{"id":24703,"date":"2012-01-13T06:47:00","date_gmt":"2012-01-13T06:47:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/13\/nella-schiavitu-di-aleksej-verso-polina-la-cifra-del-corto-circuito-nel-rapporto-uomo-donna\/"},"modified":"2012-01-13T06:47:00","modified_gmt":"2012-01-13T06:47:00","slug":"nella-schiavitu-di-aleksej-verso-polina-la-cifra-del-corto-circuito-nel-rapporto-uomo-donna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2012\/01\/13\/nella-schiavitu-di-aleksej-verso-polina-la-cifra-del-corto-circuito-nel-rapporto-uomo-donna\/","title":{"rendered":"Nella \u201cschiavit\u00f9\u201d di Aleksej verso Polina la cifra del corto circuito nel rapporto uomo-donna"},"content":{"rendered":"<p>\u00abIl sentimento venuto dall&#8217;Inferno\u00bb \u00e8, per usare le parole di Vittorio Strada, quello che leg\u00f2 Dostoevskij alla giovane russa Apollinarija Suslova, con la quale ebbe una tesa, sofferta e ambigua relazione amorosa attraverso mezza Europa.<\/p>\n<p>Il personaggio indecifrabile, impietoso e vagamente perverso di Apollinarija ritorna in diverse opere del grande scrittore, ma specialmente nel romanzo \u00abIl giocatore\u00bb, del 1866, scritto, come \u00e8 noto, sotto l&#8217;urgenza inderogabile di un contratto-capestro con l&#8217;editore e di debiti di gioco; o meglio, dettato a tempo di record (un mese appena!) alla giovane stenografa Anna Grigorievna Snitkina, che sarebbe poi diventata sua moglie.<\/p>\n<p>Nel romanzo, il personaggio di Apollinarija ha le sembianze di Polina Aleksandrovna, una giovane e bella ragazza, figliastra del generale presso la cui famiglia svolge le funzioni di precettore il venticinquenne Aleksej Ivanovic, il protagonista, nonch\u00e9 voce narrante dell&#8217;opera. Questi \u00e8 follemente innamorato di lei, mentre ella ama, invece, un nobile francese, Des Grieux, un cinico avventuriero che sa come giocare con l&#8217;altera e imprevedibile fanciulla.<\/p>\n<p>Tralasciamo la vicende che ruotano intorno ai tavoli da gioco della stazione termale di Roulettenburg, alla sperata eredit\u00e0 della nonna che non si decide a morire e che, anzi, si presenta in albergo, dalla Russia, lasciando tutti senza fiato e mettendosi subito a giocare accanitamente alla roulette, e lasciamo andare anche tutti i personaggi secondari della vicenda; concentriamoci, invece, sulla relazione che si instaura fra i due giovani protagonisti, che ci sembra altamente emblematica del corto circuito in cui versa la relazione fra l&#8217;uomo e a donna moderni.<\/p>\n<p>Diciamo &quot;moderni&quot; perch\u00e9 il personaggio di Polina (e, in minor misura, anche quello di Aleksej) \u00e8 un personaggio tipicamente moderno e inconcepibile nella societ\u00e0, non solo russa, ma europea, di appena una o due generazioni prima; la si pu\u00f2 anzi considerare come la madre di tutta una serie di eroine negative della letteratura della fine del XIX e dell&#8217;inizio del XX secolo, specialmente in area scandinava: pensiamo specialmente a Ibsen e Strindberg.<\/p>\n<p>In particolare, in Polina vi sono tratti del carattere che saranno poi emblematici, bench\u00e9 ulteriormente esasperati, di Hilde Wangel de \u00abIl costruttore S\u00f6lness\u00bb, del 1892, e, ancor pi\u00f9, di Hedda Gabler, dell&#8217;omonimo dramma del 1890: in entrambe le opere, una donna giovane e bella, altera e frustrata, causa la morte dell&#8217;uomo che di lei \u00e8 innamorato, nel primo caso istigandolo a salire in cima a una torre, nonostante egli soffra di vertigini, nel secondo spingendolo esplicitamente a suicidarsi, dopo avergli taciuto un fatto da cui potrebbe dipendere la salvezza di lui. E perch\u00e9 non mettere nel numero anche Marina di Malombra (1881), l&#8217;eroina &quot;nera&quot; del romanzo di Antonio Fogazzaro, che uccide materialmente il suo sfortunato innamorato, prima di avviarsi anch&#8217;ella, proprio come Hedda Gabler, verso il suo tragico destino?<\/p>\n<p>Polina, dunque, \u00e8 intelligentissima, ma fredda; molto bella, anche se non troppo femminile secondo i canoni classici, essendo alta e magra (al punto che Aleksej s&#8217;immagina di poterla piegare e farne un nodo); non sa quello che vuole, aspira a grandi cose e, nell&#8217;uomo, cerca una sorta di impossibile perfezione; ama, inoltre, il potere, ama esercitarlo sugli altri, vuole vederli tutti ai suoi piedi, impassibili esecutori dei suoi ordini e vittime consenzienti dei suoi capricci.<\/p>\n<p>Il suo tratto pi\u00f9 evidente \u00e8 il disprezzo: ella disprezza praticamente tutti, salvo cadere innamorata come una scolaretta di un uomo da nulla, che si fa gioco di lei e che la circuisce solo per mettere pi\u00f9 agevolmente le grinfie sulle sostanze del patrigno (perso, a sua volta, dietro una insignificante francesina); nel suo cuore non vi sono bont\u00e0, delicatezza, altruismo; \u00e8 dura come il marmo, orgogliosa dell&#8217;ascendente che sa di esercitare sugli altri, con una forte vena di sadismo e, probabilmente (ma lo abbiamo gi\u00e0 osservato in un precedente articolo, a proposito della Mirandolina di Goldoni), o frigida o lesbica repressa.<\/p>\n<p>Gli uomini che di lei s&#8217;innamorano possono aspettarsi solo la propria distruzione; ella si diverte a riversare su di loro tutta la sua sufficienza, tutta la sua ironia; li mette alla prova, schernendoli, per vedere fino a punto sono disposti ad umiliarsi, ad annullarsi, a trasformarsi in autentici burattini nelle sue mani; ad Aleksej non esiter\u00e0 a chiedere se, per amor suo, \u00e8 disposto ad uccidere, senza nemmeno spiegargli di chi si tratti: vuole solo essere certa che egli non arretrerebbe davanti al delitto per amor suo, pur non promettendo nulla in cambio, anzi, seguitando a trattarlo come l&#8217;ultimo dei lacch\u00e8.<\/p>\n<p>Che una simile superdonna cada poi, come la pi\u00f9 inesperta delle adolescenti, nella rete di un donnaiolo da quattro soldi, di un miserabile avventuriero, questo fa parte della strana mescolanza, nel suo personaggio, di perfida arroganza e di disarmante ingenuit\u00e0; e molto vi sarebbe da dire, ma non \u00e8 questa la sede, sui pregiudizi xenofobi di Dostoevskij che, immancabilmente, fa svolgere il ruolo del seduttore di belle e fiere ragazze russe a degli stranieri quanto mai loschi e spregevoli: un polacco, anzi un &quot;polaccuzzo&quot; giocatore di carte e baro di professione (quanto razzismo in quello spregiativo) nel caso della Gruscenka de \u00abI fratelli Karamazov\u00bb, amata sia dal padre Fiodor Pavlovic, sia dal figlio maggiore, Dimitrij; un matricolato lestofante francese in marsina da aristocratico, nel caso di Polina.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 interessante, per noi, \u00e8 domandarci che cosa mai attragga cos\u00ec irresistibilmente gli uomini verso queste algide ed enigmatiche protofemministe, gelosissime della loro &quot;indipendenza&quot; ma pronte a cedere alla corte degli esperti donnaioli di mestiere; e, se si vuole, che cosa mai abbia attratto cos\u00ec prepotentemente lo stesso Dostoevskij verso Apollinarija Suslova.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che una donna, per quanto giovane e bella, ma nevrotica, frustrata, imprevedibile, fredda, superba, egoista, assolutamente incurante di quel che provano gli altri, non pu\u00f2 attirare un tipo maschile &quot;normale&quot;, qualunque cosa s&#8217;intenda con quest&#8217;ultima espressione; soltanto degli uomini dalla identit\u00e0 sessuale tormentata, problematica, e dalle tendenze almeno in parte devianti, possono innamorarsi alla follia di simili donne.<\/p>\n<p>Molo ingenuamente, il principe Kropotkin osservava, nel capitolo dedicato a Dostoevskij della sua \u00abStoria della letteratura russa\u00bb, che nei personaggi e nelle situazioni descritte dal grande scrittore vi \u00e8 sempre, in misura maggiore o minore, una nota patologica e morbosa, che conferisce loro un alone di dubbia sanit\u00e0 mentale e che ha un effetto repulsivo sul lettore &quot;sano&quot;. Povero Kropotkin: era indubbiamente un brav&#8217;uomo, un notevole geografo e un rivoluzionario senza macchia e senza paura: ma, foderato com&#8217;era di ideologia positivista sino alla radice dei capelli, non aveva capito assolutamente nulla di Dostoevskij, del suo mondo, della sua problematica.<\/p>\n<p>Malato Dostoevskij? Certo, ma della malattia della modernit\u00e0, di cui fu per\u00f2 anche &#8211; a differenza dei vari Kafka, Musil, Thomas Mann, Proust, Joyce, Svevo, che si limitarono a sguazzare dentro le proprie ossessioni e nevrosi &#8211; un lucido demistificatore ed un fiero antagonista e alla quale oppose, anche se la cosa pu\u00f2 non piacere, un disegno morale, sociale, culturale e politico per la rifondazione spirituale dell&#8217;Europa, facendo leva sui valori cristiani e rurali della &quot;santa&quot; Russia.<\/p>\n<p>Si potr\u00e0 non approvare; lo si potr\u00e0 anche accusare di spirito reazionario, nonch\u00e9 di sciovinismo e di oscurantismo: tutto quel che si vuole; ma \u00e8 un fatto che aveva saputo vedere lontano, molto pi\u00f9 di altri che pure sono venuti dopo, e che aveva posto sul tappeto il problema di opporre alla barbarie di una modernit\u00e0 massificata, meccanizzata e senza Dio, una Russia fedele alla propria vocazione e alla propria anima: problema ancora sollevato, in anni recenti, dal filosofo Zinov&#8217;ev (cfr. il nostro articolo \u00abL&#8217;occidentalizzazione del mondo nel pensiero di Aleksandr Zinov&#8217;ev\u00bb, apparso sul sito di Arianna Editrice in data 14\/06\/2010); ed \u00e8 anche, se ci\u00f2 non appaia un andar troppo lontano, il problema posto sul tappeto dalla &quot;svolta&quot; produttivista e capitalista della societ\u00e0 cinese negli ultimi decenni, secondo un modello di sviluppo che rischia di spazzar via secoli e millenni di cultura, in nome dei feticci dell&#8217;economia e del progresso.<\/p>\n<p>Ma queste riflessioni ci stanno portando fuori strada, per cui torniamo rapidamente al nostro tema iniziale.<\/p>\n<p>Aleksej, dunque, ama Polina alla follia; e lo confessa candidamente alla ragazza, dichiarandole, anzi, di \u00abamarla ogni giorno di pi\u00f9\u00bb, per quanto ci\u00f2 sia praticamente impossibile.<\/p>\n<p>Le confessa che fantastica di udire il fruscio del suo vestito, di non fare altro che pensare a lei; si dichiara suo schiavo, ben sapendo di non avere la minima speranza, sia perch\u00e9 lei ama un altro (e che altro!), sia, soprattutto, perch\u00e9 uno come lui, davanti a lei, \u00e8 meno di niente: egli sente su di s\u00e9 tutto il suo disprezzo e, mortificandosi oltre ogni limite, quasi se ne compiace.<\/p>\n<p>Giunti a questo punto potremmo quasi pensare di avere incontrato il predecessore illustre di Leopold von Sacher Masoch (\u00abVenere in pelliccia\u00bb \u00e8 del 1870, appena cinque anni dopo \u00abIl giocatore\u00bb), che tanto pi\u00f9 ama le donne forti e imperiose, quanto pi\u00f9 esse sono capaci di maltrattarlo e umiliarlo; invece, quasi nel medesimo tempo, emerge anche un altro lato della personalit\u00e0 di Aleksej, che ci rivela il rovescio della medaglia: in lui non vi \u00e8 solo il masochista, ma anche il sadico; egli gode di far arrabbiare Polina, al solo scopo di ammirarne la bellezza resa scomposta dall&#8217;indignazione. Arriva a sospettare che lei monti in collera appunto perch\u00e9 sa di piacergli, e che ne goda: e, suprema scorrettezza nelle schermaglie amorose, glielo sbatte in faccia senza batter ciglio.<\/p>\n<p>Lei, naturalmente, reagisce dicendosi schifata; per\u00f2 continua ad ascoltarlo; e quanto pi\u00f9 i discorsi del giovanotto si fanno stravaganti, sconvenienti, persino minacciosi, con tanto di minacce di morte nei confronti di lei, tanto pi\u00f9 ella ne sembra interessata, se non proprio affascinata. Ed ecco che i ruoli paiono sul punto di rovesciarsi. Fra il giovane che, pochi giorni prima, sporgendosi sull&#8217;orlo di un burrone, aveva detto alla ragazza, con assoluta seriet\u00e0: \u00abDite una sola parola, e mi butter\u00f2 di sotto\u00bb; e quello stesso giovane che ora, passeggiando accanto a lei, le dice con la massima calma: \u00abVorrei battervi, sfregiarvi, strangolarvi; s\u00ec, credo che un giorno o l&#8217;altro potrei uccidervi\u00bb &#8211; e non per gelosia, precisa, ma per il gusto di farlo -, si esita ad accettare l&#8217;idea che si tratti della stessa persona; e si esita a decidere chi dei due, fra lui e lei, sia il vero persecutore e il vero &quot;mostro&quot;, e chi l&#8217;infelice vittima.<\/p>\n<p>Certo, sono entrambi creature delle tenebre; sono entrambi individui distruttivi e autodistruttivi, che non riescono a sentirsi vivi se non spingendo i rapporti umani fino al limite della rottura e godono di camminare sul ciglio estremo dell&#8217;abisso, oltre il quale vi sono solo il disonore, la sofferenza, la morte. La loro perversione risiede nel bisogno di ferire e di essere feriti; non riescono a provare una profonda attrazione sessuale se non cercando, provocando o, almeno, immaginando, situazioni scabrose, ambigue, cariche di sofferenza e potenzialmente violente.<\/p>\n<p>Per rendere pi\u00f9 chiari questi concetti, riportiamo il passaggio centrale del colloquio fra Aleksej Ivanovic e Polina, che si svolge nel quinto capitolo del romanzo (nella traduzione di Mauro Martini, Newton Compton, Roma, 1997)<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p>\u00ab&#8230;&quot;Sapete che mi permetto di dire di tutto e di tanto in tanto faccio delle domande in piena sincerit\u00e0. Ve lo ripeto, sono il vostro schiavo, e di uno schiavo non ci si vergogna, n\u00e9 lo schiavo pu\u00f2 offendere.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Questa \u00e8 una sciocchezza. Non posso sopportare questa vostra teoria &#8216;schiavista&#8217;.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Prendete nota che io non parlo della mia schiavit\u00f9 perch\u00e9 desideri essere vostro schiavo, ma ne parlo come di un dato reale, assolutamente indipendente da me.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Ditemi schiettamente: a che cosa vi servono i quattrini?&quot;<\/p>\n<p>&quot;E voi a che pro volete saperlo?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Come preferite&quot;, rispose lei e scosse orgogliosamente il capo.<\/p>\n<p>&quot;Non sopportate la teoria schiavista, ma della schiavit\u00f9 avete bisogno: &#8216;rispondere e non discutere!&#8217;. Va ben, sia pure cos\u00ec.\u00a0 A che pro i quattrini, chiedete voi?\u00a0 Ma a che pro? I soldi sono tutto!&quot;<\/p>\n<p>&quot;Lo capisco, ma non capisco\u00a0 come si possa piombare in una tal follia, nel mentre li si brama. Voi arrivate addirittura all&#8217;ossessione, al fatalismo. Qui c&#8217;\u00e8 qualcosa sotto, un qualche scopo particolare. Parlate senza troppe tortuosit\u00e0, lo voglio&quot;.<\/p>\n<p>Mi sembrava che stesse per montare in collera e provavo un enorme piacere nel vedere che mi interrogava con tanto calore.<\/p>\n<p>&quot;Si capisce, uno scopo c&#8217;\u00e8 &#8211; dissi &#8211; , ma non so spiegare quale. Non \u00e8 altro che questo: col denaro diventer\u00f2 anche per voi un&#8217;altra persona, e non pi\u00f9 uno schiavo.&quot;<\/p>\n<p>&quot;E come? Come otterrete una cosa del genere?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Come l&#8217;otterr\u00f2? Allora voi non capite nemmeno come potr\u00f2 far s\u00ec che voi mi guardiate diversamente da come si guarda uno schiavo! Ecco, \u00e8 questo che non voglio, non voglio i vostri stupori e le vostre incomprensioni.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Avete detto che questa schiavit\u00f9 \u00e8 per voi un piacere. E io stessa pensavo che le cose stessero cos\u00ec.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Voi pensavate cos\u00ec &#8212; esclamai con una sorta di strana volutt\u00e0. &#8211; Ah, come vi dona una tal ingenuit\u00e0. Ma s\u00ec, s\u00ec, essere vostro schiavo \u00e8 per me un piacere. Certo, \u00e8 un piacere nell&#8217;ultimo gradino dell&#8217;umiliazione e dell&#8217;annullamento! &#8211; continuai vaneggiando. &#8211; Il diavolo sa se anche nella frusta non ci sia una qualche volutt\u00e0, quando la frusta ti si adagia sulla schiena e ti strappa la carne a brandelli&#8230; Ma forse voglio sperimentare anche altri piaceri. [&#8230;] Adesso in me si \u00e8 bloccato tutto. Voi ben sapete perch\u00e9. Non ho in testa un pensiero umano che sia uno. Da lungo tempo non so pi\u00f9 quel che succede nel mondo, n\u00e9 in Russia n\u00e9 qui. Ecco, sono passato per Dresda e non ricordo come sia fatta questa Dresda.\u00a0 Voi sapete che cosa mi ha assorbito completamente. Siccome non ho nessuna speranza e ai vostri occhi sono una nullit\u00e0, ve lo dico a chiare lettere: io dappertutto vedo soltanto voi, e del resto non me ne importa nulla. Perch\u00e9 e come io vi ami, non so. Sapete che forse voi non siete affatto bella? Figuratevi che io non so nemmeno se siete bella o no, neanche di viso. Avete sicuramente un cuore cattivo; e un intelletto assai poco nobile, questo \u00e8 molto probabile.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Forse voi fate conto di comprarmi col denaro, &#8211; disse &#8211; perch\u00e9 non credete nella mia nobilt\u00e0 d&#8217;animo?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Quando mai ho fatto conto di comprarvi col denaro?&quot;, esclamai.<\/p>\n<p>&quot;Siete uscito dal seminato e avete perso il filo. Se non me,\u00a0 , \u00e8 il mio rispetto quello che pensate di comprare col denaro.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Ma no, le cose non stanno affatto cos\u00ec. Vi ho detto che \u00e8 difficile spiegarmi. Vi mi opprimete. Non adiratevi per le mie scemenze.\u00a0 Capite bene perch\u00e9 non ci si pu\u00f2 arrabbiare con me: sono semplicemente pazzo.\u00a0 Del resto, per me fa lo stesso, anche se vi arrabbiate. Mi baster\u00e0 , su, nella mia stanza, ricordare o anche solo immaginare il fruscio del vostro vestito perch\u00e9 mi venga voglia di mordermi le mani. E poi di che cosa vi arrabbiate con me? Del fatto che mi definisco schiavo?Approfittatene, approfittate della mia schiavit\u00f9, approfittatene!\u00a0 Sapete che un giorno o l&#8217;altro vi uccider\u00f2? Non vi uccider\u00f2 perch\u00e9 mi sar\u00f2 disamorato o per gelosia nei vostri confronti, no, vi uccider\u00f2 cos\u00ec, semplicemente, , perch\u00e9 certe volte sono tentato di mangiarvi. Voi riderete&#8230;&quot;<\/p>\n<p>&quot;Non rido affatto\u00a0&#8211; disse in preda all&#8217;ira.\u00a0&#8211; Vi ordino di tacere.&quot;<\/p>\n<p>Si ferm\u00f2, riprendendo a fatica il fiato dalla rabbia.\u00a0 Dio, non so se sia veramente bella, ma mi \u00e8 sempre piaciuto guardarla , quando si fermava davanti a me in quella posa, e per questo provavo piacere nel provocare spesso il suo sdegno. Pu\u00f2 anche darsi che lei se ne sia accorta e si arrabbi a bella posta. Glielo dissi.<\/p>\n<p>&quot;Che schifo!&quot;, sbott\u00f2 con disgusto.<\/p>\n<p>&quot;Non me ne importa nulla&quot;, continuai. &quot;Sapete un&#8217;altra cosa? Queste passeggiate, noi due da soli, sono pericolose: molte volte mi \u00e8 venuta l&#8217;irresistibile tentazione di picchiarvi, sfigurarvi, strangolarvi. Pensate che non arriver\u00f2 a tanto? Voi mi portate al delirio. Pensate che abbia paura di uno scandalo? O della vostra ira?\u00a0 Ma che me ne importa della vostra ira? Vi amo senza speranza e so che , dopo una cosa del genere, vi amer\u00f2 mille volte di pi\u00f9. Se una volta o l&#8217;altra vi uccider\u00f2, allora sar\u00f2 costretto a uccidere anche me stesso.; ma in tal caso la tirer\u00f2 pi\u00f9 in lungo possibile prima di farlo, per provare l&#8217;intollerabile dolore della vostra mancanza. \u00a0Sappiate una cosa incredibile: io vi amo ogni giorno di pi\u00f9, sebbene questo sia quasi impossibile. E con tutto ci\u00f2 non dovrei essere fatalista? Ricordate, l&#8217;altro giorno, sullo Schlangenberg, vi ho sussurrato, provocato da voi: &#8216;Dite una parola e salter\u00f2 nell&#8217;abisso!&#8217; Se aveste detto quella parola, sarei saltato.\u00a0 Forse voi non credete che mi sarei buttato?&quot;<\/p>\n<p>&quot;Che chiacchiere stupide&quot;, esclam\u00f2.<\/p>\n<p>&quot;Non me ne importa nulla del fatto che siano stupide o intelligenti -, esclamai a mia volta. &#8211; So che in vostra presenza devo assolutamente parlare, parlare, parlare: e io parlo.\u00a0 Tutto il mio amor proprio davanti a voi lo perdo e non m&#8217;interessa niente.<\/p>\n<p>&quot;E perch\u00e9 avrei dovuto costringervi a saltare dallo Schlangenberg?&quot;\u00a0&#8211; disse con tono secco e per certi versi particolarmente offensivo. &#8211; Questo per me sarebbe perfettamente inutile.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Meraviglioso!&quot;, &#8211; esclamai. &#8211; Avete pronunciato questo meraviglioso &quot;inutile&quot; appositamente per schiacciarmi. Vi conosco, mascherina. Inutile, dite? Ma il piacere \u00e8 sempre utile, e il potere assurdo, illimitato, foss&#8217;anche su una mosca, , \u00e8 a sua volta una volutt\u00e0 &#8216;sui generis&#8217;. L&#8217;uomo \u00e8 despota per natura e ama essere un tiranno. A voi piace tremendamente.<\/p>\n<p>Ricordo che mi fissava con enorme attenzione. Evidentemente il mio volto esprimeva in quel momento le mie confuse e assurde sensazioni. Ricordo che la nostra conversazione si svolse realmente, quasi parola per parola, cos\u00ec come l&#8217;ho qui descritta. Gli occhi mi si erano iniettati di sangue. Agli angoli della bocca si era raggrumata la bava. E per quel che concerne lo Schlangenberg, lo giuro sul mio onore, perfino adesso: se allora mi avesse ordinato di buttarmi gi\u00f9, mi sarei buttato! Se me l&#8217;avesse detto soltanto per scherzo, se me l&#8217;avesse detto con disprezzo, sputandomi addosso, anche in quel caso sarei saltato gi\u00f9!<\/p>\n<p>&quot;No, ma perch\u00e9, io vi credo&quot;, dichiar\u00f2, ma profer\u00ec queste parole in un modo in cui soltanto lei sapeva a volte parlare, con un tale disprezzo, una tale malignit\u00e0 e una tale boria che, santo Dio, avrei potuto ammazzarla in quell&#8217;istante. Rischiava parecchio. Anche su questo punto non avevo mentito, parlando con lei.<\/p>\n<p>&quot;Voi non siete un vigliacco?&quot;, mi chiese all&#8217;improvviso.<\/p>\n<p>&quot;Non lo so, pu\u00f2 anche darsi che sia un vigliacco. Non lo so&#8230; \u00e8 da un bel po&#8217; che non ci penso.&quot;<\/p>\n<p>&quot;Se io vi dicessi: ammazzate quell&#8217;uomo, voi lo uccidereste?&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Abbiamo riportato questo brano, abbastanza lungo, perch\u00e9 in ogni frase, in ogni riga, in ogni parola, quasi, si esprime l&#8217;intensa contraddizione fra uomo e donna che caratterizza i loro rapporti nell&#8217;ultimo secolo e mezzo, e che il grande scrittore russo ha saputo cogliere e delineare con suprema maestria.<\/p>\n<p>Fra i due, Aleksej e Polina, \u00e8 l&#8217;uomo che decide di giocare a carte scoperte: egli dice alla donna con estrema franchezza anche ci\u00f2 che potrebbe danneggiarlo, sminuirlo, squalificarlo: non se ne preoccupa, mette in tavola tutte le sue carte , consapevole di non avere nemmeno un asso, nulla che potrebbe renderlo pi\u00f9 interessante agli occhi di lei. Certo, forse intuisce che quella sua spietata sincerit\u00e0 possiede, in qualche modo, una sua efficacia e che forse potrebbe, sotterraneamente, aprire una strada verso il cuore di lei: tanto \u00e8 vero che, alla fine del romanzo, ma ormai troppo tardi, l&#8217;inglese lord Astley rivela ad Aleksej che Polina lo amava e che lo aveva atteso: lui \u00e8 preso definitivamente dalla febbre del gioco e non se ne liberer\u00e0 pi\u00f9.<\/p>\n<p>La franchezza brutale del giovane verso Polina \u00e8 gi\u00e0 qualche cosa di meglio delle arti miserevoli di un Des Grieux, ma, di per s\u00e9 sola, non \u00e8 ancora qualcosa di abbastanza virile: \u00e8 virile il rifiuto del corteggiamento insinuante, della seduzione studiata, della finzione smaccata, ma non lo \u00e8 altrettanto la svalutazione di s\u00e9, la mancanza di fierezza, la prostrazione davanti all&#8217;oggetto del desiderio, che serve solo a raddoppiarne la superbia e il senso di onnipotenza; e, forse, non lo \u00e8 nemmeno quella esibizione impudica del proprio sentire, visto che si accompagna a una dichiarata incredulit\u00e0 circa l&#8217;elevatezza morale della destinataria di tanta confidenza.<\/p>\n<p>Insomma, se Aleksej fosse davvero virile, allora gli basterebbe gettare in faccia a Polina il suo odio e il suo disprezzo, e sia pure accompagnato da una sofferta dichiarazione d&#8217;amore; e poi sparire. Ma no, egli continua a ronzarle attorno come una zanzara, si offre di precipitarsi a capofitto nei burroni, arriva a prometterle che, per amor suo, sarebbe anche capace di uccidere, cos\u00ec, senza odio e senza ragioni, senza nemmeno sapere perch\u00e9.<\/p>\n<p>Quale trionfo, per l&#8217;ego smisurato e narcisista della ragazza! Non se lo meritava davvero, le \u00e8 stato praticamente regalato.<\/p>\n<p>Ma tant&#8217;\u00e8: fino a quando esisteranno uomini come Aleksej, esisteranno pure donne come Polina; e fino a quando ci saranno al mondo delle donne come Polina, si troveranno pure, con matematica certezza, anche degli uomini come Aleksej.<\/p>\n<p>La malattia chiama la malattia; l&#8217;insicurezza chiama la falsa sicurezza; la brama di dominio chiama la volont\u00e0 di sottomissione.<\/p>\n<p>Solo un uomo realmente, profondamente virile potrebbe redimere dai suoi paurosi fantasmi interiori una donna come Polina; forse.<\/p>\n<p>O forse Polina \u00e8 ormai perduta, e perdute sono tutte le donne come lei&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abIl sentimento venuto dall&#8217;Inferno\u00bb \u00e8, per usare le parole di Vittorio Strada, quello che leg\u00f2 Dostoevskij alla giovane russa Apollinarija Suslova, con la quale ebbe una<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24703","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24703","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24703"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24703\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24703"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24703"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24703"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}