{"id":24615,"date":"2008-07-24T01:25:00","date_gmt":"2008-07-24T01:25:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/24\/anche-il-distacco-dalle-care-abitudini-e-unoccasione-per-la-propria-crescita-spirituale\/"},"modified":"2008-07-24T01:25:00","modified_gmt":"2008-07-24T01:25:00","slug":"anche-il-distacco-dalle-care-abitudini-e-unoccasione-per-la-propria-crescita-spirituale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/07\/24\/anche-il-distacco-dalle-care-abitudini-e-unoccasione-per-la-propria-crescita-spirituale\/","title":{"rendered":"Anche il distacco dalle care abitudini \u00e8 un&#8217;occasione per la propria crescita spirituale"},"content":{"rendered":"<p>La finestra \u00e8 aperta sull&#8217;estate e la tenda ondeggia lieve nella luce del mattino.<\/p>\n<p>La casa \u00e8 divenuta all&#8217;improvviso silenziosa, come in attesa di qualcosa. Sul pavimento, la valigia chiusa reca una nota di provvisoriet\u00e0 e di destino.<\/p>\n<p>Tra poco, abbassate le persiane, la porta verr\u00e0 chiusa dall&#8217;esterno. E fra le vuote stanze regner\u00e0, incontrastata, la quiete.<\/p>\n<p>La partenza \u00e8 un distacco, e ogni distacco \u00e8 una piccola avventura.<\/p>\n<p>Si lasciano le care abitudini, i volti, gli oggetti &#8211; volti e oggetti che sono divenuti parte delle nostre care abitudini, di cui ci rincresce dover fare a meno.<\/p>\n<p>\u00c8 incredibile come facciamo presto ad attaccarci alle cose, ad abituarci alla loro presenza rassicurante. Come permettiamo facilmente, naturalmente che entrino a far parte di noi, della nostra vita.<\/p>\n<p>Non che sia un male in se stesso, abituarsi alle abitudini.<\/p>\n<p>Bisognerebbe per\u00f2 vedere quanto vi \u00e8 di nostro, di autentico in questo abituarsi; e quanto di pigro e di fasullo.<\/p>\n<p>Non c&#8217;\u00e8 niente di sbagliato nel fatto di abituarsi alle cose buone, se con tale espressione intendiamo una dolce familiarit\u00e0, fatta di tacite, profonde intese.<\/p>\n<p>Il problema sorge quando ce ne dobbiamo distaccare.<\/p>\n<p>Per questo partire significa distaccarsi, e distaccarsi significa affrontare l&#8217;ignoto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 detto che si tratti di una partenza fisica.<\/p>\n<p>Potrebbe anche essere una partenza interiore, un distacco all&#8217;interno della nostra anima. Del resto, i viaggi pi\u00f9 avventurosi sono quelli che avvengono dentro di noi.<\/p>\n<p>Per questo c&#8217;\u00e8 molto di Ulisse in ognuno di noi: ci sono l&#8217;odore del salmastro e lo stridio dei gabbiani e la brezza del largo.<\/p>\n<p>Umberto Saba ha espresso splendidamente questo concetto nella poesia <em>Ulisse.<\/em><\/p>\n<p><em>Nella mia giovanezza ho navigato<\/em><\/p>\n<p><em>lungo le coste dalmate. Isolotti<\/em><\/p>\n<p><em>a fior d&#8217;onda emergevano, ove raro<\/em><\/p>\n<p><em>un uccello sostava intento a prede,<\/em><\/p>\n<p><em>coperti d&#8217;alghe, scivolosi, al sole<\/em><\/p>\n<p><em>belli come smeraldi. Quando l&#8217;alta<\/em><\/p>\n<p><em>marea e la notte li annullava, vele<\/em><\/p>\n<p><em>sottovento sbandavano pi\u00f9 al largo,<\/em><\/p>\n<p><em>per fuggirne l&#8217;insidia. Oggi il mio regno<\/em><\/p>\n<p><em>\u00e8 quella terra di nessuno. Il porto<\/em><\/p>\n<p><em>accende ad altri i suoi lumi; me al largo<\/em><\/p>\n<p><em>sospinge ancora il non domato spirito,<\/em><\/p>\n<p><em>e della vita il doloroso amore.<\/em><\/p>\n<p>Ci sono molti modi di partire.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 partire per una vacanza; partire per un nuovo lavoro; partire per un ricovero in ospedale: per piacere, quindi, o per dovere, o per una malattia.<\/p>\n<p>In ogni modo, l&#8217;idea della partenza ci mette sempre un po&#8217; in crisi. Forse perch\u00e9 significa, appunto, un distacco dalle care abitudini di sempre; forse perch\u00e9, oscuramente, ci ricorda quell&#8217;altra partenza, la partenza grande verso lidi ignoti: l&#8217;ultima e definitiva.<\/p>\n<p>E se la vita, per il saggio, \u00e8 una lenta, graduale preparazione alla morte, cos\u00ec la partenza &#8211; per piccola che sia &#8211; \u00e8 una allegoria della partenza suprema, dalla quale nessuna vela ha mai fatto ritorno.<\/p>\n<p>Certo, pu\u00f2 esservi comunque una nota gaia nel fatto di partire; specialmente se pensiamo o se speriamo di andare verso una situazione migliore, verso una condizione di maggior pienezza e di pi\u00f9 vasto respiro.<\/p>\n<p>Una suggestiva canzone di Patty Pravo &#8211; non delle pi\u00f9 belle, ma delle pi\u00f9 interessanti &#8211; s&#8217;intitolava, qualcuno se la ricorder\u00e0, <em>La valigia blu.<\/em><\/p>\n<p>Descriveva il momento della partenza per un viaggio, ed esordiva con queste parole:<\/p>\n<p><em>La valigia blu<\/em><\/p>\n<p><em>non l&#8217;ho certo dimenticata,<\/em><\/p>\n<p><em>la porto via con me&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Un ritmo brioso, orecchiabile, ma non banale; un tono di apparente leggerezza, venato di una sottile, malinconica poesia.<\/p>\n<p>Ecco, abbiamo detto la parola: <em>malinconica<\/em>. Nelle partenze c&#8217;\u00e8 sempre qualcosa di sommesso, un pudore malinconico che rifugge dalle parole in piena luce, troppo esplicite.<\/p>\n<p>Ed \u00e8, invariabilmente, una malinconia reciproca: in colui che parte, a causa delle cose che lascia; in colui (o in coloro) che restano, a causa dell&#8217;assenza di chi \u00e8 partito.<\/p>\n<p>Abbiamo gi\u00e0 avuto occasione di dire che la nostra vita \u00e8 legata, per mille fili, a quella degli altri, pi\u00f9 di quanto non si crederebbe a prima vista (cfr. F. Lamendola, <em>Spalancare ogni senso, ogni facolt\u00e0 per cogliere l&#8217;infinita ricchezza dell&#8217;intera sinfonia<\/em>, sempre consultabile sul sito di Arianna Editrice). Ebbene: questa \u00e8 una grande verit\u00e0 che ogni partenza, temporanea o definitiva, mette a nudo nel modo pi\u00f9 esplicito.<\/p>\n<p>Nessuno \u00e8 cos\u00ec solo, che la sua partenza non venga notata da qualcuno, non eserciti un riflesso su altre persone. E nessuno \u00e8 cos\u00ec indipendente da non risentire della partenza di qualcuno altro, da non avvertire la sua assenza.<\/p>\n<p>Siamo legati gli uni agli altri, che ci piaccia o no: nel bene e nel male, nella speranza e nel timore, nella gioia e nella sofferenza.<\/p>\n<p>Siamo legati alle persone, agli animali, alle piante, agli oggetti, ai paesaggi, ai cieli, ai giorni e alle notti. Anche se non lo crediamo e se saremmo portati a sorridere di superiorit\u00e0 all&#8217;idea di tutti questi legami, la verit\u00e0 \u00e8 che noi non saremmo quello che siamo, senza di essi. Saremmo altro; o, forse, non saremmo affatto.<\/p>\n<p>Esistere, \u00e8 sempre esistere in una situazione, in un contesto, in un ambiente. Nessuno esiste per s\u00e9 solo, anche se sceglie di andare a vivere su di un&#8217;isola deserta. Se non altro per l&#8217;esempio che d\u00e0, per il vuoto che lascia, per il silenzio che lo segue.<\/p>\n<p>\u00c8 la nostra croce e la nostra delizia. Noi crediamo di poter fare a meno degli altro, specialmente quando li prendiamo in odio. Ma anche quell&#8217;odio \u00e8 un fiato che ci tiene vivi, \u00e8 un filo che ci collega al mondo.<\/p>\n<p>E, del resto, \u00e8 fin troppo evidente che esso non \u00e8 altro che il rovescio dell&#8217;amore: un amore deluso, amareggiato, respinto; ma un amore.<\/p>\n<p>E questa \u00e8 la seconda croce e la seconda delizia del nostro essere: quella di non poter fare a meno di amare.<\/p>\n<p>Se non possiamo pi\u00f9 amare, allora odiamo: ma non odieremmo se riuscissimo ad amare, se il nostro bisogno di amore trovasse corrispondenza e si placasse.<\/p>\n<p>Anche questo concetto \u00e8 stato espresso benissimo da uno scrittore, Graham Greene, in quello che \u00e8 &#8211; a nostro avviso &#8211; uno dei pi\u00f9 bei romanzi d&#8217;amore di tutta la letteratura del Novecento.<\/p>\n<p>Siamo a Londra, negli ultimi anni della seconda guerra mondiale. Il protagonista, lo scrittore Maurice Bendrix, riesce a riallacciare una relazione con la sua vecchia amante, Sara Miles, moglie del suo amico Henry, un funzionario del Ministero della Sicurezza nazionale.. Ma un giorno le V2 tedesche bombardano la casa di lui, seppellendolo sotto le macerie. Sara, gi\u00e0 malata di tubercolosi, fa un voto a Dio: lo lascer\u00e0, per amore, se uscir\u00e0 vivo da sotto i detriti; e, con suo enorme sbalordimento, il miracolo si compie.<\/p>\n<p>Da quel momento, pur continuando ad amarlo, Sara lo sfugge e cerca conforto nella religione, fino a convertirsi al cattolicesimo. Maurice, che non capisce e che crede che lei abbia un nuovo amante, quasi impazzisce dalla gelosia, e muta il suo amore in un rancore profondo contro di lei; ma, in realt\u00e0, soprattutto contro se stesso.<\/p>\n<p>Quando Sara, la cui malattia ha cercato di nascondere ed \u00e8 stata sottovalutata da tutti, muore, Maurice, che si sente un uomo finito, accetta la proposta di Henry, l&#8217;ignaro marito tradito, e si trasferisce nella loro casa. E l\u00ec, leggendo le pagine del diario di Sara, finalmente comprende. Non solo: intuisce che la fede di Sara era stata cos\u00ec profonda che, forse, aveva ottenuto realmente la grazia del miracolo: e non solo quel giorno, tra le macerie della casa bombardata, ma anche in altre circostanze meno appariscenti.<\/p>\n<p>Il suo cuore \u00e8 ancora gonfio di odio, questa volta rivolto contro Dio che gli ha \u00abrubato\u00bb la donna disperatamente amata. M, alla fine di tutto quell&#8217;odio, forse &#8211; e sottolineiamo forse &#8211; anche Maurice trover\u00e0 la pace, riconciliandosi con Lui.<\/p>\n<p>Sfogliando il diario di Sara, l&#8217;uomo trova una commovente annotazione in cui ella si rivolgeva a Dio e Gli diceva di essere troppo buono perch\u00e9, quando Gli chiedeva dolore, Lui le dava la pace; e proseguiva chiedendo che anche Maurice potesse trovare la sua stessa pace. (Titolo originale: <em>The End of the Affair<\/em>, 1951; traduzione italiana di Pietro Jahier, Mondadori, Milano, 1953, 1970, pp. 253-255):<\/p>\n<p><em>E pensai: qui hai sbagliato, Sara. Una almeno delle tue preghiere non \u00e8 stata esaudita. Io non ho nessuna pace e non ho nessun amore salvo che per te, te. Le avevo detto: sono un uomo di odio. Ma non provavo un grande odio; avevo chiamato isterici altri; ma le mie proprie parole erano esagerate. Potevo discernere la loro insincerit\u00e0. Ci\u00f2 che sentivo maggiormente era meno odio che paura. Perch\u00e9 se questo Dio veramente esiste, pensavo, e se perfino tu &#8211; con la tua lussuria e i tuoi adulteri e le timide menzogne che eri solita dire &#8211; puoi cambiare in questo modo tutti potremmo diventare santi col fare il salto che hai fatto tu, col chiudere gli occhi e saltare una volta per sempre: se sei una santa tu, non \u00e8 poi cos\u00ec difficile essere santi. \u00c8 qualcosa che Egli pu\u00f2 domandare a ciascuno di noi, saltare. Ma io non salter\u00f2. Mi sedetti sul letto e dissi a Dio: Tu hai preso lei, ma me non mi hai preso ancora. Conosco le Tue astuzie. Sei Tu che mi conduci su un&#8217;altura e ci offri l&#8217;intero Universo. Sei Tu che sei Satana, Signore, tentandoci a saltare. Ma io non voglio la Tua pace e non voglio il Tuo amore. Volevo qualcosa di molto semplice e molto facile: volevo Sara per la vita e Tu me l&#8217;hai tolta. Coi Tuoi grandi progetti Tu rovini la nostra felicit\u00e0, come la mietitura rovina la tana di un topo: io Ti odio, Dio, Ti odio come se Tu esistessi.(&#8230;)<\/em><\/p>\n<p><em>Ho scritto, cominciando, che questo era un racconto di odio, e mentre camminavo l\u00ec accanto a Henry, verso il nostro bicchiere di birra serale, trovai l&#8217;unica preghiera che sembrava si addicesse all&#8217;atmosfera invernale: oh Dio, Tu hai fatto abbastanza, Tu mi hai derubato abbastanza; io sono troppo vecchio e stanco per imparare ad amare; lasciami in pace per sempre.<\/em><\/p>\n<p>Quanto la vita degli altri pu\u00f2 esercitare un influsso sulla nostra.<\/p>\n<p>Il personaggio di Sara \u00e8 straordinariamente vivo e moderno, nel senso migliore della parola: cos\u00ec fragile e incoerente, cos\u00ec combattuta fra l&#8217;amore per un uomo &#8211; che non \u00e8 suo marito &#8211; e l&#8217;amore per Dio; eppure capace di una forza sovrumana, di uno straordinario coraggio che le consente di fare quel \u00absalto\u00bb di cui parla Maurice, molto pi\u00f9 tardi, leggendo il suo diario.<\/p>\n<p>Ecco: anche la creatura pi\u00f9 debole pu\u00f2 realizzare un immenso progresso spirituale, stimolando gli altri a tentare di imitarla; o, comunque, interrogandoli a fondo con le sue scelte.<\/p>\n<p>La condizione per realizzare un tale salto di qualit\u00e0 \u00e8, appunto, la disponibilit\u00e0 a levare le ancore dalle proprie certezze abitudinarie, e affrontare i venti dell&#8217;ignoto.<\/p>\n<p>Nella partenza e nel distacco dalle pi\u00f9 care abitudini, pertanto, ci si offre una grande opportunit\u00e0 di crescita spirituale, se noi sappiamo coglierla.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere la nostra stessa partenza, oppure la partenza di una persona cara.<\/p>\n<p>Nel caso di Maurice Bendrix, \u00e8 stata la partenza di Sara. Una doppia partenza: perch\u00e9 Sara gi\u00e0 non era pi\u00f9 sua, prima ancora che la morte gliela togliesse per sempre.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 proprio vero che Sara, dopo quella terribile esperienza sotto le bombe di Hitler, non era pi\u00f9 sua? O non era piuttosto diventata ancora pi\u00f9 sua di prima, di un amore pi\u00f9 alto e pi\u00f9 puro; di un amore cos\u00ec totale da mettere in gioco perfino se stessa, da sacrificare perfino i suoi ultimi giorni di vita terrena?<\/p>\n<p>Mistero della partenza.<\/p>\n<p>Per colui che resta sul molo a guardare la nave che rimpicciolisce e che scompare all&#8217;orizzonte, la partenza \u00e8 una fine.<\/p>\n<p>E lo \u00e8 anche per colui che, imbarcatosi, indugia a fissare con struggente nostalgia la riva che sta lasciando, forse per sempre.<\/p>\n<p>Ma per chi sa vedere <em>oltre<\/em>, quella fine potrebbe anche essere la promessa di un nuovo inizio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La finestra \u00e8 aperta sull&#8217;estate e la tenda ondeggia lieve nella luce del mattino. La casa \u00e8 divenuta all&#8217;improvviso silenziosa, come in attesa di qualcosa. 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