{"id":24601,"date":"2017-12-07T01:33:00","date_gmt":"2017-12-07T01:33:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/07\/il-discorso-del-lirico-testamento-di-mussolini\/"},"modified":"2017-12-07T01:33:00","modified_gmt":"2017-12-07T01:33:00","slug":"il-discorso-del-lirico-testamento-di-mussolini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/12\/07\/il-discorso-del-lirico-testamento-di-mussolini\/","title":{"rendered":"Il discorso del Lirico, testamento di Mussolini"},"content":{"rendered":"<p>Tutti gli storici dell&#8217;Italia contemporanea, i quali, volenti o nolenti, si sono confrontati con l&#8217;ultimo discorso pubblico di Mussolini, e l&#8217;unico di tutto il periodo della Repubblica Sociale Italiana, hanno dovuto ammettere, magari a denti stretti, che \u00e8 stato un gran successo, e, probabilmente, il migliore della sua lunga carriera oratoria. Non solo: che il suo viaggio improvviso a Milano, il 16 dicembre 1944, fu, in se stesso, un successo di vaste proporzioni, inaspettato per quasi tutti, poich\u00e9 amici e nemici tendevano a immaginare il Duce come una specie di sopravvissuto. Non solo: quell&#8217;episodio dimostr\u00f2 al mondo intero che Mussolini, girando con poca scorta e parlando davanti a migliaia di persone, nel pieno della duplice guerra &#8212; la guerra mondiale, che batteva alle porte, sulla Linea Gotica, a soli 300 km. in linea d&#8217;aria, e la guerra civile, che imperversava specialmente sui monti, a pochi chilometri dal capoluogo lombardo e intorno a quasi tutte le citt\u00e0 dell&#8217;Italia settentrionale, per giunta parlando in una citt\u00e0 che era stata pesantemente bombardata dagli angloamericani, tanto che il Teatro alla Scala era stato distrutto l&#8217;anno prima, e per questo dovette ripiegare sul Teatro Lirico &#8212; era ancora assai pi\u00f9 popolare di quanto nessuno immaginasse, molto pi\u00f9 lucido e grintoso, molto pi\u00f9 presente a se stesso e alla realt\u00e0 circostante. Quale altro leader mondiale avrebbe osato tentare la prova d&#8217;un simile <em>exploit<\/em>, per giunta nel bel mezzo di una situazione disastrosa, praticamente sotto ogni punto di vista, da quello alimentare, igienico e sanitario a quello strettamente militare, coi nemici pressoch\u00e9 padroni del cielo, e con degli alleati arroganti che facevano crescere ogni giorno il malumore della popolazione, gi\u00e0 esasperata da infinite privazioni, sofferenze e delusioni? Non certo Hitler, il quale, dopo l&#8217;attentato del 20 luglio 1944, se ne stava pi\u00f9 che mai rintanato, e non osava mostrare la faccia davanti al suo popolo, se non per brevi, spettrali apparizioni. Mussolini, con quella iniziativa, aveva saputo sorprendere tutti, spiazzando amici e nemici, come ai tempi della sua giovent\u00f9; il suo fiuto di vecchio e consumato capopopolo, di rivoluzionario dalle mille risorse, pur nel declino della sua salute fisica e nelle penose circostanze politico-militari in cui era venuto a trovarsi, non l&#8217;aveva ingannato: la gente lo amava ancora, nonostante tutto; e lui, da parte sua, era ancora capace di trovare le corde giuste, di far vibrare la folla, di magnetizzarla, d&#8217;infonderle fiducia nel futuro, persino di convincerla di una sempre pi\u00f9 improbabile vittoria. Inoltre, aveva dimostrato di possedere ancora del coraggio fisico, come ai bei vecchi tempi: se i partigiani avessero voluto ammazzarlo, quella sarebbe stata un&#8217;occasione d&#8217;oro; ma nessuno os\u00f2 disturbare il discorso, n\u00e9 il passaggio del Duce per le di Milano. I tempi del coraggio, per i partigiani milanesi, sarebbero venuti solo quattro mesi dopo; quando Sandro Pertini dir\u00e0 che, incontrando Mussolini sulle scale dell&#8217;arcivescovado, dopo il colloquio con Raffaele Cadorna presso monsignor Schuster, se lo avesse riconosciuto, lo avrebbe abbattuto a colpi di pistola, dichiarazione poi ritrattata e corretta in altre, successive, interviste, ma perfettamente in linea con l&#8217;atteggiamento tenuto da lui e da molti altri partigiani socialisti e comunisti nei giorni della cosiddetta insurrezione, intorno al 25 aprile 1945: i giorni di Caino, delle vendette e delle stragi, pi\u00f9 che della &quot;liberazione&quot;.<\/p>\n<p>Ora, quel che gli storici continuano a chiedersi, bagno di folla a parte, \u00e8 se Mussolini, pronunciando il suo ultimo, veemente discorso, passato alla storia appunto come &quot;il discorso della riscossa&quot;, credesse davvero alle cose che diceva; se davvero si illudeva che la sorte della guerra potesse capovolgersi, magari per effetto delle famose armi segrete naziste, delle quali Hitler gli aveva parlato con tanta convinzione, e che, si sapeva, erano ormai quasi completate e pronte a colpire il nemico. Gli studiosi del fascismo e i biografi di Mussolini vorrebbero capire se il discorso del Teatro Lirico sia stato solo il patetico canto del cigno di un morituro &#8212; posto che fu, senza dubbio, <em>anche<\/em> questo &#8212; o se, oltre che un bell&#8217;esempio di prosa oratoria, infiammata e trascinante, si possa ravvisare, in esso, anche un significato politico profondo, non meramente propagandistico, che ne farebbe un testamento spirituale, proiettato, per\u00f2, verso la dimensione del futuro.<\/p>\n<p>Ce lo siamo chiesti anche noi, con molta seriet\u00e0; perch\u00e9 l&#8217;ultimo discorso di un uomo che ha lasciato, nella storia d&#8217;Italia e del mondo, il segno che ha lasciato Mussolini &#8212; indipendentemente dal giudizio, negativo o positivo, che si voglia dare ad esso &#8212; ci sembra che meriti di essere letto e meditato con una certa attenzione, rifiutando la tesi preconcetta di chi non vede in tutta la parabola della R.S.I. null&#8217;altro che degradazione politica e perfino morale (si pensi al film di Pasolini <em>Sal\u00f2 o le 120 giornate di Sodoma<\/em>, e a innumerevoli romanzi e opere letterarie), una umiliante sudditanza verso i Tedeschi e una involuzione di tipo quasi criminale, a dispetto della dimensione sociale della Carta di Verona del 14 novembre 1943; e che, pertanto, anche nel discorso del Lirico non \u00e8 disposto a scorgere che pietose menzogne o il delirio di una mente paranoica.<\/p>\n<p>Oggi \u00e8 possibile non solo leggere integralmente quel discorso, ma anche udirne la registrazione; basta fare un <em>clic<\/em> sul computer e ci si pu\u00f2 immergere in quella strana, febbricitante atmosfera. Per completare il quadro, bisogna solo tener presente che, qualche giorno prima, aveva nevicato; faceva molto freddo (sarebbe passato alla storia, in tutta Europa, come uno dei peggiori inverni del secolo), la citt\u00e0 era cosparsa di macerie, vi erano famiglie senza un tetto, senza un lavoro, senza un piatto di minestra; che molti milanesi piangevano la morte di un padre, di un fratello, di un figlio, caduti in Africa, o in Russia, o nel Mar Mediterraneo, o nei gorghi limacciosi della guerra civile; il fronte si era stabilizzato, da circa un mese, sul crinale dell&#8217;Appennino tosco-emiliano, il proclama Alexander aveva gelato le speranze di una rapida conclusione delle ostilit\u00e0; gli attentati dei partigiani e le rappresaglie dei tedeschi e dei fascisti accrescevano l&#8217;insicurezza, l&#8217;orrore e l&#8217;angoscia generali. E in quelle condizioni quasi surreali, Mussolini, malato e precocemente invecchiato, tir\u00f2 fuori un piglio invidiabile e riusc\u00ec a elettrizzare tutti quanti, nella &quot;citt\u00e0 pi\u00f9 antifascista d&#8217;Italia&quot;, quella dove gli operai avevano scioperato contro la guerra fin da prima della sua caduta, nel marzo del 1943, e poi di nuovo nel marzo del 1944; e che era anche quella, per\u00f2, ove il fascismo aveva debuttato, in Piazza san Sepolcro, il 23 marzo 1919, da poco conclusa la Prima guerra mondiale: esattamente venticinque anni prima, quando lui, di anni, ne aveva trentacinque (era nato il 29 luglio 1883), mentre ai tempi del Lirico ne aveva ormai sessantuno.<\/p>\n<p>In rete lo si trova integralmente, su diversi siti; ne riportiamo il passaggio chiave, quello in cui il Duce, avviandosi a concludere, e provocando un delirio di applausi e acclamazioni, esorta gli italiani a difendere, sino all&#8217;ultimo, la Pianura Padana, quale premessa per ricacciare l&#8217;invasore anglo-americano e preparare il riscatto della Patria (da: Guido Gerosa, <em>Mussolini: la Repubblica di Sal\u00f2<\/em>, Milano, Alberto Peruzzo Editore, 1986, p. 235):<\/p>\n<p><em>Noi vogliamo difendere, con le unghie e coi denti, la valle del Po (grida: &quot;S\u00ec&quot;); noi vogliamo che la valle del Po resti repubblicana in attesa che tutta l&#8217;Italia sia repubblicana. (Grida entusiastiche: &quot;S\u00ec! Tutta!&quot;). Il giorno in cui tutta la valle del Po fosse contaminata dal nemico, il destino dell&#8217;intera nazione sarebbe compromesso; ma io vedo, io sento, che domani sorgerebbe una forma di organizzazione irresistibile ed armata, che renderebbe praticamente la vita impossibile agli invasori. Faremmo una sola Atene di tutta la valle del Po. (La folla prorompe in grida unanimi di consenso. Si grida: &quot;S\u00ec! S\u00ec!&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>Da quanto vi ho detto, balza evidente che non solo la coalizione nemica non ha vinto, ma che non vincer\u00e0. La mostruosa alleanza fra plutocrazia e bolscevismo ha potuto perpetrare la sua guerra barbarica come la esecuzione di un enorme delitto, che ha colpito folle di innocenti e distrutto ci\u00f2 che la civilt\u00e0 europea aveva creato in venti secoli. Ma non riuscir\u00e0 ad annientare con la sua tenebra lo spirito eterno che tali monumenti innalz\u00f2.<\/em><\/p>\n<p><em>La nostra fede assoluta nella vittoria non poggia su motivi di carattere soggettivo o sentimentale, ma su elementi positivi e determinanti. Se dubitassimo della nostra vittoria, dovremmo dubitare dell&#8217;esistenza di Colui che regola, secondo giustizia, le sorti degli uomini. Quando noi come soldati della Repubblica riprenderemo contatto con gli italiani di oltre Appennino, avremo la grata sorpresa di trovare pi\u00f9 fascismo di quanto ne abbiamo lasciato. La delusione, la miseria, l&#8217;abiezione politica e morale esplode non solo nella vecchia frase &quot;si stava meglio&quot;, con quel che segue, ma nella rivolta che da Palermo a Catania, a Otranto, a Roma stessa serpeggia in ogni parte dell&#8217;Italia &quot;liberata&quot;. Il popolo italiano al sud del&#8217;Appennino ha l&#8217;animo pieno di cocenti nostalgie. L&#8217;oppressione nemica da una parte e la persecuzione bestiale del Governo dall&#8217;altra non fanno che dare alimento al movimento del fascismo. L&#8217;impresa di cancellarne i simboli esteriori fu facile; quella di sopprimerne l&#8217;idea, impossibile. (La folla grida: &quot;Mai!&quot;).<\/em><\/p>\n<p><em>I sei partiti antifascisti si affannano a proclamare che il fascismo \u00e8 morto, perch\u00e9 lo sentono vivo. Milioni di italiani confrontano ieri e oggi; ieri, quando la bandiera della patria sventolava dalle Alpi all&#8217;equatore somalo e l&#8217;italiano era uno dei popoli pi\u00f9 rispettati della terra.<\/em><\/p>\n<p><em>Non v&#8217;\u00e8 italiano che non senta balzare il cuore nel petto nell&#8217;udire un nome africano, il suono di un inno che accompagn\u00f2 le legioni dal Mediterraneo al Mar Rosso, alla vista di un casco coloniale. Sono milioni di italiani che dal 1929 al 1939 hanno vissuto quella che si pu\u00f2 definire l&#8217;epopea della patria. Questi italiani esistono ancora, soffrono e credono ancora e sono disposti a serrare i ranghi per riprendere a marciare onde riconquistare quanto fu perduto ed \u00e8 oggi presidiato fra le dune libiche e le ambe etiopiche da migliaia di caduti, il fiore di innumerevoli famiglie italiane, che non hanno dimenticato, n\u00e9 possono dimenticare.<\/em><\/p>\n<p><em>Gi\u00e0 si notano i segni annunciatori della ripresa, qui, soprattutto in questa Milano antesignana e condottiera, che il nemico ha selvaggiamente colpito, ma non ha minimamente piegato.<\/em><\/p>\n<p><em>Camerati, cari camerati milanesi!<\/em><\/p>\n<p><em>\u00c8 Milano che deve dare e che dar\u00e0 gli uomini, le armi, la volont\u00e0 e il segnale della riscossa!<\/em><\/p>\n<p>Questa, ripetiamo, non \u00e8 che la parte finale del discorso del Lirico, che, molto pi\u00f9 ampio, passava in esame, in maniera dettagliata, quasi tutti gli aspetti della situazione politica, militare, psicologica e morale determinatasi in Italia e nel mondo al principio dell&#8217;inverno 1944-45; pure, \u00e8 sufficiente per fare qualche breve riflessione. Innanzitutto, cosa si deve pensare: Mussolini si lasciava trasportare dai propri desideri, dalla nostalgia, dalle necessit\u00e0 della propaganda di guerra, dalla sua stessa tendenza a confondere la realt\u00e0 con le sue speranze, come gi\u00e0 era accaduto altre volte, con risultati disastrosi? Oppure credeva davvero in quelle cose? A noi sembra che, paradossalmente, il punto essenziale non sia se lui credesse davvero che, giunte le cose a quel punto, la guerra potesse conoscere una svolta clamorosa e repentina, magari per opera delle armi segrete di Hitler; e neppure se davvero s&#8217;illudesse che qualcosa del fascismo sarebbe comunque sopravvissuto, e avrebbe avuto un posto nell&#8217;Italia e nel mondo futuri. La cosa essenziale \u00e8 capire se Mussolini stava pensando, o si stava illudendo, o stava facendo semplicemente della propaganda, ma da italiano; se, cio\u00e8, riusciva a vedere le cose da italiano, oppure se vedeva l&#8217;Italia con un occhio &quot;straniero&quot;, e giudicava il fascismo e gli italiani non per ci\u00f2 che erano, ma per ci\u00f2 che avrebbe voluto che fossero. In questo secondo caso, \u00e8 evidente che egli era fuori della realt\u00e0 e che i suoi giudizi erano viziati da una sorta d&#8217;incapacit\u00e0 di vedere le cose nella loro reale prospettiva; difetto molto grave, certo, per un politico. Noi propendiamo a credere di s\u00ec. Ma era un politico, poi, Mussolini? A questa domanda, crediamo si debba rispondere di no. Forse, l&#8217;enigma Mussolini \u00e8 racchiuso in questo malinteso: la storia lo ha giudicato da un punto di vista politico, perch\u00e9 egli fond\u00f2 il fascismo e perch\u00e9 prese il potere e lo tenne per un ventennio; ma fondare un movimento con quelle caratteristiche cos\u00ec strane, che ancor oggi non si \u00e8 riusciti a mettersi d&#8217;accordo se sia stato una &quot;cosa&quot; di destra o di sinistra, e poi governare l&#8217;Italia per un ventennio (ma sarebbe durato sino alla sua fine naturale, come per Franco in Spagna, se non ci fosse stata la guerra di mezzo), son cose che non richiedono, di per s\u00e9, del genio politico. Creare il fascismo, un&#8217;idea che divent\u00f2 un modello politico a livello mondiale, fu, prima di tutto, un atto creativo, quasi un&#8217;opera d&#8217;arte: e siamo nell&#8217;et\u00e0 delle avanguardie, dei futurismi, dei cubismi, eccetera, oltre che del dannunzianesimo e dei superomismi. Prendere il potere fu relativamente facile: il potere non c&#8217;era pi\u00f9, gli ultimi governi liberali erano pressoch\u00e9 inesistenti, bastava una piccola spinta e si sarebbero dissolti: come difatti accadde. Governare per vent&#8217;anni (o per trenta, o per quaranta&#8230;) fu possibile, anche senza un particolare genio politico, per la totale insipienza delle opposizioni: le quali, messe tutte insieme, non arrivavano ancora a controbilanciare il peso specifico di un uomo pragmatico, ma deciso, il quale, dopo aver &quot;visto&quot; le carte degli altri, si era reso conto che non serviva chi sa quale sforzo per ridurli all&#8217;impotenza. \u00c8 un po&#8217; come quando si deve giudicare la vittoria di uno sportivo in una grande competizione: per farsene un&#8217;idea esatta, bisogna vedere chi erano i suoi avversari; se erano di classe, si \u00e8 trattato di una grande vittoria; ma se valevano poco, altri dieci avrebbero potuto vincere, al suo posto.<\/p>\n<p>Ma se non \u00e8 stato un vero genio politico, che cosa \u00e8 stato, Mussolini? Solo un geniale visionario, o, peggio, un abile illusionista, come dicono quasi tutti gli storici stranieri, tipo Denis Mack Smith, e moltissimi italiani, a cominciare da Luigi Barzini junior (il quale, peraltro, il suo libri sugli italiani lo scriveva per il pubblico statunitense, avendo spostato oltre Atlantico l&#8217;asse dei suoi interessi e, quindi, anche delle sue simpatie)? Crediamo sia stato soprattutto un geniale tribuno, innamorato del&#8217;Italia e, a suo modo, un poeta, nel senso pi\u00f9 ampio del termine: uno che vedeva l&#8217;Italia non com&#8217;era, ma come la sognava: pi\u00f9 bella, pi\u00f9 grande, pi\u00f9 orgogliosa, pi\u00f9 conscia di s\u00e9. Senza la guerra e la sconfitta, forse ci sarebbe riuscito: senza dubbio fu il solo italiano del XX secolo che ebbe un&#8217;idea cos\u00ec alta della Patria. La sua grandezza e la sua debolezza nascono da questo rapporto contraddittorio con la realt\u00e0: italiano fino alla radice dei capelli, era nondimeno un italiano atipico: una specie di romano sopravvissuto al crollo dell&#8217;Impero di Roma e ricomparso nel XX secolo. Molti suoi errori di valutazione &#8211; in particolare, aver sottovalutato l&#8217;enorme potenza degli Stati Uniti; ma anche Hitler cadde nel medesimo errore &#8212; dipendono da questo suo difetto di realismo. Era un pragmatico e, allo stesso tempo un sognatore o, se si preferisce, un romantico: combinazione rara e quanto mai disarmonica, ma possibile. La sua fedelt\u00e0 all&#8217;alleanza con la Germania, per esempio, ha qualcosa di romantico; tanto pi\u00f9 che egli, personalmente, ammirava la Germania, ma non l&#8217;amava affatto (stato d&#8217;animo tipicamente italiano) e, se non fosse stato per la miopia e l&#8217;egoismo anglo-francese, non si sarebbe mai legato a Hitler per la vita e per la morte. Pertanto, valutare l&#8217;opera politica di Mussolini solo in termini strettamente politici, equivale a impostare male la prospettiva. Per Mussolini, la politica era solo il mezzo: il fine, era fare gli Italiani e, con essi, la grandezza della Patria. Megalomania? Crediamo che il suo amore per l&#8217;Italia sia stato la cosa pi\u00f9 sincera della sua vita, ricca di simulazioni. L&#8217;am\u00f2 nel 1914-15, quando si schier\u00f2 per l&#8217;intervento e si fece cacciare dal Partito Socialista e dall&#8217;<em>Avanti<\/em>, indi volle andare a combattere al fronte; l&#8217;am\u00f2 nel 1919, quando fond\u00f2 il fascismo; l&#8217;am\u00f2 nel 1940, quando, con delle pessime carte in mano, si vide costretto a entrare in gioco; e l&#8217;am\u00f2 ancora nel settembre del 1943, quando, &quot;liberato&quot; dai tedeschi sul Gran Sasso, accett\u00f2 di fondare la Repubblica Sociale. Se non l&#8217;avesse amata, avrebbe lasciato che Hitler ne facesse una seconda Polonia. E nondimeno, \u00e8 chiaro che il suo amore lo accecava e gl&#8217;impediva di vedere l&#8217;Italia e gl&#8217;italiani per quello che erano.<\/p>\n<p>Un illusionista, oltre che un illuso? Forse, almeno in parte. Credeva a quel che voleva credere; e, durante la dittatura, come sempre avviene, questo difetto aument\u00f2 a dismisura, grazie soprattutto ai mediocri cortigiani che lo attorniavano &#8212; e che lui stesso preferiva avere intorno, non fidandosi degli uomini intelligenti e di carattere; perch\u00e9 stimava poco gli uomini e non aveva amici. Peraltro somigliava un poco a Francesco Crispi: un Crispi dal quale aveva ereditato perfino l&#8217;ansia di vendicare Adua. Ma somigliava anche a Cola di Rienzo, al cui tipo ideale apparteneva, pieno com&#8217;era delle memorie della grandezza di Roma antica. Ci\u00f2 non significa che la sua politica sia stata puro illusionismo, come insinuano tanti storici poco equanimi. Molte cose le fece per davvero: la legislazione sociale, le bonifiche, il riassetto finanziario, l&#8217;autosufficienza cerealicola; altre cose le vagheggi\u00f2, ma non le fece, a cominciare dal corporativismo, e, poi, le socializzazioni. Il suo punto debole era l&#8217;Italia: con un Paese pi\u00f9 solido e pi\u00f9 unito alle spalle, avrebbe potuto fare molto. Ma i poteri forti avevano deciso di eliminarlo, e, quando la guerra and\u00f2 male, fu facile, per essi, ridestare l&#8217;odio contro di lui, che, nel corso del ventennio, si era trasformato quasi ovunque in consenso. Riapparve l&#8217;antico vizio italiano di parteggiare per il nemico esterno, pur di vedere nella polvere il proprio nemico interno. Quando appesero il suo cadavere a testa in gi\u00f9, a Piazzale Loreto, non gli caddero soldi dalle tasche: altra cosa poco italiana. Quasi un&#8217;anomalia.<\/p>\n<p>Rileggere il discorso del Lirico, in ogni caso, fa quasi tenerezza, specie per quell&#8217;accenno alla divina Provvidenza. Ma un capo di Stato italiano che sfida, contemporaneamente, la plutocrazia anglosassone e il comunismo sovietico, cio\u00e8 il mondo intero: quando pi\u00f9 si \u00e8 visto un altro politico italiano capace di parlar con tale fierezza in faccia a tutti, e con un piede gi\u00e0 dentro la propria fossa?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tutti gli storici dell&#8217;Italia contemporanea, i quali, volenti o nolenti, si sono confrontati con l&#8217;ultimo discorso pubblico di Mussolini, e l&#8217;unico di tutto il periodo della<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30184,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[10],"tags":[86,102,137],"class_list":["post-24601","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-storia-contemporanea","tag-adolf-hitler","tag-benito-mussolini","tag-fascismo"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-storia-contemporanea.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24601","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24601"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24601\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30184"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24601"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24601"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24601"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}