{"id":24656,"date":"2018-04-18T11:24:00","date_gmt":"2018-04-18T11:24:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/18\/dobbiamo-tornare-ad-avere-un-progetto-educativo\/"},"modified":"2018-04-18T11:24:00","modified_gmt":"2018-04-18T11:24:00","slug":"dobbiamo-tornare-ad-avere-un-progetto-educativo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/18\/dobbiamo-tornare-ad-avere-un-progetto-educativo\/","title":{"rendered":"Dobbiamo tornare ad avere un progetto educativo"},"content":{"rendered":"<p>La sempre pi\u00f9 evidente latitanza di un progetto educativo nella societ\u00e0 odierna \u00e8 forse l&#8217;effetto pi\u00f9 vistoso della lenta ma costante e metodica conquista della cultura di massa da parte della concezione naturalistica del reale. Detto in parole semplici: se la natura umana \u00e8 buona in se stessa, allora basta accompagnarla: non c&#8217;\u00e8 bisogno di educare, ma \u00e8 sufficiente lasciare che il bambino si auto-educhi, ossia basta favorire le condizioni che fanno venire a galla, spontaneamente, le sue qualit\u00e0 e le sue virt\u00f9 naturali. E siccome la natura \u00e8 buona, non c&#8217;\u00e8 nulla da vietare, non c&#8217;\u00e8 nulla da sconsigliare: tutte le esperienze vanno bene, tutti gli istinti sono positivi, l&#8217;importante \u00e8 che l&#8217;individuo si realizzi, senza limitazioni o mortificazioni da parte della societ\u00e0. Strana combinazione: i fautori della bont\u00e0 naturale, alla Rousseau, sono anche gli accusatori della societ\u00e0, di qualsiasi societ\u00e0, in quanto portatrice di condizionamenti e pressioni che limitano la libera esplicazione dell&#8217;individuo e, appunto, la sua realizzazione. Ricordate la <em>trappola sociale<\/em>\u00a0di Pirandello, e\u00a0<em>l&#8217;inferno sono gli altri di Sartre<\/em>? Realizzarsi, ecco la meta della vita umana: ma una meta generica, che ciascuno pu\u00f2 riempire coi contenuti che ritiene pi\u00f9 confacenti al caso suo: perch\u00e9 si tratta di una &quot;realizzazione&quot; del tutto soggettiva, il cui criterio fondamentale \u00e8, in definitiva, l&#8217;utile, se non il piacere; e dal cui orizzonte viene bandito tutto ci\u00f2 che sa di sacrificio, di rinuncia, di sublimazione di alcuni aspetti della propria natura. Logico: se la natura \u00e8 buona, perch\u00e9 si dovrebbe reprimere qualcosa? E se il bambino \u00e8 buono, perch\u00e9 vietargli qualcosa? Ed ecco la pedagogia del &quot;vietato vietare&quot; di sessantottesca memoria, o meglio l&#8217;anti-pedagogia del &#8217;68, in base alla quale chiunque osi dire &quot;no&quot; a qualcun altro, non pu\u00f2 essere che un reazionario, un tiranno, un fascista, meritevole del massimo disprezzo e le cui parole non devono esser prese neanche in considerazione.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, se la societ\u00e0 \u00e8 cattiva, perch\u00e9 limita la realizzazione del proprio &quot;vero&quot; io, o perch\u00e9 reprime gli istinti (Freud) o, comunque, perch\u00e9 gli altri, per il solo fatto di esistere, mi danno ombra, mi sottraggono, o minacciano di sottrarmi, ci\u00f2 che altrimenti sarebbe senz&#8217;altro mio &#8212; non solo in termini di cose, ma anche e soprattutto di affetti, di gratificazioni emotive &#8212; \u00e8 evidente che l&#8217;uomo moderno si trova in un vicolo cieco. Da un lato, per affermarsi, per realizzarsi, ha bisogno degli altri: se no, come farebbe a ottenere i riconoscimenti e le soddisfazioni alle quali ambisce ardentemente? Al tempo stesso, per\u00f2, gli altri lo limitano, e perci\u00f2 lo infastidiscono, sarebbe meglio che non ci fossero: gli applausi che gli altri ricevono, \u00e8 come se venissero sottratti a lui; la stima, la simpatia, l&#8217;amicizia e l&#8217;amore che vengono rivolti agli altri, lui non li pu\u00f2 ricevere, e dunque se ne ritiene ingiustamente defraudato. Di qui la sorda ostilit\u00e0, il rancore appena dissimulato di tutti contro tutti, il ringhio e il brontolio che si potrebbero riconoscere, se si avesse un buon udito, al di sotto dei complimenti, degli auguri e delle parole di circostanza che ci si scambia nelle circostanze pi\u00f9 varie della vita, dai matrimoni ai funerali. Appunto per tenere a bada questa ostilit\u00e0 latente, questa permanente mobilitazione di ciascuno contro chiunque altro, la societ\u00e0 moderna si \u00e8 messa d&#8217;accordo su un punto di capitale importanza: abolire il concetto del divieto, onde disinnescare almeno in parte l&#8217;aggressivit\u00e0 che, altrimenti, potrebbe esplodere in qualsiasi momento, con conseguenze imprevedibili. Cos\u00ec, pur di non far infuriare i propri figli, i genitori rinunciano a sgridarli, qualora commettano una mancanza; per non scatenare la rabbia degli alunni, le maestre si auto-censurano e fingono di non aver visto, n\u00e9 udito; per non esasperare la collera dei tifosi, o dei manifestanti, o dei gruppetti estremisti, le pubbliche autorit\u00e0 cedono davanti a qualsiasi ricatto, perfino a quelli inscenati dai falsi profughi i quali, dopo aver provocato disordini e tumulti in un centro di accoglienza, magari perch\u00e9 il vitto e l&#8217;alloggio non sono di loro gradimento, rifiutano di accettare le disposizioni del magistrato, ad esempio l&#8217;allontanamento dei pi\u00f9 facinorosi, e sfidano apertamente l&#8217;autorit\u00e0 dello Stato, di quel medesimo Stato al quale si sono rivolti per essere accolti, ospitati, protetti in nome del senso di umanit\u00e0 e di solidariet\u00e0. In tal modo, cedendo di fronte alle minacce dei violenti, la societ\u00e0 evita, effettivamente, l&#8217;esplosione dei conflitti: ma si pu\u00f2 dire che abbia assolto ai propri compiti e ai propri doveri? Una societ\u00e0 che si arrende davanti a qualsiasi <em>ultimatum<\/em>, che ha paura della violenza dei soggetti privati e non osa adoperare la forza di cui dispone, neppure nei casi pi\u00f9 legittimi, che razza di societ\u00e0 sar\u00e0 mai? Non la si dovrebbe neppure chiamare societ\u00e0: \u00e8 soltanto un accampamento provvisorio, in cui vige la legge del pi\u00f9 forte e in cui impera il ricatto del buonismo a senso unico, per la gioia della cultura politicamente corretta, che \u00e8 sempre dalla parte degli ultimi e dei pi\u00f9 deboli: salvo non esser pi\u00f9 capace, per una curiosa forma di cecit\u00e0 o di strabismo ideologico, di comprende chi siano realmente, oggi, i soggetti i pi\u00f9 deboli e poveri: che, magari, non occorre andare a cercare sui barconi o nei centri di accoglienza.<\/p>\n<p>Avete mai provato a osservare lo spettacolo di una citt\u00e0 italiana, alle otto del mattino? Vedrete gli italiani che vanno a lavorare: a piedi, in bicicletta, in autobus, in automobile; ciascuno si affretta alla propria destinazione, ciascuno si accinge ad affrontare una giornata in fabbrica, in ufficio, in azienda, in laboratorio, o in un cantiere edile, per portare a casa uno stipendio e mantenere la propria famiglia, acquistare le cose necessarie, pagare le bollette, poter mandare i figli a scuola o all&#8217;universit\u00e0. E mentre si vede questa folla di uomini e donne e che si affrettano verso i loro luoghi di lavoro, sapendo che un ritardo di cinque minuti nel timbro del cartellino equivale alla perdita di un&#8217;ora di stipendio o di salario, ecco che in senso inverso, belli, belli, tranquilli e pacifici, vengono avanti a due, a tre, a quattro, a cinque, i profughi di professione, i finti richiedenti asilo, con la cuffia della musica negli orecchi, ben vestiti e ben nutriti, a spese della comunit\u00e0, senza assolutamente niente da fare. Vanno a spasso, a far nulla, e, forse, a spacciare droga o compiere altri reati, in attesa che venga mezzogiorno, e arrivi l&#8217;ora di pranzo. Pranzo che riceveranno a domicilio, caldo e fumante, senza aver fatto nulla per guadagnarselo o meritarselo, anzi, spesso protestando perch\u00e9 non \u00e8 sufficientemente vario o non soddisfa le loro aspettative. Poi, fino a sera, altre sei ore di attesa, prima che arrivi la cena. E cos\u00ec anche all&#8217;interno dei centro di accoglienza: gente che ciabatta da una camerata a un corridoio, dal corridoio alle docce, in attesa che arrivi l&#8217;ora di mangiare, un mangiare gratuito e procurato dal lavoro altrui. Non raccolgono le foglie del cortile, non spostano una matita dal tavolo, si rifiutano di compiere anche il pi\u00f9 piccolo lavoro &#8211; e lo dicono anche ai giornalisti che li vanno a intervistare &#8211; a meno di ricevere formale assicurazione che le loro domande di asilo verranno accolte. Allora s\u00ec, forse. Ma le cose funzionano in un ben strano modo, in Italia. Da noi, se e quando arriva la concessione del diritto di esser considerati profughi, essi devono lasciare i centri di accoglienza e arrangiarsi da soli; mentre gli altri, i nullafacenti, restano al caldo, protetti e accuditi. Una logica perfetta, vero? E cos\u00ec per un anno, due anni, tre anni, sempre senza far nulla, assolutamente nulla, se non osservare gli italiani che vanno a lavorare e, non di rado, entrare nelle loro case vuote per saccheggiarle, mentre i povero fessi sono a sgobbare in fabbrica, o in negozio. Respinta la prima richiesta di asilo per ragioni umanitarie, si fa la seconda, poi la terza. Tanto, non costa nulla: legioni di sindacalisti sono l\u00ec a sobillarli, presentano loro i moduli gi\u00e0 prestampati, e li assicurano che, in ogni caso, loro in Italia ci resteranno, comunque vada a finire la farsa delle domande di accoglienza. Perch\u00e9 \u00e8 una farsa, e lo sanno tutti: tutti sanno che almeno nove su dieci di loro non sono affatto profughi, non fuggano da alcuna guerra o calamit\u00e0. E tutti sanno che, giunti sui barconi davanti alle nostre coste, non sono affatto dei naufraghi: sono persone che volontariamente son salite a bordo, e che poi, con la complicit\u00e0 di scafisti e organizzazioni non governative, nonch\u00e9 di qualche cattivo prete che s&#8217;immagina di essere un nuovo Mos\u00e8 chiamato a salvare i suoi fratelli dalle onde del Mar Rosso (ne abbiamo gi\u00e0 parlato in un apposito articolo: <em>Non ci manca nulla: ora abbiamo anche il nuovo Mos\u00e8<\/em>, pubblicato sul sito dell&#8217;Accademia Nuova Italia il 06\/09\/20127), non chiedono, bens\u00ec pretendono di essere accolte nel nostro Paese e di poterci rimanere, o passare in altri Pesi europei. E la stessa cosa, su un piano solo apparentemente diverso, succede nelle nostre famiglie: il pap\u00e0 e la mamma non osano dire una parola di rimprovero ai loro pargoletti, perch\u00e9 temono di infliggere loro chi sa quali orrendi traumi: cos\u00ec, almeno, assicurano legioni di psicologi e sociologi moderni e progressisti; e ci\u00f2 paiono confermare le pagine di cronaca nera, sempre doviziose di bambini che s&#8217;impiccano o che si gettano dalla finestra perch\u00e9 non hanno retto allo <em>stress<\/em> di un brutto voto a scuola, o di un rimprovero da parte dei genitori. Se, poi, allo sventurato babbo scappa un ceffone, un meritatissimo, sonoro ceffone al pargoletto in vena di capricci, apriti cielo: come minimo il fellone dovr\u00e0 chiedere scusai in ginocchio, e supplicarlo di non chiamare il telefono azzurro e i carabinieri.<\/p>\n<p>A questo stato di follia collettiva, che implica il totale svuotamento di senso sia della famiglia, sia della scuola, si \u00e8 giunti per gradi; lo stadio finale, quello odierno, vede anche la Chiesa, nella persona dei suoi ministri e nell&#8217;esercizio della sua autorit\u00e0, allinearsi sulle posizioni naturaliste e russoviane, al punto che essa quasi non osa pi\u00f9 pronunciare la parola &quot;peccato&quot; e che, pi\u00f9 in generale, si limita a parlare quasi esclusivamente delle cose di quaggi\u00f9 e della vita terrena, senza neanche nominare la vita vera, cio\u00e8 la vita eterna, per timore di compromettere la propria popolarit\u00e0 e la presa, peraltro assolutamente illusoria e inconsistente, che essa esercita, o crede di esercitare ancora, sulla vita delle persone. E se anche la Chiesa cattolica rinuncia ad insegnare una morale assoluta e non relativa; se anche il papa afferma che la coscienza individuale, e non la retta dottrina, \u00e8 l&#8217;istanza preposta a decidere delle scelte morali, vuol dire che siamo arrivati proprio alla frutta. Certo, i cattolici progressisti non vedono questo &quot;nuovo corso&quot; del magistero e della pastorale come un regresso o come una resa al mondo, ma, al contrario, come un fruttifero rinnovamento, che consentir\u00e0 alla Chiesa di porsi maggiormente in sintonia con la societ\u00e0 e con le singole persone: ma, quanto a questo, saranno i frutti a mostrare se l&#8217;albero era buono oppure no, e quel che si pu\u00f2 vedere sin da ora \u00e8 semplicemente desolante. Logico: si pu\u00f2 fare qualsiasi cosa, se si possiede abbastanza faccia tosta, ma non si pu\u00f2 pretendere che la mistificazione pi\u00f9 spudorata non rechi con s\u00e9 le inevitabili conseguenze. Ges\u00f9 Cristo non \u00e8 venuto a dire, come Aleister Crowley,\u00a0<em>Fa&#8217; ci\u00f2 che vuoi<\/em>, ma:\u00a0<em>Sia fatta la volont\u00e0 del Padre nostro celeste; e come Lui ama voi, cos\u00ec anche tu ama Lui sopra ogni cosa, e ama il tuo prossimo come te stesso<\/em>. Vi \u00e8 una certa differenza fra le due cose. O si \u00e8 seguaci del naturalismo, o si \u00e8 seguaci di Cristo; non si pu\u00f2 essere l&#8217;uno e l&#8217;altro insieme. I naturalisti hanno ragione a dire:\u00a0<em>Proibito proibire<\/em>; i cristiani sanno che non tutto \u00e8\u00a0 buono e che non tutto conduce alla realizzazione di s\u00e9. E poi, per il naturalista la realizzazione di s\u00e9 consiste nel portare pienamente in luce la propria natura pi\u00f9 profonda, qualunque essa sia; per il cristiano, nel portare in luce la propria parte divina, e quella soltanto, perch\u00e9 la parte terrena, trasformata in meta e in valore assoluto, sarebbe una grave pietra d&#8217;inciampo, o addirittura un fattore di perdizione. Il cristiano sa che non tutto \u00e8 buono, di quel che c&#8217;\u00e8 nella natura umana: la natura umana \u00e8 stata ferita dal Peccato originale ed \u00e8 incline alla concupiscenza, a causa della quale anche le inclinazioni buone, se non vengono sorvegliate e disciplinate, rischiano di degenerare in atteggiamenti e comportamenti disordinati. Perch\u00e9 nell&#8217;uomo non vi \u00e8 niente che sia buono in senso assoluto; tutto, per\u00f2, pu\u00f2 diventare buono, nella misura in cui l&#8217;uomo si apre al mistero della grazia e riceve in s\u00e9 la vita divina, diventando figlio adottivo del suo Padre celeste. Tutto \u00e8 grazia, per chi si affida a Dio e si trasforma in un docile strumento della sua volont\u00e0; ma tutto \u00e8 male, ogni cosa diventa colpa e dannazione, per chi si chiude e si ribella a Dio, e pretende di farsi il piccolo e capriccioso dio di se stesso. Fra questi due tipi di umanit\u00e0 non \u00e8 possibile alcuna mediazione e il tanto decantato <em>dialogo<\/em>, di cui si riempiono la bocca, spesso senza sapere quel che dicono, tanti cattolici progressisti, \u00e8 una illusione, o peggio, un consegnarsi volontariamente alle forze del male. Che esistono, eccome se esistono: l&#8217;inferno esiste, la dannazione esiste, il diavolo esiste, checch\u00e9 ne dicano i vari Sosa e Bergoglio, infedeli pastori di una Chiesa della quale non rispettano neppure i dogmi fondamentali, e che tradiscono con i loro insegnamenti eretici, invece di servirla.<\/p>\n<p>Ma verr\u00e0 il tempo della verit\u00e0, quando la menzogna sar\u00e0 svergognata davanti a tutti, e i falsi pastori appariranno per ci\u00f2 che realmente sono: dei traditori asserviti al nemico, o, nel meno peggiore dei casi, degli sciocchi presuntuosi, gonfi d&#8217;orgoglio e superbia, degli utili idioti nelle mani del diavolo, che di loro si serve per erodere, sgretolare e scardinare le ultime resistenze al suo assalto finale contro la Citt\u00e0 di Dio. Del resto, \u00e8 logico che, se non sappiamo educare i nostri figli, non sappiamo porre delle regole neanche ai cosiddetti migranti; e che, se adoriamo il nostro ego al posto di Dio, ci troviamo ad avere un clero fatto su misura per la nostra mancanza di fede. Il vero problema siamo noi stessi, e sappiamo bene quale sia la via d&#8217;uscita: tutto dipende se sapremo chiedere aiuto a Dio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La sempre pi\u00f9 evidente latitanza di un progetto educativo nella societ\u00e0 odierna \u00e8 forse l&#8217;effetto pi\u00f9 vistoso della lenta ma costante e metodica conquista della cultura<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30175,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[58],"tags":[92],"class_list":["post-24656","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pedagogia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-pedagogia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24656","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24656"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24656\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30175"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24656"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24656"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24656"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}