{"id":24697,"date":"2008-04-04T05:45:00","date_gmt":"2008-04-04T05:45:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/04\/donne-sole-con-dignita\/"},"modified":"2008-04-04T05:45:00","modified_gmt":"2008-04-04T05:45:00","slug":"donne-sole-con-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/04\/04\/donne-sole-con-dignita\/","title":{"rendered":"Donne sole, con dignit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 passata da molto l&#8217;epoca in cui il matrimonio era visto come la meta necessaria per realizzare l&#8217;obiettivo di una vita felice, e in cui esso era considerato praticamente indispensabile perch\u00e9 una donna potesse realizzarsi pienamente.<\/p>\n<p>Tuttavia, sia la convivenza di fatto, sia la promiscuit\u00e0 sessuale che lo hanno sostituito, o, pi\u00f9 semplicemente, che lo hanno relegato in posizione cronologicamente secondaria, non hanno scalfito nel profondo, al di l\u00e0 delle apparenze, il vecchio assunto in base al quale la persona <em>sola<\/em> (e non <em>single<\/em>, che \u00e8 cosa ben diversa) \u00e8 una persona non realizzata, fallita e infelice, specialmente se si tratta di una donna.<\/p>\n<p>Nonostante la cosiddetta rivoluzione sessuale degli ani Sessanta e Settanta del Novecento, nonostante il femminismo o, molto pi\u00f9 semplicemente, il pragmatismo e perfino il cinismo con cui moltissime persone si pongono nei confronti dell&#8217;altro sesso, rimane al fondo di quasi tutti la segreta e radicata convinzione che, se non si possiede un compagno o una compagna almeno per andarci a letto, si \u00e8 dei frustrati pieni di complessi, invidie e rimpianti o, quanto meno, delle persone di poco valore, che non sono amate perch\u00e9 non sanno voler bene a se stesse. Il grado di autostima, sempre pi\u00f9 spesso, \u00e8 legato alla propria capacit\u00e0 seduttiva e al numero di uomini o donne che ci si porta a letto; e ci\u00f2, per tutta una serie di ragioni che altrove abbiamo cercato di lumeggiare, vale specialmente per il sesso femminile.<\/p>\n<p>La conseguenza di tutto questo \u00e8 che lo spauracchio di rimanere &quot;zitella&quot; \u00e8 pi\u00f9 vivo che mai, a dispetto della apparente evoluzione della societ\u00e0 e della cultura. Un tempo, le donne senza marito venivano crudelmente derise in certe feste di paese, quando i giovanotti appendevano alle loro finestre simboli allusivi al loro forzato celibato; e la parola stessa &quot;zitella&quot; suonava come decisamente offensiva, al massimo come pelosamente compassionevole. Oggi, <em>invece<\/em>, le cose sono rimaste esattamente allo stesso punto: anche se non ci sono pi\u00f9 crudeli scherzi di paese e anche se la parola tende a scomparire. Sono allo stesso punto, perch\u00e9 le donne sole, per prime, hanno introiettato a fondo una tale filosofia: e, se anche il mondo non le giudica, loro stesse si ergono a giudici estremamente severi di se stesse.<\/p>\n<p>Esse pensano che, se non sono state capaci di acchiappare un marito, un fidanzato, un compagno o, almeno, un certo numero di amanti, vuol dire che non valgono davvero nulla: inevitabile conseguenza di una societ\u00e0 in cui l&#8217;avere prevale sull&#8217;essere, l&#8217;apparire sul sentirsi, la <em>vox populi<\/em> sulla voce della propria interiorit\u00e0; e dove i miti sociali sono costruiti dalla pubblicit\u00e0 televisiva pi\u00f9 che da qualunque altro fattore, sia esso materiale o spirituale.<\/p>\n<p>Naturalmente, vi \u00e8 una grossa differenza tra la frustrazione della donna sola della societ\u00e0 post-moderna e la donna non sposata di due o tre generazioni fa.<\/p>\n<p>La donna non sposata si sentiva fallita perch\u00e9 non avrebbe potuto realizzare la sua naturale vocazione alla maternit\u00e0, di cui il matrimonio era il passaggio obbligato, ma non la parte veramente essenziale; tanto \u00e8 vero che la donna sposata, ma senza figli, viveva la propria condizione quasi altrettanto malinconicamente della donna che non era riuscita a trovare un marito; con l&#8217;aggravante del senso di colpa verso l&#8217;uomo e verso la sua famiglia.<\/p>\n<p>Al contrario, la donna sola dei nostri giorni si sente una fallita perch\u00e9 non \u00e8 stata capace di sedurre uno straccio di uomo, o, dopo averlo sedotto, di trattenerlo almeno un poco presso di s\u00e9; si sente umiliata non nella propria (possibile) maternit\u00e0, ma nella propria concreta e immediata femminilit\u00e0, nel proprio valore di appartenente al genere femminile. Un po&#8217; come se avesse subito l&#8217;asportazione, diciamo cos\u00ec, mentale degli organi sessuali.<\/p>\n<p>Grazie al cielo, non tutte le donne sole vivono la loro solitudine in questo modo.<\/p>\n<p>Ve ne sono alcune che, indipendentemente dal fatto di essere (o di sentirsi) belle o meno belle, giovani o meno giovani, intelligenti o meno intelligenti, vivono con dignit\u00e0 la propria condizione e, pur non sfuggendo gli uomini, hanno smesso di rincorrerli per implorare quel po&#8217; di amore che le faccia sentire veramente donne. Si sono organizzate con realismo e con buon gusto, non si vantano ma neanche si vergognano della propria solitudine; non escludono di trovare un uomo, ma non ne fanno la propria ragione di vita.<\/p>\n<p>In fondo, il dramma psicologico di molte donne sole (le quali come tale lo vivono) rientra nella pi\u00f9 vasta problematica dell&#8217;atteggiamento che gli esseri umani della societ\u00e0 post-moderna sono in grado di elaborare nei confronti del proprio progetto di vita; a cominciare dal fatto di averne uno e di esserne consapevoli.<\/p>\n<p>Dopo che il rullo compressore dell&#8217;omologazione della societ\u00e0 di massa \u00e8 passato, con la sua tremenda potenza e forza ricattatoria, sulla societ\u00e0 del secondo Novecento, gli esseri umani (di entrambi i sessi) si possono classificare in due grandi categorie: i liberi e i sottomessi. La grande maggioranza si \u00e8 sottomessa o si sta sottometendo e, in cambio delle misere sicurezze di una schiavit\u00f9 dorata, ha fatto propri, ciecamente, miti e riti del consumismo pi\u00f9 demenziale, fino a smarrire completamente la domanda di senso che \u00e8 insita nella vita di ciascuno. A costoro, parafrasando Einstein, non sarebbe necessario possedere un cervello: un midollo spinale \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente.<\/p>\n<p>Non pensano pi\u00f9 con la propria testa, non parlano con le proprie parole, non si emozionano con il proprio cuore: vivono di riflesso sugli stereotipi che vedono sul piccolo schermo, al cinema o sulle pagine dei rotocalchi illustrati, che non valgono neppure il costo della carta su cui sono stampati. Basta osservare come si vestono, come si muovono, come si esprimono o perfino come stanno (o non sanno stare) in silenzio: burattini piuttosto che uomini; e, per giunta, burattini grottescamente truccati e dipinti da bambole sessuali. Qualche cosa che sta a mezza strada fra il patetico e il ripugnante: tanto pi\u00f9 ripugnanti quanto pi\u00f9 sono truccati da bambole di plastica, tanto pi\u00f9 patetici quanto appaiono inconsapevoli di ci\u00f2 che sino diventati.<\/p>\n<p>Tale \u00e8 il contesto in cui si colloca la situazione esistenziale della donna sola, oggi.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle diverse reazioni, che dipendono dai tratti individuali del carattere &#8211; siano esse di fuga in avanti, verso il modello della divoratrice di uomini, vera o presunta; siano, invece, di fuga all&#8217;indietro, verso il modello regressivo (e depressivo) della rinunciataria amareggiata e piagnucolosa -, un tratto comune si pu\u00f2 facilmente riconoscere nella maggior parte di loro: l&#8217;insoddisfazione ansiosa, il senso di fallimento, il bisogno patologico di aggrapparsi a qualcosa o la sfiducia, altrettanto patologica, in s\u00e9 stesse (che, magari, si traveste con la maschera di una artificiale e aggressiva ostentazione di sicurezza).<\/p>\n<p>Molto pi\u00f9 rare sono le donne sole che hanno accettato con serenit\u00e0 la propria condizione e, pur non escludendo di poter fare l&#8217;incontro giusto al momento opportuno, non passano la loro vita a leccarsi le ferite di delusioni e torti pi\u00f9 o meno immaginari, n\u00e9 a compiangere la propria sfortuna o a invidiare con malevolenza, e perfino con cattiveria, le altre donne che, bene o male, un uomo se lo sono trovato.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 rare; ma esistono: e meritano tanta pi\u00f9 stima, quanto pi\u00f9 forte \u00e8 il cima di pressione psicologica che la cultura dominante esercita su di esse &#8211; e su noi tutti.<\/p>\n<p>Un caso a parte, ma altrettanto significativo e altrettanto ammirevole, \u00e8 quello delle donne che scelgono di rinunciare all&#8217;uomo non per aridit\u00e0 di cuore o per sfiducia in se stesse e nemmeno per paura dell&#8217;altro, della vita, del domani, ma perch\u00e9 hanno maturato una seria vocazione religiosa e intendono seguirla sino in fondo.<\/p>\n<p>Qualche tempo fa, ad un mercatino dell&#8217;antiquariato, ci \u00e8 capitato fra le mani un vecchio <em>Pocket<\/em> Longanesi di parecchi anni fa, il cui titolo ci ha incuriosito, bench\u00e9 l&#8217;autore ci fosse (e ci rimanga) un perfetto sconosciuto: <em>La donna sola<\/em> (titolo originale: <em>The Single Woman,<\/em> 1952) di John Laurence (traduzione dall&#8217;inglese di Elisa Morpurgo, Milano, Longanesi &amp; C., 1969).<\/p>\n<p>Sfogliandolo, ci siamo accorti che si tratta di un libro strano, alquanto <em>sui generis.<\/em><\/p>\n<p>Tanto per cominciare, l&#8217;autore si dichiara un prete cattolico; ma, forse perch\u00e9 sudafricano che ha soggiornato a lungo negli Stati Uniti d&#8217;America, e precisamente a Washington, si pu\u00f2 dire che egli sa trattare l&#8217;argomento con un taglio abbastanza spregiudicato, anche se &#8211; nell&#8217;ultima pagina, come si vedr\u00e0 &#8211; non sa resistere alla tentazione di dichiarare apertamente il suo auspicio che il tipo &quot;migliore&quot; di donna sola (che lui chiama <em>la realista<\/em>), sia d&#8217;esempio a quelli pi\u00f9 imperfetti (e specialmente a quello ch&#8217;egli chiama <em>la vergine suo malgrado<\/em>) nel mostrare, con la propria vita, l&#8217;importanza di una profonda fede in Dio per accettare lietamente il proprio stato.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 scritto pi\u00f9 di mezzo secolo fa, il che non \u00e8 certo poco con gli attuali ritmi di trasformazione sociale, il libro offre alcune pagine interessanti e perfino belle, che ci sono parse non prive di interesse anche per uno smaliziato lettore del terzo millennio. Alcune delle sue osservazioni psicologiche ci sono sembrate fini e pertinenti: molto meglio, comunque, di tanta robaccia che si vede in libreria, sotto la firma di qualche celebre psichiatra o sessuologo, opinionista, tuttologo; o, peggio, che ci tocca sentire alla televisione, per bocca di qualche piccolo Narciso, ospite fisso (e sussiegoso) di qualche squallido <em>talk-show<\/em> mandato in onda nelle ore di minore ascolto.<\/p>\n<p>Abbiamo scelto, per dare un&#8217;idea del libro, di riportarne l&#8217;ultimo capitolo (pp. 217-225), intitolato, appunto, <em>Ritratto di una realista.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Un personaggio assai pi\u00f9 confortante della vergine suo malgrado \u00e8 un&#8217;altra donna senza marito che comporta in modo diverso: la<\/em> realista. <em>Anch&#8217;essa avrebbe preferito sposarsi, ma dato che non s&#8217;\u00e8 sposata non vede che cosa ci sia da guadagnarci a piangervi sopra. Per quanto abbia una certa tendenza a sognare a occhi aperti,non permette che i suoi sogni sopraffacciano la realt\u00e0. Forse avrebbe potuto essere una moglie felice, forse no; ma \u00e8 soltanto questione di ipotesi, mentre la sua felicit\u00e0 o infelicit\u00e0 attuali sono problemi che meritano di essere affrontati. La realista non si concede illusioni sulla vita o su se stessa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ha una sua teoria che spiega perch\u00e9 non si \u00e8 sposata, giacch\u00e9 sostiene che una donna intelligente deve essere capace di giustificar l&#8217;incidente del proprio celibato o la scelta di un marito; ma non considera necessario diffondere tale sua giustificazione tra amici o parenti.<\/em><\/p>\n<p><em>Non si sente inferiore alle alte donne per il semplice fatto di non aver marito, poich\u00e9 sa che vi sono donne nubili intellettualmente e fisicamente pi\u00f9 dotate di lei, e donne maritate meno intelligenti e meno graziose di lei. Il suo amore per l&#8217;obiettivit\u00e0 non le consente falsa modestia; la realista conosce a fondo i suoi meriti e le sue manchevolezze.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per l&#8217;occhio itterico del cinico il matrimonio \u00e8 la prova evidente che in due si \u00e8 ancora pi\u00f9 infelici che da soli. Ma se il cinico esagera da un lato, la realista non cadr\u00e0 nell&#8217;eccesso opposto, non si illuder\u00e0 che il matrimonio aporia le porte di un perenne idillio; essa si rende conto che quanto meno fantasiose saranno le sue idee sulla vita coniugale, tanto maggiori saranno le probabilit\u00e0 di essere felice anche da sola. Manterr\u00e0 una saggia via di mezzo, a prudente distanza dal cinico disprezzo e dalla lacrimosa invidia. Il matrimonio \u00e8 felice quando una donna sposa l&#8217;uomo che le conviene e viceversa, e ambedue si mettono d&#8217;impegno per difendere la loro felicit\u00e0 da ogni insidia. Nessuna donna, a meno che si tratti di una cacciatrice di ricchezza, di una sadica o di una sciocca, sposa deliberatamente l&#8217;uomo che non fa per lei; tuttavia la realista sa che molte unioni diventano insopportabili per ambedue i coniugi. Pur essendo convinta di sapere evitare un simile errore, essa si rende conto che l&#8217;infatuazione acceca e paralizza le facolt\u00e0 di giudizio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;A conti fatti, \u00e8 pi\u00f9 facile vivere bene da soli ce in compagnia di certi uomini, e mentre bisogna essere in due per assicurare il successo di un matrimonio, chi \u00e8 solo sar\u00e0 responsabile soltanto di fronte a se stesso.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista ammette con serenit\u00e0 che se non si \u00e8 sposata la colpa \u00e8 probabilmente sua. Se non fosse stata cos\u00ec esigente quando le opportunit\u00e0 di scelta erano maggiori, avrebbe potuto trovare un compagno. Ma con il passare degli anni, invece di rimpiangere ci\u00f2 che \u00e8 accaduto, pensa soprattutto a prendere il meglio di quanto accade. A certi innegabili vantaggi di una donna sposata, essa pu\u00f2 contrapporre, ad esempio, una libert\u00e0 di azione e di decisione di cui raramente godono le madri di famiglia. Essa non esclude in maniera assoluta la possibilit\u00e0 di sposarsi, ma sa che una donna matura \u00e8 meno adattabile di una ragazza e non aspetta di trovare facilmente l&#8217;uomo col quale potrebbe essere felice.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Prima di aver messo in chiaro il fatto che la compagnia maschile non \u00e8 essenziale per la felicit\u00e0 di una donna, gli uomini rappresentavano per lei un grave problema, non riusciva a distinguere l&#8217;amicizia dall&#8217;amore e spesso equivocava tra i due sentimenti, procurandosi inutili dispiaceri. Ora non cade pi\u00f9 in questo errore perch\u00e9 ha imparato a vivere con gli uomini, e ammette che avrebbe potuto evitare di versare tante lacrime se avesse avuto idee pi\u00f9 precise circa il problema sessuale. Il sesso, di volta in volta, una cosa cattiva o buona, il coronamento Dell&#8217;amore o l&#8217;0arna segreta della lussuria. La realista ora non ha pi\u00f9 dubbi in proposto, sa esattamente quel che il sesso pu\u00f2 o non pu\u00f2 dare a una donna, e ha scoperto perch\u00e9 chi parla continuamente di piaceri sessuali ne conosce in realt\u00e0 ben poco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Se ripensa alla sua vita passata le sembra di aver percorso un lungo cammino. Ride all&#8217;idea che la gente consideri strambe le zitelle e non si preoccupa pi\u00f9 delle frustrazioni, perch\u00e9 sa che le frustrazioni sono una parte inevitabile della vita di ciascuno. Le piacerebbe vivere con un uomo amato e dargli dei figli, ma ha conosciuto mogli che si angustiavano perch\u00e9 non potevano diventare madri, altre che non volevano bambini e mariti che non riuscivano a vivere in pace con le donne che avevano sposate.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista \u00e8 una vergine che non ha intenzione di cambiare stato finch\u00e9 l&#8217;uomo ideale non verr\u00e0 a chiederla in sposa.. Ha tenuto gli occhi bene aperti ed \u00e8 giunta a questa conclusione: la verginit\u00e0 pu\u00f2 essere sgradevole, ma rimane un fatto positivo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Anche il matrimonio \u00e8 un fatto positivo, ma pu\u00f2 diventare sgradevole. Le altre alternative, comunque, , comunque le si consideri, non danno mai buoni risultati.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista forse non \u00e8 vergine, ma rimpiange di non esserlo e non ha intenzione di ricadere nei vecchi errori; ha capito, pagando di persona, che essere l&#8217;amante di un uomo \u00e8 ben diverso che essere sua moglie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Gli uomini stimano l&#8217;amicizia della realista perch\u00e8 essa sa capirli e apprezzarli; ed \u00e8 vero, bench\u00e9 la comprensione della realista non sia intuitiva, , ma basata su un attento studio collettivo e individuale. Essa non sospetta che in ogni uomo si celi un satiro, ma sa per\u00f2 che non tutti gli uomini sono santi. Ognuna delle sue amicizie \u00e8 un mondo a s\u00e9, retto da un particolare codice. Vi sono uomini che la considerano loro pari, altri che l&#8217;amano come una sorella o come una madre.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista non rincorre gli uomini, ma non li sfugge. Prima di acquistare la sua attuale esperienza ha commesso ambedue questi errori; ora invece apprezza troppo la compagnia degli uomini per evitarli, ed essi dal canto loro la trovano molto simpatica. Evitano di trasgredire le leggi dell&#8217;amicizia, anche se a volte sono tentati di farlo, perch\u00e9 non vogliono perdere la stima della realista. \u00c8 il tipo di donna che un uomo presenta senza timore alla propria moglie e che ogni moglie intelligente dovrebbe accogliere con gioia. La prova del suo successo sta nel fatto che non ha bisogno di definire platoniche le sue amicizie, anche se in certi casi la definizione calzerebbe.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Le donne la trovano simpatica e a volte ne sono gelose, ma senza ostilit\u00e0. Capiscono che essa \u00e8 molto pi\u00f9 felice di quanto lo siano abitualmente le nubili e se ne chiedono il perch\u00e9. Per le ragazze che escono dall&#8217;adolescenza la realista \u00e8 un ottimo esempio, giacch\u00e9 non v&#8217;\u00e8 in lei nulla della vecchia zitella e la sua vita \u00e8 una chiara smentita del pregiudizio che una donna, se non si sposa, avvizzisce.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Bruttina o bellissima, la realista non \u00e8 mai chiusa e opaca come la vergine suo malgrado. Sfrutta al massimo le sue doti fisiche, intellettuali e spirituali. La sua conversazione \u00e8 brillante, i suoi abiti sono eleganti e discreti. Sa interessare perch\u00e9 si interessa, \u00e8 sofisticata nel miglior senso della parola, e giacch\u00e9 si tiene sempre in ordine perfetto, il passare degli anni sembra accrescere anzich\u00e9 diminuire il suo fascino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Di solito la realista \u00e8 una<\/em> career woman<em>, sa benissimo dove vuole arrivare e come. Tuttavia non diventa schiava della sua professione e trova sempre il tempo per godere delle gioie pi\u00f9 spensierate della vita. Legge con intelligenza, sa distinguere un buon lavoro teatrale da uno cattivo, si interessa vivamente alla vita della comunit\u00e0 , gioca bene a golf o a tennis o a bridge, \u00e8 al corrente di quel che accade nel mondo politico. Anche l&#8217;arredamento della sua casa reca l&#8217;impronta del suo gusto e della sua personalit\u00e0. La sua vita \u00e8 cos\u00ec bene organizzata che quando gli uffici chiudono e le luci si accendono nelle vie, la realista non indulge alla malinconia, non maledice il suo destino. Essa infatti non ritiene che il destino sia stato ingiusto con lei, pur ammettendo che, se potesse ricominciare tutto da capo, saprebbe sfruttare meglio certe occasioni.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Animata da vera fede, la realista sa che lo scopo ultimo della vita \u00e8 l&#8217;amore di Dio. Senza questo amore, l&#8217;esistenza umana diventerebbe un triste caos concluso dalla morte.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;la realista ama tanto la vita da non poter ammettere che la morte ne segni la fine. Ama anche la gente, le cose,m e sa che nell&#8217;eternit\u00e0 potr\u00e0 dare libero sfogo a quella ansia di felicit\u00e0 che la breve vita terrena non pu\u00f2 soddisfare.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista si rende conto che fisicamente e fisiologicamente la donna \u00e8 fatta per l&#8217;amore e per la maternit\u00e0; ma sa che vi sono cose ancora pi\u00f9 importanti del sesso e considera il suo celibato non come un&#8217;ingiusta calamit\u00e0, ma come parte del complicato e provvidenziale scopo della creazione. Anche se a volte se ne rammarica, non penserebbe mai di ribellarsi, perch\u00e9 non si considera pi\u00f9 saggia di Dio. Gode di una pace che nulla e nessuno potr\u00e0 strapparle, giacch\u00e9 non \u00e8 di questo mondo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La donna priva di fede le fa piet\u00e0, e a volte si chiede come si possa vivere cos\u00ec, senza uno scopo. Vorrebbe aiutare l&#8217;agnostica che non sa colmare l&#8217;abisso aperto tra ci\u00f2 che si ha e ci\u00f2 che si vorrebbe avere; sa capire perch\u00e9 la materialista si aggrappa freneticamente a tutto ci\u00f2 che l&#8217;esistenza pu\u00f2 dare, senza limiti alla sua smania di amare quando e come si vuole. Se non credesse in Dio, anche la realista si unirebbe forse alla schiera di coloro che si buttano alla ricerca della felicit\u00e0, convinti che la morte incalzi, seguita dal nulla.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 possibile che un donna che non crede in Dio e nella propria immortalit\u00e0 arrivi a un compromesso e viva in pace con se stessa e cl mondo; ma non \u00e8 il genere di pace che riesce a soddisfare la realista.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;C&#8217;\u00e8 qualcosa di molto pratico nel misticismo della realista. La sua fiducia nella provvidenza di Dio non degenera mai in presunzione. Essa sa che una donna sola deve pensare al proprio avvenire, e di conseguenza predispone con cura i suoi piani. Non si lascia tuttavia scoraggiare se tali piani vengono sconvolti da circostanze imprevedibili, giacch\u00e9 si rende conto di non poter anticipare il futuro. \u00c8 dunque pronta a tutto, anche al matrimonio, che essa spera, se mai le capitasse, di organizzare bene quanto la sua vita solitaria.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista \u00e8 una donna che preferisce sempre l&#8217;esperienza pratica alle teorie, ma che sa accettare e vagliare l&#8217;opinione degli altri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La realista \u00e8 un esempio che non ci stancheremo mai di proporre alla vergine suo malgrado. Pu\u00f2 capitare a tutti di non trovar marito; ma rammaricarsene di continuo avvelenando l&#8217;esistenza propria e quella degli altri \u00e8 un errore in cui si cade soltanto volontariamente. Un marito pu\u00f2 essere di grande aiuto per una donna che cerca la felicit\u00e0; ma \u00e8 anche possibile che accada il contrario. E Dio, che ha creato tutte le donne, pu\u00f2 aiutare ciascuna di loro a essere felice anche senza la cooperazione di un marito. La realista ne \u00e8 convinta, e giacch\u00e9 il suo coraggio \u00e8 saldo quanto le sue convinzioni, gli anni che passano non le fanno paura n\u00e9 attenuano il suo sorriso.&quot;<\/em><\/p>\n<p>Bella l&#8217;ultima frase: <strong>&quot;<\/strong>gli anni che passano non le fanno paura n\u00e9 attenuano il suo sorriso.&quot;*<\/p>\n<p>Infatti, solo le persone veramente adulte (siano esse uomini o donne) non temono di invecchiare e non si inacidiscono sotto il peso delle amarezze e delle delusioni che la vita, inevitabilmente, riserva a ciascuno.<\/p>\n<p>Il segreto di una vita realizzata, piena e coraggiosa, sta proprio in questo concetto: <em>imparare a vincere la paura.<\/em> Non diciamo: non averne, ci\u00f2 che \u00e8 impossibile, almeno qualche volta; ma imparare a vincerla.<\/p>\n<p>\u00c8 la paura che ci spinge ad essere delle persone mediocri, scontente e infelici; che ci rende avari e, al tempo stesso, esosi nei rapporti con gli altri; \u00e8 la paura che ci rende duri e insensibili, oppure aggressivi, oppure esageratamente timidi e scoraggiati; \u00e8 la paura che ci spinge a voler apparire diversi da quello che siamo, per piacere agli altri, essere accettati ed amati. Quasi tutte le cose peggiori che facciamo nella nostra vita, le scelte sbagliate, i compromessi inaccettabili, le cattiverie gratuite, gli opportunismi e le strumentalizzazioni del prossimo, sono figlie della paura. E tutte le paure, in ultima analisi, si possono ridurre a una sola: la paura della morte, di cui fa parte la paura di quella forma di vera e propria morte sociale che consiste nel non essere cercati, ammirati, apprezzati, desiderati e amati.<\/p>\n<p>Solo chi smette di inseguire tutte queste cose, come se fossero dei beni in s\u00e9 e non dei segni di un valore pi\u00f9 grande, ossia del valore della propria persona, pu\u00f2 dirsi veramente libero.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 del consumo fa di tutto per acuire in noi il bisogno di dipendenza: compresi quei supermercati del consumo spirituale che sono le sette religiose o pseudo-religiose, le quali offrono amore e senso della vita a chi se ne sente terribilmente privo e bisognoso, in cambio di una completa sottomissione &#8211; non al Dio denaro e alla mode &#8216;laiche&#8217; del momento, ma a qualche sedicente &quot;maestro&quot; che tutto desidera, fuorch\u00e9 aiutare le persone a imparare a camminare con le proprie gambe sulle strade della vita.<\/p>\n<p>Noi conosciamo alcune di queste donne sole, che hanno imparato a vincere la paura e che camminano sulle proprie gambe lungo le strade della vita.<\/p>\n<p>Alcune di esse hanno dovuto anche crescere dei figli, e lo hanno saputo fare in maniera eccellente, nonostante tutte le difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Gli anni che passano non le spaventano n\u00e9 attenuano il loro sorriso, perch\u00e9 hanno imparato il grande segreto: il non attaccamento alle cose (comprese giovinezza e bellezza), l&#8217;accettazione di se stessi, la dignit\u00e0 e l&#8217;autostima che provengono solo dalla coscienza di vivere una vita libera, coerente, protesa onestamente alla ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 passata da molto l&#8217;epoca in cui il matrimonio era visto come la meta necessaria per realizzare l&#8217;obiettivo di una vita felice, e in cui esso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[238],"class_list":["post-24697","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-sacramenti"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24697","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24697"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24697\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24697"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24697"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24697"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}