{"id":24634,"date":"2018-07-23T04:12:00","date_gmt":"2018-07-23T04:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/23\/diventare-uomo\/"},"modified":"2018-07-23T04:12:00","modified_gmt":"2018-07-23T04:12:00","slug":"diventare-uomo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2018\/07\/23\/diventare-uomo\/","title":{"rendered":"Diventare uomo"},"content":{"rendered":"<p>Mi chiedi, caro amico, che ti indichi una strada, che ti suggerisca un percorso per uscire dal vicolo cieco nel quale ti senti intrappolato. Dietro le apparenze della disinvoltura mondana, quasi del cinismo, hai un temperamento caldo, generoso; in fondo, sei un entusiasta: ogni volta ti sembra di aver raggiunto la meta, e ogni volta incontri un&#8217;amara delusione. Sei stanco, dici, d&#8217;insuccessi; stanco di soffrire. Non hai pi\u00f9 tempo da perdere, ne hai perso anche troppo; desideri fare esperienza delle cose, ma desideri che questa esperienza si trasformi in saggezza, che ti offra dei punti fermi, come sassi sul greto di un fiume, per la traversata verso l&#8217;altra sponda.<\/p>\n<p>Non so che dire. Quando mi vengono fatte richiesto di questo genere, sono sempre molto perplesso. Primo, perch\u00e9 non sono sicuro di avere io stesso abbastanza saggezza da indicare la via agli altri. Secondo, perch\u00e9 non so se l&#8217;altro abbia davvero la sincera intenzione di mettersi in cammino, o non preferisca, dopotutto, sedersi sul bordo della strada e consolarsi coi propri lamenti. Terzo, perch\u00e9 non sono sicuro che la saggezza della vita sia un&#8217;esperienza comunicabile o che, pur avendola trovata, la si possa dare, o ricevere: al massimo la si pu\u00f2 suggerire, cos\u00ec come la si pu\u00f2 intravedere, purch\u00e9 si sia nella giusta disposizione di spirito. Ma ci vuole anche molta forza di volont\u00e0: forse, pi\u00f9 di quanta tu non ne abbia. Non \u00e8 una strada per tutti, come non era da tutti traversare l&#8217;Atlantico a bordo di una caravella, oltretutto senza sapere con sicurezza quanto fosse ampio quell&#8217;oceano (e infatti i calcoli di Colombo erano sbagliati). Chi non ha abbastanza forza, abbastanza coraggio e abbastanza disponibilit\u00e0 al sacrificio, \u00e8 meglio che se ne resti a casa, in pantofole. Dopotutto, non tutti sono chiamati a scoprire dei nuovi continenti. D&#8217;altra parte, i continenti inesplorati sono dentro di noi, e se non impariamo a conoscerli, non diverremo mai uomini e non capiremo mai niente della vita. Continueremo a ripetere gli stessi errori, a coltivare le stesse illusioni, senza imparare mai nulla, inutili a noi stessi e agli altri; e col passare degli anni, sempre pi\u00f9 patetici, forse anche sempre pi\u00f9 brutti. Perci\u00f2, alla fine, navigare bisogna: almeno se si vuol tentare di divenire uomini. L&#8217;alternativa \u00e8 di restare degli eterni bambocci: lo fanno in tanti; lo fanno i pi\u00f9. Questo non dipendere dal fatto che la maggior parte delle persone conosca i propri limiti e sappia fare una giusta stima di se stessa, ma semplicemente dalla loro pigrizia e dalla loro vilt\u00e0. Ma tu, caro amico, so che sei un coraggioso, questa dote te la riconosco; perci\u00f2, forse, hai ragione a voler tentare l&#8217;avventura, a voler levare gli ormeggi. Ti aiuter\u00f2, per quello che posso, dicendoti quello che ho imparato io, quello che \u00e8 stato utile a me; se lo possa essere anche a te, questo \u00e8 un altro paio di maniche. In fondo, le cose davvero importanti le possiamo impararle solamente da noi stessi, e da nessun altro. Da nessun altro uomo, si capisce.<\/p>\n<p>La prima cosa che devi fare \u00e8 imparare il silenzio. Allontanati da tutto ci\u00f2 che fa rumore, perch\u00e9 i rumori sono inutili; servono solo a coprire la voce delle cose. Quasi tutti, nella civilt\u00e0 moderna, hanno adottato uno stile di vita rumoroso, per\u00f2 danno la colpa del rumore a delle cause esterne. La verit\u00e0 \u00e8 che cercano il rumore per stordirsi, per farsene un alibi: non sento, cos\u00ec nessuno pu\u00f2 dire che ho finto di non udire. Miseri espedienti da bambocci. Silenzio, dunque: il che vuol dire non aver paura della solitudine. Bisogna liberarsi dalle paure infantili: sono la catena che ci tiene legati e c&#8217;impedisce di volare alto. Non devi aver paura di star solo: facile dirlo, difficile metterlo in pratica. Te l&#8217;ho detto che forse queste mie parole saranno inutili; certe cose si capiscono e si accettano solo quando \u00e8 giunta l&#8217;ora, cio\u00e8 quando si \u00e8 diventati pronti ad accoglierle, seguendo la propria strada. Comunque, se hai paura, non andrai lontano; perci\u00f2, fatti forza. La solitudine non deve far paura se non a chi non sa o non vuole camminare con le sue gambe; agli altri, \u00e8 necessaria quanto l&#8217;aria che si respira. Perch\u00e9 ti sveler\u00f2 il segreto: da soli, non si \u00e8 mai soli; si scopre la presenza di Dio. Ma questo avviene solo quando \u00e8 giunto il tempo; quando l&#8217;ultimo velo \u00e8 caduto e si \u00e8 rimasti nudi. Finch\u00e9 si coltivano le umane illusioni, si cerca il rumore e si teme di restar soli.<\/p>\n<p>LA PRIMA TAPPA, dunque, \u00e8 vincere la paura della solitudine; imparare a vivere la solitudine come una ricchezza, come un dono, come un&#8217;apertura sull&#8217;Assoluto. Finch\u00e9 si ha paura di restare soli, si \u00e8 prigionieri della paura, e questo vale per ogni altra variante della paura. Aver paura significa essere legati come cani alla catena: la catena dell&#8217;io, che sempre brama e spera e teme qualcosa e non sa mai stare quieto. LA SECONDA TAPPA consiste nel fare pulizia: strappare le erbacce, buttar via le immondizie, estromettere i parassiti che hanno invaso il giardino della nostra anima. Si tratta di bonificare la palude, dentro e fuori. La palude interiore \u00e8 quella dei nostri istinti pi\u00f9 bassi e meschini, del nostro egoismo pi\u00f9 becero e brutale; la palude in cui siamo immersi \u00e8 quella del materialismo, del consumismo, della stupidit\u00e0, della volgarit\u00e0 e dell&#8217;ignoranza, dell&#8217;arrivismo, del carrierismo, dell&#8217;utilitarismo sfacciato, dell&#8217;amoralismo eretto a sistema, della feroce lotta della giungla, <em>mors tua vita mea<\/em>. Entrambe le paludi vanno bonificate; e non basta operare sull&#8217;una, se, contemporaneamente, non si lavora sull&#8217;altra. Di fatto, vi \u00e8 un continuo travaso di sporcizia dall&#8217;una all&#8217;altra, per cui non basta prosciugare la palude esterna, se non si fa lo stesso con quella interna, e viceversa. In pratica, ci\u00f2 significa cambiare radicalmente stile di vita: basta con le sciocchezze, con le turpitudini, con tutto ci\u00f2 che ci abbassa, degrada, abbrutisce. Via i superalcolici, il fumo (se eccessivo), la dieta a base di carne (se possibile); basta con la pigrizia, la sedentariet\u00e0, la poltroneria; basta con le cattive compagnie, le cattive abitudini, la promiscuit\u00e0 sessuale; dare un taglio ai cattivi film, ai cattivi romanzi, ai cattivi programmi televisivi (in pratica, alla televisione in quanto tale, o quasi); e attenzione ai cattivi libri, specie quelli di filosofia e teologia, o di scienza, che s&#8217;impancano a trattato antireligiosi e antimetafisici. \u00c8 solo porcheria e robaccia: non si pu\u00f2 pretendere di razzolarvi dentro e godere di buona salute, sia fisica che spirituale. Per vivere bene, bisogna acquisire buone abitudini; bisogna purificare la mente e il cuore. Si \u00e8 quel che si fa, quel che si pensa, quel che si sente. Se il nostro io insegue sempre i suoi bassi istinti e i pi\u00f9 turpi desideri, si finisce per diventare pi\u00f9 bestie che uomini. Uomini si diventa, appunto; ma c&#8217;\u00e8 anche qualcuno, o pi\u00f9 di qualcuno, che non vi \u00e8 mai riuscito, o magari non ci ha neanche provato; ci sono quelli che non son mai diventati uomini. Lo scopo di questa grande opera di pulizia \u00e8 ritrovare la purezza, l&#8217;innocenza, l&#8217;ingenuit\u00e0, nel senso cristiano del termine: <em>omnia munda mundis<\/em>. Per vedere le cose sotto una luce buona, bisogna purificare se stessi: se non si fa questo, anche la visione sar\u00e0 oscurata, e le cose ci appariranno simili a quel che noi siamo: grigie, sporche, contaminate.<\/p>\n<p>LA TERZA TAPPA \u00e8 imparare ad ascoltare, nel silenzio, la voce della chiamata: della chiamata che viene dall&#8217;Alto. Non ci possiamo chiamar da soli; e di dice di inseguire il proprio sogno, o mente o s&#8217;illude. Noi, da soli, non sappiamo fare niente: nemmeno sognare. Se sognano qualcosa di buono, \u00e8 la chiamata di Dio che si \u00e8 fatta strada fra i densi strati della nostra inconsapevolezza; e a volte \u00e8 necessaria quasi una vita intera per riuscire a disperdere quegli strati d&#8217;ignoranza, di paura, di resistenza. Bisogna anche saper riconoscer la vera chiamata dalle false chiamate; non \u00e8 impossibile, anzi, non \u00e8 nemmeno difficile. Le false chiamate vengono dal basso, dal nostro piccolo io, e non portano in alto: portano in basso o ci lasciano fermi, pi\u00f9 o meno dove gi\u00e0 ci troviamo; quella vera ci porta in alto, ma non ci nasconde che la via \u00e8 ardua e faticosa. Non saremo tuttavia soli; Qualcuno ci aiuter\u00e0, guider\u00e0 i nostri passi, conforter\u00e0 il nostro animo. La scoperta pi\u00f9 entusiasmante \u00e8 che la chiamata non contraddice il nostro vero io, non reprime e non sacrifica la nostra parte migliora, ma la disciplina, la valorizza, la espande. In pratica, per essere davvero se stessi, bisogna liberarsi della zavorra e lasciarsi guida re da Dio.<\/p>\n<p>LA QUARTA TAPPA consiste nel realizzare che tutto quel che si credeva di sapere, prima di essersi posti in ascolto della chiamata, \u00e8 falso, illusorio e ingannevole. Si tratta di capire che ci siamo costruiti un falso sapere, indirizzato verso un falso conoscere; che abbiamo ricoperto di dotte parole e nascosto dietro dotti concetti la nostra abissale e presuntuosa ignoranza. Tutto il sapere umano \u00e8 meno di niente, se non vi \u00e8 la consapevolezza che \u00e8 solo un preludio, una preambolo, una preparazione al vero sapere. Il vero sapere viene dall&#8217;Alto, non ce lo possiamo dare da soli. Nessuno conquista il sapere, esso \u00e8 un dono che viene dato a chi lo merita. Non \u00e8 una distribuzione &quot;democratica&quot;, perch\u00e9 Dio \u00e8 il Re dell&#8217;universo, non \u00e8 uno dei tanti leader democratici, i quali promettono tutti a tutti, sulla base del principio: <em>un uomo, un voto<\/em>. Lo ha detto e ripetuto pi\u00f9 volte, ad esempio quella volta che ha detto agli Apostoli (<em>Mc<\/em> 4, 11-12): <em>A voi \u00e8 stato confidato il mistero del regno di Dio; a quelli di fuori invece tutto viene esposto in parabole, perch\u00e9:<\/em> <em>&quot;guardino, ma non vedano, ascoltino, ma non intendano, perch\u00e9 non si convertano e venga loro perdonato&quot;.<\/em> Solo quando si \u00e8 compreso che siamo terribilmente ignoranti, che non sappiamo nulla, che non abbiamo capito nulla, possiamo cominciare a guardarci intorno, osservare, riflettere. Siamo condizionati, e lo siamo doppiamente: dalla nostra pigrizia e dai meccanismo intenzionali della civilt\u00e0 moderna, che \u00e8 stata creata apposta per manipolare e sottomettere l&#8217;uomo (mentre la civilt\u00e0 cristiana \u00e8 fatta per rendere l&#8217;uomo libero). Ma non saremo mai liberi finch\u00e9 non avremo capito di essere schiavi.<\/p>\n<p>LA QUINTA TAPPA consiste nel passare a revisione la nostra conoscenza, cominciando dal linguaggio. Noi pensiamo secondo la parole che adoperiamo; eppure, senza rendercene conto, usiamo parole che altri hanno deciso cosa significhino. Pu\u00f2 sembrare, questo, un problema puramente filologico, un problema da specialisti, invece riguarda ciascuno di noi. Prendiamo una parola qualsiasi: <em>povero<\/em>, per esempio, oggi molto usata. Ma chi \u00e8 il povero? La risposta pi\u00f9 immediata pu\u00f2 essere anche la pi\u00f9 banale; e si deve fare attenzione, perch\u00e9 una parola che esprime una mezza verit\u00e0 \u00e8, per ci\u00f2 stesso, una parola menzognera. Se, per esempio, si pensa <em>sic et simpliciter<\/em> a chi non ha denaro, n\u00e9 mezzi d&#8217;altro genere, ma non si considera neppure la povert\u00e0 spirituale, morale, intellettuale, si \u00e8 gi\u00e0 fuori strada. Dunque: ripartire dal linguaggio; passare in rassegna le parole che adoperiamo, e i concetti che sottintendono; poi ricostruire la nostra immagine del mondo, la nostra mappa concettuale, dopo aver passato in rassegna ogni singolo vocabolo, come si passa in rassegna ogni singola moneta per sapere se ci hanno rifilato della moneta falsa. Per pensare correttamente, bisogna adoperare le parole giuste. Ci\u00f2 vale anche per i verbi e gli aggettivi. <em>Migrare<\/em>, per esempio: che significa? Le rondini migrano; i salmoni migrano; gli uomini no, i popoli ancor meno. Perci\u00f2, se la si adopera per descrivere il travaso di popolazione che oggi si verifica dal Sud del mondo verso il Nord, ci si serve d&#8217;una parola sbagliata e ingannevole, che genera idee false.<\/p>\n<p>LA SESTA TAPPA consiste nel ricostruire il linguaggio e, con esso, la trama del pensiero. Prendiamo la parola nazi-fascismo. Non vuol dir niente, perch\u00e9 fonde illecitamente due cose diverse; per\u00f2 \u00e8 servita per giustificare la guerra civile del 1943-45: <em>bisognava liberare l&#8217;Italia dai nazi-fascisti<\/em>. Ma i nazifascisti non c&#8217;erano: c&#8217;erano i nazisti e c&#8217;erano i fascisti, uniti da un viluppo di circostanze, ma diversi per il novanta per cento delle loro convinzioni. Quanto al fascismo, siamo sicuri di sapere cosa \u00e8 stato? Basti dire questo: che ancora oggi non regna accordo, fra gli storici di professione, se esso sia stato un movimento di sinistra o di destra; l&#8217;unica cosa certa \u00e8 che Mussolini veniva dall&#8217;estrema sinistra. Se ci\u00f2 vale per chi dovrebbe saper usare le parole con precisione scientifica, figuriamoci cosa accade per le persone comuni, nel parlare d&#8217;ogni giorno. Quante assurdit\u00e0 diciamo, senza neppure rendercene conto! Le peggiori sono le formule preconfezionate, gli slogan del politicamente corretto: tutta apparenza e niente sostanza. Ma ciascuno di noi, se non fa un&#8217;opera di costante sorveglianza su se stesso, sui termini che adopera, sui concetto che esprime, finisce per fare uno sfregio alla verit\u00e0, e un torto a se stesso.<\/p>\n<p>LA SETTIMA TAPPA consiste nel rielaborare personalmente i concetti, purificati da un linguaggio veritiero e resi trasparenti dalla retta intenzione, frutto del rinnovamento interiore (vedi le prime tre tappe). Bisogna imparare a camminare da soli, ma confidando in Dio e pregando molto, per essere da Lui ispirati. \u00c8 come quando il bambino di circa un anno comincia a camminare da solo.<\/p>\n<p>L&#8217;OTTAVA TAPPA consiste nel fare la sintesi del conoscere e nell&#8217;offrire il tutto a Dio, con cuore semplice. Lo studioso offrir\u00e0 il proprio sapere, l&#8217;analfabeta, la propria esperienza di vita: entrambi offriranno la loro fede. L&#8217;importante \u00e8 la sincerit\u00e0: Dio, che legge nei cuori, sa quel che ci serve.<\/p>\n<p>LA NONA TAPPA consiste nel ricevere il sapere nuovo, il cuore nuovo di cui parla Ezechiele: <em>Donaci, Signore, un cuore nuovo, uno spirito nuovo<\/em>. Si tratta di completare quanto iniziato nelle prime tappe, abbandonandosi a Dio con fiducia totale e incondizionata.<\/p>\n<p>LA DECIMA TAPPA non \u00e8, propriamente, un movimento, ma uno stato: lo stato di grazia. Quando vi si giunge \u00e8 Dio che fa tutto, perch\u00e9 trova in noi solo della tenera cera, che si lascia docilmente modellare. Il nostro essere, a quel punto, viene pervaso da una luce soprannaturale: cadono le ultime imperfezioni e noi siamo come Dio ci vuole: come ci ha pensati e desiderati ancor prima di crearci&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiedi, caro amico, che ti indichi una strada, che ti suggerisca un percorso per uscire dal vicolo cieco nel quale ti senti intrappolato. 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