{"id":24698,"date":"2023-01-23T11:00:00","date_gmt":"2023-01-23T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/01\/23\/dopo-dioniso-e-cristo-verra-un-terzo-redentore\/"},"modified":"2023-01-23T11:00:00","modified_gmt":"2023-01-23T11:00:00","slug":"dopo-dioniso-e-cristo-verra-un-terzo-redentore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2023\/01\/23\/dopo-dioniso-e-cristo-verra-un-terzo-redentore\/","title":{"rendered":"Dopo Di\u00f2niso e Cristo, verr\u00e0 un terzo Redentore?"},"content":{"rendered":"<p>Sarebbe un discorso troppo ampio e difficile stabilire se l&#8217;umanit\u00e0, nel suo insieme e in tutte le sue popolazioni e civilt\u00e0, si strugga in un desiderio di redenzione; certamente ci\u00f2 \u00e8 vero per la nostra civilt\u00e0, dai drammi si Sofocle a quelli di Shakespeare alle pi\u00f9 recenti manifestazioni del teatro e della letteratura, da <em>Sei personaggi in cerca d&#8217;autore<\/em> ad <em>Aspettando Godot<\/em>. Ma anche negli autori e nei filosofi presso i quali meno ce lo si aspetterebbe, si trova questa sotterranea frenesia di redenzione: redenzione dal passato, per esempio, con le sue colpe e i suoi rimorsi. Un caso per tutti, quello del troppo frainteso Friedrich Nietzsche. Anche Kierkegaard ha scritto delle pagine memorabili su tale argomento: \u00e8 come se l&#8217;uomo occidentale, dopo il peccato originale e la caduta, non avesse pi\u00f9 ritrovato il proprio equilibrio e tutto ci\u00f2 che fa &#8212; arte, guerra, religione, scoperte, invenzioni, provvedimenti legislativi e sanitari &#8212; lo faccia per esorcizzare questo antico e insopprimibile bisogno.<\/p>\n<p>Ma redenzione da cosa, innanzitutto? Abbiamo accennato alla redenzione dal passato, cui Nietzsche reagisce opponendo l&#8217;eterno ritorno dell&#8217;uguale: se ogni cosa ritorna puntualmente, fatalmente, e nulla mai di nuovo appare sotto il sole, quanto meno possiamo considerarci redenti dall&#8217;ansia del tempo che fugge. O forse no; ma l&#8217;illusione \u00e8 quella, o le somiglia parecchio. \u00c8 strano, per\u00f2: la vita \u00e8 breve, fragile, continuamente minacciata: fin dagli antichi poemi babilonesi, Gilgamesh darebbe qualsiasi cosa pur di strappare agli dei il segreto dell&#8217;immortalit\u00e0; come mai allora sentire il bisogno di redenzione da questo breve, tormentato e quasi sempre deludente lasso di tempo che viene concesso agli uomini, insieme alle sue effimere e ingannevoli occasioni di gioia e di piacere? Ragionando freddamente, verrebbe semmai da pensare che gli uomini siano tormentati dalla impossibilit\u00e0 di redimersi dalla vita in quanto tale. \u00c8 strano, infatti, che solo pochi filosofi ci abbiano pensato: Schopenhauer, Moritz von Hartmann. In effetti, l&#8217;uomo moderno \u00e8 come preso in una morsa (Leopardi, Sartre): da un lato la vita gli appare un peso intollerabile, di cui vorrebbe sbarazzarsi al pi\u00f9 presto; al tempo stesso, per\u00f2, pur con tutte le sue limitazioni e sofferenze, essa continua a sedurlo, ed egli vorrebbe prolungare il pi\u00f9 possibile la propria vita, in qualsiasi modo, fosse anche d&#8217;un giorno solo.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, una volta voltate le spalle al cristianesimo, che una risposta e un senso glieli aveva sempre dati, che cosa resta da fare all&#8217;uomo moderno, se non aggrapparsi all&#8217;idea di una redenzione che venga da qualche nuova fede, o dalla bellezza creata dall&#8217;arte e dalla poesia, o dal superamento dei conflitti interiori in un una &quot;superiore&quot; psicologia pacificata; oppure, ancora, in una scatenata bench\u00e9 illusoria volont\u00e0 di potenza? Sono, appunto, le redenzioni che hanno conquistato il cuore e la mente di H\u00f6lderlin (la poesia), Jung (la psicologia che risana le anime), Nietzsche (la volont\u00e0 di potenza); guarda caso, tutti e tre tedeschi, cosa che suscita qualche domanda e merita un approfondimento. Dei nuovi culti di redenzione e di salvezza, meglio non parlare: \u00e8 merce talmente pacchiana e dozzinale, che gli pseudo guru della California la vendono a qualche migliaio di dollari sotto forma di corsi di consapevolezza spirituale per milionari. Sono per lo pi\u00f9 l&#8217;equivalente &quot;civilizzato&quot; dei culti del cargo della Melanesia, roba per individui che credono di avere un cervello solo perch\u00e9 dispongono della tecnologia.<\/p>\n<p>Nessuno dei tre si \u00e8 accontentato di essere l&#8217;annunciatore generico della nuova redenzione dell&#8217;umanit\u00e0; ciascuno a suo mood si \u00e8 sentito investito del compito divino di aprire la strada al Redentore: H\u00f6lderlin con tutta la tragica seriet\u00e0 del poeta-vate; Nietzsche con la foga iconoclasta di chi vuole anche liberare gli uomini dalla maledizione del cristianesimo: Jung con la sua flemma un po&#8217; arrogante e compassata di medico-professore che si pone al centro della sua piccola personale religione di salvezza dell&#8217;inconscio collettivo (cambiando a suo piacere, con l&#8217;intelligente paziente Sabrina, le regole deontologiche della professione medica, ben supportato da Freud per l&#8217;occasione, secondo le quali la prima cosa da <em>non<\/em> fare \u00e8, per l&#8217;analista, avere una relazione intima con le sue pazienti). Dunque non solo tre profeti, ma tre autentici messia (asteniamoci dal citare il quarto e il pi\u00f9 lugubre, sempre tirato in ballo a proposito e sproposito, perch\u00e9 la sua sfera \u00e8 quella prettamente politica).<\/p>\n<p>Resta comunque la domanda impertinente: perch\u00e9 tutti tedeschi, e nello spazio di neppure un secolo? Si potrebbe pensare che la Germania, a differenza di Paesi gi\u00e0 &quot;arrivati&quot; e unificati, come la Francia e l&#8217;Inghilterra, era tuttora alla ricerca di un proprio centro unificatore spirituale. Soffriva, per questo, di un complesso d&#8217;inferiorit\u00e0 non dichiarato, n\u00e9 riconosciuto. Per H\u00f6lderlin tale centro sarebbe stato la rinascita dell&#8217;arte: il suo romanticismo coincideva con una vera e propria rinascenza, che avrebbe dato all&#8217;ultima arrivata fra le nazioni la palma della nuova capofila. Ma l&#8217;arte, per quanto sublime, pu\u00f2 redimere una civilt\u00e0? In primo luogo, bisogna vedere da che cosa ci si vuole redimere. Se si tratta, secondo il linguaggio comune, di scuotere una condizione di sudditanza, qual \u00e8 il nemico che tiene soggiogati gli uomini? Non basta rispondere: la bruttezza e la mancanza di poesia. Primo, perch\u00e9 la maggioranza degli uomini, checch\u00e9 se ne dica, non ha e mai avr\u00e0 la sensibilit\u00e0 necessaria per trasformare la propria vita alla luce della bellezza. In secondo luogo perch\u00e9 la bellezza \u00e8 un valore, importante fin che s vuole, ma non \u00e8 un ente, che divenga atto di essere in maniera definitiva. \u00c8 come un soffio di vento, un profumo che si espande e poi si disperde. Non ha la propria ragion d&#8217;essere in se stessa, ma la riceve.<\/p>\n<p>E chi ha questo potere, se non Dio? Perci\u00f2 troviamo vera arte solo laddove c&#8217;\u00e8 un&#8217;ispirazione perfettamente religiosa. Sia in H\u00f6lderlin che nel suo tardo emulo musicale, Wagner, l&#8217;ispirazione &quot;pura&quot; \u00e8 frammista ad elementi ideologici che la inquinano, primo fra tutti l&#8217;idea del trionfo della cultura germanica. L&#8217;arte non pu\u00f2 redimere la vita, se non per brevi istanti e con fugaci visioni di pace e di assoluto. Tanto meno pu\u00f2 farlo la psicologia dell&#8217;inconscio, collettivo o individuale che sia, e del resto neppure Jung era un pensatore abbastanza &quot;puro&quot;. Per essere i profeti e i redentori di un&#8217;era nuova, bisogna essere di una purezza totale. H\u00f6lderlin e Nietzsche hanno bens\u00ec sfiorato tale condizione, ma non era un volo cui bastassero penne umane: l&#8217;uomo non ha la facolt\u00e0 di auto-deificarsi. Se ci prova seriamente, con tutte le sue forze, perde il lume della ragione e il contatto con la realt\u00e0: tragica esperienza che tocc\u00f2 ad entrambi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec si esprime il germanista Vincenzo Errante, a proposito delle velleit\u00e0 di H\u00f6lderlin, di veder tornare l&#8217;\u00e8ra degli d\u00e8i fra gli uomini, nel suo studio <em>La lirica di H\u00f6lderlin<\/em> (vol. 1, Firenze, Sansoni, 1943, pp. 93-95):<\/p>\n<p><em>L&#8217;ellenismo di H\u00f6lderlin non \u00e8, come quello di Keats, fuga dalla realt\u00e0 terrena in un sopramondo ideale. Ma, anzi, un perpetuo accorrere verso la realt\u00e0 terrena, con la volont\u00e0 fattiva di ellenicamente redimerla. L&#8217;Ellade, con tutto ci\u00f2 che le sillabe di questo magico nome significano nella storia dello spirito umano, non rappresenta per lui un paradigma di realt\u00e0 storica distrutta dietro le spalle, verso la quale sogguardare, in inerte contemplazione, col viso rivolto. L&#8217;Ellade \u00e8, per H\u00f6lderlin, una realt\u00e0 storica che fu. Ma che, tutt&#8217;ora assente, non si dimostra affatto scomparsa. Che, anzi, torner\u00e0 ad essere, in un non lontano domani. Sorge innanzi agli occhi suoi, per ci\u00f2, come una terra promessa, alla quale \u00e8 certo l&#8217;approdo da una parte di un&#8217;umanit\u00e0 naufraga, ma non ancora sommersa. \u00c8 certo l&#8217;approdo, purch\u00e9 l&#8217;umanit\u00e0 voglia, e sappia, rigenerarsi. Ma anche purch\u00e9 all&#8217;approdo vogliano, e sappiano, condurla i Poeti.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa fede eroica nella divina missione del Poeta, profeta e redentore, \u00e8 l&#8217;imperativo categorico, insistiamo, che arde al centro della personalit\u00e0 h\u00f6lderliniana. Come un immenso impetuoso braciere. Di qui prorompe, senza residui, l&#8217;energia del suo potenziale lirico. Spengete quel fuoco: e avrete spento , alle scaturigini stesse, la poesia di H\u00f6lderlin. Che non \u00e8 ebbrezza di estatico canto solitario, soltanto. Ma, pi\u00f9 spesso, bruciante ardore di sacerdozio umano, tra gli uomini fratelli. Attivit\u00e0 di sacerdozio, che in un primo tempo delimita perfino il proprio campo di azione entro i termini dio un&#8217;ideale patria germanica, trascendente la storia contemporanea.<\/em><\/p>\n<p><em>La Terrasanta, destinata a reincarnare, nel mondo scaduto e corrotto, il reduce sogno dell&#8217;Ellade perfettissima \u00e8, per H\u00f6lderlin, la Germania. Quella Germania che, politicamente ancora discissa ai suoi tempi, in molteplici signorie centrifughe, costituiva gi\u00e0 tuttavia una indissolubile unit\u00e0 spirituale, nel fiorire in essa e per essa dell&#8217;ultimo in ordine di tempo dei Rinascimenti europei. H\u00f6lderlin \u00e8 l&#8217;inconsapevole araldo infatuato di questo prodigio: il prodigio di un&#8217;epoca d&#8217;oro nella storia dello spirito umano, che tornava, proprio durante il dorso della sua cita, ad essere TEDESCA nel mondo, dopo essere stata, attraverso i secoli, greca con L&#8217;Atene di Pericle, latina, con l&#8217;et\u00e0 di Augusto; italiana, con la Firenze medicea; francese, con la Versailles del Re Sole; inglese, con la Londra elisabettiana. Aedo inconsapevole, perch\u00e9 l&#8217;avvento di quell&#8217;epoca d&#8217;oro lo vaticinava in un prossimo domani, senza avvedersi che gi\u00e0 gli rifulgeva attorno: nel grande secolo, ormai al proprio centro, della luminosa Rinascenza tedesca. Egli avverte che alla stirpe germanica spetta, adesso, di assumersi in turno il compito di redentrice dell&#8217;umanit\u00e0; e che, di conseguenza, al Poeta germanico s&#8217;impone di guidar la propria stirpe in quel compito quasi divino.<\/em><\/p>\n<p><em>Poi, in cerchi sempre pi\u00f9 ampi, la veggenza di H\u00f6lderlin delira, con orgasmo visionario, m verso prospettive anche pi\u00f9 vaste e lontane. Il mito nazionale della Germania redenta e redentrice trapassa e assurge al mito d&#8217;una nuova religione a venire. Una nuova grande \u00e8ra si annunzia per gli uomini: \u00e8ra in cui, dopo Di\u00f2niso e dopo Cristo &#8212; araldi entrambi, vedemmo, dell&#8217;unico Iddio &#8212; un terzo Redentore verr\u00e0: per ricondurre sulla terra la vivente presenza di quest&#8217;unico Iddio, da troppo mai tempo scomparso nei cieli, lass\u00f9.<\/em><\/p>\n<p><em>Siamo alla grande poesia degli ultimi inni orfici. Qui, il Poeta, al quale era riuscito di figgere lo sguardo nell&#8217;al di l\u00e0 misterioso e terribile ove si prepara l&#8217;avvento dl nuovo Redentore, ravvisa in se stesso il San Giovanni Battista del Cristo venturo. Colui che non aveva avuto unicamente da Dio il compito di preannunziarlo: ma anche quello di preparargli, nel mondo, le vie.<\/em><\/p>\n<p><em>In quest&#8217;ultimo immenso delirio visionario, Ma creduto con le forze di tutto quanto se stesso, la ragione umana di H\u00f6lderlin naufrag\u00f2, abbagliata da una troppo vivida luce.<\/em><\/p>\n<p>La redenzione di cui ha bisogno l&#8217;uomo non va confusa con un nuovo stato di grazia (l&#8217;arte, il superuomo), perch\u00e9, in ogni caso, per redimere qualcuno bisogna anzitutto rimuovere ci\u00f2 che faceva ostacolo. E che cosa rappresenta l&#8217;ostacolo fondamentale alla pienezza e alla felicit\u00e0 dell&#8217;uomo, se non il Peccato originale con le sue conseguenze? La Redenzione \u00e8 un concetto religioso e, per quanto si possa coltivare religiosamente la poesia (a proposito, anche lo <em>Zararathustra<\/em> \u00e8 assai pi\u00f9 opera di poesia, e di bella poesia, che di pensiero filosofico: ecco perch\u00e9 sbagliano il bersaglio quanti rimproverano Nietzsche di non fare della speculazione rigorosa), essa non \u00e8 tutt&#8217;uno con il Vero ed il Bene, che \u00e8 Dio. Lo \u00e8 la Bellezza: ma la bellezza prodotta dalla poesia e dall&#8217;arte \u00e8 una bellezza riflessa, come a suo modo osservava gi\u00e0 Platone.<\/p>\n<p>In breve: Dio solo pu\u00f2 redimere l&#8217;uomo, e non un dio qualunque, non il dio dei teosofi, degli antroposofi, degli spiritisti o delle false religioni; n\u00e9 il dio dei filosofi, costruito a tavolino secondo i loro gusti e le loro necessit\u00e0. La storia umana ha conosciuto un solo Redentore, ed \u00e8 sempre a Lui che l&#8217;uomo deve guardare, se vuole tirarsi fuori dalla palude nella quale si \u00e8 invischiata, inseguendo folli sogni di grandezza, di potere e persino di felicit\u00e0. No, l&#8217;uomo non sar\u00e0 mai felice se prima non si riconcilia con se stesso, con le sue ferite, con i suoi rimorsi, con i suoi vani desideri di rivalsa: e tale riconciliazione non viene da Di\u00f2niso o dal Superuomo, ma ancora e sempre da Ges\u00f9 Cristo, il Figlio di Dio che si \u00e8 sacrificato volontariamente per amore degli uomini. Chi va in cerca di un altro Redentore rifiuta per ci\u00f2 stesso quello vero e indica agli uomini la via della menzogna, una via fatta d&#8217;inganni, delusioni, amarezze senza fine, in fondo alla quale c&#8217;\u00e8 il contrario della redenzione, ossia l&#8217;inferno.<\/p>\n<p>\u00c8 forse un caso che sia H\u00f6lderlin, sia Nietzsche abbiano pagato con lunghi anni di tenebra mentale l&#8217;impossibile scalata fino al Cielo, perch\u00e9 si erano illusi di poter compiere da soli, con le loro forze? L&#8217;uomo deve accettare la differenza ontologica: \u00e8 quello lo scoglio, lo scoglio della sua superbia, che gl&#8217;impedisce di trovare pace e riposo presso Colui che dice: <em>Venite a me, voi tutti che siete affaticati e stanchi, e Io vi dar\u00f2 ristoro<\/em> (<em>Mt<\/em> 11, 28-30).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sarebbe un discorso troppo ampio e difficile stabilire se l&#8217;umanit\u00e0, nel suo insieme e in tutte le sue popolazioni e civilt\u00e0, si strugga in un desiderio<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[148,157],"class_list":["post-24698","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-friedrich-nietzsche","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24698","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24698"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24698\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24698"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24698"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24698"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}