{"id":24674,"date":"2016-12-12T10:25:00","date_gmt":"2016-12-12T10:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/12\/don-giussani-vide-arrivare-londa-della-modernita-sulla-coscienza-religiosa-e-cerco-di-porvi-riparo\/"},"modified":"2016-12-12T10:25:00","modified_gmt":"2016-12-12T10:25:00","slug":"don-giussani-vide-arrivare-londa-della-modernita-sulla-coscienza-religiosa-e-cerco-di-porvi-riparo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/12\/12\/don-giussani-vide-arrivare-londa-della-modernita-sulla-coscienza-religiosa-e-cerco-di-porvi-riparo\/","title":{"rendered":"Don Giussani vide arrivare l\u2019onda della modernit\u00e0 sulla coscienza religiosa, e cerc\u00f2 di porvi riparo"},"content":{"rendered":"<p>Don Luigi Giussani (nato a Desio il 15 ottobre 1922 e spentosi a Milano il 22 febbraio 2005), ordinato sacerdote nel 1945 dal cardinale milanese Ildefonso Schuster, aveva poco pi\u00f9 di trent&#8217;anni quando cominci\u00f2 a insegnare religione nel liceo classico <em>Giovanni Berchet<\/em>, attirando a s\u00e9 un certo numero di giovani con la sua forte personalit\u00e0, e fondando, verso il 1954, insieme a don Francesco Ricci, cappellano a Forl\u00ec, il movimento di Giovent\u00f9 Studentesca, che sarebbe poi sfociato, alla fine degli anni &#8217;60, insieme ad altri gruppi, nella pi\u00f9 vasta aggregazione denominata Comunione e Liberazione.<\/p>\n<p>Anche se Giovent\u00f9 Studentesca si espanse abbastanza velocemente in altre province e regioni, come la Toscana (nella diocesi di Sansepolcro, favorita dal vescovo Abele Conigli), don Giussani non l&#8217;aveva concepita e creata come un movimento, ma come una semplice diramazione dell&#8217;Azione Cattolica. Tuttavia i suoi metodi educativi erano nettamente diversi da quelli di Azione Cattolica, i cui gruppi maschili e femminili procedevano ancora ben distinti; perci\u00f2 don Giussani, che nel 1969 aveva lasciato il liceo <em>Berchet<\/em> per assumere la cattedra di Introduzione alla teologia presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica del Sacro Cuore, fu inviato dai suoi superiori negli Stati Uniti, dove rimase circa un anno, ufficialmente per svolgere ricerche sul protestantesimo americano, ma, in effetti, quale forma larvata di &quot;esilio&quot; perch\u00e9 i suoi sistemi educativi avevano suscitato contrasti e polemiche e si credette, allontanandolo da Giovent\u00f9 Studentesca e affidando la guida di quest&#8217;ultima a un altro sacerdote, di placarle pi\u00f9 facilmente. In effetti, l&#8217;unico risultato di quella separazione temporanea fu che, durante la sua assenza, vi fu una specie di crisi interna al gruppo, che fece emergere due tendenze non conciliabili, l&#8217;una fedele alle idee del fondatore, tutta imperniata sulla centralit\u00e0 del Vangelo, l&#8217;altra pi\u00f9 &quot;progressista&quot; e tendenzialmente laica, la quale intendeva valorizzare al massimo l&#8217;apporto degli &quot;uomini di buona volont\u00e0&quot; per affrontare i problemi sociali e per creare un mondo migliore, in un certo senso basandosi sulle forze puramente umane. Pi\u00f9 tardi, con Comunione e Liberazione, don Giussani non permise che si ripetesse l&#8217;errore: volle restare vicino alla sua creatura e guidarne lo sviluppo, cos\u00ec come non aveva potuto fare con la Giovent\u00f9 Studentesca.<\/p>\n<p>L&#8217;intuizione di don Giussani era giusta. Egli aveva visto la marea montante della modernit\u00e0 che si avvicinava, quale effetto del <em>boom<\/em> economico degli anni Cinquanta, e comprese che, per evitare una completa deriva della societ\u00e0 italiana in senso laicista e materialista, che avrebbe tagliato le sue radici cattoliche, bisognava puntare sull&#8217;azione in seno al mondo giovanile, e, in particolare, sugli studenti della nascente &quot;scuola di massa&quot; e dell&#8217;universit\u00e0. Senza dubbio egli vide e comprese che la modernizzazione rapidissima del Paese, che si sarebbe realizzata in poco pi\u00f9 di un decennio, con la piena industrializzazione e con l&#8217;insorgere dei fenomeni culturali e spirituali che gi\u00e0 avevano accompagnato tali sviluppo nei paesi dell&#8217;Europa centro-settentrionale, bisognava affrettarsi a ristabilire un dialogo con i giovani, prima che l&#8217;egemonia culturale marxista li attirasse a s\u00e9 tutti quanti, come gi\u00e0 era accaduto con gran parte della classe operaia. La societ\u00e0 contadina, antico presidio della cultura cattolica, sarebbe stata ben presto spazzata via dal <em>boom<\/em> e dalle sue conseguenze, anche psicologiche: abbandono della campagna e della montagna; urbanizzazione selvaggia; migrazioni interne dall&#8217;Italia meridionale a quella settentrionale; sfilacciamento progressivo dell&#8217;unit\u00e0 familiare, dovuto anche ai diversi ritmi di lavoro nella coppia e all&#8217;entrata massiccia delle donne nel mondo del lavoro; diffusione dell&#8217;ideologia femminista, eccetera.<\/p>\n<p>Quello che n\u00e9 lui, n\u00e9 altri, avrebbero potuto evitare, fu che all&#8217;interno del mondo cattolico e della Chiesa stessa penetrassero proprio quelle idee, e, pi\u00f9 ancora, quelle tendenze e quegli stili di vita, di provenienza anglosassone, per arginare e contrastare i quali egli aveva concepito la sua opera educativa in seno alla giovent\u00f9 studentesca. Era umanamente impossibile, insomma, evitare che una parte, almeno, delle tendenze distruttive e anticristiane della modernit\u00e0 penetrasse, magari sotto mentite spoglie, nell&#8217;ambito del cattolicesimo e della prospettiva di vita dei giovani cattolici, anche di quelli che avevano ricevuto una buona educazione religiosa e che militavano nelle organizzazioni e nei movimenti come l&#8217;Azione Cattolica o la stessa Giovent\u00f9 Studentesca. Troppo grande era il potere di seduzione del modello &quot;progressista&quot;; in ambito cattolico, esso era stata preceduto e accompagnato da tendenze assai spregiudicate, come la cosiddetta &quot;teologia negativa&quot; di origine protestante, ma influenzata anche dall&#8217;esistenzialismo, secondo la quale il credente deve badare a se stesso, senza aspettarsi che Dio intervenga per risolvere i suoi problemi: anticamera di un vero e proprio ateismo pratico, anche se non ancora riconosciuto come tale, che subdolamente, senza averne troppo l&#8217;aria, si insinuava nelle pieghe del pensiero cattolico e vi spargeva copiosi semi di confusione e disgregazione.<\/p>\n<p><em>C&#8217;\u00e8 un pensiero non cattolico che sta penetrando nel pensiero cattolico<\/em>, ammon\u00ec Paolo VI, poco prima della fine del suo pontificato e della sua vita; ma il fenomeno era gi\u00f9 percettibile nel corso degli anni Cinquanta, e si sarebbe reso pienamente visibile fra le pieghe del Concilio Vaticano II. Quando una parte dei teologi cattolici e perfino dei membri del clero cominciarono a contestare apertamente l&#8217;enciclica <em>Humane vitae<\/em>, o quando apparve, quasi in sfida al Magistero, il <em>Nuovo Catechismo Olandese<\/em>, vero e proprio equivalente cattolico del Sessantotto &quot;laico&quot;, il terreno per una insidiosa rivisitazione interna dei contenuti della fede cattolica era gi\u00e0 stato preparato da oltre un decennio di sottile penetrazione e infiltrazione di concezioni teologiche e morali fortemente inquinate dal modernismo americano, dalla teologia protestante ultra-razionalista, da una errata e schematica idea della &quot;inculturazione&quot; del cristianesimo nelle realt\u00e0 extra-europee, e da una volont\u00e0 di &quot;dialogo&quot; con le altre religioni e con le altre confessioni cristiane che, un poco alla volta, avrebbe creato le condizioni per il diffondersi di un clima di relativismo religioso, nella stesa catechesi cattolica, quale mai si era visto prima, e quale mai aveva fatto parte del suo bagaglio di pensiero e della sua tradizione.<\/p>\n<p>Senza voler riaprire, in questa sede, una pi\u00f9 ampia polemica, giova ricordare che il papa Pio XII aveva anch&#8217;egli desiderato convocare un concilio e che aveva accarezzato a lungo questa idea; ma aveva finito per rinunciarvi, allorch\u00e9 si era reso conto, grazie anche ai saggi consigli di alcuni suoi collaboratori, che il momento era pericolosissimo, perch\u00e9 le tendenze semi-protestanti, semi-laiciste e semi-relativiste, delle quali abbiamo fatti cenno, erano gi\u00e0 abbastanza forti, anche se non sempre visibili, da poter provocare degli effetti dirompenti; vi erano parecchi vescovi che aderivano a tali tendenze novatrici e che non aspettavano se non l&#8217;occasione per aggregarsi in una sufficiente massa critica, capace di spostare nella direzione da loro voluta le linee guida della Chiesa stessa, imprimendo a quest&#8217;ultima una evoluzione in senso modernista e progressista e rompendo con secoli di sacra Tradizione. Occorre aggiungere che l&#8217;attenzione interessata della stampa e della televisione avrebbe fornito a questo partito progressista in senso all&#8217;episcopato cattolico una visibilit\u00e0 e un prestigio sproporzionati ai loro meriti e al loro stesso numero; e che la Massoneria era riuscita da lungo tempo ad infiltrarsi in Vaticano e nelle pi\u00f9 alte gerarchie ecclesiastiche, e ora poteva disporre di un congruo numero di aderenti o di simpatizzanti proprio in seno all&#8217;episcopato, con lo scopo, tenacemente perseguito, era, del pari, di relativizzare le verit\u00e0 della fede cristiana e di preparare il terreno ad ulteriori, e sempre pi\u00f9 caotiche e discutibili, &quot;innovazioni&quot;, di tipo teologico e pastorale, come poi si sarebbe visto nell&#8217;opera di uomini come Hans K\u00fcng o Giulio Girardi, e, con maggiore abilit\u00e0 e prudenza, ma con altrettanta sostanziale spregiudicatezza, di Carlo Maria Martini o di Walter Kasper? Ma il momento cruciale, che ha fatto da cerniera, per l&#8217;irrompere di tali tendenze, quello nel quale si \u00e8 giocata la partita per la strenua difesa di quanto ancora era genuinamente cattolico, non solo nella societ\u00e0 italiana (e qui la battaglia fu persa fin dagli anni Settanta, con i referendum sul divorzio e sull&#8217;aborto), ma nella stessa cultura cattolica e nella stessa Chiesa cattolica, furono gli anni di Giovent\u00f9 Studentesca, fra il 1955 e il 1965 circa.<\/p>\n<p>Ha scritto Giovanni Riva nella sua biografia <em>Don Giussani<\/em> (Milano, Rusconi, 1986, pp. 71-74):<\/p>\n<p><em>Il contesto internazionale e italiano degli anni Sessanta si avviava ad essere assai diverso dagli anni Cinquanta. I giovani agitavano nuove idee e il futuro dio Giovent\u00f9 Studentesca sarebbe stato fecondo se ci fosse stata la possibilit\u00e0 di prepararlo; ma si rivel\u00f2 invece dilacerante per la privazione della sua guida.<\/em><\/p>\n<p><em>Don Giussani, infatti [&#8230;], lasciava l&#8217;insegnamento di religione al Liceo Berchet, mentre la responsabilit\u00e0 di Giovent\u00f9 Studentesca in diocesi di Milano passava a un altro sacerdote.<\/em><\/p>\n<p><em>Va rilevato per\u00f2 che, inviato don Giussani negli USA, in seno a Giovent\u00f9 Studentesca un certo sbandamento avvenne. Fu quasi psicologico, prima che teorico e ideale. E ne furono oggetto i giovani responsabili del movimento stesso, cio\u00e8 coloro che a don Giussani erano stati per anni i pi\u00f9 vicini e che, con lui, avevano finora costituito quel clima di letizia e convivenza lucido e fraterno (di &quot;ingenua baldanza&quot;) diceva don Giussani) che guid\u00f2, di fatto, moltissimi giovani studenti medi, lavoratori e universitari.<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;assioma del &quot;centuplo quaggi\u00f9&quot; cominci\u00f2 ad essere minato: dapprima, lo fu come certezza di fede, psicologicamente; e quindi poi, per essere rivalutato come effetto di una liberazione solo politica, fu ideologicamente strumentalizzato in modo puramente immanentistico. Ci\u00f2 \u00e8 rilevabile gi\u00e0 nel libretto della &quot;Scuola GS&quot; dell&#8217;anno 1966-67, intitolato &quot;La partecipazione alla comunit\u00e0&quot; e stampato nel settembre 1967: raccoglie appunti dalle lezioni, all&#8217;incirca mensili, tenute in quell&#8217;anno scolastico.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 nel titolo, c&#8217;\u00e8 la sottolineatura dell&#8217;accentuarsi attivista; una frase della premessa (&quot;Le idee &#8212; da sole &#8212; non hanno la forza di strapparci all&#8217;inerzia&quot;). Era parziale. Interpretava cio\u00e8 in modo molto pi\u00f9 ristretto il pensiero originale di don Giussani, per il quale infatti (che un noto teologo ha caratterizzato come seguace agostiniano della lucidit\u00e0 di Tommaso) l&#8217;idea stessa possiede implicazioni metodologiche e pratiche, la verit\u00e0 stessa comprende la propria via operativa: &quot;Il Verbo si \u00e8 fatto carne&quot; significa che il cristianesimo \u00e8 un Evento presente nella vita dell&#8217;uomo.<\/em><\/p>\n<p><em>La cosiddetta &quot;esperienza della morte di Dio&quot; (erano i tempi in cui si diffondevano quest&#8217;idea e questa linea teologica) consisteva nella voluta coscienza della scomparsa di un Dio che venisse a risolvere i problemi e le necessit\u00e0 dell&#8217;uomo (di fronte ai singoli problemi, infatti, l&#8217;uomo potrebbe, secondo quella concezione, fare soltanto appello alla tecnica, alla scienza, alla propria intelligenza, all&#8217;azione politica, eccetera). Non aveva perci\u00f2 senso altra cosa (dato per scontato l&#8217;essere cristiani) che l&#8217;approfondimento, di fronte ad ogni problema, della tecnica, della scienza, della politica e cos\u00ec via.<\/em><\/p>\n<p><em>Dio rest\u00f2 a indicare un ambito di idee e di idoli astratti: fu quindi facile, per molti, giungere a trarre la logica conclusione di rifiutarlo, dato che non se ne sperimentava la presenza.<\/em><\/p>\n<p><em>Don Giussani scriver\u00e0, nel volume &quot;La coscienza religiosa nell&#8217;uomo moderno&quot;: &quot;Il termine con cui propriamente si indica questa concezione in quanto resa mentalit\u00e0 sociale attraverso un influsso culturale divenuto dominante tramite il potere politico e l&#8217;educazione pubblica, \u00e8 LAICISMO. Esso \u00e8 LA PROFESSIONE DELL&#8217;APPARTENENZA DELL&#8217;UOMO A SE STESSO E BASTA (Cornelio Fabro), della presunzione di un&#8217;autonomia totale da parte dell&#8217;uomo. Esso \u00e8 la causa della difficolt\u00e0 profonda in cui oggi la coscienza religiosa si trova&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il fatto di Cristo pot\u00e9 allora essere sostituito, nella coscienza di molti cattolici, con ci\u00f2 che la potenza dell&#8217;uomo riusciva a fare, con una salvezza che l&#8217;uomo poteva, da solo o in comunit\u00e0, darsi, con affinamenti tecnici progressivi: la potenza di Dio si esprimeva direttamente nell&#8217;uomo senza intermediari, senza la Chiesa e addirittura senza Cristo. Anche il rapporto della comunit\u00e0 cristiana e del singolo cristiano con l&#8217;ambiente e con il mondo divent\u00f2 perci\u00f2 equivoco: si pot\u00e9 pensare che, per vivere rapporti interpersonali adeguati, fosse sufficiente il buon cuore e che, per cambiare il mondo, occorresse possedere solamente capacit\u00e0 di analisi e di prassi politico-scientifica. Anche in Giovent\u00f9 Studentesca pot\u00e9 allora farsi strada una riduzione sociologica o sentimentale della vita stessa della comunit\u00e0 cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Queste riflessioni gi\u00e0 andavano facendo don Giussani e altri tra coloro che l&#8217;avevano seguito: da esse ebbe inizio, per alcuni ex giessini gi\u00e0 adulti, una presa di coscienza e di responsabilit\u00e0 che divent\u00f2 presto [&#8230;] operativa.<\/em><\/p>\n<p><em>In seguito, nel novembre del 1967, l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica venne occupata: l&#8217;occupazione vide la presenza di giovani studenti un universitari che erano contemporaneamente dirigenti della Giovent\u00f9 Studentesca milanese. Non fu per\u00f2 il gesto del&#8217;occupazione in s\u00e9 a far emergere con nettezza le divisioni di fondo; lo fu, piuttosto, il dibattito che ne segu\u00ec. In esso, si evidenziarono motivazioni diverse e, quasi, due opposte concezioni della vita cristiana.<\/em><\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 molto da aggiungere a questa ricostruzione e a questa analisi, che pure sono state formulate ben trenta anni fa. Don Giussani era un uomo intelligente e, perci\u00f2, anche lucido; del resto, chi voleva vedere, poteva rendersi conto, in quegli anni, che il mondo cattolico era attraversato dalle stesse tendenze e dalle stesse crepe dissolutrici della modernit\u00e0, che gi\u00e0 percorrevano, e avevano sostanzialmente conquistato, la societ\u00e0 laica. Il vecchio mondo parrocchiale e rurale, quello di don Camillo, per intenderci, il &quot;mondo piccolo&quot; dell&#8217;Italia pre-industriale, era gi\u00e0 indebolito nelle sue stesse basi, assai prima che l&#8217;onda lunga della contestazione giovanile prendesse forma e si abbattesse con forza, tanto sulla societ\u00e0 civile, quanto sui seminari (che si svuotarono quasi d&#8217;un colpo), sulle parrocchie, sugli oratori, sulle chiese, e perfino nelle missioni, dove si sarebbe, in parte, intrecciato con le lotte anticoloniali e avrebbe contribuito alla nascita della teologia della liberazione, un ibrido cattolico-marxista la cui presenza non ha ancora finito di creare danni in seno alla Chiesa dei nostri giorni, ripercuotendosi fino ai suoi massimi livelli.<\/p>\n<p>Don Giussani vide arrivare l&#8217;onda di marea e fece il possibile per costruire gli argini: per rinsaldare, cio\u00e8, nei giovani, la fede e il senso di fierezza per essere seguaci del Vangelo di Ges\u00f9 Cristo. Di pi\u00f9, probabilmente, non si poteva fare. Quel che \u00e8 accaduto poi nella sua creatura, Comunione e Liberazione, conferma il fatto che, quando una civilt\u00e0 vive la fase del cambio di paradigma culturale, \u00e8 umanamente impossibile evitare che anche quel che viene fatto con le migliori intenzioni, possa poi subire una deriva imprevista e contraria ai desideri iniziali. In altre parole, finch\u00e9 l&#8217;ubriacatura non \u00e8 passata &#8212; e, a volte, possono volerci delle generazioni &#8212; vano \u00e8 sparare di agire per un ripristino dei valori stravolti, facendo leva sulla razionalit\u00e0, sulla tradizione e perfino sul puro e semplice buon senso. Quante sciocchezze, quante pazzie e quante aberrazioni si sono viste, e si vedono ancor oggi, anzi, oggi sempre di pi\u00f9, in nome di una pi\u00f9 &quot;vera&quot;, pi\u00f9 &quot;profonda&quot;, pi\u00f9 &quot;matura&quot; lettura del Vangelo, che \u00e8 Parola di Dio e non cambia, non subisce gli sbalzi d&#8217;umore degli uomini, non sa cosa siano le mode e le tendenze, ma parla un linguaggio eterno a coloro che sono disposti ad ascoltarlo?<\/p>\n<p>Del resto, gira e rigira, il problema di fondo, ai tempi del giovane don Giussani, cos\u00ec come in questo secondo decennio del terzo millennio, \u00e8 sempre lo stesso che un teologo &quot;tradizionalista&quot;, onesto ed acuto, come padre Cornelio Fabro, grande studioso di Kierkegaard e grande animatore della giovent\u00f9, aveva messo sul tappeto, con mirabile chiarezza, nella formula dell&#8217;uomo moderno, dell&#8217;uomo laicista, che \u00e8 tale in quanto vuole appartenere a se stesso e basta, ad esclusione totale del divino, e rifiutando, con ci\u00f2 stesso, il suo statuto ontologico creaturale e i limiti ad esso legati. La nevrosi e l&#8217;infelicit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno, e anche di certi cattolici moderni, nascono proprio da qui. Se ci si vuol mettere al posto di Dio, ci si carica sulle spalle, credendo di liberarsi, un fardello che le esili spalle degli esseri umani non saranno giammai capaci di reggere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Don Luigi Giussani (nato a Desio il 15 ottobre 1922 e spentosi a Milano il 22 febbraio 2005), ordinato sacerdote nel 1945 dal cardinale milanese Ildefonso<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30169,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[202],"class_list":["post-24674","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-modernismo","tag-modernita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-modernismo.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24674","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24674"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24674\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30169"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24674"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24674"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24674"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}