{"id":24710,"date":"2017-05-22T06:20:00","date_gmt":"2017-05-22T06:20:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/22\/qual-e-litalia-migliore\/"},"modified":"2017-05-22T06:20:00","modified_gmt":"2017-05-22T06:20:00","slug":"qual-e-litalia-migliore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/05\/22\/qual-e-litalia-migliore\/","title":{"rendered":"Qual \u00e8 l&#8217;Italia migliore?"},"content":{"rendered":"<p>Il 20 maggio 2017, in Italia, si sono svolte, contemporaneamente, due manifestazioni molto diverse. A Milano, la\u00a0<em>marcia contro i muri<\/em>; a Roma, la settima edizione della\u00a0<em>marcia per la vita<\/em>. I mass media ci hanno bombardati con le notizie della prima, hanno passato praticamente sotto silenzio la seconda. Il mondo della politica e della cultura era pressoch\u00e9 tutto a Milano, a sfilare coi centri sociali e con gli immigrati che pretendono accoglienza e cittadinanza.\u00a0<\/p>\n<p>La differenza, diremmo antropologica, fra le due manifestazioni, emerge gi\u00e0 dal nome che si sono scelto. A Milano, si sfilava\u00a0<em>contro<\/em>; a Roma, si sfilava\u00a0<em>per<\/em>. A Milano, c&#8217;era un nemico esplicito, diretto, da distruggere: il pregiudizio, l&#8217;egoismo, il populismo, il razzismo, persino il fascismo. A Roma, c&#8217;era in primo luogo un obiettivo positivo: affermare la priorit\u00e0 assoluta della famiglia, e di conseguenza, la sacralit\u00e0 della vita, sempre e comunque.\u00a0<\/p>\n<p>Sorge la domanda: dov&#8217;era l&#8217;Italia migliore: a Milano o a Roma?\u00a0<\/p>\n<p>Vediamo. A Milano c&#8217;era tutto il mondo politicamente corretto: c&#8217;era il sindaco, cera il presidente del senato, c&#8217;era il capo del governo, c&#8217;erano gli esponenti del partito di governo (peraltro contestatissimi, da sinistra, perch\u00e9 non abbastanza &quot;accoglienti&quot; verso gli stranieri, al grido di:\u00a0<em>Nessuno \u00e8 illegale<\/em>; e c&#8217;erano gli artisti, l&#8217;attore Moni Ovadia, il cantante Roberto Vecchioni. Poi c&#8217;erano i soliti preti di sinistra, senza dubbio incoraggiati dal fatto che il papa Francesco si \u00e8 erto a supremo difensore dei diritti dei sedicenti profughi, primo dei quali l&#8217;accoglienza indiscriminata. C&#8217;era la leader storica del Partito Radicale, Emma Bonino, forte dell&#8217;eredit\u00e0 morale, si fa per dire, del defunto Marco Pannella; e c&#8217;erano, idealmente, se non fisicamente, i vari monsignori Galantino, Paglia, eccetera. Era la loro giornata, era il loro palcoscenico: il palcoscenico permanente dei progressisti. I progressisti vivono sempre come se fossero a teatro: hanno bisogno di un palcoscenico sul quale agitarsi, per far vedere che ci sono, che sono vivi. Ma lo sono davvero? In quei volti decrepiti, in quegli sguardi ottusi, in quelle fronti basse, in quegli slogan triti e ritriti, in quei gesti stanchi, ripetitivi, consumati e usurati dalla retorica, da trenta o quarant&#8217;anni di iterazione incessante, c&#8217;era tutta l&#8217;Italia del &#8217;68 studentesco e contestatore. Sono andati al potere, ma contestano ancora, magari per finta: ne hanno bisogno per giustificare la propria esistenza. Guarda caso, erano allineati sulle posizioni di George Soros, del grande capitale finanziario, delle multinazionali: bella compagnia per gli ex compagnucci sessantottini, complimenti. Hanno fatto una brillante evoluzione: nel &#8217;68 manifestavano contro l&#8217;intervento americano nel Vietnam, ora manifestano per il diritto di due sodomiti di affittare l&#8217;utero di una donna povera e portarle via il bambino. Allora odiavano il capitale, ora sono dalla sua stessa parte; logico: hanno costruito su di esso le loro carriere. E non demordono. Vecchi, grinzosi, rattrappiti, non smobilitano, devono far vedere che sono sempre sulla breccia, sempre dalla parte &quot;giusta&quot;, sempre battaglieri e indomiti, a lottare per i sacri diritti dell&#8217;uomo e del cittadino. La signora Bonino, per dirne una, allora mostrava come si infila una pompa da bicicletta nell&#8217;utero di una ragazza, per aiutarla ad abortire &#8211; la gloriosa legge 194 del 22 maggio 1978 non era ancora arrivata: quella, incredibile acrobazia verbale, sulla\u00a0<em>tutela sociale della maternit\u00e0 e sull&#8217;interruzione volontaria della gravidanza<\/em>\u00a0&#8211; e adesso tiene in mano anche lei gli striscioni, fianco a fianco con Sala e con tutti gli altri, per far vedere che lei\u00a0<em>c&#8217;\u00e8<\/em>, che \u00e8 sempre giovane dentro, che ha sempre a cuore il problema della giustizia, dei diritti, insomma per far vedere, come direbbe don Lorenzo Milani (recentemente riabilitato con tutti gli onori da papa Francesco e dai suoi corifei, come lo storico catto-progressista Alberto Melloni), che lei si fa carico, si prende cura:\u00a0<em>I care<\/em>, me ne importa. Che brava; che bravi tutti quanti. In fondo, si stanno auto-celebrando: sono scesi in strada per dire: <em>Vedete che avevamo ragione noi? Vedete che la storia ci d\u00e0 ragione?<\/em> E non si accorgono di essere, invece, in stridente contraddizione con se stessi: allora erano contro i poteri forti, ora sono dalla stessa parte. Perci\u00f2, i casi sono due: o i poteri forti sono diventati &quot;buoni&quot;, si sono convertiti sulla via di Damasco e stanno mettendo a disposizione della giustizia e de della libert\u00e0 i loro immensi patrimoni, oppure sono questi vecchi arnesi del &#8217;68, queste cariatidi del passato, queste mummie che fingono d&#8217;essere ancor vive, ad avere compiuto in se stesse una vera e propria mutazione genetica. Solo che non lo sanno, o non lo vogliono sapere, o non lo vogliono ammettere: e fanno ci\u00f2 che fanno, da che mondo \u00e8 mondo, tutti i patetici, pietosi bugiardi di questa terra: si comportano come se gli altri fossero ciechi e scemi, come se gli altri non vedessero e non capissero, come se gli altri non ricordassero nulla e prendessero per buone le loro chiacchiere, invece dei fatti. In fondo, disprezzano l&#8217;intelligenza altrui. Ed \u00e8 proprio cos\u00ec: \u00e8 il vecchio, eterno, inveterato vizio dei progressisti: a forza di credersi intelligenti, pi\u00f9 intelligenti di tutti, perch\u00e9 stanno dalla parte del progresso, che \u00e8, per definizione, intelligente (cosa, questa, tutta da dimostrare), finiscono per sottovalutare rozzamente, grossolanamente, le facolt\u00e0 raziocinanti altrui. Si comportano come se tutti quanti fossero cos\u00ec scemi da non vedere, n\u00e9 capire, che razza di sciocca e brutta commedia stanno recitando costoro, e con quale desolante mancanza di fantasia. Una idea nel cranio, infatti, non ce l&#8217;hanno: hanno solamente slogan e frasi fatte, tiritere preconfezionate, oltretutto infarcite della retorica pi\u00f9 bolsa. <em>Contro i muri?<\/em> Ma per piacere! Chi sarebbe capace di vivere in una casa senza muri, a tremare di caldo e di freddo, esposto all&#8217;irruzione del primo intruso o malvivente che ne abbia voglia? Meglio ancora: che razza di casa \u00e8, una casa senza muri? Sono pure ignoranti, non conoscono neanche la lingua italiana: forse volevano dire: <em>contro le mura<\/em>. Le mura di una citt\u00e0, per esempio, come usava nel Medioevo. Ma anche quello sarebbe un discorso sciocco: le mura servono, eccome. Le mura proteggono, le mura sostengono, le mura permettono di definire la propria identit\u00e0, di costruire uno spazio di autonomia. Le mura trattengono le forze esterne, quando si fanno minacciose: come le dighe, come gli argini, come il perimetro di una centrale idroelettrica. Non \u00e8 vero che chiunque pu\u00f2 entrare: se entrasse un malintenzionato, i primi a soffrire sarebbero i pi\u00f9 deboli, i pi\u00f9 indifesi.\u00a0<\/p>\n<p>Ebbene: \u00e8 proprio quello che sta accadendo. Dietro le belle parole d&#8217;ordine di questi signori del Progresso, c&#8217;\u00e8 la realt\u00e0 di un pauroso impoverimento degli italiani (e degli europei), una precarizzazione dei lavoratori, una ghettizzazione dei pensionati, una emigrazione forzata dei giovani laureati, uno sbarramento contro la nascita dei bambini, e, una volta nati, contro il loro diritto a essere quel che sono: bambini. No: li si vuol trasformare precocemente in adulti; devono studiare l&#8217;inglese e l&#8217;informatica gi\u00e0 all&#8217;asilo, in modo da entrare al pi\u00f9 presto possibile nel circuito produttivo. Cio\u00e8, in altre parole, devono affrettarsi a diventare carne da macello per i finanzieri come George Soros, che stanno realizzando immense fortune sulla miseria crescente di miliardi di esseri umani. \u00a0Che ne sanno, Renzi e Gentiloni, Grasso e Boldrini, Sala e Camusso (ineffabile Camusso!, sempre dalla parte dei pi\u00f9 deboli, vero?; tutto sta a vedere chi \u00e8 davvero il pi\u00f9 debole, in questa fase storica: qui c&#8217;\u00e8 un ritardo culturale, da parte della sinistra, di almeno mezzo secolo), che ne sanno, infine, di come si vive in un quartiere degradato, pieno di spacciatori nigeriani e di prostitute congolesi, coi rapinatori albanesi che ti entrano perfino in casa, con gli inquilini dentro, senza paura di nulla, tanto, anche se li arrestano, due giorni dopo un giudice di sinistra li rimander\u00e0 liberi? Che ne sanno di come vivono due anziani pensionati i quali, dopo una vita di lavoro, sono costretti a lasciare la loro casa, perch\u00e9 la vita, in quel condominio, \u00e8 diventata impossibile? E, se pure lo sanno, che volete che gliene importi? Del resto, se qualcuno facesse loro queste domande, essi avrebbero la risposta pronta, secondo la regola che la miglior difesa \u00e8 l&#8217;attacco:\u00a0<em>Ecco, qui si vuol montare una guerra tra poveri; non bisogna contrapporre il disagio dei nostri poveri con le necessit\u00e0 dei profughi: siamo tutti figli di Dio, non \u00e8 vero? Lo dice anche il papa!\u00a0<\/em>Gi\u00e0: peccato che siamo figli di Dio solo a parole; mentre, nei fatti, loro vivono nelle loro ville in collina, immerse nel verde, con la servit\u00f9 che sbriga tutte le incombenze e le forze dell&#8217;ordine che montano la guardia giorno e notte; mentre i poveri italiani, o i lavoratori e i pensionati impoveriti da questo sistema finanziario mostruoso, lo stesso che sta manovrando le invasioni mascherate da migrazioni, e che si sta servendo di questi africani ed asiatici per realizzare i suoi scopi reconditi (per esempio, far crollare il costo del lavoro, in Italia e in Europa, mediante una spietata concorrenza tra proletari in cerca d&#8217;impiego), restano sprofondati nei loro problemi, senza nessuno che si curi di loro, persino con la beffa delle tasse sul misero rimborso che hanno patteggiato, in quanto risparmiatori truffati, dai bancarottieri fraudolenti. E a tutti questi problemi ora si aggiunge anche l&#8217;invasione dei falsi profughi, che, all&#8217;ombra di un buonismo d&#8217;accatto, di una insopportabile retorica pseudo umanitaria, stanno completando, pezzo a pezzo, l&#8217;invasione del nostro Paese.\u00a0<\/p>\n<p><em>Ma erano in centomila<\/em>, dir\u00e0 qualcuno:\u00a0<em>vorr\u00e0 pur dire qualche cosa; in democrazia, bisogna rispettare le opinioni di cos\u00ec tante persone<\/em>. Tante? L&#8217;Italia ha sessanta milioni di abitanti; a Milano, c&#8217;erano 100.000 persone. Non si sono visti molti pensionati, molti operai, molte facce di lavoratori; sindacalisti, quelli s\u00ec: ma lavoratori, no. I lavoratori la pensano in tutt&#8217;altro modo; i lavoratori, in Francia, hanno votato per Le Pen, non certo per Macron. E c&#8217;erano le facce degli studenti, dei soliti saputelli figli di pap\u00e0, quelli che hanno capito tutto e non hanno bisogno d&#8217;imparare nulla, tanto meno dagli anziani: brutte copie dei loro babbi e dei loro nonni sessantottini, che gi\u00e0 non erano, all&#8217;epoca, un bel vedere. Infine, moltissimi immigrati, e chi sa quanti clandestini: cos\u00ec come clandestino era l&#8217;uomo del Gambia che, quello sesso giorno, a \u00a0Napoli, aggrediva e feriva due giovani per la strada, cos\u00ec, per pura brutalit\u00e0, o magari perch\u00e9 drogato, o ubriaco, vallo a sapere. Tanto, che importa perch\u00e9 lo ha fatto? Era un negro, era un profugo, era una persona bisognosa di accoglienza: si sar\u00e0 trovato in uno stato di &quot;disagio ambientale&quot;: via, ragazzate, nulla di grave, e subito un magistrato progressista lo far\u00e0 rilasciare, magari con tante scuse; in attesa del prossimo reato, forse del prossimo cadavere. Perch\u00e9 senza cadaveri &#8211; ma anche coi cadaveri, come quelli dei due anziani coniugi di Mineo, trucidati in casa da un profugo ivoriano, lei anche stuprata e gettata dalla finestra &#8211; nessuno si preoccupa.<\/p>\n<p>E a Roma, chi c&#8217;era? C&#8217;erano migliaia di famiglie, di persone preoccupate per il futuro, di uomini e donne innamorati della vita e coscienti della sua sacralit\u00e0; c&#8217;erano,\u00a0<em>horribile dictu<\/em>, dei cattolici che intonavano l&#8217;<em>Ave Maria\u00a0<\/em>(e non si pu\u00f2 dire che la Chiesa, quella ufficiale, li abbia incoraggiati molto: sarebbe pi\u00f9 esatto dire che li ha sopportati, considerandoli, in fondo, dei buoni diavolacci, ma terribilmente ingenui e anacronistici, perfino un po&#8217; guastafeste); c&#8217;erano gli uomini e le donne del Paese reale, non i ragazzi dei centri sociali, quelli che hanno dei figli da mandare a scola, una casa da pagare, un lavoro da conservare; quelli che non considerano l&#8217;aborto come una soluzione a una gravidanza indesiderata, n\u00e9 l&#8217;eutanasia come la soluzione a una malattia inguaribile. Strano: i preti e i vescovi avrebbero dovuto essere l\u00ec, con loro, almeno in senso ideale; invece non c&#8217;erano; e molti, moltissimi, erano, almeno idealmente, a Milano, con l&#8217;altra manifestazione. Infatti: \u00e8 pi\u00f9 facile parlare del dramma dei migranti che rischiano d&#8217;annegare, che si vede, che non del dramma dei nascituri cui viene negato l&#8217;accesso alla vita, che non si vede. \u00c8 pi\u00f9 facile versare lacrime sul cadaverino di un bimbo straniero, portato dalle onde sulla spiaggia, che non su sei milioni di futuri bimbi, nostri, eliminati negli ospedali a cura della sanit\u00e0 pubblica e privata, e gettati nei cestini della spazzatura, tutto secondo le regole e tutto a termini di legge: e, cosa pi\u00f9 importante, senza che se ne parli mai. Infatti, parlarne equivarrebbe \u00a0a ledere un sacro diritto delle donne, faticosamente conquistato a prezzo di cento battaglie, e ormai definitivamente acquisto, non solo a livello giuridico, ma anche a livello intellettuale e morale.\u00a0<\/p>\n<p>Ma forse il Paese vero era quello, quello di Roma; quella era l&#8217;espressione del comune sentire del popolo italiano. A Milano non c&#8217;era il popolo, c&#8217;era una folla: sponsorizzata dai mass media, corteggiata, o piuttosto strumentalizzata, dai poteri forti, incensata dagli intellettuali &quot;progressisti&quot; e dagli artisti &quot;impegnati&quot;, sobillata dal papa modernista e dai preti di sinistra. <em>Il paese vero, in Italia come ovunque, non \u00e8 globalista, \u00e8 sovranista<\/em>: ha capito quale sia la posta in gioco, e si sta svegliando, si sta mobilitando, lentamente e silenziosamente, senza clamori e senza piazzate, girotondi o piroette, con dignit\u00e0, con decoro, con senso di responsabilit\u00e0. Del resto, sono gli altri, quelli di Milano, che dovrebbero farsi qualche domandina, per coerenza e per rispetto verso se stessi: se si ritengono gli eredi del &quot;popolo di Seattle&quot;, cio\u00e8 di un diffuso sentimento di rifiuto e di protesta verso i meccanismi spietati della globalizzazione, come mai, adesso, con il benevolo sostegno dei Soros e dei Rockefeller, stanno dalla parte della globalizzazione? Se erano contro i &quot;ricchi&quot;, come mai vanno a comperare un figlio da una madre povera? Come mai agiscono come neppure il peggior Th\u00e9nardier de\u00a0<em>Les miserables<\/em> avrebbe mai osato agire, cio\u00e8 approfittandosi, con il pi\u00f9 cinico disprezzo, di chi, trovandosi nel bisogno, sacrifica perfino la creatura delle sue viscere?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 maggio 2017, in Italia, si sono svolte, contemporaneamente, due manifestazioni molto diverse. 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