{"id":24680,"date":"2015-11-21T10:31:00","date_gmt":"2015-11-21T10:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/21\/don-verze-giancarlo-zizola-e-il-delirio-auto-teistico-dei-cattolici-progressisti\/"},"modified":"2015-11-21T10:31:00","modified_gmt":"2015-11-21T10:31:00","slug":"don-verze-giancarlo-zizola-e-il-delirio-auto-teistico-dei-cattolici-progressisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2015\/11\/21\/don-verze-giancarlo-zizola-e-il-delirio-auto-teistico-dei-cattolici-progressisti\/","title":{"rendered":"Don Verz\u00e9, Giancarlo Zizola e il delirio auto-teistico dei cattolici progressisti"},"content":{"rendered":"<p>Come i loro cugini marxisti e come i Borboni di Napoli, non dimenticano nulla e non imparano mai nulla: nessun errore, nessuna autocritica li smuovono dalle loro rocciose certezze; loro hanno sempre ragione e sempre l&#8217;hanno avuta, anche quando la cronaca o la storia li hanno sbugiardati completamente. Stiamo parlando dei cosiddetti cattolici progressisti, i quali, da sempre, si ritengono la parte migliore, per non dire l&#8217;unica autorizzata, a parlare a nome di Dio, della Chiesa e della teologia cristiana. La volta in cui li vedremo riconoscere uno sbaglio, in cui li vedremo ammettere di aver preso una grossa cantonata, bisogner\u00e0 aspettarsi qualche prodigio spettacolare, qualche aurora polare nel deserto, qualche nevicata a ferragosto: di fatto, nessuno ha mai assistito a qualcosa di simile, perch\u00e9 non rientra nella loro <em>forma mentis<\/em>. Loro hanno sempre ragione; Dio \u00e8 dalla loro parte; loro sono Chiesa (come recita un loro slogan tanto arrogante, quanto grossolano; come se gli altri non lo fossero, e come se la Chiesa fosse una entit\u00e0 che si pu\u00f2 plasmare e indirizzare a colpi di maggioranza: un uomo un voto, come nelle democrazie).<\/p>\n<p>La trista vicenda di don Luigi Maria Verz\u00e9, fondatore dell&#8217;ospedale San Raffaele di Milano e presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, nonch\u00e9 fondatore e rettore dell&#8217;Universit\u00e0 Vita-Salute San Raffaele, sacerdote sospeso <em>a divinis<\/em> fin dal 1964 e morto nel 2011 con una raffica di inchieste, processi e condanne a suo carico, crediamo sia talmente nota, da rendere inutile, qui, ricordarla nei dettagli. Baster\u00e0 solo dire che don Verz\u00e9 \u00e8 stato condannato per tentata corruzione e per abuso edilizio; incriminato per truffa aggravata; indagato per ricettazione; e che dalle inchieste \u00e8 uscito un quadro complessivo della gestione del San Raffaele a dir poco disinvolto, nonch\u00e9 discutibili rapporti con il modo della politica e relazioni confidenziali con personale dei servizi segreti al fine di accedere a informazioni riservate che lo favorissero nelle sue attivit\u00e0 di tipo imprenditoriale. Insomma \u00e8 emersa la figura di un supermanager onnipotente e senza scrupoli, avvezzo a farsi strada con sistemi quasi banditeschi, fornito di entrature e canali riservati nel sottobosco della politica e della finanza speculativa.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 storia, e storia recente: ai posteri l&#8217;ardua sentenza. Quel che ci sembra meritevole di una speciale riflessione \u00e8 il retroterra culturale, spirituale, morale, che ha reso possibile una simile degenerazione da parte di un sacerdote verso il mondo degli affari, della speculazione e della bassa politica: di un sacerdote che, pur essendo sospeso dalle sue funzioni, continuava a presentarsi come un uomo di Chiesa e, anzi, sfoggiava il piglio di un prete riformatore, nemico dei conservatorismi, aperto al nuovo, alla modernit\u00e0, alla scienza, e persino favorevole, in certi casi, all&#8217;eutanasia: insomma, un prete che si proponeva come uomo d&#8217;avanguardia nel processo di rinnovamento della Chiesa e che, come tale, raccoglieva i consensi e i favori di non pochi intellettuali.<\/p>\n<p>Il giornalista Giancarlo Zizola (1936-2011), noto vaticanista, del quale abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di occuparci, confutando la sua tesi secondo cui le ragioni che spinsero papa Pio X a combattere energicamente il modernismo sarebbero state essenzialmente, o prioritariamente, di natura politica (cfr. il nostro articolo: \u00abPer i cattolici progressisti, Pio X colp\u00ec il modernismo per un meschino calcolo politico\u00bb, pubblicato su \u00abIl Corriere delle Regioni\u00bb in data 08\/11\/2015), fu uno dei suoi ammiratori e sostenitori, e questo ben dopo il 1964, allorch\u00e9 ebbe luogo la sua sospensione a divinis: provvedimento che, se non andiamo errati, dovrebbe rendere del tutto fuor di luogo qualunque apologia nei confronti di chi ne sia colpito.<\/p>\n<p>Scriveva, dunque, Giancarlo Zizola nella introduzione al libro &quot;Un&#8217;ala per guarire&quot;, contenente una serie di interviste &#8211; che lui chiama &quot;colloqui&quot; da lui fatte a Don Luigi Verz\u00e9,\u00a0 e alcuni testo dello stesso Verz\u00e9 (che risulta come l&#8217;autore del libro: &quot;Un&#8217;ala per guarire&quot;, Cinisello Balsamo, Milano,\u00a0 Edizioni San Paolo, 1994, pp. 6-8):<\/p>\n<p><em>\u00abQuesto dialogo pu\u00f2 essere considerato unitariamente una ricerca complessiva\u00a0 sul senso che una guarigione umana pu\u00f2 assumere in quest&#8217;epoca. \u00e8 un dialogo con un sacerdote-medico, uno di quei cristiani che, sempre meno di rado, sulla scia del sacerdote-scienziato Teilhard de Chardin, cercano di mostrare coi fatti le risorse del dialogo tra fede e scienza. Nei molteplici colloqui scambiati con lui su questi temi, don Verz\u00e9 ha accettato di misurarsi, nei limiti di un dialogo giornalistico, e in tutta la franchezza del suo linguaggio\u00a0 e la severit\u00e0 dei giudizi, con i problemi di frontiera posti dalla scienza e dai progressi della medicina: se la prima parte del libro \u00e8 piuttosto il &quot;romanzo&quot; della sua vita, la seconda viaggia nei percorsi pi\u00f9 impervi e magnifici delle questioni bio-etiche pi\u00f9 delicate, dalla fecondazione artificiale all&#8217;eutanasia, dalle manipolazioni genetiche ai trapianti d&#8217;organo, portando la visione spesso originale, talora sorprendente, d&#8217;un credente per il quale la fede \u00e8 sinonimo di coraggio.<\/em><\/p>\n<p><em>Possiamo riconoscere comunque in don Luigi Verz\u00e9 e nella sua organizzazione, non meno che in altri sacerdoti, siore, religiosi e laici, dediti alla missione del &quot;guarire&quot; in molte parti del mondo, questa forma moderna che riveste la millenaria attenzione della Chiesa alla sofferenza. Nel corso della storia la Chiesa ha spontaneamente assunto il servizio dei malati. Curare, consolare, guarire \u00e8 stato per essa il segno pi\u00f9 umano di salvezza realizzato dal Cristo. \u00e8 abituale ricordare che la medicina moderna ha trasformato la cura, suscitando immense speranze, prolungato la possibilit\u00e0 e l&#8217;opportunit\u00e0 della vita, ma ha rivelato anche i propri limiti. Forse l&#8217;investimento nelle tecniche della guarigione ha rischiato di far passare in secondo piano l&#8217;importanza della consolazione e della cura, cos\u00ec legate alla dimensione relazionale, aprendo nuovi spazi all&#8217;intervento integrativo del volontariato sociale o degli operatori religiosi, alle frontiere pi\u00f9 critiche della societ\u00e0 e dei suoi malesseri.<br \/>\nTuttavia, l&#8217;atteggiamento che si pu\u00f2 cogliere in don Verz\u00e9 attira una peculiare attenzione per il carattere esplicito del suo tentativo di revisione di alcuni stereotipi tradizionali della cultura cattolica che, validi in passato, lo sono meno oggi a causa del peso di certe abitudini antimodernistiche o doloristiche ancora annidate residuamente in qualche sacca del sistema religioso. Egli non \u00e8 solo in questo sforzo, che si inserisce ormai a pieno titolo in una corrente culturale ben presente nella storia moderna del cristianesimo.<\/em><\/p>\n<p><em>Sembra che egli faccia proprio, di fronte alla generale secolarizzazione della societ\u00e0 e della stessa medicina, un audace punto di vista laicale, che \u00e8 segnale inequivoco della sua dimestichezza con le correnti profetiche della Bibbia, e che lo spinge a preoccuparsi anzitutto di fare l&#8217;uomo, di servirlo, di adibire all&#8217;espansione dell&#8217;umano fino alla &quot;guarigione perfetta&quot; ogni spazio e strumento creato dall&#8217;intelligenza: egli porta in questo servizio la totalit\u00e0 di una vocazione medico-sacerdotale. Se questo approccio lo spinge talora ad assumere posizioni di apertura e di sollecitazione riformistica, sia pure umile, nei confronti della Chiesa, la storia personale raccontata nel libro sembra voler dimostrare che egli ne ha saputo affrontare i rischi, inclusa la difficile comprensione delle sue sfide, fino alla pi\u00f9 dolorosa solitudine, pur di salvare la natura originale dell&#8217;impresa ospedaliera da lui allestita. Basandosi sul proprio diario, egli ricorda che ritenne di non dover rinunciare all&#8217;idea in cui credeva, nemmeno di fronte alla ingiunzioni pi\u00f9 autorevoli, convinto com&#8217;era che fosse &quot;opera di Dio&quot;e rammenta anche come, per sviluppare il San Raffaele, egli dovette &quot;spostare montagne di ostacoli politici ed ecclesiastici&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Per questo prete veronese, infatti, guarire &quot;\u00e8 pi\u00f9 che medicare, significa restituire la persona alla vita&quot;, anzi &quot;significa aiutare Dio a salvare il mondo&quot;. Nel punto in cui si congiungono guarigione e salvezza, don Verz\u00e9 mobilita, grazie ad un buon numero di collaboratori di qualit\u00e0, ogni risorsa della tecnica e della scienza per contendere lo spazio alla malattia e alla morte. Egli fonda la sua laicit\u00e0 sul duplice principio: Dio non ha voluto la morte, \u00e8 il &quot;Dio dei vivi&quot;; l&#8217;incarnazione \u00e8 un compito globale, universale e contemporaneo. Egli cita volentieri il passo di una lettera pervenutagli e nella quale egli dice di riconoscersi: &quot;Tanto tempo fa lei mi disse che l&#8217;incarnazione era per lei il mistero che attraeva il suo cuore e la sua mente. Mi rendo conto che \u00e8 anche il mistero che d\u00e0 senso alla sua vita. Ed oggi, se penso a lei, la penso come uno che vive l&#8217;incarnazione&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Sarebbe troppo facile, oggi, dopo gli scandali, i processi e le condanne che hanno consegnato alla storia la figura di don Verz\u00e9 come quella di un prete affarista e intrigante, senza scrupoli, senza ombra di vera carit\u00e0 cristiana, una figura sinistra e di gravissimo scandalo per tutta la Chiesa e per i credenti in buona fede, che in lui hanno riposto la loro fiducia, \u00a0infierire e girare il coltello nella piaga, facendo notare quanto grottesche suonino le lodi sperticate di Giancarlo Zizola nei confronti di costui; perci\u00f2, su questo aspetto della questione, non diremo altro.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto su cui ci preme svolgere una riflessione, invece, \u00e8 un altro: non quello giuridico e morale, ma proprio quello teologico e religioso. Zizola ci presenta don Verz\u00e9 come una specie di riformatore&quot;laicale&quot; della Chiesa, animato da uno spirito profetico e, naturalmente, progressista; lancia le sue solite frecciate contro gli &quot;antimodernisti&quot; e li equipara a dei &quot;doloristi&quot; che hanno fatto il loro tempo ed \u00e8 ora che si tolgano dai piedi, perch\u00e9 la Chiesa cattolica deve essere un luogo gioioso e il suo Dio \u00e8 il &quot;Dio dei vivi&quot; e non dei morti, n\u00e9 &#8211; par di capire, dei sofferenti. Addirittura, sostiene che &quot;guarire \u00e8 pi\u00f9 importante&quot; che curare: e ci sembra che egli abbia tracciato un ritratto realmente \u00a0fedele delle convinzioni religiosi e teologiche di don Verz\u00e9.<\/p>\n<p>Ebbene: come il lettore di questa pagina di prosa non avr\u00e0 mancato di notare, si tratta di una serie di pasticci o di vere e proprie proposizioni ereticali le quali\u00a0non hanno nulla a che fare con la dottrina cattolica e con la sana teologia, anche se ammantate di parole melliflue e di frasi che sono un capolavoro di voluta ambiguit\u00e0, per contrabbandare \u00a0come legittime e perfino ammirevoli delle idee che sono agli antipodi della dottrina cattolica.<\/p>\n<p>A Zizola, lo abbiamo capito, don Verz\u00e9 piace perch\u00e9 \u00e8 &quot;moderno&quot;, perch\u00e9 \u00e8 &quot;laicale&quot; (non potendo definirlo n\u00e9 laico, essendo un prete, n\u00e9 laicista, perch\u00e9 non sarebbe un complimento), e perch\u00e9 \u00e8 un &quot;riformista&quot;, al punto che si attira l&#8217;opposizione dei settori pi\u00f9 conservatori e retrivi della Chiesa. Inoltre \u00e8 un uomo di scienza (immancabile la citazione di Teilhard de Chardin come alfiere della ritrovata concordia fra scienza e fede; peccato che il pensiero di Teilhard sia pi\u00f9 un naturalismo evoluzionistico e panteistico che cristiano) ed \u00e8 convinto che bisogna lottare contro la malattia e la morte, per vincerle. Strano. Ci avevano insegnato, i buoni preti del tempo che fu, che la sofferenza ha un valore straordinario dal punto di vista morale; che, vissuta con accettazione e come offerta di amore a Dio, \u00e8 un potentissimo strumento di perfezionamento spirituale e anche di aiuto al prossimo; e che Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 venuto a toglierla, ma a darle un significato: che \u00e8 la Croce. Forse erano proprio quei preti antimodernisti e doloristi di cui parla il buon Zizola. Oppure \u00e8 don Verz\u00e9 che non ha compreso il valore e il senso della sofferenza, e che, dall&#8217;encomiabile desiderio di lenirla, \u00e8 passato all&#8217;atteggiamento &#8211; eretico &#8211; di volerla estirpare?\u00a0<\/p>\n<p>Don Verz\u00e9 sostiene che l&#8217;uomo deve partecipare al mistero dell&#8217;incarnazione (significativamente, con la lettera minuscola) e che lui, personalmente, si sente un collaboratore dell&#8217;incarnazione, perch\u00e9 si sente chiamato da Dio a combattere il male per sconfiggerlo. Anche la morte deve esser sconfitta? E se un malato non \u00e8 guaribile, bisogner\u00e0 considerare i nostri sforzi come un fallimento? Il successo nella lotta contro la malattia \u00e8 il criterio per giudicare la bont\u00e0 dell&#8217;impegno cristiano? \u00c8 chiaro che, assumendo questo punto di vista, si perde il senso della misura e il senso del limite: l&#8217;uomo finisce per credersi un Dio; don Verz\u00e9 si \u00e8 sentito investito di una parte superiore all&#8217;umana, quella del Salvatore: il classico delirio di onnipotenza della medicina moderna. Il suo possibilismo, la sua apertura sui pi\u00f9 scottanti temi etici (che Zizola chiama &quot;impervi e magnifici&quot;) nascono da qui. Se don Verz\u00e9 \u00e8 Dio, duemila anni di morale cattolica possono essere ben riveduti, aggiornati e corretti da uno come lui: l&#8217;intensit\u00e0 del suo impegno e l&#8217;ampiezza dei risultati ne fanno un consacrato per merito speciale, promosso sul campo al rango di vice-Dio.<\/p>\n<p>Naturalmente, per giustificare tanta arroganza, non resta che rifarsi ad un non meglio specificato &quot;spirito profetico&quot;: tutti i teologi d&#8217;assalto e i preti presuntuosi e tendenzialmente eretici hanno sempre fatto cos\u00ec; e cos\u00ec li hanno descritti i loro ammirati discepoli. Incassata questa patente di profetismo, don Verz\u00e9 \u00e8 pronto per lanciarsi nella sua missione: quella di &quot;fare l&#8217;uomo&quot;. S\u00ec, avete letto bene: questa \u00e8 l&#8217;espressione adoperata da Zizola: egli deve &quot;fare l&#8217;uomo, servirlo, adibire ogni spazio e strumento dell&#8217;intelligenza umana all&#8217;espansione dell&#8217;umano&quot;. Ci domandiamo: \u00e8 ancora cristianesimo, questo? \u00c8 questa la dottrina cattolica? Il buon cristiano deve &quot;fare l&#8217;uomo&quot; e deve prodigarsi per servirlo ed &quot;espanderlo&quot;. Espanderlo? Espandere cosa: la durata della sua vita, la sua sete di immortalit\u00e0 fisica, il suo senso di potere? Espandere il suo ego? Credevamo che il compito del buon cristiano fosse esattamente l&#8217;opposto: cio\u00e8 mortificare l&#8217;io, a partire da se stesso; farsi piccolo e umile, semplice e povero di spirito davanti a Dio; farsi simile a un bambino, per poter entrare nel regno dei Cieli. Non ci sembra, leggendo il Vangelo, che Ges\u00f9 abbia assolutizzato i suoi miracoli, le sue guarigioni, i suoi esorcismi; voleva addirittura tenerli nascosti, quando possibile; non voleva che la gente credesse a lui perch\u00e9 guariva i malati e liberava gli ossessi, ma perch\u00e9 indicava, con le parole e con l&#8217;esempio, la strada dell&#8217;amore di Dio e del prossimo. Ma per don Verz\u00e9 questi obiettivi sono troppo modesti, evidentemente: egli farnetica di una &quot;guarigione perfetta&quot;, che il medico-sacerdote deve essere in grado di offrire ai suoi pazienti,<\/p>\n<p>Eppure, per il Vangelo, amare il prossimo non vuol dire guarirlo: vuol dire guarirlo, se possibile; assisterlo, incoraggiarlo, volergli bene, indipendentemente dal fatto che potr\u00e0 guarire o meno. Madre Teresa di Calcutta raccoglieva i morenti per strada e li portava con s\u00e9 per offrire loro una morte dignitosa, facendoli sentire amati: perch\u00e9 la morte \u00e8 un passaggio inevitabile, necessario, e che, in se stessa &#8211; certi cattolici progressisti e modernisti se lo sono forse scordato &#8211; non ha nulla di tetro, al contrario, \u00e8 la porta che ci immette nella dimensione \u00a0dell&#8217;eternit\u00e0. Il cristiano non deve condurre alcuna crociata contro la morte; perch\u00e9, se \u00e8 vero che Dio non ci ha creati per la morte, ma per la vita, \u00e8 altrettanto vero che non siamo noi che possiamo darci la vita e sconfiggere la morte, appunto perch\u00e9 noi siamo creature e non il Creatore, siamo uomini e non Dio. Ma don Verz\u00e9 non la vede cos\u00ec. Per lui, l&#8217;incarnazione (minuscola) \u00e8 un compito globale. Ma che significa questo? Evidentemente, significa che anche noi uomini siamo un po&#8217; Dio; che anche noi siamo un po&#8217; l&#8217;incarnazione di Dio; che Dio non \u00e8 il nostro Creatore, ma, tutt&#8217;al pi\u00f9, una specie di fratello maggiore, e che noi siamo chiamati a completare la sua opera. Questo, per\u00f2 &#8212; sia ben chiaro -, non \u00e8 affatto cristianesimo: \u00e8 gnosticismo.\u00a0<\/p>\n<p>La degenerazione affaristica e speculativa della grande opera di don Verz\u00e9 con l&#8217;ospedale San Raffaele nasce da questa errata impostazione teologica. Se l&#8217;uomo \u00e8 un po&#8217; Dio anche lui, allora non valgono, per lui, gli angusti confini della morale corrente: il fine giustifica i mezzi. Ed ecco la spregiudicatezza, gli illeciti, le vere e proprie aberrazioni criminali di cui si \u00e8 reso responsabile nel suo delirio di onnipotenza. Un Dio se ne va dritto per la sua strada, non va tanto per il sottile, ha un compito troppo grande e troppo urgente da portare a compimento: fare l&#8217;uomo e salvarlo. Con qualunque mezzo.<\/p>\n<p>Cari cattolici progressisti, voi che, con Giancarlo Zizola, avete ammirato uomini come don Verz\u00e9; avete flirtato con loro; li avete visti e descritti come gli &quot;uomini nuovi&quot; e &quot;i santi della modernit\u00e0&quot; che avrebbero traghettato la Chiesa verso le magnifiche sporti e progressive: sarebbe mai possibile, una volta tanto, una volta sola, vedervi fare ammenda, e <em>mea culpa<\/em>, e riconoscere quanta superbia intellettuale vi fosse nei loro e nei vostri errori?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come i loro cugini marxisti e come i Borboni di Napoli, non dimenticano nulla e non imparano mai nulla: nessun errore, nessuna autocritica li smuovono dalle<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[109,236],"class_list":["post-24680","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-chiesa-cattolica","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24680","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24680"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24680\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}