{"id":24614,"date":"2009-07-24T11:27:00","date_gmt":"2009-07-24T11:27:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/24\/il-distacco-dalle-persone-amate-ci-sfida-a-compiere-un-salto-qualitativo-verso-lessere\/"},"modified":"2023-09-15T20:15:41","modified_gmt":"2023-09-15T20:15:41","slug":"il-distacco-dalle-persone-amate-ci-sfida-a-compiere-un-salto-qualitativo-verso-lessere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2009\/07\/24\/il-distacco-dalle-persone-amate-ci-sfida-a-compiere-un-salto-qualitativo-verso-lessere\/","title":{"rendered":"Il distacco dalle persone amate ci sfida a compiere un salto qualitativo verso l&#8217;Essere"},"content":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 noi siamo, dal punto di vista fisico, degli esseri-per-la-morte, come sosteneva Martin Heidegger, e l&#8217;unica cosa certa verso la quale andiamo sia l&#8217;evento della nostra morte individuale, nondimeno c&#8217;\u00e8, in noi, un istinto potente che lotta per la vita, che agogna la vita, che ha sete, una sete bruciante, di vita piena, luminosa, incondizionata (cfr. il nostro precedente articolo \u00abLa vita non \u00e8 frutto del caso, ma di un disegno intelligente e benevolo\u00bb, inserito nel sito di Arianna Editrice in data 9\/4\/2009).<\/p>\n<p>Il materialista non pu\u00f2 non registrare la presenza di un tale istinto, ma lo qualifica sbrigativamente come irrazionale, e ritiene di poter liquidare tutte le filosofie della sopravvivenza come altrettante forme di nevrosi: nevrosi originata dall&#8217;angoscia di morte (cfr., in particolare, i nostri precedenti articoli: \u00abReligione, politica, cultura come difesa paranoide dall&#8217;angoscia di morte, secondo Luigi de Marchi\u00bb e \u00abRitrovare il senso del limite per superare l&#8217;angoscia del morire\u00bb, quest&#8217;ultimo inserito nel sito di Arianna Editrice in data 18\/8\/2008).<\/p>\n<p>Per lo spiritualista, al contrario, la lacerazione presente nella coscienza, che da un lato corre consapevolmente verso la propria fine, mentre, dall&#8217;altro, vi si ribella con tutte le proprie forze, \u00e8, in un certo senso, la dimostrazione del fatto che l&#8217;annientamento non \u00e8 il nostro ultimo destino, perch\u00e9 noi non saremmo radicalmente protesi verso la vita, se essa non fosse che un breve e casuale incidente nell&#8217;incessante processo di trasformazione della materia; cos\u00ec come non si darebbe la realt\u00e0 fisiologica della sete, se non esistesse l&#8217;acqua, capace di spegnerla.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, nemmeno lo spiritualista pu\u00f2 sottrarsi al brivido di orrore che chiunque prova davanti alla ineluttabilit\u00e0 e al carattere misterioso, impenetrabile della morte. E, per una persona capace di amare fortemente, la prospettiva della morte delle persone care \u00e8 ancora pi\u00f9 angosciosa di quella della propria stessa morte. I Vangeli riferiscono che Ges\u00f9 Cristo, davanti alla tomba del suo amico Lazzaro, scoppi\u00f2 in un pianto dirotto, con grande impressione dei presenti.<\/p>\n<p>Di fatto, il distacco definitivo dalle persone amate, la separazione irrimediabile da esse, il senso di vuoto radicale, di assoluta impotenza e di inutilit\u00e0 della vita, in colui che sopravvive alla perdita di una persona amata, costituiscono, senza alcun dubbio, la prova pi\u00f9 terribile che le creature umane debbano affrontare nel loro pur travagliato cammino terreno.<\/p>\n<p>Nondimeno, se tutto questo \u00e8 vero, non \u00e8 meno vero che non esistono delle ragioni propriamente filosofiche per dedurre, dalla fine del corpo, la fine di tutto, a meno di identificare con il corpo tutto il nostro essere, senza residuo alcuno; cosa che non \u00e8 possibile dare per scontata sulla base di una supposta evidenza sensibile, dato che quest&#8217;ultima non pu\u00f2 dire l&#8217;ultima parola in merito alla realt\u00e0 delle cose.<\/p>\n<p>L&#8217;evidenza sensibile, per esempio, ci dice che il sole di giorno, le stelle di notte, sorgono ad Est e tramontano ad Ovest; ma noi sappiamo che tale movimento della volta celeste \u00e8 solo apparente e che dipende, in realt\u00e0, da un opposto movimento di rotazione del nostro pianeta sul proprio asse. E, se ci\u00f2 \u00e8 vero per la dimensione fisica della realt\u00e0, a maggior ragione dovremmo essere estremamente cauti quando ci avventuriamo ad esprimere giudizi circa le realt\u00e0 spirituali, invisibili ai sensi ordinari , e delle quali cos\u00ec poco sappiamo.<\/p>\n<p>Un classico esempio di insipienza filosofica del materialismo, a proposito del fenomeno della morte, \u00e8 dato dal filosofo indiano Kesakambalin.<\/p>\n<p>Cos\u00ec egli era solito esporre la propria teoria della distruzione &#8211; in sanscrito, \u00abuccheda\u00bb &#8211; agli uditori (in: Giuseppe Tucci, \u00abStoria della filosofia indiana\u00bb, Roma-Bari, Laterza Editori, 1957, 1977, vol. 1, p. 89):<\/p>\n<p>\u00abImmagina, o Kassapa, che qui (alcuni) uomini avendo afferrato un ladro che ha commesso peccato me lo presentino: &#8216;Eccoti, signore, un ladro che ha commesso peccato; a costui infliggi quella punizione che desideri&#8217;. Cos\u00ec io direi: &#8216;Allora, signori, dopo aver gettato quest&#8217;uomo vivo in un otre, dopo avere a questo chiuso la bocca, dopo averlo ricoperto con pelle fresca, dopo aver fatto (sopra a lui) una spessa cementatura con umida creta., dopo averlo collocato in un forno, ponete fuoco&#8217;. E quelli dopo aver acconsentito (dicendo): &#8216;Va bene&#8217; (c. s.) pongano fuoco. Quando noi conosciamo che quest&#8217;uomo \u00e8 morto, allora, dopo aver tirato gi\u00f9 quell&#8217;orcio, dopo averlo liberato dall&#8217;involucro, dopo avergli aperto la bocca, celermente guardiamo pensando: &#8216;Forse noi possiamo vedere la sua anima (jiva) mentre che esce&#8217;. Ma noi non vediamo l&#8217;anima che esce. Questo appunto, o Kassapa, \u00e8 la prova per la quale io penso: &#8216;Anche cos\u00ec non c&#8217;\u00e8 un altro mondo, non ci sono esseri opapatika, non c&#8217;\u00e8 frutto e maturazione delle azioni buone o cattive\u00bb<\/p>\n<p>Dove non sappiamo se deprecare maggiormente la fredda, inumana crudelt\u00e0 con cui si immagina di disporre di una persona come se fosse solamente un corpo da torturare, uccidere ed usare quale oggetto di un esperimento scientifico, oppure l&#8217;incredibile rozzezza e l&#8217;inaccettabile semplificazione filosofica della \u00abprova\u00bb che la morte del corpo \u00e8 la fine di tutto. (Sia detto fra parentesi, un&#8217;altra \u00abprova\u00bb addotta da Kesakambalin \u00e8 che la morte non apporterebbe alcuna variazione di peso nel corpo: altra cosa che oggi \u00e8 stata smentita dai fatti).<\/p>\n<p>Dunque, noi non possiamo arguire che la morte rechi con s\u00e9 l&#8217;annientamento totale della persona; e, se non esistono nemmeno prove incontrovertibili del contrario, tuttavia esistono elaborati ragionamenti filosofici che consentono, quanto meno, di considerare aperta ed impregiudicata la questione, ma con parecchi indizi a favore della sopravvivenza; come fa, ad esempio, Socrate nel pi\u00f9 celebre dei dialoghi platonici, il \u00abFedone\u00bb.<\/p>\n<p>Resta lo scandalo della morte, l&#8217;orrore che essa porta con s\u00e9, la pena indicibile di coloro che devono confrontarsi con essa, magari in condizioni particolarmente dolorose e difficili. Nessun ragionamento filosofico, se si vuole essere onesti, per quanto sapiente e bene impostato, riesce a dissipare interamente lo scandalo, l&#8217;orrore, la pena.<\/p>\n<p>Il senso di annientamento e di vuoto bruciante provocato dalla perdita di una persona amata p stato efficacemente descritto, fra gli altri, dalla scrittrice francese Brigitte Giraud nel suo breve ma intenso romanzo \u00abE adesso?\u00bb, del quale ci piace riportare le battute iniziali (titolo originale: \u00ab\u00c0 pr\u00e9sent\u00bb, \u00c9ditions Stuck, 2001; traduzione italiana di Marella Uberti-Bona, Parma, Guanda, 2009, pp. 13-17):<\/p>\n<p>\u00abQuesta sera Claude \u00e8 morto. L&#8217;amavo.<\/p>\n<p>La mia vita si ferma e comincia nello stesso tempo. Per evitare di nominare l&#8217;evento dico PRIMA e ADESSO&#8230; Prima, come se si trattasse di un paese, vasto territorio lussureggiante, il mio continente. Prima, ovvio, era bianco, leggero, luminoso, evidente. Prima, era liscio, a volte eccitante., eravamo immortali e cinici. Eravamo vivi. La morte degli altri non ci turbava, usavamo verbi come &quot;crepare&quot;, eravamo eroi. Eravamo spirituali e nervosi. Guardavamo ai dettagli, eravamo spesso insoddisfatti, impazienti. Pretendevamo che la vita fosse perfetta. Avevamo i nostri criteri, in tutta innocenza. Mettevamo in scena la nostra ordinaria arroganza. Organizzavamo i nostri drammi quotidiani, rimproveravamo l&#8217;altro se non aveva comprato il pane. Era prima, era altrove. Eravamo noi.<\/p>\n<p>Stasera Claude \u00e8 morto, e io sono viva. Mi lascia senza averlo voluto, per distrazione. Mi lascia con il mio desiderio, con le mie domande. Sono all&#8217;ospedale, accompagnata da G. La donna dell&#8217;accettazione mi chiede la carta d&#8217;identit\u00e0 e il numero della tessera sanitaria. Ci indica delle sedie di plastica arancione. Dico grazie. Faccio esattamente ci\u00f2 che mi si chiede. Seduti senza parlare, il mio amico e io, vietato fumare. Calzo sandali di cuoio marrone, un po&#8217; grandi, e i miei piedi si muovono da soli. Sono circa le nove di sera. Claude ha avuto un incidente con la moto, \u00e8 in sala operatoria. Fino a qui siamo ancora nella trama della nostra storia, posso ancora dire noi. Sino ancora all&#8217;ospedale, tutto \u00e8 in gioco, nulla \u00e8 definitivo. Penso che un incidente \u00e8 una cosa idiota. Tre giorni prima del trasloco, una vera fesseria. Ho voglia di dirgliene di tutti i colori, e anche di consolarlo. Sembra che vi sia una lesione a una spalla. Me l&#8217;immagino con il gesso e un&#8217;aria furiosa. Non oso agitarmi. Non sospiro. Non cammino avanti e indietro. Ho l&#8217;aria tranquilla. Aspetto il seguito.<\/p>\n<p>Il seguito dura ore. Viene la notte. Facciamo la spola tra la casa e l&#8217;ospedale, perch\u00e9 non ci permettono di fermarci. Disturbiamo. Ci sbattono gentilmente fuori. Ci allontanano. Fumiamo in macchina. Io, che non fumo pi\u00f9 da due anni, aspiro la prima boccata. Non \u00e8 un piacere, ma non posso stare senza far nulla, senza niente. Fumo vicino a un&#8217;altra persona che fuma. Ritrovo quella sensazione dimenticata, inspirare, far uscire il fumo dal finestrino aperto. Scuotere la cenere al momento giusto, nel posto giusto, non troppo presto n\u00e9 troppo tardi. Gettare il mozzicone con un gesto che parla da s\u00e9. Vivere al ritmo della sigaretta quando il ritmo del mondo circostante si \u00e8 interrotto. Fumare nell&#8217;attesa, marcare ogni secondo. Mi sembra che questa storia della sala operatoria duri un po&#8217; troppo. L&#8217;incidente \u00e8 successo alle quattro e mezzo, poco prima dell&#8217;uscita da scuola. Sono passate le dieci. C&#8217;\u00e8 qualcosa che non torna. Si possono solo fare ipotesi, in silenzio. Non dire nulla, non guardarsi. Vietarsi di pensare, d&#8217;immaginare. Attraversare la citt\u00e0, nel tepore della sera. Non avere una meta. Inventare un obiettivo: rientrare a casa mia; poi un altro: tornare all&#8217;ospedale. Ci diciamo che, tra tutti e due, riusciremo a ottenere qualche informazione. Non sono arrabbiata, n\u00e9 con Claude n\u00e9 con l&#8217;ospedale. Provo solo un&#8217;inquietudine confusa. Un sentimento che non mi \u00e8 familiare. So di vivere qualcosa di eccezionale, di singolare. Istanti rari, di cui certamente riparleremo in seguito. Ridendo, addirittura, quando tutto sar\u00e0 finito. Si ride di tutto, dopo, si rivive la scena, la si racconta, magari esagerandola. Ci si confessa la paura provata. Si distorcono i fatti. Li si amplifica, si esagera, si mente. Ci si aspetta quel piacere: il privilegio di raccontare, tutti insieme intorno a un tavolo. \u00c8 bello flirtare col pericolo quando ormai si \u00e8 al sicuro, scherzare con la morte, \u00e8 un buon argomento per riderci su. Quando ormai si \u00e8 scampati,<\/p>\n<p>Poi arriva il momento in cui so. Poco prima di mezzanotte &quot;Non c&#8217;\u00e8 strato nulla da fare&quot;: la frase che segna il confine tra il prima e l&#8217;adesso&#8230; &quot;Non c&#8217;\u00e8 stato nulla da fare.&quot; Si \u00e8 gi\u00e0 nel niente. \u00c8 la fine della storia. Cos\u00ec semplice. Uno \u00e8 vivo, e poi \u00e8 morto. La pelle \u00e8 calda, poi \u00e8 fredda. Ci sono tante cose da dire; ma si sta zitti. Gli occhi sono aperti, gli occhi sono chiusi. Non ho pi\u00f9 visto i suoi occhi di velluto scuro. &quot;Non c&#8217;\u00e8 stato nulla da fare.&quot; Sono muta. Stranamente calma. Che cosa separa la vita dalla morte? Si \u00e8 tutto, poi non si \u00e8 niente. Niente. Non si ha pi\u00f9 voce, non si ama pi\u00f9, non si sa pi\u00f9. Di avere una moglie, di avere un figlio. Che \u00e8 estate, e che bisogna traslocare in una casa nuova. Che c&#8217;\u00e8 da lavorare per mesi. Che si era deciso di non andare in vacanza per levigare, scrostare, dipingere. Si vive, \u00e8 normale, poi si muore, e nessuno ci \u00e8 abituato. Allora improvvisi. Imbastisci il niente con il niente. Devi restare viva perch\u00e9 hai un figlio, questo lo capisci subito. Colui che ami diventa un corpo. Senti dire &quot;il corpo&quot;. Non ha pi\u00f9 nome, consistenza, desiderio. Attraverso di lui non passer\u00e0 pi\u00f9 nulla, non protester\u00e0, non dar\u00e0 consigli, non esprimer\u00e0 mai il suo dolore. \u00c8 una massa inerte. Tutto gli \u00e8 indifferente. Che cosa si pu\u00f2 fare con un corpo senza vita? Niente, non se ne pu\u00f2 fare niente. Si pu\u00f2 solo metterlo in un angolo, sottrarlo alla vista. Bisogna vivere questa realt\u00e0.\u00bb<\/p>\n<p>Gi\u00e0: che cosa si pu\u00f2 fare con un corpo senza vita? Niente: si pu\u00f2 solo metterlo in un angolo, sottrarlo alla vista.<\/p>\n<p>Questa, per\u00f2, \u00e8 l&#8217;impressione di coloro che restano; ma, in effetti, non ci dice nulla sul modo di essere di colui che ci ha lasciati.<\/p>\n<p>Un grande fisico osservava che, se un essere tridimensionale entrasse improvvisamente in un mondo bidimensionale, la sua irruzione sarebbe sconvolgente per quelle altre creature, ma, paradossalmente, non sarebbe percepita in quanto tale: semplicemente, non sarebbero in grado di riconoscerlo, non avendone gli strumenti sensoriali.<\/p>\n<p>Ebbene, la stessa cosa dovremmo dire di colui che, lasciandoci, \u00e8 passato in un&#8217;altra dimensione: noi non lo vedremmo pi\u00f9, anche se fosse proprio qui, in questo preciso momento, perch\u00e9 sprovvisti degli strumenti atti a rilevarne la presenza.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, ed \u00e8 questo il punto fermo del nostro presente ragionamento, che cosa dovrebbe fare colui il quale finisse per perdersi in un labirinto fatto di specchi, e non riuscisse pi\u00f9, in alcun modo, a trovare l&#8217;uscita? Dovrebbe, evidentemente, ricordare che, cos\u00ec come esiste una entrata, deve essere possibile ritrovare la strada per uscire, quand&#8217;anche vi fosse una sola via di accesso al labirinto. La stessa cosa dovremmo fare noi davanti al mistero della morte, allorch\u00e9 siamo presi dal dubbio che vi sia solo la porta per entrarvi, e non anche la via per oltrepassarla.<\/p>\n<p>Dovremmo, cio\u00e8, ricordarci che la realt\u00e0 fondamentale, a partire dalla quale tutto il resto trova la sua collocazione e la sua spiegazione, \u00e8 l&#8217;Essere, fonte ed origine di tutti gli enti presenti, passati e futuri, materiali e immateriali. Ora, l&#8217;Essere \u00e8 la negazione del non-essere, dunque anche della morte: se gli enti provengono dall&#8217;Essere, in quanto derivano da lui il loro esistere ed il loro esserci, allora non vi \u00e8 dubbio che tendono anche a farvi ritorno, perch\u00e9 non sono che delle sue manifestazioni o emanazioni.<\/p>\n<p>Rimandiamo il lettore ai concetti gi\u00e0 espressi nel nostro recente articolo: \u00abChe cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0?\u00bb (inserito nel sito di Arianna Editrice in data 30\/6\/2009). In particolare, ribadiamo l&#8217;idea centrale che soltanto all&#8217;Essere spetta interamente l&#8217;attributo di \u00abreale\u00bb.<\/p>\n<p>Tutti gli enti &#8211; materiali, ideali o spirituali &#8211; non sono che un riflesso dell&#8217;unica vera Realt\u00e0: quella dell&#8217;Essere, che attraverso di loro si manifesta.<\/p>\n<p>Il concetto \u00e8 reso nel modo pi\u00f9 chiaro nel \u00abCantico delle creature\u00bb di San Francesco: \u00e8 giusto cantare la bellezza degli enti, ma senza mai dimenticare che essi scaturiscono dall&#8217;Essere; che la loro bellezza proviene dall&#8217;Essere.<\/p>\n<p>La realt\u00e0 \u00e8 lo splendore dell&#8217;Essere; tutto il resto non \u00e8 che riflesso, ombra, illusione.<\/p>\n<p>Anche la morte \u00e8 riflesso, ombra, illusione: perch\u00e9 afferisce alla sfera materiale, non alla sostanza ultima delle cose.<\/p>\n<p>Il giusto atteggiamento davanti ad essa, pertanto, \u00e8 quello di cogliervi l&#8217;occasione per compiere un salto qualitativo, certo all&#8217;inizio assai doloroso, per innalzare il proprio piano di esistenza e avvicinarlo, in qualche misura, alla realt\u00e0 vera ed ultima, la realt\u00e0 dell&#8217;Essere, dal quale tutto proviene e al quale ogni cosa fa ritorno.<\/p>\n<p>Solo cos\u00ec potremo collocare la realt\u00e0 della morte nella giusta prospettiva, e restituire alla nostra vita la dignit\u00e0 di un disegno prezioso voluto dall&#8217;alto, sottraendola al nichilismo e alla assoluta casualit\u00e0 di una tragica beffa.<\/p>\n<p>E solo cos\u00ec potremo trovare gli strumenti, intellettuali, ma soprattutto spirituali, mediante i quali ristabilire la giusta prospettiva nei confronti dei nostri cari, che solo in apparenza ci hanno lasciato; mentre, forse, sono pi\u00f9 vicini e pi\u00f9 indissolubilmente a noi legati adesso, di quanto non lo fossero mai stati prima, quando erano gravati &#8211; come noi lo siamo tuttora &#8211; dal peso della terra.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bench\u00e9 noi siamo, dal punto di vista fisico, degli esseri-per-la-morte, come sosteneva Martin Heidegger, e l&#8217;unica cosa certa verso la quale andiamo sia l&#8217;evento della nostra<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30170,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[157,237],"class_list":["post-24614","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-morale-e-spiritualita","tag-gesu-cristo","tag-sacra-scrittura"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-morale-e-spiritualita.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24614","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24614"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24614\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30170"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24614"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24614"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24614"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}