{"id":24702,"date":"2013-03-13T08:53:00","date_gmt":"2013-03-13T08:53:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/13\/per-dostoevskij-luomo-che-vuole-farsi-dio-non-riesce-a-diventare-neanche-un-insetto\/"},"modified":"2013-03-13T08:53:00","modified_gmt":"2013-03-13T08:53:00","slug":"per-dostoevskij-luomo-che-vuole-farsi-dio-non-riesce-a-diventare-neanche-un-insetto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2013\/03\/13\/per-dostoevskij-luomo-che-vuole-farsi-dio-non-riesce-a-diventare-neanche-un-insetto\/","title":{"rendered":"Per Dostoevskij l\u2019uomo che vuole farsi Dio non riesce a diventare neanche un insetto"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno avrebbe voluto farsi un dio, il dio di se stesso, dopo aver spinto nel solaio delle cose vecchie e inutili quell&#8217;altro Dio, il Dio dei suoi padri, che lo aveva accompagnato per le innumerevoli generazioni della sua storia; ma spesso non \u00e8 riuscito a diventare niente, nemmeno quell&#8217;insetto che pure, in certi momenti, avrebbe desiderato essere.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 essere un insetto \u00e8 gi\u00e0 qualcosa, \u00e8 gi\u00e0 avere una forma, un significato, uno scopo quale che sia: cos\u00ec almeno pensava F\u00ebdor Dostoevskij; mentre l&#8217;uomo moderno, che ha voluto farsi il dio di se stesso, ha finito per perdere la propria essenza, precisamente in quanto che di essa fa parte il legame con la trascendenza, con il soprannaturale, con Dio; e mutilare l&#8217;uomo del rapporto con Dio, vuol dire mutilarlo in quanto vi \u00e8 di unitario, di originario, di essenziale in lui. A quel punto, persino un insetto pu\u00f2 apparire, al suo confronto, come una creatura risolta e compiuta, armoniosamente completa in se stessa e, dunque, pi\u00f9 riuscita e pi\u00f9 perfetta di lui.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo che fallisce nella realizzazione della propria umanit\u00e0, infatti, non \u00e8 semplicemente qualcosa di meno di un essere umano, il che gi\u00e0 sarebbe tragico; ma viene ad essere qualcosa di meno di qualunque altra creatura, fosse pure la pi\u00f9 umile e nascosta, il fallimento della propria umanit\u00e0 non essendo una condizione naturale, ma innaturale, un tracollo e una inversione del giusto ordine delle cose, dunque un &quot;monstrum&quot;. L&#8217;uomo che si allontana da Dio per farsi dio egli stesso \u00e8 una creatura mostruosa, demoniaca, abbandonata alla merc\u00e9 di forze devastanti; non le resta quasi pi\u00f9 nulla di umano, ma diviene una contraffazione dell&#8217;uomo cos\u00ec come era e come dovrebbe essere, cio\u00e8 fatto a immagine del suo Creatore.<\/p>\n<p>Ne era convinto Dostoevskij, cos\u00ec come era convinto del sofisma insito nella filosofia moderna, figlia del liberalismo e soprattutto dell&#8217;utilitarismo di Bentham (pur se non lo nomina), il quale affermava, e noi continuiamo a crederlo, che dall&#8217;egoismo di ciascuno verr\u00e0 fuori, in ultima analisi, non si sa come &#8212; e qui il filosofo inglese tirava fuori dal suo cilindro di prestigiatore la Mano invisibile, niente meno! &#8211; il bene collettivo, il bene comune. Prodigio! Ciascuno badi al proprio utile, ciascuno badi alla propria scalata al successo; e poi, che bellezza, verr\u00e0 fuori il massimo utile per il maggior numero di persone: c&#8217;\u00e8 da star tranquilli, altro che Divina provvidenza.<\/p>\n<p>Dostoevskij scriveva le sue opere in un&#8217;epoca in cui gli esponenti del Positivismo propagavano le idee di John Locke, di Adam Smith, di Jeremy Bentham come fossero state verit\u00e0 rivelate e sostenevano, senza batter ciglio n\u00e9 arrossire, che era possibile realizzare il vecchio sogno dei &quot;philosophes&quot; illuministi: portare, attraverso il progresso, il benessere, e dunque &#8211; perch\u00e9 sono sinonimi, vero? &#8212; anche la felicit\u00e0 al genere umano; e aveva il coraggio di affermare che tutte queste non sono altro che sciocchezze, giochi di parole della logica astratta, chiacchiere e arzigogoli intellettuali senza alcun fondamento.<\/p>\n<p>E tutto \u00e8 nato dalla presunzione e dall&#8217;ignoranza dell&#8217;uomo moderno: dalla sua presunzione di aver capito tutto, dalla sua ignoranza circa l&#8217;essenziale. La ragione, dice Dostoevskij, sa soltanto quel che riesce a conoscere; ma la natura umana contiene molte pi\u00f9 cose di quante la ragione riesca anche solo a sospettarne: coscientemente e incoscientemente. \u00c8 assurda la pretesa della ragione di aver capito l&#8217;uomo e, addirittura, di volerlo riformare, di volerlo rifare, partendo dai suoi postulati scientisti, dalle sue astratte e aprioristiche certezze.<\/p>\n<p>Lo scrittore russo ne era convinto: dall&#8217;egoismo non nasce altro che egoismo; dalla ricerca individuale del proprio utile, non nascono altro che guerre e conflitti; dalla pretesa di portare agli uomini la felicit\u00e0 insieme al benessere materiale, non nascono altro che funeste illusioni, ingiustizie, sopraffazioni, crimini e delitti. Cos\u00ec riflette il protagonista dei \u00abRicordi dal sottosuolo\u00bb, dopo essersi definito dapprima un malato, indi un malvagio e infine un uomo odioso (da: F. Dostoevskij, \u00abRicordi dal sottosuolo\u00bb; titolo originale: \u00abZapiski iz Podpolja\u00bb, traduzione dal russo di Tommaso Landolfi, Milano, Rizzoli, 1975, 1988, pp. 25-27):<\/p>\n<p>\u00abVoglio ora raccontarvi, signori, vi piaccia o non vi piaccia sentirlo, come mai non sia riuscito nemmeno a diventare un insetto. Solennemente dichiaro che molte volte ho voluto diventare un insetto. Ma neanche quest&#8217;onore m&#8217;\u00e8 stato concesso. Vi giuro, signori, che aver coscienza di troppe cose \u00e8 una malattia, una vera e propria malattia. Per i bisogni dell&#8217;uomo sarebbe d&#8217;avanzo una comune coscienza umana, ossia la met\u00e0, la quarta parte di quella che tocca a un uomo evoluto del nostro infelice diciannovesimo secolo, il quale abbia, per sopramercato, la disgrazia d&#8217;abitare a Pietroburgo, la pi\u00f9 astratta e premeditata citt\u00e0 dell&#8217;intero globo. (Si danno infatti citt\u00e0 premeditate e citt\u00e0 non premeditate). Sarebbe sufficiente, infatti, la coscienza di cui godono tutta la gente cosiddetta immediata e gli uomini d&#8217;azione. Voi pensate, scommetto, che io stia scrivendo tutto questo per posa, per fare lo spiritoso ai danni degli uomini d&#8217;azione, e anzi per una posa di cattivo gusto, che insomma stia facendo rumore colla sciabola come quel mio ufficiale. Ma, signori, chi potrebbe menar vanto delle proprie malattie, e addirittura trarne pretesto per darsi arie d&#8217;importanza?<\/p>\n<p>Ma che sto dicendo? Tutti fanno cos\u00ec; menano vanto delle proprie malattie, e io magari pi\u00f9 di tutti gli altri. Non ne discutiamo neppure; la mia obiezione era assurda. Eppure sono fermamente convinto che non soltanto una coscienza eccessiva, ma la coscienza stessa \u00e8 una malattia. Insisto su questo punto. Ma lasciamo da parte ci\u00f2 per un istante. Dite un po&#8217; adesso: da che viene che, neanche a farlo apposta, proprio nei momenti, s\u00ec nei precisi momenti in cui ero disposto a prender coscienza di tutte le sottigliezze &quot;del bello e del sublime&quot;, come si diceva noi un tempo, mi capitasse non gi\u00e0 di figurarmi, ma addirittura di compiere azioni basse e che&#8230; be&#8217;, insomma, che magari tutti compiono, ma che a me, neanche a farlo apposta, toccava d compiere proprio nel punto che avevo la coscienza pi\u00f9 chiara di non doverle compiere? Quanto pi\u00f9 avevo coscienza del bene e di tutte quelle tali cose &quot;belle e sublimi&quot;, tanto pi\u00f9 affondavo nel mio fango e tanto pi\u00f9 ero disposto a metterci radici. Ma il punto principale era questo, che tutto ci\u00f2 non pareva capitarmi per caso, ma anzi come se cos\u00ec dovesse essere. Quasi quello fosse il mio stato normale, e nient&#8217;affatto una malattia o uno stato morboso,cosicch\u00e9 alla fine, mi pass\u00f2 anche la voglia di lottare contro questo supposto stato morboso. And\u00f2 a finire che quasi mi convinsi (e forse anche me ne convinsi completamente) che quella, perch\u00e9 no, era la mia condizione normale. Ma sulle prima, quante pene patii in questa lotta! Non potevo credere che per gi altri fosse o stesso, e tutta la vita tenni nascosto quanto mi capitava come un segreto. Mi vergognavo (forse mi vergogno ancora adesso); arrivai al punto che provavo una sorta di segreta, morbosa, bassa volutt\u00e0 a tornarmene nel mio angolo, in qualche sordida notte pietroburghese, e a dover per forza riconoscere che, ecco, anche quel giorno avevo commessa un&#8217;altra azione vile, che ormai non c&#8217;era pi\u00f9 rimedio, e a rodermi internamente per questo, a dilaniarmi coi denti, a struggermi, a succhiarmi tanto che l&#8217;angoscia, alla fine, si mutava in una tal quale dolcezza vergognosa e maledetta e, in conclusione, in vera e propria volutt\u00e0! S\u00ec, in volutt\u00e0, in volutt\u00e0! Insisto su questo punto. Io perci\u00f2 ho cominciato a parlare, perch\u00e9 voglio sapere con precisione se anche gli altri provano tali volutt\u00e0. Mi spiego: la volutt\u00e0 mi veniva qui proprio dal senso troppo chiaro della mia bassezza; dal fatto che sentivo da me d&#8217;essere arrivato al limite estremo; e che seppure orribile, la cosa non poteva stare diversamente; che non avevo pi\u00f9 via di uscita, che ormai non sarei pi\u00f9 diventato un altr&#8217;uomo; che se anche mi fossero bastati il tempo e la fede, certo non avrei voluto io stesso mutare; e se anche avessi voluto, non avrei combinato nulla neppure in questo caso, perch\u00e9, di fatto, forse non c&#8217;era nulla in cui mutarsi. E il peggio \u00e8 che alla fin delle fini tutto ci\u00f2 avviene secondo le normali e fondamentali leggi della coscienza raffinata e per l&#8217;inerzia che da queste leggi direttamente deriva, epper\u00f2 non soltanto non puoi cambiare, ma anzi non ci puoi far nulla. Ecco ad esempio una conseguenza di questa coscienza raffinata: \u00e8 vero, s\u00ec, ti dici, sono un ribaldo; quasi poi per il ribaldo l&#8217;aver lui stesso coscienza della propria effettiva ribalderia sia una consolazione&#8230; Ma basta&#8230; Ebb\u00e9, ho parlato, e che ho detto?&#8230; Come si spiega questa volutt\u00e0? Ma io la spiegher\u00f2. Io andr\u00f2 fino in fondo! Non per nulla ho presa la penna in mano.\u00bb<\/p>\n<p>Sono passati cinque secoli, ma questa confessione sembra uscita dalla penna di messer Francesco Petrarca, appunto alle soglie della modernit\u00e0, ossia di quel moto di orgoglio della creatura che va sotto il nome di Umanesimo. Vi ritroviamo, descritta con straordinaria acutezza, la stessa analisi dello stesso fenomeno: la scissione dell&#8217;io; e vi ritroviamo esposta la medesima conclusione, quasi con le stesse parole: l&#8217;accidia come condizione permanente dell&#8217;anima, l&#8217;accidia come paralisi della volont\u00e0 e come naufragio del senso della vita, ma anche come cupa, deplorevole volutt\u00e0 di colui che ne \u00e8 afflitto.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno, dunque, \u00e8 precipitato nell&#8217;accidia, nella paralisi morale, perch\u00e9 ha voluto farsi Dio, e il suo io \u00e8 andato incontro a una frammentazione inarrestabile, a un autentico sbriciolamento: si \u00e8 sbriciolato sotto la pressione di forze immani, soverchianti, che egli stesso ha messo in moto, credendo di padroneggiarle e di servirsene a sua discrezione: la ragione, ma senza amore e senza compassione; l&#8217;audacia, ma senza la prudenza; la brama di dominio, ma senza il senso della giustizia; l&#8217;ambizione, ma senza la fortezza; la sensualit\u00e0, ma senza la temperanza; la tecnica, ma senza il senso del limite; la fiducia in se stesso, ma senza la necessaria umilt\u00e0 e senza alcuna autentica comprensione di s\u00e9.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo moderno \u00e8 vittima di un accecamento, anzi, per essere precisi, di un auto-accecamento: per aver voluto guardare la luce troppo da vicino, senza la necessaria cautela, si \u00e8 bruciato la retina ed \u00e8 diventato cieco; cieco, crede di vedere o dice di vedere meglio di prima; bugiardo, per stoltezza o per orgoglio luciferino, tende a traviare anche i suoi simili, a trascinarli con s\u00e9 verso l&#8217;abisso: qualunque cosa, anche gettarsi a capofitto nel precipizio, piuttosto che ammettere l&#8217;accecamento, piuttosto che riconoscere di non vedere, piuttosto che confessare di aver sbagliato, di aver peccato di superbia, di aver delirato per folle presunzione.<\/p>\n<p>E cos\u00ec non \u00e8 riuscito a diventare neanche un insetto: vale a dire quel che avrebbe voluto, in certi momenti, in certe situazioni, piegato sotto il peso del castigo spaventoso che si \u00e8 tirato addosso; ma non ancora persuaso dell&#8217;errore, non ancora domato nel proprio immenso orgoglio, non del tutto convinto di essersi cacciato in una strada senza uscita.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 un insetto, in un certo senso, \u00e8 qualche cosa di pi\u00f9 perfetto di un uomo mancato; e l&#8217;uomo \u00e8 mancato quando rifiuta la propria parte divina, quando calpesta la propria vocazione all&#8217;assoluto, quando bestemmia contro lo splendore dell&#8217;Essere. Qualunque insetto possiede la propria intrinseca dignit\u00e0; l&#8217;uomo la possiede solo se rimane all&#8217;altezza di se stesso, anzi, solo se si innalza al livello di ci\u00f2 che deve diventare. Ma, per innalzarsi, egli deve prima abbassarsi: deve abbassare il proprio orgoglio, deve morire alla propria brama di dominio, deve spegnere le fiamme delle proprie egoistiche e disordinate passioni.<\/p>\n<p>Solo allora, nella sconfitta apparente, egli ritrova la propria grandezza e si avvicina a diventare quel che deve diventare: cio\u00e8 un essere spirituale, figlio della luce e dell&#8217;amore, e non un essere carnale, acceso di brame inestinguibili, dominato da impulsi primordiali, stravolto dal riflesso ghignante del grande Distruttore, che lo istiga e lo trascina a suo piacere, quanto pi\u00f9 egli crede di essere il padrone di se stesso e il signore del mondo intero.<\/p>\n<p>L&#8217;uomo mancato, l&#8217;uomo che non \u00e8 riuscito a diventare veramente uomo, non rimane sospeso a mezz&#8217;aria, come in una sorta di Limbo: precipita in basso e diventa una creatura delle tenebre, un essere demoniaco; anche se si ammanta di belle parole, anche se si circonda di sfarzo e di potenza, anche se sale in trono e si atteggia a saggio legislatore e a giudice giusto, egli \u00e8 ormai perduto, senza scampo e senza alcuna possibilit\u00e0 di redenzione, perch\u00e9 la sua anima luminosa \u00e8 diventata un&#8217;anima di tenebra.<\/p>\n<p>Forse questo aveva in mente Heidegger, quando affermava che ormai solo un Dio ci pu\u00f2 salvare: la speranza che riflettiamo su un&#8217;intuizione come quella di Dostoevskij, finch\u00e9 siamo ancora in tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo moderno avrebbe voluto farsi un dio, il dio di se stesso, dopo aver spinto nel solaio delle cose vecchie e inutili quell&#8217;altro Dio, il Dio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[117,183],"class_list":["post-24702","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-dio","tag-john-locke"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24702","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24702"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24702\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24702"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24702"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24702"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}