{"id":24670,"date":"2017-07-04T10:37:00","date_gmt":"2017-07-04T10:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/04\/don-chisciotte-e-il-principe-myskin-i-soli-eroi-buoni-che-tentano-dimitare-cristo\/"},"modified":"2017-07-04T10:37:00","modified_gmt":"2017-07-04T10:37:00","slug":"don-chisciotte-e-il-principe-myskin-i-soli-eroi-buoni-che-tentano-dimitare-cristo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/07\/04\/don-chisciotte-e-il-principe-myskin-i-soli-eroi-buoni-che-tentano-dimitare-cristo\/","title":{"rendered":"Don Chisciotte e il principe My\u0161kin, i soli eroi buoni che tentano d\u2019imitare Cristo"},"content":{"rendered":"<p>Dostoevskij, spirito profondamente religioso, di una religiosit\u00e0 travagliata e sofferta, era affascinato dalla figura di Ges\u00f9 Cristo: essa compare esplicitamente nella <em>leggenda del Grande Inquisitore<\/em>, all&#8217;interno del suo capolavoro, <em>I Fratelli Karamazov<\/em>, ma \u00e8 presente, in controluce, anche in molte delle altre sue opere, prima fra tutte <em>L&#8217;idiota<\/em>, ove \u00e8 ravvisabile proprio nelle sembianze del protagonista, il giovane principe My\u0161kin: povero, sofferente, incompreso, e tuttavia con una personalit\u00e0 cos\u00ec potente, nella sua apparente semplicit\u00e0, da suscitare un&#8217;impressione profonda in quelli che lo avvicinano, al punto da cambiare la vita di alcuni di essi.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avviene perch\u00e9 il principe My\u0161kin, ed \u00e8 questo che Dostoevskij ha voluto rappresentare, \u00e8 un uomo &quot;positivamente buono&quot;, vale a dire che in lui il male non fa presa, perch\u00e9 non trova il pi\u00f9 piccolo appiglio cui aggrapparsi; egli \u00e8 buono, di una bont\u00e0 che non conosce limiti o debolezze, pur essendo tutt&#8217;altro che un superuomo; al contrario, \u00e8 un povero essere, privo di prestanza e d&#8217;intelligenza (o, almeno, cos\u00ec appare, di primo acchito, a quanti lo incontrano), proprio come l&#8217;Emmanuele della profezia di Isaia: ignorato, disprezzato, l&#8217;uomo dei dolori che prende su di s\u00e9 il male del mondo. In questo, egli rappresenta ci\u00f2 che, a livello puramente umano, pi\u00f9 si avvicina all&#8217;ideale del Cristo, alla umanit\u00e0 del Cristo: colui che prende in silenzio la sua croce, con semplicit\u00e0, e segue le orme del divino Maestro, senza mai deviare, senza mai cercare un sollievo, una scorciatoia, n\u00e9 cedere al pi\u00f9 piccolo compromesso. E tuttavia non \u00e8, lo ripetiamo, un rigorista; non ha nulla del rigido puritano, tutt&#8217;altro: \u00e8 la dolcezza e la mansuetudine fatte persona. Eppure, dietro quella dolcezza e quella mansuetudine si cela un&#8217;immensa capacit\u00e0 di amare, di soffrire e di sacrificarsi, senza incertezze o ripensamenti. Insomma, \u00e8 un uomo tutto intero, un uomo vero: <em>finalmente, un uomo<\/em>, come gli dir\u00e0 una delle eroine del romanzo, folgorata da quell&#8217;incontro, non gi\u00e0 alludendo ala sua virilit\u00e0, ma alla sua integrit\u00e0, alla sua adamantina trasparenza, alla sua perfetta coerenza e limpidezza interiore. E non solo egli \u00e8 un integro, \u00e8 anche un puro, proprio nel senso evangelico dell&#8217;espressione: un puro di cuore. \u00c8 incapace, si direbbe, di provare istinti o sentimenti negativi verso chicchessia; il che ne fa, dal punto di vista dei furbi e degli astuti di questo mondo, il perfetto tipo dell&#8217;idiota, come del resto il titolo apertamente suggerisce. In questo senso, il principe My\u0161kin non \u00e8 parente, in alcun modo, del seminarista Al\u00ebsa, discepolo prediletto dello <em>starec<\/em> Zosima, il pi\u00f9 giovane dei fratelli Karamazov: perch\u00e9 Al\u00ebsa aspira alla santit\u00e0, si sforza verso di essa, e vi giunge assai vicino (se non del tutto, ci\u00f2 non dipende dal fatto che lascia il convento e che, seguendo del resto il consiglio dell&#8217;amato maestro, decide di vivere nel mondo, ma da un suo limite intrinseco), che per\u00f2 deve continuamente lottare contro gl&#8217;impulsi temibili della sua natura, passionale e violenta, che gli deriva dall&#8217;essere, anche lui, un Karamazov, un membro di una famiglia sventurata e &quot;maledetta&quot;; e se ci\u00f2 non si nota, \u00e8 perch\u00e9 ha saputo raggiungere un mirabile dominio di s\u00e9, ma questo non toglie che, sotto la superficie, la sua natura selvaggia arda paurosamente, come arde, tenuta a freno con polso ferreo, nel suo fratello Ivan, e anche, ma senza alcun controllo, nel fratellastro Dimitrij). Invece il principe My\u0161kin sembra realmente un angelo caduto sulla terra; e solo la sua malattia e la sua povert\u00e0 economica ci ricordano che anch&#8217;egli \u00e8 un uomo, dopotutto, fatto di carne e sangue, come lo sono tutti gli altri.<\/p>\n<p>Che, poi, questo puro, questo santo, questo vero uomo smarrito in mezzo ai lupi e alle pecore, proprio per la sua purezza, la sua santit\u00e0 e la sua autenticit\u00e0, sia destinato a generare, attorno a s\u00e9, e quasi ad attirare, vortici di passioni negative, distruttive, maligne, e a determinare la tragedia che non ha rimedio, e che finir\u00e0 per travolgere lui stesso, trascinandolo nei vortici della follia, \u00e8 un tragico mistero di cui nessuna spiegazione razionale potr\u00e0 mai rendere conto: \u00e8 un mistero abissale, il richiamo del male da parte del bene, al cospetto del quale una sola cosa \u00e8 possibile fare, prostrarsi davanti alla Croce e chiedere a Dio la capacit\u00e0 di accettarlo, nonostante ci\u00f2 che in esso vi \u00e8, non solo d&#8217;inspiegabile, ma di scandaloso. Perch\u00e9 \u00e8 scandaloso il fatto che, in un mondo cos\u00ec assediato e aggredito dal male, cos\u00ec affamato e assetato di bene, il poco bene che vi s&#8217;incontra, e tanto pi\u00f9 se lo si trova in misura eminente, come nel principe My\u0161kin, sia destinato, per qualche diabolica alchimia spirituale, a mettere in movimento il fatale meccanismo del male; ci \u00e8 stato insegnato, infatti, che il bene \u00e8 pi\u00f9 forte del male, e che, non rispondendo al male col male, alla fine il bene trionfer\u00e0. Ma questo non avviene nella complicata vicenda che ha al centro la strana, quasi allucinata figura del principe My\u0161kin, colui che, umanamente parlando, pi\u00f9 si avvicina al modello divino del Cristo quale uomo dei dolori e della redenzione.<\/p>\n<p>La conclusione che sembra di poter trarre da tutto ci\u00f2 \u00e8 che, per Dostoevskij, l&#8217;uomo non riesce in alcun modo a redimere se stesso; e che il divario tra la bont\u00e0 umana e la bont\u00e0 divina, tra il My\u0161kin-Cristo e il vero Ges\u00f9 Cristo \u00e8 talmente grande, talmente abissale, che in nessun modo pu\u00f2 essere colmato, per cui l&#8217;uomo che voglia assomigliare a Cristo finisce non solo per diventare una vittima del male (questo \u00e8 accaduto anche a Cristo), ma altres\u00ec a provocare, e sia pure involontariamente, il male negli altri: il che ne fa non un redentore, o un tentativo di redentore, ma, misteriosamente e paradossalmente, una pietra d&#8217;inciampo e una occasione di perdizione, anzich\u00e9 di salvezza. E qui fa capolino un altro aspetto del problema: quello rappresentato da quella particolare forma di bont\u00e0 che s&#8217;incarna nel personaggio di don Chisciotte. Dostoevskij era oltremodo affascinato dalla personalit\u00e0 del Cavaliere dalla trista figura; una volta giunse ad affermare che, se l&#8217;umanit\u00e0 intera dovesse giustificare davanti all&#8217;eternit\u00e0 la propria esistenza e il tentativo di comprendere se stessa, la cosa pi\u00f9 alta, da essa prodotta, che potrebbe esibire, sarebbe il <em>Don Chisciotte<\/em>. Ed \u00e8 notevole il fatto che egli non menzioni quasi mai Miguel de Cervantes, anzi, che parli pi\u00f9 di don Chisciotte come personaggio, che del <em>Don Chisciotte<\/em> come romanzo: perch\u00e9 don Chisciotte, per lui, \u00e8 qualcosa di pi\u00f9 di un personaggio, \u00e8 una creatura viva, o, quanto meno, una creatura possibile, cos\u00ec come lo sono il principe My\u0161kin o Al\u00ebsa Karamazov. E quel che lo affascina enormemente, in don Chisciotte, \u00e8 ci\u00f2 che sembra essere sfuggito a tutti gli altri: non la sua eccentricit\u00e0, non la sua alienazione, non l&#8217;elemento comico che porta con s\u00e9, agli occhi di quanti lo incontrano, ma proprio la sua bont\u00e0. Don Chisciotte \u00e8 l&#8217;uomo buono, che vuol proteggere i deboli e i bisognosi, raddrizzare i torti, e che vede tutto in una luce di bellezza e di poesia; che non sarebbe capace di concepire il pi\u00f9 piccolo sentimento egoistico, interessato, ipocrita. Don Chisciotte, insomma, \u00e8 un puro; \u00e8 <em>il<\/em> puro assoluto: proprio come il principe My\u0161kin.<\/p>\n<p>E nondimeno, don Chisciotte \u00e8 un personaggio <em>comico<\/em> (lo sanno tutti: anche troppo!), mentre il principe My\u0161kin \u00e8 un personaggio <em>serio<\/em>, per non dire tragico. Da che cosa dipende questa radicale differenza, stante l&#8217;elemento fondamentale della bont\u00e0 positiva, della bont\u00e0 assoluta (almeno in termini umani), che li accomuna, anzi, che li affratella? Eppure, entrambi credono ciecamente alla seriet\u00e0 della vita, alla seriet\u00e0 del loro impegno per la causa del bene, ed entrambi possiedono una capacit\u00e0 quasi illimitata d&#8217;imporsi una disciplina e, se necessario (perch\u00e9 non sono dei masochisti, n\u00e9 dei fanatici, n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro, ma, ciascuno a suo modo, amano entrambi la vita), di sacrificarsi, senza riserve. Probabilmente non lo sanno, ma il loro modello \u00e8 Cristo: e ci\u00f2 li rende, entrambi, &quot;uomini dei dolori&quot;. Per\u00f2, mentre la sofferenza di Cristo \u00e8 redentrice, quella degli uomini, se non \u00e8 a Lui ispirata in maniera consapevole, si consuma in un sacrificio sterile, o addirittura controproducente. Una volta, la bont\u00e0 di don Chisciotte \u00e8 causa di sonore bastonate per un povero ragazzo, al cui padrone il valoroso <em>hidalgo<\/em>, prima di allontanarsi, aveva ordinato di non percuoterlo pi\u00f9; alla fine de <em>L&#8217;idiota<\/em>, la bont\u00e0 di My\u0161kyn provoca l&#8217;assassinio di Nastas&#8217;ja da parte di Rogo\u017ein, la condanna alla deportazione in Siberia di quest&#8217;ultimo, e la definitiva pazzia del principe; mentre Aglaja, che amava anch&#8217;ella My\u0161kin, sposer\u00e0 un altro, e sar\u00e0, probabilmente, un matrimonio infelice. Nondimeno, don Chisciotte \u00e8 comico (oltre che tragico), perch\u00e9 sembra fatto di gomma, si rialza dopo ogni delusione e si rimette alla ventura (tranne l&#8217;ultima volta, per onorare una promessa fatta solennemente); mentre My\u0161kin, uomo ormai pienamente moderno, e perci\u00f2 fragile, nevrotico, sostanzialmente inerme, messo alla prova, finir\u00e0 per spezzarsi come un vaso di cristallo. E tuttavia, non si tratta solo di questo.<\/p>\n<p>Vale la pena di notare che la bont\u00e0, quando si staglia clamorosamente in un quadro di malvagit\u00e0, rischia comunque di apparire comica, nel senso pirandelliano del termine, cio\u00e8 come <em>l&#8217;avvertimento del contrario<\/em>: perch\u00e9, se la malvagit\u00e0 \u00e8 la norma, il bene vi fa la figura di ci\u00f2 che \u00e8 fuori posto, di ci\u00f2 che \u00e8 come non dovrebbe essere. Questo \u00e8 difficilmente evitabile in una situazione puramente umana. Anche Erode Antipa cerc\u00f2 di trasformare Cristo, piagato e sofferente, in una figura comica, facendogli porre sulle spalle un mantello di porpora, simbolo di regalit\u00e0: un mantello di re sul corpo di un morituro; ma Ges\u00f9 non rispose nulla alle sue domande, con la maest\u00e0 che gli veniva dalla sua natura divina, anche se, come uomo, era ridotto ai minimi termini. Don Chisciotte, anche se affronta le disgrazie con la massima signorilit\u00e0 e padronanza di se stesso, cade inevitabilmente nel ridicolo, perch\u00e9 il contrasto fra ci\u00f2 che egli appare agli altri, e ci\u00f2 che egli sente di essere, \u00e8 talmente grande, che tutti si fermano alla sua apparenza, e nessuno arriva minimamente ad intuire la verit\u00e0, ossia la bont\u00e0 incondizionata del cavaliere (tranne, forse, lo scudiero Sancho Panza). Il principe My\u0161kin si salva dalla comicit\u00e0 perch\u00e9 si spezza troppo presto; proviamo a immaginarlo che si rialza e cade una seconda, una terza, una quarta volta, sempre fiducioso e ottimista, e avremo un altro don Chisciotte, cio\u00e8 un&#8217;altra figura comica. Perch\u00e9 la bont\u00e0 umana, quando eccede di troppo la norma comune, tende a diventare comica, se non viene arrestata anzitempo. Solo la bont\u00e0 di Cristo, che \u00e8 umana, ma, nello stesso tempo, divina, sfugge a questo destino; e, in misura minore, la bont\u00e0 dei santi, che si svuotano di se stessi per lasciarsi riempire da Dio.<\/p>\n<p>Osservava in proposito il grande slavista Ettore Lo Gatto nella <em>Nota Introduttiva<\/em> a <em>L&#8217;idiota<\/em> (da: F\u00ebdor Dostoevskij, <em>Tutti i romanzi<\/em>, Firenze, Sansoni, vol. 1, 1993, pp. 648-650):<\/p>\n<p><em>Cristo e Don Chisciotte sono evidentemente i due modelli spirituali presenti all&#8217;animo di Dostoevskij, mentre egli cercava di concretare in una figura della realt\u00e0 (almeno nei limiti del possibile) l&#8217;ideale dell&#8217;uomo positivamente buono.<\/em><\/p>\n<p><em>A proposito di Cristo \u00e8 da rilevare anzitutto che il suo nome non compare quasi nel romanzo, nonostante che la sua immagine sia presente nel pensiero di quasi tutti i personaggi. Se anche a qualcuno soltanto venga in mente che il principe My\u0161kyn stesso potrebbe esserne una personificazione, in un mondo che per tante ragioni sembra ricacciarlo, a Cristo come ideale di bont\u00e0 e di bellezza spirituale il pensiero dei &quot;reprobi&quot; va per contrasto a se stessi, contrasto che essi evidentemente sentono per la presenza di My\u0161kin.<\/em><\/p>\n<p><em>Ora, proprio perch\u00e9 Cristo non compare quasi in forma diretta nel romanzo, \u00e8 da rilevare che nei quaderni degli appunti per la preparazione del romanzo, il nome di Cristo non soltanto \u00e8 fatto pi\u00f9 volte, ma \u00e8 messo direttamente accanto a quello del principe My\u0161kyn con uno dei tanti caratteristici NB, di cui gli appunti sono seminati: &quot;N.B. Il principe-Cristo&quot;. Numerosi appunti cercano di chiarire il processo del raccostamento: &quot;Teoria del cristianesimo pratico&quot;. &quot;Il principe perdona tutto&quot;. &quot;L&#8217;amore cristiano &#8212; il principe&quot;. &quot;Egli si considera il pi\u00f9 umile, il peggiore di tutti&quot;.. Vede attraverso i pensieri di tutti quelli che gli sono intorno&quot;. &quot;L&#8217;umilt\u00e0 \u00e8 la forza pi\u00f9 terribile che possa esservi al mondo&quot;. \u00c8 evidente che in questi appunti Dostoevskij gettava le basi di un romanzo s Cristo, romanzo che per\u00f2 non fu scritto, col prevalere nell&#8217;eroe delle qualit\u00e0 umane sulle virt\u00f9 divine, non umane.<\/em><\/p>\n<p><em>Ci pare che qui, tra gli esegeti della figura di My\u0161kin, abbiamo ben veduto il Guardini e il Pascal, osservando che il principe My\u0161kyn \u00e8 il simbolo del Cristo (Guardini) o forse pi\u00f9 esattamente l&#8217;immagine &quot;analogica&quot; del Cristo (Pascal).<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;analisi del Guardini \u00e8 tutta degna di rilievo: ne ricorderemo per\u00f2 solo un punto, quello che ci pare chiarificatore del concetto di &quot;simbolo di Cristo&quot;: &quot;Tutti sentono &#8211; nota il critico &#8212; la singolarit\u00e0 di My\u0161kin; tutti sentono che egli sa quel che gli altri non sanno, che egli ha potere sulle anime e che gli uomini si trasformano avvicinandosi a lui&#8230; Quello per\u00f2 che sa nel modo pi\u00f9 profondo [s&#8217;intende Nastas&#8217;ja Filipovna], dice qualcosa di molto significativo, e lo dice nel momento in cui, misurando nel suo disperato dolore chi egli sia, lo lascia appunto perch\u00e9 egli tale ed ella non crede di potergli appartenere. &#8216;Addio, principe, ho veduto per la prima volta un uomo&#8217;. Tutta l&#8217;impressione della singolarit\u00e0 di My\u0161kin \u00e8 racchiusa nella formula che egli &#8216;\u00e8 un uomo&#8217;. La cosa pi\u00f9 straordinaria che si dice di lui \u00e8 che egli \u00e8 quel che secondo il loro nome e la loro pretesa tutti ritengono di essere: un Uomo&#8230; E noi pensiamo al fatto che Colui che era figlio di Dio, si nomin\u00f2 &#8216;Figlio dell&#8217;uomo&#8217;. A tal punto perduta \u00e8 ormai la posizione dell&#8217;uomo e cos\u00ec divinamente grande quel che veramente si intende con questo nome, che si pu\u00f2 dire che solo Dio riesce a realizzare la pura umanit\u00e0&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Il Pascal, da parte sua, rileva che, se ci si domanda perch\u00e9 il romanziere abbia rappresentate le pi\u00f9 grandi perfezioni nell&#8217;uomo pi\u00f9 umiliato nel corpo, non si pu\u00f2 trovarne la spiegazione se non nell&#8217;imitazione della &quot;koinosis&quot; del Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Tuttavia, come abbiamo detto, lo scrittore vinse in s\u00e9 la tentazione di scrivere un romanzo su Cristo.<\/em><\/p>\n<p><em>Il carattere dell&#8217;eroe, quale risulta dagli appunti dello scrittore, conserva comunque alcuni elementi di questa tentazione: l&#8217;enigmaticit\u00e0, l&#8217;innocenza e la santit\u00e0, e tutti e tre in grado tale da dare una forza spirituale cos\u00ec grande che, come Dostoevskij stesso intuisce nel suo sforzo di chiarire sempre pi\u00f9 la sua idea &quot;in corpore vili&quot; (nell&#8217;umanit\u00e0 cio\u00e8 dell&#8217;enigmatico santo innocente), ha bisogno d&#8217;un campo d&#8217;azione che vada oltre gli intrighi d&#8217;amore tra Nastas&#8217;ja Filipovna, Rogo\u017ein, Aglaja e Ganja. Questo campo d&#8217;azione, che negli appunti ad un dato momento sembra ormai definitivo, \u00e8 un campo d&#8217;azione politico, quello di un moderato slavofilismo Dicono infatti gli appunti: &quot;Egli comincia ad amare il popolo russo fino alla passione&quot;. &quot;Azione della Russia sul principe. Quanto e in che cosa egli si trasforma&quot;. &quot;La Russia agisce su di lui gradualmente&quot; &#8212; ed altri ancora dello stesso genere. Ne romanzo dovevano restare solo tracce di questa idea originaria, ma in realt\u00e0 tutt&#8217;altro che originale, che avrebbe completamente alterata la figura dell&#8217;eroe. A salvarla nella sua singolarit\u00e0 contribu\u00ec l&#8217;amore di Dostoevskij pe Don Chisciotte. Questo amore pu\u00f2 essere considerato, infatti, l&#8217;altra chiave della personalit\u00e0 di My\u0161kin. Come la presenza di Cristo, in quasi tutto il romanzo si sente aleggiare quella di Don Chisciotte, con in pi\u00f9 che ad essa si accenna ad un certo momento abbastanza chiaramente, attraverso il ravvicinamento col &quot;Cavaliere povero&quot; di una famosa poesia di Pu\u0161kin, da Dostoevskij addirittura citata per bocca dell&#8217;eroina Aglaja. Questo riavvicinamento \u00e8 fatto da Dostoevskij nel senso che sia Don Chisciotte che il &quot;cavaliere povero&quot; &#8212; come egli stesso dice &#8212; rappresentano un uomo &quot;capace di avere un ideale e, dopo essersi posto quest&#8217;ideale, capace di credervi, e credendovi , di dargli tutta la propria vita. Il cavaliere povero \u00e8 lo stesso Don Chisciotte, solo che \u00e8 &#8216;serio&#8217;, e non &#8216;comico&#8217;. C&#8217;\u00e8 inoltre un aspetto di questo simbolo, da Dostoevskij aggiunto a quello di Cristo, che lo scrittore stesso ci autorizza a ritenere latente in lui nell&#8217;epoca di My\u0161kin e soprattutto nel periodo in cui la figura dell&#8217;&quot;uomo positivamente buono&quot; si confondeva ancora &#8212; a quanto ci dicono gli appunti &#8212; con quella dell&#8217;&quot;idiota&quot; che ritorna in patria sconcertato dalla enormit\u00e0 delle nuove impressioni, preoccupazioni e idee suscitate in lui dalla Russia e soprattutto dal problema di ci\u00f2 che egli debba fare&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel &quot;Diario di uno scrittore&quot;, in un periodo cio\u00e8 successivo a &quot;L&#8217;idiota&quot; e anche a &quot;I demoni&quot;, in cui la funzione progettata originariamente per il principe My\u0161kin sarebbe passata a \u0160atov, parlando della missione della Russia nella futura storia dell&#8217;umanit\u00e0, Dostoevskij paragonava infatti il popolo russo a Don Chisciotte, il quale &quot;visse sempre non per s\u00e9, ma per gli altri, cio\u00e8 per interessi universali&quot;; interpretazione molto vicina ad una interpretazione &quot;a posteriori&quot; di tutte quelle creature, nelle quali, nei propri romanzi, aveva personificata la missione della Russia.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 facile dire fino a che punto Dostoevskij pensasse di aver creato un Don Chisciotte russo nella figura di My\u0161kin, ma non \u00e8 da escludere che io suo pensiero tornasse al suo eroe quando, sempre nel &quot;Diario di uno scrittore&quot;, scrisse: &quot;In tutto il mondo non c&#8217;\u00e8 nulla di pi\u00f9 profondo e di pi\u00f9 forte del don Chisciotte. \u00c8 per il momento l&#8217;ultima e pi\u00f9 elevata parola del pensiero umano, la pi\u00f9 amara ironia che l&#8217;uomo potesse mai esprimere. Se la terra cessasse di esistere e l\u00e0 &#8212; dove che sia &#8212; domandassero agli uomini: &#8216;Avete voi capita la vostra vita sulla terra? Che cosa ne avete dedotto?&#8217;, l&#8217;uomo potrebbe in silenzio porgere il don Chisciotte : &quot;&#8217;Ecco la mia conclusione sulla vita, potete voi condannarmi per essa?&#8217;&quot;. Un concetto che Dostoevskij stesso ripet\u00e9 ancora in forma analoga pi\u00f9 avanti: &quot;Che l&#8217;uomo non dimentichi di prendere con s\u00e9 per l&#8217;ultimo giudizio di Dio il pi\u00f9 triste dei libri. Egli potr\u00e0 richiamare al profondo e fatale mistero dell&#8217;uomo e dell&#8217;umanit\u00e0 che in esso \u00e8 espresso&quot;.<\/em><\/p>\n<p>Riassumendo. My\u0161kin rappresenta un uomo buono, controfigura del Cristo, la cui bont\u00e0 non produce altra bont\u00e0, ma un cumulo di male: \u00e8 il mistero stesso del male, <em>mysterium iniquitatis<\/em>. \u00c8 un mistero che turba sin nel profondo, ma che va accettato, perch\u00e9 fa parte della condizione creaturale. \u00c8 gi\u00e0 tanto che lo stesso My\u0161kin non diventi una figura comica, pur nella tragedia che lo travolge; destino a cui non sfugge don Chisciotte, paradossalmente in virt\u00f9 della sua maggior forza morale. Infatti l&#8217;elemento comico del Cavaliere dalla trista figura, agli occhi degli altri, scaturisce proprio dalla sua forza prodigiosa, dal suo entusiasmo a tutta prova, dalla sua capacit\u00e0 di rimettersi in piedi dopo ogni amaro scontro con la realt\u00e0 prosaica, con un mondo popolato unicamente di vili e di filistei, che si prendono gioco di lui: forse, se fosse pi\u00f9 debole, se lasciasse trasparire la sua stanchezza o un accenno di scoraggiamento, finirebbero per impietosirsi. Solo Cristo pu\u00f2 essere buono in maniera radicale, senza mai diventare comico, perch\u00e9 gli uomini, davanti a Lui, intuiscono una distanza abissale, un qualcosa di oscuro e d&#8217;incomprensibile; perfino mentre lo deridono sulla croce e lo sfidano a scendere da essa, in realt\u00e0 non lo trovano affatto comico, ma soltanto sacrilego e, perci\u00f2, giustamente castigato.<\/p>\n<p>Il principe My\u0161kin, peraltro, esercita anch&#8217;egli un fascino strano e inspiegabile sugli uomini e sulle donne (soprattutto sulle donne!) con i quali viene a contatto. Ettore Lo Gatto parla, a un certo punto, del potere che la singolarit\u00e0 del principe esercita sugli altri; ebbene, il concetto di <em>singolarit\u00e0<\/em> merita di essere sviluppato. In un mondo di semi uomini, di quasi uomini, o, peggio, di anonimi uomini-massa &#8212; \u00e8 la civilt\u00e0 moderna che avanza, anche nella Russia della seconda met\u00e0 del XIX secolo &#8212; il principe My\u0161kin spicca su tutti gli altri perch\u00e9 \u00e8 una <em>singolarit\u00e0<\/em>, come avrebbe detto Kierkegaard: \u00e8 l&#8217;unico capace di agire in base a motivazioni del tutto altruistiche, senza neppure un&#8217;ombra di convenienza personale. E, per restare in tema, si potrebbe agevolmente tracciare una corrispondenza fra l&#8217;uomo My\u0161kin &#8212; <em>l&#8217;Uomo<\/em>, come lo chiama Nastas&#8217;ja -, il <em>cavaliere dell&#8217;ideale<\/em>, don Chisciotte, e il <em>cavaliere della fede<\/em>, come lo chiama il filosofo danese, e che s&#8217;incarna per eccellenza nella figura del patriarca Abramo, l&#8217;Abramo di <em>Timore e tremore<\/em>. Ma questo sarebbe un altro discorso; e, semmai, lo faremo un&#8217;altra volta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dostoevskij, spirito profondamente religioso, di una religiosit\u00e0 travagliata e sofferta, era affascinato dalla figura di Ges\u00f9 Cristo: essa compare esplicitamente nella leggenda del Grande Inquisitore, all&#8217;interno<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[157],"class_list":["post-24670","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-gesu-cristo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24670","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24670"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24670\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24670"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24670"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24670"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}