{"id":24691,"date":"2007-09-09T12:46:00","date_gmt":"2007-09-09T12:46:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/09\/e-la-donna-oggi-lanello-debole-della-catena\/"},"modified":"2007-09-09T12:46:00","modified_gmt":"2007-09-09T12:46:00","slug":"e-la-donna-oggi-lanello-debole-della-catena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2007\/09\/09\/e-la-donna-oggi-lanello-debole-della-catena\/","title":{"rendered":"\u00c8 la donna, oggi, l&#8217;anello debole della catena"},"content":{"rendered":"<p>Fra tutte le persone che conosciamo sono le donne, senza paragone, quelle con maggiori problemi psicologici. Crediamo che bisogni essere ciechi per non accorgersene; o che bisogni essere molto vigliacchi per non avere il coraggio di dirlo. Un malinteso senso di galanteria o, addirittura, di cripto-femminismo, vorrebbe che certe cose non si dicessero in pubblico; meglio lavare i panni sporchi in privato. Non sarebbe, come dire?, politicamente corretto. E invece no. Le donne, giustamente, hanno lottato per la parit\u00e0 dei diritti; quindi \u00e8 giusto trattare questo problema esattamente come qualunque altro problema sociologico o antropologico.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 un profondo malessere nella societ\u00e0 occidentale contemporanea, e non dipende solo dal prevalere dell&#8217;avere sull&#8217;essere, dell&#8217;agire sul riflettere, del manipolare sul contemplare. Non dipende solo dal disastro ambientale, dal senso di insicurezza diffusa, dalla consapevolezza della estrema fragilit\u00e0 della nostra economia sempre pi\u00f9 virtuale (estranea, cio\u00e8, alla produzione di beni e servizi <em>reali<\/em>), dalla minaccia del terrorismo e cos\u00ec via. Dipende, in larga misura, dallo squilibrio che si \u00e8 creato nei rapporti fra i due sessi, dalla nevrosi che devasta e inquina le relazioni tra uomo e donna, e in cui la donna \u00e8, oggi, l&#8217;anello debole della catena. La sua insicurezza, la sua ansia, la sua infelicit\u00e0 si ripercuotono nella coppia e nella famiglia e investono pesantemente figli, mariti, amanti, genitori, amici, colleghi di lavoro. L&#8217;angelo del focolare ha perduto le ali e annaspa in una quotidianit\u00e0 che non la appaga e che le richiede uno sforzo sempre pi\u00f9 grande di <em>surmenage<\/em>, di recita, di inautenticit\u00e0; e, per conseguenza, di frustrazione e disperazione.<\/p>\n<p>Non si tratta solo del doppio o triplo lavoro da quando, oltre alla famiglia e alla casa, ella ha dovuto accollarsi anche il peso di un&#8217;attivit\u00e0 lavorativa che le ha sottratto gli ultimi spazi di vita privata, di serenit\u00e0, di autonomia (e non si confonda l&#8217;autonomia economica con quella psicologica ed esistenziale: sono due cose diversissime!). Se fosse &quot;solo&quot; questo (<em>solo<\/em> per modo di dire), non vi sarebbe niente di nuovo rispetto agli ultimi centocinquant&#8217;anni; compreso il fatto che questa triplice responsabilit\u00e0, di fatto ingestibile da un singolo essere umano, ha finito per riversarsi in parte non trascurabile su altre figure sociali: a cominciare dai nonni, reclutati a forza nella categoria dei <em>bay-sitter<\/em> non remunerati (che anzi, quasi quasi &#8211; si dice &#8211; dovrebbero ringraziare figli, nuore e generi: come farebbero, altrimenti, a passare le loro lunghe giornate?). No, non \u00e8 solo questo. C&#8217;\u00e8 un fattore relativamente recente, che negli ultimi anni ha condotto oltre il livello di guardia una situazione gi\u00e0 difficile da gestire sul piano dell&#8217;organizzazione dei tempi e degli spazi familiari e soprattutto del sovraffaticamento fisico e mentale. C&#8217;\u00e8 un altro elemento che sta portando la donna sempre pi\u00f9 verso il margine del precipizio, rendendo l&#8217;atmosfera delle famiglie, delle scuole, dei luoghi di lavoro satura di elettricit\u00e0, sempre pi\u00f9 tesa e irrespirabile. Intendiamo parlare dell&#8217;<em>obbligo, per la donna, di essere sempre e comunque seduttiva, ultrasexy, conturbante<\/em>: a tutte le ore del giorno e della notte, in ogni periodo della vita, gravidanza compresa. Perfino le donne incinte all&#8217;ottavo mese si sentono in obbligo di essere provocatoriamente affascinanti, come le modelle da calendario dei camionisti. Devono scoprire il pancione e fare in modo da essere sessualmente irresistibili anche in quello stato: se ci riescono, la partita sar\u00e0 vinta per sempre, non vi saranno pi\u00f9 limiti a quanto possono far impazzire gli uomini sul piano dell&#8217;eccitazione sensuale.<\/p>\n<p>Stesso discorso per le quarantenni, le cinquantenni, le sessantenni: devono far concorrenza alle figlie e alle nipoti, devono far girare la testa al maschio pi\u00f9 di quanto sappiano fare le ragazzine: e, pur di riuscirci (o tentare i riuscirci) non esitano a sottoporsi a ore e ore di palestra settimanale, di lampade abbronzanti, di sedute dall&#8217;estetista, dal parrucchiere, nonch\u00e9 &#8211; se necessario &#8211; di interventi chirurgici per rifarsi il seno, il fondo schiena, la pancia, il collo, il mento, le guance, il naso. E tutto questo <em>stress<\/em> si aggiunge inesorabilmente a quello legato al ruolo sociale di lavoratrici (pi\u00f9 o meno in carriera), madri, mogli, nonne e tutto il resto. La fortezza della propria seduttivit\u00e0 dev&#8217;essere presidiata ventiquattr&#8217;ore al giorno per sette giorni alla settimana e trecentosessantacinque giorni l&#8217;anno; guai a lasciare un angolino indifeso, guai a lasciarsi sorprendere con la messa in piega fuori posto al supermercato, o con le occhiaie in ufficio.<\/p>\n<p><em>Perch\u00e9 lo sguardo che le donne veramente temono, oggi pi\u00f9 che mai, \u00e8 quello delle altre donne:<\/em> impensabile permettere che la vicina di casa le veda coi capelli in disordine o che la mamma del compagno di scuola del proprio figlio si accorga che il rossetto non \u00e8 stato dato in maniera scientifica. Sarebbe ingenuo pensare che tutta questa smania di seduzione a trecentossanta gradi sia rivolta ai signori uomini: no, essi non sono che il destinatario <em>apparente<\/em> di tanti sforzi e di tanti sacrifici. Le vere destinatarie sono le altre donne: per farle crepare d&#8217;invidia; per apparire pi\u00f9 giovani, pi\u00f9 belle, pi\u00f9 desiderabili di loro; per mostrare loro che non temono rivali e che sarebbero capaci di soffiargli l&#8217;uomo come e quando vogliono, se solo lo volessero. Fin dai banchi di scuola delle elementari, lo sport preferito delle bambine \u00e8 di allearsi contro qualcuna di loro, per parlarne male, per umiliarla, per emarginarla, per farla sentire pi\u00f9 brutta, pi\u00f9 goffa, pi\u00f9 stupida, pi\u00f9 indesiderabile; ma, in realt\u00e0, per far fuori una dopo l&#8217;altra le potenziali rivali e arrivare sole al traguardo, come al <em>Grande Fratello<\/em> o sull&#8217;<em>Isola dei famosi.<\/em> Alle medie e alle superiori, poi, peggio ancora. &quot;Quella stronza si crede forse pi\u00f9 bella di me?, devo fargliela pagare&quot;: e via con le alleanze, con i tiri incrociati, con le maldicenze a mezza bocca, con le insinuazioni demolitrici.<\/p>\n<p>Ci si chieder\u00e0 perch\u00e9 siamo arrivati a questo punto, perch\u00e9 le donne hanno fatto propria una simile filosofia di vita che vede ovunque competizione, rivalit\u00e0, lotta per sopraffarsi con ogni mezzo e in cui il maschio, sempre pi\u00f9 spaesato (e svirilizzato) ci sta come i cavoli a merenda: cio\u00e8 viene sempre pi\u00f9 relegato alla funzione di mero <em>pretesto<\/em> per lo sfoggio esasperato della seduttivit\u00e0 femminile, ma non ne \u00e8 il vero obiettivo. Qualunque psicoterapeuta &#8211; crediamo &#8211; potr\u00e0 confermare, per inciso, che un numero crescente di donne prova piacere mentale e, a volte, fisico (giungendo fino all&#8217;orgasmo) non nel darsi, ma nel <em>rifiutarsi<\/em> al desiderio del maschio, beninteso dopo averlo provocato e sovreccitato in ogni modo (cfr., sul piano letterario, il romanzo <em>La donna e il burattino<\/em> di Pierre Lo\u00fcys).<\/p>\n<p>Gi\u00e0, come \u00e8 stato possibile arrivare a un tale grado di comportamenti compulsivi, nevrotici, a un tale oblio della propria autenticit\u00e0? \u00c8 proprio vero che \u00e8 tutta colpa del maschio, del marito che, quando la moglie ha quarant&#8217;anni, guarda le ventenni; del datore di lavoro che assume e coccola le dipendenti sexy e provocanti; perfino dei bambini dell&#8217;asilo, che desiderano la maestra giovane e carina e rifiutano quella anzianotta e poco curata nel trucco e nel vestire? Che, insomma, le donne, oggi, sono letteralmente <em>obbligate<\/em> ad adottare una tale strategia della seduzione all&#8217;ultimo sangue, come se fossero state gettate in trincea, in una guerra da loro non dichiarata e non voluta, ma alla quale hanno dovuto adattarsi per sopravvivere ed evitare, per quanto possibile, di finire stritolate? Che, insomma, esse sono in tutto e per tutto delle vittime; vittime di una situazione che non dipende da loro e che si \u00e8 creata loro malgrado, mettendo in crisi i collaudati vincoli della solidariet\u00e0 femminile?<\/p>\n<p>In queste spiegazioni vi \u00e8 certamente qualche cosa d vero; ma, purtroppo, non tutto. Pensare diversamente e dare tutta la colpa al sesso maschile (o quel che ne resta: cio\u00e8 non molto) lusingherebbe entrambi: gli uomini godrebbero al pensiero del loro potere, le donne si sentirebbero assolte dalla responsabilit\u00e0 degli aspetti pi\u00f9 discutibili del post-femminismo. La verit\u00e0 \u00e8 che gli uomini non sono cos\u00ec potenti n\u00e9 le donne cos\u00ec innocenti come sia gli uni che le altre vorrebbero credere e far credere. Il fatto \u00e8 che le donne, nella psicosi da seduttivit\u00e0 esasperata, hanno trovato come punto d&#8217;appoggio un aspetto latente della loro personalit\u00e0, e ad esso sono state ben felici di sacrificare gli attributi tradizionali del loro ruolo psicologico: il senso del pudore e della riservatezza; la dolcezza che ispira desiderio di protezione; l&#8217;arrendevolezza che non nasce dalla debolezza ma da una saggezza collaudata in millenni di coesistenza con l&#8217;altro sesso. Intendiamoci: il sesso forte \u00e8 <em>sempre<\/em> stato quello femminile, su questo non vi sono dubbi. Ma le donne delle societ\u00e0 pre-moderne hanno saputo armonizzare la consapevolezza della propria forza con la saggezza di lasciar credere agli uomini l&#8217;esatto contrario. Ci\u00f2 le ha appagate per millenni, e per millenni ha appagato anche l&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ma oggi? \u00c8 chiaro che la battaglia ingaggiata dalle donne per essere sempre e comunque vincenti sul piano strettamente sessuale \u00e8 una battaglia persa in partenza: come tutte le battaglie scatenate dalla mentalit\u00e0 consumistica, si risolve in un&#8217;eterna corsa alla produzione e al consumo, in un circolo chiuso da cui non v&#8217;\u00e8 uscita n\u00e9 redenzione. Ed \u00e8 altrettanto chiaro che l&#8217;uomo, in questa battaglia, \u00e8 destinato ad uscire a pezzi: distrutta l&#8217;immagine della propria forza, della propria virilit\u00e0, costretto nel ruolo umiliante di semplice catalizzatore della <em>libido<\/em> femminile che non \u00e8 pi\u00f9 diretta alla conquista e al possesso, ma alla seduzione e all&#8217;immediato rifiuto (il sublime piacere del rifiuto!) o, nel migliore dei casi, all&#8217;usa-e-getta, come una lattina di birra o una scatola di pomodori pelati.<\/p>\n<p>La donna, per\u00f2, non \u00e8 destinata a uscirne meglio. Sempre pi\u00f9 costretta a puntare sulle cose e sull&#8217;apparire per trovare conferma negli altri alla propria irresistibile bellezza, \u00e8 condannata a scendere sempre pi\u00f9 in basso nella sua stessa autostima. Se, infatti, volersi bene nasce dal piacersi (non dal piacere agli altri), dall&#8217;accettarsi per quel che si \u00e8, dal riconoscersi e dallo scegliersi liberamente (e non perch\u00e9 cos\u00ec vuole la societ\u00e0 dei consumi), saremmo portati a dire che, oggi, le donne si piacciono pochissimo e non si vogliono affatto bene. Appena rientrate in casa, non vedono l&#8217;ora di gettar vie le scarpe coi tacchi a spillo che hanno torturato per ore le loro caviglie; di levarsi il trucco che, col caldo e col sudore, ha impiastricciate loro il viso fino a renderlo simile alla maschera di un pagliaccio. No, non si divertono a vivere come vivono, a recitare eternamente la parte della <em>femme fatale.<\/em> Ma si sentono costrette a farlo. Perch\u00e9? Ancora una volta, probabilmente la risposta l&#8217;ha data alcuni secoli fa Etienne De la Bo\u00ebtie: agli esseri umani piace la servit\u00f9 volontaria.<\/p>\n<p>O, almeno, piace alla maggior parte di loro.<\/p>\n<p>Quanto abbiamo fin qui detto, infatti, vale per i grandi numeri, ma non per <em>tutte<\/em> le donne. Ve ne sono ancora che si piacciono, che si vogliono bene, che hanno abbastanza autostima da non sentirsi obbligate a dimostrare sempre e in ogni luogo quanto sono <em>sexy<\/em> e sessualmente irresistibili. Che non accettano di buon grado il ruolo di donna-oggetto, cercando magari di guadagnarci su qualcosa (come tante belline e bellone della tiv\u00f9, del cinema, dello spettacolo).<\/p>\n<p>Inoltre, per la <em>par condicio,<\/em> promettiamo che in un&#8217;altra occasione diremo qualcosa anche a proposito della stupidit\u00e0 e della mancanza di autostima del sesso maschile. Ma un fatto, per noi, resta chiaro: \u00e8 la donna, oggi, l&#8217;anello debole della catena. \u00c8 lei che va soggetta a scoppi sempre pi\u00f9 frequenti d&#8217;isterismo, a forme larvate o esplicite di depressione, che abusa degli psicofarmaci e del lettino dello psicanalista &#8211; quando non, semplicemente, del pacchetto delle sigarette e della bottiglia di vino o di super-alcolico. Lo fanno gi\u00e0 le giovanissime, le minorenni. Qualche cosa vorr\u00e0 pur dire, se abbiamo occhi per vedere e orecchi per udire, e una testa ancora in grado di riflettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra tutte le persone che conosciamo sono le donne, senza paragone, quelle con maggiori problemi psicologici. 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