{"id":24705,"date":"2012-05-13T07:24:00","date_gmt":"2012-05-13T07:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/13\/larmonia-spirituale-delleuropa-si-e-incrinata-insieme-alla-teoria-del-bene-limitato\/"},"modified":"2012-05-13T07:24:00","modified_gmt":"2012-05-13T07:24:00","slug":"larmonia-spirituale-delleuropa-si-e-incrinata-insieme-alla-teoria-del-bene-limitato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/05\/13\/larmonia-spirituale-delleuropa-si-e-incrinata-insieme-alla-teoria-del-bene-limitato\/","title":{"rendered":"L\u2019armonia spirituale dell\u2019Europa si \u00e8 incrinata insieme alla teoria del bene limitato"},"content":{"rendered":"<p>Una storia spirituale dell&#8217;Europa, o della decadenza europea, non pu\u00f2 evitare d&#8217;interrogarsi su quando sia incominciato lo stato d&#8217;insoddisfazione cronica, di aspettativa ansiosa e sempre delusa, di frustrazione permanente, che ha finito per diventare normale, tanto da aver originato una apposita pseudoscienza, la psicanalisi freudiana, con l&#8217;obiettivo di medicarlo.<\/p>\n<p>\u00c8 certo che \u00e8 esistito un tempo in cui le persone non cadevano in depressione, non erano preda della nevrosi, non si sentivano complessivamente inadeguate rispetto alla vita e al mondo, anche se le loro condizioni di esistenza, materiale e morale, erano dure quanto e pi\u00f9 di quelle odierne e anche se il senso di precariet\u00e0 sociale non aveva certo minor fondamento di quanto ne abbia nella realt\u00e0 contemporanea.<\/p>\n<p>Riteniamo che un utile punto di partenza, in una tale indagine, sia quello relativo al concetto della &quot;cupiditas&quot;, cos\u00ec duramente stigmatizzato da Dante, che lo rappresenta allegoricamente mediante la pi\u00f9 temibile delle tre fiere apparsegli nella selva oscura del peccato: la lupa; un peccato che era considerato, a sua volta, causa d&#8217;infiniti altri mali, dall&#8217;invidia all&#8217;avarizia, e che, nella dimensione collettiva, si manifestava nelle forme della violenza, della guerra, dell&#8217;usura.<\/p>\n<p>Si potrebbe osservare che la &quot;cupiditas&quot;, la smania incontenibile di acquisire, con qualunque mezzo, sempre nuovi beni e sempre nuove ricchezze, \u00e8 antica quanto l&#8217;uomo e ne costituisce una caratteristica immanente; ma il punto \u00e8 un altro, e cio\u00e8 se tale smania venga incoraggiata o scoraggiata dalla cultura dominante: possiamo definire sostanzialmente sane e tendenti all&#8217;equilibrio le societ\u00e0 in cui essa viene scoraggiata, malate e tendenti al disordine quelle in cui viene alimentata, stuzzicata, ossessivamente coltivata.<\/p>\n<p>La cultura medievale sapeva che si tratta di una belva feroce da tenere alla catena: tutta l&#8217;economia corporativa partiva dal presupposto che la tendenza all&#8217;accumulo continuo di beni \u00e8 un male e che fomenta discordie, tensioni, ingiustizie; la modernit\u00e0 ha finito per capovolgere la prospettiva e per indicare nel perseguimento inesausto di beni e piaceri lo scopo stesso della vita o, quanto meno, il mezzo indispensabile per conquistare un&#8217;esistenza felice.<\/p>\n<p>Quando \u00e8 avvenuto, esattamente, e come si \u00e8 verificato un simile, radicale capovolgimento della prospettiva? Vediamo.<\/p>\n<p>Nella cultura medievale esisteva una dottrina ben precisa circa il bene limitato: secondo tale dottrina, esiste, nel mondo, una quantit\u00e0 stazionaria di bene, inteso come prosperit\u00e0, piacere, realizzazione dei propri disegni. In linea generale, vi \u00e8 nel mondo abbastanza piacere per tutti, o, in ogni caso, abbastanza perch\u00e9 la vita di ciascuno si possa considerare accettabile e degna di essere vissuta; per\u00f2, se qualcuno si prefigge di accumulare il massimo del piacere nella propria vita, spingendosi molto al di l\u00e0 dei propri bisogni effettivi e delle proprie ragionevoli aspettative, inevitabilmente ci\u00f2 si traduce in un impoverimento della vita altrui.<\/p>\n<p>In altri termini, esiste una stretta ed esplicita relazione fra la quantit\u00e0 di bene disponibile per ciascun membro della famiglia umana; di conseguenza, \u00e8 chiaro che, se qualcuno vuole appropriarsi di una quantit\u00e0 smodata di bene, \u00e8 come se con ci\u00f2 lo togliesse, letteralmente, ai suoi simili, perch\u00e9 il bene \u00e8 come una coperta che pu\u00f2 offrire riparo a condizione che non la si voglia tirare da una parte oppure dall&#8217;altra, perch\u00e9, in questo caso, necessariamente qualcuno finir\u00e0 per rimanere scoperto ed esposto al freddo.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che la cultura medievale non credeva nell&#8217;idea del progresso, ed \u00e8 altrettanto ovvio che considerava la stabilit\u00e0 come il fondamento di ogni altro valore: per questo le corporazioni proibivano la pubblicit\u00e0, la concorrenza, i procedimenti di fabbricazione segreti, affinch\u00e9 nessuna bottega si avvantaggiasse rispetto alle altre, se non per merito della bont\u00e0 intrinseca dei prodotti o dei servizi che era in grado di offrire al pubblico.<\/p>\n<p>Tutto questo nasceva da una concezione olistica del reale: il mondo non \u00e8 formato da una somma, pi\u00f9 o meno disordinata e casuale, di enti, ma \u00e8 un insieme ordinato e armonioso di parti che trovano significato solo in relazione al tutto; pertanto, agire a livello locale, nel bene come nel male, significa provocare una serie di ripercussioni che finiranno per arrivare fino alla pi\u00f9 remota periferia dell&#8217;organismo sociale.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo medievale, quindi, \u00e8 abituato ad accontentarsi di quel che possiede e a puntare sull&#8217;essere, non sull&#8217;avere; i suoi due tipi ideali, il cavaliere e il santo, sono entrambi degni di ammirazione non per quello che possiedono, ma per quello che sono, per quello che rappresentano in quanto soggetti capaci di lavorare su se stessi, fino al perfezionismo spirituale, senza cercare scorciatoie di sorta e senza scendere mai a compromessi, per nessuna ragione.<\/p>\n<p>Ha scritto il medievalista John Bossy nel suo pregevole studio \u00abL&#8217;Occidente cristiano, 1400-1700\u00bb (titolo originale: \u00abChristianity in the West, 1400-1700\u00bb, Oxford University Press, 1985; traduzione italiana di Enrico Basaglia, Torino, Einaudi, 1990, 2001, pp. 42-44):<\/p>\n<p>\u00abSu questa etica comunitaria insistevano i sermoni quaresimali del periodo precedente la Riforma, pronunciati da parroci, frati e predicatori municipali e capitolari la cui dottrina del peccato si riassume, pi\u00f9 o meno, nel racconto del parroco che conclude i &quot;Racconti di Canterbury&quot; di Chaucer, scritto intorno al 1390. Per lui, come per Dante, orgoglio, invidia e ira erano le colpe pi\u00f9 gravi. L&#8217;orgoglio era un fenomeno sociale, non metafisico, prometeico, e consisteva essenzialmente nell&#8217;anteporre le pretese del rango a quelle della comunit\u00e0 sociale. Il parroco riecheggiava Dante circa i benefici sociali dell&#8217;umilt\u00e0, e insisteva sull&#8217;importanza dell&#8217;atto del saluto, ma diversamente da Dante non trasmetteva l&#8217;impressione che si trattasse di affari trascendentali. Pi\u00f9 convincente risultava la sua opinione, come quella della maggioranza dei contemporanei, sull&#8217;invidia, tanto da indurci a sospettare che proprio questo sia il vizio caratteristico delle popolazioni contadine. L&#8217;invidia si divideva in due categorie: la gelosia per la prosperit\u00e0 degli altri e la gioia per le loro disgrazie. Ne conseguiva, come aveva spiegato Dante, quella che \u00e8 stata definita la dottrina del bene limitato, teoria secondo la quale esiste una quantit\u00e0 fissa di buona fortuna nel mondo, sicch\u00e9 quella parte di essa che ricade su un singolo membro di una comunit\u00e0 viene di fatto tolta agli altri. Era questo, secondo il parroco di Chaucer, il peggiore dei peccati, quello pi\u00f9 contrario alla solidariet\u00e0 e alla carit\u00e0, la fonte della maldicenza, del rancore e della discordia. Era legato all&#8217;ira in quanto questa \u00e8 l&#8217;espressione visibile di un sentimento interiore: l&#8217;ira non si riferiva in realt\u00e0 all&#8217;incapacit\u00e0 di controllare i propri malumori, bens\u00ec all&#8217;odio costante e formale per il prossimo, capace di ispirare atti di malignit\u00e0 o vendetta nei suoi confronti. La presenza universale dell&#8217;ira nel pensiero morale del tardo Medioevo va compresa appieno: era stato il legittimo atteggiamento di Dio nei confronti del seme di Adamo, ed anche i santi la coltivavano, sia pure in misura inferiore rispetto al passato; il Diavolo, nemico dell&#8217;universo, ne era l&#8217;assoluta incarnazione; e una vasta gamma di azioni umane venivano percepite come sue esemplificazioni. Ovviamente nell&#8217;elenco del parroco rientravano l&#8217;omicidio, la bestemmia, gli improperi e gi insulti verbali; ma anche l&#8217;usura, il rifiuto di pagare il giusto salario e di far l&#8217;elemosina, e la stregoneria, l&#8217;evocazione degli spiriti e la divinazione;e le pratiche contraccettive, l&#8217;onanismo e l&#8217;aborto. Poich\u00e9 conteneva la dottrina del bene limitato,questa dottrina morale dava anche per assodato che ogni atto sociale avvenisse in un universo caratterizzato da amicizia e inimicizia: l&#8217;amore per il proprio nemico era la suprema virt\u00f9 cristiana, perch\u00e9 era la pi\u00f9 difficile da coltivare e perch\u00e9 in questo consisteva l&#8217;autentica imitazione di Cristo, &quot;morto per i suoi nemici&quot;.\u00bb<\/p>\n<p>La dottrina del bene limitato pu\u00f2 sembrare ingenua e semplicistica, perfino grossolana; ma, se la si considera bene, si scopre che essa contiene una profonda saggezza e, soprattutto, che \u00e8 suscettibile di ispirare agli uomini il necessario senso del limite, senza il quale ciascuno finisce per inseguire disordinatamente i propri appetiti, ignorando e calpestando i bisogni e i diritti altrui.<\/p>\n<p>A partire da quando essa \u00e8 tramontata e ha ceduto il posto alle ideologie del progresso, unite dal comun denominatore dell&#8217;individualismo e dell&#8217;utilitarismo, il mondo \u00e8 diventato una foresta di belve: \u00abhomo homini lupus\u00bb, per dirla con Hobbes. Ciascun essere umano si \u00e8 lanciato alla conquista della propria felicit\u00e0 privata, ignorando totalmente l&#8217;armonia del corpo sociale, a cominciare da quella del proprio nucleo familiare, ivi compresi i nascituri il cui &quot;diritto&quot; di venire al mondo \u00e8 stato subordinato alle logiche abortiste di una filosofia incentrata sull&#8217;edonismo, magari camuffato da pi\u00f9 alto senso di responsabilit\u00e0 verso la prole.<\/p>\n<p>Tutte le ideologie politiche moderne, dal liberalismo al marxismo, alla stessa democrazia, altro non sono che una legittimazione della filosofia dei &quot;diritti&quot; eretta a valore supremo: non vi \u00e8 differenza sostanziale, in questo senso, fra il diritto alla propriet\u00e0 privata (e allo sfruttamento del lavoro salariato) e il diritto alla giustizia sociale (e all&#8217;eliminazione fisica degli sfruttatori); e lo Stato altro non \u00e8 che lo strumento per garantire questi diritti, reali o presunti, sempre a danno di qualcun altro, in una crescita ipertrofica dell&#8217;Io che non sa pi\u00f9 nemmeno pronunciare il Tu.<\/p>\n<p>Anche Ariosto, sia pure con ironia benevola, mostra l&#8217;uomo come una creatura eternamente desiderante, sempre protesa verso un illusorio e irraggiungibile oggetto del proprio desiderio (cime \u00e8 il caso di Orlando nei confronti della bella Angelica); ma l&#8217;Illuminismo e le ideologie del progresso si sono spinti molto pi\u00f9 in l\u00e0, hanno codificato e istituzionalizzato tale atteggiamento, lo hanno scolpito in lettere di fuoco nelle costituzioni democratiche moderne, hanno scatenato guerre e ricatti economici per imporlo ad ogni costo (si pensi, tanto per fare un esempio, alle &quot;guerre dell&#8217;oppio&quot; condotte dalle potenze europee contro la Cina nel XIX secolo, in nome del profitto materiale pi\u00f9 sfrontato e a danno del diritto altrui alla salute, alla vita e alla libert\u00e0).<\/p>\n<p>Le ideologie del progresso promettono il massimo della felicit\u00e0 per tutti, a patto che ci si sottometta alle loro logiche e ai loro dogmi, che si pretendono auto-evidenti; mentre \u00e8 chiaro che si basano su un sofisma e su un inganno, perch\u00e9, avendo fatto coincidere la felicit\u00e0 con il benessere materiale, nessuna felicit\u00e0 universale sar\u00e0 mai possibile, fino a quando rester\u00e0 sostanzialmente inalterato il meccanismo della ineguale distribuzione delle ricchezze. Ma poi, quand&#8217;anche si potesse e si volesse porre mano ad una gigantesca ridistribuzione di queste ultime, \u00e8 ragionevole pensare che un pianeta dalle risorse limitate possa soddisfare le illimitate richieste di benessere di tutti i suoi sette miliardi di abitanti?<\/p>\n<p>Gira e rigira, si torna sempre l\u00ec: al venir meno del senso del limite; all&#8217;assurda pretesa di strappare sempre pi\u00f9 beni, sempre pi\u00f9 diritti, sempre pi\u00f9 felicit\u00e0 per tutti e per ciascuno; e questo in una prospettiva sempre pi\u00f9 esasperatamente individualistica, in cui tutto ci\u00f2 che limita e ostacola la corsa privata alla felicit\u00e0 \u00e8 percepito come il male da combattere e da distruggere, fosse pure un sistema di tassazione severo, ma equo, che miri a suddividere in maniera proporzionale il carico fiscale. Nella prospettiva capitalista, infatti, lo Stato appare come una istituzione legittima fino a quando tutela i miei diritti; ma diviene facilmente un nemico se, per tutelare i diritti altrui, attraversa la mia corsa all&#8217;accumulo di beni.<\/p>\n<p>Come se ne esce?<\/p>\n<p>Evidentemente, \u00e8 necessario recuperare il senso del limite, il senso della interconnessione sociale ed il senso della comunit\u00e0 come organismo vitale, alimentato dalla disponibilit\u00e0 e dalla buona volont\u00e0 di ciascuno.<\/p>\n<p>Forse, dopotutto, non avevano tutti i torti, gli uomini e le donne medievali, quando pensavano che la quantit\u00e0 complessiva di bene disponibile sulla Terra \u00e8 limitata e che nessuno pu\u00f2 pretendere per se stesso una fetta di torta troppo grossa, quando si sa benissimo che altri non possiedono neanche il necessario per non morir di fame.<\/p>\n<p>Siamo diventati schiavi della &quot;cupiditas&quot; e non siamo mai soddisfatti, per quanti beni possiamo accumulare: la lupa dantesca imperversa fra noi, e siamo ancora in attesa del Veltro liberatore&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una storia spirituale dell&#8217;Europa, o della decadenza europea, non pu\u00f2 evitare d&#8217;interrogarsi su quando sia incominciato lo stato d&#8217;insoddisfazione cronica, di aspettativa ansiosa e sempre delusa,<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[110,119],"class_list":["post-24705","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-civilta","tag-dottrina"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24705","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24705"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24705\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24705"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24705"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24705"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}