{"id":24675,"date":"2016-08-09T07:18:00","date_gmt":"2016-08-09T07:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/09\/don-mainetti-e-la-fine-di-mussolini\/"},"modified":"2016-08-09T07:18:00","modified_gmt":"2016-08-09T07:18:00","slug":"don-mainetti-e-la-fine-di-mussolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/08\/09\/don-mainetti-e-la-fine-di-mussolini\/","title":{"rendered":"Don Mainetti e la fine di Mussolini"},"content":{"rendered":"<p>La storia della cosiddetta Resistenza, ormai si sa (ed era ora, dopo settant&#8217;anni di silenzi, di mezze verit\u00e0 e di sfrontatissime bugie), \u00e8 tutta da riscrivere; e, soprattutto, \u00e8 da rivedere l&#8217;impostazione di fondo, moralistica e a senso unico, secondo la quale tutta la giustizia sarebbe stata presso una sola delle due parti in lotta, quella dei partigiani &quot;vittoriosi&quot; &#8211; e, guarda caso, ma per puro accidente, anche degli Alleati che stavano, loro s\u00ec, vincendo la guerra, con la schiacciante superiorit\u00e0 di cui disponevano sulle forze dell&#8217;Asse &#8212; e tutta l&#8217;ingiustizia e la malvagit\u00e0, invece, dall&#8217;altra, quella dei Tedeschi e dei fascisti della Repubblica Sociale Italiana, cio\u00e8 i soccombenti.<\/p>\n<p>All&#8217;interno di questa versione di comodo, super-ideologizzata e tuttavia camuffata da verit\u00e0 candida e immacolata, sulla quale non era lecito avanzare dubbi, a meno di nutrire delle inconfessate simpatie fasciste (tanto \u00e8 vero che un diverso punto di vista \u00e8 stato preso in considerazione dalla cultura ufficiale solo dopo la &quot;revisione&quot; della vulgata resistenziale da parte di un giornalista di sinistra, Giampaolo Pansa), si colloca un&#8217;altra verit\u00e0 nascosta, un&#8217;altra storia sottratta ad un serio approfondimento e archiviata in tutta fretta, perch\u00e9 nessuno fosse tentato di riaprire scomodi armadi e buttare in aria gli scheletri, col\u00e0 rinchiusi per sottrarli alla vista: quella relativa alle scelte politiche del clero cattolico durante la guerra civile italiana, fra il 1943 e il 1945.<\/p>\n<p>Subito dopo la fine del conflitto, come \u00e8 noto, molti sacerdoti e alcuni vescovi si affrettarono a sbandierare le loro benemerenze partigiane, divulgando il fatto &#8212; generalmente vero &#8212; che avevano protetto, nascosto, rifocillato le bande partigiane operanti in montagna (altro discorso per gli assassini che agivano nelle citt\u00e0 sotto il nome di G.A.P., Gruppi d&#8217;Azione Patriottica, che erano stati una diretta emanazione terroristica del Partito Comunista e nei quali gli altri partiti antifascisti c&#8217;entravano poco o nulla). Allo stesso modo, si tir\u00f2 un velo di silenzio sul tragico destino di quei preti &#8212; un centinaio in tutto &#8211; che erano stati uccisi durante la guerra civile, alcune decine dei quali caduti sotto il piombo dei partigiani comunisti: in parte perch\u00e9 erano stati cos\u00ec coerenti, e cos\u00ec imprudenti, da aderire alla Repubblica di Sal\u00f2, come quel don Tullio Calcagno che diresse il giornale <em>Crociata Italica<\/em> e fin\u00ec fucilato, a guerra ormai finita, insieme al grande invalido ed eroe di guerra Carlo Borsani; in parte per nessun&#8217;altra ragione che l&#8217;abito che portavano, compreso quel povero seminarista quattordicenne, Rolando Rivi, che, in odio alla religione cattolica, venne rapito, seviziato e torturato per dei giorni prima d&#8217;essere ucciso, senza alcun pretesto di carattere militare.<\/p>\n<p>Pertanto, a guerra finita la Gerarchia ecclesiastica tenne la politica di ricordare ai partiti antifascisti le proprie benemerenze resistenziali e antifasciste, quanto bastava per aver voce in capitolo nella societ\u00e0 democratica e nell&#8217;opera di ricostruzione nazionale; ma non tanto da rinfocolare odi semi-sopiti e da alimentare il perdurare di un clima da guerra civile, che, peraltro, non sarebbe stato certo favorevole alla Chiesa, vista la scia di delitti che si verificarono per tutto il 1945, il 1946 e il 1947, e sempre da parte di quei partigiani comunisti che non avevano consegnato le armi e che intendevano sgombrare il campo dalla presenza degli elementi &quot;borghesi&quot; i quali avrebbero potuto opporsi ai loro progetto di una &quot;seconda ondata&quot;, vale a dire di una nuova e pi\u00f9 sanguinosa insurrezione per impadronirsi del potere e instaurare anche nel nostro Paese, come in Unione Sovietica, la &quot;dittatura del proletariato&quot;. Insomma: meglio non ricordare a voce troppo alta il contributo dato dai parroci antifascisti alla guerra civile, perch\u00e9 ci\u00f2 avrebbe potuto rivelarsi un&#8217;arma a doppio taglio: avrebbe potuto incoraggiare e inasprire la sete di sangue degli ex partigiani comunisti, i quali gi\u00e0 si rammaricavano d&#8217;aver lasciato incompiuta la loro crudele opera di epurazione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche un&#8217;altra ragione, pi\u00f9 profonda di quella legata alle contingenze politiche, sociali e ideologiche di quella primavera del 1945 e al &quot;vento del Nord&quot; che soffiava dalle fabbriche del triangolo industriale: una ragione di tipo pi\u00f9 squisitamente religioso e morale. I preti e, in generale, i membri del clero che, durante la guerra civile, avevamo partecipato alla lotta o benedetto le armi fratricide e svolto opera di propaganda per l&#8217;una o per l&#8217;altra delle parti contendenti (senza dimenticare che, per la dottrina della Chiesa, <em>omnis potestas a Deo<\/em>, ogni autorit\u00e0 viene da Dio, e vi sono pochi dubbi che l&#8217;autorit\u00e0 legittima, in quel momento, al Nord, fosse costituita dalla Repubblica Sociale), vennero meno al loro impegno sacerdotale di essere sempre <em>super partes<\/em> e di non immischiarsi direttamente nelle cose della politica, meno ancora di macchiarsi le mani di sangue, e di sangue fraterno, in un evento cos\u00ec funesto e luttuoso come una guerra civile. La Chiesa, passata l&#8217;euforia per la cosiddetta Liberazione dell&#8217;aprile 1945, era tornata in s\u00e9, e i suoi pastori si erano resi conto di quanto fosse turpe, da parte del clero, essere sceso in campo e aver svolto un ruolo attivo nella tremenda resa dei conti che aveva avuto luogo nel seno della societ\u00e0 italiana, prolungandosi, con assassin\u00ee assolutamente ingiustificati e ingiustificabili, per mesi e persino per anni dopo l&#8217;insurrezione generale del 25 aprile. Meglio, dunque, cercar di dimenticare e, soprattutto, di far dimenticare: meglio non parlar pi\u00f9 n\u00e9 dei cappellani militari che avevano svolto opera di propaganda per la Repubblica Sociale sino ai primi mesi del 1945, n\u00e9 per i partigiani, e specialmente per quelli socialisti e comunisti, che avevano visto nella Chiesa un nemico di classe tanto odioso e meritevole di distruzione, quanto il fascismo stesso e poco meno della grossa borghesia finanziaria e industriale dell&#8217;Italia del Nord.<\/p>\n<p>Fra i molti preti che non si vergognarono, anzi, che si gloriarono di aver partecipato, in un modo o nell&#8217;altro, alla lotta fratricida del popolo italiano, spicca la figura di un prevosto di paese, il cui nome non direbbe nulla a nessuno, a settant&#8217;anni di stanza da quei fatti, se il caso non lo avesse posto di fronte all&#8217;evento pi\u00f9 significativo, e dall&#8217;alto valore simbolico, della cattura e, subito dopo, della rapida e spietata eliminazione fisica del caduto dittatore, colui che aveva entusiasmato le piazze per vent&#8217;anni e che ancora pochi mesi prima, il 16 dicembre 1945, aveva saputo elettrizzare l&#8217;uditorio milanese con il memorabile discorso al Teatro Lirico. Intendiamo parlare di don Enea Mainetti, prevosto di Musso, che, a quanto pare, e come lui stesso ha raccontato con dovizia di particolari, si trov\u00f2 a svolgere un ruolo non secondario nella resa dei gerarchi in fuga e nella cattura di Mussolini da parte dei suoi persecutori, i quali, di l\u00ec a poche ore, lo avrebbero assassinato, insieme alla sua sfortunata amante, la giovane e romantica Claretta Petacci.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, dunque, raccontava in prima persona i fatti che precedettero la cattura di Mussolini, don Enea Mainetti (testimonianza apparsa su <em>Il Popolo Nuovo<\/em> del 28-29 maggio 1945 e, dunque, ancora a caldo, cio\u00e8 ad appena un mese di distanza dagli eventi):<\/p>\n<p><em>C&#8217;era una colonna tedesca che passava. Temevo volesse dare battaglia in paese, rifiutando la resa e io mi preoccupavo di evitare spargimenti di sangue. Stavo per uscire di casa e recarmi dai comandanti partigiani di Dongo, quando la fantesca mi inform\u00f2 che un uomo con la barba desiderava parlarmi d&#8217;urgenza. Lo feci entrare. L&#8217;uomo si abbandon\u00f2 sul divano e con voce affannosa disse: &quot;Sono Bombacci: non desidero una cattura clamorosa. Vengo in casa sua e la prego di cercare un capo partigiano al quale intendo consegnarmi. Sono ormai in trappola come un topo. E pensare che ho due figli tra i partigiani! E pensare che sono stato contrario al fascismo per venticinque anni! I fascisti cantavano sempre delle canzoni contro di me&#8230;&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma cosa le \u00e8 saltato in testa di mettersi in questo pasticcio? Perch\u00e9 si \u00e8 iscritto al Partito repubblicano fascista?&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Non mi sono iscritto. Ho fatto della propaganda. Mi hanno illuso con la socializzazione che \u00e8 sempre stata lo scopo della mia vita. Dovevo ben pensare che con questa gente era ridicolo parlare do socialismo puro! Ho sbagliato. Morir\u00f2. Ma non voglio una cattura clamorosa&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Stavo per uscire per cercare un capo partigiano cui consegnare Bombacci, quando entr\u00f2 un altro signore con un ragazzo. &quot;Sono il ministro Romano&quot;, mi disse. &quot;Non so che avverr\u00e0 di me; le affido mio figlio, che non ho potuto affidare a un collegio come avrei desiderato, perch\u00e9 l&#8217;ordine di partenza \u00e8 stato improvviso. Affido a lei il ragazzo: glielo raccomando di cuore!&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Intanto Bombacci insisteva perch\u00e9 io andassi a cercare i partigiani. Altri borghesi per\u00f2 entrarono in casa. Non dissero i loro nomi, solo si presentarono come &quot;personalit\u00e0&quot;, che desideravano costituirsi. &quot;Ai partigiani diremo i nostri nomi &quot;. Seppi per\u00f2 i nomi di due, Mezzasoma e Zerbino, perch\u00e9 Bombacci chiese a uno di loro: &quot;Senta, Zerbino, mi sa dire dov&#8217;\u00e8 Mussolini?!&quot; Zerbino rispose: Chiss\u00e0 dov&#8217;\u00e8!&quot;. Allora Bombacci si rivolse a un altro: &quot;Mezzasoma, Mussolini \u00e8 ancora con la colonna?&quot;. Mezzasoma rispose: &quot;Da Menaggio ci ha lasciato. Per\u00f2 mi hanno detto che \u00e8 con i tedeschi&quot;. Gli altri che erano in salotto, non dicevano un gran che, ma si raccomandavano a me perch\u00e9 temevano d&#8217;essere linciati dalla folla.<\/em><\/p>\n<p><em>Vennero finalmente i partigiani e li portarono tutti al municipio di Musso. Io intanto presi la strada per Dongo, ma subito m&#8217;imbattei nel comandante Pedro [Pier Luigi Bellini delle Stelle, avvocato, comandante del distaccamento &quot;Puercher&quot; della 52a Brigata Garibaldi] e nel Capitano Barbieri. Dissi a Pedro: &quot;GUARDI CHE C&#8217;\u00c8 MUSSOLINI. PERQUISITE BENE, FATE PASSARE TUTTI GLI ANGOLI, NON LASCIATELO SCAPPARE, PERCH\u00c9 SIAMO SICURI CHE C&#8217;\u00c8&quot; [la sottolineatura \u00e8 nostra].<\/em><\/p>\n<p><em>Pedro mi ringrazi\u00f2 assicurandomi che avrebbe inviato immediatamente un garibaldino a Dongo per avvisare Bill [nome di battaglia del partigiano Urbano Lazzaro, autore di un libro controverso e assai critico verso i suoi ex compagni: &quot;Dongo. Mezzo secolo di menzogne&quot;] di controllare attentamente tutto perch\u00e9 lui aveva dato benestare alla colonna di procedere verso Dongo, assicurando che non vi sarebbero stati atti ostili.<\/em><\/p>\n<p>Don Mainetti, dunque, esordisce affermando che, al passare della colonna tedesca, la prima cosa che ebbe in animo di fare, fu di <em>evitare spargimenti di sangue<\/em>. Lodevole intenzione, degna di un premuroso pastore delle sue pecorelle! Evidentemente, per\u00f2, egli non ritenne che nelle vene di Mussolini scorresse del sangue: forse pensava che il Duce fosse una specie di rettile e che la sua eventuale uccisione non avrebbe pesato sulla coscienza di alcuno, tanto meno sulla sua, di buon cristiano e di prete stimato dalla sua comunit\u00e0. Si potrebbe obiettare &#8212; debole obiezione &#8211; che egli non immaginava che Mussolini sarebbe stato passato per le armi senza processo, visto che lo stesso Pedro, cio\u00e8 Pier Luigi Bellini delle Stelle, il locale comandante partigiano, non era di questo avviso, ma si accingeva a consegnarlo vivo ad emissari del generale Raffaele Cadorna, il quale, secondo quanto stabilito in una precisa clausola dell&#8217;armistizio di Cassibile, si era impegnato a consegnare Mussolini agli Alleati; e che fu il &quot;colonnello Valerio&quot;, cio\u00e8 Walter Audisio, suo superiore in grado, presentatosi nel primo pomeriggio del 28 aprile, insieme a &quot;Guido&quot;, Aldo Lampredi, uomo di fiducia di Luigi Longo, a decidere per l&#8217;esecuzione immediata, secondo gli ordini ricevuti a sua volta dal C.L.N.A.I. riunitosi a Milano. Come \u00e8 noto, esiste una complessa e controversa letteratura sull&#8217;argomento, che vede parecchie versioni contrastanti sulle ultime ore di Mussolini e sulla decisione di procedere alla sua esecuzione sommaria, questione nella quale non ci addentreremo. Quel che ci interessa notare \u00e8 la posizione di don Mainetti, il parroco di Musso, che fece un uso cos\u00ec discutibile delle informazioni di cui era venuto a conoscenza dalla bocca di ministri di Sal\u00f2 che erano venuti a bussare alla sua porta, uomini morituri che si erano fidati di lui e che avevano chiesto la sua mediazione per arrendersi alle forze partigiane. A noi sembra che, di quei discorsi, don Mainetti avrebbe dovuto farsi geloso custode, come di cose rivelategli in confessione: invece si precipit\u00f2 a spiattellare al comandante Pedro che Mussolini si trovava con la colonna tedesca e gli raccomand\u00f2, con gratuita e criminosa petulanza, che <em>bisognava perquisirla bene, passandola al setaccio, perch\u00e9 Mussolini era l\u00ec e non dovevano lasciarselo scappare<\/em>. Questo fu il modo in cui quell&#8217;uomo di Dio ritenne di assolvere i suoi doveri spirituali e civili. Alla luce di questi fatti, si capisce meglio l&#8217;atteggiamento di certi preti coinvolti nelle guerre civili del Terzo Mondo. Molti anni sono passati da allora e don Mainetti si \u00e8 presentato da tempo davanti al tribunale di Dio, n\u00e9 tocca agli uomini almanaccare sul Suo giudizio. Qualora toccasse a loro di esprimersi, verrebbe da pensare che, se l&#8217;Inferno esiste &#8212; e, per un cristiano, \u00e8 certo che esiste &#8212; quelle parole da lui pronunciate gli hanno ben meritato un posto. Ma, per fortuna, ripetiamo, non tocca a noi giudicare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia della cosiddetta Resistenza, ormai si sa (ed era ora, dopo settant&#8217;anni di silenzi, di mezze verit\u00e0 e di sfrontatissime bugie), \u00e8 tutta da riscrivere;<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[137,236],"class_list":["post-24675","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-fascismo","tag-sacerdozio"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24675","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24675"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24675\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24675"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24675"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24675"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}