{"id":24717,"date":"2008-09-11T07:12:00","date_gmt":"2008-09-11T07:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/11\/la-bellezza-e-una-scala-ma-sale-verso-il-paradiso-o-porta-giu-verso-linferno\/"},"modified":"2008-09-11T07:12:00","modified_gmt":"2008-09-11T07:12:00","slug":"la-bellezza-e-una-scala-ma-sale-verso-il-paradiso-o-porta-giu-verso-linferno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/09\/11\/la-bellezza-e-una-scala-ma-sale-verso-il-paradiso-o-porta-giu-verso-linferno\/","title":{"rendered":"La bellezza \u00e8 una scala: ma sale verso il Paradiso o porta gi\u00f9, verso l&#8217;Inferno?"},"content":{"rendered":"<p>Da Platone in poi, grazie alla ossessione greca per il <em>kalos<\/em>, per il bello, noi siamo abituati ad associare l&#8217;idea del bello a quella del buono, tanto \u00e8 vero che abbiamo duplicato il concetto del bello in una bellezza sensibile e in un a bellezza morale; che \u00e8, poi, nient&#8217;altro che la bont\u00e0.<\/p>\n<p>Di conseguenza, siamo propensi ad aspettarci che una persona fisicamente bella sia anche dotata di preclare virt\u00f9 morali, mentre &#8211; d&#8217;istinto &#8211; siamo indotti a dubitare del contrario: che, cio\u00e8, una persona fisicamente brutta sia anche bella moralmente. Complice Omero e le reminiscenze scolastiche dell&#8217;episodio di Tersite (<em>Iliade<\/em>, canto II, v. 212 sgg.), non ci meravigliamo affatto di vedere associate la bruttezza fisica e quella morale; mentre ci piace immaginare che la bellezza morale e quella fisica vadano sempre, o quasi, di pari passo.<\/p>\n<p>Tutto questo, naturalmente, \u00e8 una sciocchezza; ma \u00e8 una di quelle sciocchezze che si attaccano alla mente come fanno le ventose della piovra, ed \u00e8 &#8211; poi &#8211; una bella fatica liberarsene; senza contare che da certi pregiudizi ci si pu\u00f2 bens\u00ec emancipare con uno sforzo dell&#8217;intelligenza, ma qualcosa &#8211; una specie di fondo umido e appiccicoso &#8211; rimane comunque attaccato in qualche angolo del nostro essere pi\u00f9 riposto. E il nostro occhio non rester\u00e0 mai perfettamente limpido; qualche cosa continuer\u00e0 a far velo allo sguardo, nostro malgrado.<\/p>\n<p>Del resto, quando si parla della bellezza, il pensiero corre subito alla bellezza del corpo; il che complica notevolmente le cose, per quel sottinteso di sensualit\u00e0 ed erotismo che la bellezza corporea reca inseparabilmente con s\u00e9. La bellezza del paesaggio, la bellezza delle cose, la bellezza di un felino che scivola sinuoso nella fitta vegetazione o quella, algida e struggente, di un limpido cielo stellato, sembrano quasi forme secondarie del fenomeno \u00abbellezza\u00bb; cos\u00ec come l&#8217;amore di un padre per i figli o di un individuo per i suoi ideali, sembrano quasi forme secondarie del fenomeno \u00abamore\u00bb; che \u00e8 visto, fondamentalmente, come l&#8217;amore sessuale.<\/p>\n<p>Francesca da Polenta, nell&#8217;immortale V canto dell&#8217;<em>Inferno<\/em> dantesco, continua a pensare con rimpianto al proprio bel corpo che le fu strappato con la morte, e che aveva fatto innamorare di lei il cognato Paolo Malatesta:<\/p>\n<p><em>Amor, ch&#8217;al cor gentil ratto s&#8217;apprende<\/em><\/p>\n<p><em>prese costui de la bella persona<\/em><\/p>\n<p><em>che mi fu tolta; e il modo ancor m&#8217;offende.<\/em><\/p>\n<p>Persino dopo morta, persino all&#8217;Inferno, Francesca rimpiange la propria bellezza fisica, strumento di seduzione (sia pure involontaria) del giovane parente e causa indiretta della sua tragica morte e della stessa dannazione eterna.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 la potenza di suggestione che esercita la bellezza, non solo su chi la ammira nell&#8217;altro, ma anche su chi la ammira in se stesso, se ne compiace e ne rimane, in certo qual modo, soggiogato: soggiogato dalle potenzialit\u00e0 che offre l&#8217;avvenenza del proprio corpo!<\/p>\n<p>E che altro significa il pianto dirotto, liberatorio, di una neo eletta reginetta di bellezza, in uno degli innumerevoli concorsi femminili? Non \u00e8 solo la gioia di aver vinto, superando tutte le agguerrite concorrenti; \u00e8 anche il sentimento inebriante, sconvolgente, di vedersi riconosciuto il possesso di uno strumento di potere dalle potenzialit\u00e0 quasi illimitate: perch\u00e9 la bellezza conferisce un potere sugli altri; e, nel caso del corpo, di un potere tanto pi\u00f9 imperioso, quanto pi\u00f9 si ricollega all&#8217;istinto sessuale.<\/p>\n<p>Eppure, siamo sicuri che la bellezza del corpo sia solo quella che invita alla seduzione erotica? Il corpo non possiede forse un&#8217;altra forma di bellezza, che \u00e8 intrecciata indissolubilmente a quella dell&#8217;anima, e che forma con essa un tutto unico di straordinaria intensit\u00e0?<\/p>\n<p>Prendiamo il caso di un&#8217;opera d&#8217;arte come <em>La Piet\u00e0<\/em> di Giovanni Bellini, ora conservata presso la Piancoteca di Brera. Si osservi, in modo particolare, il dettaglio dei due volti, vicinissimi, della Madre e del divino Figlio: quel muto colloquio tra lei, viva, e Lui, morto; quelle labbra che sembrano voler soffiare un estremo alito di vita, da un corpo all&#8217;altro; lo sguardo straziato, gli occhi di lei che paiono cercare una estrema scintilla di luce in quelli, chiusi, di Lui. Una scena di una bellezza inesprimibile, sublime.<\/p>\n<p>Bella, la morte? Eppure s\u00ec; a determinate condizioni, anche lo spettacolo della morte pu\u00f2 essere bello (e non nel senso sadico e necrofilo che potrebbe piacere al \u00abdivino marchese\u00bb). Chi ne ha fatta l&#8217;esperienza, crediamo possa assentire: vi \u00e8 una maest\u00e0 nella morte, specialmente quando essa sopraggiunge senza sofferenza, che distende, trasfigura e nobilita i lineamenti della persona defunta. \u00c8 come se il suo volto manifestasse il conseguimento di una pace perfetta, totale, che invano cercano i viventi nel loro affannoso peregrinare.<\/p>\n<p>E la sofferenza, pu\u00f2 essere bella anch&#8217;essa? Ancora una volta, s\u00ec: come \u00e8 bello, infinitamente bello, il volto della Madonna nella <em>Piet\u00e0<\/em> del Bellini. Certo, si tratta di un altro tipo di bellezza rispetto a un volto felice e giovanile, che sorride alla vita con l&#8217;incanto di mille promesse; come lo \u00e8 quello di Simonetta Vespucci, la misteriosa ispiratrice di capolavori assoluti quali <em>La Primavera<\/em> e <em>La nascita di Venere<\/em> di Sandro Botticelli. Pure, la nobilt\u00e0 del dolore che si esprime attraverso il volto segnato della Madonna, china sul Figlio deposto esanime dalla croce, non la cede in nulla a quell&#8217;altra belt\u00e0, tutta grazia e serena armonia, che leggiamo sul sorriso enigmatico di Simonetta, o su quello della <em>Gioconda<\/em> di Leonardo da Vinci.<\/p>\n<p>Ad ogni modo, non oseremmo dire che la differenza fra i due \u00abgeneri\u00bb di bellezza dipenda dal soggetto: angosciato l&#8217;uno, sereno l&#8217;altro; e nemmeno, per quanto possa sembrare strano, dal fatto che la morte separi la bellezza del volto di Cristo dalla bellezza del volto di sua Madre, o di altro soggetto vivente.<\/p>\n<p>Parafrasando una celebre frase del grande poeta africano Leopold S\u00e9dar-Senghor, potremmo dire che nel mondo della bellezza non esistono confini invalicabili e definitivi, nemmeno tra la vita e la morte.<\/p>\n<p>Piuttosto, ci sembra che la vera differenza sia quella tra la bellezza da cui traspare la luce dell&#8217;anima (e, in questo senso, anche il Cristo morto della <em>Piet\u00e0<\/em> di Bellini sembra solo addormentato) e la bellezza senz&#8217;anima, fatta di soli corpi. Per quanto voluttuosa possa essere quella della seconda categoria, non riuscir\u00e0 mai a commuoverci nel profondo; potr\u00e0 turbare, tutt&#8217;al pi\u00f9, i nostri sensi. Anche nel caso dell&#8217;arte, come nella vita d&#8217;ogni giorno, la vera comunicazione \u00e8 sempre da un&#8217;anima a un&#8217;altra anima; anzi, se vogliamo spingere il concetto ancora pi\u00f9 a fondo, potremmo dire: dell&#8217;anima a se stessa. Perch\u00e9 in tutte le anime individuali si esprime la fervida vita dell&#8217;unica anima universale, che pervade e rischiara l&#8217;intera creazione.<\/p>\n<p>Platone, dunque, aveva ragione quando affermava che la bellezza sensibile pu\u00f2 essere una via d&#8217;accesso per elevarsi verso la bellezza spirituale; e quando affermava che gli occhi dell&#8217;anima cominciano a vedere veramente, solo quando sono rimasti al buio quelli del corpo.<\/p>\n<p>Ma i moderni, specialisti della semplificazione che tutto banalizza e riduce ogni cosa al livello dell&#8217;uomo medio, all&#8217;individualista di massa rozzo e volgare, hanno travisato il concetto, allorch\u00e9 lo hanno ripreso in chiave deterministica: che la bellezza del corpo, cio\u00e8, <em>sia<\/em> (e non gi\u00e0: <em>possa essere<\/em>) una scala che conduce verso la bellezza spirituale.<\/p>\n<p>Invero, una scala pu\u00f2 condurre nei due sensi: verso l&#8217;alto, ma anche verso il basso. E la bellezza del corpo, quando \u00e8 deliberatamente disgiunta da quella dell&#8217;anima, prima o poi finisce per condurre verso il basso: verso il regno delle passioni roventi e inestinguibili, ove si contorcono, nel calore insopportabile, quanti non riescono a trovar pace dai fantasmi di una sensualit\u00e0 disperatamente chiusa in se stessa, di un anelito alla bellezza che si sprofonda nella dimensione del finito.<\/p>\n<p>La bellezza non trasfigura e non trascende proprio nulla, quando si compiace di celebrare il finito ripiegato su di s\u00e9; perch\u00e9 il finito \u00e8 <em>una parte della realt\u00e0<\/em>, e ogni rappresentazione parziale di essa corrisponde a una deformazione del soggetto originale.<\/p>\n<p>L&#8217;incapacit\u00e0 o il rifiuto di rappresentare la bellezza del mondo (compresa quella del corpo umano) nella sua interezza, nella sua armoniosa totalit\u00e0, provoca la deformazione di essa, la sua distorsione e la sua subordinazione a un&#8217;ottica di potere.<\/p>\n<p>Di potere? S\u00ec, perch\u00e9 mutilare le cose esprime una volont\u00e0 di dominarle e sottometterle: come nel gesto, semplicissimo e apparentemente innocente, di recidere un fiore di campo. La bellezza del fiore \u00e8 inseparabile dal campo, dall&#8217;aria, dal cielo: messo in vaso, il fiore non \u00e8 pi\u00f9 quello. La sua bellezza ha subito una tremenda deformazione.<\/p>\n<p>La stessa cosa vale per la bellezza del corpo umano. Un corpo senz&#8217;anima non esiste, \u00e8 una contraddizione in termini; eppure \u00e8 proprio quello che hanno cercato di rappresentare uno stuolo di artisti moderni: dei corpi seducenti, ma privi di anima. Ed \u00e8 anche il modello cui si ispirano milioni e milioni di persone, uomini e donne, nella loro vita di tutti i giorni, trasformando i propri corpi in altrettanti strumenti di guerra per la conquista dell&#8217;altro, mediante lo sfruttamento di una sensualit\u00e0 esasperata.<\/p>\n<p>Da quei corpi, per\u00f2, non traluce &#8211; sovente &#8211; nemmeno un barlume di anima: la loro \u00e8 una bellezza che abbaglia, ma non riscalda; che confonde, ma non rasserena; che stimola, ma non appaga. Da essi, al contrario, traspare una cupa tristezza, un velo di pesantezza che ha quasi un sentore di dissoluzione, di morte.<\/p>\n<p>Baudelaire lo ha descritto molto bene nella poesia <em>Femmes damn\u00e9es<\/em> (la CXXXII dei <em>Fleurs du mal<\/em>), l\u00e0 dove narra lo sgomento della tenera Ippolita, dopo che si \u00e8 abbandonata all&#8217;amore per la forte Delfina; e, poi, come emergendo da un sogno cupo e angoscioso, sente un oscuro presentimento avvolgerla e riempirla d&#8217;angoscia:<\/p>\n<p><em>Descenbdez, descendez, lamentables victimes,<\/em><\/p>\n<p><em>Pau plus profond du gouffre, o\u00f9 tous les crimes,<\/em><\/p>\n<p><em>Flagell\u00e9s par un vent qui ne vient pas du ciel,<\/em><\/p>\n<p><em>Boullonnent p\u00eale-m\u00eale avec un bruit d&#8217;orage.<\/em><\/p>\n<p><em>Ombres folles, courez au but de vos d\u00e9sirs;<\/em><\/p>\n<p><em>Jamais vous ne pourrez assouvir votre rage,<\/em><\/p>\n<p><em>Et votre ch\u00e2timent na\u00eetra de vos plaisirs.<\/em><\/p>\n<p><em>Jamais un rayon frais n&#8217;\u00e9claira vos cavernes;<\/em><\/p>\n<p><em>Par les fentes des murs des miasmes fi\u00e9vreux<\/em><\/p>\n<p><em>Filtrent en s&#8217;enflammant ainsi que des lanternes<\/em><\/p>\n<p><em>Et p\u00e9n\u00e8trent vos corps de leurs parfums affreux.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;\u00e2pre st\u00e9rilit\u00e9 de votre jouissance<\/em><\/p>\n<p><em>Alt\u00e8re votre soif et rodit votre peau<\/em><\/p>\n<p><em>Et le vent furibond de la concupiscence<\/em><\/p>\n<p><em>Fait claquer votre chair ainsi qu&#8217;un vieux drapeau.<\/em><\/p>\n<p><em>Loin des peuples vivants, errantes, condamn\u00e9es,<\/em><\/p>\n<p><em>a travers les d\u00e9serts courez comme les loups;<\/em><\/p>\n<p><em>Faites votre destin, \u00e2mes d\u00e9sordonn\u00e9es,<\/em><\/p>\n<p><em>et fuyez l&#8217;infini que vous pourtez en vous!<\/em><\/p>\n<p>Traduzione di Bernard Delmay (Baudelaire, <em>I fiori del male e altri versi<\/em>, Sansoni Editore, Firenze, 1972, pp. 391-393):<\/p>\n<p><em>Scendete pure, scendete, vittime derelitte,<\/em><\/p>\n<p><em>gi\u00f9 per la strada del vostro inferno perenne!<\/em><\/p>\n<p><em>Tuffatevi nel fondo d&#8217;abisso, ove i delitti,<\/em><\/p>\n<p><em>flagellati da un vento che dal cielo non venne,<\/em><\/p>\n<p><em>ribollono confusi in un rombante mare.<\/em><\/p>\n<p><em>Folli ombre, andate al colmo dei vostri desideri:;<\/em><\/p>\n<p><em>la vostra furia mai voi potrete colmare,<\/em><\/p>\n<p><em>ed il vostro castigo voi verr\u00e0 dai piaceri.<\/em><\/p>\n<p><em>Mai fresco raggio accese quelle vostre caverne;<\/em><\/p>\n<p><em>dagli spacchi dei muri i miasmi febbrili<\/em><\/p>\n<p><em>filtrano, e prendono fuoco cos\u00ec come lanterne,<\/em><\/p>\n<p><em>e vi impregnano i corpi dei lor profumi vili.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;acre sterilit\u00e0 del vostro godimento<\/em><\/p>\n<p><em>Punge la vostra sete, la vostra pelle assilla,<\/em><\/p>\n<p><em>e la concupiscenza qual furibondo vento<\/em><\/p>\n<p><em>vi fa schioccar la carne come un vecchio vessillo.<\/em><\/p>\n<p><em>Via dai popoli vivi, erranti, condannate,<\/em><\/p>\n<p><em>attraverso i deserti come i lupi correte;<\/em><\/p>\n<p><em>compite il vostro fato, anime sregolate,<\/em><\/p>\n<p><em>fuggendo l&#8217;infinito che sempre in voi avrete!<\/em><\/p>\n<p>\u00abFuggendo l&#8217;infinito che sempre in voi avrete\u00bb: ecco come l&#8217;intuizione del poeta \u00e8 capace di rendere, in un bagliore istantaneo, il lento processo di pensiero del filosofo.<\/p>\n<p>Nella persona umana \u00e8 impresso il sigillo dell&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Ignorare questa realt\u00e0, ridurre il corpo a strumento di bellezza chiuso in se stesso, privo della luce dell&#8217;infinito, \u00e8 il tradimento della persona e, quindi, dell&#8217;autentica bellezza.<\/p>\n<p>\u00c8 la scala che non sale verso il Paradiso dell&#8217;armonia e del rasserenamento, ma che scende verso i bollori inestinguibili e le amare concupiscenze dell&#8217;Inferno dei sensi.<\/p>\n<p>A noi la scelta in che senso percorrere quella scala.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da Platone in poi, grazie alla ossessione greca per il kalos, per il bello, noi siamo abituati ad associare l&#8217;idea del bello a quella del buono,<span class=\"excerpt-hellip\"> 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