{"id":24600,"date":"2016-11-02T05:12:00","date_gmt":"2016-11-02T05:12:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/02\/la-nostra-civilta-ha-iniziato-a-morire-quando-la-donna-ha-perso-lorgoglio-dessere-madre\/"},"modified":"2016-11-02T05:12:00","modified_gmt":"2016-11-02T05:12:00","slug":"la-nostra-civilta-ha-iniziato-a-morire-quando-la-donna-ha-perso-lorgoglio-dessere-madre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2016\/11\/02\/la-nostra-civilta-ha-iniziato-a-morire-quando-la-donna-ha-perso-lorgoglio-dessere-madre\/","title":{"rendered":"La nostra civilt\u00e0 ha iniziato a morire quando la donna ha perso l\u2019orgoglio d\u2019essere madre"},"content":{"rendered":"<p>La nostra societ\u00e0 \u00e8 in affanno: certo, per tutta una serie di complesse ragioni finanziarie, economiche, sociali, ed anche culturali; una, per\u00f2, spicca su tutte le altre e s&#8217;impone all&#8217;attenzione perfino dell&#8217;osservatore pi\u00f9 distratto, del testimone pi\u00f9 frettoloso: il crollo demografico dei popoli d&#8217;Europa, che si accompagna all&#8217;altissimo numero di interruzioni volontarie della gravidanza, ormai consentita per legge in ogni Paese, e alla frequenza e metodicit\u00e0 delle pratiche contraccettive, che hanno definitivamente separato il piacere sessuale dalla riproduzione e, quindi, la drammatica diminuzione della fertilit\u00e0 delle donne europee.<\/p>\n<p>La cosa appare tanto pi\u00f9 evidente quando la si confronta, per contrasto, con l&#8217;altissimo tasso di fertilit\u00e0 delle donne immigrate in Europa dall&#8217;Africa e dall&#8217;Asia. Basta uscire in strada per rendersene conto, anche visivamente: le donne europee, sempre pi\u00f9 spesso, vanno a spasso con il cane al guinzaglio; le donne straniere immigrate, quasi sempre, con uno stuolo di bambini, il pi\u00f9 piccolo in braccio o in carrozzella, e gli altri che trotterellano al seguito. Le donne europee pensano alla carriera, al successo, all&#8217;arte, all&#8217;impresa, alla palestra, allo sport; le donne immigrate pensano a far nascere i figli e ad accudirli. Di fatto, siamo noi europei ad esserci allontanati da uno schema culturale che \u00e8 sempre esistito anche nel nostro continente, e che vedeva nella maternit\u00e0 il compimento della realizzazione piena dello statuto sociale e psicologico della donna; siamo noi che, da un paio di generazioni circa, abbiamo cambiato idea su cosa significhi essere donna e su quale sia la vocazione naturale della donna.<\/p>\n<p>Grazie alla cultura femminista, da circa mezzo secolo le donne europee (e quelle americane ancora prima di loro) si sono persuase che rimanere incinte e mettere al mondo dei figli \u00e8 una subdola strategia adottata dal maschio-padrone per tenerle sottomesse, e che il matrimonio \u00e8 una trappola sociale dal quale bisogna guardarsi, se non si vuole finire come le nonne di un tempo: rassegnate, stanche, svuotate, precocemente avvizzite, vecchie a quarant&#8217;anni come scarpe da gettar via, divenute inutili a se stesse e agli altri, ritratto vivente della desolazione e dell&#8217;amarezza. A partire da quel momento le donne europee, anche se non lo sentivano, anche se non lo avevano mai desiderato fino ad allora, hanno incominciato a struggersi per competere con l&#8217;uomo sul suo stesso terreno; per avere accesso a tutte le professioni e a tutti i mestieri praticati dall&#8217;uomo, da quello di camionista a quello di paracadutista, da quello di architetto a quello di guardia forestale, passando per quello di atleta professionale, compresa la boxe, il lancio del peso e la lotta libera. Tutto come l&#8217;uomo, per non essere da meno dell&#8217;uomo (il film <em>Soldato Jane<\/em> insegna). Tutto come l&#8217;uomo, per dimostrare a se stesse, e soprattutto all&#8217;uomo, che qualsiasi pretesa di superiorit\u00e0 maschile \u00e8 totalmente infondata, persino negli ambiti pi\u00f9 tradizionalmente maschili. Il campionato di braccio di ferro? Anche la donna. L&#8217;alpinismo d&#8217;alta quota, il lancio col parapendio? Anche la donna. Il reporter di guerra, l&#8217;ufficiale di marina? Anche la donna.<\/p>\n<p>La maternit\u00e0, in questa nuova disposizione dell&#8217;animo femminile, conosce il puto pi\u00f9 basso della sua storia. Mai come oggi essa \u00e8 stata screditata, ignorata, disprezzata. Essendo la palla al piede che ha impedito alle donne, per secoli, di ottenere il posto che spetta loro nella societ\u00e0, solo le pi\u00f9 arretrate, le pi\u00f9 deboli, le pi\u00f9 sottomesse, hanno continuato a porselo come un traguardo importante, In pratica, delle traditrici della causa dell&#8217;emancipazione femminile. Se fosse stato per loro, le donne sarebbero ancora sottomesse al dispotismo maschile, come lo sono state per generazioni. Ma, per fortuna, a pensarla ancora cos\u00ec \u00e8 solo una piccola minoranza di donne arretrate.<\/p>\n<p>Condivisibili, in questo senso, ci sembrano le riflessioni svolte a suo tempo dall&#8217;insigne biblista francescano Anselmo Mattioli (in: <em>Cara Mamma&#8230;<\/em>, a cura di Padre Mariangelo da Cerqueto, Perugia, Edizioni Frate Indovino, 1989, pp. 81-82):<\/p>\n<p><em>Tanti sono, oggi, i desideri di vita e di intraprendenza che vibrano e s&#8217;intrecciano nell&#8217;animo di ogni donna, quanti sono quelli che brillano nell&#8217;animo di ogni uomo. Nella conquista della parit\u00e0 dei cos\u00ec detti diritti (legittima, s&#8217;intende) ogni donna ama e vuole essere attivamente presente in ognuna delle professioni e della arti che sono state, per un lungo passato, proprie dell&#8217;uomo, o almeno pi\u00f9 largamente proprie dell&#8217;uomo. La donna intende essere l\u00e0 ovunque \u00e8 l&#8217;uomo. E numerosi sono diventati anche per la donna gli ideali da raggiungere, come sospirata meta di una sua piena realizzazione. L&#8217;uomo persegue le vie diverse dell&#8217;arte e s&#8217;impegna a creare delle seducenti rappresentazioni? La donna non intende mancare. L&#8217;uomo si affatica nei pi\u00f9 svariati campi della ricerca scientifica, e, se la fortuna gli arride, vi coglie onori e successi. La donna non intende pi\u00f9 stare a guardare. Dovunque esiste un lavoro che offra guadagno, l\u00e0 vorr\u00e0 ormai essere presente anche la donna, e molto pi\u00f9, l\u00e0 dove si raccoglie ammirazione, prestigio e gloria. E questo, perch\u00e9 dalla assoluta parit\u00e0 dei diritti si \u00e8 passati facilmente all&#8217;idea di una necessaria parit\u00e0 di ruoli. Non sorprende, quindi, che in questa corsa verso la piena assoluta parit\u00e0 di ruoli con l&#8217;uomo, abbia subito e continui a subire un profondo offuscamento il ruolo pi\u00f9 strettamente femminile. Quello della maternit\u00e0. L&#8217;orgoglio di essere madre, ha, cio\u00e8, sotto molti aspetti, subito un tracollo. Le cifre sulla denatalit\u00e0 nei paesi pi\u00f9 industrializzati, la mancanza o la scarsit\u00e0 di bambini nelle famiglie, e quindi nella societ\u00e0, il progressivo aumento di uomini e donne della terza (quarta) et\u00e0 sono cifre note a tutti.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 qui, certo, il momento di aprire un dibattito, a livello sociologico e umano, per chiarire se il discredito verso la maternit\u00e0 sia o non sia da porsi tra le componenti che agitano e tormentano il mondo moderno, e quindi tra le cause che stanno all&#8217;origine delle forme pi\u00f9 aberranti del pensiero e della vita di oggi.<\/em><\/p>\n<p><em>Quel che conta rilevare \u00e8 che agli occhi di quella sana antropologia, che fu raccolta gi\u00e0 dalla Bibbia, ed \u00e8 diventata patrimonio di tutto il pensiero cristiano, la maternit\u00e0 appartiene ai pi\u00f9 alti gradi della dignit\u00e0 della donna. \u00c8 da pochi mesi uscita (11 ottobre 1988) la grande Lettera Apostolica &quot;Mulieris dignitatem&quot;, nella quale Giovanni Paolo II ha messo in luce e stabilito i tratti pi\u00f9 veri ed autentici della dignit\u00e0 della donna, e della sua varia presenza nel mondo odierno. Vari e solenni sono gli aspetti presi in considerazione, e tra questi non manca, appunto, quello che esalta la donna come datrice di vita. Qui, in questo ruolo, in realt\u00e0, gi\u00e0 la Bibbia vide, ammir\u00f2 e celebr\u00f2 una delle pi\u00f9 alte espressioni della donna. Il nome dato dai sapienti alla &quot;prima&quot; donna, a Eva, volle essere un omaggio di venerazione alla donna in genere, come colei che \u00e8 pi\u00f9 vicina al mistero della vita (Gen., 3, 20). In ebraico, il nome di Eva \u00e8 H\u00e1w\u00e1h, che \u00e8 la forma pi\u00f9 arcaica del verbo &quot;essere&quot; o &quot;vivere&quot;(h\u00e1yy\u00e1h). Non sono difatti pi\u00f9 attendibili le altre ipotesi avanzate da alcuni, nel passato, a questo proposito. E il motivo per cui alla donna, pi\u00f9 che all&#8217;uomo appartiene l&#8217;idea e la realt\u00e0 della vita, \u00e8 che la donna \u00e8 &quot;madre&quot;. \u00e8 qui, nella maternit\u00e0, che si realizza il nome di Eva: &quot;l&#8217;uomo (Adamo) chiam\u00f2 la moglie Eva (H\u00e1w\u00e1h) perch\u00e9 essa fu la madre di tutti i viventi&quot; (Gen., 3, 20)., Con il nome di Zo\u00e8 ) Vita), la prima antica versione greca della Bibbia (la cos\u00ec detta Settanta) tradusse in greco il nome di Eva, e un&#8217;altra antica versione greca, quella di Simmaco, lo tradusse con quello di Z\u00f3og\u00f3nos, &quot;datrice di vita&quot;.<\/em><\/p>\n<p><em>Fu cos\u00ec, sullo sfondo di questo ruolo di datrice di vita, che come ogni donna gio\u00ec sempre di una gioia immensa di trovarsi feconda e madre, altamente soddisfatta e orgogliosa dei suoi figli, cos\u00ec&#8217;, al contrario, ogni donna sterile e priva di prole non riusc\u00ec mai, anche se circondata dalle affettuose attenzioni del marito e non priva di un notevole benessere economico, a scrollarsi di dosso un senso di incolmabile tristezza.<\/em><\/p>\n<p>Da donna datrice di vita a donna mascolinizzata, viriloide, proiettata a tutto campo verso il mondo della competizione sociale, e liberata, finalmente, dal fardello della maternit\u00e0; libera, anche sessualmente, di prendersi tutto il piacere che vuole, con chi vuole (preferibilmente con altre donne, secondo la dottrina femminista pi\u00f9 radicale, cos\u00ec da recidere per sempre ogni tipo di &quot;dipendenza&quot; dal maschio; con uomini oppure sia con donne che con uomini, nella versione pi\u00f9 &quot;liberale&quot; e pragmatica del femminismo), senza dover temere alcuna gravidanza indesiderata; e libera, anche in caso di gravidanza, dall&#8217;obbligo di portarla avanti, grazie alla legislazione abortista che perfino i cattolici d&#8217;Europa hanno, in gran parte, voluto e preteso, la donna della fine del &#8216;900 e del principio del terzo millennio guarda con un sorriso di condiscendenza (o di segreta invidia) l&#8217;album ingiallito della nonna, con quelle immagini piene di bambini, di figli e nipoti, e con quell&#8217;incomprensibile sorriso stampato sul viso di coloro che, in base all&#8217;assioma portante dell&#8217;ideologia femminista, avrebbero dovuto essere delle creature frustrate, infelici, profondamente umiliate e offese dalla barbara abitudine del maschio di metterle ripetutamente incinte. E invece, vallo a sapere perch\u00e9, quelle benedette nonne guardano l&#8217;obiettivo del fotografo e sorridono. <em>Sorridono!<\/em> Ma di che cosa? Vallo a sapere; senza dubbio, come riflesso condizionato della loro sottomissione.<\/p>\n<p>Sta di fatto che la denatalit\u00e0 dell&#8217;Europa, unita al concomitante fenomeno della immigrazione straniera (e a quello, non meno significativo, anche se meno appariscente, della emigrazione degli europei, soprattutto giovani laureati in cerca di una professione adeguata, e anziani stanchi di sopravvivere a fatica con la loro modestissima pensione), sta provocando una rapida trasformazione del quadro etnico, sociale e culturale del nostro continente: sempre meno europeo, sempre meno identitario, sempre meno radicato nel suo passato e nella sua tradizione, e sempre pi\u00f9 meticciato dal basso, nonch\u00e9 insidiato, dall&#8217;alto, da un&#8217;ideologia gnostico-massonica mirante alla radicale sovversione del retaggio cristiano (vedi l&#8217;orripilante cerimonia d&#8217;inaugurazione, svoltasi il 1\u00b0 giugno del 2016, della Galleria di base del San Gottardo, in Svizzera). Tempo due o tre generazioni, e l&#8217;Europa, cos\u00ec come si \u00e8 definita nel corso di mille anni di storia, sar\u00e0 soltanto un ricordo sbiadito, che la cultura dominante vorr\u00e0 far dimenticare in fretta: proprio come le fotografie ingiallite delle nostre nonne, cariche di bambini e nondimeno, inspiegabilmente, serene e sorridenti. Eppure, se questo \u00e8 un futuro che non vogliamo, n\u00e9 per noi, n\u00e9, soprattutto, per i nostri figli, bisogna che ci scuotiamo in fretta e ci rendiamo conto dei veri termini del problema.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro, infatti, che il crollo demografico non \u00e8 che il riflesso di un vuoto esistenziale, di un impoverimento culturale e di uno sradicamento spirituale, che partono assai da lontano, per lo meno dall&#8217;illuminismo del XVIII secolo, se non prima ancora, con il libertinismo del secolo XVII, o con l&#8217;avvento dell&#8217;economia capitalista, nel XVI; ed \u00e8 altrettanto chiaro che tutto ci\u00f2 ha avuto molto a che fare con il processo di secolarizzazione e con il rifiuto, sempre pi\u00f9 aspro, della religione cristiana che ha accompagnato gli ultimi quattro o cinque secoli, e che si \u00e8 tradotto, in pratica, in un rifiuto della stessa civilt\u00e0 e della stessa identit\u00e0 europea. Come separare, infatti, il cristianesimo dall&#8217;Europa? Come rendere l&#8217;Europa non pi\u00f9 cristiana e post-cristiana, senza recidere le sue radici vitali, la linfa stessa che la mantiene in vita? \u00c8 evidente che non \u00e8 possibile: pertanto \u00e8 giocoforza dedurre che quanti hanno voluto la scristianizzazione, lo hanno fatto nella piena consapevolezza che, cos\u00ec facendo, avrebbero condotto la civilt\u00e0 europea verso il tracollo, e i popoli europei verso il progressivo suicidio demografico. Abbiano pi\u00f9 volte indicato in quale direzione vadano cercati gli autori di un simile disegno, che \u00e8 stato pianificato a tavolino e studiato fin nei particolari, e niente affatto il risultato di una tendenza spontanea e &quot;naturale&quot; della nostra societ\u00e0.<\/p>\n<p>In questa sede, ci preme s\u00ec evidenziare il ruolo decisivo che, nel suddetto suicidio, che \u00e8 stato morale prima ancora di essere demografico, ha avuto la cosiddetta cultura femminista, ancor oggi sbandierata come altamente meritoria per l&#8217;emancipazione della donna e carica di meriti storici, dato che, senza di essa, la donna sarebbe ancora relegata nel triste ruolo di madre e di moglie e non avrebbe potuto godere delle meraviglie della parit\u00e0 con l&#8217;uomo. E ci piace porre una domanda, l&#8217;unica domanda onesta che sia giusto porre alla donna dei nostri giorni: se davvero ritenga di essere pi\u00f9 felice, pi\u00f9 realizzata, pi\u00f9 fiera di s\u00e9, di quanto non lo fossero le nonne dei vecchi album fotografici di famiglia. Perch\u00e9, se per caso la risposta fosse dubitativa, o addirittura negativa, allora varrebbe la pena di domandarsi se il gioco sia valso la candela, e se la donna &quot;emancipata&quot; moderna non sia stata che lo strumento volontario, ma inconsapevole, di una nuova e raffinata sudditanza&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nostra societ\u00e0 \u00e8 in affanno: certo, per tutta una serie di complesse ragioni finanziarie, economiche, sociali, ed anche culturali; una, per\u00f2, spicca su tutte le<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30188,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[32],"tags":[110,133],"class_list":["post-24600","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-varie-costumi-e-societa","tag-civilta","tag-europa"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-varie-costumi-e-societa.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24600","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24600"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24600\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30188"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24600"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24600"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24600"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}