{"id":24629,"date":"2009-01-04T08:18:00","date_gmt":"2009-01-04T08:18:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/04\/fino-a-che-punto-e-giusto-che-gli-adulti-subiscano-la-dittatura-dei-bambini\/"},"modified":"2009-01-04T08:18:00","modified_gmt":"2009-01-04T08:18:00","slug":"fino-a-che-punto-e-giusto-che-gli-adulti-subiscano-la-dittatura-dei-bambini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/01\/04\/fino-a-che-punto-e-giusto-che-gli-adulti-subiscano-la-dittatura-dei-bambini\/","title":{"rendered":"Fino a che punto \u00e8 giusto che gli adulti subiscano la dittatura dei bambini?"},"content":{"rendered":"<p>Alice Miller, analista a Zurigo e autrice di articoli e libri su quelli che lei definisce \u00abil dramma dell&#8217;infanzia e i pericoli che si nascondono nei principi educativi\u00bb, scrive, nel suo studio \u00abIl dramma del bambino dotato\u00bb, all&#8217;inizio del capitolo intitolato: \u00abLa mortificazione del bambino, il disprezzo della debolezza e le loro conseguenze\u00bb (titolo originale: \u00abDas Drama des begabten Kindes und die Suchen nach dem wahren Selbst\u00bb, Frankfurt, Suhrkamp, 1979; traduzione italiana di Elena Franchetti, Torino, Paolo Boringhieri editore, 1982, 1983, pp. 91-94):<\/p>\n<p>\u00abDurante un periodo di vacanza in cui stavo riflettendo sul tema del &quot;disprezzo&quot; e andavo rileggendo vecchi appunti suggeritimi da alcune sedute analitiche, mi capit\u00f2 di vivere con particolare intensit\u00e0 una scena banale che senza la sensibilizzazione suddetta mi sarebbe probabilmente passata inosservata; una scena senza alcun avvenimento spettacolare, come ne succedono tutti i giorni. Poich\u00e9 mi consente di illustrare senza rischio di indiscrezione alcune opinioni che ho acquisito nel corso del mio lavoro analitico, me ne servir\u00f2 come introduzione a quest&#8217;ultimo saggio.<\/p>\n<p>Durante una passeggiata, davanti a me camminava una giovane coppia, tutti e due di corporatura robusta, con un bambino di circa due anni che piagnucolava. Di solito osserviamo situazioni del genere con gli occhi dell&#8217;adulto; io cercher\u00f2 invece di darne una descrizione basata sull&#8217;esperienza del bambino. I due si erano comprati un gelato al vicino chiosco e lo leccavano con gusto. Anche il piccolo avrebbe voluto avere i suo gelato. La madre gli diceva amorevolmente: &quot;Su, d\u00e0 un morsino al mio; uno tutt&#8217;intero per te \u00e8 troppo&quot;. Ma non era questo che il bambino voleva; tendeva la mano verso il gelato e subito la madre allontanava la propria. Il bambino allora piangeva disperatamente. La situazione si ripeteva col padre: &quot;andiamo, topolino &#8211; diceva il padre con tenerezza &#8211; prendine un po&#8217; dal mio&quot;. &quot;No, no&quot;, diceva il bambino; faceva anche qualche passo per tentare di distrarsi, ma subito tornava indietro e guardava pieno di invidia e di tristezza su in alto, verso i due grandi che si godevano, soddisfatti e solidali, il loro gelato. Ripetutamente uno dei due gli offriva un assaggio, la piccola mano del bambino si protendeva ad afferrare l&#8217;intero gelato e quella dell&#8217;adulto si ritirava a col suo tesoro. Pi\u00f9 il bambino piangeva, pi\u00f9 i genitori si divertivano. Ridevano moltissimo e certo pensavano che cos\u00ec avrebbero fatto ridere anche il bambino: &quot;Ma via &#8211; dicevano &#8211; quanto la fai lunga per una tale stupidaggine&quot;. Il bambino aveva provato anche a sedersi per terra voltando la schiena ai genitori e buttando dei sassolini dietro di s\u00e9 in direzione della madre; ma poi si era alzato improvvisamente e ora guardava preoccupato, temendo che i suoi genitori fossero scomparsi. Ed ecco, finito il suo gelato, il padre regala al bambino l&#8217;asticella ben ripulita e riprende la passeggiata. Il bambino prova a leccare il bastoncino di legno con evidente aspettativa, lo guarda, lo getta via, cerca di raccattarlo, ci rinuncia; un singhiozzo profondo, in cui c&#8217;\u00e8 tutta la sua solitudine e la sua delusione, scuote il suo piccolo corpo. Alla fine si mette a trotterellare tranquillo dietro i suoi genitori.<\/p>\n<p>Direi che non c&#8217;\u00e8 dubbio: il bambino non era stata frustrato nella sua &quot;pulsione orale&quot; &#8211; pi\u00f9 d&#8217;una volta gli era stato offerto del gelato dai suoi genitori &#8211; bens\u00ec nei suoi bisogni narcisistici. Non si era compreso che egli voleva il gelato in mano come gli altri; di pi\u00f9: si era riso si era riso del suo desiderio, ci si era presi gioco del suo bisogno. Eccolo l\u00ec davanti ai due giganti orgogliosi della loro fermezza, che si spalleggiano l&#8217;un l&#8217;altro; lui, invece, tutto solo col suo dolore. Coi suoi gesti, per quanto espressivi &#8211; non sa ancora parlare, evidentemente sa solo dire &quot;no&quot; &#8211; non arriva a farsi intendere. Il bambino non ha difensori.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere la ragione di una tale mancanza di empatia in questi genitori. Come mai a nessuno dei due era venuto in mente di finire ala svelta il suo gelato o, ancora meglio, di buttarne via la met\u00e0 per dare al bambino qualcosa di pi\u00f9 dell&#8217;asticella, e cio\u00e8 anche un po&#8217; del suo contorno commestibile? Come mai tutti e due non avevano trovato nulla di meglio che mettersi a ridere? Perch\u00e9 si mostravano tanto indifferenti a una disperazione cos\u00ec evidente? Non erano genitori freddi o cattivi, anzi il padre si era rivolto al bambino con una particolare tenerezza; eppure, perlomeno in quel momento, mostravano scarsa empatia. Possiamo spiegare l&#8217;enigma solo sensibilizzandoci alla loro stessa debolezza: considerandoli bambini insicuri che avevano finalmente trovato un essere pi\u00f9 debole di loro col quale sentirsi forti. Non c&#8217;\u00e8 bambino che non abbia fatto esperienza di adulti che si prendevano gioco, per esempio, della sua paura., dicendogli: &quot;Ma di cos&#8217;hai paura, di una simile sciocchezza?&quot;: Il bambino si sente umiliato, disprezzato per non aver saputo distinguere ci\u00f2 che \u00e8 pericoloso da ci\u00f2 che non lo \u00e8; e alla prossima occasione trasmetter\u00e0 questo sentimenti a un altro bambino pi\u00f9 piccolo di lui. Esperienze del genere possono comprendere un&#8217;amplissima gamma di sfumature; ci\u00f2 che le accomuna \u00e8 la paura del bambino debole e impotente da un lato e, dall&#8217;altro, il senso di forza che l&#8217;adulto attinge in questa debolezza; un senso di forza che si nutre anche della possibilit\u00e0 di manipolare la paura dell&#8217;altro, mentre non pu\u00f2 fare altrettanto con la propria.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 da dubitare, dunque, che tra una ventina d&#8217;anni &#8211; ma forse anche prima &#8211; magari approfittando dei fratellini pi\u00f9 piccoli &#8211; il nostro ragazzino reciter\u00e0 di nuovo la scena del gelato, solo che questa volta sar\u00e0 lui il padrone della situazione, mentre il piccolo essere debole, invidioso, impotente, sar\u00e0 l&#8217;altro; ma non sar\u00e0 pi\u00f9 necessario che egli lo porti dentro di s\u00e9, potr\u00e0 finalmente staccarsene e porlo al di fuori..<\/p>\n<p>Il disprezzo per il pi\u00f9 piccolo e il pi\u00f9 debole costituisce quindi la migliore difesa contro l&#8217;emergere dei propri sentimenti d&#8217;impotenza; \u00e8 l&#8217;espressione della debolezza scissa. Il forte che conosce la propria debolezza perch\u00e9 l&#8217;ha vissuta, non ha bisogno di esibire la propria forza col disprezzo.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;effetto che produce in noi la lettura di questo brano di prosa \u00e8 quello di rafforzare una nostra antica convinzione: che, cio\u00e8, quando si \u00e8 dominati da un&#8217;idea fissa, si finisce per leggere ogni evento della nostra esperienza come una conferma dell&#8217;onnipresenza di quella idea, trasformandola nella formulazione di una legge universale.<\/p>\n<p>Alice Miller era ossessionata dall&#8217;idea del disprezzo, dai suoi meccanismo, dalla sua genesi: e ha interpretato la scena del gelato come una conferma lampante della sua particolare interpretazione di tale genesi.<\/p>\n<p>Sfidiamo qualunque lettore non prevenuto a trovare, nella scena sopra descritta &#8211; per quanto l&#8217;autrice ce l&#8217;abbia presentata in maniera tutt&#8217;altro che oggettiva, nonostante voglia dare l&#8217;impressione di essersi sforzata di farlo &#8211; la bench\u00e9 minima traccia di disprezzo da parte di quei due genitori nei confronti del loro figlioletto.<\/p>\n<p>Bench\u00e9 la Miller ce li presenti in modo tale da renderli il pi\u00f9 possibile antipatici &#8211; dicendo, ad esempio, che erano di corporatura robusta, un modo ipocrita per dire che era grassi, in un mondo che coltiva l&#8217;ideale del fisico asciutto fino a far sentire le persone in sovrappeso come brutte e indesiderabili; oppure col particolare che essi &quot;si godevano il loro gelato soddisfatti e solidali&quot;, in modo da presentarli non solo come poco sensibili, ma anche come ingordi -, perfino lei deve ammettere che:<\/p>\n<p>1)  la madre parlava al bambino &quot;amorevolmente&quot;, mentre gli offriva di leccare il proprio gelato;<\/p>\n<p>2)  il padre gli parlava &quot;con tenerezza&quot;, gli si era anzi rivolto &quot;con particolare tenerezza&quot;;<\/p>\n<p>3)  ripetutamente uno dei due gli offriva un assaggio;<\/p>\n<p>4)  il bambino tirava sassolini contro la madre, volgendole la schiena, ma non viene detto che questa lo abbia per ci\u00f2 sgridato, rimproverato e, meno ancora, che lo abbia punito;<\/p>\n<p>5)  alla fine, il bambino &quot;si mette a trotterellare tranquillo dietro i genitori&quot;.<\/p>\n<p>Si mette a trotterellare, cio\u00e8 a correre di buona lena, e per di pi\u00f9 &quot;tranquillo&quot;, ossia completamente rasserenato, come se non fosse successo proprio niente di particolarmente traumatico o straziante o ingiusto.<\/p>\n<p>Viene allora da pensare che tutta la tragedia psicologica e affettiva sottesa dall&#8217;interpretazione della Miller non sia esistita che nella sua immaginazione.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 di pi\u00f9.<\/p>\n<p>Ella ipotizza &#8211; anzi, formula una teoria come parte di una legge generale &#8211; che quei due genitori portassero in se stessi la ferita di analoghi soprusi da parte dei rispettivi genitori e che, non avendo saputo elaborare la propria sofferenza, abbiano riversato i propri complessi sulla loro creatura innocente e indifesa, disprezzando la sua debolezza, anzi disprezzandola in quanto creatura debole; e si avvale, per supportare tale interpretazione, del fatto che i due sembravano divertirsi moltissimo alla scena della disperazione del bimbo che chiedeva l&#8217;intero gelato, anche se \u00e8 costretta ad aggiungere, contraddicendosi, che &quot;certo cos\u00ec pensavano che avrebbero fatto ridere anche il bambino&quot;.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente, a questo punto, la forzatura pseudo-psicologica della sua interpretazione: se quei due genitori pensavano, in buona fede, di sdrammatizzare la situazione, facendo ridere il loro bambino (che, da parte sua, li stava letteralmente tormentando in pubblico con ogni sorta di capricci), cade ogni possibilit\u00e0 che agissero per disprezzo di lui e della sua debolezza.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio qui che viene fuori la tipica, infallibile strategia della psicanalisi d&#8217;indirizzo freudiano: certo, quei due genitori agivano in buona fede, ma <em>nel loro inconscio<\/em> &#8211; ecco la formula magica, ecco l&#8217;abracadabra di quella forma di magia nera che \u00e8 la psicanalisi, capace di zittire qualunque perplessit\u00e0 e di sgominare trionfalmente qualunque obiezione &#8211; erano animati precisamente da sentimenti di disprezzo: pi\u00f9 esattamente, di disprezzo e mortificazione verso se stessi, verso il proprio io di quando erano stati bambini; ed ora trasferivano sul primo essere pi\u00f9 debole, capitato loro a portato di mano, il bisogno di rivalsa lungamente accumulato.<\/p>\n<p>Sarebbe inutile obiettare che, in questo modo, \u00e8 possibile attribuire a chiunque qualunque cosa e che, con la formula magica dell&#8217;inconscio e dei traumi infantili rimossi, l&#8217;analista \u00e8 in grado di trovare qualunque cosa egli lo desideri nella personalit\u00e0 di qualsiasi essere umano: Popper ha gi\u00f9 mostrato assai bene &#8211; e, secondo noi, in maniera definitiva &#8211; la caratteristica antiscientifica della psicanalisi (e del marxismo) proprio per l&#8217;evidente impossibilit\u00e0 di &quot;falsificarlo&quot;, ossia di contraddirlo.<\/p>\n<p>Sospettiamo, nella Miller, la cattiva razza di quegli assistenti sociali che, sulla base di cervellotiche deduzioni, hanno una temibile facilit\u00e0 nel far ammonire genitori &quot;inadempienti&quot; dal braccio secolare dello Stato o, addirittura, di far togliere loro la patria potest\u00e0, magari sulla base di denunce formulate dagli stessi bambini, ma totalmente prive di riscontri oggettivi. Certo non ci sogniamo di negare che i maltrattamenti dell&#8217;infanzia esistano, cos\u00ec come esistono genitori distratti, irresponsabili, brutali; ma \u00e8 pur vero che esistono genitori che sono stati trattati da criminali, interrogati, arrestati, processarti e anche condannat, sulla base di sospetti assolutamente inconsistenti; che sono stati disonorati, che hanno perso il lavoro, che sono stati abbandonati dal coniuge, in seguito ad accuse infamanti &#8211; ad esempio, di aver commesso abusi sessuali sui propri figli &#8211; le quali, poi, si sono rivelate del tutto prive di fondamento.<\/p>\n<p>Forse, se certe psicanaliste mettessero su famiglia e si dedicassero all&#8217;educazione dei propri figli, invece di spiare gli altri genitori, giudicarne con malevolenza ogni pi\u00f9 piccolo comportamento e imputare loro l&#8217;accusa di insensibilit\u00e0, mancanza di empatia, disprezzo della prole e perfino una certa qual forma (inconscia, naturalmente) di sadismo, come se si divertissero della paura o della disperazione degli inermi figlioletti, si accorgerebbero che quello del genitore non \u00e8 un mestiere facile; che non conosce feste n\u00e9 domeniche; che \u00e8 fatto anche di errori e di mancanze, ma che nessuno nasce genitore perfetto e nessuno impara ad essere migliore, se non attraverso insuccessi e fallimenti; e, soprattutto, che non \u00e8 giusto n\u00e9 educativo correre dietro a tutti i capriccetti dei bambini piccoli, anche se supportati da strepiti e pianti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alice Miller, analista a Zurigo e autrice di articoli e libri su quelli che lei definisce \u00abil dramma dell&#8217;infanzia e i pericoli che si nascondono nei<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[92],"class_list":["post-24629","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24629","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24629"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24629\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24629"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24629"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}