{"id":24609,"date":"2008-12-07T11:00:00","date_gmt":"2008-12-07T11:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/07\/la-disonesta-intellettuale-di-hegel-e-nella-sua-presunzione-di-mediare-tutto-anche-il-paradosso\/"},"modified":"2008-12-07T11:00:00","modified_gmt":"2008-12-07T11:00:00","slug":"la-disonesta-intellettuale-di-hegel-e-nella-sua-presunzione-di-mediare-tutto-anche-il-paradosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2008\/12\/07\/la-disonesta-intellettuale-di-hegel-e-nella-sua-presunzione-di-mediare-tutto-anche-il-paradosso\/","title":{"rendered":"La disonest\u00e0 intellettuale di Hegel \u00e8 nella sua presunzione di mediare tutto, anche il paradosso"},"content":{"rendered":"<p>Due fra le opere di filosofia pi\u00f9 profonde e meno lette del XIX secolo sono le \u00abBriciole di filosofia\u00bb (1844) e la \u00abPostilla conclusiva non scientifica alle Briciole\u00bb (1846), entrambe pubblicate a firma di Johannes Climacus: in realt\u00e0, le due maggiori opere speculative di S\u00f6ren Kierkegaard, il grande filosofo danese (Copenaghen, 1813-1855).<\/p>\n<p>Le due opere strettamente interrelate.<\/p>\n<p>Nelle \u00abBriciole\u00bb, Kierkegaard affronta il problema se possa esservi un punto di partenza storico per una coscienza eterna.<\/p>\n<p>Sullo sfondo dei tentativi teologici di conciliare verit\u00e0 di fede e ragione, sviluppatisi a partire da Hegel e dai suoi epigoni, specialmente da H. L. Martensen, Kierkegaard ribadisce il carattere paradossale del cristianesimo e la sua irriducibilit\u00e0 alle categorie dell&#8217;intelletto.<\/p>\n<p>Osserva E..P. Burkard (in \u00abDizionario delle opere filosofiche\u00bb, a cura di Franco Volpi, Milano, Bruno Mondadori, 2000, pp. 621-22):<\/p>\n<p>\u00abLo spunto di partenza \u00e8 offerto dalla figura del maestro Socrate nel rapporto con i suoi allievi . In senso socratico, l&#8217;allievo si trova gi\u00e0 in possesso della verit\u00e0 e il maestro rappresenta per lui soltanto l&#8217;occasione per ricordarsene (anamnesi). Le cose stanno diversamente nel caso della rivelazione cristiana. Qui l&#8217;allievo non \u00e8 in possesso della verit\u00e0 (in seguito al peccato egli si trova invece nella condizione di non verit\u00e0) e deve riceverla interamente dal maestro (Dio calato nel tempo), insieme alla possibilit\u00e0 di capirla. Il momento in cui l&#8217;allievo viene posto in questa condizione assume in tal senso un significato decisivo: \u00e8 infatti l&#8217;irruzione dell&#8217;eternit\u00e0 nella temporalit\u00e0, attraverso cui ha luogo una rinascita. Dio, per poter porgere la verit\u00e0 all&#8217;allievo, \u00e8 dovuto entrare nel tempo e diventare uomo. Il paradosso contro il quale cozza l&#8217;intelletto, Dio che si fa uomo e muore, \u00e8 assieme il contenuto e la passione della fede. Poich\u00e9 ognuno in qualsiasi tempo deve ricevere da Dio stesso la condizione della verit\u00e0 e deve compiere sempre di nuovo e originariamente l&#8217;atto di fede nel paradosso, in relazione a tale atto non c&#8217;\u00e8 alcuna differenza essenziale tra chi \u00e8 contemporaneo di Dio e chi \u00e8 venuto pi\u00f9 tardi.\u00bb<\/p>\n<p>La \u00abPostilla conclusiva\u00bb muove dalla domanda iniziale su come posso io, un Singolo esistente, pormi in rapporto con il cristianesimo; per passare poi a sviluppare il concetto di esistenza e il concetto di verit\u00e0.<\/p>\n<p>Essa si pu\u00f2 considerare come l&#8217;opera pi\u00f9 \u00abesistenzialista\u00bb di Kierkegaard, nel senso che \u00e8 forse quella in cui maggiormente egli pone al cento della riflessione la concretezza, l&#8217;unicit\u00e0 e l&#8217;irripetibilit\u00e0 della singola esistenza umana e la impossibilit\u00e0, per essa, di avere di se stessa una forma di sapere che sia meramente esteriore ed oggettivo.<\/p>\n<p>Di nuovo, il grande bersaglio \u00e8 costituito da Hegel e dalla sua scuola; e, in particolare, dal tentativo hegeliano di esporre in maniera oggettiva la verit\u00e0 del cristianesimo, con l&#8217;ausilio di tutto il dotto apparato della ricerca storica, della critica biblica e della filosofia speculativa, sostenendo che esso non ha nulla a che fare con la ricerca della verit\u00e0 da parte del credente.<\/p>\n<p>Come nota ancora il Burkard (op. cit., p.617):<\/p>\n<p>\u00abIl vero problema \u00e8 quello dell&#8217;appropriazione soggettiva della verit\u00e0. Qui il singolo &quot;\u00e8 infinitamente e personalmente interessato al suo rapporto con la verit\u00e0 in una passionalit\u00e0 che mira alla sua felicit\u00e0 eterna&quot;. Per il pensiero oggettivo il soggetto diventa indifferente e, quindi, lo diviene anche la cosa, dato che questa ha significato solo in relazione a un soggetto. All&#8217;oggettivazione si contrappone il fatto che ogni essere pensante \u00e8 al tempo stesso un pensante esistente ed \u00e8 legato in quanto tale alla sua esistenza: &quot;L&#8217;unica realt\u00e0 sulla quale un soggetto esistente non si limita solo a sapere \u00e8 la sua propria realt\u00e0 effettiva, il fatto che egli esiste, e questa realt\u00e0 \u00e8 il suo interesse assoluto&quot;. Solo nell&#8217;esistenza ci sono seriet\u00e0 nella decisione, divenire, storicit\u00e0. la via verso la verit\u00e0 \u00e8 cos\u00ec l&#8217;approfondimento appassionato dell&#8217;interiorit\u00e0, e a questo proposito vale la proposizione: &quot;La soggettivit\u00e0 \u00e8 la verit\u00e0&quot;. Ma il singolo si accorge al tempo stesso che, su un piano pi\u00f9 elevato, egli si trova nella non verit\u00e0 a causa del peccato, e che questa non verit\u00e0 pu\u00f2 essere superata solo attraverso la fede e la redenzione. Il soggetto esistente si rapporta in modo patetico alla sua felicit\u00e0 eterna quale fine assoluto che trasforma la sua stessa realt\u00e0. Il segno dell&#8217;elemento religioso \u00e8 il dolore, perch\u00e9 nello sviluppo dell&#8217;interiorit\u00e0 si spegne l&#8217;immediatezza del rapporto con la realt\u00e0 esterna, alla cui finitezza l&#8217;uomo rimane tuttavia legato. Guardando retrospettivamente gli stadi dell&#8217;esistenza (&#8230;) Kierkgaard li differenzia ulteriormente introducendo le determinazioni intermedie di ironia e umorismo e creando una spaccatura nello stesso elemento religioso: la religiosit\u00e0 A (dell&#8217;immanenza) \u00e8 caratterizzata dallo sforzo di trovare il rapporto con Dio nella dialettica dell&#8217;interiorizzazione, poich\u00e9 l&#8217;eterno pu\u00f2 essere <em>&quot;ubique et nusquam&quot;<\/em>. La religiosit\u00e0 B (l&#8217;elemento cristiano) \u00e8 determinata dal paradosso che l&#8217;eterno sia divenuto nel tempo (Dio si \u00e8 fatto uomo) e che quindi l&#8217;individuo temporale non si rapporta a qualcosa di eterno bens\u00ec all&#8217;eterno nel tempo, giungendo quindi a esso non per forza propria ma solo perch\u00e9 Dio istituisce il rapporto nel tempo.\u00bb<\/p>\n<p>In altre parole, Kierkegaard \u00e8 convinto che non vi \u00e8 maniera intellettualmente onesta di avvicinarsi al paradosso del cristianesimo se non riconoscendone la dimensione, appunto, paradossale, ossia l&#8217;irruzione dell&#8217;eterno nel tempo, di Dio nella storia.<\/p>\n<p>Disonesto, invece, \u00e8 pretendere di poter trattare il cristianesimo come una forma di verit\u00e0 conciliabile con l&#8217;intelletto, perch\u00e9 ci\u00f2 significa togliere ad esso ci\u00f2 che di veramente specifico e, al tempo stesso, ci\u00f2 che di unico esso pone alla coscienza del singolo: la possibilit\u00e0 di un \u00absalto\u00bb radicale non <em>contro<\/em> la ragione, ma <em>oltre<\/em> la ragione.<\/p>\n<p>Questo aspetto \u00e8 stato messo in evidenza con particolare chiarezza da Giambattista Picinali (in: Mancini, Marzocchi, Picinali, \u00abFilosofia\u00bb, a cura di Salvatore Veca, Milano, Bompiani, vol. 3, 1996, 2000, pp. 128-129):<\/p>\n<p>\u00abLa questione fondamentale (il &quot;problema di Lessing&quot;) che Climacus si pone, concerne la pretesa dell&#8217;evento storico cristiano di essere &quot;nell&#8217;individuo il punto di partenza per la sua coscienza eterna&quot;: &quot;Io, Johannes Climacus, nato in questa citt\u00e0 di Copenaghen, di anni trenta, uomo semplice e schietto come lo \u00e8 la maggior parte della gente di qui, ammetto che per me, come per una semplice domestica e un professore, c&#8217;\u00e8 in attesa un sommo bene che si chiama beatitudine eterna. Io ho sentito dire che il cristianesimo \u00e8 la condizione per ottenere questo bene e ora mi domando: come posso io rapportarmi a questa dottrina?&quot; (&quot;Postilla&quot;).<\/p>\n<p>Non si tratta qui della verit\u00e0 del cristianesimo: n\u00e9 la critica biblica n\u00e9 il fatto che esista una chiesa possono del resto considerarsi una prova della sua verit\u00e0. Si tratta piuttosto del rapporto dell&#8217;individuo col cristianesimo: dunque della &quot;preoccupazione dell&#8217;individuo che \u00e8 interessato con passione infinita al suo rapporto verso la dottrina cristiana&quot;. Un problema che naturalmente non si era posto a Socrate il quale, del resto (ma Kierkegaard ha presente il Socrate platonico), in virt\u00f9 della dottrina dell&#8217;anamnesi, riteneva accessibile all&#8217;uomo la verit\u00e0 e il bene. Un problema che Lessing si era posto con grande onest\u00e0, riconoscendo la trascendenza della fede cristiana e la necessit\u00e0 del salto, senza peraltro trovare la forza per compierlo.<\/p>\n<p>Un problema che con disonest\u00e0 Hegel ha voluto negare con il suo ostinato immanentismo. Nella sua presunzione di mediare tutto, Hegel ha unito soggetto e oggetto, pensiero ed essere, finito e infinito, interno ed esterno, tempo ed eternit\u00e0. Togliendo la contraddizione, egli ha liquidato la passione dell&#8217;interiorit\u00e0 e il paradosso che \u00e8 essenziale al cristianesimo. Il suo proposito di giustificare filosoficamente il cristianesimo si \u00e8 risolto in un &quot;superamento&quot; di esso, cio\u00e8 nella sua negazione: la verit\u00e0 assoluta \u00e8 il concetto puro. Cos\u00ec facendo, Hegel ha tradito l&#8217;individuo che non trova , e non pu\u00f2 trovare, nella speculazione, posto alcuno: &quot;nel sapere storico l&#8217;uomo riesce a sapere un sacco di cose sul mondo, nulla su se stesso&quot;. Inevitabilmente la speculazione consente di parlare del &quot;si&quot; impersonale, senza che mai si riesca a dire qualcosa dell&#8217;individuo reale, la cui esistenza non si lascia cogliere nel pensiero. Fuori dell&#8217;individuo non c&#8217;\u00e8 interiorit\u00e0; senza interiorit\u00e0 , non c&#8217;\u00e8 passione e senza passione non si d\u00e0 decisione. Esattamente l&#8217;opposto di ci\u00f2 che il cristianesimo esige.<\/p>\n<p>&quot;L&#8217;uomo semplice confessa umilmente di essere un peccatore, proprio lui in persona (il Singolo); Egli non ha affatto bisogno di conoscere tutte quelle difficolt\u00e0 che sorgono quando non si \u00e8 semplici e umili. Ma quando manca questa umile coscienza di essere personalmente un peccatore (il Singolo), anche se per il resto l&#8217;uomo possedesse tutta la saggezza e tutta la scienza umana, tutti i doni dell&#8217;intelligenza, tutto questo gli servirebbe ben poco. Il cristianesimo si lever\u00e0 terribilmente contro di lui, in proporzione della sua scienza, trasformandosi o in orrore o in pazzia; finch\u00e9 quest&#8217;uomo non si decida o a rinunciare al cristianesimo o a entrare nel cristianesimo, grazie ai tormenti di una coscienza affranta, che sono ben altra cosa dalla propedeutica scientifica, dall&#8217;apologetica ecc&#8230;: tutto nella misura in cui lui ne sentir\u00e0 bisogno per entrare nel cristianesimo per la porta stretta, attraverso la coscienza del peccato (&quot;Esercizio del cristianesimo&quot;).\u00bb<\/p>\n<p>Quindi, in definitiva, il tradimento di Hegel \u00e8 duplice: verso il paradosso del cristianesimo, che non si lascia inserire nella logica della mediazione, ma conserva tutto intero il suo carattere di sfida al sapere umano e scientifico; e verso il singolo individuo, che non trova, nella riduzione della verit\u00e0 assoluta al concetto puro, nulla che gli possa fornire la bench\u00e9 minima indicazione nel pelago nebbioso dell&#8217;esistenza concreta, nulla che parli veramente di lui e a lui, nella profondit\u00e0 della sua dimensione interiore.<\/p>\n<p>Anche se, cronologicamente, Hegel appartiene alla stagione romantica, l&#8217;essenza della sua concezione filosofica \u00e8 prettamente illuministica e razionalistica; la sua concezione del reale \u00e8 di tipo logico astratto; i suoi presupposti e le sue conclusioni, puramente ed esclusivamente immanentistici. La passione, come ha osservato giustamente Kierkegaard, non trova alcuno spazio nel sistema di Hegel; ma senza passione, non \u00e8 possibile che l&#8217;individuo possa operare una decisione. Quest&#8217;ultima, infatti, non \u00e8 il frutto di un processo puramente logico, ma investe la sfera dell&#8217;interiorit\u00e0 e l&#8217;aspirazione dell&#8217;essere umano verso la dimensione trascendente.<\/p>\n<p>In ci\u00f2, anzi, ci sembra consistere una ulteriore forma di tradimento e di disonest\u00e0 dell&#8217;hegelismo: nel fatto che esso misconosce una aspetto fondamentale e costitutivo della condizione umana, ossia l&#8217;aspirazione a una verit\u00e0 infinita che sia, al tempo stesso, una verit\u00e0-per-me e non solamente una verit\u00e0 logico-astratta, di carattere universale (e perci\u00f2 generale).<\/p>\n<p>A Kierkegaard va riconosciuto il merito di aver affermato chiaramente che non si d\u00e0 un Pensiero oggettivo e universale, che sia, al tempo stesso, intelligibile dal singolo individuo, e nel quale esso possa riconoscersi; che il pensiero (nella sfera del finito) \u00e8 sempre pensiero di un soggetto pensante, che \u00e8 esistente e, quindi, soggettivo; che la verit\u00e0, dunque (nella sfera del finito), non \u00e8 e non pu\u00f2 essere che la soggettivit\u00e0, ossia verit\u00e0 interiore del singolo individuo.<\/p>\n<p>Ma, appunto per questo &#8211; e questo \u00e8 l&#8217;elemento centrale della filosofia di Kierkegaard &#8211; che per\u00f2 gli esistenzialisti hanno espunto dal loro orizzonte &#8211; si pone l&#8217;esigenza di una verit\u00e0 trascendente, si pone la necessit\u00e0 di una verit\u00e0 assoluta che, dall&#8217;eterno, entri nella sfera del tempo e, mediante la categoria etica della decisione, diventi una verit\u00e0-per-me; e tale \u00e8 il paradosso del cristianesimo, di Dio che entra nel tempo, facendosi uomo.<\/p>\n<p>Scrive Kierkegaard nella \u00abPostilla conclusiva\u00bb (III, 1; in: Kierkegaard, \u00abOpere\u00bb, a cura di Cornelio Fabro, Firenze, Sansoni, 1993, pp. 425-29):<\/p>\n<p>\u00abCom&#8217;\u00e8 noto, la filosofia hegeliana ha tolto il principio di contraddizione e pi\u00f9 d&#8217;una volta Hegel stesso ha citato al suo severo tribunale quei pensatori che rimanevano nella sfera dell&#8217;intelletto e delle riflessione e che di conseguenza affermavano che c&#8217;\u00e8 un aut-aut. Da allora \u00e8 diventato un gioco molto apprezzato che appena qualcuno fa allusione a un aut-aut, ecco arrivare trotterellando a cavallo un hegeliano (&#8230;) che ottiene la vittoria e se ne ritorna di corsa a casa. Anche da noi gli hegeliani hanno fatto parecchie spedizioni, specialmente contro il vescovo Mynster, per riportare la brillante vittoria della speculazione, e Mynster pi\u00f9 d&#8217;una volta \u00e8 stato considerato come un punto di vista superato: anche se, per essere un punto di vista superato, egli stia benissimo, e ci sia piuttosto da temere che l&#8217;enorme sforzo che la vittoria \u00e8 costata abbia spremuto troppo le forze dei signori vincitori invitto. Eppure sembra che alla base di questa battaglia e di questa vittoria ci sia un equivoco. Hegel ha perfettamente e assolutamente ragione : dal punto di vista dell&#8217;eternit\u00e0<em>, sub specie aeterni<\/em>, nel linguaggio dell&#8217;astrazione, nel puro pensiero e nel puro essere, non c&#8217;\u00e8 alcun aut-aut. Come diavolo potrebbe esserci, se per l&#8217;appunto l&#8217;astrazione rimuove la contraddizione? Hegel e gli hegeliani dovrebbero piuttosto prendersi l&#8217;incomodo di spiegare cosa significa questa commedia, l&#8217;introdurre nella logica la contraddizione, il movimento, il passaggio ecc. I difensori dell&#8217;aut-aut hanno torto quando invadono il campo del pensiero puro e vogliono difendere in esso la propria causa. Come il gigante Anteo, con cui lott\u00f2 Ercole, perdeva tutta la sua forza appena veniva sollevato da terra, cos\u00ec l&#8217;aut-aut della contraddizione si trova <em>eo ipso<\/em> eliminato appena \u00e8 elevato al di sopra dell&#8217;esistenza e portato nell&#8217;eternit\u00e0 dell&#8217;astrazione. D&#8217;altra parte Hegel ha anche completamente torto quando, dimenticando l&#8217;astrazione, la pianta in asso e si precipita nell&#8217;esistenza per eliminarvi di prepotenza il doppio aut.-aut. Infatti \u00e8 impossibile far questo nell&#8217;esistenza, perch\u00e9 allora io sopprimo nello stesso tempo l&#8217;esistenza. Quando elimino (astraggo) l&#8217;esistenza, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nessun aut-aut, quando lo elimino nell&#8217;esistenza, questo significa che elimino anche l&#8217;esistenza, ma allora non \u00e8 che io lo elimini nell&#8217;esistenza. (&#8230;)<\/p>\n<p>Ogni pensiero logico \u00e8 nella lingua dell&#8217;astrazione e <em>sub specie aeterni<\/em>. Pensare l&#8217;esistenza a questo modo, significa prescindere dalla difficolt\u00e0 che c&#8217;\u00e8 nel pensare l&#8217;eterno nel divenire, cosa del resto inevitabile dal momento che colui che pensa \u00e8 per suo conto nel divenire. Da ci\u00f2 deriva che pensare astrattamente \u00e8 molto pi\u00f9 facile che non esistere, quando questo non sia ridotto a ci\u00f2 che si chiama e si dice esistere, come ci\u00f2 che si dice essere-soggetto. Qui ritorna la constatazione che il compito pi\u00f9 facile \u00e8 il pi\u00f9 difficile. Esistere, si pensa di solito, non \u00e8 una cosa speciale, n\u00e9 tanto meno un&#8217;arte: esistere \u00e8 di tutti, non \u00e8 vero?, mentre pensare astrattamente \u00e8 privilegio raro! Ma esistere in verit\u00e0, quindi penetrare con la coscienza la propria esistenza, cio\u00e8 oltrepassarla quasi nell&#8217;eternit\u00e0, eppure al tempo stesso esser presente in essa e mantenersi in divenire: questa s\u00ec ch&#8217;\u00e8 una cosa veramente ardua. (&#8230;)<\/p>\n<p>Pensare l&#8217;esistenza <em>in abstracto<\/em> e <em>sub specie aeterni<\/em> \u00e8 sopprimerla nella sua essenza, e ha il suo riscontro nel merito tanto strombazzato della liquidazione del principio di contraddizione. L&#8217;esistenza non pu\u00f2 essere pensata senza movimento e il movimento non pu\u00f2 essere pensato <em>sub specie aeterni.<\/em> Trascurare il movimento non \u00e8 propriamente un capolavoro, e introdurlo come passaggio nella logica, e con esso il tempo e lo spazio, non \u00e8 che una nuova confusione. Infatti nella misura in cui il pensiero \u00e8 eterno c&#8217;\u00e8 una difficolt\u00e0 per l&#8217;esistente. L&#8217;esistenza \u00e8 come il movimento: \u00e8 molto difficile avere da fare con essa. Se li penso li abolisco e quindi neanche li penso pi\u00f9. Sembra pertanto che sia esatto dire che c&#8217;\u00e8 qualcosa che non si lascia pensare: l&#8217;esistere. Ma la difficolt\u00e0 ritorna, e ci\u00f2 per il fatto che il pensatore esiste, e il pensare pone insieme l&#8217;esistenza. (&#8230;)<\/p>\n<p>Esistere, quando non s&#8217;intenda ci\u00f2 nel significato scadente, non si pu\u00f2 senza passione. Perci\u00f2 ogni pensatore greco era anche essenzialmente un pensatore appassionato. \u00bb<\/p>\n<p>Non solo un pensatore appassionato: ma un pensatore etico.<\/p>\n<p>Per il razionalismo, <em>cogito ergo sum<\/em> significa solo che esiste il pensante astratto e indifferenziato; ma il pensante \u00e8 sempre un pensante esistente, cio\u00e8 un pensante concreto e singolare. E, quando il pensante comincia a pensare finalisticamente il proprio pensiero, dandogli per scopo qualcosa d&#8217;altro, entra in gioco l&#8217;interesse: e, con l&#8217;interesse, l&#8217;etica.<\/p>\n<p>L&#8217;etica non ha affatto bisogno di sforzi intellettuali per provare la mia esistenza; l&#8217;etica mi impegna ad esistere e, di conseguenza, mi impegna alla passione e alla decisione.<\/p>\n<p>Questi concetti possono forse apparire datati oggi che, sempre pi\u00f9, vediamo la decisione disancorata dal terreno della passione, cio\u00e8 dell&#8217;etica, e affidata alla statistica, alla tecnica, alle macchine. Oggi, probabilmente, Hegel sarebbe contento di vedere che gli esseri umani non sentono pi\u00f9 il bisogno di pensare il proprio pensiero, ma solo di pensare in astratto: in astratto costruiscono le bombe atomiche, in astratto producono organismi geneticamente modificati, in astratto procedono alla clonazione di esseri viventi. In astratto, cio\u00e8 in risposta ad esigenze, programmi e obiettivi che non nascono dalla passione, ma da un fredda, disumana razionalit\u00e0 oggettiva, che nulla sa di misteri, perch\u00e9 riconosce solo problemi: problemi da risolvere; e che, effettivamente, l&#8217;informatica sempre pi\u00f9 risolve per essa.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 ancora spazio, nel mondo contemporaneo, per la passione del pensiero, che nasce dall&#8217;interiorit\u00e0 dell&#8217;esistenza individuale; o \u00e8 sopraggiunta per sempre l&#8217;era dei Titani, macchine e strumenti di un Logos strumentale e calcolante che non s&#8217;interessa al problema concreto e irripetibile della mia vita, qui e ora, ma solo e unicamente della vita in generale, come fatto puramente oggettivo e statistico?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due fra le opere di filosofia pi\u00f9 profonde e meno lette del XIX secolo sono le \u00abBriciole di filosofia\u00bb (1844) e la \u00abPostilla conclusiva non scientifica<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[117,263],"class_list":["post-24609","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-dio","tag-verita"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24609"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24609\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}