{"id":24653,"date":"2020-08-09T10:29:00","date_gmt":"2020-08-09T10:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/09\/dobbiamo-tornare-a-chiamare-peccato-il-peccato\/"},"modified":"2020-08-09T10:29:00","modified_gmt":"2020-08-09T10:29:00","slug":"dobbiamo-tornare-a-chiamare-peccato-il-peccato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2020\/08\/09\/dobbiamo-tornare-a-chiamare-peccato-il-peccato\/","title":{"rendered":"Dobbiamo tornare a chiamare peccato il peccato"},"content":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo \u00e8 peccatore. Lo \u00e8 costituzionalmente, strutturalmente, quale conseguenza della Caduta. Non esiste alcuna possibilit\u00e0, per lui, di oltrepassare la propria natura con le sue sole forze; non esistono accorgimenti educativi o esperimenti sociali che possano metterlo in grado di non essere pi\u00f9 quel che necessariamente \u00e8, \u00e8 sempre stato e sempre sar\u00e0, fino alla fine dei tempi: un grande peccatore. Egli pu\u00f2 ottenere il perdono di Dio, ma non pu\u00f2 vincere la sua natura di peccatore, se non con l&#8217;aiuto costante, indispensabile, della grazia divina: se pretende di bastare a se stesso, non pu\u00f2 fare niente. La teologia, la filosofia e la pedagogia dei grandi secoli della civilt\u00e0 cristiana lo hanno sempre saputo. Da san Paolo a sant&#8217;Agostino e da san Tommaso d&#8217;Aquino a santa Teresa d&#8217;Avila, per una quindicina di secoli, pensatori ed educatori, e di conseguenza sacerdoti, madri e padri di famiglia, hanno insegnato ai giovani a tener conto della natura peccatrice dell&#8217;uomo, a non sopravvalutare le proprie forze e a non discostarsi mai dall&#8217;indispensabile sostegno della grazia divina. Ma poi, con l&#8217;avanzare della visione umanistica, gli intellettuali hanno cominciato a trovare che questa concezione era troppo triste e pessimistica, e che mortificava il magnifico slancio di cui l&#8217;uomo si sentiva capace per prendere in mano la propria vita; inoltre, quel che \u00e8 pi\u00f9 grave, hanno iniziato a mettere fra parentesi la dimensione soprannaturale della vita e a puntare tutto sulla dimensione naturale, fino a identificarla con la sola dimensione esistente della realt\u00e0. Dopo aver girato le spalle al soprannaturale, si sono scordati completamente della grazia e hanno ritenuto che l&#8217;uomo, liberato da simili pastoie, avrebbe potuto volare molto pi\u00f9 in alto di quanto non avesse mai potuto fare in precedenza, e hanno predetto mirabilie per la storia futura dell&#8217;umanit\u00e0. Cos\u00ec non \u00e8 stato; anzi, se vogliono guardar le cose con obiettivit\u00e0, bisogna ammettere che l&#8217;umanit\u00e0, nel suo complesso, non \u00e8 mai scesa tanto in basso come quando ha preteso di fare come se Dio non esistesse. Infatti, anche a voler giudicare in una prospettiva puramente laica, senza il Dio cristiano che insegna l&#8217;amore disinteressato e che offre il suo Figlio quale misura e modello d&#8217;un simile amore, gli uomini non trovano ragioni sufficienti per amarsi, o anche solo per perdonarsi gli uni gli altri, sicch\u00e9 l&#8217;oblio del Creatore diviene inevitabilmente la fonte e la causa dell&#8217;incapacit\u00e0 degli uomini di vivere in pace coi loro simili. Viceversa, non ci sono limiti al male che possono farsi, e non per ignoranza o quale effetto collaterale dei loro desideri impuri, ma deliberatamente e scientemente, per il gusto malvagio di procurarsi un piacere infliggendo al prossimo umiliazioni, crudelt\u00e0 e sofferenze d&#8217;ogni genere.<\/p>\n<p>Si prenda il caso, per fare un esempio tratto dalle cronache di queste settimane, di Jeffrey Epstein e di Ghislaine Maxwell, la sua amica e, chiamiamola cos\u00ec, collaboratrice nel procurargli le prede sessuali delle quali il pervertito miliardario era insaziabilmente a caccia. Questa donna insensibile, narcisista e spietatamente cinica si \u00e8 macchiata di colpe perfino pi\u00f9 ripugnanti, in un certo senso, di quelle del suo amante e padrone, poich\u00e9 si adoperava con satanica abilit\u00e0 a carpire la fiducia di ingenue ragazzine di condizione sociale modesta, e perci\u00f2 bisognose di denaro, gettandole con la massima indifferenza nelle fauci del mostro; a volte si univa a lui nel molestare sessualmente le disgraziate, traendo un sadico piacere dal loro imbarazzo e dalla loro vergogna. Il fatto che questa coppia infernale abbia potuto imperversare per anni e anni, abusando di centinaia e, come sospettano gli inquirenti, di migliaia di minorenni, tacitandole poi con una manciata di dollari o con promesse di borse di studio, bloccando o neutralizzando qualsiasi iniziativa delle autorit\u00e0 inquirenti, perch\u00e9 Epstein era infornati preventivamente di ogni inchiesta che venisse aperta a suo riguardo, mentre la Maxwell sfruttava le sue potentissime amicizie, in particolare quella col clan dei Clinton (era stata fra i selezionatissimi invitati alle nozze della figlia di Bill e Hillary, Chelsea), mostra fino a che punto le loro azioni malvagie godessero dell&#8217;impunit\u00e0 grazie alla rete di complicit\u00e0 omertose che esistevano nella magistratura e nell&#8217;ambiente politico. Ci siamo soffermati su questo caso, fra gl&#8217;infiniti che avremmo potuto citare, per mostrare come in una societ\u00e0 che di fatto \u00e8 rimasta orfana di Dio, non ci sono limiti morali che gli uomini non possano calpestare, n\u00e9 ci sono elementi di deterrenza che li possano trattenere dal percorrere la china del vizio e della colpa, in apparenza senza provare nemmeno un po&#8217; di rimorso. \u00c8 significativo, infatti, che in una societ\u00e0 ricca come quella americana, nessuna autorit\u00e0 abbia espresso rammarico per le sofferenze delle giovanissime vittime e nessun risarcimento sia stato deciso nei loro confronti, bench\u00e9 i criminali disponessero di un patrimonio immenso al quale i magistrati avrebbero potuto attingere e bench\u00e9 siamo trascorsi molti anni da quando la polizia ricevette le prime denunce a carico del diabolico Epstein e della sua degna complice di scelleratezze.<\/p>\n<p>E che dire di quei predatori sessuali che non vengono dal &quot;bel&quot; mondo della finanza e delle feste mondane di altissimo livello, ma che indossano la veste di sacerdote, di vescovo, di cardinale? Vien fatto di pensare &#8212; bench\u00e9 sia un pensiero non troppo cristiano, e quindi vada respinto come una tentazione &#8212; che se pure l&#8217;Inferno non esistesse, dovrebbe tuttavia esistere appositamente per accogliere anime talmente rotte alla malvagit\u00e0, a meno che si pentano in tempo. Perch\u00e9 il punto, naturalmente, \u00e8 questo: se c&#8217;\u00e8 o se non c&#8217;\u00e8 il pentimento, condizione necessaria per il perdono divino. Tutte le elucubrazioni sul destino delle anime dopo la morte, e specialmente le chiacchiere insulse del signor Bergoglio sulla salvezza finale di Giuda Iscariota, valgono meno di zero, perch\u00e9 non tengono in alcun conto la sola cosa realmente necessaria: il pentimento e il perdono di Dio. In altre parole, se c&#8217;\u00e8 il perdono di Dio non esiste colpa che possa condannare un&#8217;anima all&#8217;Inferno; ma se non c&#8217;\u00e8, non esiste attenuante che la possa salvare. E anche da questo si comprende quali siano le perfide intenzioni di questo falso papa: ignorando la necessit\u00e0 del perdono di Dio e riportando sempre il discorso su di un piano meramente umano, costui riesce a piegare perfino la Rivelazione ai fini della sua contro-catechesi e del suo voluto, intenzionale stravolgimento del significato delle Scritture. Perci\u00f2 torniamo sempre allo stesso punto: la necessit\u00e0, per l&#8217;uomo, di sapersi peccatore e di essere sempre, sempre, assolutamente bisognoso del perdono di Dio, nonch\u00e9 del sostegno della sua grazia. <em>Contro Dio l&#8217;uomo ha sempre torto<\/em>, diceva giustamente Kierkegaard. Non c&#8217;\u00e8 niente da fare: o l&#8217;uomo si riconosce peccatore, oppure non pu\u00f2 sperare nel perdono di Dio. Ed \u00e8 altamente significativo il fatto che quel signore vestito da papa che volentieri si getta bocconi a baciare le scarpe degli uomini, non s&#8217;inginocchia mai davanti a Dio: mai, neppure mentre celebra il sacrifico eucaristico, n\u00e9 quando fa &quot;adorazione&quot; (ma di chi o di che cosa, poi?, della Pachamama?) di fronte al Santissimo. Cos\u00ec com&#8217;\u00e8 altamente significativo che il recente documento sul Coronavirus della Pontifica Accademia per la Vita non nomini mai, in tutto il testo dal principio alla fine &#8212; e sono 4.200 parole &#8211; n\u00e9 Dio, n\u00e9 Ges\u00f9 Cristo, n\u00e9 il suo Vangelo: bench\u00e9 monsignor Paglia si sia indispettito di fronte a chi glielo faceva notare, la verit\u00e0 \u00e8 che a questi signori poco importa che davanti a Dio si ha sempre torto; nella loro superbia luciferina, pensano di avere invece ragione e di poter procedere sulla splendida strada della fratellanza (massonica) universale, nonch\u00e9 su quella del cosiddetto nuovo umanesimo, espressione in codice che sta per Nuovo Ordine Mondiale, contando sulle forze puramente terrene e su una sorta di auto-redenzione da parte dell&#8217;uomo, infischiandosene del perdono di Dio verso l&#8217;umanit\u00e0 peccatrice.<\/p>\n<p>Dobbiamo tornare alla vecchia abitudine di parlare del peccato e dell&#8217;umanit\u00e0 peccatrice: non per umiliare l&#8217;uomo o per mortificare la sua dignit\u00e0, ma, al contrario, per ricordargli la sua vera condizione e per riaprire davanti a lui la prospettiva dell&#8217;eterno, oggi pressoch\u00e9 dissolta. Gli affreschi delle chiese medievali, specialmente il <em>Giudizio universale<\/em>, con la vivida rappresentazione delle pene infernali e con quella, dolcissima, della beatitudine celeste, era un continuo <em>memento<\/em> agli uomini sulla loro fragilit\u00e0 e sul bisogno incessante del perdono divino. Oggi purtroppo n\u00e9 al catechismo, n\u00e9 nelle omelie della santa Messa, si sente quasi pi\u00f9 parlare del peccato e della indegnit\u00e0 sostanziale dell&#8217;uomo davanti a Dio; in compenso si sente parlare, anche troppo, della sua &quot;dignit\u00e0&quot;, ma in termini puramente laici, come se l&#8217;uomo avesse qualcosa di cui andare fiero indipendentemente da Dio, e addirittura facendo a meno di Lui.<\/p>\n<p>Si prenda il <em>Giudizio Universale<\/em> nella famosa Cappella degli Scrovegni a Padova, affrescata da Giotto nei primissimi anni del 1300; e, in particolare, le scene dedicate all&#8217;Inferno, ai diavoli e agli atroci supplizi che questi infliggono alle anime dannate (da: Giuliano Pisani, <em>I volti segreti di Giotto<\/em>, Milano, Rizzoli, 2008, pp. 220-223):<\/p>\n<p><em>Alcuni peccati sono chiaramente indicati, altri invece sono suggeriti dalle pene attraverso allusioni simboliche o per contrappasso: nello spazio tra le prime due lingue di fuoco ci sono dannati con al collo un sacchetto bianco, a sottolinearne l&#8217;avidit\u00e0 e l&#8217;attaccamento al denaro. In drammatica solitudine, poco sotto un gruppo di impiccati, Giuda Iscariota \u00e8 appeso per il collo, le braccia abbandonate penzoloni, come se il suicidio della disperazione lo marchiasse per l&#8217;eternit\u00e0: unico fra i dannati indossa una veste bianca che si apre sul davanti e scopre il ventre squarciato e gli intestini penzolanti.<\/em><\/p>\n<p><em>Colpevoli di lussuria sono probabilmente il monaco cui un diavolo sta strappando i genitali con una tenaglia, o il religioso addentato al pene da un lucertolone, o quello che sta pattuendo una prestazione con una prostituta (il suo peccato terreno, che par continuare anche all&#8217;Inferno) mentre un diavolo lo afferra peri capelli e un altro gli strazia la schiena con uno strumento orto di lunghe punte metalliche. La medesima colpa pare riguardare la donna e il religioso appesi a testa in gi\u00f9, con ganci che li artigliano nei genitali. Accanto a loro una donna e un uomo sono ugualmente appesi, lei per i capelli, lui per la lingua.<\/em><\/p>\n<p><em>La gola potrebbe essere il peccato della donna cui un diavolo versa nella bocca un liquido o dell&#8217;uomo infilato in uno spiedo che gli penetra dalla bocca e gli fuoriesce dall&#8217;ano, mentre un diavolo gira la manovella del girarrosto. L\u00ec accanto, le braccia legate in alto a due pali, un dannato \u00e8 tranciato in due da una sega da falegname che gli ha squarciato in verticale la testa e gli \u00e8 arrivata a intaccare il petto. Una donna si aggrappa disperatamente al bordo esterno della fossa infernale, ma \u00e8 arpionata da un raffio, mentre un altro diavolo la strattona tirandola gi\u00f9 per una gamba. Le \u00e8 vicino un uomo, ancora vestito e incappucciato, riverso supino a terra e trascinato per un braccio, mentre altri due diavoli, sul ciglio roccioso esterno, sfilano il camiciotto a un dannato e ne mettono a nudo i genitali. Avvinghiato alla croce un uomo, di cui si intravvedono soltanto mani, piedi e capelli, par implorare un ormai impossibile perdono.<\/em><\/p>\n<p><em>Giotto dipinge la concezione medievale dell&#8217;Inferno, luogo di pene e tormenti strazianti e indicibili. \u00c8 la coeva visione di Dante. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Potenti della terra, sovrani con la corona in testa, vescovi con la tiara, sacerdoti e ricchi signori, giudici e popolani, mugnai imbroglioni con il sacco di farina sulle spalle, tutti s&#8217;avviano in fila verso le meritate pene percorrendo la sommit\u00e0 ricurva dell&#8217;architrave del portale, che pare trasformarsi in una sorta di ponte per l&#8217;Inferno.<\/em><\/p>\n<p><em>La corruzione della Chiesa e le sue pratiche lussuriose e simoniache sono messe in evidenza pi\u00f9 volte, secondo un &quot;topos&quot; ricorrente nelle rappresentazioni dei dannati in manoscritti religiosi del tempo. Incurante di essere seduto sulla schiena di un diavolo, un vescovo alza la mano in un gesto di benedizione, mentre con l&#8217;altra si fa consegnare un sacchetto di denaro da un ecclesiastico in ginocchio. E volti di religiosi con la chierica spuntano anche in due delle quattro bolge che stanno inghiottendo i dannati, in un groviglio scomposto di corpi.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Dall&#8217;altro lato della croce, vero spartiacque dell&#8217;eternit\u00e0, ecco il mondo degli eletti. Una doppia processione di beati, disposta in parallelo in verticale, muove scortata dagli angeli in dolce ritmo ascensionale.<\/em><\/p>\n<p>I <em>Giudizi universali<\/em> sono tipici delle cattedrali romaniche e gotiche; si fanno pi\u00f9 radi nel corso del Rinascimento; poi, poco alla volta, tendono a scomparire del tutto. La chiesa uscita dal Concilio ha rivoluzionato tutto e sembra che al peccato abbia dedicato ben poca attenzione, tutta presa dalla fiducia di poter cambiare il mondo con le buone intenzioni, il &quot;dialogo&quot; e l&#8217;ecumenismo. Ma il risultato della svolta antropologica \u00e8 sotto gli occhi tutti: quando il signor Bergoglio s&#8217;affaccia alla finestra del Palazzo Apostolico per impartire la benedizione <em>urbi et orbi<\/em>, la piazza \u00e8 ormai praticamente vuota. Missione compiuta per l&#8217;usurpatore argentino: complimenti, in otto anni ha distrutto il poco che restava in piedi. Bisogna perci\u00f2 ripartire da qui: dal peccato e il perdono di Dio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&#8217;uomo \u00e8 peccatore. Lo \u00e8 costituzionalmente, strutturalmente, quale conseguenza della Caduta. 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