{"id":24688,"date":"2015-07-28T06:25:00","date_gmt":"2015-07-28T06:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nel-mondo-di-thomas-hardy-si-riflette-la-donna-moderna-una-edonista-nevrotica\/"},"modified":"2015-07-28T06:25:00","modified_gmt":"2015-07-28T06:25:00","slug":"nel-mondo-di-thomas-hardy-si-riflette-la-donna-moderna-una-edonista-nevrotica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/07\/28\/nel-mondo-di-thomas-hardy-si-riflette-la-donna-moderna-una-edonista-nevrotica\/","title":{"rendered":"Nel mondo di Thomas Hardy si riflette la donna moderna: una edonista nevrotica"},"content":{"rendered":"<p>Il carattere distintivo della donna moderna, ove per &quot;moderna&quot; si intende la donna che ha fatto propri i principi della vita e della societ\u00e0 moderna, \u00e8 l&#8217;edonismo che non si traduce in un aumento del benessere personale, e sia pure egoisticamente inteso, ma che, al contrario, si intreccia con un malessere profondo, irriducibile, producendo uno stato d&#8217;infelicit\u00e0, abbattimento, disistima di s\u00e9, che sbocca in una vera e propria nevrosi permanente.<\/p>\n<p>E, se il tratto dominante della modernit\u00e0 \u00e8 riconducibile, in modo diretto o indiretto, alla cultura dei diritti, cos\u00ec come essa si viene incubando fra il XVII e il XVIII secolo, ossia fra il libertinismo e l&#8217;illuminismo, esplodendo poi nella Rivoluzione francese, allora il tratto distintivo della donna moderna \u00e8 la sensibilit\u00e0 al proprio diritto a vivere per se stessa; ad essere &quot;autentica&quot;, cio\u00e8 staccata dalla maternit\u00e0 e dal matrimonio; a inseguire l&#8217;obiettivo della propria auto-realizzazione, intesa non in continuit\u00e0 con la tradizione e in armonia con gli altri, a cominciare dall&#8217;uomo, ma in antagonismo con essi, e in spregio alla consuetudine, al punto da identificare quest&#8217;ultima come l&#8217;emblema della schiavit\u00f9, e l&#8217;emancipazione da essa come il passo irrinunciabile sulla via del proprio &quot;riscatto&quot;, non solamente sociale, ma anche morale ed umano.<\/p>\n<p>In altre parole: in una cultura dei diritti a senso unico, quel che conta \u00e8 essere sempre se stessi, non &quot;divenire&quot; se stessi: cio\u00e8 non lavorare su se stessi per tenere a bada, canalizzare o sublimare le tendenze inferiori e per portare alla luce quelle superiori, realizzando infine ci\u00f2 che si deve essere; ma godere della propria condizione attuale, quale che essa sia, assolutizzandola, sfruttandone tutte le pieghe, godendone tutte i piaceri e allontanandone tutti i fastidi, i sacrifici, i doveri. Ed \u00e8 cos\u00ec che si misconosce la vera natura della persona umana: si nega in essa l&#8217;elemento etico, la spinta al superamento di se stessi e il bisogno della trascendenza, e ci si compiace del contingente, dell&#8217;effimero, dell&#8217;esistente.<\/p>\n<p>Nel caso della donna, la cultura dei diritti ha prodotto un nuovo tipo umano, incurante della propria vocazione femminile in quanto tale: un essere androgino, privo di femminilit\u00e0 (a meno che si confonda la femminilit\u00e0 con l&#8217;esibizione esteriore, sovente volgare, dei caratteri sessuali femminili), duramente maschile nella ricerca testarda, brutale, meramente utilitaristica di una non meglio precisata &quot;libert\u00e0&quot;, ma senza i valori positivi della virilit\u00e0, quali la lealt\u00e0, la sincerit\u00e0, il coraggio; un essere androgino e, nello stesso tempo, stranamente ipersessuato, esasperatamente egoico, nevroticamente competitivo, che vede una rivale da eliminare in qualsiasi donna e un nemico potenziale, ma anche un oggetto di piacere, da usare e gettare, in qualsiasi uomo; un essere androgino, infine, che si vergogna di contrarre qualsiasi legame, che vive come una prospettiva tragica la maternit\u00e0 e il matrimonio, che rifugge e aborrisce da qualsiasi cosa lo possa ancorare e stabilizzare, perch\u00e9 vede in ci\u00f2 un pericoloso indizio di sottomissione e di schiavit\u00f9.<\/p>\n<p>La societ\u00e0, per un siffatto tipo umano &#8212; e ci\u00f2 vale anche per il corrispondente tipo maschile, l&#8217;edonista nevrotico &#8212; non pu\u00f2 apparire che come il luogo del male; sulle tracce di Rousseau, e su quelle, pi\u00f9 recenti, di Freud, di Pirandello, di Sartre, essa non viene vista che come un Moloch insaziabile, perennemente assetato di vittime umane: un mostro bramoso di divorare il singolo individuo, che non ha nulla di buono da offrire, n\u00e9 si capisce bene donde abbia tratto origine; in breve, come l&#8217;antagonista assoluto, con il quale bisogna ingaggiare una lotta senza quartiere, perch\u00e9 la sua vita sarebbe la nostra morte, e non si fanno prigionieri.<\/p>\n<p>Ad accorgersi per tempo del nuovo tipo femminile prodotto dalla modernit\u00e0, quando il fenomeno era ancora embrionale e non sempre facilmente riconoscibile nelle sue reali dimensioni, sono stati, come al solito, i poeti e gli scrittori, assai prima e assai meglio dei filosofi o degli psicologi: l&#8217;inglese Thomas Hardy (1840-1928) spicca fra essi come uno dei pi\u00f9 perspicaci e penetranti, sia nei suoi romanzi, come il celebre \u00abTess dei d&#8217;Urbervilles\u00bb, sia nei circa quaranta racconti ove, a giudizio di alcuni critici, si raccoglie e risplende la parte migliore, anche se non sempre la pi\u00f9 conosciuta, della sua vasta produzione narrativa.<\/p>\n<p>Cos\u00ec l&#8217;anglista Rosangela Barone nel suo studio: \u00abI racconti di Thomas Hardy\u00bb (Bari, Dedalo Libri, 1980, pp. 83-95):<\/p>\n<p>\u00abLe figure femminili hardiane, per quanto eterogenee, presentano lineamenti e movimenti che non \u00e8 difficile omologare e ridurre ad un denominatore comune. [&#8230;] Le protagoniste dei racconti &#8212; giovani e meno giovani &#8212; sembrano tutte &quot;a stenti liberate dalle bizzarre fantasie dell&#8217;adolescenza femminile&quot;. Prima e dopo aver trovato marito &#8212; e anche dopo averlo perso &#8212; tutte si rivelano cariche di una prepotente voglia di vivere, di realizzarsi a qualunque costo. Analfabete o comparativamente colte, addette ad umili lavori o figlie del bel mondo di provincia, cercano tutte un&#8217;alternativa alla noia, odiano il chiuso ambiente in cui sono costrette a vivere e cambiano umore repentinamente, reagendo con intensa carica emotiva alla realt\u00e0 con cui vengono a contatto. Plasmate secondo &quot;l&#8217;immagine della natura stessa&quot;, esse formano un &quot;bouquet&quot; di sensitive; si rivelano insoddisfatte di quanto posseggono e vogliono cambiare, fuggire &quot;oltre la siepe&quot;, vivere l&#8217;amore, realizzarsi in piena libert\u00e0. Pur di raggiungere tale obiettivo, ricorrono a &quot;rimedi disperati&quot;, non facendosi scrupolo di inventare scuse ed escogitare abili scappatoie con imbattibile rapidit\u00e0. Romantiche e pratiche a un tempo, seguono un filo serpentino, intricato, imprevedibile e non esitano a realizzare il &quot;coup d&#8217;audace&quot; fatto di &quot;determinazione basata sull&#8217;impulso&quot;. [&#8230;] Le donne del Wessex sono il riflesso e la reazione alla disperata realt\u00e0 in cui vivono: la ristretta mentalit\u00e0 della famiglia e del paese, la solitudine dell&#8217;ambiente naturale, la difficolt\u00e0 &#8212; spesso impossibilit\u00e0 &#8212; di investire le proprie energie in attivit\u00e0 produttive che ne garantiscano l&#8217;autonomia acuiscono il senso di oppressione di queste creature e le portano alla nevrosi, quella che Freud definisce &quot;frustrazione della soddisfazione dei desideri libidinosi&quot;, la quale rende necessaria una qualche digressione. Lionel Johnson definisce le enigmatiche donne hardiane &quot;donne dai nervi ipertesi, dalle menti iperflessibili: la loro alta e bassa marea mentale \u00e8 regolata da quel potere &#8212; come \u00e8 scritto nella storia di Barbara de&#8217; Grebe &#8212; &quot;che una donna ha di vedere il reale nella rappresentazione del reale, la realt\u00e0 nel sogno &#8212; un potere&#8230;, che gli uomini non sono assolutamente i grado di uguagliare&quot;. Quelle di loro che intraprendono un&#8217;azione abbastanza in buona fede, sotto la spinta di un impulso altruistico, prima o poi arrivano a domandarsi &quot;se \u00e8 stato saggio dare alla propria vita l&#8217;indirizzo a suo tempo scelto&quot;. [&#8230;] In alcuni casi lo stato depressivo causato dai bisogni affettivi e dal desiderio sessuale inappagato \u00e8 tale da portare alla devastazione del sistema nervoso, come succede a Barbara [nel racconto &quot;Barbara of the House of Grebve&quot;]. [&#8230;]<\/p>\n<p>Quanto a Hardy anticipatore della sensibilit\u00e0 a noi contemporanea, le sue &quot;short stories&quot;, come i romanzi, sono per gran parte ispirate al fascino del sesso, anche se trattano il rapporto di coppia in modo evasivo e con riferimenti ancor pi\u00f9 fugaci che nei romanzi. [&#8230;]<\/p>\n<p>Per quanto fisiognomicamente affini alle fanciulle perseguitate dei romanzi sentimentali alla Richardson e dei romanzi gotici alla Walpole, le protagoniste delle disperate avventure hardiane, anche quando sedotte dal &quot;padrone&quot; &#8212; come la lattaia romantica Margery, la meno romantica Rhoda, la fiera Tess &#8212; non fanno ricorso ad altri per aver giustizia, ma lottano da sole e, comunque, conservano fino in propria la loro selvaggia fierezza. Nell&#8217;universo raccontato da Hardy la figura della &quot;Vergine Rovinata&quot; &#8212; \u00e8 il titolo di una sua poesia &#8212; \u00e8 una presenza parecchio ricorrente, sintomo eloquente della realt\u00e0 ambientale con i suoi rapporti gerarchici di tipo feudale e con i suoi tab\u00f9. Eppure nessuna di loro si configura n\u00e9 come vittima inerme n\u00e9 come virtuosa perseguitata dal senso del peccato, ch\u00e9 Hardy \u00e8 uno dei pochi artista a non essere &quot;afflitto&quot; dal problema della lotta del Bene e del Male. [&#8230;] Nella quasi totalit\u00e0 dei racconti hardiani la donna occupa la posizione centrale e l&#8217;amore, il rapporto con l&#8217;altro sesso, costituisce la realt\u00e0 determinante della &quot;storia&quot;(meno di un quinto dell&#8217;intera produzione narrativa breve di Hardy si occupa di temi diversi dall&#8217;amore).\u00bb<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che le donne hardiane sono animate da una prepotente voglia di vivere? Esse inseguono il fantasma dell&#8217;amore: un amore libero, assoluto, sciolto da qualunque vincolo esteriore, da qualsiasi pastoia sociale e convenzionale; e, pur di inseguire quel loro sogno, non esitano a consumarsi, a sfidare il mondo intero, a soffrire i pi\u00f9 amari tormenti. Eppure non sono delle eroine senza macchia e senza paura, ma delle povere creature isteriche, profondamente nevrotizzate, che, in ultima analisi, non sanno neppure ci\u00f2 che vogliono: infatti, l&#8217;amore assoluto che inseguono non \u00e8 l&#8217;amore vero, che \u00e8 sempre un atto concreto, diretto verso un oggetto preciso, ma una sorta di smania o delirio di onnipotenza, un fantasma ossessivo e ossessionante, una vera e propria forma di alienazione mentale, dalla quale si lasciano soggiogare e che le trascina verso un destino di solitudine, infelicit\u00e0 e angoscia, senza risarcirle in nulla, senza redimerle, senza insegnare alcunch\u00e9, dal momento che non di vero amore si tratta, ma di una proiezione irrealistica, inconcludente, inverosimile, di ci\u00f2 che esse scambiano per amore, ma che \u00e8 soltanto lo specchio ed il riflesso del loro io ipertrofico. In ultima analisi, si tratta di creature disperate, alla lettera: che hanno perso la speranza, perch\u00e9 hanno perduto se stesse e la fede nella vita (anche se non lo sanno), a cominciare dalla loro dimensione materna; creature che corrono verso l&#8217;auto-distruzione, anime perse, che si sono lasciate possedere da forze diaboliche, anche se scambiate per impulsi generosi e per slanci affettivi carichi di romantica abnegazione. Inconsciamente, esse cercano l&#8217;espiazione, pi\u00f9 che la redenzione: e la cercano facendosi del male, bruciando i ponti dietro di s\u00e9, gettandosi allo sbaraglio con folle avventatezza, senza valutare le conseguenze dei loro atti. Non sono pi\u00f9 soggetti dotati di libero volere, ma creature di puro istinto, che cercano nella natura l&#8217;impossibile realizzazione di se stesse, avendo scordato l&#8217;antica verit\u00e0 che la natura non \u00e8 buona in s\u00e9, ma che essa attende una grazia proveniente dall&#8217;alto per potersi trascendere, purificare, spiritualizzare.<\/p>\n<p>Eppure, viste con sguardo distratto, codeste donne &quot;moderne&quot; paiono avere dei tratti spirituali: sembrano capaci di sentire in profondit\u00e0, di prodigarsi, e, se necessario, di sacrificarsi per qualcosa di pi\u00f9 grande di loro. In un certo senso, tutto questo \u00e8 vero: ma ci\u00f2 per cui si prodigano, ci\u00f2 per cui sono pronte a sacrificarsi, non \u00e8 qualche cosa che stia realmente al di sopra di loro, ma \u00e8 il loro ego inferiore, il luogo dei loro istinti primordiali: esse si inginocchiano per servire la parte meno nobile di se stesse, anche se, in genere, sono cos\u00ec abili da auto-ingannarsi e da vedersi come le sacerdotesse disinteressate di una religione dell&#8217;amore puro e altruista. Lacerate da inconsci sensi di colpa, tormentate da spinte e tensioni opposte, protese a volere e respinte da ci\u00f2 che vorrebbero, altro non sono che delle creature pietose, nel senso pi\u00f9 immediato dell&#8217;espressione: suscitano piet\u00e0, ma non riescono a commuovere sino in fondo, perch\u00e9 \u00e8 troppo evidente agli altri ci\u00f2 che esse si sforzano di nascondere ai loro stessi occhi: che vogliono soffrire, perch\u00e9 non credono nella bont\u00e0 della vita; e che non vogliono essere libere, perch\u00e9 non saprebbero che farsene della vera libert\u00e0, la quale presuppone, sempre e comunque, tanto la fede nella bont\u00e0 della vita, quanto l&#8217;intenzionalit\u00e0 libera e responsabile dell&#8217;agire, compresa la realistica valutazione delle conseguenze.<\/p>\n<p>Tess dei D&#8217;Urbervilles, cos\u00ec, \u00e8 parente di Madame Bovary, di Anna Karenina, della Pisana di Ippolito Nievo: dalla letteratura inglese, a quella francese, a quella russa, a quella italiana &#8212; e l&#8217;elenco potrebbe continuare &#8212; si tratta sempre del medesimo tipo umano: della donna che non \u00e8 pi\u00f9 donna, perch\u00e9 ha smesso di credere nella vita. Non desidera pi\u00f9 dei figli, perch\u00e9 non crede nella vita; e non desidera legarsi a nessuno, se non per una &quot;libera&quot; scelta &#8212; che poi \u00e8 l&#8217;equivalente di nessuna scelta, perch\u00e9 la libert\u00e0 assoluta non esiste, e la libert\u00e0 negativa \u00e8 il contrario della vera libert\u00e0. Non sa amare, perch\u00e9 non ha nulla da offrire, se non delle velleit\u00e0 indistinte, delle pretese cariche di angoscia. \u00c8 una creatura disperata, che inconsciamente cerca la morte, perch\u00e9 solo in essa potr\u00e0 avere la pace, uscendo dalle sue dolorose contraddizioni.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 una tragica lezione, in ci\u00f2, se qualcuno si prende la briga di ascoltarla: la vita \u00e8 degna di essere vissuta, se si crede nella sua bont\u00e0; ma, per questo, occorre tendere a divenire ci\u00f2 che si deve essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il carattere distintivo della donna moderna, ove per &quot;moderna&quot; si intende la donna che ha fatto propri i principi della vita e della societ\u00e0 moderna, \u00e8<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[110],"class_list":["post-24688","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-civilta"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24688","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24688"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24688\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24688"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24688"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24688"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}