{"id":24633,"date":"2009-09-19T02:01:00","date_gmt":"2009-09-19T02:01:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/19\/dobbiamo-diventare-i-genitori-ideali-di-noi-stessi-per-chiudere-il-cerchio-della-consapevolezza\/"},"modified":"2009-09-19T02:01:00","modified_gmt":"2009-09-19T02:01:00","slug":"dobbiamo-diventare-i-genitori-ideali-di-noi-stessi-per-chiudere-il-cerchio-della-consapevolezza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/09\/19\/dobbiamo-diventare-i-genitori-ideali-di-noi-stessi-per-chiudere-il-cerchio-della-consapevolezza\/","title":{"rendered":"Dobbiamo diventare i genitori ideali di noi stessi per chiudere il cerchio della consapevolezza"},"content":{"rendered":"<p>\u00abChe cosa farai da grande?\u00bb, chiede l&#8217;adulto al bambino; e, il pi\u00f9 delle volte, si attende di ricevere risposte come: l&#8217;astronauta; il calciatore; l&#8217;attrice o l&#8217;attore di successo, magari il chirurgo o lo scienziato&#8230;<\/p>\n<p>Il bambino, che possiede le antenne, capta il pensiero dell&#8217;adulto e risponde esattamente a quel modo, pensando di esprimere la propria volont\u00e0. Del resto, tutta la societ\u00e0 lo spinge in quella direzione, a cominciare dai mass-media, che parlano sempre di astronauti, calciatori, attrici bellissime e attori famosi, chirurghi e scienziati&#8230;<\/p>\n<p>Sono tutte attivit\u00e0 o professioni che conferiscono notoriet\u00e0, denaro e un alto livello di gratificazione sociale; che fanno balenare immagini invitanti di automobili di lusso, ville sfarzose e confortevoli, vacanze esotiche, e &#8211; magari &#8211; anche qualche prima pagina sulle riviste di gossip, stuoli di giornalisti adoranti, e schermi cinematografici o televisori che trasmettono la propria immagine davanti a milioni e milione di persone, mute per l&#8217;ammirazione e l&#8217;invidia&#8230;<\/p>\n<p>Le mamme e i pap\u00e0 sono i primi a suggerire al proprio figlio, gi\u00e0 con il loro comportamento e con l&#8217;esempio quotidiano, che, nella vita, l&#8217;importante \u00e8 farsi furbi e aprirsi la strada del successo in ogni modo; che, terminati gli studi superiori, bisogna iscriversi a qualche facolt\u00e0 prestigiosa, che dia accesso a professioni ben remunerat; oppure brigare per fare qualche provino pubblicitario o televisivo, per entrare nelle grazie di qualche regista, di qualche produttore, di qualche direttore di giornale.<\/p>\n<p>Ebbene, tutto questo significa preparare l&#8217;infelicit\u00e0 dei propri figli e indirizzare i giovani su una strada completamente sbagliata: una strada che potrebbe, s\u00ec, portarli ad una invidiabile posizione sociale e, forse, addirittura al successo; ma che, quasi certamente, non li render\u00e0 felici, realizzati e in pace con se stessi; ma che far\u00e0 aumentare il numero dei nevrotici, dei frustrati, degli infelici, che sfogano sugli altri o su se stessi tutta la propria sorda disperazione.<\/p>\n<p>L&#8217;unica cosa che gli adulti dovrebbero suggerire ai bambini e ai ragazzi, quanto alle loro future scelte di vita, \u00e8, semplicemente, di fare un po&#8217; di silenzio entro se stessi e di ascoltare la propria voce interiore, la voce della chiamata. Tutti siamo stati chiamati per una ragione, in questa vita: nessuno di noi \u00e8 qui per caso. E questa ragione non pu\u00f2 essere solamente quella di guadagnare tanti soldi, di soddisfare il narcisismo del proprio ego e di inseguire il miraggio di un benessere puramente quantitativo; tanto meno pu\u00f2 essere quella che &#8211; scriveva brutalmente Leonardo da Vinci, sfogandosi nei suoi appunti privati &#8211; consiste nel lasciare al mondo, dopo il proprio soggiorno terreno, semplicemente in certo numero di \u00abcessi pieni\u00bb.<\/p>\n<p>Lo scopo del nostro esserci non pu\u00f2 consistere che nel lavorare su noi stessi per comprendere, appunto, quale sia tale scopo: ovvero quale sia la nostra vocazione, la nostra chiamata. Ciascuno di noi ha la propria: e solo seguendola, riusciremo a trovare la pace del cuore, sia pure &#8211; eventualmente &#8211; in mezzo alle difficolt\u00e0 materiali. Tradendola, non troveremo altro che amarezza e infelicit\u00e0: anche se potremo sfoggiare un superbo tenore di vita e anche se tutti gli altri, che non sanno, guarderanno a noi con invidia e ammirazione, come a degli esempi di successo realizzato.<\/p>\n<p>Ma noi, in fondo all&#8217;anima, sapremo di essere dei falliti: perch\u00e9 non avremo dato spazio alla nostra parte pi\u00f9 autentica; che non \u00e8, n\u00e9 pu\u00f2 essere, quella che si lascia suggestionare da aspirazioni artificiali, indotte dal martellamento consumistico; ma quella che realizza il nostro vero io.<\/p>\n<p>In un certo senso, si tratta di farci carico di noi stessi, imparando a volerci bene come un bravo genitore ne vuole al proprio figlio; si tratta di puntare a divenire, idealmente, i genitori di noi stessi, il genitore ideale che avremmo sempre desiderato, ma che, forse, non a tutti \u00e8 stata data la fortuna di avere.<\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 stato bene espresso dal filosofo americano Robert Nozick, gi\u00e0 docente all&#8217;Universit\u00e0 di Harvard (nato a New York il 16 novembre 1938 e morto a Cambridge, nello Stato del Massachusetts, il 23 gennaio 2002), a conclusione del suo libro \u00abLa vita pensata\u00bb (titolo originale: \u00abThe Examined Life\u00bb, 1989; traduzione italiana di Giulia Boringhieri, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1990, p. 333):<\/p>\n<p>\u00abQuando avevo quindici o sedici anni giravo per le strade di Brooklyn con in mano, copertina bene in vista, una edizione economica della &quot;Repubblica&quot; di Platone. Ne avevo letto solo un po&#8217;, e capito ancora meno, ma ero eccitato da quel libro e sapevo che doveva essere qualcosa di meraviglioso. Quanto avrei voluto che un adulto si accorgesse di me e ne fosse impressionato, che mi battesse sulla spalla e dicesse&#8230; non sapevo esattamente che cosa.<\/p>\n<p>Talvolta mi chiedo, non senza un certo disagio, cosa penserebbe quel giovane di quindici o sedici anni di ci\u00f2 che \u00e8 diventato. Vorrei credere che di questo libro sarebbe compiaciuto.<\/p>\n<p>A questo punto mi chiedo se &#8216;adulto di cui egli allora cercava il riconoscimento e l&#8217;affetto non potrebbe essere, in fin dei conti, la persona che egli stesso sarebbe poi diventato. Se raggiungiamo l&#8217;et\u00e0 adulta diventando i genitori dei nostri genitori, e la maturit\u00e0 trovando un sostituto adeguato del loro amore, allora, diventando i genitori ideali di noi stessi, il cerchio si chiude e raggiungiamo la completezza.\u00bb<\/p>\n<p>Bella questa domanda: il bambino che eravamo tanti anni fa, sarebbe contento di vedere, ora, quello che noi siamo effettivamente diventati?<\/p>\n<p>Perch\u00e9 &#8211; questo \u00e8 certo &#8211; con QUEL bambino non saremmo in grado di barare al gioco: non potremmo fargli credere di essere felici, di essere realizzati; e non lo potremmo ingannare gettandogli negli occhi il fumo del nostro successo esteriore.<\/p>\n<p>No, quel bambino capirebbe al primo sguardo come stanno veramente le cose: lo vedrebbe nei nostri occhi, infallibilmente; perch\u00e9 i bambini riconoscono al volo gli occhi di una persona viva (anche se, magari, molto anziana) e quelli di una persona interiormente morta o semiviva (che potrebbe anche essere relativamente giovane).<\/p>\n<p>Dunque: per non deludere quel bambino o quel ragazzino che eravamo noi un tempo, pieno di sogni e di incanto del mondo, bisogna che noi gli mostriamo di aver conservato intatti i nostri sogni, che poi sono i suoi, e di aver conservato l&#8217;incanto, lo stupore e la freschezza davanti allo spettacolo del mondo, della vita.<\/p>\n<p>Ma, perch\u00e9 questo sia possibile, \u00e8 necessario che noi rimaniamo fedeli alla voce della chiamata; e possiamo farlo solo se ci abituiamo ad aver cura di noi stessi, proprio come farebbe un bravo genitore. Un bravo genitore ascolta la voce del suo bambino e tiene conto dei suoi desideri; e cos\u00ec dobbiamo essere capaci di fare noi con noi stessi, con quel bambino pieno di sogni e di incanto del mondo, che \u00e8 dentro di noi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come il bravo genitore non darebbe al proprio figlio se non le cose migliori &#8211; le migliori in senso spirituale, si capisce, non certo soddisfacendo ogni suo capriccio di tipo materiale -, cos\u00ec noi dobbiamo imparare a fare per noi stessi: trattandoci bene e non concedendoci se non le cose migliori, tali da soddisfare la nostra realizzazione come persone. Le cose migliori sono la verit\u00e0, la bont\u00e0 e la bellezza dell&#8217;anima. Pertanto, dovremo affidarci a tutte le strade che potranno avvicinarci al possesso di queste grandi sorgenti spirituali; e tenerci ben lontani dalle strade che &#8211; ingannandoci con false immagini di bene &#8211; ci potrebbero allontanare da esse.<\/p>\n<p>Dovremo, inoltre, cercare la compagnia di quanti ci sembrano avviati nella stessa direzione, e cercare la guida di coloro i quali ci appaiano gi\u00e0 in possesso, almeno in parte, di tali preziosissimi beni; ed evitare, nel modo pi\u00f9 assoluto, di stringere relazione con coloro i quali percorrono strade diverse, ispirate dallo spirito di menzogna, di malignit\u00e0 e deformit\u00e0 morale.<\/p>\n<p>Perch\u00e9, esattamente come faremmo se dovessimo scalare una difficile montagna, o attraversare una regione sconosciuta, \u00e8 importante che ci mettiamo nelle mani di una buona guida e che ci scegliamo dei compagni di viaggio che condividano il nostro ardente desiderio di giungere alla meta, o, almeno, di non allontanarcene troppo.<\/p>\n<p>Nessuno, il quale abbia deciso di accompagnarsi per un tratto di strada con un ladro, dovrebbe meravigliarsi se poi, a un certo punto, si rendesse conto di essere stato derubato; e, se si mettesse a gridare al ladro, farebbe una figura ridicola. Udendolo, infatti, i suoi concittadini potrebbero domandargli: \u00abMa come, ti sei accompagnato ad un ladro, e adesso ti lamenti d&#8217;essere stato derubato? Vattene per la tua strada, brav&#8217;uomo, e non ci seccare con le tue querimonie\u00bb. E lui non avrebbe niente da rispondere; potrebbe solo arrossire dalla vergogna e allontanarsi in fretta, per nascondere a tutti la sua disavventura.<\/p>\n<p>La vita \u00e8 bella, ma non fa sconti a nessuno: il senso che noi le vogliamo dare, dipende da quale prezzo siamo disposti a pagare per rimanere fedeli alla nostra chiamata, nella Babele delle parole confusionarie e tentatrici che ci risuonano incessantemente negli orecchi. Tutti gridano, magnificando la propria mercanzia: ma si tratta di miseri ciarlatani, perch\u00e9 chi ha qualcosa di veramente prezioso da offrire, non si mette a gridare sulle piazze: se ne sta zitto in disparte, e aspetta che siano gli altri a venirlo a cercare.<\/p>\n<p>Questa fedelt\u00e0 alla propria chiamata, impone un prezzo che pu\u00f2 essere anche salato; solo con il sacrificio, la solitudine e il dolore, si imparano le cose importanti: quelle che ci aiutano a rimanere fedeli alla nostra parte pi\u00f9 vera e pi\u00f9 profonda, che se ne ride del benessere puramente materiale e che \u00e8 assetata di assoluto e di eterno.<\/p>\n<p>Noi dobbiamo realizzarci anzitutto come persone, esseri spirituali che tendono a trascendersi, per puntare a qualche cosa che sta oltre di loro: il ritorno all&#8217;Essere, il ritorno alla loro sorgente originaria, che ha tratto ogni cosa fuori dall&#8217;oscurit\u00e0 radicale del non essere. Siamo tutti persone, ma solo in potenza; di fatto, per diventarlo realmente, \u00e8 necessario che lavoriamo assiduamente su noi stessi, eliminando le scorie e puntando virilmente all&#8217;essenziale.<\/p>\n<p>Oggi, si vive circondati dal superfluo: e molti genitori, molti adulti, sono i primi a dare ai bambini il cattivo esempio dello smanioso inseguimento del superfluo e dell&#8217;effimero. Quanti di loro, nella propria vita, sanno puntare senza tanti giri inutili verso l&#8217;essenziale, dando cos\u00ec il buon esempio ai piccoli?<\/p>\n<p>Puntare all&#8217;essenziale, vuol dire anche prepararsi degnamente alla morte. Perch\u00e9 essere pronti a morire, significa essersi sbarazzati di tutta l&#8217;inutile zavorra che ci portiamo dietro: l&#8217;ambizione, la smania di prestigio e di successo, la vanit\u00e0, la gelosia, l&#8217;invidia, l&#8217;avidit\u00e0, l&#8217;attaccamento alle cose, la furberia da quattro soldi; in modo da essere agili e leggeri, pronti a spiccare il grande volo verso l&#8217;infinito.<\/p>\n<p>Quando noi saremo pronti a fare questo, saremo preparati alla morte &#8211; non importa se essa sia vicina, oppure lontana &#8211; e potremo guadare alla vita senza paura, senza pi\u00f9 odio n\u00e9 timore, senza alcun sentimento negativo che trasformi in sofferenza la pura gioia di esistere, di essere presenti e ben desti alla vita.<\/p>\n<p>In tal modo, saremo anche riusciti a chiudere il cerchio della consapevolezza. Cos\u00ec come i nostri genitori e coloro che ci hanno amati, si sono presi cura di noi, quando eravamo piccoli, allo stesso modo, ora che siamo diventati adulti, noi stessi avremo imparato a prenderci cura della parte pi\u00f9 vera e profonda della nostra anima: quella che riflette il bambino che noi siamo stati, con tutti i suoi sogni e con tutto l&#8217;incanto del mondo.<\/p>\n<p>E, del resto, chi mai potrebbe essere un miglior educatore della nostra anima, di noi stessi che possiamo prendercene cura per ventiquattro ore al giorno, in tutti i giorni della nostra vita? Chi meglio di noi potrebbe conoscerci, avendo ascoltato la voce della nostra chiamata, proveniente dalle profondit\u00e0 dell&#8217;Essere? Del resto, chi ascolta la voce della chiamata non \u00e8 mai solo, abbandonato alle sue limitate forze individuali; perch\u00e9 quella voce che giunge a noi, \u00e8 la voce medesima dell&#8217;Essere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00abChe cosa farai da grande?\u00bb, chiede l&#8217;adulto al bambino; e, il pi\u00f9 delle volte, si attende di ricevere risposte come: l&#8217;astronauta; il calciatore; l&#8217;attrice o l&#8217;attore<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30180,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[92],"class_list":["post-24633","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-psicologia","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-psicologia.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24633","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24633"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24633\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30180"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24633"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24633"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24633"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}