{"id":24645,"date":"2018-04-18T01:37:00","date_gmt":"2018-04-18T01:37:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/18\/dobbiamo-reagire-alla-dittatura-del-fatto\/"},"modified":"2018-04-18T01:37:00","modified_gmt":"2018-04-18T01:37:00","slug":"dobbiamo-reagire-alla-dittatura-del-fatto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/04\/18\/dobbiamo-reagire-alla-dittatura-del-fatto\/","title":{"rendered":"Dobbiamo reagire alla dittatura del fatto"},"content":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una sola formula i tratti essenziali della odierna degenerazione intellettuale, spirituale, morale, che si esprime in un relativismo pressoch\u00e9 assoluto, eretto al rango di dogma fondamentale del <em>politically correct<\/em>, diremmo che ci\u00f2 a cui siamo di fronte \u00e8 la <em>dittatura del fatto<\/em>, della prassi, dell&#8217;agire, rispetto al valore, al pensiero, al volere: una svolta rivoluzionaria che scardina secoli e millenni di tradizione.<\/p>\n<p>La dittatura del fatto, che oggi grava su di noi con tutto il suo peso, \u00e8 la fase culminante di una lunga, paziente, metodica e non sempre visibile marcia di avvicinamento che alcune minoranze molto decise, bene organizzate e sostenute nascostamente da potenti <em>lobby<\/em> finanziarie, hanno portato avanti con incrollabile tenacia, favorite, peraltro, da un dato oggettivo dello statuto ontologico della creatura umana: la tendenza ad adagiarsi nella posizione pi\u00f9 comoda e meno faticosa, ogni qualvolta si affievolisce e si attenua la struttura morale che sostiene la societ\u00e0. Esula dalla presente riflessione approfondire tale aspetto, che pure \u00e8 d&#8217;immensa importanza; ci limiteremo a ricordare che , mentre il pensiero razionalista, che incomincia con Machiavelli, attribuisce quella tendenza a una debolezza intrinseca della natura umana, per il pensiero cristiano si tratta di una ferita recata dal Peccato originale, da cui si \u00e8 originata, nell&#8217;umanit\u00e0 decaduta, una propensione al male, chiamata dai teologo concupiscenza. Sia come sia &#8212; non \u00e8 questa la sede per sviluppare adeguatamente il concetto, e, del resto, lo abbiamo fatto altre volte, in contesti specifici &#8212; su di un punto l&#8217;analisi razionalista e quella cristiana convergono e parzialmente coincidono: il giudizio pessimistico sulla natura umana, cos\u00ec come essa \u00e8 <em>al presente<\/em>, cio\u00e8 nella dimensione storica. Subito dopo le due prospettive tornano a divergere: perch\u00e9 per gli uni la condizione umana \u00e8 questa e non pu\u00f2 mutare; per gli altri esiste una dimensione ulteriore, di ordine soprannaturale, grazie alla quale, con l&#8217;aiuto della grazia divina, gli uomini possono elevarsi dalla condizione presente, dominata dalla concupiscenza, ad uno stato di &quot;giustizia&quot; di cui, da soli, non sarebbero capaci: in ogni caso, non tutti indiscriminatamente, ma solo a livello individuale, quelli che accolgono la chiamata di Dio e si aprono all&#8217;azione rigenerante dello Spirito Santo.<\/p>\n<p>In che cosa consiste, esattamente, quella che abbiamo chiamato la dittatura del fatto? In questo: che la realt\u00e0 di fatto tende ad imporsi su ogni altra cosa, anche sul <em>nomos<\/em>, sulla legge, nonch\u00e9 sulla morale, in base al principio che ci\u00f2 che esiste, deve essere riconosciuto, perch\u00e9 il non farlo rappresenterebbe una forma d&#8217;irrealismo; e, inoltre, sarebbe una forma d&#8217;intolleranza da parte dei detentori dello stesso <em>nomos<\/em>. In questa idea, alquanto lambiccata e contorta, vi \u00e8 la logica conseguenza delle premesse del pensiero liberale. Il pensiero liberale afferma che ciascuno \u00e8 libero di pensare e di fare quel che vuole, quel che ritiene giusto e vero, purch\u00e9 rispetti un certo quadro normativo riconosciuto dalla societ\u00e0 e stabilito per legge. Questa non \u00e8 un&#8217;idea contorta, ma estremamente semplice: il pensiero liberale \u00e8 un pensiero semplice, per non dire semplicistico e, in un certo senso, rozzo; infatti il suo massimo teorico, John Locke, \u00e8 un filosofo quasi del tutto privo di profondit\u00e0 e di sottigliezza speculativa, un filosofo adatto per una societ\u00e0 in rapida espansione materiale, ma intellettualmente primitiva, quale era l&#8217;Inghilterra alla fine del XVIII secolo. Tale idea diventa, per\u00f2, lambiccata e contorta allorch\u00e9 viene sviluppata, sulla base delle sue stesse premesse. \u00c8 il destino del relativismo: perch\u00e9 la concezione liberale \u00e8 una concezione intrinsecamente e inesorabilmente relativista. Ciascuno ha la sua verit\u00e0, e nessuno ha il diritto di contestargliela, se non a termini di legge: e infatti, nella liberale cultura odierna, tutti possono dir tutto, per\u00f2 se qualcuno si permette di cantare fuori del coro politicamente corretto, deve aspettarsi di venir zittito a colpi di querela: i liberali non sanno ragionare dialetticamente, sanno solo fare ricorso alla polizia. E se qualcuno obiettasse che questa \u00e8 la tipica maniera di fare del comunisti e non del liberali, risponderemmo che il comunismo non \u00e8 l&#8217;opposto del liberalismo, ma uno dei suoi naturali e legittimi sviluppi: perch\u00e9 Marx \u00e8 impensabile senza Locke, attraverso il passaggio intermedio di Rousseau e del pensiero democratico; e che il radicalismo \u00e8 un altro, e ancor pi\u00f9 pregnante, sviluppo del liberalismo, e i radicali sono appunto quelli che prediligono la dialettica politica a suon di esposti alla magistratura (oh, ma per proteggere i diritti della persona e per tutelare le povere minoranze indifese e conculcate, sia ben chiaro, non perch\u00e9 siano inclini al brutto vizio dell&#8217;intolleranza, loro che darebbero la vita perch\u00e9 ciascuno possa dir la sua). L&#8217;idea che ciascuno abbia la sua verit\u00e0 da far valere, diviene, dunque, lambiccata e contorta quando pretende di offrire un sostegno normativo a ciascuna delle infinite verit\u00e0 di ciascun soggetto sociale, il che vediamo accadere sempre pi\u00f9 spesso.<\/p>\n<p>Ci sia concesso un piccolo e irriverente esempio. In base alle premesse della cultura liberale, oggi una persona ha il diritto, per ragioni sue private e insindacabili, di decidere se la propria identit\u00e0 sessuale sia per caso &quot;sbagliata&quot; rispetto ai suoi desideri, e perci\u00f2 di correggerla. Non solo: ha anche il diritto che gli alti si adeguino all&#8217;idea che egli ha della propria identit\u00e0 sessuale. Pertanto, non solo un uomo ha il diritto, riconosciuto per legge, di cambiare sesso e diventare donna, mediante una serie d&#8217;interventi, medici e chirurgici, eseguiti nelle strutture pubbliche e a spese della sanit\u00e0 pubblica; ma ha anche il diritto che gli altri lo considerino una donna, dal momento che la sua carta d&#8217;identit\u00e0 \u00e8 stata modificata e su di essa non figura pi\u00f9 il vecchio nome maschile, ma il nuovo nome femminile: non pi\u00f9 Mario, ma Maria. Arrivati a questo punto, non ha alcuna importanza quale sia la percezione che gli altri hanno di lui; non ha importanza neppure il fatto che tale percezione si basi su dei dati assolutamente oggettivi: ad esempio la presenza della barba, dei baffi, eccetera; prima ancora di aver eseguito l&#8217;operazione del cambio di sesso, o, al limite, anche senza averla compiuta, il signor Mario, diventato Maria, ha il diritto di essere riconosciuto, anzi, riconosciuta, come donna, da tutti gli altri; ha il diritto di vestire come una donna e di presentarsi ovunque, anche sul luogo di lavoro, vestito da donna, con le calze a rete, la minigonna e i tacchi a spillo, se cos\u00ec gli\/ le piace; ha il diritto, infine, e questo \u00e8 il segno finale che esiste un regime dittatoriale, di querelare e ottenere la condanna di tutti quei soggetti i quali n si mostrino solerti nel riconoscere il suo\/la sua nuova identit\u00e0 sessuale e lascino trasparire, in qualunque maniera, che lei, per loro, \u00e8 ancora &quot;lui&quot;. \u00c8 per\u00f2 evidente che questo tipo di sovrapposizione del fatto, diciamo del fatto ideologico (e non del fatto puro: perch\u00e9, quanto al fatto puro, un uomo che diventa donna \u00e8 pur sempre un uomo trasformato parzialmente in donna, tanto \u00e8 vero che, se se sospende la cura ormonale, gli ricrescono i peli e spariscono i seni), conduce fatalmente a delle conseguenze contraddittorie e aberranti. Che cosa succederebbe, per esempio, se la signora Maria, pentitasi del passo compiuto, cos\u00ec come certe persone si pentono di aver tatuato il nome dell&#8217;amante sul proprio fondoschiena, decidesse di fare marcia indietro e di ripristinare la propria identit\u00e0 precedente, quella maschile? Di nuovo, anche gli altri dovranno adeguarsi, evidentemente. E cos\u00ec per chi sa quante volte, qualora Mario cambiasse nuovamente idea e volesse ritornare Maria, e viceversa. E che succede se, nel frattempo, la signora Maria, che ha deciso di tornare ad essere il signor Mario, ma si trova ancora, diciamo cos\u00ec, &quot;in mezzo al guado&quot;, si vede nella necessit\u00e0 di andare al bagno in un locale pubblico? Avr\u00e0 il diritto (e il dovere) di servirsi della <em>toilette<\/em> maschile, oppure di quella femminile? E gli altri clienti del locale, recandosi al bagno, come dovranno regolarsi, trovando una &quot;donna&quot; nei bagni maschili, ovvero un &quot;uomo&quot; in quelli femminili, a seconda dei punti di vista (Pirandello, aiutaci)? Dovranno chiedere l&#8217;intervento del personale, il quale la (lo) pregher\u00e0 di esibire la propria carta d&#8217;identit\u00e0, per vedere se quella persona che vuol servirsi della <em>toilette<\/em> \u00e8 identificata come uomo o come donna? Non stiamo scherzando su un tema serio: \u00e8 l&#8217;ideologia liberal-radicale che trascina tutte le cose verso la farsa. Del resto, si tratta di un teatrino che \u00e8 realmente accaduto: qualcuno forse ricorder\u00e0 la dotta disputa sull&#8217;uso dei cessi di Montecitorio che si accese, a suo tempo, fra la deputata Elisabetta Gardini e il deputato, <em>pardon<\/em>, la deputata Wladimir Luxuria.<\/p>\n<p>Dunque, tornando al punto: la dittatura del fatto pretende che i cittadini si sottomettano a ci\u00f2 che esiste, o, per dir meglio, a ci\u00f2 che si presenta come un fatto compiuto (naturale o artificiale che sia). Non conta pi\u00f9 quel che deve essere, o quel che \u00e8 giusto che sia: conta solo quel che \u00e8, quel che si \u00e8 verificato, e davanti al quale tutti debbono inchinarsi e riconoscerlo come sacro e inviolabile. Lo Stato per primo si \u00e8 messo su questa strada, e ora anche la Chiesa cattolica sta bruciando i tempi per uniformarsi. I coniugi non hanno pi\u00f9 voglia di sentirsi legati per tutta la vita, trovano che l&#8217;indissolubilit\u00e0 del matrimonio sia una norma troppo dura? Nessun problema: si vara la legge sul divorzio. I cattolici, divorziati risposati, trovano che sia cosa troppo dura restare esclusi dai Sacramenti, non poter fare la santa Comunione? Nessun problema: la misericordia di Dio \u00e8 grande, i preti sono autorizzati a comunicarli. Altro caso: la donna vuol decidere se far nascere o no il bambino che porta in grembo, non vuole che del suo corpo decida qualcun altro? Bene, si approva la legge sull&#8217;interruzione volontaria della gravidanza. La donna cattolica che ha abortito, pensa che sia cosa troppo dura essere esclusa dai Sacramenti per quel suo errore, per quel suo peccato, e vorrebbe rientrare nell&#8217;esercizio dei suoi &quot;diritti&quot; di credente? Ma certo: ai vescovi il papa domanda di essere comprensivi, anzi, affida la remissione di quel peccato a qualsiasi sacerdote, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 bisogno dell&#8217;assoluzione del vescovo. Altro caso ancora. La gente trova che sposarsi sia troppo faticoso, che comporti troppi inconvenienti, per\u00f2 desidera usufruire di gran parte dei vantaggi legali che derivano dallo stato matrimoniale? Niente paura: lo Stato riconosce le unioni di fatto e le equipara, per molti aspetti, al matrimonio. E i cattolici? Anche per loro il matrimonio religioso ha perso gran parte della sua attrattiva: la Conferenza episcopale tedesca, per esempio, fa un&#8217;indagine e rileva che nove cattolici su dieci convivono senza sposarsi, e ne prende atto, senza una parola di biasimo. Alla Chiesa viene suggerito, da dotti teologi, come Walter Kasper, che essa dovrebbe adeguarsi al nuovo sentire delle persone; che se i cattolici non applicano, nella loro vita, la morale sessuale predicata dalla Chiesa (non solo per la convivenza o per la contraccezione, ma per tutti gli altri aspetti, omosessualit\u00e0 compresa), allora \u00e8 necessario che questa distanza venga superata, portando la Chiesa a riconoscere <em>il fatto<\/em> della nuova morale sessuale dei cattolici. Non dice sempre, il signor Bergoglio, che la dottrina \u00e8 una cosa cattiva se crea divisioni, mentre bisogna cercare tutto quello che unisce? Ecco: il riconoscimento del fatto sarebbe di grande utilit\u00e0 alla Chiesa, perch\u00e9 le permetterebbe di ricucire lo strappo che si \u00e8 creato fra ci\u00f2 che essa insegna e il modo di vivere dei credenti. Ebbene: questa \u00e8 una concezione pragmatica e fattuale della dottrina; cio\u00e8, in pratica, la sottomissione della dottrina alla prassi. Le premesse ideologiche di questo orientamento non sono recenti: risalgono almeno al Concilio Vaticano II. Il Concilio fu, per ammissione dei suoi stessi fautori, un concilio puramente pastorale e non teologico o dottrinale: pure, esso \u00e8 stato sempre invocato, da allora ad oggi, come la norma a cui la &quot;nuova&quot; chiesa si deve ispirare. Ora il signor Bergoglio va proclamando che \u00e8 arrivato il tempo di &quot;realizzare&quot; pienamente il Concilio, realizzazione che i conservatori, con i loro perfidi maneggi e la loro sorda e ottusa resistenza, hanno finora ritardato e boicottato. Benissimo: a quei signori, per\u00f2, non viene in mente che se la dottrina si inchina alla pastorale, se la teoria si uniforma alla prassi, la norma diventa puramente empirica e si cade nella dittatura del relativismo. La Chiesa non insegna pi\u00f9 la verit\u00e0, non \u00e8 pi\u00f9 la custode del Deposito della fede, che viene dalla divina Rivelazione ed \u00e8 perenne e immutabile; la Chiesa si riduce ad essere uno dei tanti prodotti ideologici di questo mondo, soggetto, come tutte le cose di quaggi\u00f9, alle leggi del tempo, della continua lotta fra la tradizione e il progresso. Infatti, i cattolici progressisti mirano proprio a questo (scordandosi che non per capriccio si scrive Tradizione con la maiuscola, in quanto verit\u00e0 di origine soprannaturale). E non li sfiora il sospetto che un <em>cattolico progressista<\/em> \u00e8 una contraddizione in termini; e che un cattolico che vive in maniera difforme da ci\u00f2 che insegna, da sempre, la Chiesa, non \u00e8 affatto un cattolico, anche se insiste a considerarsi tale, ma un apostata. Pertanto, ci\u00f2 che propone il teologo Kasper, sulla scia del suo maestro Karl Rahner, \u00e8 una chiesa apostatica, una dottrina apostatica, una magistero apostatico: un &quot;nuovo&quot; cattolicesimo che traghetti tutti quanti i credenti dalla verit\u00e0 di Cristo agli errori del mondo, senza che se ne rendano neppure conto e con la benedizione di questo (falso) clero. Sono precisamente le posizioni che furono sostenute, qualche anno fa, dal movimento <em>Noi siamo chiesa<\/em>, i cui capi sono stati poi scomunicati, per manifesta eresia, ma che ora, a posteriori, trionfano, perch\u00e9 sono riusciti a far passare le loro idee eretiche dentro la Chiesa cattolica. Una quantit\u00e0 di teologi, vescovi e sacerdoti dicono, infatti, sulla loro scia, che siccome milioni di cattolici vivono in questo modo, allora, perch\u00e9 la Chiesa non dovrebbe dare il <em>placet<\/em>? Dopotutto, essi dicono, la Chiesa \u00e8 viva, non un&#8217;astrazione&#8230;<\/p>../../../../n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se dovessimo sintetizzare in una sola formula i tratti essenziali della odierna degenerazione intellettuale, spirituale, morale, che si esprime in un relativismo pressoch\u00e9 assoluto, eretto al<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30178,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[56],"tags":[183,185,188],"class_list":["post-24645","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-politica","tag-john-locke","tag-karl-marx","tag-liberalismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-politica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24645","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24645"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24645\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30178"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24645"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24645"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24645"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}