{"id":24661,"date":"2016-04-16T10:36:00","date_gmt":"2016-04-16T10:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/16\/nelle-foto-di-doina-su-facebook-ce-tutta-linconsapevolezza-della-post-umanita-odierna\/"},"modified":"2016-04-16T10:36:00","modified_gmt":"2016-04-16T10:36:00","slug":"nelle-foto-di-doina-su-facebook-ce-tutta-linconsapevolezza-della-post-umanita-odierna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/04\/16\/nelle-foto-di-doina-su-facebook-ce-tutta-linconsapevolezza-della-post-umanita-odierna\/","title":{"rendered":"Nelle foto di Doina su Facebook c\u2019\u00e8 tutta l\u2019inconsapevolezza della post-umanit\u00e0 odierna"},"content":{"rendered":"<p>Si discute, furiosamente ormai, sulle foto di Doina Matei, la ragazza romena che, il 26 aprile 2007, nella metropolitana di Roma, si scagli\u00f2 contro una ragazza di 23 anni, al culmine d&#8217;una lite banale, che non si sapr\u00e0 mai come e perch\u00e9 fosse iniziata, trafiggendole l&#8217;occhio con la punta dell&#8217;ombrello, e recidendole un&#8217;arteria cerebrale. Trasportata in ospedale, Vanessa mor\u00ec il giorno dopo, senza aver ripreso conoscenza. Doina, che all&#8217;epoca, di anni ne aveva 21, ed era gi\u00e0 stata madre due volte, rispettivamente a 14 e a 17, tent\u00f2 di fuggire e lasci\u00f2 Roma, ma venne identificata grazie alle immagini delle videocamere e arrestata a Tolentino, nelle Marche; al processo, venne condannata a 16 anni di carcere per omicidio preterintenzionale, aggravato dai futili motivi. Dopo aver scontato met\u00e0 della pena, come previsto dalla legge, avendo tenuto in carcere una buona condotta, ha incominciato a usufruire del regime di semilibert\u00e0: di giorno andava a lavorare, e la sera tornava a dormire presso il carcere femminile della Giudecca, a Venezia. Inoltre, sempre in base ai benefici previsti per legge nei confronti di chi possiede i requisiti (buona condotta e met\u00e0 della pena gi\u00e0 scontata), passava anche alcune notti in libert\u00e0.<\/p>\n<p>Tutto questo \u00e8 finito nella seconda settimana di aprile 2016, quando il giudice del tribunale di sorveglianza, Vincenzo Semeraro, ha saputo che, sul suo profilo <em>Facebook<\/em>, Doina aveva postato alcune foto nelle quali si mostra gioiosa, sorridente, in atteggiamenti di esultanza per la libert\u00e0 ritrovata; in una \u00e8 ritratta in bikini, al mare, come una qualsiasi bagnante che si gode una gita o una vacanza; foto che sono state &quot;scoperte&quot; dai giornali e subito pubblicate sulla stampa, scatenando un autentico polverone mediatico e suscitando l&#8217;indignazione dei familiari di Vanessa Russo. Il giudice ha pertanto deciso di sospendere immediatamente i benefici della semilibert\u00e0 e di far tornare senz&#8217;altro Doina in carcere. Ma gli avvocati difensori non ci stanno: dicono che il divieto di postare le proprie foto su <em>Facebook<\/em>, nella sentenza, non c&#8217;era; e che pertanto di tratta d&#8217;un abuso evidente, cui verr\u00e0 posto rimedio quanto prima. Il padre di Vanessa, invece, si \u00e8 lasciato andare a un amaro sfogo: tutta la comprensione delle istituzioni \u00e8 andata all&#8217;assassina, non alla vittima; lui, dopo la tragedia, ha perso il lavoro, mentre sua moglie ha tentato il suicidio; a lei, Doina, un lavoro l&#8217;hanno trovato subito, prima ancora che avesse scontato la sua pena.<\/p>\n<p>Come sempre, gli intellettuali <em>engag\u00e9es<\/em> si sono divisi equamente (o quasi equamente) nei due soliti e scontatissimi schieramenti, difensivo e offensivo. Per gli uni, quelli della <em>rive gauche<\/em>, quelle foto erano innocenti e non contenevano alcuna allusione offensiva; e Doina \u00e8 solo una povera ragazza che si sta ricostruendo una vita, dopo aver duramente pagato il suo errore, mentre l&#8217;Italia becera, razzista, sessista, si \u00e8 scatenata contro di lei, con l&#8217;istinto belluino d&#8217;una belva assetata di sangue. Per gli altri, quelli della <em>rive droite<\/em>, la ragazza romena ha voluto irridere il dolore dei familiari della sua vittima, e ha mostrato di non aver capito nulla della gravit\u00e0 del suo delitto, di non aver maturato alcun vero pentimento, di essere indegna di qualunque comprensione. \u00c8 persino superfluo fare i nomi dei giornali e dei giornalisti pro e contro (ma almeno uno lo vogliamo fare: quello di Luigi Manconi, senatore Pd e storico paladino dei diritti civili: immaginate da che parte s&#8217;\u00e8 schierato); in Italia, davanti a un fatto del genere, si ricostituiscono immediatamente i due partiti, dei buonisti e dei colpevolisti, che sono, s\u00ec, in parte, partiti trasversali, ma nei quali, comunque, si pu\u00f2 ancora riconoscere ci\u00f2 che, in quasi ogni altro ambito, e &#8212; paradossalmente &#8211; proprio in quello <em>politico<\/em>, non si riconosce pi\u00f9: una identit\u00e0 ideologica, una chiara matrice di sinistra o di destra.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 destra e sinistra sono pressoch\u00e9 scomparse quando si parla dei &quot;vecchi&quot; temi, il lavoro, le tasse, le opere pubbliche, le riforme istituzionali, la scuola, i servizi, la politica internazionale; sovente si scambiamo i ruoli, in un gioco caleidoscopico di aggregazione e scomposizione, qualcosa che ha del fantastico, del surreale: ma quando si parla dei temi etici, dei diritti umani e della giustizia, ecco che le passioni si scaldano nelle vene ormai quasi fredde dei vecchi e dei giovani leoni dell&#8217;arena mediatica; le polemiche a distanza fra giornalisti arrivano al calor bianco, i politici rimontano in sella ai loro ronzini, fingendo che siamo dei nobili destrieri, e, calato il cimiero sulla fronte, partono a lancia in resta, come negli antichi tornei, per affermare o per negare &#8211; in nome dei valori e del senso di giustizia del popolo sovrano &#8211; il diritto d&#8217;una ragazza, come Doina Matei, a postare la sua foto, sorridente e in bikini, sulla riva del Lido di Venezia.<\/p>\n<p>\u00c8 imbarazzante dir la nostra in questa zuffa scomposta e indecorosa, dove ciascuno tenta di cavalcare dei (nobili) sentimenti, delle emozioni, degli indici di gradimento, per portare avanti la sua battaglia, che \u00e8 poi la conquista di voti o di consensi; la diffusione del proprio giornale come vindice bandiera di questo o quel paradigma etico e culturale; il raggiungimento di una appagante visibilit\u00e0 mediatica, speculando su una doppia tragedia: quella della vittima (e dei suoi familiari) e quella del carnefice, che, comunque, sta ancora scontando la pena, e pagando il suo debito alla societ\u00e0. \u00c8 imbarazzante entrare nella rissa e aggiungere un&#8217;altra opinione a quelle gi\u00e0 ampiamente sbandierate, dall&#8217;uno e dall&#8217;altro schieramento, in quel tristo sport nazionale che consiste nello sparare a freddo sui sentimenti vivi della gente, nel riaprire le ferite mediante i salotti televisivi, nel mostrare la saggezza di Solone e la prudenza di re Salomone quando si tratta, in realt\u00e0, di strappare un po&#8217; di <em>audience<\/em>, sfruttando le piaghe ancora sanguinanti di chi ha sofferto e di chi soffre, di rigirare il coltello nella piaga, di versar lacrime di coccodrillo o di stracciarsi le vesti, come fece Caifa nel Sinedrio, davanti allo spettacolo dell&#8217;altrui malvagit\u00e0 o scostumatezza.<\/p>\n<p>Nondimeno, proprio la volgarit\u00e0 e la pretestuosit\u00e0 con la quale molti, troppi, hanno sfruttato il caso, lanciandosi in discorsi infuocati, viscerali, sovente impregnati di cinica demagogia (col <em>Manifesto<\/em> che non sa rinunciare, neppure questa volta, ai suoi vecchi e stravecchi giochi di parole, fin dai titoli di testa), ci spingono a tentare qualche riflessione che prescinda, se possibile, da pregiudizi ideologici e da partiti precostituiti, ma basata unicamente sul sentire umano, sul ragionare umano, e sull&#8217;umano buon senso. Non perch\u00e9 crediamo di avere, noi soli, la verit\u00e0 in tasca; ma per tracciare uno schema di come sarebbe opportuno procedere, allorch\u00e9 si tratta di riflettere su un fatto come quello delle foto che Doina ha postato su <em>Facebook<\/em>, non limitandosi ad assolvere o condannare, visceralmente, il fatto in s\u00e9 e per s\u00e9, ma inserendolo in un&#8217;ottica pi\u00f9 vasta, entro un orizzonte di senso (o di non senso) a trecentosessanta gradi, cio\u00e8 collocandolo nel suo valore esemplare e universale: qualcosa che parla anche a noi, che ammonisce noi tutti, che riguarda, eccome, ciascun essere umano, indipendentemente dalle sue opinioni astratte sugli immigrati, sulla giustizia, sulla pena, sull&#8217;espiazione, sulla giusta condotta da tenere di fronte alla societ\u00e0.<\/p>\n<p><em>La prima cosa<\/em> che ci sembra evidente \u00e8 l&#8217;assoluta, rocciosa, incorreggibile inconsapevolezza di cui Doina ha dato prova. In una societ\u00e0 normale, non dovrebbe esserci alcun bisogno di spiegarle in che cosa abbia mancato, postando quelle foto. Pare che il suo primo commento, davanti alla revoca della semilibert\u00e0, sia stato: \u00abMi dispiace moltissimo, non credevo di far nulla di male\u00bb. Il problema \u00e8 proprio questo: che non credeva di far nulla di male; cio\u00e8, appunto, la totale inconsapevolezza. Aggiungiamo subito che questo problema, la perdita della prospettiva etica dei propri atti, anche di quelli apparentemente pi\u00f9 banali, non riguarda certo lei sola, ma una intera generazione di giovani, cresciuta nell&#8217;era dei <em>social network<\/em> imperanti e spadroneggianti ovunque; e, se vogliamo essere onesti, non dei giovani soltanto, ma anche di moltissimi adulti, o che dovrebbero esser tali in base all&#8217;anagrafe. \u00c8 storia d&#8217;ogni giorno: ragazzini, ma anche persone mature, postano su <em>Facebook<\/em> fotografie inopportune, volgari, minacciose, irridenti, impudiche, ricattatorie, a volte aventi una rilevanza penale: il tutto con la massima irresponsabilit\u00e0 e la pi\u00f9 disarmante incoscienza. Non si ha pi\u00f9 la sensazione del bene e del male, del bello e del brutto, del giusto e dell&#8217;ingiusto, nell&#8217;uso dei <em>social network<\/em>. La nostra \u00e8 una generazione di analfabeti informatici, che pure stanno tutto il giorno sul computer o sullo <em>smartphone<\/em>. Dunque, oltre che analfabeti, sono anche dei cretini.<\/p>\n<p><em>La seconda cosa<\/em> da osservare \u00e8 che Doina non \u00e8 una qualunque, in questo esercito di analfabeti e di cretini telematici: \u00e8 un&#8217;assassina, che ha ucciso per futili motivi e con somma crudelt\u00e0, una sua coetanea, spezzando la sua vita nel fiore degli anni. Certo, anche la vita di Doina era nel fiore dell&#8217;et\u00e0, all&#8217;epoca dell&#8217;omicidio; ed era gi\u00e0 una vita allo sbando, con due gravidanza precocissime, fatte chiss\u00e0 con chi, e con tanta rabbia in corpo, pronta a erompere alla prima occasione. E, qui, i buonisti alla Manconi hanno versato fiumi di lacrime per sottolineare l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza difficili di questa donna, il suo sbandamento, la sua mancanza di modelli di riferimento postivi: tutto vero, ma a senso unico, perch\u00e9 l&#8217;infanzia difficile non attenua la gravit\u00e0 del fatto. Ci sono milioni di persone che hanno avuto una vita difficile, anche pi\u00f9 di lei, e non hanno infilato la punta di un ombrello nell&#8217;occhio del prossimo: questo \u00e8 l&#8217;elemento centrale, dal quale non si pu\u00f2 prescindere. Chi compie un gesto cos\u00ec, e sia pure nel calore di una concitata discussione, \u00e8 socialmente pericolosissimo: ci chiediamo se sedici anni di prigione siano una pena adeguata. E ci domandiamo anche se sia normale che la legge preveda, automaticamente, che chi tiene una &quot;buona condotta&quot; in carcere (ma che cosa vuol dire? che non tenta la fuga, che non spaccia droga, che non minaccia gli altri detenuti col coltello?), possa usufruire della semilibert\u00e0 dopo aver scontato met\u00e0 della sua pena. Ci domandiamo anche se sia normale che a quella ragazza abbiano trovato subito un lavoro per reinserirla, per riabilitarla, per darle un&#8217;altra <em>chance<\/em> (tutte cose, in s\u00e9, bellissime, intendiamoci); ma che altrettanta sollecitudine si veda ben di rado allorch\u00e9 si tratta delle vittime, o dei loro familiari, come, appunto, nel caso specifico; o ancora, pi\u00f9 semplicemente, quando si tratta di bravi cittadini &#8211; non importa se italiani o di origine straniera &#8212; i quali non hanno mai minacciato o offeso alcuno, non hanno mai dato problemi alla giustizia, non hanno mai danneggiato il patrimonio. Per le brave persone non si vede tanta compassione e tanto ardore di aiutarle, se si trovano in difficolt\u00e0, quanti se ne vedono per le persone cattive, che hanno fatto del male. Sar\u00e0 perch\u00e9 la nuova religione degli Italiani, ufficialmente riconosciuta dallo Stato e benedetta dalla Chiesa stessa, \u00e8 diventata il buonismo? Ma queste considerazioni non riguardano n\u00e9 Doina, n\u00e9 quelli come lei, che si sono macchiati le mani di sangue, per giunta per motivi banalissimi: riguardano il senso della giustizia come istituzione, e anche come codice morale collettivo.<\/p>\n<p><em>La terza cosa<\/em> \u00e8 che l&#8217;incoscienza, il narcisismo, l&#8217;esibizionismo, diffusi dai <em>social network<\/em>, e specialmente da <em>Facebook<\/em>, la smania di apparire, di essere visti, di essere ammirati, magari di andare in televisione a fare un provino per un <em>reality show<\/em>, stanno dilagando con la rapidit\u00e0 e la diffusione capillare di una vera e propria pestilenza. Siamo ormai, quasi tutti, degli appestati: ci portiamo addosso il bacillo di un male oscuro, irragionevole, brutto a vedersi, anzi, orrido, ma ciascuno di noi lo percepisce come bello. Non passer\u00e0 molto, e vedremo il Tizio o il Caio di turno postare su <em>Facebook<\/em> i propri escrementi (gli organi sessuali, lo fanno gi\u00e0). Il rimbecillimento informatico \u00e8 tale che nessuno percepisce pi\u00f9 la laidezza, la volgarit\u00e0, la desolazione estetica e morale di questo continuo mostrarsi e voler apparire, anche in situazioni meno drammatiche di quelle che accompagnavano la vita di Doina. Mamme incinte che esibiscono il pancione scoperto, fidanzati che esibiscono le loro effusioni, omosessuali che ostentano le loro preferenze, vigliacchetti i quali, forti dell&#8217;anonimato, trinciano sentenze, sparano offese, distribuiscono insulti, pernacchie, cattiverie a destra e a manca. Che trista umanit\u00e0: che umanit\u00e0 di pigmei. Al tempo stesso, il narcisismo e l&#8217;esibizionismo si accompagnano alla scomparsa del senso del peccato, del male, della colpa: subito dopo aver compiuto atti moralmente gravissimi, molte persone si lavano le mani, si cambiano il vestito e vanno al bar, dagli amici, o dalla fidanzata, a far l&#8217;amore. Sono scomparsi, o stanno sparendo, la percezione del delitto e la necessit\u00e0 dell&#8217;espiazione. Quando vengono arrestati e ammanettati, sempre pi\u00f9 spesso, spacciatori, ladri, malversatori, mafiosi, assassini, si stupiscono e manca poco che si offendano: ma come si permette, la giustizia, di metter loro le mani addosso? Un ragazzino, sull&#8217;autobus, prende a pugni un uomo che potrebbe essere suo nonno, lo manda all&#8217;ospedale; poi se ne va tranquillo, torna a casa come niente fosse. Rintracciato, arrestato, si meraviglia: \u00abMa che ho fatto di cos\u00ec grave?\u00bb. E i familiari, questa \u00e8 la tragedia, non di rado lo difendono: \u00abMa s\u00ec, poverino, che ha fatto di male? \u00c8 solo un ragazzo, un bravo ragazzo: non avete di meglio da fare, che pigliarvela con uno come lui? Non ci sono i <em>veri<\/em> delinquenti, da arrestare?&#8230;\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si discute, furiosamente ormai, sulle foto di Doina Matei, la ragazza romena che, il 26 aprile 2007, nella metropolitana di Roma, si scagli\u00f2 contro una ragazza<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[178],"class_list":["post-24661","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-italia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24661","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24661"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24661\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24661"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24661"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24661"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}