{"id":24669,"date":"2008-01-09T03:04:00","date_gmt":"2008-01-09T03:04:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/il-cane-grigio-di-s-giovanni-bosco-una-materializzazione-del-pensiero\/"},"modified":"2008-01-09T03:04:00","modified_gmt":"2008-01-09T03:04:00","slug":"il-cane-grigio-di-s-giovanni-bosco-una-materializzazione-del-pensiero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/01\/09\/il-cane-grigio-di-s-giovanni-bosco-una-materializzazione-del-pensiero\/","title":{"rendered":"Il \u00abcane grigio\u00bb di S. Giovanni Bosco: una materializzazione del pensiero"},"content":{"rendered":"<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati diffusamente, in un precedente lavoro, del fenomeno controverso delle cosiddette &quot;materializzazioni del pensiero&quot;, tanto affascinante quanto elusivo, che non coincide con il semplice fenomeno degli &quot;apporti&quot;, tipico delle sedute spiritiche e di alcuni personaggi carismatici (come Sai Baba), perch\u00e9 non riguarda solo oggetti inerti ma anche esseri viventi, animali, ominidi e perfino esseri umani, capaci &#8211; a quanto pare &#8211; di vita propria e di azioni indipendenti dalla volont\u00e0 del <em>medium.<\/em> (1)<\/p>\n<p>Nella vita straordinaria di San Giovanni Bosco vi \u00e8 un elemento che potrebbe rientrare in questa classe di fenomeni, con la differenza che non si sarebbe trattato di una materializzazione consapevole, basata su precise tecniche di meditazione (come nel caso di Alexandra David-Neel e dei <em>tulpa<\/em> tibetani), bens\u00ec di una materializzazione inconscia e ricorrente, dovuta al forte desiderio di un aiuto materiale provato dal santo in alcune circostanze, particolarmente difficili, della sua avventurosa esistenza.<\/p>\n<p>Si sarebbe trattato di un misterioso cane grigio, che compariva al suo fianco quando egli si trovava, o si sentiva, in pericolo, durante i suoi spostamenti a piedi, talvolta di notte, nella campagna torinese, allorch\u00e9 gruppi di persone o singoli individui (che, per svariati motivi, avevano preso in odio la sua attivit\u00e0 apostolica fra i ragazzi &quot;difficili&quot;), gli tendevano insidie e cercavano di dargli una bella lezione, se non addirittura di sopprimerlo.<\/p>\n<p>Il cane non si limitava a comparirgli accanto, apparentemente dal nulla, quando egli si sentiva particolarmente angustiato e in pericolo; in alcuni casi intervenne attivamente, con le sue zanne e i suoi artigli, per difenderlo dall&#8217;aggressione di individui male intenzionati, mettendoli clamorosamente in fuga. Inoltre, pare che questo cane avesse la incredibile facolt\u00e0 di uscire dalle case passando attraverso i muri, se \u00e8 vero che &#8211; in almeno una occasione &#8211; scomparve da una casa con le porte e le finestre ben chiuse, nella quale aveva accompagnato il suo amico umano per fargli da scorta lungo il cammino.<\/p>\n<p>Se gli episodi riferiti dal santo sono stati proprio quello che hanno tutta l&#8217;aria di essere, allora probabilmente ci troviamo di fronte a un tipico fenomeno di &quot;intermediet\u00e0&quot;, per usare l&#8217;espressione del celebre studioso dell&#8217;occulto Charles Fort, ossia un qualche cosa di intermedio fra l&#8217;essere e il non-essere. Non \u00e8 questa la sede per dare esaurienti ragguagli su questa teoria dello studioso americano, per cui rimandiamo il lettore alla lettura diretta del suo libro fondamentale; ci limitiamo soltanto ad accennare che essa si basa sull&#8217;assunto che esistano diversi stati o gradi di aggregazione della materia, e che fra un oggetto assolutamente reale e un oggetti puramente ideale possa esistere tutta una serie di oggetti intermedi, semi-reali e semi-ideali.(2)<\/p>\n<p><em>&quot;La nostra affermazione in generale \u00e8 che lo stato che \u00e8 comunemente e assurdamente chiamato &#8216;esistenza&#8217; sia un flusso o una corrente o un tentativo dalla negazione alla positivit\u00e0 e sia intermedio ad entrambi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con la parola positivit\u00e0 intendiamo dire:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Armonia, equilibrio, ordine, regolarit\u00e0, stabilit\u00e0, consistenza, unit\u00e0, realt\u00e0 ,sistema, governo, organizzazione, libert\u00e0, indipendenza, anima, essenza, personalit\u00e0, entit\u00e0, individualit\u00e0, verit\u00e0, bellezza, giustizia, perfezione, chiarezza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ritengo cio\u00e8:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che tutto ci\u00f2 che \u00e8 chiamato sviluppo, progresso o evoluzione, sia un movimento in avanti, o un tentativo in avanti, verso questo stato per cui, o per gli aspetti del quale, ci siano tanti nomi, tutti i quali sono riassunti nell&#8217;unica parla: &#8216;positivit\u00e0&#8217;. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Io concepisco un nesso intercontinuo, che si esprime mediante fenomeni astronomici, chimici, biologici, psichici e sociologici: il quale si batte ovunque strenuamente per localizzare la certezza: e a questo tentativo in vari campi di fenomeni &#8211; che sono solo quasi-differenti &#8211; noi diamo nomi diversi. Noi parliamo di &#8216;sistema&#8217; dei pianeti, e non del loro &#8216;governo&#8217;: ma se, per esempio, consideriamo un negozio, e la sua direzione, vediamo che le parole sono scambiabili. \u00c8 entrato nell&#8217;uso parlare di equilibrio chimico, ma non di equilibrio sociale: quella falsa linea di demarcazione \u00e8 stata abbattuta. Vedremo che mediante tutte queste parole noi indichiamo lo stesso stato, per comodit\u00e0 di tutti i giorni o in termini d comuni illusioni, per\u00f2 esse non sono sinonimi. Per un bambino un verme non \u00e8 un animale, ma lo \u00e8 per il biologo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Con la parola &#8216;bellezza&#8217; intendo dire ci\u00f2 che \u00e8 completo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Al contrario, l&#8217;incompleto, il mutilato, \u00e8 brutto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;La Venere di Milo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Per un bambino \u00e8 brutta.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quando una mente si regola in modo da pensarla nella sua completezza, anche se secondo il metro fisiologico \u00e8 incompleta, ella \u00e8 bella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una mano, considerata solo come mano, pu\u00f2 sembrare bella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ritrovata su un campo di battaglia&#8230;ovviamente come parte&#8230; non \u00e8 bella.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma tutto, nella nostra esperienza, \u00e8 solo una parte di qualcos&#8217;altro che a sua volta \u00e8 solo parte di qualcos&#8217;altro ancora&#8230; ovvero non c&#8217;\u00e8 nulla di bello nella nostra esperienza: solo evidenze che sono intermedie alla bellezza e alla bruttura&#8230; solo l&#8217;universalit\u00e0 \u00e8 completa: solo la completezza \u00e8 bella: ogni tentativo di raggiungere la bellezza \u00e8 un tentativo di dare al particolare il carattere dell&#8217;universale. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutti i fenomeni biologici avvengono per adattarsi: non ci sono altre azioni biologiche al di fuori di quelle d&#8217;adattamento.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;adattamento \u00e8 un altro sinonimo di Equilibrio. L&#8217;Equilibrio \u00e8 Universale, \u00e8 ci\u00f2 che non ha nulla di esterno che possa alterarlo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma tutto ci\u00f2 che noi chiamiamo &#8216;essere&#8217; \u00e8 movimento: e tutto quel movimento \u00e8 espressione non dell&#8217;equilibrio, ma dell&#8217;equilibrismo ovvero dell&#8217;equilibrio non raggiunto: i movimenti della vita sono espressione di equilibrio non raggiunto: tutto quel pensiero si collega con ci\u00f2 che non \u00e8 stato raggiunto: avere ci\u00f2 che \u00e8 chiamato essere nel nostro quasi-stato, non significa esistere in senso positivo, ma significa essere intermedi tra l&#8217;Equilibrio e lo Squilibrio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Quindi ritengo:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che tutti i fenomeni nel nostro stato intermedio, o quasi-stato, rappresentino quest&#8217;unico tentativo di organizzarsi, di stabilizzarsi, armonizzarsi, individualizzarsi&#8230; positivizzarsi ovvero diventare reali;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che il solo avere l&#8217;apparenza significhi esprimere un fallimento o una intermediarit\u00e0 tra il fallimento e il successo finali;<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che ogni tentativo osservabile sia sconfitto dalla Continuit\u00e0, o dalle forze esterne&#8230; o dall&#8217;escluso che \u00e8 continuo all&#8217;incluso:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che tutta la nostra &#8216;esistenza&#8217; sia un tentativo da parte del relativo di essere l&#8217;assoluto, o da arte del locale di essere l&#8217;universale.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;In questo libro il mio interesse sta in questo tentativo com&#8217;\u00e8 manifestato nella scienza moderna:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Che ha cercato di essere vera, reale, finale, completa e assoluta:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Ma se l&#8217;apparenza dell&#8217;essere, qui nel nostro quasi-stato \u00e8 il prodotto dell&#8217;esclusione che \u00e8 sempre falsa e arbitraria, se l&#8217;incluso e l&#8217;escluso sono sempre continui, l&#8217;intero sistema apparente, o entit\u00e0, della scienza moderna \u00e8 solo un quasi-sistema, o una quasi-entit\u00e0, elaborata dallo stesso falso e arbitrario processo secondo il quale l&#8217;ancor meno positivo sistema che lo precedeva, o sistema teologico, aveva elaborato l&#8217;illusione del suo essere.&quot;<\/em> (2)<\/p>\n<p>Oltre ad anticipare in maniera straordinaria talune intuizioni della fisica delle particelle sub-atomiche (vedi l&#8217;esempio del cosiddetto &quot;gatto di Schr\u00f6dinger, che pu\u00f2 essere contemporaneamente vivo e morto), la teoria fortiana dell&#8217;intermediarit\u00e0 ha il pregio di consentire una spiegazione, o un tentativo di spiegazione, per tutta una serie di fenomeni altrimenti inspiegabili. Gli avvistamenti di &quot;oggetti volanti non identificati&quot; e, soprattutto, gli incontri ravvicinati con esseri alieni, potrebbero rientrare in questa tipologia di fenomeni, cos\u00ec come molte apparizioni di creature misteriose che si collocano a met\u00e0 strada fra i fenomeni della mente e quelli di tipo fisico, tra il classico &quot;fantasma&quot; e la creatura tridimensionale che, tuttavia, non dovrebbe poter esistere in base alle nostre attuali nozioni scientifiche.<\/p>\n<p>Ma torniamo a San Giovanni Bosco e alle sue memorie, nelle quali un breve capitolo \u00e8, appunto, dedicato al &quot;Grigio&quot;, lo strano e inafferrabile cane di grossa taglia che gli fu inspiegabilmente compagno in alcuni frangenti piuttosto scabrosi.<\/p>\n<p><em>&quot;Il cane Grigio \u00e8 stato oggetto di molte discussioni e di varie supposizioni. Non pochi di voi l&#8217;hanno visto e anche accarezzato. Ora io lascio da parte le strane storie che si raccontano su questo cane, ed espongo ci\u00f2 che \u00e8 la pura verit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;I frequenti brutti scherzi da cui ero preso di mira mi consigliavano a non camminare da solo nell&#8217;andare e venire dalla citt\u00e0 di Torino. A quel tempo l&#8217;ospedale psichiatrico era l&#8217;ultimo edificio della citt\u00e0. Di l\u00ec, scendendo verso l&#8217;Oratorio, c&#8217;era un lungo tratto di campagna ingombra di cespugli e di acacie.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Una sera oscura, piuttosto sul tardi, venivo a casa solo soletto, non senza un po&#8217; di paura, quando mi vidi accanto un grosso cane che a prima vista mi spavent\u00f2. Ma non ringhi\u00f2 contro di me, anzi mi fece le feste come se fossi il suo padrone. Abbiamo fatto amicizia e mi accompagn\u00f2 fino all&#8217;Oratorio. Ci\u00f2 che avvenne quella sera si ripet\u00e9 molte altre volte. Posso dire che il Grigio mi ha aiutato parecchie volte in maniera straordinaria. Esporr\u00f2 alcuni fatti.<\/em><\/p>\n<p><em>Sul finire del novembre 1854, una sera nebbiosa e piovosa, venivo solo dalla citt\u00e0. Per non percorrere un lungo tratto disabitato, discendevo per la via che al santuario della Consolata porta all&#8217;Opera del Cottolengo. A un ratto mi accorsi che due uomini camminavano a poca distanza da me. Acceleravano o rallentavano il passo ogni volta che io acceleravo o rallentavo. Tentati di portarmi dalla parte opposta per evitare di incontrarli, ma essi lestamente si riportarono davanti a me. Provai a tornare indietro, ma era troppo tardi: con due balzi improvvisi ,in silenzio, mi gettarono un mantello sulla testa. Mi sforzai di non lasciarmi avviluppare nel mantello, ma non ci riuscii. Uno tent\u00f2 di turami la bocca con un fazzoletto. Volevo gridare, ma non ci riuscivo pi\u00f9. In quel momento apparve il Grigio. Urlando si lanci\u00f2 con le zampe contro la faccia del primo, poi azzann\u00f2 l&#8217;altro. Ora dovevano pensare al cane prima che a me.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Chiami questo cane! &#8211; gridarono tremanti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Lo chiamo se mi lasciate andare in pace.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Lo chiami subito! &#8211; implorarono.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il Grigio continuava a urlare come un lupo arrabbiato. Andarono via lesti, e il Grigio, standomi a fianco, mi accompagn\u00f2 fino all&#8217;Opera del Cottolengo.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi ripresi allo spavento, e gradii molto una bevanda che i religiosi mi offrirono con carit\u00e0. Quindi, ben scortato, tornai a casa.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Tutte le sere in cui non ero accompagnato, entrato tra gli alberi, vedevo spuntare il Grigio da qualche punto della strada. I giovani dell&#8217;Oratorio lo videro molte volte. Una sera entr\u00f2 nel cortile e fu il protagonista di una lunga scena. Qualcuno lo voleva allontanare con un bastone, altri con dei sassi. Giuseppe Buzzetti intervenne.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non fategli del male. \u00c8 il cane di don Bosco.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Allora si misero ad accarezzarlo e a fargli festa. Lo accompagnarono da me. Ero in refettorio e facevo cena con alcuni preti e con mia madre. Lo guardarono tutti sbigottiti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Non temete, dissi, \u00e8 il mio Grigio. Lasciatelo venire.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Difatti, compiendo un largo giro intorno alla tavola, mi venne vicino tutto festoso. Gli feci una carezza e gli offrii minestra, pane e companatico. Rifiut\u00f2 tutto.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;- Allora cosa vuoi? &#8211; mormorai. Egli mosse le orecchie e agit\u00f2 la coda. &#8211; Se non vuoi mangiare, va&#8217; in pace &#8211; dissi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Egli, sempre festoso, appoggi\u00f2 la testa sulla mia tovaglia come volesse parlare e augurarmi buona sera. Poi si lasci\u00f2 accompagnare dai ragazzi, allegri e meravigliati, fuori della porta. Mi ricordo che quella sera ero venuto a casa tardi, e un amico mi aveva portato nella sua carrozza.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;L&#8217;ultima vola che vidi il Grigio fu nel 1866, mentre mi recavo da Morialdo a Moncucco a casa di Luigi Moglia, mio amico. Il parroco di Buttigliera mi aveva voluto accompagnare per un trato di strada, e cos\u00ec la notte mi sorprese a met\u00e0 cammino.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Se ci fosse qui il mio Grigio &#8211; dissi tra me &#8211; sarei molto pi\u00f9 tranquillo.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Subito dopo mi arrampicai su per un prato ripido, per godermi l&#8217;ultimo sprazzo di luce. In quel momento il Grigio mi venne incontro con gran festa, e mi accompagn\u00f2 per il resto della strada, cio\u00e8 per tre chilometri.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Giunto alla casa dei Moglia, dov&#8217;ero atteso, videro il mio cane e m pregarono di passare dietro la casa, perch\u00e9 il Grigio non facesse baruffa con i due cani che erano nel cortile.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Si sbranerebbero a vicenda &#8211; mi disse Luigi Moglia.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Parlai a lungo con tutta la famiglia, poi andammo a cena, e il mio Grigio fu lasciato in un anglo. Quando finimmo di cenare, Luigi disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Bisogna portare da cena anche al Grigio.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Preso un poco di cibo, lo portammo al cane. Lo cercammo in ogni angolo della casa, ma non c&#8217;era pi\u00f9. Si meravigliarono tutti, perch\u00e9 le porte e le finestre erano chiuse, e i cani nel cortile non avevano dato alcun segno della sua uscita,. Cercammo anche nelle stanze dei piani superiori, ma nessuno lo trov\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;\u00c8 questo l&#8217;ultima notizia che ebbi del Grigio, il cane che \u00e8 stato argomento di tante ricerche e discussioni. Non potei mai conoscere il suo padrone. So soltanto che quell&#8217;animale, in tanti pericoli, fu per me una vera provvidenza.&quot;<\/em> (3)<\/p>\n<p>Teresio Bosco, curatore dell&#8217;edizione cui abbiamo fato riferimento, aggiunge queste ulteriori osservazioni:<\/p>\n<p><em>Don Bosco scrive queste ultime pagine dopo il 1875. Alcuni ragazzi dell&#8217;Oratorio, che hanno visto e accarezzato il Grigio, sono diventati salesiani, come Michele Rua e Giuseppe Buzzetti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Il pensiero di scoprire la provenienza di quel cane venne pi\u00f9 volte a don Bosco. Ma non riusc\u00ec a trovare niente. Nel 1872 la baronessa Azelia Fassati gli domand\u00f2 cosa pensasse di quel cane, e don Bosco sorridendo rispose: \u00abDire che sia un angelo farebbe ridere. Ma neppure si pu\u00f2 dire che sia un cane ordinario\u00bb.<\/em> (4)<\/p>\n<p>No, davvero non era un cane ordinario. Un cane &quot;normale&quot; non sarebbe uscito di casa senza passare dalla porta, n\u00e9 sarebbe comparso dal nulla ogni qual volta veniva invocato. Il fatto che rifiutasse il cibo farebbe pensare a una apparizione immateriale, ma questa conclusione contrasta con il fatto che molti lo poterono accarezzare, che i due malviventi fecero anche l&#8217;esperienza delle sue zanne e che don Bosco lo ud\u00ec latrare (lui usa il verbo <em>urlare<\/em> e questa scorrettezza lessicale aggiunge, secondo noi, credibilit\u00e0 alla sua testimonianza; inoltre <em>urlare<\/em> d\u00e0 quasi l&#8217;idea di un essere umano o, comunque, capace di sentimenti umani).<\/p>\n<p>\u00c8 possibile stabilire qualche analogia fra il Grigio di don Bosco e alcune creature segnalate, nel corso gli anni, nelle campagne inglesi; in quei casi, per\u00f2, non si tratta di esseri benefici.<\/p>\n<p>Nell&#8217;isola di Jersey si parla di un gigantesco cane nero, delle dimensioni di un bue, che vagherebbe per le scogliere nord-occidentali. \u00c8 possibile che lo scrittore Arthur Conan Doyle si sia ispirato a tale credenza, o ad altre analoghe radicate nelle campagne inglesi, per la stesura del suo celebre romanzo <em>Il mastino dei Baskerville.<\/em> (5)<\/p>\n<p>Un altro caso inspiegato \u00e8 quello del cosiddetto &quot;animale del Devonshire&quot;, le cui impronte furono rinvenute nella neve fresca nel freddo inverno del 1855 e proseguivano in linea retta per chilometri, scavalcando muri e altri ostacoli, senza che nessuno riuscisse a identificarle con esattezza n\u00e9 a spiegare come potessero proseguire sui tetti, come se l&#8217;animale che le aveva lasciate potesse alzarsi verticalmente senza alcuna difficolt\u00e0. Alcuni uomini cercarono di seguire le tracce, che rimasero ben visibili per quattro giorni; ma, all&#8217;entrare in una foresta, i cani diedero segni di paura e si rifiutarono di proseguire.<\/p>\n<p>Ma andiamo con ordine e riportiamo con la dovuta accuratezza questo interessante e ben documentato episodio.<\/p>\n<p>La mattina dell&#8217;8 febbraio 1855 gli abitanti del Devon scoprirono, uscendo di casa nel freddo intensissimo di quell&#8217;inverno eccezionale, una serie di impronte di zoccoli nella neve, disposte in linea retta e riconoscibili lungo una distanza totale di circa 80 miglia. Non assomigliavano alle impronte di alcun animale conosciuto, ma n\u00e9 questo fatto n\u00e9 la straordinaria lunghezza della traccia, che attraversava le campagne innevate in linea retta, rappresentavano la cosa pi\u00f9 sconcertante.<\/p>\n<p>Quest&#8217;ultima era costituita dal fatto che le impronte si snodavano una dietro l&#8217;altra, tagliando diritto anche in presenza di ostacoli. Davanti ai muri dei giardini, per esempio, esse si fermavano per continuare dall&#8217;altra parte, come se lo sconosciuto animale li avesse saltati senza minimamente deviare, anzi, come se li avesse &quot;attraversati&quot;. E la neve sulla cima dei muri era rimasta vergine! In alcuni villaggi, poi, le impronte a ferro di cavallo erano ben visibili sui tetti delle case, a parecchi metri d&#8217;altezza; oppure si fermavano davanti alla soglia di una capanna, per ricomparire sul retro; oppure ancora scomparivano davanti a un mucchio di fieno e poi riprendevano al di l\u00e0 di esso, sempre in linea retta, come se la creatura avesse compiuto un salto prodigioso. La popolazione ne fu terrorizzata: furono organizzate, ma invano, delle battute di caccia con fucili e forconi, e ben presto nacque fra il popolo la voce che il Diavolo, in quella buia e fredda notte d&#8217;inverno, avesse passeggiato sulla Terra con piedi di caprone, come ai tempi dei Sabba delle streghe.<\/p>\n<p>Naturalmente anche il mondo scientifico fu messo a rumore, e parecchi naturalisti, tra cui il celebre Richard Owen, vollero dire la loro. Si parl\u00f2 di un tasso; ma quale animale selvatico poteva correre in <em>in linea retta<\/em> per la bellezza di 80 miglia, coprendo una tale distanza in una sola notte? E saltare a quel modo al di l\u00e0 dei muri e dei covoni di fieno, per poi salire sui tetti delle case? (6)<\/p>\n<p>Qualcun altro ipotizz\u00f2 che un pallone sonda si fosse alzato, forse per disguido, dal porto militare di Devonport la sera del 7 febbraio, e che dei sacchetti pendenti da delle funi avessero lasciato le famose impronte. (7) Certo che il vento doveva esser stato un prodigio di costanza, per aver sospinto il pallone sonda cos\u00ec a lungo senza mai deviare n\u00e9 a destra n\u00e9 a sinistra!<\/p>\n<p>Si parl\u00f2 anche di un uccello; di un canguro fuggito da uno zoo; di un buontempone in vena di scherzi fuori del comune: tutte ipotesi praticamente insostenibili e tutte rispondenti a una medesima logica: il mistero non \u00e8 una dimensione della realt\u00e0 che va accostata con l&#8217;indagine razionale ma anche con umilt\u00e0 e consapevolezza dei limiti umani, bens\u00ec un nemico da aggredire, una sfida intollerabile da rintuzzare, un&#8217;inquietudine che va rimossa ad ogni costo per riportare la percezione del reale entro i binari rassicuranti di ci\u00f2 che \u00e8 gi\u00e0 conosciuto. In altre parole, per la mentalit\u00e0 scientista \u00e8 preferibile cadere nell&#8217;assurdo (un tasso che copre 80 miglia in poche ore, saltando muri e scalando edifici) piuttosto che ammettere, anche solo per ipotesi, che si possa sollevare per un momento il velo della razionalit\u00e0 codificata dal paradigma scientifico dominante.<\/p>\n<p>Scrive sulle impronte del Devon il noto studioso Colin Wilson:<\/p>\n<p><em>&quot;Morris K. Jessup, l&#8217;ufologo morto in circostanze misteriose nel 1959, avanza l&#8217;ipotesi che le impronte trovate nel Devon fossero state lasciate da un qualche tipo di oggetto volante, facendo rilevare che, dal racconto fatto da un testimone, queste, cos\u00ec chiaramente impresse nella neve, potevano essere state originate solo da un mezzo meccanico. Jessup, in base a queste osservazioni, suggeriva che le impronte potevano essere state fatte da un veicolo che, volando a bassa quota, riusciva a mantenere la distanza dal terreno grazie a una specie di radar. Questa ipotesi spiegherebbe l&#8217;esistenza di impronte sui tetti, al di l\u00e0 di muri e fienili.&quot;<\/em> (8)<\/p>\n<p>Per\u00f2 si vede bene che le differenze con il caso del Grigio di don Bosco sono maggiori delle analogie. Nel caso del cane nero di Jersey, pare si tratti piuttosto di un&#8217;apparizione fantasmatica, mentre in quello delle impronte del Devonshire si dovrebbe piuttosto approfondire l&#8217;argomento nella direzione della criptozoologia, ossia la scienza degli animali &quot;nascosti&quot;.<\/p>\n<p>E la stessa cosa si dovrebbe fare, probabilmente, nei confronti delle impronte di zoccoli nella neve trovate sull&#8217;isola sub-antartica di Kergu\u00e9len, all&#8217;estremit\u00e0 meridionale dell&#8217;Oceano Indiano, dall&#8217;esploratore britannico sir James Clark Ross, nel 1839: l\u00e0 dove l&#8217;eccezionalit\u00e0 del fatto risiede nella circostanza che nessun mammifero dotato di zoccoli esisteva sull&#8217;isola, o <em>avrebbe dovuto esistere<\/em>, a quell&#8217;epoca. Ce ne siamo gi\u00e0 occupati in un precedente articolo. (9)<\/p>\n<p>L&#8217;episodio \u00e8 stato poi amplificato da echi leggendari e orrorifici, come nel romanzo d&#8217;avventura <em>A grue of Ice<\/em> dello scrittore sudafricano Jeoffrey Jenkins:<\/p>\n<p><em>&quot;la porta sul davanti era chiusa con quattro grossi catenacci scorrevoli orizzontalmente, aperti, pieni di grasso. Li feci scorrere e spalancai la porta. L&#8217;interno era quasi del tutto oscuro e ispirava una sensazione strana, tanto che per un momento mi chiesi se avrei rinvenuto forse qualche orrendo cadavere, come successe al famoso esploratore sir James Clark Ross che intorno al 1840 aveva trovato nelle Isole Kergu\u00e9len un uomo con una bottiglia in mano, un&#8217;espressione di terrore nello sguardo e, davanti a lui, volte nella sua direzione, gigantesche impronte di piede&#8230;&quot;<\/em> (10)<\/p>\n<p>Per talune creature misteriose si pu\u00f2 anche pensare a delle forme non materiali, a esseri fantasmatici o a una sorta di &quot;registrazione&quot; di avvenimenti di un lontano passato; e quest&#8217;ultima ipotesi si attaglia particolarmente ad animali mostruosi, simili a dinosauri, segnalati anche oggi in diverse regioni del globo.<\/p>\n<p>Il pastore anglicano Donald Oman, autore &#8211; fra l&#8217;altro &#8211; di un celebre esorcismo sul lago scozzese di Loch Ness, era convinto che tali esseri mostruosi avessero a che fare con una presenza demoniaca e che l&#8217;unico modo adeguato di affrontarli fosse quello di tipo religioso e spirituale. (11)<\/p>\n<p>Il Grigio di don Bosco era, invece, una presenza amica, benefica, e compariva ogni qual volta il santo pareva trovarsi in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Osserva in proposito Renzo Baschera:<\/p>\n<p><em>&quot;La comparsa di animali (per lo pi\u00f9 cani) che prendono la difesa delle persone in pericolo, si registra anche per altri personaggi eccezionali. Pu\u00f2 trattarsi di forme materializzate, o di esseri reali,, che vengono guidati e comandati secondo codici da noi sconosciuti.&quot;<\/em> (12)<\/p>\n<p>Pertanto, tutto quello che possiamo dire su questo caso straordinario \u00e8 che una presenza benedica, che aveva l&#8217;aspetto di un cane e ne possedeva le caratteristiche abituali, soccorse pi\u00f9 volte, nel corso degli anni, la persona di san Giovanni Bosco quando questi si trovava in difficolt\u00e0. Ma vi sono anche altre caratteristiche, queste ultime tutt&#8217;altro che comuni, le quali sembrano avvicinare questa creatura al concetto cristiano di &quot;angelo custode&quot; e, comunque, porla al di l\u00e0 della sfera puramente fisica, in una dimensione <em>altra.<\/em><\/p>\n<p>Un prezioso indizio, per tentare di comprendere meglio il fenomeno del Grigio, potrebbe venire dalla ferma credenza di don Bosco che le persone ed i mezzi destinati a favorire la sua attivit\u00e0 pastorale esistessero, anche nei momenti pi\u00f9 bui della sua vita di sacerdote, quando &#8211; umanamente &#8211; si sarebbe detto che non vi erano pi\u00f9 speranze.<\/p>\n<p>A un certo punto, fra il 1844 e il 1845, ostacolato dalle autorit\u00e0 civili, reduce da una grave malattia e disperatamente a corto di mezzi finanziari, si era visto quasi costretto a chiudere il suo Oratorio per i ragazzi &quot;difficili&quot;. Lui stesso ha rievocato, sobriamente, quel tragico momento:<\/p>\n<p><em>&quot;Un giorno, mentre erano presenti don Sebastiano Pacchiotti e altri preti, don Borel in camera mia disse:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Qui, se non salviamo qualcosa, corriamo il rischio di perdere tutto. Sciogliamo l&#8217;Oratorio e teniamo con noi solo una ventina di ragazzi pi\u00f9 piccoli. Nessuno si preoccuper\u00e0 se continuiamo a far catechismo a un gruppetto di bambini. E intanto Dio ci indicher\u00e0 la strada pi\u00f9 opportuna per andare avanti.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Non sciogliamo niente &#8211; risposi. &#8211; Abbiamo gi\u00e0 una sede: un cortile ampio e spazioso, una casa pronta per molti ragazzi, con chiesa e porticati. E ci sono preti e chierici pronti a lavorare con noi.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Ma dove sono queste cose?- mi interruppe don Borel.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Non lo so. Ma so che esistono e sono a nostra disposizione.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Allora don Borel scoppi\u00f2 a piangere. Esclam\u00f2:<\/em><\/p>\n<p><em>&quot; &#8211; Povero don Bosco, \u00e8 proprio andato.<\/em><\/p>\n<p><em>&quot;Mi prese per mano, mi baci\u00f2, e se ne and\u00f2 con don Pacchiotti e gli altri. Rimasi solo nella mia stanza.&quot;<\/em> (13)<\/p>\n<p>Ecco, questa forse \u00e8 la spiegazione. Don Bosco aveva fede, una grandissima fede nella Provvidenza: era convinto che, per le opere di bene, uomini e mezzi sono pronti a disposizione, basta solo aver pazienza e credere con fiducia. Questa, del resto, pare essere una delle caratteristiche fondamentali della santit\u00e0: l&#8217;assoluta fiducia in Dio.<\/p>\n<p>Colui che ha fede nella bont\u00e0 dell&#8217;esistente, non dubita che le persone e le cose necessarie a realizzare il bene esistono e sono disponibili: al momento giusto, esse verranno.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 affrontato questa problematica, da un punto di vista filosofico piuttosto che religioso, in un precedente lavoro: e a quello rimandiamo i lettori desiderosi di approfondire l&#8217;argomento. (14)<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1)  Francesco Lamendola, <em>Da dove hanno origine le materializzazioni del pensiero?<\/em>, sul sito di Edicolaweb, rubrica <em>Altra dimensione.<\/em><\/p>\n<p>2)  Charles Fort, <em>Il libro dei dannati<\/em> (titolo originale: <em>The Book of the Damned<\/em>), Milano, Armenia Editore, 1973, pp. 7-10.<\/p>\n<p>3)  San Giovanni Bosco, <em>Memorie<\/em>, Torino, Elle Di Ci., 1987, pp. 216-218.<\/p>\n<p>4)  <em>Ibidem<\/em>, note a p. 216 e 218.<\/p>\n<p>5)  Jean-Jacques Barloy<em>, Gli animali misteriosi. Invenzione o realt\u00e0?<\/em>, (titolo originale: <em>Les survivants de l&#8217;mbre. Enqu\u00eate sur les animaus mist\u00e9rieux<\/em>, Parigi, 1985), traduzione italiana Roma, Lucarini Editore, 1987, p. 167.<\/p>\n<p>6)  Cfr. C. Wilson, Milano, Rizzoli, 1976<em>,<\/em> p. 128. Per una raffigurazione delle impronte del Devonshire, cos\u00ec come furono riportate da <em>The Illustrated London News<\/em>, si veda <em>Nel mondo dell&#8217;incredibile<\/em>, tr. it. Milano, Selezione dal Reader&#8217;s Digest, 1980, p. 377.<\/p>\n<p>7)  Vedi C. e D. Wilson, <em>Il grande libro dei misteri irrisolti<\/em>, tr. it. Roma, Newton &amp; Compton, 2002, pp. 267-270, che contiene una carta dettagliata delle localit\u00e0 in cui furono trovate le impronte.<\/p>\n<p>8)  In: C. Wilson, <em>Realt\u00e0 inesplicabili<\/em>, cit., pp. 129-30.<\/p>\n<p>9)  Francesco Lamendola, <em>Il mistero delle isole Kergu\u00e9len<\/em>, articolo pubblicato sulla Rivista <em>Il Polo<\/em> dell&#8217;Istituto Geografico Polare, fondato da Silvio Zavatti, vol. 1, 2007, pp. 57-71.<\/p>\n<p>10) Geoffrey Jenkins, <em>mare, vento, ghiacci<\/em>, Milano, Longanesi &amp; C., 1971, pp.233-234. Vedi anche Francesco Lamendola, <em>Geoffrey Jenkins e il mistero dell&#8217;Isola Thompson<\/em>, sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n<p>11) Marc Alexander 8a cura di), <em>lamia vita col diavolo<\/em> (titolo originale <em>To anger the Devil,<\/em> 1978), traduzione italiana Padova, MEB, 1980.<\/p>\n<p>12) Renzo Baschera, <em>Le profezie di don Bosco<\/em>, Padova, Edizioni MEB, 1988, p.73.<\/p>\n<p>13) San Giovanni Bosco, <em>cit.,<\/em> p. 133.<\/p>\n<p>14) Cfr. Francesco Lamendola, <em>Dov&#8217;erano gli enti prima di esistere?<\/em>, sul sito di Arianna Editrice.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci siamo gi\u00e0 occupati diffusamente, in un precedente lavoro, del fenomeno controverso delle cosiddette &quot;materializzazioni del pensiero&quot;, tanto affascinante quanto elusivo, che non coincide con il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[245],"class_list":["post-24669","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-santi"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24669","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24669"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24669\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24669"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24669"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24669"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}