{"id":24655,"date":"2018-02-10T03:39:00","date_gmt":"2018-02-10T03:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/10\/dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu\/"},"modified":"2018-02-10T03:39:00","modified_gmt":"2018-02-10T03:39:00","slug":"dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/02\/10\/dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu\/","title":{"rendered":"Dobbiamo tornare a parlare della virt\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>La virt\u00f9: questa parente povera, un tempo cos\u00ec onorata e corteggiata, e oggi, come direbbe Dante, cos\u00ec\u00a0<em>dispetta e scura<\/em>. Che cosa \u00e8 successo? Perch\u00e9 la famiglia, la scuola, la societ\u00e0, hanno smesso di parlarne? Perch\u00e9 abbiamo smesso di considerarla un valore? Perch\u00e9, soprattutto, abbiamo smesso di praticarla? Le parole tendono a scomparire quando scompaiono i concetti che esse designano: se non si parla pi\u00f9 della virt\u00f9, \u00e8 perch\u00e9 la nostra societ\u00e0 ha smesso di crederci. Si tratta perci\u00f2 di vedere se essa sia qualcosa di cui la societ\u00e0 pu\u00f2 prendersi il lusso di fare a meno, oppure se, al contrario, \u00e8 una cosa essenziale, indispensabile per il buon funzionamento della vita sociale e anche per il bene delle singole persone.\u00a0<\/p>\n<p>La cosa che suscita maggiore perplessit\u00e0 \u00e8 il fatto che la Chiesa, che dovrebbe essere la pi\u00f9 interessata a custodire la virt\u00f9 come un bene prezioso, da tramandare ed insegnare alle giovani generazioni, ma anche agli adulti, ha praticamente smesso di farlo. Non ne parla pi\u00f9. Parla degli stranieri e dei migranti, in primissimo luogo; poi delle persone &quot;ferite&quot;; paragona se stessa a un ospedale da campo, invita i sacerdoti ad &quot;accompagnare&quot; le persone nel loro percorso di vita, senza guardar tanto per il sottile alla meta verso cui tale percorso \u00e8 diretto; ma della virt\u00f9, basta, non si dice pi\u00f9 nulla.<\/p>\n<p>Il\u00a0<em>Catechismo di san Pio X<\/em>, sul quale si sono formate le generazioni che oggi hanno dai sessant&#8217;anni in su,\u00a0dava questa definizione della virt\u00f9:\u00a0<em>una disposizione costante dell&#8217;anima a fare il bene<\/em>. Si noti la concretezza di tale definizione: non \u00e8 una disposizione dell&#8217;anima a\u00a0<em>desiderare<\/em>\u00a0il bene, n\u00e9, semplicemente, ad\u00a0<em>amare<\/em>\u00a0il bene, ma\u00a0 a\u00a0<em>fare<\/em>\u00a0il bene, senza &quot;se&quot; e senza &quot;ma&quot;. Perch\u00e9 tutti son capaci di dire che desiderano il bene e che vorrebbero farlo e vederlo realizzato, ma farlo davvero, questo significa uscire dal limbo delle buone intenzioni e impegnarsi seriamente, con tutto se stessi, verso lo scopo desiderato.<\/p>\n<p>La Chiesa, oggi, o forse dovremmo dire la neochiesa, la contro-chiesa massonica e apostatica che si spaccia per la vera Chiesa di Ges\u00f9 Cristo, non parla pi\u00f9 della virt\u00f9, allo stesso modo che ha quasi smesso di parlare del peccato. Sembra che peccare sia un diritto, e che il peccatore meriti sempre e comunque la massima comprensione, tutto il rispetto possibile e una misericordia pressoch\u00e9 illimitata. Attenzione: \u00e8 vero che, come persona, chiunque, perci\u00f2 anche il peccatore, merita comprensione, rispetto e misericordia; ma il peccatore \u00e8 una persona che ha deliberatamente e pervicacemente rifiutato l&#8217;amore di Dio e disprezzato la sua giustizia, e, con ci\u00f2 stesso, ha anche rotto il patto di solidariet\u00e0 con gli altri uomini: ha compiuto un atto di superbia e di ribellione contro il Creatore, dunque un atto illegittimo, perch\u00e9 ha fatto un pessimo uso del dono della libert\u00e0. Pertanto, quell&#8217;atto non merita n\u00e9 comprensione, n\u00e9 rispetto, e meno ancora misericordia: sarebbe una falsa misericordia e darebbe l&#8217;impressione, a lui e a tutti quanti, che la religione cattolica sia una cosa poco seria, dove si predica bene e si razzola male impunemente, e dove chiunque\u00a0 pu\u00f2 fare tutto quel che vuole, senza poi neanche prendersi il disturbo di pentirsi dei propri peccati, e passare tranquillamente a riscuotere la misericordia e il perdono di Dio. Non \u00e8 cos\u00ec. Il figlio prodigo, tanto volentieri citato da codesti buonisti a\u00a0 tempo pieno, quando torna alla casa del padre, che aveva offeso e abbandonato, si getta ai suoi piedi ed esclama, con sincero pentimento:<em>\u00a0Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te! Non sono pi\u00f9 degno di essere chiamato tuo figli. Trattami come l&#8217;ultimo dei tuoi servi<\/em>.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come il peccato non \u00e8 un diritto, previsto e garantito per statuto, ma una rottura dell&#8217;ordine voluto da Dio e mirabilmente assicurato tramite la sua infinita e sapiente Provvidenza, allo stesso modo la virt\u00f9 non \u00e8 un di pi\u00f9 che viene riservato alle anime sante o agli uomini eccezionali; al contrario: la virt\u00f9 \u00e8 il normale comportamento che gli esseri umani dovrebbero tenere, per vivere la vita buona davanti a se stessi, al loro prossimo e davanti a Dio. Non \u00e8 un lusso essere virtuosi, ma un dovere; e non \u00e8 un merito eccezionale praticare il bene, bens\u00ec un dovere ordinario, cui nessuno pu\u00f2 pretendere di sottrarsi, n\u00e9 in via di principio, n\u00e9 in via di fatto. Naturalmente, sappiamo che la natura umana \u00e8 fragile e che le cadute sono sempre possibili, anzi, che sono frequenti; nondimeno, il credente sa che la forza e la perseveranza necessarie per vivere la vita buona sono un dono di Dio; che \u00e8 possibile chiederlo e ottenerlo, con l&#8217;umilt\u00e0 e la penitenza; e che, con l&#8217;aiuto della grazia, non vi \u00e8 tentazione che non possa essere sconfitta, non vi \u00e8 peccato che non possa essere evitato. L&#8217;uomo, infatti, da solo, non \u00e8 niente e non pu\u00f2 fare niente (cfr. la similitudine evangelica della vite e i tralci, <em>Giovanni<\/em>, 15, 1-8); ma, se resta unito al suo Creatore, diviene capace di far grandi cose.\u00a0<em>Grandi cose ha fatto per me l&#8217;Onnipotente, e santo \u00e8 il suo Nome<\/em>\u00a0(<em>Luca<\/em>, 1, 49) dice la creatura che pi\u00f9 di tutte si \u00e8 innalzata al di sopra della fragilit\u00e0 umana, la Madonna, non per suo merito, ma come premio della sua immensa fede.<\/p>\n<p>Forse, se la neochiesa la smettesse di paragonarsi a un ospedale da campo, se la smettesse di compatire i peccatori e di assecondare il vittimismo delle persone deboli, e ricominciasse a parlare, con spirito di carit\u00e0, e <em>quindi<\/em> anche con fermezza, in maniera maschia e inequivocabile, come sempre la vera Chiesa ha fatto, del male, del peccato e della bellezza della virt\u00f9; se si rivolgesse con forza alle anime generose, accendendo il desiderio del bene e l&#8217;orrore del male nei cuori sensibili; se praticasse la virt\u00f9, con l&#8217;esempio dei suoi sacerdoti e dei suoi vescovi, e mostrasse che essa \u00e8 uno stile di vita possibile, realistico, abituale, e niente affatto eccezionale; se si sbarazzasse dei preti lussuriosi e dei cardinali avidi e sodomiti, se buttasse fuori a pedate i ministri indegni, i pedofili, gli affaristi senza scrupoli collusi coi banchieri criminali, farebbe certo qualcosa di buono per le anime, per la societ\u00e0 e anche per se stessa: perch\u00e9 una chiesa che non parla pi\u00f9 della virt\u00f9 e del peccato, del bene e del male, del premio e del castigo eterno, \u00e8 una chiesa morta o moribonda, arrivata al capolinea, che non ha pi\u00f9 niente da dire alla mente e al cuore delle persone. E invece che cosa vediamo, praticamente ogni santo giorno? Lo spettacolo indegno di una pseudo chiesa che giustifica e che persino glorifica il peccato; vediamo dei sacerdoti che si vantano di essere fornicatori, omosessuali, increduli, superbi, iracondi; che ostentano comportamenti discutibili, che parlano in modo tale da scandalizzare le anime, che non mostrano nemmeno un briciolo di timor di Dio, anche se si riempiono sempre la bocca con la parola &quot;misericordia&quot;. Ma la vera misericordia \u00e8 tutt&#8217;altra cosa: \u00e8 richiamare al bene il peccatore, \u00e8 rappresentargli la gravit\u00e0 del suo peccato, e prospettargli la seriet\u00e0 delle sue conseguenze, per lui stesso e anche per gli altri. Il peccato non \u00e8 mai solo un fatto privato: \u00e8 sempre, in qualche misura, un fatto collettivo, perch\u00e9 le sue ripercussioni turbano l&#8217;intero ordine della creazione.\u00a0Perci\u00f2 il peccato, che \u00e8 un male morale, diviene anche, automaticamente, una piaga sociale: e le cronache ce ne mostrano esempi innumerevoli. La corruzione politica e amministrativa, per esempio, che inceppa e turba gravemente l&#8217;ordine sociale, da che cosa deriva, se non dal fatto che moltissime persone sono corruttibili, perch\u00e9 hanno perso ogni senso morale? Sono diventate avide di denaro, di potere, di sesso, e perci\u00f2 si lasciano comprare dal primo offerente, come se fossero bestiame al mercato: prese all&#8217;amo della loro ingordigia, della loro ambizione e della loro lussuria.<\/p>\n<p>Il momento storico che stiamo vivendo riflette il sempre pi\u00f9 grave allontanamento dell&#8217;uomo da Dio; e, nello stesso tempo, lascia intravedere un disegno oscuro, diabolico, che di tale distacco si sta avvalendo, e che lo ha largamente favorito e incoraggiato. C&#8217;\u00e8 qualcosa di tenebroso, o piuttosto c&#8217;\u00e8 qualcuno, dietro la decadenza morale del nostro tempo, che non \u00e8 solo il frutto di uno &quot;spontaneo&quot; processo di secolarizzazione, iniziatosi con l&#8217;avvento della modernit\u00e0, se non prima ancora, ma \u00e8 anche il regista nascosto della presente decadenza. La lussuria, la superbia e l&#8217;avidit\u00e0 dell&#8217;uomo moderno sono state fomentate in ogni modo e, alla fine, centuplicate, da una sistematica campagna di contro-educazione mirante a distruggere il senso del bene e a far percepire come legittima la pratica del male. La letteratura, la filosofia, la sociologia, la psicanalisi, il cinema, la televisione, l&#8217;arte, il teatro, lo spettacolo, la musica, il fumetto, i giochi elettronici, e mille e mille altre cose, pubbliche e private, sono sempre pi\u00f9 dirette, intenzionalmente, a far emergere il fondo oscuro presente nell&#8217;anima umana, e a mettere a tacere la voce della sana coscienza, insieme al richiamo di Dio.<\/p>\n<p>Di questa campagna diabolica mirante al pervertimento delle anime fa parte la tendenza, ormai diffusa, a guardare con sospetto o con derisione al concetto e alla pratica della virt\u00f9. Della virt\u00f9, come della bont\u00e0, non si parla pi\u00f9 da tempo, non solo perch\u00e9 le sue azioni sono scese in ribasso, ma anche perch\u00e9 parlarne o praticarla apertamente significa esporsi a una malevola attenzione da parte degli altri: degli amici, specialmente nell&#8217;ambito degli adolescenti e dei giovani; e perfino dei critici letterari o teatrali e degli esponenti della cultura accademica, nell&#8217;ambito di chi pratica gli studi superiori e universitari. Una ragazza che tiene in conto la propria purezza, viene derisa, anche crudelmente, dalle compagne, persino molestata; e un fidanzato che vuol &quot;rispettare&quot; la sua ragazza diventa lo zimbello dei coetanei. Un professore di universit\u00e0, da parte sua, non trova nulla di strano davanti al desiderio di uno studente di preparare una tesi di laurea su Genet, o Fassbinder, o Sade, o sul teatro della crudelt\u00e0, o sullo sberleffo atroce dei surrealisti, o sul sadismo di un Mirbeau, ma vi sono molte probabilit\u00e0 di vederlo storcere il naso se gli si parla di autori buoni, che hanno solo insegnato e perseguito la virt\u00f9: Giuseppe Fanciulli, per esempio, o Domenico Giuliotti, o Bonaventura Tecchi, o Nicola Lisi. Roba noiosa, da sbadiglio; merce fuori moda. Ma perch\u00e9, caro lei, vuol fare una tesi proprio su costoro? Allo stesso modo, e parliamo per esperienza di cose viste e vissute, i bravi professori cattolici di sinistra gongolano se si pu\u00f2 fare il panegirico di don Lorenzo Milani o di qualche altro prete, che essi amano rappresentare come &quot;scomodo&quot; e &quot;ribelle&quot;, mentre \u00e8 stato, poniamo, semplicemente discutibile e poco cristiano, e, qualche volta, squallido; lo tira fuori a proposito e a sproposito, ne celebra la genialit\u00e0 pedagogica e le preclare qualit\u00e0 pastorali; ma non fa certo i salti di gioia se gli si propone una tesi su san Giovanni Bosco, o su san Giuseppe Cafasso, che pure hanno fatto del bene, sul terreno sociale, mille volte pi\u00f9 di quegli altri. E perch\u00e9? Perch\u00e9 erano troppo ligi alla dottrina, troppo fedeli al vero Vangelo, insomma non abbastanza ribelli, non abbastanza &quot;contro&quot; qualcosa o qualcuno. Se almeno vi fosse stata in loro qualche piccola ombra, qualche sospetto di eresia, che so, alla Rosmini: se almeno avessero detto peste e corna, qualche volta, della Chiesa. Invece no: sempre obbedienti e fedeli, sempre amorevoli verso di essa, pur nella coscienza dei suoi difetti e delle colpe di alcuni suoi membri. Insomma, armi inutilizzabili per essere brandite contro la Chiesa e contro l&#8217;idea della virt\u00f9: che i bravi cattolici di sinistra, non potendola biasimare apertamente, perch\u00e9 ci\u00f2 sarebbe troppo palesemente incompatibile con la Parola di Ges\u00f9, la sminuiscono e la denigrano, definendola &quot;virt\u00f9 borghese&quot;, con lo stesso linguaggio dei marxisti di trenta o quarant&#8217;anni fa: come se esortare a non mentire, non rubare, non ammazzare, fosse espressione di una &quot;virt\u00f9 borghese&quot; e non della virt\u00f9 umana, puramente e semplicemente.<\/p>\n<p>Nessuna ripresa di ordine morale sar\u00e0 possibile se non torneremo a parlare ai giovani della virt\u00f9 e, soprattutto, se non torneremo a darne loro l&#8217;esempio. Fino a quando i genitori mostreranno, con i loro comportamenti ed il loro stile di vita, di disprezzare il bene, la fedelt\u00e0, l&#8217;onest\u00e0, la sobriet\u00e0, il pudore, la rettitudine, il senso dell&#8217;onore e il rispetto di s\u00e9, oltre che degli altri, e la loro propensione ad inseguire le passioni pi\u00f9 disordinate, non esiste la bench\u00e9 minima speranza che la nostra societ\u00e0 possa uscire dalla grave crisi spirituale nella quale si dibatte da tempo, e in cui pare destinata a sprofondare. Non vi \u00e8 pi\u00f9 degna eredit\u00e0, che un genitore possa lasciare ai suoi figli, che l&#8217;amore e la pratica della virt\u00f9, e l&#8217;odio per il male e il peccato. E non vi \u00e8 poema pedagogico che possa superare l&#8217;esempio vivente di un genitore che sbaglia, che scivola fuori dalla retta via, ma poi se ne pente, e lo dichiara apertamente e cerca di rimediare, riconoscendo con lealt\u00e0 il proprio fallo. Quanto alla Chiesa, \u00e8 chiaro ed evidente che essa deve riformarsi in maniera radicale sul piano morale, oltre che su quello dottrinale, se vuole uscire dal punto morto in cui si \u00e8 cacciata, a forza di parlare sempre dell&#8217;uomo, dei suoi diritti, delle sue aspettative, dei suoi bisogni, e sempre meno, o addirittura mai, dei suoi doveri verso Dio: le due cose, la morale e la dottrina, vanno di pari passo, perch\u00e9 un buon pastore d&#8217;anime \u00e8 un uomo pio e misericordioso, ma \u00e8 anche un intransigente innamorato della verit\u00e0 e dell&#8217;ordine voluto da Dio. Perci\u00f2 un vero pastore d&#8217;anime non potr\u00e0 mai accondiscende ai vizi e alle turpitudini del mondo: vorr\u00e0 piacere solo a Dio, anche a costo di dispiacere agli uomini; anzi, \u00e8 necessario che dispiaccia al mondo, perch\u00e9 il mondo, specialmente oggi, \u00e8 sotto il potere del diavolo, e nessuno pu\u00f2 servire due padroni. Perci\u00f2 bisogna scegliere: non \u00e8 pi\u00f9 tempo d&#8217;indugiare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La virt\u00f9: questa parente povera, un tempo cos\u00ec onorata e corteggiata, e oggi, come direbbe Dante, cos\u00ec\u00a0dispetta e scura. Che cosa \u00e8 successo? 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