{"id":24598,"date":"2017-04-28T05:23:00","date_gmt":"2017-04-28T05:23:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/28\/il-discorso-di-ratisbona-e-stato-unoffesa-allislam\/"},"modified":"2017-04-28T05:23:00","modified_gmt":"2017-04-28T05:23:00","slug":"il-discorso-di-ratisbona-e-stato-unoffesa-allislam","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2017\/04\/28\/il-discorso-di-ratisbona-e-stato-unoffesa-allislam\/","title":{"rendered":"Il discorso di Ratisbona \u00e8 stato un&#8217;offesa all&#8217;islam?"},"content":{"rendered":"<p>Il 12 settembre 2006, nell&#8217;aula magna dell&#8217;Universit\u00e0 di Ratisbona (in tedesco: Regensburg), il papa Benedetto XVI tenne una\u00a0<em>lectio magistralis<\/em>\u00a0dal titolo\u00a0<em>Fede, ragione e universit\u00e0. Ricordi e riflessioni<\/em>. Una lezione bellissima, limpida, densa di cultura e di pensiero, nella quale il pontefice deline\u00f2 il rapporto armonioso e complementare che esiste tra la fede e la ragione nella cultura cristiana, e che \u00e8 stato cos\u00ec superbamente teorizzato e analizzato da san Tommaso d&#8217;Aquino, venendo a formare il presupposto e il fondamento della visione cattolica del reale. Per Benedetto XVI, si trattava di un ritorno carico di ricordi: in quella stessa universit\u00e0, tanti anni prima, aveva egli stesso insegnato; e adesso i suoi ascoltatori avevano la possibilit\u00e0 di cogliere la sintesi di un pluridecennale lavoro di riflessione e approfondimento speculativo, proseguito da papa Ratzinger lungo tutto il corso della sua intensa vita di studioso e di pensatore.<\/p>\n<p>Ma il partito a lui avverso, fortissimo non solo all&#8217;esterno, ma anche e soprattutto all&#8217;interno della Chiesa, lo aspettava al varco: e quel documento, che \u00e8, probabilmente, il gioiello del suo pensiero teologico e il frutto pi\u00f9 bello del suo Magistero di pontefice, \u00e8 stato trascinato lontano dai suoi contenuti e dalle sue stesse finalit\u00e0, grazie all&#8217;offensiva subito scatenata, con pubbliche interviste e dichiarazioni, da parte di chi, ignorando completamente la bellezza e la vastit\u00e0 dell&#8217;ordito, nonch\u00e9 la linearit\u00e0 e la cristallina consequenzialit\u00e0 delle argomentazioni, si \u00e8 concentrato su di un singolo passaggio, in se stesso marginale, ed, estrapolandolo dal contesto e deformandone la prospettiva, ha voluto vedervi un attacco contro la religione islamica, un attacco a freddo, inqualificabile e insopportabile, che veniva a compromettere, forse irreparabilmente, il &quot;dialogo&quot; tra i fedeli delle due religioni. Si tratta del passaggio in cui papa Benedetto XVI riporta una pagina dell&#8217;imperatore bizantino Manuele II Paleologo (1391-1425), uomo di grande cultura oltre che intrepido guerriero e difensore del suo Stato, che per ben trentaquattro anni riusc\u00ec a preservare dalle voraci mire ottomane, salvando la capitale da un pericoloso assedio dei turchi e riuscendo perfino a recuperare alcuni territori perduti, in Anatolia e nei Balcani.<\/p>\n<p>Affinch\u00e9 ci si possa rendere conto di quel che realmente ha detto Benedetto XVI, riportiamo il passaggio &quot;incriminato&quot; del discorso di Ratisbona, raccomandando, per\u00f2, a chi voglia farsene un&#8217;idea esatta, di leggerlo integralmente, ad esempio sul sito della Diocesi di Torino, a cura del Centro Federico Peirone (cit. in M. Allam,\u00a0<em>Grazie Ges\u00f9<\/em>, Milano, Mondadori, 2008, pp. 53-55):<\/p>\n<p><em>Tutto ci\u00f2 mi torn\u00f2 in mente quando recentemente lessi la parte edita dal professor Theodore Khoury (Munster) del dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d&#8217;inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto ebbe su cristianesimo e islam e sulla verit\u00e0 di ambedue. Fu poi presumibilmente l&#8217;imperatore stesso ad annotare, durante l&#8217;assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; si spiega cos\u00ec perch\u00e9 i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto pi\u00f9 dettagliato che non quelli del suo interlocutore persiano. Il dialogo si estende su tutto l&#8217;ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nel Corano e si sofferma soprattutto all&#8217;immagine di Dio e dell&#8217;uomo, ma necessariamente anche sempre di nuovo sulla relazione tra le &#8211; come si di diceva &#8211; tre &quot;Leggi&quot; o tre &quot;ordini di vita&quot;: Antico Testamento &#8211; Nuovo Testamento &#8211; Corano. Di ci\u00f2 non intendo parlare ora in questa lezione: vorrei toccare solo un argomento &#8211; piuttosto marginale nella struttura dell&#8217;intero dialogo &#8211; che, nel contesto del tema &quot;fede e ragione&quot;, mi ha affascinato e che mi servir\u00e0 come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.<\/em><\/p>\n<p><em>Nel settimo colloquio (&quot;dialeksis&quot; &#8211; controversia) edito dal prof. Khoury, l&#8217;imperatore tocca io tema della Jihad, della guerra santa. Sicuramente l&#8217;imperatore sapeva che nella Sura 2,256 si legge: &quot;Nessuna costrizione nelle cose di fede&quot;. \u00c8 una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maometto stesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l&#8217;imperatore conosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nel Corano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la differenza di trattamento tra coloro che possiedono il &quot;Libro&quot; e gli &quot;increduli&quot;, egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto da stupirci, si rivolge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale del rapporto tra religione e violenza in genere, dicendo: &quot;Mostrami pure ci\u00f2 che Maometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane&quot;, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava&quot;. L&#8217;imperatore, dopo essersi pronunciato in modo cos\u00ec pesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fede mediante la violenza \u00e8 cosa irragionevole. La violenza \u00e8 in contrasto con la natura di Dio e la natura dell&#8217;anima. &quot;Dio non si compiace del sangue; non agire secondo ragione (&quot;syn logo&quot;), \u00e8 contrario alla natura di Dio. La fede \u00e8 frutto dell&#8217;anima, non del corpo. Chi quindi vuol condurre qualcuno alla fede ha bisogno della capacit\u00e0 di parlare bene e di ragionare correttamente, non invece della violenza e della minaccia&#8230; Per convincere un&#8217;anima ragionevole non \u00e8 necessario disporre n\u00e9 del proprio braccio, n\u00e9 di strumenti per colpire n\u00e9 di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare una persona di morte&#8230;&quot;<\/em><\/p>\n<p><em>L&#8217;affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversione mediante la violenza \u00e8: non agire secondo ragione \u00e8 contrario alla natura di Dio. L&#8217;editore, Theodore Khoury, commenta: per l&#8217;imperatore, come bizantino cresciuto nella filosofia greca, quest&#8217;affermazione \u00e8 evidente. Per la dottrina musulmana, invece, Dio \u00e8 assolutamente trascendente. La sa volont\u00e0 non \u00e8 legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella della ragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un&#8217;opera del noto islamista francese R. Arnaldez \u00a0il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiarare che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente lo obbligherebbe a rivelare a noi la verit\u00e0. Se fosse sua volont\u00e0, l&#8217;uomo dovrebbe praticare anche l&#8217;idolatria.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>E quanto il cosiddetto dialogo fra cristianesimo e islam, cos\u00ec com&#8217;era stato concepito da alcuni settori progressisti e modernisti della Chiesa cattolica fin dall&#8217;epoca della <em>Nostra aetate<\/em> (1965), fosse realistico e proficuo, lo si vide allorch\u00e9 scoppiarono tumulti e manifestazioni di protesta un po&#8217; dovunque nel mondo islamico, il papa venne insultato e minacciato di morte e una incolpevole suora italiana, Leonella Sgorbati (piacentina, nata nel 1940), a Mogadiscio, dove lavorava da anni, prodigandosi a favore della popolazione locale, venne assassinata, quasi certamente come &quot;risposta&quot; degli estremisti islamici per lavare le &quot;offese&quot; che le parole del papa avevano recato all&#8217;islam. Questo episodio, semmai, unito a moltissimi altri, verificatisi sia prima che dopo, sempre da parte di estremisti islamici armati ai danni di cristiani assolutamente inermi, avrebbe dovuto, semmai, far riflettere sul grado tolleranza dell&#8217;islam verso chi non \u00e8 islamico, e quindi sulla estrema attualit\u00e0 del discorso di Benedetto XVI sulla necessit\u00e0 di una fede religiosa che non vada contro la ragione, perch\u00e9 costringere gli &quot;infedeli&quot; a convertirsi con la violenza \u00e8 un andare contro la ragione, e ci\u00f2 \u00a0\u00e8 contrario alla natura di Dio.<\/p>\n<p>Tuttavia &#8211; e qui sta il punto &#8211; ci\u00f2 \u00e8 contrario alla natura di Dio <em>nella\u00a0 prospettiva culturale dell&#8217;Occidente<\/em>, nella sua duplice radice della filosofia greca e del Dio cristiano, che \u00e8 il Dio dell&#8217;amore, della mitezza e del perdono; non lo \u00e8, evidentemente, nella prospettiva islamica, cui manca sia l&#8217;elemento del Logos filosofico, sia quello dell&#8217;Amore come dono totale, rivolto a tutti e perfino ai nemici. Nella prospettiva islamica, la trascendenza di Dio \u00e8 talmente radicale, e talmente incommensurabile la sua distanza dalla mente umana, che sarebbe vano istituire una base comune fra la ragione dell&#8217;uomo e Dio. Se, quindi, per un cristiano, \u00e8 irragionevole pensare che Dio desideri una conversione degli uomini con mezzi violenti, appunto perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 di per s\u00e9 irragionevole, la stessa cosa non vale per un islamico: se Dio ordina una cosa, ad esempio la guerra santa per la conversione violenta degli infedeli, ci\u00f2 non \u00e8 affatto una cosa irragionevole, perch\u00e9 nessuno pu\u00f2 anche solo lontanamente sapere cosa sia la mente divina. Ma di questa distinzione, che pure \u00e8 essenziale, poco importava ai nemici interni di papa Benedetto XVI: non pochi attacchi gli vennero sferrati proprio da dentro la Chiesa, e, fra tutti, spicc\u00f2, per la violenza dei toni e l&#8217;implicito disprezzo nei confronti del papa, quello del gesuita Thomas \u00a0Michel, un pezzo grosso del Consiglio per il dialogo interreligioso e uno studioso che, essendo islamologo, avrebbe ben dovuto vedere &#8211; beninteso, a condizione d&#8217;essere in buona fede &#8211; come fosse assurdo che un cristiano rimproverasse al papa una cosa che, per i cristiani, \u00e8 semplicemente evidente &#8211; come lo era per l&#8217;imperatore Michele II Paleologo -, mentre non lo \u00e8 per gli islamici.<\/p>\n<p>Perfino un intellettuale laico e laicista, gi\u00e0 maoista e libertario, come Andr\u00e9 Glucksmann, aveva compreso e non esit\u00f2 \u00a0a prendere le difese di Benedetto XVI, scrivendo, fra l&#8217;altro:\u00a0<em>Il papa \u00e8 l&#8217;unico ad aver capito che il nulla ci sta avvolgendo; il nichilismo si sforza di rendere il male non visibile, n\u00e9 dicibile, n\u00e9 pensabile. Contro una simile devastazione mentale e mondiale, la lezione di Ratisbona richiama la fede biblica e gli interrogativi della filosofia greca a rinnovare senza concessioni una alleanza che mi auguro sia definitiva e vittoriosa.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Ma padre Michel, no; lui<em>\u00a0<\/em>non seppe o non volle capire, e non fu nemmeno capace di tenere per s\u00e9 il suo disaccordo, come peraltro dovrebbe fare qualunque sacerdote nei confronti del pontefice, a meno che siano in gioco questioni vitali circa la dottrina cattolica e, quindi, la salvezza delle anime. E i gesuiti, in particolare, contraggono uno speciale giuramento di obbedienza nei confronti del papa: come scusare, dunque, le furibonde esternazioni di padre Michel? Stracciandosi le vesti e assumendo il tono scandalizzato di Caifa davanti a Cristo, il gesuita non esit\u00f2 a dichiarare: <em>Noi cristiani dobbiamo delle scuse ai musulmani. Il papa non si \u00e8 scusato, ma autogiustificato. Mi attendo delle scuse chiare, nette e dirette<\/em>. Il papa, dunque, doveva scusarsi: non gli islamici, per le minacce di morte rivolte al papa e per le violenze anticristiane da essi perpetrate. In fondo, per\u00f2, si capisce bene anche la reazione furibonda di padre Michel: le parole di papa Benedetto XVI, pur se estrapolate dal contesto e palesemente strumentalizzate dai suoi nemici, contenevano un nucleo d&#8217;innegabile verit\u00e0, circa il diversissimo modo di concepire la libert\u00e0 religiosa fra i cristiani e i musulmani; e dunque venivano a gettare una luce impietosa sulla chimera di quel &quot;dialogo&quot; che, dai tempi\u00a0del Concilio e della\u00a0<em>Nosta aetate<\/em>, i cattolici progressisti e modernisti non si sono mai stancati di perseguire, a dispetto della palese assurdit\u00e0 di voler dialogare con chi ignora le regole fondamentali del dialogo, con chi ritiene che non vi sia nulla su cui discutere, ma solo da sottomettersi al proprio credo religioso, cos\u00ec come avviene anche all&#8217;interno di esso. Non \u00e8 un caso, infatti, che non esista una teologia islamica, cos\u00ec come noi intendiamo il concetto di teologia: perch\u00e9, nella prospettiva islamica, il Libro, cio\u00e8 il <em>Corano<\/em>, parla di una verit\u00e0 auto-evidente, e non \u00e8 necessario afferrare razionalmente la volont\u00e0 di Dio, ma semplicemente abbandonarsi a Lui e fare tutto ci\u00f2 che egli vuole che sia fatto. Papa Ratzinger, dunque, dal punto di vista dei buonisti, dei progressisti, dei dialoganti \u00a0ad ogni costo e a senso unico, veniva a rompere le uova nel paniere delle loro belle illusioni: da ci\u00f2 la loro rabbia, la loro indignazione, la loro sensazione che tanti loro sforzi fossero ora vanificati dalla &quot;rozzezza&quot; di quel discorso, che \u00e8, al contrario, lo ripetiamo, un gioiello di finezza logica e argomentativa, oltre che di cultura e di autentica saggezza.<\/p>\n<p>Aggiungiamo due sole considerazioni. Primo: il discorso di Regensburg \u00e8 una <em>lectio magistralis<\/em>, dunque destinato a un pubblico scelto di persone colte, capaci di cogliere le sfumature e, soprattutto, di contestualizzare: averne estrapolato un passaggio e averlo dato in pasto ai <em>mass media<\/em>, quasi tutti fortemente prevenuti contro il papa, signific\u00f2 automaticamente travisarne il senso. Altro \u00e8 il senso di una cosa detta fra poche menti capaci di capire, altro \u00e8 ci\u00f2 che si pu\u00f2 dire in un discorso rivolto alle masse. Secondo: il cristianesimo possiede una cosa stupenda, che le altre religioni non hanno: sa conciliare fede e ragione; se questo non c&#8217;\u00e8, nasce l&#8217;intolleranza. La ragione non spiega la fede sino in fondo, ma la pu\u00f2 aiutare e accompagnare. E appunto qui si sta consumando il tradimento della teologia cattolica odierna, che non aiuta pi\u00f9 la fede ma la ostacola. Quanto alla trascendenza di Dio, il rischio \u00e8 grave: spinta all&#8217;estremo, pu\u00f2 esigere dall&#8217;uomo cose contrarie alla ragione e alla stessa morale. \u00c8 un rischio presente anche nel giudaismo: si ricordi il sacrificio d&#8217;Isacco chiesto da Dio ad Abramo, sia pure solo per metterlo alla prova. Perci\u00f2, pur ammettendola, non la si dovrebbe esasperare. Ci\u00f2 \u00e8 possibile ai cristiani, e a loro soli: perch\u00e9 Dio, in Cristo, si \u00e8 appunto fatto uomo&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 12 settembre 2006, nell&#8217;aula magna dell&#8217;Universit\u00e0 di Ratisbona (in tedesco: Regensburg), il papa Benedetto XVI tenne una\u00a0lectio magistralis\u00a0dal titolo\u00a0Fede, ragione e universit\u00e0. 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