{"id":24685,"date":"2010-10-14T10:41:00","date_gmt":"2010-10-14T10:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/14\/cosa-si-nasconde-dietro-lavversione-implacabile-della-donna-nei-confronti-delle-altre\/"},"modified":"2010-10-14T10:41:00","modified_gmt":"2010-10-14T10:41:00","slug":"cosa-si-nasconde-dietro-lavversione-implacabile-della-donna-nei-confronti-delle-altre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/10\/14\/cosa-si-nasconde-dietro-lavversione-implacabile-della-donna-nei-confronti-delle-altre\/","title":{"rendered":"Cosa si nasconde dietro l\u2019avversione implacabile della donna nei confronti delle altre?"},"content":{"rendered":"<p>\u00abHomo homini lupus\u00bb, sentenziava quattro secoli fa il filosofo Hobbes; e definiva la vita in generale: \u00abBellum omnium contra omnes\u00bb.<\/p>\n<p>Forse la cosa andrebbe chiarita ulteriormente, guardandola pi\u00f9 da vicino.<\/p>\n<p>Se vogliamo essere imparziali osservatori, non tarderemo ad accorgerci che le idee di Hobbes non si applicano al genere umano indistintamente, ma alla met\u00e0 di esso che corrisponde all&#8217;universo femminile.<\/p>\n<p>Anche qui, per\u00f2, l&#8217;affermazione va precisata.<\/p>\n<p>Non si tratta solo della profonda, tenace, implacabile ostilit\u00e0 della donna nei confronti delle altre donne, che sorge immediata come un riflesso condizionato e che non demorde neppure davanti ad una evidente sproporzione di et\u00e0, di condizione sociale o di livello culturale; n\u00e9 del fatto che si tratta di un moto assolutamente istintivo e primario dell&#8217;animo femminile, quantunque con alcune, rarissime eccezioni.<\/p>\n<p>Si tratta anche del fatto che tale ostilit\u00e0 non scatta solamente in presenza di condizioni di minaccia, reale o potenziale, come la paura di incontrare una rivale che le sottragga il bene amato dell&#8217;uomo (che pu\u00f2 essere il proprio compagno, ma anche un uomo qualsiasi, che POTREBBE interessarla, forse domani, forse mai); ma sempre e indistintamente, senza remissione e senza piet\u00e0: fino a immaginare, progettare ed, eventualmente, mettere in atto le pi\u00f9 raffinate cattiverie, pur di &quot;far fuori&quot; l&#8217;altra.<\/p>\n<p>L&#8217;altra: questa \u00e8 la vera, la profonda ossessione della donna; l&#8217;altra da odiare, da disprezzare, da temere, da voler eliminare a qualunque costo, con qualunque mezzo, ma preferibilmente con le armi della insinuazione, della maldicenza, della calunnia.<\/p>\n<p>Un uomo normale non prova nulla di simile nei confronti degli altri maschi: \u00e8 pi\u00f9 probabile che li ignori; ma \u00e8 anche abbastanza frequente il caso che egli si metta in un atteggiamento di calma disponibilit\u00e0 e di benevolenza verso di essi; a meno, naturalmente, che non si senta concretamente minacciato a livello personale.<\/p>\n<p>Insomma, un uomo normale (e sottolineiamo &quot;normale&quot;; perch\u00e9 ultimamente sta avanzando a passi da gigante un tipo d&#8217;uomo che di virile possiede solo l&#8217;anatomia) non prova affatto una animosit\u00e0 istintiva e viscerale verso gli altri maschi; mentre la donna non solo la prova verso le altre femmine, ma si potrebbe quasi dire che viva di essa.<\/p>\n<p>Se una donna si compra un vestito nuovo, non lo fa per piacere all&#8217;uomo e neanche a se stessa, ma per far crepare d&#8217;invidia le sue amiche ed anche le sconosciute; se va in giro lanciando i suoi sorrisi assassini, non lo fa per sedurre il maschio, ma per esercitare una superiorit\u00e0 sessuale sulle altre donne; se si guarda continuamente allo specchio, compreso lo specchietto retrovisore dell&#8217;automobile, e si passa a ogni momento il rossetto sulle labbra, non lo fa per il piacere di essere sempre impeccabile e attraente, ma per fare ombra alle altre, per sopraffarle, schiacciarle ed umiliarle.<\/p>\n<p>Se si parla di una donna con un&#8217;altra donna, immancabilmente usciranno delle mezze frasi di diffidenza, di critica o, quanto meno, dei silenzi carichi di ostilit\u00e0; cosa che non succede affatto ogni volta che si parla di un uomo con un altro uomo.<\/p>\n<p>La prova di ci\u00f2 si \u00e8 vista negli anni ruggenti del femminismo, quando molte donne teorizzavano la bellezza di vivere senza il maschio sfruttatore e padrone: il lesbismo trionfante, che ne era la naturale conseguenza, non faceva che riprodurre le dinamiche di potere della coppia eterosessuale, ma con una carica assai maggiore di aggressivit\u00e0 e di esasperata sopraffazione. E le femministe oneste erano, poi, le prime a riconoscerlo.<\/p>\n<p>Alla donna non basta parlar male dell&#8217;altra donna, metterla in cattiva luce, evidenziarne in ogni modo i difetti e rimarcarne gli errori; no, la vorrebbe annientare, sopprimere, cancellare dalla faccia della terra e spargere il sale sulla sua tomba; vorrebbe far s\u00ec che non fosse mai esistita, che ne sparisse per sempre anche il ricordo.<\/p>\n<p>Quando una donna entra in un locale pubblico, i suoi primi sguardi non sono per gli uomini presenti in sala, bens\u00ec per le altre donne; e, specialmente se ne vede una giovane e carina (ma non solo in quel caso), subito la passa ai raggi X per scovarne il punto debole, il varco attraverso il quale coglierla impreparata e, se appena ci\u00f2 diviene possibile, per colpirla, ridicolizzarla, distruggerla. E ci\u00f2 non solo per prepararsi a togliere di mezzo una possibile rivale, ma proprio per il piacere della malignit\u00e0 fine a se stessa.<\/p>\n<p>Questo atteggiamento \u00e8 stato ben descritto in un brano del racconto \u00abSogno ed ebbrezza di una giovane\u00bb, della scrittrice argentina, ma di origini ebraico-ucraine, Clarice Lispector (dal suo libro \u00abLegami familiari\u00bb (titolo originale: \u00abLa\u00e7os de fam\u00edlia\u00bb, traduzione italiana di Adelina Aletti, Milano, Feltrinelli, 1986, p.12):<\/p>\n<p>\u00abChe disprezzo per le persone aride della sala, non un uomo che fosse un uomo davvero, o che almeno fosse triste. Che disprezzo per le persone aride della sala, mentre lei era pingue e pesante, e illimitatamente generosa. E tutti nel ristorante erano cos\u00ec distanti tra loro, come se nessuno potesse parlare con gli altri. Ognuno per s\u00e9, e Dio per tutti.<\/p>\n<p>I suoi occhi tornarono a fissare quella ragazza che gi\u00e0 all&#8217;ingresso le aveva fatto saltare la mosca al naso. Gi\u00e0 all&#8217;ingresso &#8216;aveva vista seduta al tavolo col suo uomo, tutta fronzoli, dorata come uno zecchino, con quell&#8217;aria innocente e delicata &#8211; che meraviglioso cappello aveva! &#8211; e sicuramente non era neanche sposata, nonostante &#8216;aria da santarellina. Col suo elegante cappello messo. Buon pro ti faccia la tua bigotteria e che la boria non ti cada nella minestra. Le pi\u00f9 santarelline erano poi le pi\u00f9 scaltre. E il cameriere, quel grosso idiota, che la serviva pieno di attenzioni, il furbacchione: e l&#8217;uomo giallastro che l&#8217;accompagnava che fingeva di non vedere niente. E la santarellina tutta compiaciuta nel cappello, tutta modesta nel suo vitino di vespa, magari non era nemmeno capace di dare un figlio al suo uomo. In verit\u00e0 non aveva niente da spartire con lei, tuttavia gi\u00e0 all&#8217;ingresso le era venuta voglia di Andare al suo tavolo e di riempirle la faccia con una buna dose di ceffoni,, quella faccia di santa bionda della ragazza, quella superbia col cappello. Che poi non era neanche un po&#8217; tornita ed era piatta di seno; probabilmente con tutti i suoi capelli non era altro che una ortolana travestita da gran dama.<\/p>\n<p>Oh, come si sentiva umiliata per essere venuta alla trattoria senza cappello, la sua testa le sembrava nuda. E l&#8217;altra con le sue arie da signora, che fingeva di avere stile. &quot;Lo so io cosa ti manca, nobiluzza, a te e al tuo uomo giallastro! E se credi che abbia invidia di te, e del tuo seno piatto, sappi invece che mi rodo unicamente per il tuo cappello. Le stronze come te, che si fanno pregare, io le riempio di schiaffi&quot;.<\/p>\n<p>Nella sua giusta ira, allung\u00f2 la mano con difficolt\u00e0 e prese un o stuzzicadenti.\u00bb<\/p>\n<p>La &quot;semplice&quot; rivalit\u00e0 non basta a spiegare siffatto atteggiamento, che arriva fino a capovolgere totalmente il comune sentire e qualsiasi moto di solidariet\u00e0 morale: come nel caso, largamente diffuso e non tratto da un testo letterario, ma dalla realt\u00e0 della vita di ogni giorno, riferito a proposito della usanza feudale dello \u00abius primae noctis\u00bb (da: Luigi Scocco, \u00abGuida turistica del Gargano\u00bb, Manfredonia, Tip. Prencipe, 1968, p33):<\/p>\n<p>\u00abLo &quot;Jus primae noctis&quot; era un&#8217;antica usanza, le cui origini sono ignote, ma che nei paesi del Gargano era in atto fino a pochi secoli addietro&#8230;Tale usanza assurda e barbara sembrerebbe impossibile, eppure storicamente ci \u00e8 stata storicamente tramandata di generazione in generazione&#8230;A volte capitava che la vittima predestinata a tale turpe sacrificio venisse rimandata&#8230; indenne allo sposo in attesa, o perch\u00e9 non fosse stata gradita al castellano o perch\u00e9 il medesimo avesse in serbo&#8230; merce migliore. Contrariamente ad ogni logica tale ripudio, in quei tempi, costituiva un demerito per la sposa, la quale, quando veniva a diverbio con le amiche, doveva ingoiare questo tremendo insulto alla sua femminilit\u00e0: &quot;Va l\u00e0, che a te nemmeno il Principe ti ha voluta!&#8230;&quot;\u00bb<\/p>\n<p>Insomma tutto va bene ad una donna, ma proprio tutto, pur di colpire nel modo pi\u00f9 duro e spietato un&#8217;altra donna; perfino l&#8217;arma pi\u00f9 impropria, pi\u00f9 inverosimile.<\/p>\n<p>Sbagliano totalmente, perci\u00f2, coloro i quali pensano che il mondo sarebbe migliore, se a governarlo fossero le donne; sbagliano quanto coloro i quali pensano che vivremmo in Paradiso, se a governarlo fossero i bambini.<\/p>\n<p>Un mondo governato dai bambini lasciati a se stessi sarebbe qualche cosa di molto simile all&#8217;Inferno, cos\u00ec come appare nel romanzo di William Golding \u00abIl signore delle mosche\u00bb: brutale, sfrenatamente egoistico, senza un&#8217;ombra di misericordia.<\/p>\n<p>Gli adoratori della &quot;dolcezza&quot; femminile sono, probabilmente, gli stessi che adorano la &quot;dolcezza&quot; di colombe e caprioli: gli animali probabilmente pi\u00f9 spietati che esistano nei confronti dei propri simili, a dispetto del fatto &#8211; o magari proprio a causa del fatto &#8211; che non possiedono potenti armi di offesa naturali.<\/p>\n<p>Davanti alla cattiveria e alla malevolenza inesauribili, implacabili e assoltamente spontanee della donna verso le altre donne, viene da domandarsi se l&#8217;istintiva gelosia sia sufficiente a spiegarle; se, cio\u00e8, tutto sia riconducibile alla scarsa stima di s\u00e9, al timore di vedersi sorpassata e soppiantata da una rivale pi\u00f9 bella, pi\u00f9 giovane, pi\u00f9 intelligente, pi\u00f9 elegante.<\/p>\n<p>Crediamo di no.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 profondo, di pi\u00f9 viscerale, di pi\u00f9 inconfessabile in una cos\u00ec immensa carica di avversione, che non conosce piet\u00e0 e non concede quartiere, mai, per nessuna ragione al mondo; qualche cosa di torbido.<\/p>\n<p>Si rifletta che l&#8217;odio pi\u00f9 grande non \u00e8 altro che una forma mascherata e stravolta di amore: di amore respinto, di amore frustrato, di amore inconfessabile. Le persone che ci sono indifferenti non suscitano mai il nostro odio; solo quelle che segretamente ci attraggono, lo fanno; e lo fanno tanto pi\u00f9 impetuosamente, quanto pi\u00f9 noi ci sforziamo, con la nostra parte razionale e volitiva, di negare la verit\u00e0 dei nostri sentimenti. Spesso tutti gli altri vedono chiaramente come stanno le cose; solo noi non lo vediamo; solo noi crediamo di poter continuare all&#8217;infinito la commedia, ignari del ridicolo che ci stiamo attirando addosso.<\/p>\n<p>E dunque, con buona pace di Freud e di tutti gli acclamati stregoni della psicanalisi, il tarlo fondamentale della donna non \u00e8 affatto l&#8217;invidia del pene, ma un amore indicibile per l&#8217;altra: un amore cos\u00ec potente ed istintivo, che, per camuffarlo anche a se stessa, non le resta che rivestirlo con gli abiti dell&#8217;odio, e andare in cerca di mille pretesti &#8211; la bellezza, la giovinezza, l&#8217;intelligenza, l&#8217;eleganza &#8211; per renderlo plausibile anche a se medesima.<\/p>\n<p>Ci sono delle verit\u00e0 talmente sconvolgenti, che non potremmo continuare a vivere in pace con noi stessi, se le ammettessimo e le portassimo alla luce del sole.<\/p>\n<p>Il guaio \u00e8 che non si riesce a vivere in pace nemmeno negandole ferocemente e travestendole da qualche cosa d&#8217;altro; anzi, in quel caso la pace si allontana ancora di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ecco una spiaggia estiva, ecco dei corpi seminudi e abbronzati sotto gli ombrelloni, lucidi di sudore e di crema solare; ed ecco lo sguardo implacabile della donna che cerca l&#8217;altra donna, in apparenza per scovarne i difetti, per soppesarne la minaccia, per individuarne il punto debole e prenderne buona nota, in caso di attacco.<\/p>\n<p>Ma si tratta solo di questo? O c&#8217;\u00e8 qualche cosa d&#8217;altro, di meno semplice e di meno facilmente riconoscibile?<\/p>\n<p>Forse non \u00e8 vero affatto che la donna possieda meno stima di s\u00e9, di quanta ne abbia l&#8217;uomo; forse, nel profondo, ella si sente a lui superiore: e non pu\u00f2 fare a meno di essere attirata, affascinata, oscuramente sedotta dalle altre donne.<\/p>\n<p>Le percepisce come pi\u00f9 belle, pi\u00f9 vitali, pi\u00f9 desiderabili dell&#8217;uomo; e ci\u00f2 con tanta pi\u00f9 forza, quanto pi\u00f9 la societ\u00e0 moderna si \u00e8 erotizzata, enfatizzando ed esasperando &#8211; e sia pure per ragioni meramente commerciali, che niente hanno a che fare col nostro discorso &#8211; la seduttivit\u00e0 del corpo femminile: perfino il corpo delle preadolescenti, perfino il corpo delle anziane, perfino il corpo delle donne in stato avanzato di gravidanza.<\/p>\n<p>Data anche la maggiore intimit\u00e0 fisica che, rispetto agli uomini, regna da sempre fra le donne, fra le amiche, fra le colleghe, ci sarebbe semmai da meravigliarsi se tutta questa ondata di erotismo non avesse finito per produrre anche degli effetti collaterali, come quello di irretire nel suo gioco malizioso proprio quelle che credono di servirsene a loro esclusivo piacimento.<\/p>\n<p>Questa \u00e8 solo una ipotesi, naturalmente; tuttavia&#8230;<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;apparente frigidit\u00e0 della Mirandolina di Goldoni, che non si stanca di sedurre gli uomini per poi subito deriderli, senza mai concedere loro qualcosa e restando sempre, anzi, perfettamente lucida e fredda?<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8 dietro l&#8217;isterismo, le convulsioni e la pazzia della Fosca di Tarchetti o della Malombra di Fogazzaro?<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8 dietro la fuga dalla casa del marito da parte della Nora di Ibsen, dietro la crudelt\u00e0 mentale della moglie di Strindberg verso il suo sposo?<\/p>\n<p>Oppure dietro la protagonista de \u00abla donna e il burattino\u00bb di Pierre Lo\u00fcys, che gioca a far impazzire di desiderio il suo spasimante, senza per\u00f2 abbandonarsi mai?<\/p>\n<p>Che cosa si nasconde dietro la fremente indignazione della nobile Katerina Ivanovna davanti al ripudio di una donna dalla dubbia reputazione come la Gru\u0161enka: solo orgoglio ferito verso la donna che l&#8217;ha umiliata davanti a tutti e che le ha &quot;soffiato&quot; il fidanzato (ma gi\u00e0 ormai non amato), Dimitrij Karamazov; oppure un sentimento pi\u00f9 oscuro, una pulsione pi\u00f9 torbida, nei confronti della rivale?<\/p>\n<p>E cosa c&#8217;\u00e8 dietro la perenne, sfibrante, autodistruttiva insoddisfazione di Madame Bovary, di Anna Karenina e di tanti altri personaggi femminili, tutti ugualmente inquieti e dolenti, fino alle opere di Marcel Proust, di Carlo Cassola, di Marise Ferro, di Kate Chopin, di Virginia Woolf, di Mary McCarthy, di Carson McCullers?<\/p>\n<p>Che cosa c&#8217;\u00e8 dietro le mille, le centomila, i milioni di donne che non si appagano n\u00e9 della maternit\u00e0, n\u00e9 dell&#8217;amore del loro uomo, n\u00e9 della professione o del successo sociale, ma che si rodono di gelosia e si arrovellano per rovinare la propria sorella, la propria vicina, la propria compagna di classe, la propria collega, in una guerra sotterranea e non dichiarata che consuma letteralmente le loro energie vitali, senza mai tregua, sino allo sfinimento, sino al delirio?<\/p>\n<p>Forse qualcosa che non osano confessare nemmeno a se stesse?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abHomo homini lupus\u00bb, sentenziava quattro secoli fa il filosofo Hobbes; e definiva la vita in generale: \u00abBellum omnium contra omnes\u00bb. 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