{"id":24708,"date":"2019-03-18T11:38:00","date_gmt":"2019-03-18T11:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/18\/dove-dio-negli-otto-mondi-di-wittgenstein\/"},"modified":"2019-03-18T11:38:00","modified_gmt":"2019-03-18T11:38:00","slug":"dove-dio-negli-otto-mondi-di-wittgenstein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/03\/18\/dove-dio-negli-otto-mondi-di-wittgenstein\/","title":{"rendered":"Dov&#8217;\u00e8 Dio negli otto mondi di Wittgenstein?"},"content":{"rendered":"<p>Il modello di realt\u00e0 delineato da Ludwig Wittgenstein nel <em>Tractatus logico-philosopicus<\/em> (del 1922) la sua ontologia fa perno su quattro concetti fondamentali: oggetto, stato di cose, fatto e mondo. Un <em>oggetto<\/em> \u00e8, per il filosofo ebreo tedesco, una &quot;cosa&quot;, ossia una entit\u00e0 semplice che, combinandosi con altre entit\u00e0, forma uno <em>stato di cose<\/em>. Quest&#8217;ultimo \u00e8, pertanto, una certa combinazione di alcuni oggetti. Da notare che alcuni stati di cose sono soltanto possibili, cio\u00e8 dotati di una loro coerenza logica; altri sono reali, e in questo caso si tratta di fatti. Il fatto \u00e8, quindi, nell&#8217;ontologia di Wittgenstein, uno stato di cose che si realizza nello spazio materiale; mentre la totalit\u00e0 dei fatti costituisce ci\u00f2 che egli chiama <em>mondo<\/em>, sempre con riferimento a ci\u00f2 che trova riscontro nello spazio materiale, e non una mera possibilit\u00e0 logica.<\/p>\n<p>Notiamo che gi\u00e0 da questa impostazione emerge, come nel caso dell&#8217;<em>Ethica more geometrico demonstrata<\/em> di Spinoza, una incapacit\u00e0, o un rifiuto, da parte del pensatore, di ammettere la realt\u00e0 piena di ci\u00f2 che non si realizza nello spazio materiale. Se ammettere che alcuni oggetti esistono, pur essendo di natura virtuale, cio\u00e8 solamente &quot;possibili&quot;, per\u00f2 non fanno parte del mondo reale, \u00e8 arbitrario, riconoscere che gli oggetti sono sia possibili, sia reali, e poi negare lo statuto di reale ai primi, \u00e8 contraddittorio. Chi lo dice che la realt\u00e0 \u00e8 definita solo da uno spazio reale? E poi che significa &quot;reale&quot;? Non \u00e8 in alcun modo un sinonimo di &quot;concreto&quot;, ma semmai di &quot;effettivo&quot;. I sogni esistono, fino a prova contraria, ma non nella dimensione concreta; pure, appartengono alla realt\u00e0, tanto \u00e8 vero che possono influenzarla anche concretamente. Se una persona sogna i numeri vincenti del lotto e poi, da sveglia, li ricorda e decide di giocarli, il suo sogno si prolunga e si riflette in un&#8217;azione concreta, che modifica la realt\u00e0 (ovviamente a prescindere dal fatto se vince davvero, oppure no). In ogni caso, le realt\u00e0 immateriali esistono e sono reali tanto quanto le realt\u00e0 materiali; quel che \u00e8 lecito dire, a rigor di logica, \u00e8 che giacciono su di un altro piano di realt\u00e0 rispetto a quelle. Cos&#8217;\u00ec, pure, lo spazio della geometria \u00e8 uno spazio reale, anche se non \u00e8 uno spazio materiale; tuttavia, non abbiamo alcun diritto di affermare che solo lo spazio materiale \u00e8 reale: forse che il teorema di Pitagora \u00e8 una cosa irreale? Niente affatto: \u00e8 una cosa estremamente reale; tuttavia non \u00e8 di natura materiale.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un punto fondamentale, che fa dell&#8217;ontologia di Wittgenstein, come quella di Spinoza, una ontologia materialista e radicalmente immanentista, e, in ultima analisi, una derivazione di quella cartesiana, ma con una connotazione ancor pi\u00f9 rigidamente materialista di essa. Come per Cartesio tutta la realt\u00e0 si costituisce in due sole categorie, la <em>res cogitans<\/em>, cio\u00e8 il pensiero, e la <em>res extensa<\/em>, lo spazio materiale, per Wittgenstein gli oggetti sono, s\u00ec, di due tipi, materiali e mentali, ma solo i primi costituiscono il mondo &quot;reale&quot;. Evidentemente, per lui la realt\u00e0 deve cadere per forza sotto i nostri sensi, deve avere un&#8217;estensione, e perci\u00f2 egli supera, in rigidit\u00e0 matematica, perfino Cartesio, il quale non solo non nega allo spirito la qualifica di esistenza, ma ne fa, anzi, il perno del suo intero sistema: <em>cogito, ergo sum<\/em>; penso, dunque esisto. Il fatto di considerare come &quot;mondo&quot; solo l&#8217;insieme dei fatti che si realizzano nello spazio materiale, significa che, per lui, i fatti di natura non materiale, n\u00e9 spaziale, non meritano di esser considerati parte costitutiva del mondo. Si tratta di un immanentismo radicale e di un panteismo ancor pi\u00f9 connotato in senso quantitativo di quello di Spinoza; un immanentismo che fa quasi rimpiangere il pur deprecabile dualismo cartesiano, perch\u00e9 Cartesio, almeno, non esclude dal &quot;mondo&quot; la <em>res cogitans<\/em>, tutt&#8217;altro; semmai, gli si pu\u00f2 rimproverare di aver totalmente de-spirtualizzato le realt\u00e0 materiali, tracciando una rigida linea di separazione fra le due dimensioni, che, nella realt\u00e0, non trova riscontro. Chi pu\u00f2 dire dove finisce la dimensione fisica e dove comincia la dimensione immateriale della natura umana? Quale medico, ad esempio, potrebbe affermare con assoluta sicurezza che un certo disturbo, una certa disfunzione, una certa malattia, sono esclusivamente di natura materiale, e che in esse non entrano per nulla dei fattori di tipo psichico, emozionale, spirituale? Se la condizione umana, nella sua realt\u00e0 terrena, \u00e8 costituita da un elemento fisico, il corpo, e da un elemento spirituale, l&#8217;anima, chi potrebbe dividerli in maniera netta e categorica?<\/p>\n<p>E adesso vediamo il modello logico degli otto mondi di Wittgenstein. Per lui, tre soli oggetti sono sufficienti a definire uno spazio in miniatura, cio\u00e8 un mondo intero; \u00e8 ovvio che nel mondo reale gli oggetti sono moltissimi, ma lo schema dei tre oggetti \u00e8 sufficiente a definire tutte le possibili combinazioni che si creano fra gli oggetti, e cos\u00ec a definire un certo tipo di mondo. Prendiamo il caso, dunque, di tre oggetti: A, B e C. Le relazioni fra tre oggetti possono dar luogo a otto configurazioni possibili (ci permettiamo di rimandare il lettore, per la sua chiarezza didattica, al testo di Maurizio Ferraris <em>Il gusto di pensare<\/em>, Torino, Paravia, 2019, vol. 3, pp. 626-629):<\/p>\n<p>1) gli stati di cose AB, AC e BC sono fatti;<\/p>\n<p>2) AB e AC si danno come fatti, ma non compare BC;<\/p>\n<p>3) AB e BC si danno come fatti, ma non compare AC;<\/p>\n<p>4) AC e BC si danno come fatti, ma non compare AB;<\/p>\n<p>5) AB si d\u00e0 come fatto, ma non compaiono n\u00e9 AC, n\u00e9 BC:<\/p>\n<p>6) AC si d\u00e0 come fatto, ma non compaiono AB, n\u00e9 BC;<\/p>\n<p>7) BC si d\u00e0 come fatto, ma non compaiono n\u00e9 AB, n\u00e9 AC;<\/p>\n<p>8) non si d\u00e0 alcuno degli stati di cose definiti da AB, da AC e da BC.<\/p>\n<p>Mentre le prime sette possibilit\u00e0 sono di ordine puramente combinatorio, l&#8217;ottava e ultima si configura in maniera anomala, perch\u00e9 essa \u00e8 determinata dall&#8217;assenza di fatti. Wittgenstein chiama una tale configurazione &quot;spazio vuoto&quot;, per l&#8217;assenza di qualsiasi fatto. Ma ne ha il diritto? Dopo aver definito il &quot;mondo&quot; come la totalit\u00e0 dei fatti, ossia l&#8217;insieme degli stati di cose che si realizza in uno spazio materiale, a rigore egli non avrebbe il diritto di definire la situazione 8 come &quot;spazio vuoto&quot;, ma dovrebbe definirla piuttosto come &quot;nulla&quot;, come non essere. La differenza fra le due definizioni non \u00e8 sottile e non \u00e8 da poco. Uno spazio vuoto&quot; esiste come realt\u00e0, sia pure come realt\u00e0 virtuale, cio\u00e8 come una pagina bianca, sulla quale si possono inscrivere dei fatti; mentre il nulla equivale a una radicale impossibilit\u00e0 di esistenza. Wittgenstein, giustamente, distingue fra esistenza e possibilit\u00e0; tuttavia non chiarisce per quale ragione ci\u00f2 che non possiede una esistenza spaziale, e quindi fisica, non merita di essere considerato un &quot;fatto&quot;, ma soltanto uno &quot;stato di cose&quot;. Da un lato, cio\u00e8, egli ammette che i possibili sono &quot;oggetti&quot;, sono &quot;cose&quot;; dall&#8217;altro rifiuta di considerare come &quot;fatti&quot; le cose di natura non spaziale; e, per finire, ammette che un mondo pu\u00f2 essere tale anche in assenza di stati di cose, cio\u00e8 di combinazioni di fatti, e sia pure allo stato di spazio vuoto. Ma se non si d\u00e0 alcuna combinazione di fatti, secondo Wittgenstein, non si danno neppure degli oggetti, perch\u00e9 gli oggetti, nella sua ontologia, sussistono nel mondo solo come costituenti dei fatti. E allora che senso ha definire la situazione numero otto come uno spazio vuoto? Sarebbe pi\u00f9 giusto definirla come un mondo che non pu\u00f2 esistere, un modo impossibile, cio\u00e8 un non-mondo, vale a dire un non-essere. Come osserva Maurizio Ferraris (<em>op. cit<\/em>., p. 628):<\/p>\n<p><em>Tra i mondi logicamente possibili non \u00e8 dunque contemplato un mondo di un unico oggetto, ad esempio di un unico tavolo [gli oggetti A, B e C erano stati paragonati, a titolo esemplificativo, rispettivamente a un tavolo, a una tovaglia e ad un piatto]: il tavolo pu\u00f2 entrare nel mondo soltanto se si combina con un altro oggetto, formando un fatto. Nel mondo, insomma, ci possono essere zero oggetti (come nel caso dello spazio vuoto) oppure due o pi\u00f9 oggetti, ma mai un unico oggetto, perch\u00e9 quest&#8217;ultimo esisterebbe in assenza di fatti, il che per Wittgenstein inconcepibile<\/em>.<\/p>\n<p>Ma il punto \u00e8 proprio questo: che un unico oggetto non pu\u00f2 definire un mondo, solamente perch\u00e9 <em>per Wittgenstein cio\u00e8 \u00e8 inconcepibile<\/em>. Ma chi lo dice che ci\u00f2 \u00e8 davvero inconcepibile? Abbiamo visto che per Wittgenstein \u00e8 &quot;impossibile&quot; un mondo costituito da un unico oggetto, perch\u00e9 ci\u00f2 presupporrebbe un mondo dove non esiste alcun fatto; per\u00f2, nello stesso tempo, egli ammette che possa esistere un mondo senza fatti, cio\u00e8 uno spazio vuoto. Ma uno spazio vuoto \u00e8 un&#8217;astrazione, non \u00e8 una cosa reale&quot;; mentre per Wittgenstein il mondo \u00e8 tale solo in presenza di fatti realizzati nel mondo materiale, cio\u00e8 &quot;reali&quot;. Uno spazio vuoto, a ben guardare, \u00e8 un&#8217;espressione verbale priva di sostanza concreta, una specie di gioco di parole: qualunque spazio, per il fatto di esistere, \u00e8 &quot;pieno&quot;, anche se non contiene alcun oggetto; \u00e8 pieno di se stesso, cio\u00e8 di spazio. Lo spazio non \u00e8 il vuoto e il vuoto non \u00e8 affatto uno spazio, ma assenza di spazio. Questa \u00e8 logica. Se esiste uno spazio, esiste qualcosa; se non c&#8217;\u00e8 spazio, c&#8217;\u00e8 il nulla, e il nulla non \u00e8 uno spazio vuoto, ma l&#8217;impossibilit\u00e0 che esista alcunch\u00e9. Suvvia, non giochiamo con le parole. O c&#8217;\u00e8 lo spazio, o non c&#8217;\u00e8 nulla. Se non c&#8217;\u00e8 nulla, non possiamo dire nulla; e, per parafrasare appunto Wittgenstein, <em>bisogna tacere quello che non si pu\u00f2 dire<\/em>. Se, invece, c&#8217;\u00e8 uno spazio, allora non c&#8217;\u00e8 il nulla, ma c&#8217;\u00e8 qualcosa: c&#8217;\u00e8 uno spazio, con o senza oggetti. E se c&#8217;\u00e8 un unico oggetto, ebbene neanche in quel caso c&#8217;\u00e8 il nulla: c&#8217;\u00e8 invece qualcosa che non pu\u00f2 assolutamente essere ignorato, perch\u00e9 riempie di s\u00e9 tutto lo spazio.<\/p>\n<p>Ora, il punto cruciale \u00e8 proprio questo. Wittgenstein non ammette la possibilit\u00e0 di un mondo formato da un unico fatto, perch\u00e9 lo ritiene inconcepibile. Ma qui egli opera una indebita confusione fra il piano ontologico, dell&#8217;essere, e il piano gnoseologico, della conoscenza. Che una cosa sia &quot;inconcepibile&quot; \u00e8 una questione che riguarda il conoscere, non l&#8217;essere. L&#8217;essere non si turba minimamente per la difficolt\u00e0 della mente di comprenderlo; a meno di identificare, come fa Spinoza, panteisticamente, l&#8217;essere con l&#8217;esistente. In reralt\u00e0, a noi sembra che il nocciolo della difficolt\u00e0 risieda in un problema di ordine linguistico, pi\u00f9 che conoscitivo, e meno ancora ontologico: e cio\u00e8 nella definizione di &quot;fatto&quot;. Wittgenstein parte dal postulato che fatti siano solo gli stati di cose che si realizzano nella realt\u00e0 materiale: ma chi lo dice? \u00c8 un suo postulato, non \u00e8 un postulato oggettivo, universalmente evidente. E una volta che egli ha definito il fatto in questo modo, \u00e8 evidente che non arriva a concepire un mondo in cui vi sia un unico fatto, mentre arriva a concepire &#8212; cos\u00ec egli dice, ma abbiamo visto che non ne fornisce la prova &#8212; un mondo privo non solo di fatti, ma anche di relazioni e perfino oggetti. Ci permettiamo di ipotizzare che la vicinanza di Bertrand Russell e lo studio di David Hume, e in genere l&#8217;ambiente di Cambridge, abbiano agito sui di lui nel senso di identificare il mondo con il mondo materiale, cio\u00e8 in senso radicalmente antimetafisico. Ma si pu\u00f2 costruire una ontologia antimetafisica? Si pu\u00f2 costruire una ontologia che prende in considerazione unicamente cose che esistono nello spazio reale, lequali determinano delle relazioni reciproche? Infatti \u00e8 evidente che un unico oggetto non determina relazioni, considerato in se stesso: <em>ma se questo oggetto fosse l&#8217;essere in quanto tale?<\/em> Ecco che, in tal caso, quell&#8217;oggetto non determinerebbe relazioni evidenti tra fatti materiali, e nondimeno sarebbe la causa prima, nonch\u00e9 la condizione per l&#8217;esistenza di tutte le cose, di tutti gli oggetti, di tutte le relazioni, di tutti gli stati di cose, di tutti i fatti e di tutto il mondo, o di tutti i mondi. Possibile che al geniale Wittgenstein non si sia mai affacciato questo pensiero? Possibile che non lo abbia mai sfiorato la mente l&#8217;idea che, se un tale oggetto sussiste, cio\u00e8 se esiste in se stesso, allora tutti gli altri oggetti e tutta intera la realt\u00e0, altro non sono che funzioni di esso, espressioni di esso, manifestazioni di esso? Questo \u00e8 un pensiero abissale, come direbbe Nietzsche: certo; ma il pensiero dell&#8217;essere <em>\u00e8<\/em> un pensiero abissale. Lo schema degli otto mondi possibili di Wittgenstein non \u00e8 che un&#8217;esercitazione di logica formale che ha qualcosa di scolastico, di artificioso, se paragonato all&#8217;abissale profondit\u00e0 del pensiero dell&#8217;essere. In realt\u00e0, Wittgenstein non prova nemmeno a pensare l&#8217;essere: si limita a stabilire che l&#8217;essere \u00e8 l&#8217;essere per lui concepibile, e, per maggiore sicurezza, si premura di stabilire <em>a priori<\/em> che i fatti sono solo quelli che si realizzano nello spazio reale. Ma posta cos\u00ec la questione, \u00e8 evidente che non si sta pi\u00f9 ragionando dell&#8217;essere, ma di una modello matematico che possa rappresentare la realt\u00e0 visibile e razionalmente quantificabile. E allora questa non \u00e8 pi\u00f9 ontologia, appunto perch\u00e9 manca la metafisica. Niente metafisica, niente ontologia. L&#8217;ontologia \u00e8 lo studio dell&#8217;essere in quanto essere; la metafisica \u00e8 quel ramo della filosofia che si occupa della totalit\u00e0 del reale, di ci\u00f2 che \u00e8 visibile e di ci\u00f2 che \u00e8 invisibile. Ma come si fa a costruire una ontologia senza la metafisica? Se gi\u00e0 Kant aveva mutilato la filosofia, negando la possibilit\u00e0 di conoscere la cosa in s\u00e9, Wittgenstein la mutila ulteriormente, riducendola a un processo di ordine logico e linguistico. Ma l&#8217;essere \u00c8, sia che lo riteniamo pensabile secondo le nostre categorie, sia che ci paia inconcepibile. L&#8217;essere, certo, \u00e8 pi\u00f9 grande del nostro pensiero; il che non vuol dire che pensarlo sia irrazionale, ma soltanto che, per pensarlo, bisogna avere l&#8217;umilt\u00e0 di lasciarsi pensare, cio\u00e8 illuminare, da esso&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il modello di realt\u00e0 delineato da Ludwig Wittgenstein nel Tractatus logico-philosopicus (del 1922) la sua ontologia fa perno su quattro concetti fondamentali: oggetto, stato di cose,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[100,191,232],"class_list":["post-24708","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-baruch-spinoza","tag-ludwig-wittgenstein","tag-renato-cartesio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24708","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24708"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24708\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24708"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24708"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24708"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}