{"id":24682,"date":"2019-07-27T11:05:00","date_gmt":"2019-07-27T11:05:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/27\/donato-carretta-accusa-per-sempre-lantifascismo\/"},"modified":"2019-07-27T11:05:00","modified_gmt":"2019-07-27T11:05:00","slug":"donato-carretta-accusa-per-sempre-lantifascismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2019\/07\/27\/donato-carretta-accusa-per-sempre-lantifascismo\/","title":{"rendered":"Donato Carretta accusa per sempre l&#8217;antifascismo"},"content":{"rendered":"<p>Si dice che se una nave parte per il suo viaggio inaugurale con un cadavere a bordo, ci\u00f2 le porter\u00e0 sfortuna sin dall&#8217;inizio e la voter\u00e0 a un destino poco invidiabile. Pare che un operaio di Belfast sia rimasto imprigionato per errore nello scafo del <em>Titanic<\/em>, per cui il transatlantico part\u00ec attraverso l&#8217;Atlantico, incontro al suo tragico destino, con un uomo murato vivo nelle sue paratie. Ebbene, anche una compagine statale pu\u00f2 partire per il suo viaggio iniziale con il fardello di un cadavere a bordo, e ci\u00f2 sar\u00e0 la sua eterna maledizione. \u00c8 accaduto all&#8217;Italia democratica e antifascista, ancor prima del <em>referendum<\/em> che vide la fine della monarchia e l&#8217;inizio della Repubblica; anzi, ancor prima della fine della Seconda guerra mondiale. Da pochi mesi Roma era stata &quot;liberata&quot;, o piuttosto occupata dagli angloamericani, quando il sangue d&#8217;un innocente atrocemente seviziato e massacrato da una folla imbestialita, venne a macchiare per sempre la vita, la credibilit\u00e0, la dignit\u00e0 di quella Italia che pretendeva di essere &quot;nuova&quot;.<\/p>\n<p>Era il 18 settembre 1944 e s era aperto il processo al&#8217;ex questore di Roma, Pietro Caruso, e del suo segretario Roberto Occhetto, accusati di vari crimini, fra i quali l&#8217;aver passato ai tedeschi i nominativi delle persone destinate alla rappresaglia delle Fosse Ardeatine del 24 marzo precedente. Il cima era surriscaldato, la presenza delle forze dell&#8217;ordine appariva inadeguata rispetto alle dimensioni e all&#8217;aggressivit\u00e0 della folla che era entrata di forza nel Palazzo di Giustizia, gridando <em>Morte a Caruso!<\/em> Ma Caruso &#8212; che verr\u00e0 condannato a morte e giustiziato il 22 settembre &#8212; non era in aula, perch\u00e9, ferito, si trovava su una barella in una stanza attigua. C&#8217;era il principale teste d&#8217;accusa, l&#8217;ex direttore di Regina Coeli, Donato Carretta, che pensava di non aver nulla da tenere perch\u00e9 aveva collaborato con il CLN, aveva fatto scarcerare tutti i detenuti poco prima dell&#8217;ingresso a Roma degli Alleati, e inoltre era in possesso di un attestato di Pietro Nenni che lo qualificava come amico dei resistenti. Invece una donna punt\u00f2 il dito contro di lui e lo accus\u00f2 di aver causato la morte di alcuni detenuti, subito seguita dalla folla che si scagli\u00f2 contro il malcapitato. Due ufficiali alleati presenti, un britannico e un americano, insieme ai pochi carabinieri di servizio tentarono disperatamente di sottrarre l&#8217;uomo al suo destino, ma tutto fu inutile. La folla, ubriaca di odio e sete di vendetta, lo perseguit\u00f2 fino in strada, lo trasse fuori da un&#8217;automobile dove le forze dell&#8217;ordine avevano cercato di metterlo al riparo, lo trascin\u00f2 per le strade, cerc\u00f2 di farlo investire da un tram; al coraggioso rifiuto del tramviere, che blocc\u00f2 il mezzo e si allontan\u00f2 con la manovella dei freni in tasca, lo trascin\u00f2 in riva al Tevere e lo scaravent\u00f2 in acqua, lo colp\u00ec per costringerlo a staccarsi dalla riva, poi alcuni dei suoi persecutori lo inseguirono con una barca, lo percossero pi\u00f9 volte coi remi e non desistettero finch\u00e9 il suo corpo senza vita non scivol\u00f2 sul filo della corrente. Ma non era ancora finita: la folla non ne aveva avuto abbastanza. Il cadavere venne tratto a riva, trascinato a <em>Regina Coeli<\/em> e appeso alle sbarre di una finestra, il tutto sotto una gragnola di sputi, invettive e maledizioni; n\u00e9 la folla si disperse prima che la moglie del disgraziato, salvatasi a stento, a sua volta, dal linciaggio, non vedesse l&#8217;orribile spettacolo del marito appeso a testa in gi\u00f9. Bisogna aggiungere che il processo a carico dei responsabili port\u00f2 all&#8217;individuazione e alla condanna solo di pochi fra essi, due anni dopo.<\/p>\n<p>Questa scena di una violenza tanto cieca quanto raccapricciante, degna dei diavoli dell&#8217;Inferno descritti dadi Dante, segna l&#8217;atto nascita dell&#8217;antifascismo militante come stile politico e come codice etico, che sarebbe durato per decenni e che, nella coscienza di molti, \u00e8 ancora viva come arde come un sacro fuoco: quello per il quale &quot;fascista&quot; \u00e8 una categoria non umana, e chiunque ne viene bollato non \u00e8 pi\u00f9 degno di essere considerato una persona. Quella, ad esempio, per cui i giovani di Potere Operaio che il 16 aprile 1973 appiccarono il fuoco sulla porta dell&#8217;appartamento di Mario Mattei, segretario della sezione locale del M.S.I., nel quale viveva con la moglie e i loro sei figli, in una modestissima casa popolare del quartiere periferico di Primavalle, provocando un incendio nel quale bruciarono vivi due ragazzi e altri due rimasero gravemente ustionati. E sempre quella per cui la cultura politicamente corretta si mobilit\u00f2 in difesa degli assassini, tent\u00f2 in ogni maniera di depistare le indagini, aiut\u00f2 i colpevoli a sottrarsi alla giustizia, cre\u00f2 intorno a loro un clima di solidariet\u00e0, fece in modo che le cose andassero per le lunghe, finch\u00e9 la condanna definitiva dei responsabili in Cassazione, giunta solo nel 1987, venne di fatto azzerata da una sentenza della Corte d&#8217;assise d&#8217;appello di Roma, che dichiar\u00f2 estinta la pena per prescrizione. Una cultura dell&#8217;antifascismo che ha sempre presentato i terroristi di sinistra come compagni che devono essere capiti, anche se forse sbagliano, e che continua a vedere nel fantomatico fascismo il mostro eterno e mai sazio di crudelt\u00e0, che s&#8217;incarna, di volta, in volta, nei personaggi pi\u00f9 vari, da Craxi a Berlusconi, a Salvini; quella che sfila per le strade e appende striscioni alle finestre dei palazzi con la scritta: <em>Verit\u00e0 per Giulio Regeni<\/em>, ma non ha mai fiatato, n\u00e9 aperto bocca, per chiedere giustizia per le vittime del rogo di Primavalle.<\/p>\n<p>Cos\u00ec il saggista Antonio Frescaroli ha rievocato il linciaggio di Donato Carretta nel saggio <em>L&#8217;Urbe brucia? I mesi terribili di Roma<\/em> (nel volume: <em>I grandi enigmi degli anni terribili<\/em>, a cura di Franco Massara, Ginevra, Editions de Cr\u00e9mille, vol. 3, 1970, pp63-65):<\/p>\n<p><em>L&#8217;odio esplose all&#8217;improvviso e selvaggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Da benti secoli, dal tempo di Mario e Silla, non s&#8217;erano pi\u00f9 viste scene del genere. Linciaggio a Roma: lo spettacolo \u00e8 agghiacciante. Un grido si alza dalla piazza: &quot;A morte!&quot;. La folla ondeggia, sbanda paurosamente, si muove. Allora, come una terribile ondata, la turba inferocita si scaglia contro gli argini della forza pubblica, li rompe, li sommerge, ascende vociando le scale di granito del palazzo di Giustizia, trabocca nell&#8217;atrio, dilaga nei corridoi, s&#8217;infrange contro la porta di un&#8217;aula, la spalanca. Una voce stridula di domma urla: &quot;\u00c8 lui!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Afferrato, graffiato, percosso, denudato, l&#8217;uomo si difende, sparisce sotto una gragnola di colpi. Un ufficiale americano &#8212; il tenente Atkinson &#8212; accorre, prende l&#8217;infelice per la testa, gliela tiene sotto il suo braccio per proteggerla. Quando riappare, \u00e8 una maschera di sangue. Il cencio umano \u00e8 trascinato gi\u00f9 per gli scaloni, scaraventato in strada. Per un momento, la polizia riesce a strapparlo alla furia popolare, e a sospingerlo in una macchina. La vettura non riesce a mettersi in moro. Allora, la folla si riversa sull&#8217;auto. Travolti dalla furia, le guardie e l&#8217;autista fuggono e abbandonano la vittima al suo destino. Il disgraziato, rincantucciato sul fondo, si difende disperatamente con le mani, coi piedi, coi morsi. Intanto, tra la moltitudine imbestialita, cerca di farsi largo un ufficiale: \u00e8 il colonnello John Pollock, capo della polizia alleata a Roma. Qualcuno che ha assistito a quello scempio lo ha chiamato al telefono, lo ha scongiurato di accorrere prima che fosse troppo tardi, Il funzionario si precipita, tenta di ricondurre alla ragione gli energumeni. Invano. Nessuno lo sente. Sale sul cofano di un&#8217;auto in sosta e invita la gente a sgomberare, a tornare a casa. Ma, armato soltanto di una lunga stecca, secondo l&#8217;uso inglese, \u00e8 assolutamente impotente. Qualcuno chiama a gran voce la polizia. Quale? Dove? La forze dell&#8217;ordine si sono volatilizzate.<\/em><\/p>\n<p><em>Finalmente \u00e8 la folla ad impadronirsi dell&#8217;uomo: afferrato, trascinato fuori, gettato sulle rotaie del tram, davanti a una vettura che si \u00e8 dovuta arrestare. Un gruppo di scalmanati sale, urla al conducente di metterla in moto. L&#8217;uomo si rifiuta. Il tranviere \u00e8 malmenato. Lo si minaccia. Si rifiuta ancora. &quot;\u00c8 un fascista&quot;, urla la folla. Il tranviere, sanguinante, non perde la calma, estrae dalla tasca il portafoglio, mostra la tessera di iscrizione al partito comunista. Non contenta, la folla tenta di spingere il carrozzone a braccia. Il conducente blocca i freni e si pone la manovella in tasca. &quot;Ammazzate anche lui&quot;, urla la gente. Chi era costui? &quot;L&#8217;unico uomo presente in una mandria di bestie&quot;, risponder\u00e0 un giornalista. Il suo nome merita di essere ricordato: Angelo Salvatori, romano.<\/em><\/p>\n<p><em>Il gregge impazzito si getta su quel povero corpo sanguinante che giace sulle rotaie, vuole farlo a pezzi. Ma una voce grida: &quot;Al fiume&quot;. Cento mani lo afferrano, lo rialzano, lo trascinano sul ponte Umberto, sollevano sul parapetto un corpo ormai senza vita, lo lanciano nel fiume. Il tuffo nell&#8217;acqua fredda rianima il morente. Si aggrappa a uno steccato, messo l\u00ec un tempo per nuotatori inesperti, gli occhi in alto quasi ad invocare piet\u00e0 dalla folla sul ponte. Ma la folla non conosce piet\u00e0. Un uomo e un ragazzo, aizzati da una moltitudine sempre pi\u00f9 eccitata, si fanno calare dal ponte sullo steccato, colpiscono la vittima coi piedi, colpiscono la vittima coi piedi, la costringono a staccarsi. Sospinto al largo dalla corrente, l&#8217;uomo prova a nuotare. Allora si vede un uomo scendere precipitosamente al fiume, saltare su una barca e puntare verso la testa della vittima che di tanto in tanto affiora, e vibrarle colpi coi remi. Per due volte l&#8217;uomo riesce a sfuggire, alle mazzate tremende, cercando di nuotare sott&#8217;acqua. Ma la terza volta non ce la fa pi\u00f9. Allo stremo delle forze, mezzo assiderato in un ultimo disperato tentativo l&#8217;uomo cera di aggrapparsi al bordo della barca. Rivolge uno sguardo supplichevole, di bestia martoriata. Ma il barcaiolo infierisce cin assurdo accanimento. Coi remi colpisce le mani della vittima. Costretto ad abbandonare la presa, il corpo si abbandona alla corrente. Di tanto in tanto riaffiora: ma \u00e8 disteso. \u00c8 finita. A Ponte Sant&#8217;Angelo due individui ripescano il cadavere. Lo portano a riva. La folla, non ancora placata, urla: &quot;A Regina Coeli&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Tenuto per i piedi, il corpo \u00e8 trascinato per i selciati di lungotevere, seguiti da una turba di almeno diecimila persone. Per terra, le tracce del lugubre passaggio: una sottile riga di sangue. Al carcere, il corpo \u00e8 scaraventato contro l&#8217;inferriata di una finestra, appeso con il capo in basso, crocefisso, sputacchiato, quindi preso a sassate. A questo punto, finalmente interviene la polizia. Interviene il Procuratore del Re che recupera il cadavere e lo consegna ad un&#8217;autoambulanza. Destinazione: Istituto Medicina legale.<\/em><\/p>\n<p><em>Erano le 12,10 del 18 settembre 1944.<\/em><\/p>\n<p>Una foladi 10.000 persone: un delitto collettivo, quindi, nel corso del quale ci sarebbe stato tutto il tempo per ritrovare un briciolo di umanit\u00e0, visti i tempi e le modalit\u00e0 in cui fu consumato; e, oltretutto, un delitto perfettamente gratuito, che prese a bersaglio un uomo innocente. Non si dica che i romani, durante i nove mesi dell&#8217;occupazione tedesca, avevano sofferto pi\u00f9 degli abitanti di Varsavia, di Bruxelles o di Parigi, i quali vissero quattro o cinque anni di regime d&#8217;occupazione e videro o subirono scene ben pi\u00f9 atroci, compresi i bombardamenti dei cosiddetti liberatori. Le Fosse Ardeatine? Ma non ci sarebbero state, se i figli di pap\u00e0 che misero la bomba in Via Rasella, simili ai figli di pap\u00e0 che sparsero la benzina sulla porta della casa di Primavalle, non avessero voluto e cercato la strage ad ogni costo. L&#8217;Italia democratica e antifascista ha avuto il 18 settembre 1944 il suo battesimo: con una magistratura impotente, una polizia assente, una turba indiavolata, una vittima designata da immolare sull&#8217;altare della collera popolare. Il massimo dell&#8217;umiliazione fu che i soli a tentare seriamente di salvare il malcapitato furono due ufficiali dell&#8217;esercito occupante: chiss\u00e0 cosa avranno penato del popolo italiano.<\/p>\n<p>La macelleria messicana di Piazzale Loreto non nasce dal nulla. I semi dell&#8217;odio covavano da molto tempo, da prima della guerra: gli agitatori comunisti li avevamo sparsi a piene mani tra una folla barbara e incivile, che perfino dopo una vittoria \u00e8 capace di massacrare un giovane per aver gridato <em>Viva l&#8217;Italia!<\/em>, come era accaduto a Torino nel 1919; figuriamoci dopo una sconfitta, e una sconfitta cos\u00ec totale e cos\u00ec mortificante come quella del 1943 (cfr. il nostro articolo: <em>Pierino Delpiano fu massacrato per aver gridato: &quot;Viva l&#8217;Italia&quot;<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 04\/01\/18). Certo, nella sconfitta e nel disordine sociale un popolo d\u00e0 il peggio di s\u00e9: scene simili si erano gi\u00e0 viste in altri luoghi, ad esempio in Russia nel 1917. Ma il problema dell&#8217;Italia \u00e8 diverso. In Italia, il solo partito politico che non tramonta mai \u00e8 quello dell&#8217;anti-nazione, quello che ha sempre sete del sangue dei propri fratelli; quello che spia il momento per potersi gettare alla gola di quei connazionali che, bene o male, cercando difendere l&#8217;interesse dell&#8217;Italia, e che richiamano alla necessit\u00e0 della concordia e della disciplina. Il fondo anarcoide del popolo italiano, il fastidio per ogni forma di autorit\u00e0, per le leggi, per le regole, si sposa con l&#8217;odio di classe sapientemente coltivato e che oggi non \u00e8 affatto scomparso, ha solo cambiato casacca e ragione sociale: oggi si chiama amore per il lontano. In nome di questo amore, di questa solidariet\u00e0, di questo dovere di accoglienza, e anche in nome di Dio ancor oggi vi sono molti italiani e moltissimi intellettuali, i quali sarebbero pi\u00f9 che pronti a balzare addosso agli altri, a quelli che non la pensano come loro&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si dice che se una nave parte per il suo viaggio inaugurale con un cadavere a bordo, ci\u00f2 le porter\u00e0 sfortuna sin dall&#8217;inizio e la voter\u00e0<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[137,234],"class_list":["post-24682","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-fascismo","tag-roma"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24682","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24682"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24682\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24682"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24682"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24682"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}