{"id":24616,"date":"2022-09-15T11:56:00","date_gmt":"2022-09-15T11:56:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/15\/distruggere-col-senso-di-colpa-lanima-di-un-popolo\/"},"modified":"2022-09-15T11:56:00","modified_gmt":"2022-09-15T11:56:00","slug":"distruggere-col-senso-di-colpa-lanima-di-un-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2022\/09\/15\/distruggere-col-senso-di-colpa-lanima-di-un-popolo\/","title":{"rendered":"Distruggere col senso di colpa l&#8217;anima di un popolo"},"content":{"rendered":"<p>Quanti modi ci sono per distruggere l&#8217;anima di un popolo? Per fargli dimenticare la sua storia, per fargli disprezzare la sua tradizione, per fargli smarrire la sua identit\u00e0, per spezzare la sua dignit\u00e0 e la sua fierezza, la sua coscienza di s\u00e9, del suo diritto di esistere, del suo interesse collettivo, di tutto ci\u00f2 che forma il suo orizzonte ideale? Il modo pi\u00f9 sicuro \u00e8 creare in lui, alimentare incessantemente, rafforzare con ogni strategia possibile un grande, schiacciante senso di colpa. &#8212; il che \u00e8 facile, quando si possiedono tutti gli strumenti dell&#8217;informazione, dell&#8217;educazione dei giovani e della cultura.<\/p>\n<p>Si faccia attenzione che il senso di colpa non \u00e8 la stessa cosa del rimorso. Il rimorso consiste nel rammarico e l&#8217;angoscia che nascono dalla coscienza di una cattiva azione; il senso di colpa non si riferisce a un singolo atto, n\u00e9 fa capo a un evento preciso, ma getta una fosca ombra sulle pure fonti della vita e crea una spirale distruttiva che divora tutto e non lascia neppure intravedere la bench\u00e9 minima speranza di redenzione o di riscatto, cosa invece sovente possibile, in un modo o nell&#8217;altro, nel rimorso. Un individuo tormentato dai sensi di colpa non concentra l&#8217;attenzione su ci\u00f2 che ha fatto, ma su ci\u00f2 che \u00e8: si sente indegno, immeritevole sia di perdono che di seguitare a vivere: pensa a se stesso come ad un essere che ha perso il diritto di stare al mondo, prova disgusto per il fatto di esserci; vorrebbe semplicemente sparire, annullarsi ed essere dimenticato da quanti lo conoscono. Se un simile stato d&#8217;animo diventa cronico, la persona finisce per suicidarsi o, comunque, per lasciarsi andare: si trascura, si abbandono all&#8217;ubriachezza o alla droga, cerca di dimenticare ogni cosa evadendo da s\u00e9 stessa.<\/p>\n<p>Non \u00e8 facile immaginare un destino peggiore per un essere umano. E non \u00e8 facile immaginare una strategia pi\u00f9 diabolica di quella consistente nel creare e alimentare sensi di colpa in un altro individuo, magari facendo leva su delle colpe reali, continuamente rivangate e riportate alla lue, come quando si fa sgorgare il sangue da una piaga continuando ad aprirla e impedendole di rimarginarsi. Il fatto che si tratti di una situazione relativamente frequente, e per giunta creata da dinamiche profonde che non di rado non rispondono a una strategia consapevole, ma ad istinti comuni, come una madre che non vuole permettere al figlio di staccarsi da lei e perci\u00f2 gli rinfaccia continuamente il parto difficile e doloroso con il quale l&#8217;ha messo al mondo, o magari il fatto che, per proteggerlo, si \u00e8 separata da un marito che era un cattivo padre, votandosi cos\u00ec alla solitudine, tutto ci\u00f2 attesta che il senso di colpa viene brandito come un&#8217;arma in numerose circostanze, e quindi anche <em>la banalit\u00e0 del male<\/em>. Infatti non c&#8217;\u00e8 proporzione fra i vantaggi, sovente illusori, che esso offre a quanti se ne servono, e il male, la sofferenza, l&#8217;angoscia che si causano all&#8217;altro. Forse la moglie che di continuo rimprovera al marito il fatto che stava guidando ubriaco la sera in cui persero il loro figlioletto in un incidente d&#8217;auto, non vuole solo tenerlo legato a s\u00e9 con gli arpioni del senso di colpa, ma anche punirlo e sfogare su di lui tutto il suo dolore per la perdita subita, non valutando la sterilit\u00e0 d&#8217;una tale vendetta e l&#8217;inutile crudelt\u00e0 di una strategia che non le potr\u00e0 restituire ci\u00f2 che ha perso, n\u00e9 consentirle di razionalizzare il dolore e creare le condizioni per ritrovare qualche ragione per vivere.<\/p>\n<p>Ora proviamo ad estendere questa riflessione ad un intero popolo. Per creare e alimentare in esso un forte senso di colpa, \u00e8 necessario persuaderlo di essersi macchiato d&#8217;una gravissima colpa collettiva. Nella stria moderna, a differenza che nella stria medievale, ad ogni stato, di regola, corrisponde un popolo; e un popolo, dalla Rivoluzione francese in poi, \u00e8 considerato come una comunit\u00e0 di cittadini soggetti alle leggi e depositari di diritti e doveri. Ci\u00f2 che lo Stato pretende dal cittadino \u00e8 stabilito dalle leggi: dalle leggi ordinarie in tempi normali, e dalle leggi d&#8217;eccezione in tempi di emergenza. La guerra \u00e8 un tipico tempo di emergenza, ma ve ne sono anche altre forme: quando esso vige, il cittadino \u00e8 sottoposto a un&#8217;autorit\u00e0 estremamente decisa, a volte brutale, che non ammette esitazioni o errori nell&#8217;esecuzione delle norme stabilite, e vigila con tutto il peso del suo apparato poliziesco affinch\u00e9 ogni cittadino si renda docile esecutore delle disposizioni emanate. Ad esempio un gesto banale come accendere la luce in casa diventa un crimine allorch\u00e9, di notte, \u00e8 in vigore l&#8217;oscuramento delle citt\u00e0, per non offrire un facile bersaglio ai bombardamenti aerei. Se poi le norme stabilite quando vige lo stato di emergenza sono giuste, razionali, efficaci, e soprattutto se sono etiche o no, non \u00e8 possibile discuterlo, n\u00e9 viene ammessa alcuna forma di disobbedienza da parte del cittadino: infatti, lo stesso stato di emergenza giustifica la repressione di ogni comportamento che, per qualsivoglia ragione, contrasti con le disposizioni emanate. Ci asteniamo dal fare esempi di norme assurde stabilite dal governo italiano nel corso della cosiddetta emergenza sanitaria scattata nel marzo del 2020 e prorogata oltre ogni limite di ragionevolezza e di buon senso, un mese dopo l&#8217;altro, per oltre due anni e mezzo, perch\u00e9 sarebbe troppo facile e assai malinconico, visto il clima di menzogna e imposizione tuttora vigente e l&#8217;assenza totale di qualunque ammissione di errore da parte delle autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda la creazione del senso di colpa, ci\u00f2 dipende da chi ha i mezzi e la volont\u00e0 di crearlo: nel caso di una guerra, il vincitore. Le due guerre mondiali, specialmente la seconda, sono state guerre totali: logico quindi che l&#8217;esito di esse abbia visto non solo la <em>debellatio<\/em> della parte soccombente a livello politico, economico, giuridico (gi\u00e0 a Versailles, nel 1919, i vincitori imposero ai vinti la firma di un documento che attribuiva a questi ultimi la responsabilit\u00e0 del conflitto), ma anche la prosecuzione di essa mediante una conquista, per cos\u00ec dire, dell&#8217;immaginario collettivo dei popoli sconfitti, e non solo dei rispettivi governi. Tale assoggettamento \u00e8 stato poi prolungato nel tempo con lo strumento del cinema, della televisione, della stampa, dei fumetti e perfino dei giocattoli (in particolare i soldatini), che per oltre sette decenni hanno continuato a versare sale sulla piaga del senso di colpa e, nello stesso tempo, hanno offerto la possibilit\u00e0, per i vincitori, di coltivare senza contraddittorio la propria mitologia autocelebrativa: il coraggioso marine americano o l&#8217;eroico l&#8217;aviatore britannico in lotta contro l&#8217;eterno tedesco sadico e, in sostanza, stupido, nonch\u00e9 contro il barbaro giapponese. Meglio sorvolare, per carit\u00e0 di patria, sull&#8217;immagine del soldato italiano che si ricava da tali fonti, specie presentando i fatti dell&#8217;8 settembre 1943: ma sta di fatto che tale immagine, largamente fruita anche dal pubblico italiano, ha contribuito non poco alla definizione della propria immagine negli italiani stessi (con buona pace della memoria storica sulle gesta eroiche di Alessandria d&#8217;Egitto, di Cheren, di Culqualber, di Bir el Gobi, di El Alamein e di Isbuscenskij).<\/p>\n<p>\u00c8 anche importante capire chi, esattamente, e a quale scopo, ha la possibilit\u00e0 e l&#8217;interesse di perseguire la colpevolizzazione del popolo vinto. \u00c8 facile vedere che non si tratta dei governi, i quali non possiedono mezzi cos\u00ec sofisticati e soprattutto non necessariamente ne hanno una effettiva convenienza. Al contrario, nel caso degli angloamericani, bastarono loro pochi mesi per rendersi conto che il profilarsi della Guerra Fredda non consigliava di deprimere eccessivamente il morale degli sconfitti, dei quali avrebbero avuto presto necessit\u00e0 di servirsi in funzione antisovietica e, poco pi\u00f9 tardi, anti-cinese. Abbiamo parlato di cinema, televisione, stampa, fumetti e giocattoli per bambini: la disponibilit\u00e0 di tali strumenti di propaganda, nelle democrazia, non appartiene allo Stato, ma alle industrie private, le quali, come le vicende dei decenni successivi hanno mostrato, sono sempre pi\u00f9 controllate dal grande capitale finanziario. Giungiamo alla conclusione che, anche considerando le cose da questa particolare prospettiva, la Seconda guerra mondiale non \u00e8 stata tanto un conflitto &quot;classico&quot; fra nazioni sovrane, ma un conflitto asimmetrico che vedeva alcune nazioni sovrane impegnate in una lotta per la vita e per la morte contro la grande finanza internazionale. La quale aveva gi\u00e0 mostrato, con la grande crisi del 1929, di poter condizionare nella maniera pi\u00f9 pesante la vita dei popoli, <em>di tutti i popoli simultaneamente<\/em>, senza che i singoli governi potessero reagire, se non in termini strettamente difensivi. In altre parole, il cuore del potere mondiale, specie dopo il 1918 (ma in parte anche prima) si era spostato e organizzato in maniera tale da poter agire ovunque secondo i propri scopi, senza dover temere alcun serio pericolo, data la propria natura sovranazionale e pressoch\u00e9 inafferrabile (a volte \u00e8 difficile anche ad un governo capire dove si trovi la sede effettiva di una multinazionale che opera sul suo territorio). Come in certi film di fantascienza o, se si preferisce, come nella mitologia greca, gli stati moderni erano alle prese, come Ercole con l&#8217;Idra di Lerna, con un avversario dalle mille teste, che subito ricrescono dopo essere state tagliate; anzi, per essere pi\u00f9 esatti, con un avversario estremamente pericoloso che per\u00f2, da parte sua, non si capisce nemmeno se e dove abbia la testa, dove il cuore, e perci\u00f2 dove si trovi il suo centro vitale.<\/p>\n<p>Ora, l&#8217;altra domanda: perch\u00e9 il potere finanziario dovrebbe avere l&#8217;interesse a prostrare il morale di un popolo, a iniettargli il veleno di uno schiacciante senso di colpa, e portarlo a odiare la propria identit\u00e0, la propria storia e la propria stessa esistenza? E se qualcuno dubitasse che tali sono stati i fini perseguirti in Germania, e in parte anche in Italia, dopo il 1945, vuol dire che non ha compreso cosa sia il popolo tedesco oggi e, in una certa misura, lo stesso popolo italiano. La risposta \u00e8 semplice: un popolo schiacciato dal senso di colpa \u00e8 un popolo che di fatto non \u00e8 pi\u00f9 tale, perch\u00e9 moralmente disgregato e al quale sono state recisi le radici organiche, fatte dalle sue tradizioni e dal suo passato; esattamente come per il singolo individuo: se gli si toglie la memoria di ci\u00f2 che era, si annienta la sua autocoscienza. E quando un popolo \u00e8 disgregato e moralmente annientato, quando non percepisce pi\u00f9 se stesso come una comunit\u00e0 avviata verso un destino, ma solo come un aggregato materiale di bocche da sfamare e desideri da soddisfare, \u00e8 molto pi\u00f9 facile indurlo a fare qualsiasi cosa, ad adottare qualsiasi stile di vita, anche il pi\u00f9 innaturale, aberrante e autodistruttivo; e a prestare cieca obbedienza a tutto ci\u00f2 che i padroni occulti, tramite la televisione, la stampa, il cinema ecc. (oggi ci sono anche i giochi elettronici, molto pi\u00f9 invasivi per la psiche dei &quot;vecchi&quot; giocattoli) si degnano di trasmettergli. Per avere un&#8217;idea della terribile potenza di tali tecniche basti pensare che nel giro di una trentina di mesi, a partire dal marzo del 2020, esse sono riuscite a distruggere la comune nozione di ci\u00f2 che \u00e8 scienza, sostituendo alla libera ricerca e al dibattito degli esperti, le quotidiane litanie antiscientifiche di falsi esperti; e a sovvertire le nozioni e i sentimenti pi\u00f9 basilari della morale, come il rispetto per i morti e il dovere di celebrare degnamente le loro esequie funebri.<\/p>\n<p>A tale proposito ci piace prendere in esame la posizione assunta dal filosofo Karl Jaspers, il quale durante la Seconda guerra mondiale era in Svizzera, docente presso l&#8217;Universit\u00e0 di Basilea, per poi passare, al termine del conflitto, all&#8217;Universit\u00e0 di Heidelberg, cos\u00ec come egli la espresse &quot;a caldo&quot; in un ciclo di lezioni del 1946, poi pubblicate con il titolo <em>La questione della colpa<\/em>, nell&#8217;esposizione riassuntiva, e nel complesso obiettiva, che ne fa Amedeo Vigorelli nel manuale <em>I libri di Dialogos<\/em> (A.A. V.V., vol. F, La filosofia contemporanea, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 2001, pp. 424-427):<\/p>\n<p><em>\u00abIl tedesco, chiunque egli sia, oggi nel mondo viene considerato come qualcuno con cui nessuno vorrebbe avere a che fare. [&#8230;] In conseguenza di questa maniera collettivistica di pensare, la responsabilit\u00e0 politica viene nello stesso tempo fondata, come punizione, sulla colpa morale.\u00bb<\/em><\/p>\n<p><em>Ma \u00e8 corretto questo modo di pensare? Si possono semplicemente identificare la responsabilit\u00e0 e la colpa morale, i crimini individuali e le responsabilit\u00e0 collettive? Jaspers comincia infatti con il distinguere quattro diverse categorie di &quot;colpa&quot;: giuridica, politica, morale, metafisica. La prima, ossia la COLPA CRIMINALE, riguarda gli eventuali delitti commessi dai singoli e penalmente perseguibili. L&#8217;&quot;istanza&quot; \u00e8 qui il tribunale, \u00abil quale stabilisce precisamente, con una procedura formale, gi stati di fatto, e vi applica le leggi\u00bb. La COLPA POLITICA comprende sia le \u00abazioni degli uomini di stato\u00bb, sia la responsabilit\u00e0 che discende dall&#8217;\u00abessere cittadini di uno stato, per cui si \u00e8 costretti a subire le conseguenze di questo stato, alla cui autorit\u00e0 si \u00e8 sottoposti e al cui ordinamento si deve la propria esistenza\u00bb. Ciascuno pota infatti una parte di responsabilit\u00e0 riguardo al modo in cui viene governato. La democrazia ci rende tutti responsabili e quindi, negli errori, colpevoli (non dimentichiamo che Hitler and\u00f2 al potere in Germania con libere elezioni). L&#8217;&quot;istanza&quot; giudicatrice \u00e8 in questo caso \u00abla forza e la volont\u00e0 del vincitore nella politica interna come nella politica estera. Quel che decide \u00e8 il successo\u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>La COLPA MORALE \u00e8, di nuovo, individuale: \u00abuno ha la responsabilit\u00e0 morale per quelle azioni che compie come individuo\u00bb. Anche nel caso delle azioni di ordine politico e militare, non vale come scusante il fatto di aver obbedito agli ordini superiori. L&#8217;azione singola resta sottoposta al giudizio morale: \u00abl&#8217;&quot;istanza&quot; \u00e8 qui la PROPRIA COSCIENZA e la comunicazione con gli amici e le persone pi\u00f9 care, con coloro che ci amano e si interessano della nostra anima\u00bb. Vi \u00e8 infine un altro tipo di colpa, anch&#8217;essa di ordine collettivo: quella metafisica. Per COLPA METAFISICA Jaspers intende quella che discende dal senso di SOLIDARIET\u00c0 che ci unisce a tutti i nostri simili. Esso fa s\u00ec che \u00abciascuno sia in un certo senso corresponsabile per tutte le ingiustizie e i torti che si verificano nel mondo, specialmente per quelle ingiustizie che hanno luogo in sua presenza o con la sua consapevolezza\u00bb. Ciascuno di noi deve sentirsi colpevole \u00abquando non fa tutto il possibile per impedirli\u00bb. Jaspers \u00e8 consapevole del rischio a cui si espone introducendo questo concetto metafisico. Come tale, esso pu\u00f2 apparire \u00abil pensiero malinconico di un filosofo\u00bb, qualcosa che \u00abnon esiste\u00bb. Viceversa, esso \u00e8 per lui qualcosa di concreto, con delle precise radici &quot;sentimentali&quot; nella vita sociale e collettiva, che assume a fondamento il comune sentire, la compassione di fronte al dolore sofferto da altri, la SOLIDARIET\u00c0 TRA TUTTI I VIVENTI E I SOFFERENTI. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Servendosi di queste distinzioni, Jaspers propone ai tedeschi un esame di coscienza collettivo, che riguardi il nazismo e (implicitamente) le responsabilit\u00e0 dell&#8217;Olocausto. Le conclusioni cui conduce un esame obiettivo sono per Jaspers le seguenti: \u00abOgni tedesco, senza eccezione, ha la sua parte di responsabilit\u00e0 politica\u00bb. Vi sono stati naturalmente diversi gradi di coinvolgimento (&#8230;). Non \u00e8 tuttavia sufficiente che i tedeschi ammettano la loro responsabilit\u00e0 politica collettiva (quella in fondo pi\u00f9 anonima e generica, secondo il detto comune: \u00abtutti colpevoli, nessun colpevole\u00bb) e subiscano pazientemente le sanzioni economiche e politiche che i vincitori hanno il diritto di imporre loro. La sanzione, perch\u00e9 sia efficace, non deve limitarsi a colpire le risorse materiali dei tedeschi, lasciando immodificato il loro interno modo di pensare. Occorre piuttosto che essi avvertano collettivamente la responsabilit\u00e0 politica del nazismo, riformando interiormente lo stato e la democrazia. (&#8230;) \u00c8 fuori di dubbio &#8212; per Jaspers &#8212; che \u00abciascun tedesco, sebbene in condizioni differenti, trova l&#8217;occasione per far l&#8217;esame della propria coscienza dal punto di vista morale\u00bb. (&#8230;) Fino a che punto, per esempio, si sapeva in Germania dei campi di concentramento e della loro reale funzione? Quanti tedeschi erano coinvolti, direttamente o indirettamente, nel sistema di sfruttamento del lavoro schiavistico imposto a ebrei e oppositori? Fino a che punto certe realt\u00e0 erano note e fino a che punto, invece, si preferiva &quot;non sapere&quot; o &quot;non credere&quot; a quel che veniva detto? L&#8217;antisemitismo era un sentimento diffuso e persino legittimato dalla fede religiosa (sia tra i luterani sia tra i cattolici): fino a che punto certi atteggiamenti di ostilit\u00e0, quando non di aperta persecuzione, perfino certi giudizi ironici o satirici sugli ebrei, sono da ritenere moralmente &quot;innocenti&quot;, di fronte al fatto dell&#8217;Olocausto? (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ma vi \u00e8 infine la colpa metafisica. \u00c8 certo che \u00abogni tedesco che comprende, nelle esperienze metafisiche di tali sciagure, trasforma la propria coscienza dell&#8217;essere e di se stesso\u00bb. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Giungiamo alla parte forse pi\u00f9 interessante dell&#8217;analisi di Jaspers, che riguarda il rapporto tra le colpe dei padri e quelle dei figli. I tedeschi hanno un forte senso di appartenenza culturale al proprio passato e alle proprie tradizioni. Tutto ci\u00f2 che compie il singolo tedesco si riporta, attraverso sottili e complessi legami, all&#8217;&quot;anima tedesca&quot;. Chi non ha vissuto nella sua vita &#8212; si chiede Jaspers &#8211; \u00abil momento in cui, disperando e opponendosi al proprio popolo, ha detto a se stesso: io sono la Germania; o in cui, in accordo esultante con esso, ha esclamato: anche io sono la Germania!\u00bb. Non si tratta di trasformare oggi questo legittimo senso di appartenenza culturale al proprio popolo e alla nazione in un senso di colpa collettivo. Non si deve cadere vittime (come avrebbe detto Nietzsche) della \u00abvolont\u00e0 di vendetta\u00bb di un passato avvertito come immodificabile, come peso irredimibile. Cos\u00ec come non ci si deve liberare dal senso di colpa con un generico atto di accusa collettivo. (&#8230;) \u00ab\u00c8 il compito di non essere tedeschi cos\u00ec come ci troviamo ad essere, ma di diventare tedeschi come non siamo ancora ma abbiamo il dovere di essere, e come ci sentiamo incoraggiati a diventare dalla voce dei nostri grandi avi, e non gi\u00e0 dalla storia dei nostri idoli nazionali\u00bb. Solo rinnovando il passato si pu\u00f2 preparare il futuro; solo assumendo attivamente, e non passivamente, la propria eredit\u00e0 nazionale, si pu\u00f2 contribuire al progresso dell&#8217;umanit\u00e0. (&#8230;)<\/em><\/p>\n<p>A quanto pare, per liberarsi dalla loro colpa metafisica, i tedeschi devono cessare di essere tedeschi cos\u00ec come lo sono stati finora: devono diventare dei tedeschi tutti nuovi, rifatti, rivisti e corretti alla luce delle loro inespiabili colpe, e quindi dar vita a un popolo nuovo, eticamente e spiritualmente rigenerati da una radicale abiura collettiva nei confronti di ci\u00f2 che erano e una immersione purificatrice nelle acque della storia, dalla quale uscire mondati ed esorcizzati, cos\u00ec da poter essere riaccolti nel consorzio civile, dal quale avevano meritato di venire espulsi per assoluta indegnit\u00e0 morale. Con un funambolico giro di parole, Jaspers, filosofo assai mediocre ma, in compenso, grande dialettico e maestro della parola, riesce ad esprimere l&#8217;indicibile: che per avere il diritto di continuare a esistere senza che il mondo itero sputi loro addosso, i tedeschi devono fare un gigantesco <em>karakiri<\/em> culturale, ripudiare il loro passato e abbeverarsi non agli idoli della storia recente, ma ai loro grandi uomini del passato.<\/p>\n<p>Concetto intrinsecamente contraddittorio, visto che Jaspers ha elencato le colpe razziste del popolo tedesco risalendo indietro nel tempo e ponendo sia i protestanti che i cattolici davanti alla loro parte di responsabilit\u00e0 nella nascita di un diffuso sentimento antisemita. Certo, per Lutero sarebbe facile sciorinare le frasi terribili scagliate contro gli ebrei, nei confronti dei quali aveva giustificato ogni sorta di repressione e di rigore da parte dei principi e del popolo tedesco, con la sola eccezione dell&#8217;assassinio: la confisca dei beni, la cacciata materiale, eccetera; un po&#8217; meno facile sarebbe mostrare quando e come i cattolici, la cui chiesa, al contrario, ha sempre cercato di dare protezione agli ebrei in tempi di agitazioni popolari, sarebbero rei di colpe altrettanto gravi. Sia come sia: se i tedeschi sono sempre stati antisemiti; se hanno scherzato un po&#8217; troppo, con battute ironiche e satiriche, sugli ebrei, creando cos\u00ec i presupposti per la tragedia dell&#8217;epoca nazista (?), come si pu\u00f2 poi sostenere che i tedeschi devono tornare a essere se stessi, guardando ai loro grandi uomini del passato?<\/p>\n<p>La strada tracciata da Jaspers \u00e8 una strada senza ritorno: indicando come complici e corresponsabili del genocidio anche i comuni cittadini che si sono permessi, nel corso dei secoli, di adoperare espressioni ironiche o satiriche verso gli ebrei, quale capitolo o quale ambito della loro storia si potr\u00e0 salvare dal peso di una tremenda e irremissibile responsabilit\u00e0 collettiva? E che fare di un ebreo famoso come Karl Marx, che giudizio dare su di lui, allorch\u00e9, parlando del socialista ebreo Ferdinand Lassalle, definiva quest&#8217;ultimo <em>a Jewish Nigger<\/em>, cio\u00e8 <em>un negraccio ebreo<\/em>, ostentando un duplice razzismo, verso gli africani e verso gli ebrei; e aggiungendo, per buona misura, affinch\u00e9 non vi fossero dubbi sulla natura biologica, razziale, della sua antipatia (dalla lettera di Marx a Engels del 30 luglio 1862):<\/p>\n<p><em>Mi appare ora assolutamente chiaro che, come dimostrano tanto la forma della sua testa che la struttura dei suoi capelli, discende dai negri che presero parte alla fuga di Mos\u00e8 dall&#8217;Egitto (a meno che sua madre o sua nonna dal lato paterno non abbiano un&#8217;ibridazione con un negro (&#8230;), l&#8217;indiscrezione con la quale si fa avanti \u00e8 anche tipicamente negresca. Il negraccio giudeo, un ebreo untuoso che si dissimula impomatandosi e agghindandosi di paccottiglia dozzinale. Ora questa mescolanza di giudaismo e germanesimo con un fondo negro debbono dare un bizzarro prodotto!<\/em><\/p>\n<p>Non male, vero? Ah, scordavamo una cosa: che Marx, come ebreo, pu\u00f2 dire tutto il male possibile degli ebrei: \u00e8 solo il suo brutto carattere e una certa intemperanza nel dare giudizi; mentre le stesse cose, anzi delle cose infinitamente meno pesanti, dette da un non ebreo, ma con la stessa intenzione denigratoria, sarebbero il segno inequivocabile d&#8217;un profondo e radicato antisemitismo e, come tali, andrebbero messe sul conto di quella responsabilit\u00e0 metastorica o <em>colpa metafisica<\/em> che si accumula, generazione su generazione, allorch\u00e9 i tedeschi si esprimono in termini che non siano politicamente irreprensibili sugli ebrei. Gira e rigira, il problema \u00e8 sempre quello, e si \u00e8 posto a partire dal 1945, non prima, assumendo proporzioni e connotazioni sempre pi\u00f9 avulsi dal piano storico e sempre pi\u00f9 vicini alla sfera del sacro: poich\u00e9 gli ebrei d&#8217;Europa hanno vissuto un&#8217;ora tragica dopo che Hitler \u00e8 andato al potere e la Germania nazista ha conquistato molti Paesi nei quali vi erano delle comunit\u00e0 ebraiche, \u00e8 divenuto impossibile, in quanto equiparabile a un sacrilegio, parlare di essi con un linguaggio dal quale non sia espunta ogni pur minima sfumatura, non diciamo di critica o di riserva, ma anche qualunque cosa che non suoni come una piena e incondizionata adesione <em>anticipata<\/em> (e in certo qual senso <em>retroattiva<\/em>) a qualsiasi cosa essi dicano, o meglio dica quella minoranza di essi che ha fatto dello sfruttamento di quel dramma la sua finalit\u00e0 politica (si veda il libro dello storico ebreo Norman Finkelstein <em>L&#8217;industria dell&#8217;Olocausto: lo sfruttamento della sofferenza degli ebrei<\/em>, apparso nel 2000).<\/p>\n<p>Inutile, quindi, portare il discorso su un piano storico, o anche su quello della &quot;normale&quot; filosofia morale, come dichiara di voler fare Karl Jaspers, il quale, avendo sposato un&#8217;ebrea e perci\u00f2 ben conoscendo certi aspetti della psicologia ebraica, certo sapeva di che parlava Nietzsche allorch\u00e9 introduceva il concetto della <em>volont\u00e0 di vendetta<\/em>; anche se poi lui, Jaspers, afferma di non voler addossare al popolo tedesco il fardello di un senso di colpa generalizzati e permanente. Dopo aver osservato, e a ragione, che pochi altri popoli, come il popolo tedesco, sentono il legame con le generazioni precedenti, e sono fieri della loro tradizione e della loro identit\u00e0, possibile che non veda come la sua proposta di vedere i tedeschi cancellare spontaneamente la realt\u00e0 di ci\u00f2 che attualmente sono, per crearsi una identit\u00e0 nuova, che li mondi delle brutture del passato, equivale, in effetti, in tutto e per tutto, ad un auto-annichilimento, ad un&#8217;auto-castrazione e, in definitiva, ad un suicidio culturale e spirituale di tutto un popolo? Oppure egli ritiene che un popolo possa strappare via da s\u00e9 un certo aspetto del proprio passato, lasciando intatto tutto il resto? Sarebbe come pretendere da un uomo che strappi via dai suoi ricordi tutte le cose che a un certo punto della sua vita giudica brutte o spiacevoli, senza con ci\u00f2 strappare anche i bei ricordi, le esperienze gratificanti, i momenti felici. \u00c8 semplicemente impossibile: e se lo \u00e8 per un singolo individuo, figuriamoci per un popolo. Un popolo che, nel 1945, era prostrato, e viveva in mezzo alle rovine delle case e delle citt\u00e0, sotto le quali erano periti, bruciati vivi con le bombe a fosforo, i loro cari; che non aveva pi\u00f9 nulla, n\u00e9 industria, n\u00e9 agricoltura, n\u00e9 commercio, onde poter sopravvivere e sperare qualcosa dal futuro; dove le figlie e le madri di famiglia dovevano prostituirsi ai soldati degli eserciti occupanti, per portare a casa un po&#8217; di cibo per i figli e i mariti; e dove circa otto milioni di connazionali mancavano all&#8217;appello perch\u00e9 erano stati sterminati nel corso dell&#8217;avanzata dell&#8217;Armata Rossa, o erano periti negli inumani campi di prigionia dei vincitori; mentre altri milioni di connazionali erano stati brutalmente scacciati dalle terre nelle quali vivevano, non dall&#8217;ascesa al potere di Hitler, ma da generazioni e generazioni: in Polonia, Cecoslovacchia, Russia, secondo i nuovi confini stabiliti unilateralmente dalle potenze vincitrici. E questo mentre i tribunali degli occupanti processavano e condannavano all&#8217;impiccagione decine di uomini politici e militari del caduto regime, e sia le democrazie che l&#8217;Unione Sovietica, i cui crimini non erano inferiori a quelli nazisti, vigilavano affinch\u00e9 venissero allontanati dal lavoro, giudicati e condannati quanti avevano avuto a che fare con esso, e venissero radicalmente <em>rieducati<\/em> tutti gli altri, nessuno escluso: perch\u00e9 se il popolo tedesco non aveva il diritto di scindere le proprie responsabilit\u00e0 da quelle del regime nazista, allora neanche i poppanti potevano essere considerati esenti dalla colpa collettiva.<\/p>\n<p>A conclusione (provvisoria) del nostro discorso, vorremmo rispondere anticipatamente a quanti volessero obiettarci di aver voluto minimizzare, e quasi banalizzare, il dramma vissuto dagli ebrei durante il nazismo. Rispondiamo che il fine della presente riflessione era quello d&#8217;illustrare, mediante un caso specifico, i meccanismi e gli scopi per i quali il potere pu\u00f2 trovare utile alimentare il senso di colpa in un popolo itero, sfruttando le responsabilit\u00e0 del suo governo e della sua classe dirigente. Da parte nostra, massimo rispetto per le vittime di ogni persecuzione (verso le vittime, si badi: non verso i nipoti e i pronipoti, <em>in saecula saeculorum<\/em>), e ci\u00f2 vale ovviamente anche per ci\u00f2 che ormai \u00e8 divenuto uso comune chiamare Olocausto, ma che non si dovrebbe chiamare cos\u00ec, per i riflessi sacrali e teologici della parola. Anche l&#8217;accostamento coi decreti varati dai governi odierni in occasione e col pretesto dell&#8217;emergenza sanitaria non ha nulla d&#8217;irrispettoso verso ci\u00f2 che soffrirono gli ebrei: il paragone non \u00e8 fra le rispettive sofferenze delle vittime (bench\u00e9 sospettiamo che nelle odierne inoculazioni di massa, specie dei bambini, si celi un&#8217;intenzione genocida), ma fra le rispettive finalit\u00e0 e strategie del potere: creare un senso di colpa che distrugga l&#8217;anima dei popoli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quanti modi ci sono per distruggere l&#8217;anima di un popolo? 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