{"id":24699,"date":"2007-10-06T08:40:00","date_gmt":"2007-10-06T08:40:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/06\/ogni-uomo-e-un-viandante-con-la-doppia-cittadinanza\/"},"modified":"2007-10-06T08:40:00","modified_gmt":"2007-10-06T08:40:00","slug":"ogni-uomo-e-un-viandante-con-la-doppia-cittadinanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/10\/06\/ogni-uomo-e-un-viandante-con-la-doppia-cittadinanza\/","title":{"rendered":"Ogni uomo \u00e8 un viandante con la doppia cittadinanza"},"content":{"rendered":"<p>Fin da quando viene al mondo, ogni essere umano si trova a vivere contemporaneamente su due distinti piani di realt\u00e0: quello del relativo e quello dell&#8217;assoluto. \u00c8 possibile che molti di noi non se ne rendano neppure conto e che ad altri, pur avendo passato una intera vita fra i libri delle pi\u00f9 diverse specializzazioni, sia semplicemente sfuggito un simile &quot;dettaglio&quot;, dal quale dipende &#8211; n\u00e9 pi\u00f9 n\u00e9 meno &#8211; la nostra possibilit\u00e0 di essere delle persone realizzate e, forse, felici. Ma questa \u00e8 una legge che vale per tutti gli esseri umani, buoni e cattivi, sapienti e ignoranti: l&#8217;unica cosa che li differenzia \u00e8 il grado di consapevolezza che possiedono nei confronti di essa.<\/p>\n<p>Si tratta di una legge paradossale. In sintesi, e per andare dritti all&#8217;essenziale della questione, ciascun essere umano \u00e8 al tempo stesso cittadino di questo mondo e cittadino, o aspirante cittadino, o potenziale cittadino, dell&#8217;<em>altro<\/em> mondo: dell&#8217;assoluto, dell&#8217;eterno, della dimora dell&#8217;Essere. Una condizione paradossale, che fa dell&#8217;uomo una creatura anfibia: con branchie per respirare nell&#8217;acqua dello stagno terrestre, ma anche con polmoni, o almeno con embrioni di polmoni, atti respirare l&#8217;aria libera del cielo sopra la terra. Con i piedi piantati quaggi\u00f9, ma con la nostalgia delle altezze nello sguardo.<\/p>\n<p>Essere consapevoli della nostra natura anfibia e della nostra destinazione finale \u00e8, dicevamo, l&#8217;elemento che fa la differenza tra vita autentica e vita inautentica, tra felicit\u00e0 e infelicit\u00e0. Quest&#8217;ultima affermazione pu\u00f2 suonare particolarmente impegnativa, per non dire oscura. Qualcuno potrebbe chiedere: che c&#8217;entra la felicit\u00e0 con la consapevolezza della doppia cittadinanza? Non \u00e8 vero, al contrario &#8211; anche ammettendo le premesse &#8211; che si vive una vita pi\u00f9 felice quanto pi\u00f9 si ignorano le laceranti contraddizioni che l&#8217;attraversano? E non abbiamo appena detto che la doppia cittadinanza dell&#8217;essere umano lo pone in una condizione paradossale?<\/p>\n<p>Ma facciamo un passo alla volta. Secondo Aristotele, ogni attivit\u00e0 umana \u00e8 fatta in vista di un fine che appare buono e desiderabile, per cui il fine e il bene coincidono. Le attivit\u00e0 umane hanno fini molteplici, ma con un comune denominatore: che tutte &#8211; alcune direttamente, altre indirettamente &#8211; tendono al bene. Per esempio si desidera la ricchezza non come bene in s\u00e9, ma come mezzo di benessere; mentre il piacere \u00e8 desiderato in s\u00e9 stesso. Dunque ciascun bene parziale non \u00e8 che una via per raggiungere il bene sommo: l&#8217;unico, cio\u00e8, che non viene ricercato in vista di un bene ulteriore, ma che, al contrario, \u00e8 il termine ultimo di ogni nostro desiderio. Per Aristotele, il bene sommo \u00e8 la felicit\u00e0, che consiste nella realizzazione della natura propria dell&#8217;essere umano. E la natura propria dell&#8217;essere umano \u00e8 vivere la propria vita secondo ragione: cos\u00ec come la natura propria della pianta \u00e8 la vita vegetativa e la natura propria dell&#8217;animale \u00e8 quella sensitiva. Ciascuno \u00e8 felice realizzando al meglio la propria natura: l&#8217;artigiano lo \u00e8 costruendo oggetti perfetti; l&#8217;architetto, realizzando edifici belli e solidi; l&#8217;uomo, in generale, \u00e8 felice se vive secondo ragione, che \u00e8 l&#8217;elemento caratteristico della sua natura. Se vi riesce, egli realizza la virt\u00f9: perch\u00e9 la virt\u00f9 \u00e8 l&#8217;accordo della vita umana con la natura razionale che ne \u00e8 l&#8217;essenza specifica.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 precisamente, esistono diversi gradi di virt\u00f9 e quindi diversi gradi di felicit\u00e0: la felicit\u00e0 pi\u00f9 alta consiste nel conseguimento della virt\u00f9 pi\u00f9 alta, che \u00e8 il possesso delle virt\u00f9 dianoetiche (o intellettive), che sono quelle, appunto, proprie dell&#8217;anima razionale: scienza, arte, saggezza, intelligenza, sapienza. Per limitarci alla saggezza e alla sapienza (che per Platone coincidevano), per Aristotele la saggezza \u00e8 la capacit\u00e0, guidata dalla ragione, di fare un uso idoneo dei beni umani; mentre la sapienza \u00e8 la capacit\u00e0 di avere scienza e intelligenza delle cose pi\u00f9 alte e divine, dunque concerne ci\u00f2 che \u00e8 extra-umano, universale. Nell&#8217;<em>Etica Nicomachea<\/em>, infatti (X, 7, 1177 b), egli afferma che<\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;uomo non deve, come alcuni dicono, conoscere in quanto uomo le cose umane, in quanto mortale le cose mortali, ma deve rendersi, per quanto \u00e8 possibile, immortale e far di tutto per vivere secondo quanto c&#8217;\u00e8 in lui di pi\u00f9 alto: se pure ci\u00f2 \u00e8 poco di quantit\u00e0, per potenza e valore supera tutte le altre cose.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Ora possiamo tornare al discorso della doppia cittadinanza.<\/p>\n<p>L&#8217;essere umano, la <em>persona,<\/em> unico tra gli altri esseri viventi, non ha una natura data una volta per tutte, come lo sono la natura vegetativa per la pianta e quella sensitiva per l&#8217;animale; egli pu\u00f2 andare oltre i suoi stessi limiti fisici e puntare alle potenzialit\u00e0 pi\u00f9 alte della sua anima, realizzando la virt\u00f9 nel possesso della sapienza. Oppure pu\u00f2 anche non farlo n\u00e9 darsene pensiero: e pu\u00f2 limitarsi a vivacchiare al di sotto, anche molto al di sotto, delle sue potenzialit\u00e0 spirituali, e trascinando un&#8217;esistenza simile a quella del bruto. Ma se far\u00e0 quest&#8217;ultima scelta, tradir\u00e0 la sua natura: diciamo meglio: tradir\u00e0 le possibilit\u00e0 pi\u00f9 alte della sua natura; dunque, tradir\u00e0 il suo <em>fine.<\/em> L&#8217;uomo soltanto, infatti, possiede &#8211; propriamente parlando &#8211; un fine; gli altri esseri hanno una natura pre-definita, e la loro esistenza coincide con la loro essenza, senza residui. Un cipresso \u00e8 un cipresso e una tigre \u00e8 una tigre: nel momento in cui il seme di cipresso si schiude e il cucciolo di tigre esce dal grembo materno, la loro natura \u00e8 realizzata. Anche il loro fine \u00e8 realizzato, se vogliamo parlare di fini; ma ci sembra che il concetto di fine implichi quello di movimento dello spirito, pertanto di scelta e, prima ancora, di libert\u00e0.<\/p>\n<p>Per essere tigre, la tigre non deve compiere alcun movimento interiore; mentre l&#8217;uomo, per essere tale, deve compiere un movimento ben preciso: deve trascendere la sua anima vegetativa e sensitiva e deve proiettarsi verso la vita razionale, ossia verso la virt\u00f9. La tigre non pu\u00f2 essere virtuosa o viziosa (e nemmeno il cipresso); l&#8217;uomo s\u00ec: perch\u00e9 l&#8217;uomo ha la facolt\u00e0 di scegliere <em>quello che vuole essere.<\/em> Deve, cio\u00e8, scegliersi: e, per scegliersi, deve prima riconoscersi. Un animale o una pianta non si devono riconoscere, perch\u00e9 sono quello che sono e non potrebbero essere diversamente da quello che sono. L&#8217;uomo pu\u00f2 essere virtuoso, realizzando le sue pi\u00f9 alte potenzialit\u00e0 razionali e spirituali; e, sforzandosi di esserlo sempre pi\u00f9, finir\u00e0 per trascendere &#8211; parzialmente &#8211; la sua stessa natura. Diverr\u00e0 simile a un Dio. Il santo, l&#8217;asceta sono gi\u00e0 cittadini dell&#8217;altro mondo, mentre il loro corpo \u00e8 ancora quaggi\u00f9. Ma, pur essendo quaggi\u00f9, il loro stesso corpo comincia a emanciparsi dalla tirannia della materia: pu\u00f2 vivere indefinitamente senza mangiare; pu\u00f2 sospendere indefinitamente il respiro e il battito cardiaco; pu\u00f2 lievitare nell&#8217;aria, senza peso; pu\u00f2 essere presente contemporaneamente in luoghi diversi (mediante la separazione del corpo astrale); pu\u00f2 conoscere il passato e il futuro; pu\u00f2 leggere nel cuore e nella mente degli altri esseri umani; pu\u00f2 ammansire le bestie feroci emanando onde di benevolenza, al punto che orsi e pantere vengono ad accucciarsi ai suoi piedi come cani e gatti assolutamente pacifici.<\/p>\n<p>Certo, sono casi rari, eccezionali; ma esistono. Si farebbe male a leggere le vite dei santi, specialmente del Medioevo, partendo dal pregiudizio che certi miracoli sono divenuti tali solo grazie alla credulit\u00e0 dei contemporanei. No, quei fenomeni sono possibili: centinaia di persone potevano vedere san Giuseppe da Copertino quando, assorto in preghiera, si alzava letteralmente da terra. San Giovanni Bosco poteva far fiorire un giardino in pieno inverno, e Sant&#8217;Antonio da Padova celebrare messa in un luogo diverso da quello in cui gli altri frati lo vedevano perfettamente. Anche fuori della cultura cristiana si registrano tali fenomeni: nell&#8217;induismo, nel buddismo, nelle culture mesoamericane, fra i popoli di religione sciamanica dell&#8217;Asia centro-settentrionale, dell&#8217;Africa, dell&#8217;Oceania. Vi sono poi dei teologi, sulla scia di Rudolf Bultmann, il &quot;demitizzatore&quot;, e, pi\u00f9 recentemente, di Hans K\u00fcng, il &quot;razionalista&quot;, che propongono di spogliare il Nuovo Testamento del miracoloso. Certo, lo si pu\u00f2 fare. Si pu\u00f2 benissimo pensare che Ges\u00f9 non <em>camminasse<\/em> veramente sulle acque, n\u00e9 che potesse sfamare cinquemila persone con pochi pani e qualche pesce. Ma il fatto \u00e8 che tali fenomeni esistono: li abbiamo visti, anche nell&#8217;incredula modernit\u00e0. In India, ancor oggi, sono quasi comuni: e lo erano anche in Occidente, prima dell&#8217;avvento del paradigma scientista del XVII secolo, che ha appannato la nostra capacit\u00e0 di vedere e di giudicare serenamente. Oggi siamo ostacolati da un pregiudizio materialistico, per cui non vogliamo vedere neanche quel che abbiamo sotto gli occhi, se smentisce i dogmi dello scientismo imperante; ci vergogniamo, abbiamo paura di fare una figura ridicola, ci lasciamo ricattare dal terrorismo ideologico degli zelanti poliziotti dell&#8217;Inquisizione scientista. La nostra timidezza li ha resi sempre pi\u00f9 baldanzosi, sempre pi\u00f9 petulanti, sempre pi\u00f9 aggressivi.<\/p>\n<p>Se siamo cittadini di due mondi, vuol dire che dobbiamo essere in grado di riconoscere la nostra patria vera e di formulare una gerarchia di priorit\u00e0, nella nostra vita, che sia conforme a tale riconoscimento. Vuol dire anche che dobbiamo giungere a un <em>modus vivendi<\/em> con la nostra patria seconda, tale da permetterci di vivere una vita piena e soddisfacente, che non veda sacrificato nulla di ci\u00f2 che, nella nostra natura, \u00e8 essenziale, ma anzi che lo potenzi quanto pi\u00f9 \u00e8 possibile. Infatti, una legge fondamentale della filosofia &#8211; e anche della vita &#8211; ci indica chiaramente che il superiore comprende l&#8217;inferiore, e che il pi\u00f9 perfetto comprende il meno perfetto. Pertanto, riconoscere la nostra vera patria nella dimora dell&#8217;Essere, che non \u00e8 quaggi\u00f9, non significa relegarsi, in questa vita, nella condizione di esuli in patria; e neanche permettere che qualcuno abbia il diritto di accusarci di diserzione dai doveri di questo mondo, come facevano i pagani del tardo Impero Romano con i cristiani che, agostinianamente, aspiravano al reintegro nella Citt\u00e0 di Dio. Si pu\u00f2 essere buoni cittadini di questo mondo, pur riconoscendo la nostra vera paria in quell&#8217;<em>altro<\/em> mondo; si pu\u00f2 vivere armoniosamente quaggi\u00f9, pur sentendo fortissimo il richiamo delle altezze.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro che, in pratica, vi saranno momenti di oscurit\u00e0 e di contraddizione, nei quali il nostro doppio ruolo sembrer\u00e0 entrare in conflitto con se stesso. Pure, forse ci\u00f2 avviene non tanto per la presa di coscienza, franca e leale, della nostra doppia cittadinanza, ma, al contrario, per il tentativo che sovente facciamo &#8211; a volte conscio, a volte inconscio &#8211; di negare tale condizione esistenziale, cio\u00e8 <em>di negare la nostra stessa natura.<\/em> La nostra natura, lo abbiamo detto, non \u00e8 data e non \u00e8 univoca: dobbiamo, in un certo senso, realizzarla da noi stessi &#8211; oppure no. Negare questa possibilit\u00e0, questo rischio, questo <em>aut-aut<\/em> \u00e8 la causa principale delle disarmonie, delle contraddizioni e delle sofferenze che caratterizzano la nostra vita. Riconoscerlo, al contrario, \u00e8 un potente fattore di unificazione, di composizione delle antinomie, di raggiungimento del nostro equilibrio spirituale.<\/p>\n<p>Per essere ancora pi\u00f9 chiari: se noi riconosciamo chiaramente che la nostra vera patria \u00e8 l&#8217;Essere, e che verso di esso dobbiamo metterci in cammino come fa il viandante sulle strade polverose, allora e solo allora riusciremo a cogliere, gustare e godere tutte quelle piccole-grandi cose dell&#8217;esistenza ordinaria, la cui somma costituisce quello che, nel nostro linguaggio approssimativo di ogni giorno, generalmente chiamiamo <em>la felicit\u00e0.<\/em> Per fare un esempio: solo chi ha compreso che la montagna \u00e8 una scala verso il cielo, pu\u00f2 stupirsi e commuoversi fino alle lacrime davanti allo spettacolo di un piccolo fiore che schiude i suoi petali nel sole del mattino. Chi vede nella montagna solo una massa di rocce e minerali, o un trampolino verso il successo e la gloria agonistica, non sapr\u00e0 vedere la bellezza e non sapr\u00e0 godere delle piccole cose; al contrario, sar\u00e0 portato a deturpare la bellezza (con rifiuti, chiodi piantati nelle pareti, flora e fauna turbate e spaventate) e attraverser\u00e0 le alte e terse regioni del silenzio, dell&#8217;armonia, della contemplazione, circondato da un alone plumbeo di passioni negative: ambizione, orgoglio, avidit\u00e0, narcisismo.<\/p>\n<p>Il vero realismo \u00e8 l&#8217;utopia; il modo migliore per essere felici \u00e8 ammettere francamente la nostra indigenza, la nostra povert\u00e0. E alzare gli occhi verso le cime donde scaturiscono quelle sorgenti che possono spegnere la nostra sete, calmare la nostra inquietudine, riaprire i nostri occhi allo stupore e i nostri cuori alla gratitudine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fin da quando viene al mondo, ogni essere umano si trova a vivere contemporaneamente su due distinti piani di realt\u00e0: quello del relativo e quello dell&#8217;assoluto.<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[97],"class_list":["post-24699","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-aristotele"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24699","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24699"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24699\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24699"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24699"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24699"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}