{"id":24589,"date":"2010-12-01T07:22:00","date_gmt":"2010-12-01T07:22:00","guid":{"rendered":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/01\/la-filosofia-riduzionista-e-i-suoi-disastri-dal-giacinto-dacqua-al-pesce-persico\/"},"modified":"2010-12-01T07:22:00","modified_gmt":"2010-12-01T07:22:00","slug":"la-filosofia-riduzionista-e-i-suoi-disastri-dal-giacinto-dacqua-al-pesce-persico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/2010\/12\/01\/la-filosofia-riduzionista-e-i-suoi-disastri-dal-giacinto-dacqua-al-pesce-persico\/","title":{"rendered":"La filosofia riduzionista e i suoi disastri: dal giacinto d\u2019acqua al pesce persico"},"content":{"rendered":"<p>Una delle conseguenze pi\u00f9 significative della cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo \u00e8 stata, insieme all&#8217;avvento di un nuovo paradigma culturale basato sul razionalismo, sul meccanicismo e sulla manipolazione delle cose (\u00absapere \u00e8 potere\u00bb, sentenziava Francis Bacon), la diffusione ora esplicita, ora strisciante, di una filosofia riduzionista, secondo la quale \u00e8 possibile considerare la parte e agire su di essa indipendentemente dal tutto.<\/p>\n<p>Non si tratta di una filosofia teorica alla quale si possano ricondurre, come per ogni altra filosofia, sviluppi positivi o negativi, a seconda di come li si voglia interpretare; perch\u00e9 i suoi effetti sono sempre e comunque negativi, se non nell&#8217;immediato, certamente nel medio e lungo periodo. E ci\u00f2 per un duplice ordine di ragioni: teoriche e, appunto, pratiche.<\/p>\n<p>Teoriche, perch\u00e9 qui ci troviamo di fronte ad uno dei pochi casi in cui si pu\u00f2 oggettivamente giudicare, \u00absine ira et studio\u00bb, che ci troviamo di fronte ad una filosofia erronea, cio\u00e8 smentita non sul piano concettuale, il che \u00e8 sempre opinabile, ma da tutta una lunga serie di fatti, di osservazioni e di risultanze scientifiche. E le applicazioni concrete di una filosofia sbagliata non possono che risultare di segno negativo.<\/p>\n<p>Pratiche, perch\u00e9 la filosofia riduzionista, a differenza di altre, rivendica e pone al centro, per cos\u00ec dire, del proprio programma, l&#8217;opportunit\u00e0, la liceit\u00e0, finanche il dovere di intervenire sul piano pratico e operativo: \u00e8 una filosofia della praxis per eccellenza; e, in tal senso, potremmo considerare il marxismo (la filosofia come strumento per &quot;cambiare il mondo&quot; e la lotta di classe come suo corollario, indipendentemente dalla considerazione della societ\u00e0 quale un tutto organico, cos\u00ec come risulta dal celebre apologo di Menenio Agrippa sulle mani e sullo stomaco) come un tipico esempio di filosofia riduzionista.<\/p>\n<p>Ebbene il riduzionismo \u00e8 stato il maggior responsabile dell&#8217;errata impostazione del rapporto uomo-natura, sia all&#8217;interno del proprio stesso corpo (con la medicina riduzionista, largamente basata su farmaci di sintesi chimica, sulla radiumterapia e sulla chirurgia, oltre che con la cosiddetta ingegneria genetica), sia rispetto alla realt\u00e0 esterna (interventi invasivi nell&#8217;ambiente naturale, impiego massiccio della chimica in agricoltura, produzione di organismi geneticamente modificati e perfino di chimere, creature basate sulla mescolanza del patrimonio genetico fra diverse specie vegetali e animali).<\/p>\n<p>Al riduzionismo dobbiamo, per esempio, il disastro del Vajont, quando venne costruita una colossale diga ai piedi di una montagna soggetta a fenomeni franosi (lo dice perfino il nome: Monte Toc!), oppure l&#8217;essiccamento e la morte biologica del Lago d&#8217;Aral (cfr. il nostro precedente articolo: \u00abCome si uccide un mare interno in nome dello sviluppismo\u00bb, sul sito di Arianna Editrice in data 07\/11\/2007).<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 un altro aspetto della questione da considerare, ossia il riduzionismo come nemico dichiarato della biodiversit\u00e0 e, quindi, come uno dei pi\u00f9 potenti fattori di impoverimento delle specie viventi, con tutti gli effetti negativo che ci\u00f2 inevitabilmente comporta, visto che la biodiversit\u00e0 \u00e8 ormai unanimemente riconosciuta da tutti gli scienziati di ogni tendenza come il bene pi\u00f9 prezioso da salvaguardare a livello ecologico.<\/p>\n<p>Potremmo fare numerosissimi esempi di come la distruzione degli ecosistemi, e quindi la perdita della biodiversit\u00e0, sia un effetto inevitabile della filosofia riduzionista applicata all&#8217;ambiente naturale; ma, per semplificare il discorso, ci limiteremo qui a tre esempi classici: il giacinto d&#8217;acqua nella Florida e alla foce del Mississippi, in Lousiana; la pianta giapponese denominata kudzu (\u00abPueraria lobata\u00bb) nella Georgia e in altre parti della fascia sudorientale degli Stati Uniti d&#8217;America (ma anche in alcune zone di casa nostra, ad esempio presso le rive del Lago Maggiore, che godono di un clima abbastanza simile) e il pesce persico nel Lago Vittoria, diviso fra Uganda, Kenya e Tanzania.<\/p>\n<p>Cediamo la parola ad A. Zullini, A. Sparvoli e F. Sparvoli, \u00abCorso di Biologia\u00bb (Bergamo, Edizioni Atlas, 2010, vol. , pp. 182-83):<\/p>\n<p>\u00abTutti questi interventi [ossia l&#8217;inquinamento, la deforestazione, la cementificazione, l&#8217;eccessivo sfruttamento minerario e ittico] hanno come effetto la DISTRUZIONE DIRETTA DEGLI ECOSISTEMI attraverso la sottrazione o l&#8217;alterazione degli habitat, la scomparsa di specie che hanno un ruolo chiave nelle catene alimentari, la PERTURBAZIONE DEI CICLI BIOLOGICI. Il tutto, in ogni caso, si traduce in PERDITA DI BIODIVERSIT\u00c0, a causa sia dell&#8217;eliminazione di numerose specie, sia del declino del numero di molte popolazioni di organismi che pu\u00f2 avere come effetto la riduzione della variabilit\u00e0 genetica fino al punto di comprometterne la sopravivenza come specie.<\/p>\n<p>Un&#8217;ulteriore causa di non trascurabile importanza, connessa all&#8217;intervento umano, che mette a rischio la biodiversit\u00e0 su un piano globale, \u00e8 l&#8217;introduzione intenzionale o accidentale, nell&#8217;ambiente, di dio specie di piante o animali ALLOCTONE, cio\u00e8 estranee alla comunit\u00e0 preesistente (AUTOCTONA). Spesso le specie introdotte nei nuovi habitat vi si installano con successo, con conseguenze che possono essere deleterie per l&#8217;equilibrio ecologico delle comunit\u00e0 locali: \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto con l&#8217;importazione di bestiame in Africa e di conigli in Australia.<\/p>\n<p>Si possono citare altri casi esemplari.<\/p>\n<p>Uno si riferisce all&#8217;introduzione negli Stati Uniti (Louisiana e Florida) alla fine dell&#8217;Ottocento del GIACINTO D&#8221;ACQUA, una pianta acquatica galleggiante originaria delle regioni tropicali del Sud America che presenta un&#8217;elevatissima velocit\u00e0 di crescita. La pianta si diffuse presto nei corsi d&#8217;acqua e invase laghi e stagni ricoprendoli interamente e impedendo alla luce di raggiungere le piante acquatiche indigene, che furono cos\u00ec decimate; la stessa sorte tocc\u00f2 alla fauna acquatica, in quanto le acque si impoverirono di ossigeno sottratto dalla decomposizione della enorme massa vegetale. Dopo molti sforzi per tenere sotto controllo la proliferazione del giacinto d&#8217;acqua las situazione \u00e8 migliorata, ma in certi casi questa pianta invasiva pu\u00f2 ancora creare un grosso ostacolo alla navigazione fluviale.<\/p>\n<p>Un altro esempio riguarda una pianta rampicante giapponese nota come KUDZU, importata negli Stati Uniti negli anni Trenta del secolo scorso per uno scopo preciso: avendo un apparato radicale molto sviluppato, si pensava di impiegarla negli Stati sud-orientali per controllare l&#8217;erosione sulle colline e lungo le autostrade. La pianta, tuttavia, a causa della sua crescita veloce, del&#8217;assenza di agenti patogeni e della scarsa competizione da parte delle piante locali, ben presto dilag\u00f2 fino a ricoprire ogni spazio in vaste aree, seppellendo il resto della vegetazione, alberi compresi. Il problema non \u00e8 ancora stato del tutto risolto.<\/p>\n<p>Degni di nota, infine, per il suo esito ecologicamente catastrofico, \u00e8 il tentativo, compiuto negli anni Sessanta del secolo scorso, di introdurre nel lago Vittoria (Africa orientale), il PESCE PERSICO DEL NILO, una specie di grande taglia, che, si pensava, avrebbe ampliato le fonti di sussistenza alimentare delle popolazioni rivierasche. Il pesce persico \u00e8 un predatore molto vorace e non trovando nella comunit\u00e0 lacustre alcun competitore che o contrastasse, sovvert\u00ec irreparabilmente le catene alimentare consolidate dell&#8217;ecosistema: cos\u00ec, nel giro di pochi decenni caus\u00f2 l&#8217;estinzione di oltre 200 specie endemiche di pesci che costituivano le sue prede. [&#8230;]<\/p>\n<p>A partire dalla seconda met\u00e0 del XX secolo, gli effetti delle alterazioni arrecate al&#8217;ambiente a causa dell&#8217;impatto antropico hanno cominciato a manifestarsi nella loro crescente gravit\u00e0; in particolare, hanno drammaticamente evidenziato lo stretto legame che esiste tra il destino della biosfera e la nostra stessa sopravivenza.\u00bb<\/p>\n<p>Un altro tipico esempio di immissione sconsiderata di una specie animale fuori del suo habitat \u00e8 quello del \u00abSilurus glamis\u00bb, noto comunemente come pesce siluro, introdotto nelle acque fluviali e lacustri di molti Paesi dell&#8217;Europa occidentale, in Inghilterra, in Scandinavia, e persino nell&#8217;Africa settentrionale e nell&#8217;Asia occidentale fino al Lago d&#8217;Aral, mentre esso \u00e8 originario della rete fluviale dell&#8217;Europa centro-orientale.<\/p>\n<p>In Italia la sua introduzione risale a circa mezzo secolo fa ed \u00e8 stata dettata da ragioni legate alla pesca sportiva e all&#8217;interesse economico; ma ormai, con la sola eccezione &#8211; appunto &#8211; dei pescatori sportivi, si \u00e8 giunti quasi unanimemente alla conclusione che sarebbe opportuna una sua totale eradicazione, specialmente dal bacino del Po.<\/p>\n<p>Si tratta di un pesce di notevolissime dimensioni (lungo, in casi eccezionali, fino a 280 cm.), voracissimo predatore, che si pone al vertice della catena alimentare e che ha talmente soppiantato le specie indigene, da costituire ormai il 27% della biomassa del nostro fiume maggiore. Introdotto quando molte specie italiane, quali la tinca, il luccio e lo storione, erano in difficolt\u00e0 a causa della canalizzazione e delle bonifiche, e quindi allorch\u00e9 gli ecosistemi fluviali erano in crisi per ragioni legate all&#8217;alterazione antropica, il pesce siluro si \u00e8 diffuso enormemente, non trovando alcuna specie in grado di competere con esso, tanto pi\u00f9 che il suo tasso di accrescimento \u00e8 di molto superiore a quello dei pesci italiani.<\/p>\n<p>La sua presenza nelle acque della Penisola, e specialmente in quelle della Valle Padana, costituisce ormai il principale ostacolo alla loro auspicata rinaturalizzazione.<\/p>\n<p>Anche in questo caso, chi ha fatto le spese di una introduzione invasiva di specie esotiche \u00e8 stata la biodiversit\u00e0. Si calcola che il pesce siluro sia divenuto la specie pi\u00f9 rappresentata nelle acque del Po e di svariati altri fiumi non solo in termini percentuali della biomassa, ma anche come numero di individui; il che, dal punto di vista ecologico e particolarmente della tutela delle biodiversit\u00e0, si pu\u00f2 definire soltanto come una vera e propria catastrofe.<\/p>\n<p>La leggerezza, per non dire l&#8217;incoscienza, con la quale \u00e8 stato introdotto &#8211; oltretutto per ragioni quanto meno discutibili &#8211; dovrebbe insegnare una maggiore prudenza a quanti ritengono di poter trapiantare e reinsediare nuove specie vegetai e animali da una parte all&#8217;altra del globo, come se fosse la cosa pi\u00f9 semplice del mondo e come se non vi fosse sempre, presto o tardi, un prezzo da pagare, dato che in natura ogni insediamento di nuove popolazioni in un dato territorio \u00e8 il risultato di un adattamento secolare, se non addirittura millenario, che coinvolge tutte le altre specie ivi presenti, non di rado con esiti che, da principio, sarebbero apparsi imprevedibili.<\/p>\n<p>Tutti questi esempi, e moltissimi altri che si potrebbero fare, a cominciare dal dramma ecologico delle Grandi Praterie nordamericane, la cui biodiversit\u00e0 \u00e8 stata sacrificata dall&#8217;introduzione massiccia della monocultura cerealicola, non possono essere considerati semplicemente come la testimonianza di eventi sfortunati e di malaugurate circostanze, n\u00e9 attribuiti unicamente all&#8217;ignoranza o alla sottovalutazione dell&#8217;impatto ecologico derivante dall&#8217;introduzione artificiale di specie viventi esotiche.<\/p>\n<p>Essi testimoniano piuttosto un diffuso atteggiamento di fondo della mentalit\u00e0 occidentale moderna, che \u00e8 figlio della Rivoluzione scientifica del XVII secolo e particolarmente della formula faustiana di sir Francis Bacon, secondo la quale \u00absapere \u00e8 potere\u00bb: ossia la conoscenza del mondo naturale deve trasformarsi immediatamente in disinvolta manipolazione di tutte le cose, a vantaggio esclusivo dell&#8217;uomo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 di cui la formula baconiana, che tanta fortuna ha fatto nei secoli seguenti e ne incontra ancora oggi, non tiene conto, \u00e8 che l&#8217;uomo non pu\u00f2 pensare di porsi al di fuori, e tanto meno al di sopra, del sistema della natura.<\/p>\n<p>Della natura egli \u00e8 parte integrante, al pari di ogni altro vivente; dalla natura dipende per soddisfare i suoi bisogni e per ogni sua necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Dovrebbe pertanto essere intuitivo &#8211; e sorprende che ci\u00f2 sia sfuggito a tante menti notevoli &#8211; che nessuna alterazione dell&#8217;ecosistema avviene senza conseguenze per l&#8217;uomo stesso, che di esso \u00e8 parte e dal quale deriva le condizioni della sua sopravvivenza.<\/p>\n<p>Questa dimenticanza la dice lunga sulla dismisura del pensiero moderno, tutto proiettato verso le logiche del dominio e della sopraffazione, ma cos\u00ec povero di capacit\u00e0 contemplativa, di compassione e di amore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una delle conseguenze pi\u00f9 significative della cosiddetta Rivoluzione scientifica del XVII secolo \u00e8 stata, insieme all&#8217;avvento di un nuovo paradigma culturale basato sul razionalismo, sul meccanicismo<span class=\"excerpt-hellip\"> [\u2026]<\/span><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":30168,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[37],"tags":[141],"class_list":["post-24589","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-metafisica","tag-filosofia"],"jetpack_featured_media_url":"https:../../../../fides-et-ratio.it/wp-content/uploads/2023/10/categoria-metafisica.jpg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24589","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/comments@post=24589"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/24589\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fides-et-ratio.it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/30168"}],"wp:attachment":[{"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/media@parent=24589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/categories@post=24589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https_3A//fides-et-ratio.it/wp-json/wp/v2/tags@post=24589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}