{"id":24654,"date":"2018-09-23T10:03:00","date_gmt":"2018-09-23T10:03:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/23\/dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu-e-del-vizio\/"},"modified":"2018-09-23T10:03:00","modified_gmt":"2018-09-23T10:03:00","slug":"dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu-e-del-vizio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/09\/23\/dobbiamo-tornare-a-parlare-della-virtu-e-del-vizio\/","title":{"rendered":"Dobbiamo tornare a parlare della virt\u00f9 e del vizio"},"content":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 odierna, la societ\u00e0 che noi abbiamo costruito, e che, in una certa misura, abbiamo subito, ma alla quale comunque apparteniamo per avervi fatto il nostro apprendistato, i nostri studi, la nostra carriera, i nostri amori e la nostra famiglia, ha completamente abdicato alla propria funzione educante: ai bambini e ai giovani, oggi, gli adulti hanno smesso di insegnare qualcosa, semplicemente perch\u00e9 non hanno pi\u00f9 uno straccio di progetto educativo. Dopo le ubriacature della contestazione, del Sessantotto e, in genere, delle utopie di sinistra, gli adulti non sanno che dire, per cui sovente si sono ridotti a fare da parcheggiatori dei figli pi\u00f9 piccoli (all&#8217;asilo o davanti alla televisione) e da bancomat per quelli pi\u00f9 grandicelli: senza autorevolezza, senza credibilit\u00e0, senza neppure un poco di dignit\u00e0. La scuola, da parte sua, fa anche di peggio: si \u00e8 trasformata in un&#8217;agenzia di diseducazione, con tanto di militanti LGBT che scorrazzano dentro e fuori, reclamizzando le meraviglie della identit\u00e0 sessuale fluida fra i bambini di quattro, cinque e sei anni, insinuando in loro il dubbio che, se maschietti, forse sarebbe pi\u00f9 bello essere femminucce, e viceversa, dopo di che basta dire: <em>Mamma, voglio cambiare sesso!<\/em>, e i servizi sanitari pubblici sono l\u00ec, fatti apposta per soddisfare una cos\u00ec legittima e sacrosanta richiesta. No, non bisogna aspettarsi pi\u00f9 nulla dalla scuola pubblica, e, in verit\u00e0, neppure da quella privata: non \u00e8 una scuola privata, l&#8217;universit\u00e0 cattolica di Lovanio, in Belgio, quella che ha licenziato il professor St\u00e9phane Mercier, reo di aver parlato in termini poco entusiastici del legittimo diritto di aborto, <em>pardon<\/em>, d&#8217;interruzione volontaria della gravidanza? Tranne alcune lodevoli, anzi, eroiche eccezioni, la maggioranza degli insegnanti, maestre e professori, sono ormai completamente omologati al <em>politically correct<\/em>: basta fare un stranuto fuori dal politicamente corretto e subito s&#8217;inalberano, scattano, mordono, come al cane di Pavlov viene l&#8217;acquolina in bocca non appena ode trillare il campanello, per un riflesso condizionato. E mentre nessuno s&#8217;indigna, nessuno protesta, n\u00e9 alza la voce, anche tra le esigentissime famiglie, se una professoressa incita i suoi studenti di liceo ad andare alle manifestazioni di piazza, al fianco dei centri sociali e a favore dell&#8217;immigrazione selvaggia, e soprattutto contro il fascismo, l&#8217;eterno fascismo &#8212; Dio non voglia che ritorni il fascismo! &#8211; e li rimprovera se si mostrano tiepidi e poco sensibili al problema, e restii ad indossare le magliette rosse di protocollo, si scatenerebbe il finimondo se ai ragazzi venisse detta una parola diversa, se udissero &#8212; non sia mai &#8212; una voce contraria, da parte di un insegnante: una voce fuori dal coro. Cos\u00ec, quando &#8212; per fare un esempio &#8212; un certo professore di una scuola superiore di San Don\u00e0 di Piave (provincia di Venezia), due anni fa, si present\u00f2 in classe in parrucca sgargiante, minigonna inguinale, calze a rete e tacchi a spillo, non \u00e8 successo assolutamente nulla, anzi il preside, interpellato dalla stampa, ha risposto, senza batter ciglio, n\u00e9 scomporsi per cos\u00ec poco, che il comportamento di quel professore rientrava nella linea educativa dell&#8217;istituto, che \u00e8 quella dell&#8217;inclusione. <em>Inclusione!<\/em> Ecco una delle parole magiche, delle parole truffa, delle parole malefiche che ormai corrono sulla bocca di tutti per contrabbandare i comportamenti pi\u00f9 inadeguati, le scelte pi\u00f9 balorde, i discorsi pi\u00f9 opinabili e le filosofie di vita pi\u00f9 disordinate.<\/p>\n<p>Dunque, bisogna ripartire dalle famiglie. \u00c8 solo dalle famiglie &#8211; quelle vere, intendiamoci, quelle naturali, non quelle altre, quelle orride contraffazioni della famiglia che vanno sotto il nome di famiglie arcibaleno &#8212; che deve partire la riformulazione di un vero progetto educativo, degno di questo nome. \u00c8 necessario che i genitori, naturalmente in primo luogo con l&#8217;esempio della loro vita, poi anche con i discorsi, tornino a parlare ai loro figli del bene e del male, del giusto e dell&#8217;ingiusto, della virt\u00f9 e del vizio. Come ai tempi del libro <em>Cuore<\/em> di De Amicis? Sissignore: come ai tempi del libro <em>Cuore<\/em>. Fateci caso: \u00e8 anche un fatto numerico e statistico. Quante volte, nel corso ella giornata, sentiamo parlare di omosessualit\u00e0, di droga, di violenza, di pornografia, di diritti da riconoscere a questo e a quello, di libert\u00e0 intesa in senso illimitato, di fare della propria vita quel che si vuole; e quante volte sentiamo chiamar le cose con il loro nome, dal punto di vista schiettamente morale: virt\u00f9, le virt\u00f9, e vizi, i vizi? Se chiedessimo a un tredicenne, a un quindicenne, a un diciassettenne, di spiegarci che cosa significa la parola &quot;vizio&quot;, che cosa saprebbe rispondere? E se gli chiedessimo di dirci, con le sue parole, che cosa \u00e8 la &quot;virt\u00f9&quot;, ne sarebbe capace? O annasperebbe e farfuglierebbe chiss\u00e0 quale risposta confusa, contraddittoria e incomprensibile? E allora dobbiamo dirlo e spiegarlo, ai bambini e ai ragazzi, che cos&#8217;\u00e8 il vizio e che cos&#8217;\u00e8 la virt\u00f9. Bisogna far capire loro che il vizio \u00e8 l&#8217;abitudine a fare il male, e la virt\u00f9 \u00e8 l&#8217;abitudine a fare il bene. Che i vizi capitali sono sette: superbia, avarizia, lussuria, ira, gola, invidia e accidia; e che anche le virt\u00f9 capitali sono sette: umilt\u00e0, opposta alla superbia; generosit\u00e0, opposta all&#8217;avarizia; castit\u00e0, opposta alla lussuria; pazienza, opposta all&#8217;ira; sobriet\u00e0, opposta alla gola; fraternit\u00e0, opposta all&#8217;invidia; diligenza, opposta all&#8217;accidia. E che per il cristiano, al di sopra di queste, che sono frutto della natura e della volont\u00e0, ce ne sono altre sette, di origine soprannaturale: le tre teologali, la fede, la speranza e la carit\u00e0; e le quattro cardinali, la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. Bisogna inoltre far capire ai giovanissimi che virtuoso non \u00e8 colui che compie un atto buono ogni tanto, ma chi vive una vita costantemente orientata verso il bene: e che tale traguardo \u00e8 possibile, \u00e8 raggiungibile, purch\u00e9 si accompagni alle sette virt\u00f9 soprannaturali, che sono infuse e rafforzate dalla grazia divina, e non si debba far conto unicamente sulle virt\u00f9 naturali, che non basterebbero, se non a riconoscere il bene, forse anche a volerlo, ma non ad attuarlo e a perseverare in esso, senza mai deflettere e senza stancarsi o scoraggiarsi. Bisogna far capire al bambino, senza drammatizzare eccessivamente, ma anche senza troppo edulcorare la realt\u00e0, che la vita non \u00e8 uno scherzo, ma una guerra: una guerra del bene contro il male; e che ciascun essere umano \u00e8 chiamato a parteciparvi, n\u00e9 ad alcuno \u00e8 riservato il discutibile privilegio di restarsene neutrale. Bisogna scegliere e prendere posizione nell&#8217;uno o nell&#8217;altro schieramento: e se per caso qualcuno si rifiuta di farlo, automaticamente finir\u00e0 per trovarsi &quot;arruolato&quot; dalle forze del male, perch\u00e9 l&#8217;inerzia davanti a quest&#8217;ultimo, che \u00e8 l&#8217;accidia, \u00e8, appunto, un vizio, e quindi una forma di male. Bisogna fargli capire, inoltre, che nessuno di noi \u00e8 solo, in questa lotta; che nessuno deve combatterla con le sue sole forze. Chi si batte per il bene, appartiene alla comunione dei Santi e pu\u00f2 contare sull&#8217;aiuto dei vivi e anche delle anime buone passate alla vita eterna, nonch\u00e9 delle potenze angeliche e, in ultima istanza, di Dio stesso; chi sceglie il male, godr\u00e0 del sostegno di tutti i malvagi, anche di quelli che non conosce fisicamente, perch\u00e9 pure nel male esiste una sorta di malefica &quot;comunione&quot;, e, quel che \u00e8 pi\u00f9 tremendo, avr\u00e0 dalla sua le potenze tenebrose dell&#8217;inferno, le quali non danno il loro aiuto alle anime se non per perderle e trascinarle a sicura rovina. E basterebbe gi\u00e0 questa semplice riflessione per capire che, nonostante tutte le difficolt\u00e0 che i buoni devono affrontare nella vita terrena, conviene sempre stare dalla parte del bene, perch\u00e9 la paga dei malvagi \u00e8, in ogni caso, la dannazione eterna: prospettiva spaventosa, della quale oggi si parla poco e niente, dacch\u00e9 la neochiesta ha deciso di occultare la terribile realt\u00e0 dell&#8217;inferno e di cullare tutti quanti nella funesta illusione che, alla fine, Dio sar\u00e0 talmente largo di manica da perdonare tutti e da premiare tutti con la beatitudine eterna, anche quei malvagi che, dopo una vita di vizi abominevoli e di atroci delitti, sono scesi nella tomba senza mostrare neppure un&#8217;ombra di pentimento per le scelleratezze compiute. Ma questa, sia ben chiaro, \u00e8 una blasfema contraffazione del Vangelo. Quante volte Ges\u00f9 ha ammonito che, per i peccatori impenitenti, non vi sar\u00e0 alcuna misericordia, e che il Padre celeste, nel giorno di giudizio, dir\u00e0 loro: <em>Via da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, dove sono tenebre e stridore di denti<\/em>?<\/p>\n<p>A queste tanto semplici considerazioni la societ\u00e0 moderna, imbevuta di cultura irreligiosa, materialista ed edonista, reagisce in due maniere: da un lato, sul piano intellettuale, instillando nelle menti il veleno del relativismo: chi pu\u00f2 dire cosa \u00e8 il bene e cosa \u00e8 il male? Il bene, quello che per me \u00e8 il bene, essa dice, potrebbe non essere tale per il mio vicino: e allora, chi far\u00e0 da giudice fra me e lui? Non esiste una tale istanza superiore: dunque, la decisione finale verr\u00e0 determinata dalla forza, o dall&#8217;astuzia: il pi\u00f9 forte o il pi\u00f9 astuto far\u00e0 quel che vorr\u00e0, anche ai danni del prossimo, e chiamer\u00e0 il suo agire &quot;bene&quot;, e chiamer\u00e0 &quot;male&quot; l&#8217;agire altrui. Non \u00e8 forse una verit\u00e0 lapalissiana che la storia, da sempre, viene scritta appunto dai vincitori, e che i vinti non hanno voce, e devono subire, oltre alle conseguenze della sconfitta, anche il carico di responsabilit\u00e0 per quel che \u00e8 accaduto, delle lotte che ci sono state, delle vittime innocenti che hanno sofferto? E sul piano morale, la cultura moderna suggerisce che nessuno \u00e8 capace di fare sempre il bene; che un tale programma di vita \u00e8 superiore alle nostre forze (il che \u00e8 vero, ma perch\u00e9 la cultura materialista non prende neanche in considerazione l&#8217;ipotesi di domandare aiuto a Dio); e che, se pure qualcuno fosse capace di avvicinarsi, tra mille stenti a pericoli, ad un simile ideale, il prezzo da pagare sarebbe la rinuncia ad ogni gioia terrena, ad ogni legittima aspirazione umana e ad ogni speranza di trovare quel poco di felicit\u00e0 verso cui tutto il nostro essere anela. Sono entrambi dei sofismi, per\u00f2 funzionano, perch\u00e9 moltissime perone non sono pi\u00f9 abituate a ragionare; e soprattutto perch\u00e9 sono totalmente svirilizzate dallo stile di vita consumista, del quale sono diventate dipendenti, come il drogato lo \u00e8 dalla sua razione di eroina; e, di conseguenza, non hanno n\u00e9 gli strumenti per rendersi conto dell&#8217;inganno, n\u00e9 la volont\u00e0 per reagirvi. Alla prima obiezione, quella intellettuale, si pu\u00f2 facilmente rispondere che il relativismo pu\u00f2 mettere in dubbio il riconoscimento della verit\u00e0, non la verit\u00e0 in se stessa, la quale \u00e8, s\u00ec, un atto della coscienza &#8212; la corrispondenza fra la cosa e il giudizio &#8212; ma \u00e8 anche, per ci\u00f2 stesso, un fatto, come lo \u00e8 la mela che san Tommaso d&#8217;Aquino poneva sulla cattedra, invitando ad uscire quelli che non fossero d&#8217;accordo con il fatto che essa era, appunto, una mela e non qualcosa d&#8217;altro: perch\u00e9 i fatti non si possono mettere in dubbio, a meno di proclamare che solo la follia ha il dritto di cittadinanza in questo mondo. La verit\u00e0 del bene, pertanto, indubitabilmente esiste; il problema, semmai, \u00e8 quello di riuscire a vederla e attuarla. E questo ci porta alla seconda obiezione, quella etica: l&#8217;asserita difficolt\u00e0, impossibilit\u00e0 e inutilit\u00e0 di perseverare nel bene, in un mondo che premia i cattivi e che nega ogni legittima soddisfazione ai buoni. A questa seconda obiezione si pu\u00f2 rispondere che una difficolt\u00e0, o una supposta impossibilit\u00e0, non sono sufficienti a modificare la legge universale, secondo la quale tutti sono tenuti a fare il bene e a sforzarsi di essere virtuosi, cio\u00e8 di farlo non occasionalmente, ma sempre, mentre a tutti \u00e8 proibito di fare il male. <em>Contra factum non valet argumentum<\/em>. Se la verit\u00e0 esiste, esiste anche il bene; e il fatto che non sia cosa facile riconoscerlo, e soprattutto attuarlo, non dispensa alcuno dal <em>dovere<\/em> di farlo comunque, facile o non facile che sia, possibile o impossibile.<\/p>\n<p>Ma come!, e qui i relativisti pregustano gi\u00e0 il loro trionfo, ci si domanda forse di fare l&#8217;impossibile? <em>Ad impossibilia nemo tenetur<\/em>, diranno, fregandosi le mani per la soddisfazione, felici di averci colti in flagrante contraddizione. Quel che non hanno considerato, per\u00f2, \u00e8 che qui non stiamo parlando solo delle virt\u00f9 morali naturali, quelle che l&#8217;uomo possiede da se stesso e che pu\u00f2, eventualmente, rafforzare e disciplinare con la forza di volont\u00e0: perch\u00e9, come abbiamo gi\u00e0 detto, se agli uomini si chiede di fare sempre il bene, tali virt\u00f9 non sono per\u00f2 sufficienti. Ci vuole qualcos&#8217;altro; ci vuole la grazia divina. Per mezzo della grazia, l&#8217;uomo acquista una forza, una saggezza, una prudenza, una intrepidezza e una perseveranza che non potrebbe mai darsi da solo, neppure dopo una vita intera di esercizio. <em>Quel che \u00e8 impossibile agli uomini, \u00e8 possibile a Dio<\/em>: sono le parole con le quali Ges\u00f9 ha replicato a coloro i quali gli facevano osservare che le forze umane non sono sufficienti a resistere alle tentazioni della carne. Ed ecco perch\u00e9 Ges\u00f9 pregava moltissimo, ogni volta che era possibile, e raccomandava ai suoi segaci di seguire il suo esempio: pregare sempre, fervidamente, con fiducia filiale, senza mai stancarsi. Per mezzo dell&#8217;aiuto di Dio, il timido diventa coraggioso, il pigro diventa alacre, l&#8217;avaro diventa generoso, il superbo diventa umile. \u00c8 Dio che fa, non l&#8217;uomo. Ma c&#8217;\u00e8 anche un altro aspetto da tener presente. Secondo il modo di pensare del mondo, impegnarsi a divenire virtuosi \u00e8 non solo fatica sprecata, \u00e8 anche un privarsi delle gioie della vita; ebbene, occorre rovesciare questo punti di vista. Esso \u00e8 paragonabile a un uomo abituato a vivere nella penombra, il quale, accecato da un raggio di luce, proclami che la luce \u00e8 una cosa cattiva, perch\u00e9 ferisce la vista; quando, per\u00f2, i suoi occhi si sono abituati ad essa, allora e solo allora egli si rende conto che la luce \u00e8 una cosa buona, e che le tenebre, nelle quali trascinava la sua esistenza sono una cosa cattiva. Allo stesso modo, per apprezzare la virt\u00f9 bisogna cominciare ad esser virtuosi: non per nulla la saggezza popolare afferma che la virt\u00f9 \u00e8 premio a se stessa. Un poco alla volta, procedendo nell&#8217;abitudine a fare il bene, l&#8217;anima si accorge che solo cos\u00ec \u00e8 felice, si sente appagata, n\u00e9 vorrebbe tornare indietro, al buio, neanche se qualcuno le svolgesse innanzi un soffice invitante tappeto rosso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La societ\u00e0 odierna, la societ\u00e0 che noi abbiamo costruito, e che, in una certa misura, abbiamo subito, ma alla quale comunque apparteniamo per avervi fatto il<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30154,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[36],"tags":[136],"class_list":["post-24654","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-etica","tag-famiglia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-etica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24654","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24654"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24654\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30154"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24654"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24654"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24654"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}