{"id":24666,"date":"2017-08-23T09:38:00","date_gmt":"2017-08-23T09:38:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/23\/cosa-contempla-la-domina-nella-villa-dei-misteri\/"},"modified":"2017-08-23T09:38:00","modified_gmt":"2017-08-23T09:38:00","slug":"cosa-contempla-la-domina-nella-villa-dei-misteri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/08\/23\/cosa-contempla-la-domina-nella-villa-dei-misteri\/","title":{"rendered":"Cosa contempla la domina nella Villa dei Misteri?"},"content":{"rendered":"<p>Ebbene s\u00ec, non possiamo negarlo. Ne siamo innamorati; lo siamo sempre stati, da quel lontano mattino d&#8217;estate in cui, nell&#8217;antica Pompei, passando nella vampa del sole alla fresca penombra del triclinio, la sala da pranzo dei romani, in quella villa fuori le mura denominata, oggi, Villa dei Misteri, l&#8217;abbiamo vista per la prima volta, nell&#8217;affresco parietale, accanto a tante altre figure femminili, alcune anche molto belle, ma, al suo confronto, tutte sbiadite e quasi insignificanti, tutte ordinarie e con un che di banale, anche se la scena dell&#8217;iniziazione misterica \u00e8 tutt&#8217;altro che ordinaria e tutt&#8217;altro che banale, e anche se alcune di quelle donne, di quelle giovani ragazze, sono state raffigurate in pose assai pi\u00f9 mosse e decisamente audaci e inusuali, una perfino nell&#8217;atto di ricevere le frustate sulla schiena nuda, mentre si rifugia fra le ginocchia di una compagna pi\u00f9 matura, come se stesse cercando protezione o, almeno, conforto.<\/p>\n<p>Su tutte spicca lei, come un&#8217;aquila sopra le oche selvatiche: la <em>domina<\/em>, la padrona di casa. Nella sua eleganza semplice e naturalmente aristocratica, nella sua dignit\u00e0 connaturata, nello splendore della sua colma giovinezza, gi\u00e0 sul puto di cedere il passo alla maturit\u00e0 &#8212; le donne romane erano <em>matrone<\/em>, nel pieno senso del termine, fra i venti e i trent&#8217;anni, semmai prima che dopo &#8212; non si pu\u00f2 dire che il senso di autorevolezza che da essa si sprigiona derivi dall&#8217;et\u00e0 &#8212; in fondo, pochi anni pi\u00f9 delle ancelle delle altre scene &#8212; ma da un qualcosa che lei sola possiede, e che non si esaurisce nel fatto sociale di essere la padrona della <em>domus<\/em>, ma appartiene proprio alla sua natura, alla sua individualit\u00e0: l&#8217;artista pompeiano che l&#8217;ha dipinta sul muro non sapeva, forse, di regalarci la testimonianza di uno dei primi ritratti psicologici, di quelli che sarebbero divenuti caratteristici della pittura moderna, specialmente nel XVIII secolo di Rosalba Carriera e nel XIX di Francesco Hayez. La <em>domina<\/em> degli affreschi di Pompei, infatti, \u00e8 un tipo, e precisamene un tipo psicologico; non \u00e8 una astratta rappresentazione di quel che una matrona romana deve essere o deve simboleggiare: ha una vita sua, una storia sua, un&#8217;anima tutta sua. Ed \u00e8 questo che risulta, in lei, terribilmente affascinante e quasi inaspettato: il fatto di essere una <em>persona<\/em>, un&#8217;individualit\u00e0 ben definita, di avere una propria psicologia, dei ricordi, un carattere, una capacit\u00e0 di osservazione, una propensione all&#8217;interiorit\u00e0 e alla contemplazione, quindi alla vita spirituale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questa la sede per parlare del significato complessivo dell&#8217;intero ciclo di affreschi, eseguiti nel I secolo a. C. da un anonimo artista locale nel terzo e quarto stile, sotto l&#8217;influsso della pittura greca e con forti spunti della cultura egiziana, tanto pi\u00f9 che perdurano tuttora le discussioni fra gli studiosi e non vi \u00e8 unanime accordo su di esso: spettacolo di mimi, o preparazione a un matrimonio, o iniziazione d&#8217;una sposa, com&#8217;\u00e8 pi\u00f9 probabile, ai misteri di Dioniso; ma \u00e8 certo che per accostarsi alla <em>domina<\/em> bisogna inserire la sua figura nel cotesto dell&#8217;intero ciclo. Questo \u00e8 formato da dieci sequenze, che si snodano lungo le pareti secondo un ordine ben definito: nella prima &#8212; partendo da settentrione &#8212; si vede una donna che si acconcia i capelli, circondata da amorini, guardandosi allo specchio; nella seconda compare, appunto, la <em>domina<\/em> (o, almeno, quella che \u00e8 la <em>domina<\/em> per la maggioranza degli studiosi, ma non per tutti), raffigurata, a seconda delle interpretazioni, nell&#8217;atto di sovrintendere alla cerimonia dell&#8217;iniziazione, nel qual caso starebbe osservando lo svolgersi ordinato delle diverse sue fasi, oppure, secondo un&#8217;altra interpretazione, ella sarebbe la donna gi\u00e0 iniziata ai misteri, la quale sta contemplando non la scena attuale, in cui una donna pi\u00f9 giovane riceve l&#8217;iniziazione, ma i suoi stessi ricordi, e starebbe quindi &quot;rivedendo&quot;, o meglio, rivivendo, l&#8217;esperienza attraverso cui era passata almeno una decina d&#8217;anni prima, ma forse anche pi\u00f9, quando era una vergine che non conosceva n\u00e9 marito, n\u00e9 le gioie (e i dolori) del parto. Noi, che non siamo degli esperti di pittura romana, esitiamo a prender partito; se, tuttavia, dovessimo arrischiare una opinione, propenderemmo per la seconda ipotesi, dato che ella guarda in un modo particolare, che il Pascoli della <em>Digitale purpurea<\/em> definirebbe &quot;vedere&quot;, ossia contemplare i ricordi.<\/p>\n<p>Questa ignota donna romana, misteriosa come lo \u00e8 tutta la scena, come lo \u00e8 anche la villa in cui fu ritrovata (la scoperta risale al 1909, quella degli affreschi a una ventina d&#8217;anni dopo), che ci trasporta in un clima assolutamente unico e indefinibile, carico di trepidante aspettazione, ma che s&#8217;intuisce estremamente sensuale, avendo a che fare con i misteri dionisiaci (per K\u00e1rol K\u00e9r\u00e9nyi <em>dove regna Dioniso la vita si rivela irriducibile e senza confini<\/em>) che culminavano, come \u00e8 noto, nei temuti e tuttavia affascinanti Baccanali, rappresenta un enigma, ma anche, o forse appunto per questo, uno dei pi\u00f9 bei ritratti femminili che la storia dell&#8217;arte occidentale ci abbia regalato, degno di stare accanto ai pi\u00f9 celebri ritratti femminili dell&#8217;arte cristiana, medievale e rinascimentale, fatto salvo, si capisce, ci\u00f2 che di specificamente spirituale possiede l&#8217;arte cristiana in quanto tale, specie nelle raffigurazioni dell&#8217;Eros. Eppure, a suo modo, questa <em>domina<\/em> pagana, che visse circa un secolo prima di Cristo &#8211; quando la villa era nel suo pieno splendore e cos\u00ec pure la citt\u00e0, che poi il terremoto del 62, e soprattutto l&#8217;eruzione del Vesuvio del 79, avrebbero distrutto e cancellato per quasi duemila anni &#8212; questa domina, dunque, possiede una vita interiore che l&#8217;avvolge in una spiritualit\u00e0 che oseremmo definire precristiana, un po&#8217; come la poesia di Virgilio. E non solo perch\u00e9 la matrona, bench\u00e9 ormai da tempo edotta delle gioie del sesso e della maternit\u00e0, conserva una certa quale <em>gravitas<\/em> e una autorevolezza che \u00e8 impossibile non notare, e verso le quali non si pu\u00f2 non provare una sorta di soggezione; non solo per il velo che le copre il capo e c&#8217;impedisce di vedere la sua acconciatura, e a stento ci permette d&#8217;intuire i suoi bei capelli, raccolti, probabilmente, in un nodo dietro la testa, ma proprio per l&#8217;aria castamente pensosa che da lei promana. Fra tutte le donne che l&#8217;arte antica ci ha lasciato, comprese quelle della poesia, la domina senza nome della Villa dei Misteri \u00e8 una delle pi\u00f9 notevoli, perch\u00e9 possiede ci\u00f2 che solo pochissime persone hanno: un carisma naturale, e, nello stesso tempo, la capacit\u00e0 d&#8217;impersonare, in se stessa, un&#8217;idea, una grande idea, un archetipo: in questo caso, quello della santit\u00e0 del matrimonio. E ai nostri giorni, caratterizzati da un estremo e detestabile involgarimento dell&#8217;immagine femminile, banalizzata e commercializzata sino a sprofondarla nel fango, ci sembra che le donne della societ\u00e0 odierna dovrebbero guardare a lei per ritrovare, insieme al profumo della loro vera femminilit\u00e0, anche quel senso di decoro, di pudore, di compostezza, di sobriet\u00e0 che hanno smarrito, inseguendo l&#8217;illusione di rendersi pi\u00f9 attraenti col lasciar cadere ogni velo sul mistero della loro bellezza.<\/p>\n<p>Ha scritto lo storico dell&#8217;antichit\u00e0 romana Robert \u00c9tienne (M\u00e9rignac, Gironda, 18 gennaio 1921-Bordeaux, 9 gennaio 2009) nel suo libro <em>La vita quotidiana a Pompei<\/em> (titolo originale: <em>La vie quotidienne \u00e0 Pomp\u00e9i<\/em>, Paris, Librairie Hachette, 1966; traduzione di Mario Andreose e Simona Proietti, Milano, Il Saggiatore, 1973, pp. 274-275):<\/p>\n<p><em>PREPARAZIONE DELLA SPOSA.<\/em><\/p>\n<p><em>Sulla parete di destra, infine, un terzo gruppo presenta la preparazione della sposa. Una giovane donna \u00e8 seduta su uno sgabello dalle gambe ricche di ornamenti metallici. Ella contempla in uno specchio, che un Amorino alato le porge, la sua bella capigliatura lunga, che sta pettinando con l&#8217;aiuto di una cameriera che sta dietro di lei; nell&#8217;angolo del muro, un altro Eros alato contempla la scena tenendo nella mano destra l&#8217;arco fatale. Questa toilette attira gli sguardi sulla &quot;domina&quot; che, seduta su un letto (&quot;klin\u00e9&quot;) riccamente decorato, i piedi posati su uno sgabello, si appoggia sul braccio destro sprofondato tra i cuscini e volge il busto verso una scena in cui sembra ritrovare i propri ricordi. Lo sguardo sereno \u00e8 tradito dalla bocca semiaperta come nel tentativo di ricordare un&#8217;estasi antica; le sue carni risplendono di maturit\u00e0, al braccio sinistro porta un braccialetto e all&#8217;anulare un anello da sposa. Vestita con il &quot;chiton&quot; senza maniche che le nasconde un piede e sul quale ha indossato un mantello ocra violetto, questo personaggio assume un&#8217;aria di dignit\u00e0 e di pienezza tale che incute rispetto, e perfeziona l&#8217;atmosfera di gravit\u00e0 dell&#8217;intero dipinto.<\/em><\/p>\n<p><em>Attraverso una sottile mescolanza di sacro e di profano, nel mezzo di nozze divine e di preparativi per nozze terrestri, corre la stessa certezza che dispone di due righi musicali e di due chiavi diverse: l&#8217;iniziazione a una conoscenza superiore nella quale l&#8217;essere umano pu\u00f2 ricordarsi di essere un angelo peccatore caduto dal cielo e che una volta iniziato pu\u00f2 ritrovare il paradiso dei beati. [&#8230;]<\/em><\/p>\n<p><em>Nella vita quotidiana non ci si pu\u00f2 dunque dimenticare di questa presenza del sacro, poich\u00e9 la felicit\u00e0 terrestre nel matrimonio \u00e8 una delle vie che conducono al divino.<\/em><\/p>\n<p>Strano, vero? In una societ\u00e0 post-cristiana e neopagana, come la nostra, una donna pagana del I secolo avanti Cristo, raffigurata da uno sconosciuto pittore di una citt\u00e0 secondaria dell&#8217;Impero romano, che solo per il fatto di esser stata sepolta dalle ceneri vulcaniche ha avuto il destino di trasformarsi, per noi, nel pi\u00f9 grande scrigno della pittura antica, potrebbe ergersi a maestra di stile, di garbo, di gusto, alle donne dei nostri giorni, e insegnar loro cosa voglia dire essere affascinanti senza alcun bisogno di spogliarsi o di assumere pose lascive. Osserviamo bene questa <em>domina<\/em>, allora, e cerchiamo di scoprire le ragioni del suo segreto, del suo fascino senza et\u00e0: la prima cosa che notiamo \u00e8 l&#8217;estrema raffinatezza, ma, al tempo stesso, l&#8217;estrema semplicit\u00e0 della sua acconciatura, del suo vestito e di tutto il suo abbigliamento. Non indossa che tre gioielli: un braccialetto d&#8217;oro al polso destro, uno pi\u00f9 piccolo al sinistro, e una sottile collanina, che le aderisce al collo; laddove le donne odierne amano portare una quantit\u00e0 inverosimile di braccialetti, di anelli, di orecchini, di pendenti, di <em>piercing<\/em>, per non parlare dei barbarici tatuaggi che deturpano, <em>pardon<\/em>, volevamo dire, che adornano loro le braccia, le spalle, le gambe, le caviglie, per non parlare delle altre parti del corpo, fino a quelle intime, lasciate maliziosamente scoperte con finta noncuranza, affinch\u00e9 ogni sguardo estraneo li possa contemplare.<\/p>\n<p>Poi, la <em>toilette<\/em> molto sobria, le sopracciglia appena un po&#8217; sottolineate; le labbra ben disegnate, ma non cariche; niente orecchini; un solo anello, la vera nuziale al dito; libere di ornamenti le braccia fiorenti; la torsione del busto, con il gomito destro poggiato sui cuscini, non ha niente di sforzato e artificioso, non \u00e8 una scusa per assumere pose languide e provocanti; le gambe, sotto il velo, sono composte, in una posizione perfettamente decorosa, quale si potrebbe assumere in una ricorrenza pubblica o in un luogo sacro, anzich\u00e9 sul divano di casa: tutto l&#8217;insieme emana un senso di castit\u00e0, ma senza affettazione, di pudore e naturale compostezza. Quella che abbiamo di fronte \u00e8 una donna <em>pulita<\/em>, nel pieno senso della parola; e, cosa notevolissima, quasi prodigiosa, ella riesce ad esserlo pur trovandosi al centro di un culto misterico, ispirato alle nozze di Dioniso e Arianna, che poteva degenerare in gravi disordini sessuali, e che, comunque, si ispirava a una visione della vita e dell&#8217;amore di tipo naturalistico e fortemente sensuale. Il suo segreto, perci\u00f2, \u00e8 quello di restare impeccabile, qualunque cosa le si svolga intorno: un che di simile all&#8217;arte di attraversare l&#8217;acqua a piedi asciutti. Solo le persone eccezionali sono capaci di tanto; le altre, sguazzano nel pantano e schizzano fango da tutte le parti. Ma la cosa pi\u00f9 notevole, in lei, \u00e8 l&#8217;espressione del viso, con quello sguardo perduto lontano, forse nei ricordi di una ingenua adolescenza: \u00e8 lo sguardo di una persona matura, che ripensa al passato senza aver perso l&#8217;incanto del mondo; \u00e8 divenuta pi\u00f9 distaccata, s\u00ec, e un poco pensierosa, ma non si \u00e8 disamorata del mistero della vita, lo ha conservato in se stessa, e riesce ancora a muoversi, nella pesante realt\u00e0 quotidiana intrisa di cose e situazioni spoetizzanti, con la lievit\u00e0 meravigliosa di una fanciulla. Ecco: la <em>domina<\/em> \u00e8 rimasta una fanciulla nel suo cuore, anche se la rivelazione del mondo adulto, compresi il matrimonio e le responsabilit\u00e0 di madre, le hanno rivelato il lato serio della vita. Poche persone conservano l&#8217;incanto del mondo, dopo aver varcato la soglia della giovinezza: lei \u00e8 una di esse. E c&#8217;\u00e8 qualcosa che la rende avvertita di ci\u00f2, e che stende come un tenue velo di malinconia sui suoi occhi, sulla sua affascinante ma casta figura di perfetta <em>domina<\/em> romana. Il suo ritratto non \u00e8 solo la celebrazione di una donna eccezionale: \u00e8 anche la celebrazione della famiglia e degli affetti familiari. Anche se, nell&#8217;affresco, non compaiono n\u00e9 lo sposo, n\u00e9 i figli, s&#8217;intuisce la loro presenza, da qualche parte, anche solo nella mente e nei pensieri della matrona; si sente che lei \u00e8 una donna con la testa ben piantata sulle spalle, una creatura gentile, ma anche ferma, dal carattere deciso, che non insegue vane fantasticherie alla Madame Bovary &#8212; il bovarismo \u00e8 una malattia tipicamente moderna &#8212; e che non ha alcun interesse a immaginare improbabili romanzi d&#8217;amore con questo e con quello, perch\u00e9 ha una casa e una famiglia a cui pensare, ed esse le riempiono l&#8217;esistenza e l&#8217;appagano sia come persona, che come donna. Quante donne moderne, quante madri di famiglia, potrebbero dire, di s\u00e9, la stessa cosa? E questo \u00e8 il pi\u00f9 bell&#8217;elogio che le si possa fare: <em>casta fuit, domum servavit, lanam fecit<\/em>: la poesia della sposa-madre.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ebbene s\u00ec, non possiamo negarlo. 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