u00f9 tenace, praticamente indistruttibile<\/p>\n<p>E, secondo punto: se la bellezza delle colse \u00e8 in noi, a maggior ragione lo \u00e8 quella dei ricordi, che sono le copie delle cose d&#8217;un tempo, con l&#8217;aggiunta della nostalgia lungamente coltivata verso di esse, trascvorsa l&#8217;ora magica dell&#8217;infanzia.<\/p>\n<p>Infine, punto terzo: quelle cose bellissime, quelle cose che ci hanno fatto battere il cuore, la letterina scritta per la mamma, le lunghe mattine d&#8217;estate trascorse immersi nei giochi, il minuscolo paesino di campagna sperduto fra i campi di granturco, con la sua chiesetta, la sua osteria, la sia piazzola e le sue otto o dieci case tutto intorno, con le stalle e i pollai: tutte queste cose non sono spartite, non se ne sono &quot;andate via da nessuna parte; sono ancora qui, dentro di noi, in qualche piega dimenticata del nostro essere. Ci hanno sempre accompagnato, anche a nostra insaputa: perch\u00e9 noi non saremmo cresciuti affatto, non saremmo diventati quel che siamo diventati, se ci avessero abbandonato. E non se ne andranno mai pi\u00f9. Le ha raccolte, tutte quante, Dio nella sua mano, e le conserva per noi, per offrircele, suprema consolazione, nell&#8217;ultima visione. Quando sar\u00e0 il momento, Dio aprir\u00e0 la mano e ce le far\u00e0 rivedere tutte: e noi ritorneremo come allora, luminosi e innocenti, e gioiremo di essere come la prima volta.<\/p>\n<p>Allora, e solamente allora, avremo la certezza di non aver vissuto invano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un bambino sta scrivendo una letterina, sforzandosi di usare un bella calligrafia, sulle righe di un foglio strappato dal quaderno della seconda elementare. \u00c8 una lettera<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24720","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24720","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24720"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24720\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24720"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24720"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24720"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}