{"id":24595,"date":"2011-10-02T12:21:00","date_gmt":"2011-10-02T12:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/02\/chi-non-e-mai-disceso-nel-proprio-maelstrom-ha-capito-ben-poco-della-vita\/"},"modified":"2011-10-02T12:21:00","modified_gmt":"2011-10-02T12:21:00","slug":"chi-non-e-mai-disceso-nel-proprio-maelstrom-ha-capito-ben-poco-della-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2011\/10\/02\/chi-non-e-mai-disceso-nel-proprio-maelstrom-ha-capito-ben-poco-della-vita\/","title":{"rendered":"Chi non \u00e8 mai disceso nel proprio Maelstr\u00f6m ha capito ben poco della vita"},"content":{"rendered":"<p>Edgar Allan Poe scrisse il suo celebre racconto \u00abUna discesa nel Maelstrom\u00bb nel 1833, ma lo pubblic\u00f2 solamente otto anni dopo, nel 1841.<\/p>\n<p>\u00c8 considerato da molti uno dei suoi risultati artistici pi\u00f9 intensi e suggestivi: la graduale, paurosa, allucinante discesa nei gorghi dell&#8217;immane riflusso delle acque marine \u00e8 una trovata originalissima ed ha veramente qualche cosa di grandioso, di orrido e di sublime al tempo stesso, tale da affascinare il lettore, quasi come lo sguardo del cobra incanta le sue vittime.<\/p>\n<p>Ne riportiamo i passaggi centrali, nella traduzione italiana di Maria Gallone (titolo originale: \u00abA Descent into the Maelstr\u00f6m\u00bb; Milano, Rizzoli, 1993, pp. 60-63), consigliandone per\u00f2 la lettura integrale:<\/p>\n<p>\u00abNon dovevano essere trascorsi pi\u00f9 di due minuti, quando sentimmo improvvisamente le onde calmarsi, e fummo avviluppati da una cortina di spuma. L&#8217;imbarcazione esegu\u00ec una brusca semiconversione a manca, e poi prese a filare come una saetta nella sua nuova direzione. In quello stesso istante il muggente frastuono dell&#8217;acqua fu completamente soffocato da una specie di stridio acuto: un rumore simile a quello che si potrebbe immaginare uscente dalle condutture di migliaia e migliaia di piroscafi che tutti assieme scaricassero il loro vapore. Ci trovavamo ora nella cintura di frangenti che sempre circonda il gorgo, e io pensavo naturalmente che l&#8217;attimo successivo ci avrebbe scagliati entro l&#8217;abisso, in fondo al quale vedevamo solo indistintamente a causa della fantastica velocit\u00e0 con la quale eravamo trasportati. l&#8217;imbarcazione non sembrava pi\u00f9 tagliar l&#8217;acqua, ma pareva sfiorare la superficie della risacca con l&#8217;aerea levit\u00e0 di una bolla. Sul lato di dritta si sprofondava la voragine, sul lato di manca tumultuava l&#8217;immensit\u00e0 oceanica che avevamo lasciata, e che si elevava tra noi e l&#8217;orizzonte come un&#8217;immensa fremente muraglia. [&#8230;]<\/p>\n<p>\u00c8 impossibile dire quante volte rifacessimo il circuito della fascia di frangenti. La percorremmo vorticosamente torno torno per forse un&#8217;ora, pi\u00f9 volando che galleggiando, avvicinandoci gradatamente sempre pi\u00f9 verso il mezzo della risacca, e poi sempre pi\u00f9 e pi\u00f9 vicino a suo spaventoso orlo interno. [&#8230;]<\/p>\n<p>Mentre sprofondavo nella vertiginosa spirale discendente, mi ero istintivamente aggrappato al barile e avevo chiuso gli occhi. Per alcuni istanti non osai riaprirli, aspettandomi a ogni attimo la fine, e stupendomi di non essere gi\u00e0 in lotta mortale con le acque. Ma gli attimi si susseguirono agli attimi, e io seguitavo a vivere. Il senso di caduta era cessato; il moto dell&#8217;imbarcazione assomigliava moltissimo a quello di poc&#8217;anzi entro la cintura di spuma, con la differenza che adesso era assai pi\u00f9 uniforme. Presi coraggio e riaprii gli occhi.<\/p>\n<p>Non potr\u00f2 mai dimenticare il senso di terrore arcano, di orrore, di meraviglia che mi afferr\u00f2 non appena volsi lo sguardo a contemplare lo spettacolo che mi circondava. La barca sembrava sospesa a mezzavia, come per opera d&#8217;incantesimo, sulla superficie interna d&#8217;un imbuto immenso, di circonferenza, prodigioso di profondit\u00e0, e le cui pareti perfettamente lisce potevano essere scambiate per ebano, non fosse stato per la rapidit\u00e0 vertiginosa con cui roteavano torno torno, e per la scintillante spettrale radiosit\u00e0 che emanava da esse, quasi che i raggi della luna al suo colmo, da quello squarcio circolare frammezzo alle nubi che ho gi\u00e0 descritto, sgorgassero in un fiotto di gloria dorata ungo le nere muraglie, gi\u00f9 gi\u00f9, sin entro i pi\u00f9 riposti recessi dell&#8217;abisso. [&#8230;]<\/p>\n<p>I raggi della luna sembravano frugare in cerca del fondo stesso dell&#8217;insondabile abisso, ma io non riuscivo ancora a vedere distintamente, a causa di una fitta nebbia in cui ogni cosa era avvolta, e sulla quale si tendeva un meraviglioso arcobaleno simile all&#8217;angusto, vacillante ponte che i mussulmani dicono sia il solo passaggio tra il Tempo e l&#8217;Eternit\u00e0. Questa foschia, o spuma, era senza dubbio prodotta dal cozzo delle grandi pareti dell&#8217;imbuto, ogni qualvolta esse si incontravano insieme nel fondo; ma l&#8217;ululato che saliva sino ai cieli fuori di quella nebbia io non mi arrischier\u00f2 a descriverlo.\u00bb<\/p>\n<p>Ebbene: nella vita di ogni uomo arriva il momento della discesa nel proprio Maelstr\u00f6m; e, fino a quando ci\u00f2 non \u00e8 avvenuto, si pu\u00f2 dire che quella tale persona non sa ancora nulla del mistero della vita: \u00e8 come un bambino che crede di sapere tante cose, ma non sa niente.<\/p>\n<p>Stiamo parlando, ovviamente, della morte; e, dal momento che non \u00e8 possibile fare esperienza della propria morte e tornare poi a riflettervi sopra, perlomeno in questa dimensione terrena, stiamo parlando della esperienza della morte delle persone a noi care: la pi\u00f9 dura, la pi\u00f9 dolorosa esperienza che sia riservata ad un essere umano.<\/p>\n<p>Eppure, tutti dobbiamo passarvi: resta solo da vedere se, dopo esservi passati, saremo diventati pi\u00f9 ricchi di umanit\u00e0, pi\u00f9 saggi, pi\u00f9 comprensivi nei confronti della vita, oppure se ne usciremo pi\u00f9 o meno come eravamo prima o anche, magari, pi\u00f9 superficiali e distratti rispetto alle cose che contano, rispetto alle cose realmente essenziali.<\/p>\n<p>La perdita delle persone che amiamo costituisce un passaggio angoscioso e lacerante nel cammino della nostra vita: una vera e propria discesa nei gorghi tenebrosi del Maelstr\u00f6m; o, se si preferisce, un venire inghiottiti, come Giona, nel ventre oscuro della balena.<\/p>\n<p>Non diciamo che sia, necessariamente, una esperienza devastante; preferiamo dire &quot;lacerante&quot;: perch\u00e9 certamente, in essa, vi \u00e8 la dimensione dello strappo doloroso, della separazione crudele; ma che il tutto si debba risolvere in una devastazione dell&#8217;anima e in una distruzione della speranza, questo non \u00e8 scontato, ma dipende dal modo in cui noi l&#8217;affrontiamo.<\/p>\n<p>Finch\u00e9 non riusciamo a vedere nella morte nient&#8217;altro che la fine di tutto, essa non smetter\u00e0 mai di spaventarci, di angosciarci, di apparirci come una terribile beffa, come una suprema ironia: innamorarsi della vita e poi doverla lasciare, insieme agli affetti pi\u00f9 cari: che senso ha?<\/p>\n<p>Se, per\u00f2, incominciamo a porci in un&#8217;altra prospettiva e scorgere in essa non la fine, ma il principio; non la corruzione, ma il coronamento e il perfezionamento supremo della vita, ecco che il suo micidiale pungiglione le viene strappato: rimane il dolore della separazione da quanti abbiamo amato, ma come quando ci si deve accomiatare da un caro compagno di viaggio, sapendo che tale separazione \u00e8 per il bene e non per il male. E chi non prova consolazione, al pensiero che quel compagno ha trovato finalmente la strada di casa?<\/p>\n<p>Vi sono altri passaggi oscuri e drammatici nella dimensione interiore di una persona, vi sono altre discese nel Maelstr\u00f6m: questa, per\u00f2, le supera tutte per ampiezza e profondit\u00e0; essa rappresenta, senza possibilit\u00e0 di paragone, la prova pi\u00f9 impegnativa che un essere umano si trovi mai ad affrontare nel corso della propria vita.<\/p>\n<p>Un&#8217;altra forma drammatica di discesa nel Maelstr\u00f6m \u00e8 &#8211; seconda solo a questa, se pure non altrettanto radicale &#8211; la depressione: una malattia con la quale si pu\u00f2 convivere senza troppe difficolt\u00e0, se si manifesta in forme lievi; ma terribilmente angosciosa e perfino altamente distruttiva, se assume una forma grave.<\/p>\n<p>Cadere nella depressione \u00e8 come venire risucchiati in un nero abisso liquido: una discesa involontaria nei gorghi di un oceano sconosciuto, in cui vengono precipitati, talvolta, anche i pi\u00f9 esperti marinai: uomini e donne vitali, che sembravano scoppiare di salute e di energia, ma che, quasi da un giorno all&#8217;altro, non paiono pi\u00f9 gli stessi: il loro sguardo si spegne, la loro sicurezza si sbriciola ed eccoli l\u00ec, smarriti e disperati, quasi schiacciati da una forza tremenda e incomprensibile, della quale essi stessi, non che i loro amici e i pi\u00f9 stretti congiunti, ignorano l&#8217;origine e dei cui effetti devastanti non sanno darsi una ragione.<\/p>\n<p>Quelli che ne sono usciti &#8211; ma chi ne \u00e8 stato vittima in forma grave non si ritiene mai guarito del tutto, sente sempre un spada di Damocle pendere minacciosamente sul proprio capo &#8211; non sono pi\u00f9 gli stessi di prima: qualche cosa, in loro, \u00e8 cambiato per sempre; lo sguardo tradisce una esperienza inaudita e per molti aspetti misteriosa, vissuta sulla propria pelle, come sarebbe quella di affrontare un orso infuriato a mani nude.<\/p>\n<p>Questi uomini e queste donne, che si sentono un po&#8217; come dei prigionieri rilasciati solo temporaneamente da un nemico imprevedibile e tirannico, hanno ora qualcosa di alieno in s\u00e9; portano il peso di una vicenda che non pu\u00f2 essere spiegata a parole, che non pu\u00f2 essere comunicata n\u00e9 realmente condivisa; e la stessa cosa vale per chi sia stato sfiorato dall&#8217;ala della morte.<\/p>\n<p>Quando Nietzsche affermava che nessuno pu\u00f2 guardare troppo a lungo dentro l&#8217;abisso, senza che l&#8217;abisso incominci a guardare, a sua volta, dentro di lui, esprimeva una profonda verit\u00e0: ci sono esperienze dalle quali non si ritorna indietro cos\u00ec come si era prima; nelle quali \u00e8 come se il nostro vecchio io fosse stato spezzato una volta per sempre.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 rinascere da tali esperienze?<\/p>\n<p>Sono esse sempre e solo distruttive, oppure possono rappresentare un momento di profonda consapevolezza e, dunque, di crescita spirituale complessiva per colui o per colei cui \u00e8 toccato in sorte di esplorare questa regione sconosciuta e un po&#8217; paurosa?<\/p>\n<p>La cosa dipende dalla capacit\u00e0 del singolo individuo di affrontare nel modo giusto la propria discesa nel Maelstr\u00f6m; e ci\u00f2, a sua volta, dipende in larga misura dal percorso esistenziale fatto in precedenza, perch\u00e9 una simile capacit\u00e0 non si pu\u00f2 improvvisare, ma nasce, casomai, da un lungo allenamento, da un quotidiano mettersi alla prova.<\/p>\n<p>Ecco perch\u00e9 \u00e8 importante lavorare incessantemente su se stessi, sviluppare la propria consapevolezza, far tesoro di tutte le esperienze che la vita ci pone davanti, e specialmente quelle sgradite, dure, difficili: solo cos\u00ec si sviluppano quella forza morale e, al tempo stesso, quella elasticit\u00e0, che possono consentirci di affrontare la discesa nei gorghi ribollenti del Maelstr\u00f6m, senza venirne spezzati o distrutti.<\/p>\n<p>Bisogna allenarsi quotidianamente alla lucidit\u00e0, alla onest\u00e0 con se stessi e con gli altri, alla tenacia, alla pazienza, alla solitudine, al coraggio, alla fierezza, nonch\u00e9 ad essere esigenti, sempre: prima di tutto con se stessi, poi con il prossimo (e non il contrario, come fanno gli uomini da poco); ma anche a perdonare e a sapersi perdonare.<\/p>\n<p>Bisogna imparare a volersi bene nel modo giusto: senza troppa indulgenza per le proprie debolezze, ma anche senza un eccessivo, masochistico rigore, da cui non potrebbero derivare altro che scoraggiamento, frustrazione e un generale senso di inadeguatezza.<\/p>\n<p>Volersi bene e perdonarsi; volersi bene ed essere esigenti; volersi bene e tuttavia, o proprio per ci\u00f2, rifiutare le strade pi\u00f9 facili, le piccole furberie, le scorciatoie, anzi avviarsi con decisione lungo le strade pi\u00f9 impervie, le pi\u00f9 solitarie, l\u00e0 dove raramente troveremo qualcuno a indicarci la via e pi\u00f9 spesso dovremo trovarla da soli, per prove ed errori, cadendo e rialzandoci: questo \u00e8 necessario, questo va fatto per liberare la parte migliore che giace in noi, magari semisepolta sotto masse di ciarpame e di inutili nastrini.<\/p>\n<p>Volersi bene in modo virile, non femmineo: prendersi anche a frustate, quando occorre; e tener sempre la schiena ben dritta e la fronte alta, essere sempre in grado di fissare il proprio volto allo specchio, senza arrossire o aver voglia di girare altrove lo sguardo.<\/p>\n<p>A queste condizioni, i gorghi del Maelstr\u00f6m non ci coglieranno del tutto impreparati, per quanto si possano spalancare all&#8217;improvviso davanti alla prua della nostra navicella; a queste condizioni, avremo almeno una possibilit\u00e0 di farcela, di uscirne non solamente vivi, ma arricchiti nell&#8217;anima e irrobustiti ulteriormente.<\/p>\n<p>L&#8217;orizzonte della vita \u00e8 mutevole, imprevedibile: chi lo sa se dietro la calma e perfino la bonaccia che oggi fanno cadere, vuote, le vele, d&#8217;improvviso non potrebbe scatenarsi una terribile tempesta, tale da strappare, con le vele, l&#8217;intera alberatura della nostra nave e da minacciare quest&#8217;ultima di sprofondare negli abissi?<\/p>\n<p>Il saggio timoniere non si addormenta mai, non abbassa mai la guardia: veglia, ascolta e prega&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Edgar Allan Poe scrisse il suo celebre racconto \u00abUna discesa nel Maelstrom\u00bb nel 1833, ma lo pubblic\u00f2 solamente otto anni dopo, nel 1841. \u00c8 considerato da<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30163,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[92],"class_list":["post-24595","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-altro"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-letteratura.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24595","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24595"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24595\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30163"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24595"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24595"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24595"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}