{"id":24714,"date":"2021-01-08T10:30:00","date_gmt":"2021-01-08T10:30:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/08\/dove-ci-portera-questo-buonismo-istituzionalizzato\/"},"modified":"2021-01-08T10:30:00","modified_gmt":"2021-01-08T10:30:00","slug":"dove-ci-portera-questo-buonismo-istituzionalizzato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2021\/01\/08\/dove-ci-portera-questo-buonismo-istituzionalizzato\/","title":{"rendered":"Dove ci porter\u00e0 questo buonismo istituzionalizzato?"},"content":{"rendered":"<p>La signora X soffre di un live disturbo psichico: fondamentalmente \u00e8 una disadattata e una depressa. Dopo aver trascorso alcuni anni in una comunit\u00e0 nella quale aveva l&#8217;incarico di svolgere alcuni semplici lavori manuali, \u00e8 stata dimessa e ha ricevuto dal comune un bell&#8217;appartamento, con due camere, cucina, soggiorno e servizi, in cambio di un affitto simbolico. Riceve inoltre una piccola paga settimanale e, da quando ha mostrato di non aver voglia di farsi da mangiare, una volta al giorno le viene recapitato il pranzo a domicilio. I soldi che riceve le servono per le piccole spese quotidiane, mentre alle bollette pensa un amministratore delegato dal comune; fra le piccole spese primeggiano le sigarette. La signora \u00e8 alquanto in sovrappeso e soffre d&#8217;incontinenza; si rifiuta di fare pi\u00f9 di due o trecento metri a piedi e, per ogni necessit\u00e0, telefona a una serie di persona amiche, anche dieci volte al giorno, finch\u00e9 non l&#8217;accontentano, la vengono a prendere e l&#8217;accompagnano in banca, a ritirare la paghetta, o dal tabacchino, a comprare le sigarette, o al supermercato, oppure dal medico. Non tiene la casa in ordine e anzi la lascia andare in degrado: la sporcizia si accumula dappertutto, un fortissimo odore di tabacco ristagna perennemente nelle stanze, anche perch\u00e9 non si d\u00e0 la pena di aerarle. A questo punto il comune ha deciso di mandarle il servizio di pulizia in casa, che le ha tirato l&#8217;appartamento a lucido; pochissimi giorni dopo, era di nuovo un porcile. Quando la signora si trova fuori casa, ha delle urgenze fisiologiche improcrastinabili e allora a va a cerare un angolo ove appartarsi, anche per i bisogni grossi. In realt\u00e0 porta i pannoloni, per\u00f2 preferisce farla in un cortile qualsiasi piuttosto che tornare a cambiarsi a casa, visto che adesso, dice lei, \u00e8 tutta cos\u00ec bella e pulita. Questa \u00e8 la sua situazione, questa \u00e8 la sua vita. Non ha uno scopo, non ha una sia pur minima occupazione, in compenso non le manca nulla e pu\u00f2 tirare avanti grazie all&#8217;amministrazione pubblica, che provvede per lei. Passa le giornata a telefonare a destra e a manca; parenti non ne ha, tranne un figlio, che di tanto in tanto passa a trovarla. \u00c8 stata sposata e ha avuto due figli; ha anche due sorelle, che per\u00f2 non si fanno mai vedere, anche se abitano poco lontano. Tutto il peso del suo mantenimento ricade sul comune e sulla buona volont\u00e0 di qualche persona amica. Non ci sono prospettive di miglioramento, perch\u00e9 le manca la motivazione a star meglio: si lascia andare e passa le ore in attesa che venga il momento di dormire; al mattino presto incomincia il giro delle telefonate, sia per farsi accompagnare da qualche parte, sia semplicemente per scambiar due parole con un altro essere e umano. In effetti nell&#8217;appartamento accanto vive un&#8217;altra persona con problemi psichici, sempre leggeri: si tratta di un giovane che frequenta anche l&#8217;universit\u00e0 e dunque possiede sia la capacit\u00e0 di muoversi autonomamente, prendere il treno, ecc., sia di concentrarsi nello studio. Per\u00f2 la signora non conta molto su di lui, preferisce tempestare di chiamate altre persone, fin dalle prime ore del mattino.<\/p>\n<p>Ora, nessuno dice che le persone bisognose, sotto il profilo psichico oltre che sotto quello economico, debbano essere abbandonate al loro destino; nessuno nega che sia giusto prendersi cura di loro, e che la societ\u00e0 debba spendere tempo e denaro per accudirle e sistemarle nella maniera pi\u00f9 dignitosa possibile. E tuttavia, ci si domanda se questa filosofia nei confronti delle persone in difficolt\u00e0 sia quella pi\u00f9 giusta. Ha senso gettare tempo e risorse in un pozzo senza fondo, senza la minima prospettiva di miglioramento? Non sarebbe meglio proporzionare gli aiuti a una strategia di recupero, ove possibile, come certamente lo \u00e8 nel caso ora descritto? A che scopo permettere a una persona di adagiarsi sul proprio disagio e lasciare che gli altri pensino a tutto al posto suo, togliendole l&#8217;incentivazione a far qualcosa per se stessa? <em>Aiutati, che Dio ti aiuta<\/em>, dice il proverbio. Che cosa vuol fare lo Stato, in questi casi: assumere il ruolo di Dio e far tutto da solo? E che cosa rimane da fare all&#8217;individuo, in questa prospettiva, se non aspettare la pubblica assistenza? Ma, si dir\u00e0, non saranno pochi casi del genere a mandare in rovina le finanze pubbliche. Siamo per\u00f2 sicuri che si tratti di pochi casi? O non sono invece moltissimi, centinaia e centinaia di migliaia, perfino milioni? In ogni caso, non \u00e8 solo un discorso quantitativo e non lo si pu\u00f2 ridurre alla dimensione economica, per quanto quest&#8217;ultima non dovrebbe mai esser persa di vista: quale famiglia pu\u00f2 permettersi di mantenere dei figli a fondo perduto, con la prospettiva di trascinare in miseria anche i membri che lavorano e guadagnano per tutti? Ma \u00e8 anche e soprattutto un discorso di saggezza e di giustizia: \u00e8 il caso di destinare ingenti risorse in una strategia che non punta a risanare, per quanto possibile, le situazioni, ma semplicemente a prolungarle all&#8217;infinito, senza vantaggio per alcuno? Non sarebbe cosa pi\u00f9 saggia tenere occupate quelle persone, obbligarle a prendersi cura della casa che \u00e8 stata data loro, minacciandole, in caso contrario, di arrangiarsi da sole, secondo le leggi del mercato? E non sarebbe cosa migliore tenerle occupate, innanzitutto per la loro salute mentale, anche a costo di far loro spostare degli oggetti qualsiasi da qui a l\u00ec, di scavare e poi riempire delle buche nel giardino? La cosa pi\u00f9 importante, ci sembra, dovrebbe essere rompere il legane di dipendenza psicologica e responsabilizzare, nei imiti del possibile, individui come la signora X, guidandoli, un poco alla volta, a riprende in mano la loro vita. Certo, ci vorrebbe una seria terapia psichiatrica: invece rutto quello che la signora \u00e8 tenuta a fare, \u00e8 di presentarsi una volta al mese dallo psichiatra, il quale le prescrive i soliti farmaci chimici, che fanno sparire i sintomi del suo malessere e la intontiscono, ma non giovano affatto a guidarla verso la consapevolezza delle cause profonde del suo malessere. Ma questo \u00e8 un discorso che riguarda un po&#8217; tutta la medicina moderna, basata sulla terapia dei sintomi e non sulla ricerca delle loro cause; e tutta proiettata sul consumo abbondante di farmaci di sintesi, come se non esistessero altre strade percorribili, a cominciare dagli agenti maturali, e soprattutto da un serio lavoro di auto-consapevolezza.<\/p>\n<p>Quel che abbiamo detto ora, facendo questo esempio concreto, si pu\u00f2 estendere a cento e cento altre situazioni, educative, scolastiche, sanitarie, giudiziarie, dalle quali emerge un filo conduttore; la &quot;bont\u00e0&quot; all&#8217;ingrosso, la disponibilit\u00e0 a senso unico, l&#8217;indulgenza e la comprensione codificate per legge, ma sempre del pubblico verso il privato e mai viceversa. Se un impiegato postale disonesto ruba sul lavoro, difficilmente viene licenziato: al massimo viene trasferito. Stesso discorso per una maestra manesca o per un vigile assenteista. C&#8217;\u00e8 aria di condono generale permanente, nella societ\u00e0 contemporanea: come se fossero state abolite le responsabilit\u00e0 con un tratto di penna, e ogni volta che una persona ha un problema, la responsabilit\u00e0 di trovare la soluzione spetti sempre, per definizione, a qualcun altro. Forse la societ\u00e0 si sente in colpa di fronte al disadattamento dei suoi membri, perch\u00e9, dopo tre secoli di somministrazione delle idee di Rousseau, d\u00e0 ormai per assodato che l&#8217;individuo, di per se stesso, \u00e8 buono e innocente, e quindi se ha dei problemi, se sbaglia, se sia ammala, la colpa \u00e8 sempre e solo della societ\u00e0 in cui vive. Se uno impazzisce e diventa pericoloso, per s\u00e9 e per gli altri, si d\u00e0 ormai per scontato che a farlo impazzire sia stata la societ\u00e0; meglio ancora, si sospetta che la sua non sia vera pazzia, ma che sia una reazione difensiva di fronte alla cattiveria e all&#8217;insensibilit\u00e0 della societ\u00e0. Basaglia <em>dixit<\/em>. E siamo sicuri che la cosa migliore, per un ragazzino autistico o , e anche per gli altri, sia inserirlo in una normale classe scolastica, dove non ha alcuna possibilit\u00e0 di socializzare, ma in compenso potr\u00e0 rendere la vita difficile, e perfino impossibile, ai suoi compagni e agli stessi insegnanti? Sappiamo che non \u00e8 facile fare questo discorso, specialmente oggi: si fa la figura di chi vuol sparare sulla croce rossa. Poverini, i pi\u00f9 svantaggiati hanno diritto alla massima comprensione e alla massima accoglienza, si dice. Ma siamo sicuri che questo tipo di comprensione, questo tipo di accoglienza, siano davvero utili, per loro e per gli altri? Eppure, obietter\u00e0 qualcuno, qui stiamo facendo della confusione: che cosa c&#8217;entra il caso di una signora psichicamente fragile con quello di un impiegato disonesto che non riceve la giusta sanzione? C&#8217;entra, eccome: sono due esempi di uno stesso problema: l&#8217;eccessiva arrendevolezza e il buonismo istituzionalizzato che caratterizzano l&#8217;atteggiamento dello Stato, della pubblica amministrazione e di gran parte dei mass-media, nonch\u00e9 della magistratura, verso le situazioni che richiederebbero, s\u00ec, compassione e solidariet\u00e0, ma anche un certo grado di fermezza. Il male parte gi\u00e0 dalle famiglie: quanti genitori sanno essere giustamente severi, ai nostri giorni, di fronte alle manifestazioni d&#8217;irresponsabilit\u00e0 dei loro figli? Non \u00e8 forse vero che il <em>proibito proibire<\/em>, di sessantottesca memoria, in questi cinquant&#8217;anni \u00e8 andato veramente al potere, tanto che ormai nessuno osa pi\u00f9 dire di no a nessun altro? Non \u00e8 forse vero che l&#8217;atteggiamento del legislatore verso le richieste sempre pi\u00f9 esigenti, sempre pi\u00f9 sconcertanti, di alcune minoranze aggressive, \u00e8 il frutto di questo mezzo secolo di diseducazione permanente? Non \u00e8 forse vero che gi\u00e0 c&#8217;\u00e8 qualcuno, nelle sedi istituzionali non solo italiane, ma un po&#8217; in tutto l&#8217;Occidente, che comincia ad invocare comprensione e tolleranza anche per la pedofilia, considerata alla stregua d&#8217;una inclinazione sessuale come un&#8217;altra, del tutto lecita e accettabile, purch\u00e9 i due soggetti siano consenzienti e non venga esercitata violenza fisica sul minorenne? E questo \u00e8 solo un esempio; ne potremmo fare a centinaia. Stiamo per caso esagerando, stiamo dipingendo un quadro a tinte troppo fosche? Eppure, in alcuni Stati degli U.S.A. i seguaci del Tempio di Satana hanno ottenuto il pieno riconoscimento di legge per la loro &quot;religione&quot;, con tanto di codificazione dei loro diritti, primo fra tutti la dichiarazione dei redditi con gli stessi criteri che si usano per la Chiesa cattolica o le varie chiese protestanti. \u00c8 normale? Sulla piastrina di riconoscimento dei militari, viene scritto che il sodato Tal dei Tali appartiene alla chiesa di Satana, in modo che, se gli accade qualcosa in un&#8217;azione di guerra, si proceda alle esequie tenendo conto di tale appartenenza. Ora se il satanismo, cio\u00e8 una &quot;religione&quot; che ha come fine il male e l&#8217;adorazione del Male, viene riconosciuto alla luce del sole, non si dovrebbe riconoscere la pedofilia, qualora il bambino fatto oggetto dell&#8217;attivit\u00e0 sessuale di un adulto sia consenziente? Una volta imboccata questa strada, nessuno pu\u00f2 dire dove si arriver\u00e0.<\/p>\n<p>E adesso due parole sui delitti e sulle pene, parafrasando il buon vecchio Cesare Beccaria. La pena deve rieducare piuttosto che punire? Benissimo; bisogna per\u00f2 che la rieducazione sia possibile, e inoltre che venga effettivamente tentata. Non ha senso lasciare in carcere dei soggetti pericolosi e recidivi, che sarebbero una minaccia costante per la societ\u00e0 il giorno in cui tornassero liberi. Una volta eravamo fermamente contrari alla pena di morte: nel corso degli anni abbiamo mutato opinione. E non si obietti che ci\u00f2 \u00e8 incompatibile con la fede cattolica: questo lasciamo che lo dica il signor Bergoglio, che ha fatto cambiare appositamente il catechismo, dalla sera alla mattina, al \u00a7 2267. Ma non \u00e8 vero. Il Magistero non ha mai insegnato una cosa simile; e neppure Ges\u00f9 ne ha mai parlato, o ha mai fatto capire di considerare illegittima la pena capitale. Al contrario, ha auspicato la pena di morte per quanti abusano dei bambini e danno loro scandalo (<em>Mt<\/em> 18, 6-7): \u00a0<em>Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! \u00c8 inevitabile che avvengano scandali, ma guai all&#8217;uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!<\/em> A questo, evidentemente, il signor Bergoglio non ha pensato, come non ci hanno pensato i suoi servili adulatori, i suoi vescovi e cardinali e tutti i suoi teologi progressisti e buonisti. Ma il buonismo, ricordiamolo, \u00e8 il contrario della bont\u00e0, \u00e8 la sua diabolica contraffazione. Ed \u00e8 per questo evidentemente che quella frase del nostro Signore viene cos\u00ec raramente citata dai preti progressisti e dai teologi modernisti, tutti pieni di carit\u00e0 e discernimento, ma improvvisamente ciechi, sordi e muti quando si tratta di ricordare quel passo del <em>Vangelo di Matteo<\/em>. Grazie al buonismo, si consente ai malvagi d&#8217;infierire sulle loro vittime, quando sarebbe possibile fermarli per tempo. Prediamo il caso di Agitu Gudeta, la donna etiope di 42 anni, rifugiata in Italia e divenuta imprenditrice in un paese del Trentino, uccisa a martellate in testa da un pastore ghanese di 32 anni, suo dipendente. Mentre era a terra agonizzante, costui l&#8217;ha anche stuprata. Il racconto dell&#8217;assassino, che mette al centro la lite per uno stipendio non corrispostogli da parte della donna, puzza di marcio: se era una questione di soldi, come mai la discussione si \u00e8 svolta nella camera da letto della donna? E come mai, dopo averla uccisa, o tramortita, l&#8217;uomo ha voluto abusare di quel corpo straziato? In un caso come questo, non esitiamo a dire che giustizia sarebbe irrogare la pena di morte. N\u00e9 cambieremmo parere se l&#8217;assassino fosse stato un italiano. Ci sono individui troppo pericolosi per essere lasciati in circolazione; e troppo immondi perch\u00e9 la societ\u00e0 debba farsi carico di sopportare la loro presenza. Vanno eliminati, come le mele marce. Quante volte i pi\u00f9 atroci delitti sono stati compiuti da soggetti che avevano gi\u00e0 commesso reati gravi, e tuttavia avevano ottenuto la libert\u00e0 su cauzione in fase istruttoria, o un permesso dalla prigione per buona condotta? Se ne potrebbe fare un elenco interminabile: e il sangue di quelle vittime grida vendetta al cielo. Non vorremmo essere nei panni di quei magistrati che hanno rimesso in libert\u00e0 degli assassini potenziali, pienamente consapevoli dei rischi insiti in tale modo di fare, ma ossequienti al dogma imperante del buonismo a ogni costo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La signora X soffre di un live disturbo psichico: fondamentalmente \u00e8 una disadattata e una depressa. 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